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domenica 19 luglio 2020

ERRORI NEL PROGETTO DEL NUOVO VIADOTTO DI GENOVA: IL LIMITE SARA’ FISSATO A 70 KM/H


IL PROBLEMA DELLA CURVA VERSO SAVONA PROGETTATA CON LA MEDESIMA CURVATURA DEGLI ANNI '60, CHE CON LE NORME DI SICUREZZA INTRODOTTE NEL 2001 È RITENUTA TROPPO STRETTA.

IL GUAIO ERA NOTO PRIMA DI INIZIARE LA RICOSTRUZIONE MA È STATO IGNORATO DI PROPOSITO


Benedetta Vitetta per Libero Quotidiano

 

Un ponte nuovo di zecca, realizzato in tempi record ma su cui si viaggerà quasi a passo di lumaca. Ecco il nuovo Ponte di Genova (l' ex Morandi) che, ancor prima del collaudo previsto nelle prossime ore e dell' imminente inaugurazione, parte già male. Anzi, malissimo. Visto che non rispetta le ultime norme in fatto di viabilità.

 

E a risentirne saranno i viaggiatori che dovranno percorrerlo a una velocità molto più bassa rispetto al passato.

nuovo ponte genova 2NUOVO PONTE GENOVA

 

Perlomeno stavolta la colpa non è attribuibile ad Aspi. E i Benetton non c' entrano nulla visto che l' errore nasce in partenza, dalla progettazione dell' infrastruttura stessa.

 

E così ora ci ritroviamo con un' infrastruttura nuovissima, concepita da un archistar del calibro di Renzo Piano, ma il cui tracciato non è in regola. Per questo sul ponte si viaggerà - anzichè a 90 km orari come accadeva fino al crollo del Morandi - a 80 km/h in direzione Genova e addirittura a 70 km/h per chi viaggia verso Savona.

 

nuovo ponte genova 1NUOVO PONTE GENOVA

La criticità riguarda proprio la curva verso Savona che è stata progettata con la medesima curvatura degli anni '60, che però ora è ritenuta troppo stretta. A dettare le nuove regole infatti è intervenuto il Dm Infrastrutture del 5 novembre 2001 che ha fissato precisi parametri sulla lunghezza dei rettilinei e sui raggi delle curve contigue per far sì che i primi non siano troppo lunghi e le seconde siano molto dolci. Indicazioni che hanno l' intento di favorire chi è alla guida.

nuovo ponte genovaNUOVO PONTE GENOVA

 

Ciò che lascia straniti è che soltanto ora si scopre che gli addetti ai lavori conoscevano la situazione fin dal principio. Ossia da quando i monconi del Morandi, rimasti in piedi dopo il crollo di quel maledetto 14 agosto 2018, non erano ancora stati demoliti. Ma la fretta di realizzare il nuovo ponte in tempi record e la voglia di non alimentare altre polemiche e aprire nuovi contenziosi con il concessionario hanno avuto la meglio. E così non s' è provveduto a risistemare il tracciato del viadotto adeguandolo alle normative vigenti.

 

ponte di genovaPONTE DI GENOVA

Perchè fosse a norma, come anticipato ieri dal Sole 24 Ore, si sarebbe dovuto scavare per un centinaio di metri nell' attuale galleria Coronata, per raccordarla meglio alla curva in questione. E nel medesimo punto si era anche pensato di installare un "bypass"per cambi provvisori di carreggiata. Ma alla fine nulla di tutto ciò è stato fatto.

 

renzo pianoRENZO PIANO

E se queste anomalie erano sfuggite al progetto di Renzo Piano, ad autodenunciarle al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici già nel febbraio 2019 era stata Italferr, la società incaricata del progetto esecutivo del nuovo ponte.

 

La stessa, il mese successivo, tirò fuori la questione anche davanti ad Aspi in conferenza di servizi. Alla fine fu il Consiglio che scelse di non prendere posizione limitandosi a prescrivere un asfalto ad alta aderenza e la presenza di un controllo fisso di velocità. E ora con l' accordo siglato giorni fa tra governo e Aspi, quest' ultima - in attesa del collaudo e del via libera di Anas - ha deciso che non chiederà la manleva per incidenti provocati dal tracciato.

renzo pianoRENZO PIANO

 

E ieri Italferr è tornata sulla questione e in una nota ha precisato che «la progettazione del Ponte è stata fatta nel pieno rispetto delle normative vigenti». Fatto sta che si viaggerà a passo di lumaca. Fonte: qui

giovedì 9 luglio 2020

IL PREMIER SAPEVA BENISSIMO CHE I BENETTON SI SAREBBERO RIPRESI LA GESTIONE DEL NUOVO MORANDI, MA HA TENUTO I GRILLINI ALL'OSCURO PER NON FARLI ESPLODERE.

LA LETTERA DELLA MINISTRA DE MICHELI CHE LO AVVERTIVA: ''ALLA FINE DEI LAVORI, LA GESTIONE TORNERÀ A LORO''

LUI PARLA DI ''AUTOMATISMO'', CHE PERÒ È SCATTATO PERCHÉ IL PREMIER NON HA SAPUTO O VOLUTO DECIDERE

LA LETTERA DI PAOLA DE MICHELI A GIUSEPPE CONTE E BUCCI SUL PONTE DI GENOVALA LETTERA DI PAOLA DE MICHELI A GIUSEPPE CONTE SUL PONTE DI GENOVA

 

Pietro Salvatori per www.huffingtonpost.it

La prova che attendere e procrastinare a volte risolve i problemi, più spesso li incancrenisce. La non decisione su Autostrade e il temporaneo riaffidamento del Ponte di Genova ad Aspi è stato come tirare un sasso in un vespaio. “Porteremo il dossier in Cdm, va coinvolto tutto il Governo”, ha provato ad uscirne Giuseppe Conte quando i buoi erano da un pezzo scappati dalla stalla.

Dopo la missiva di Paola De Micheli che ha ridato almeno per il momento le chiavi del Ponte ai Benetton - descritta come un automatismo che nulla aveva a che fare con la revoca delle concessioni (spiegazione che non ha convinto fino in fondo nessuno) - per tutto il giorno Pd e M5s se le sono date di santa ragione. Mentre Nicola Zingaretti si è recato platealmente ad Oriolo, dove ha incontrato Sergio Flamigni, una giornata di studi e memoria: “Il problema – si è sfogato il segretario Dem - non è che il Ponte va a Benetton, è che è finito e non è stato fatto niente. Vedo più trame che governo, io le cose che dovevo dire le ho dette”.

 

stati generali de micheliSTATI GENERALI DE MICHELI

E’ l’immagine dell’immobilismo denunciato da mesi, stasi che Palazzo Chigi fa di tutto per smentire, incurante dell’ostinazione dei fatti. Ma se il premier volgesse lo sguardo dal Nazareno per girarsi dall’altra parte, quella dei 5 stelle, il quadro sarebbe ancora più fosco. E dire che poteva essere una giornata felice per l’esecutivo, con l’attesa decisione della Corte costituzionale che ha dichiarato legittima la decisione di estromettere Autostrade dalla ricostruzione. E invece...

“Figurati, quello pur di fare un favore al Pd farebbe di tutto”. “Quello” è Conte, e chi parla è un importante esponente del Movimento 5 stelle. Anche il tenore dell’eloquio dà il senso di quanto sia ormai sfilacciato il rapporto con Palazzo Chigi. Il partito è infuriato con il premier. Quasi non nomina la De Micheli, che con una lettera ha dato il via libera affinché il Ponte di Genova tornasse nelle mani di Autostrade, almeno fino alla decisione sulla revoca delle concessioni.

PAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTEPAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTE

L’obiettivo non è lei. Vito Crimi attacca: “Non possiamo permettere che il Ponte venga riconsegnato nelle mani dei Benetton, su questo non arretreremo di un millimetro”. Di Maio scrive su Facebook che bisogna “mantenere le promesse fatte” alle famiglie delle vittime: “che il ponte non lo avrebbero costruito i Benetton, ma un’azienda di Stato. E che i Benetton non avrebbero più gestito le autostrade. Tantomeno il ponte. Entrambe queste promesse ora vanno mantenute. La politica senta dentro di sé il peso di queste due promesse. E passi ai fatti”.

Dietro le dichiarazioni di facciata, tutti ammettono che la decisione ha le caratteristiche dell’automatismo. Ma, ed è qui che si alzano i toni, l’automatismo è scattato perché il premier non ha saputo o voluto decidere.

giuseppe conte paola de micheliGIUSEPPE CONTE PAOLA DE MICHELI

“Conte sapeva”, dicono tutti, e in effetti la lettera della De Micheli è indirizzata per conoscenza anche a lui. “Ci ha tenuto all’oscuro, è un gioco a dividerci”, lamentano i vertici pentastellati. I gruppi sono esplosi. Nel mirino finiscono lo stesso Vito Crimi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, il viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, il capo delegazione Alfonso Bonafede. La nostra prima linea al governo è debolissima, è il senso del ragionamento, gli passano le cose sotto il naso, trascurano i fascicoli importanti, non vigilano, cedono su tutti i dossier invece che avanzare. “Alle 11.50 di oggi De Micheli mi ha mandato un messaggio per spiegarmi il perché di questa scelta ma era il riassunto del suo post su Facebook. La verità è che non ci siamo mai seduti seriamente a un tavolo”, si difende Cancelleri.

fabiana dadone riccardo fraccaroFABIANA DADONE RICCARDO FRACCARO

È una valanga, si rischia di esserne travolti. Conte si sente con Bonafede, gli spiega che è un passo dovuto senza nessuna implicazione politica e nessun effetto sulla decisione ancora da prendere, gli assicura che “entro la settimana chiudiamo la questione”. La marea montante non cala: “Corre ai ripari perché sa di aver fatto una str... - dice furibondo un parlamentare - ti pare che se voleva decidere in settimana non avrebbe messo in stand-by questa decisione?”.

Sono settimane che il sospetto sulle mosse del premier si è insinuato fra i 5 stelle e sembra inestirpabile. In conferenza stampa a Madrid Conte prova a replicare, parla di automatismi decisionali, evita accuratamente di segnalare se fosse al corrente della decisione (più fonti di governo spiegano a Huffpost che lo era) e prova a passare all’attacco: “La situazione è paradossale e rischia di diventare assurda, ho detto ai ministri competenti che entro la settimana chiudiamo il dossier”.

Una situazione assurda e paradossale per sua colpa, replica M5s. A maggio l’assicurazione che entro metà giugno sarebbe stata risolta, il 24 del mese scorso il vertice in cui spiegava che “la questione va chiusa subito”, a luglio inoltrato ancora nulla, fino a scivolare sulla necessaria e temporanea riassegnazione ad Aspi per non bloccare la riapertura. Un importante esponente di governo quasi urla al telefono: “È andato a farsi bello all’inaugurazione, a prendersi selfie e applausi, poi non decide, fa il filosofo. Ma così spacca la maggioranza”.

nuovo ponte genova 2NUOVO PONTE GENOVA

E’ un refrain che si sente spesso tra i pentastellati, quello di un Conte che si sta giocando una sua personalissima partita, cercando di indebolire il Movimento affinché il Movimento abbia bisogno di lui a Palazzo Chigi per non sfaldarsi. Di Maio non lo cita, ma quando dice “le promesse vanno mantenute, la politica ne senta il peso e passi ai fatti”, l’eco delle sue parole è rimbalzato fino a Palazzo Chigi.

Il presidente del Consiglio ha assicurato gli interlocutori M5s che sulla revoca non si faranno passi indietro, anche se il suo definire “inaccettabili” le proposte dei Benetton fa sentire puzza di bruciato ai pentastellati, che sospettano che sia in corso una trattativa. Il Pd continua a spingere per un combinato di multe e impegni sugli investimenti, rimane in ballo l’ipotesi di una drastica riduzione delle quoti di Benetton nel capitale. Qualunque sarà il punto di caduta, la cicatrice rimane. “Sono due mesi che diciamo a Conte che c’era questo problema”, si sfoga un ministro. Il sospetto è che l’immobilismo sia diventato una tattica per forzare la mano.

Fonte: qui

mercoledì 8 aprile 2020

UN ALTRO PONTE E' CROLLATO! E ALTRI RISCHIANO(MESSINA) DI CROLLARE ...

UN VIADOTTO IN PROVINCIA DI MASSA CARRARA SI È ACCARTOCCIATO SUL FIUME MAGRA: NELL’INCIDENTE SAREBBE RIMASTO COINVOLTO UN FURGONE 
IL PONTE SI TROVA IN LOCALITÀ ALBIANO, AD AULLA…

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 6CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 
(ANSA) - ROMA, 8 APR - Un ponte è crollato ad Aulla, in provincia di Massa Carrara, sulla strada provinciale 70. Il ponte si trova in località Albiano e collega la Sp70 con la Sp62. Nel crollo, secondo le prime informazioni raccolte dai vigili del fuoco che stanno operando con due squadre, sarebbe rimasto coinvolto un furgone. Fonte: qui

DI CHI ERA IL VIADOTTO CROLLATO OGGI? DELL'ANAS! CIOÈ DELL'ENTE CHE DOVEVA PRENDERSI LE AUTOSTRADE DEI BENETTON PER PUNIRLI DEL CROLLO DEL PONTE MORANDI 
L'UNICA RAGIONE PER CUI SI È EVITATA UNA STRAGE È IL CORONAVIRUS CHE HA AZZERATO IL TRAFFICO. 
E SALVERÀ LA CONCESSIONE DI ASPI: PER FARE I 7,5 MILIARDI DI INVESTIMENTI IL GOVERNO DOVRA' CANCELLARE L'ARTICOLO DEL MILLEPROROGHE CHE AVEVA TRASFORMATO LE SUE OBBLIGAZIONI IN ''SPAZZATURA''

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 3CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 
Per una volta il Coronavirus ha evitato una strage, invece di provocarla. Se il ponte sul fiume Magra gestito da ANAS fosse crollato in un giorno di ordinaria routine, ci saremmo trovati un’altra volta a piangere decine di vittime innocenti. La maggior parte delle infrastrutture del nostro Paese è stata costruita nel Dopoguerra e, ormai, a 70 anni di distanza e in assenza di cure adeguate, ha bisogno di una massiccia campagna di manutenzione e di controlli efficienti.

Si tratta del sogno di Di Maio e Toninelli che, nella loro furia nazionalizzatrice delle autostrade italiane, avevano visto in Anas la soluzione di tutti i mali. Per questo i due leader pentastellati, spalleggiati anche da frange del Pd, hanno fatto approvare a fine anno un articolo nel Milleproroghe (il numero 35), il quale dispone che, qualora ad Autostrade per l’Italia venisse revocata la concessione della rete per comprovate inadempienze, questa potrebbe passare ad Anas, pagando un valore di indennizzo ridotto di due terzi.

crolla ponte ad albiano aulla, provincia di massa carrara 5CROLLA PONTE AD ALBIANO AULLA, PROVINCIA DI MASSA CARRARA 



Con un ulteriore effetto collaterale: l’automatica trasformazione del rating di ASPI in spazzatura, con la conseguente impossibilità di indebitarsi per realizzare gli investimenti di cui la rete ha urgente bisogno. Ed ecco il paradosso della politica infrastrutturale grillina. Con l’intento di punire la più grande concessionaria privata italiana per la tragedia del Morandi e la grave condizione degli altri viadotti della rete ligure, non le si consente di far partire 7,5 miliardi di cantieri di manutenzione e di investimenti. E lo stesso vale per diversi altri concessionari privati.

Dall’altro lato invece il principale gestore pubblico, Anas, dimostra tutta la sua inadeguatezza nel gestire e garantire la sicurezza di ponti e infrastrutture. Non a caso oggi nelle chat di alcuni parlamentari di maggioranza circolava la battuta: “E ora che si fa? Passiamo la rete di Anas ad ASPI”?

IL GIP DI MESSINA HA SEQUESTRATO DUE CAVALCAVIA DELL'AUTOSTRADA A-20, MESSINA-PALERMO, PERCHÉ A RISCHIO CROLLO 
DALLE INDAGINI, È EMERSA UNA DIFFUSA CORROSIONE DELLE ARMATURE E DELLE BANCHINE DI BORDO CHE METTEREBBE IN PERICOLO LA STABILITÀ DELLE STRUTTURE PORTANTI...
(ANSA) - Il gip di Messina ha sequestrato due cavalcavia dell'autostrada A-20, Messina-Palermo, perché a rischio crollo. Dalle indagini, condotte dalla Procura della città dello Stretto guidata da Maurizio de Lucia, è emersa una diffusa corrosione delle armature e delle banchine di bordo che metterebbe in pericolo la stabilità delle strutture portanti con il rischio di crollo sulla sede autostradale sottostante. Fonte: qui

martedì 25 febbraio 2020

“HA RICEVUTO REGALI COSTOSI E SOMME DI DENARO IN CAMBIO DI AGEVOLAZIONI E PROTEZIONE SUGLI APPALTI”

ALTRI GUAI IN ARRIVO PER L’EX CAPO DELLE MANUTENZIONI DI AUTOSTRADE MICHELE DONFERRI MITELLI, INDAGATO PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI 
LA GUARDIA DI FINANZA DI GENOVA HA ACQUISITO ALCUNI VERBALI DEL TESTIMONE DI GIUSTIZIA GENNARO CILIBERTO, RESI NEL 2013 PER UN’INCHIESTA SULLE INFILTRAZIONI CAMORRISTICHE IN LAVORI AFFIDATI AD ASPI E…

GENNARO CILIBERTO 1GENNARO CILIBERTO 
Si profilano ulteriori guai per Michele Donferri Mitelli, l' ex capo delle manutenzioni di Autostrade per l' Italia, licenziato da Aspi alla fine di ottobre 2019 e principale indagato nell' indagine sul crollo di Ponte Morandi. La Guardia di finanza di Genova ha acquisito, su mandato della Procura genovese che indaga sul crollo del Morandi, i verbali del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto resi alla procura di Roma nel 2013 nell' ambito di un' inchiesta sulle infiltrazioni camorristiche in lavori affidati da Autostrade per l' Italia.

MICHELE DONFERRI MITELLIMICHELE DONFERRI MITELLI
Ciliberto avrebbe chiamato in causa Mitelli: «Ritengo - aveva fatto mettere a verbale Ciliberto - che abbia ricevuto regali costosi e somme di denaro in cambio di agevolazioni, informazioni e protezione in ambito appalti pubblici di Autostrade ».

ponte morandiPONTE MORANDI
Il testimone di giustizia Ciliberto aveva rivelato agli inquirenti romani le infiltrazioni della famiglia camorrista Vuolo di Castellammare di Stabia, legata ai clan D' Alessandro e Nuvoletta, in alcuni lavori affidati da Autostrade per l' Italia grazie alle entrature con alcuni membri della società, corrotti con mazzette e orologi di pregio. A interessare gli inquirenti genovesi c' è un aspetto particolare nella vicenda indagata dalla procura romana: i lavori eseguiti dalle ditte vicine alla camorra venivano effettuati con materiali scadenti.
PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA

Fra i casi più eclatanti quello del cavalcavia di Ferentino (Frosinone) sulla A1 Roma-Napoli, inaugurato nonostante «la consapevolezza di gravi anomalie strutturali ». Donferri non è indagato nell' inchiesta romana ma in quella genovese sì: è accusato di aver fatto pressioni per comprimere i costi delle manutenzioni e falsificare i rapporti sui viadotti.

Fonte: qui


IL PONTE SI ERA MANGIATO LA FIBRA 
NEL 2015 I CAVI DELLE FIBRE OTTICHE PER MONITORARE IL PONTE MORANDI SI ERANO ROTTI E NON FURONO AGGIUSTATI: LA RIPARAZIONE COSTAVA SOLO 10MILA EURO 
IL TITOLARE DELLA “TECNO.EL”, LA DITTA CHE LI AVEVA INSTALLATI: “CI CONTATTARONO, FACEMMO UN PREZZO MA FINÌ TUTTO LÌ. NON AVREBBERO EVITATO IL CROLLO, MA ALMENO AVREBBERO POTUTO…”

Andrea Pasqualetto per il "Corriere della Sera”
camion basko ponte morandiCAMION BASKO PONTE MORANDI
«Andò così: nel 2015 si erano rotti i cavi delle fibre ottiche che collegavano i sensori al sistema di monitoraggio del ponte Morandi. L' avevamo installato noi, il sistema, e quindi Autostrade ci ha contattato per capire quanto costasse ripristinarli. Abbiamo fatto un prezzo ma tutto è finito lì».
Non avete quindi riparato i cavi rotti?
«No».
TECNO.ELTECNO.EL
L' avranno fatto altri.
«Non credo».
Quale era il prezzo?
«Una cosa contenuta, mi pare diecimila euro».
luciano benettonLUCIANO BENETTON
Quando è crollato il ponte, Alessandro Paravicini pensò naturalmente a quei sensori.
La sua società, la romana Tecno.el, li aveva prodotti e sistemati per anni sul viadotto genovese proprio per prevenire rischi legati alla stabilità. Paravicini è così diventato un testimone chiave dell' indagine di Genova sul disastro del 14 agosto 2018, nell' ambito della quale è stato sentito.
Alla notizia del crollo quale fu il suo primo pensiero?
«Pensai che sarebbe stato meglio se il sistema di monitoraggio fosse stato attivo».
Avrebbe potuto evitare il disastro?
SARDINE CON OLIVIERO TOSCANI E LUCIANO BENETTONSARDINE CON OLIVIERO TOSCANI E LUCIANO BENETTON
«È difficile che il ponte si potesse salvare grazie ai sensori. Si tratta di una struttura isostatica, nella quale l' equilibrio delle forze è particolare. Se una di queste viene a diminuire, il processo di accelerazione del crollo diventa molto veloce e quasi inevitabile. In questi casi i sensori che segnalano il movimento strutturale servono a poco perché i tempi di reazione sono troppo lunghi».
La freccia indica il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che pero' non ha ceduto – reperto ponte morandi di genovaLA FRECCIA INDICA IL PUNTO DI MASSIMA CORROSIONE DI UNO DEI CAVI, CHE PERO' NON HA CEDUTO – REPERTO PONTE MORANDI DI GENOVA
Quali sono normalmente i tempi di reazione?
«Dal momento in cui i sensori registrano la variazione a quello in cui si decide di chiudere il ponte possono passare anche quattro giorni».
Ma allora a cosa servono i sensori?
«A rilevare gli spostamenti nel tempo».
Se il cedimento fosse iniziato tempo prima sarebbe stato captato?
a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA
«Sì, in questo caso il sistema sarebbe servito. Ma da quel che è emerso finora mi sembra si tratti di un' ipotesi improbabile. In ogni caso, se era attivo avrebbe potuto dare almeno delle informazioni sulle cause del crollo, agevolando il compito degli inquirenti che le stanno ancora cercando. Il sistema ci avrebbe cioè raccontato se un' ora prima del cedimento era successo qualcosa. Così invece non abbiamo dati».
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
I sensori hanno mai registrato pericoli?
«No, quando erano funzionanti non hanno mai segnalato importanti variazioni».
Possibile che per risparmiare 10 mila euro abbiano rinunciato a riparare il guasto?
«Non penso proprio che il motivo della rinuncia fosse di natura economica. Forse avevano pensato di far rientrare la spesa nell' intervento più complessivo e strutturale di retrofitting che era stato programmato e che purtroppo non hanno realizzato. Come quando c' è una lavatrice che traballa e non si cambia il pezzo ma si attende di sostituirla interamente».
Sul ponte c' era però di mezzo la sicurezza di chi lo attraversava
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
«Era per dire dei ragionamenti che si fanno quando si tratta di fare un investimento, per quanto insignificante possa sembrare».
Quando avete iniziato a lavorare sul ponte Morandi?
«La prima installazione è di poco successiva all' intervento di rinforzo degli stralli della pila 11 (anno 1993, ndr) . Era un monitoraggio fatto per la verifica della tesatura dei cavi. Dopodiché il sistema è stato smontato e rimontato più volte, evolvendosi nel tempo, fino all' utilizzo delle fibre ottiche. Ma molti dei punti di misura erano rimasti quelli dell' epoca».
ponte morandi genova 2PONTE MORANDI GENOVA 
La pila 9, quella crollata, aveva dei sensori?
«Certo, erano collegati attraverso le fibre a quelli installati nella 10 e nella 11, dove esisteva il sistema di trasmissione dati. Sono quelli che avrebbero potuto raccontarci cos' è successo quando il ponte è crollato».

Fonte: qui