Visualizzazione post con etichetta Renzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Renzi. Mostra tutti i post

martedì 7 marzo 2017

IL "MOMENTO MAGICO" DELL'ITALIA STA PER TERMINARE

Frequentare il data base dell'Ocse è sempre piacevole, quanto si deve analizzare qualche dato, ed è anche molto pratico perché in un unico sito sono raccolte moltissime informazioni economiche di un gran numero di Paesi, senza impazzirsi a cercarle in ogni singolo stato.

Qualcuno, evidentemente perfetto analfabeta economico, in occasione dell'aggiornamento del  consueto grafico dell'andamento del PIL dei paesi del G7 (il grafico è quello che vedete alla fine dell'articolo), ha dubitato della metodologia di costruzione del grafico.

In particolare, ha osservato  che partire dal 2008 è fuorviante, in quanto, rispetto ad altri paesi considerati, l'Italia ha subito una doppia recessione (e quindi? mica è colpa mia). Questo, evidentemente, a suo parere, dal 2014 (anno in cui l'Italia è uscita dalla recessione), inficia il confronto con altri paesi considerati nel grafico. Insomma, il lettore, evidentemente poco abituato a vedere le cose come stanno, sembrerebbe affermare che la latente crescita dell'Italia sia un'illusione ottica, più o meno.

Allora, anche per aggiornare un grafico precedentemente proposto in questi pixel, sono andato alla scoperta di quello che si sapeva già  (lo so, direte che ho tempo da perdere, ma non è così) ed è uscito fuori il bel disegnino che vedete:
I paesi considerati sono quelli desumibili del database dell'Ocse, eccetto alcuni (Irlanda e Islanda, ad esempio) per i quali non sono stati ancora aggiornati i dati dell'ultimo trimestre 2016. Il grafico analizza la crescita del PIL dal 2014 (anno in cui l'Italia è uscita dalla recessione) a tutto il 2016, e si evince che la crescita del nostro paese è stata assai modesta. Nel periodo considerato solo Finlandia e Grecia hanno fatto peggio dell'Italia.

Giova ricordare che, in questo arco temporale, sono esistite delle condizioni esterne estremante favorevoli che l'Italia non ha colto né sfruttato, se non in modo assai parziale.

Il basso prezzo del petrolio, i tassi di interessi allo zero, la forte svalutazione dell'euro sul dollaro, la BCE fortemente espansiva e la buona crescita globale hanno creato  una finestra di opportunità irripetibile per l'Italia, che avrebbe dovuto esprimere tassi di crescita decisamente più elevati. 

Ciò non è avvenuto. E fatto assai preoccupante è che le condizioni esterne si stanno via via attenuando e si faranno sempre meno favorevoli.

L'azione del Governo Renzi, purtroppo, non si è concentrata su quella che era (ed è) la vera priorità dell'Italia, ossia la crescita economica. Si è preferito fare deficit di pessima qualità (che pagheremo presto) al fine di irrobustire il consenso politico e ci si è concentrati  su altre su altre questioni (il referendum, ad esempio) che hanno deteriorato il quadro politico  e quindi  anche la capacità del governo di varare misure (condivise sia all'interno della maggioranza che nell'opposizione) più incisive per l'economia.

Fonte: qui

martedì 14 febbraio 2017

Italia, Fate Presto Idioti.

Continuo a rimanere letteralmente basito dall’irresponsabilità della classe politica tutta (inclusi grillini) che chiede elezioni subito e se non lo fa è solo per sperare nel condono giudiziario europeo prima delle elezioni (berlusconi)
Lo spread italiano continua a rimanere altissimo con la tendenza a sfondare nuovi massimi:
Ed è chiaro o dovrebbe esserlo quale sia la richiesta dei detentori di debito italiano: vogliamo stabilità politica o vendiamo il vostro debito.
Lo spettacolo del Governo Renzi/Gentiloni che sta ancora li a discutere su 3,4 miliardi di deficit su una spesa pubblica di 800 miliardi per questioni di cosmesi elettorale è agghiacciante.
Pare che l’Europa stia impiccando l’Italia quando in realtà ha solo chiesto una minima correzione per salvare la faccia. Un favore non un attacco all’Italia.
Andare o minacciare elezioni senza una legge elettorale in grado di consegnare un parlamento un minimo unito è un suicidio per un paese che ha il 135% di debito pubblico da gestire e che potrebbe affrontare i negoziati per l’uscita della Francia da Euro e Europa a breve.
Fonte: qui

Il No dell’Ue al voto anticipato entro giugno: “Conti pubblici italiani a rischio”

L'incertezza politica dovuta al probabile voto anticipato entro il prossimo giugno porrebbe l'Italia a serio rischio. A segnalare il pericolo è la Commissione europea in un rapporto relativo all'andamento economico dei Paesi Ue per l'anno 2017.


Secondo i vertici della Commissione europea, l'incertezza politica che attanaglia l'Italia dopo la vittoria del No al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre e le conseguenti dimissioni del governo Renzi porrebbe a serio rischio il Belpaese. Secondo i commissari di Bruxelles, per l'Italia sarebbe rischioso andare a elezioni anticipate entro il prossimo giugno, soprattutto tenendo in considerazione il fatto che in questi mesi il governo dovrebbe varare una sorta di manovra bis per ripianare il buco nei conti pubblici segnalato qualche settimana fa dalla Commissione Ue. Nel corso della mattinata di oggi, il commissario Pierre Moscovici presenterà le previsioni invernali relative all'Unione europea e ai vari Stati membri che la compongono e indiscrezioni sostengono che i vertici Ue segnaleranno esplicitamente la presenza di incertezze politiche legate proprio alle elezioni che si svolgeranno in Europa nel corso dei prossimi mesi in Olanda, Francia, Germania e, probabilmente, a quanto da settimane si vocifera, in Italia.

L'Italia, secondo quanto rilevato dai commissari, nel corso dell'anno avrà sì qualche segnale positivo sul fronte della crescita economica, accompagnato però da un andamento negativo del deficit strutturale e un livello di debito pubblico troppo alto rispetto ai parametri sanciti dai trattati europei. Proprio nella giornata in cui il segretario del Partito Democratico ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi annuncerà le dimissioni da segretario del partito e, probabilmente, la volontà di andare a elezioni anticipate entro il prossimo giugno, Bruxelles si appresta a mandare un netto segnale all'Italia, sottolineando appunto che un voto anticipato nei prossimi mesi potrebbe porre il Paese a serio rischio, rischio che obbligherebbe il governo a intervenire con misure tangibili e concrete in grado di "produrre effetti immediati". Insomma, a Bruxelles non basterebbero più le promesse di Padoan contenute nella lettera del 7 febbraio: in caso di elezioni entro giugno, le misure economiche previste andrebbero varate in fretta, prima della scadenza di aprile proposta dal ministro dell'Economica.

"Padoan ci ha fatto delle promesse. Prima generiche, con la lettera del 1° febbraio, e poi più concrete con quella del 7 febbraio. Quest’ultima è stata molto apprezzata. In una situazione normale, potremmo accontentarci. Ma in Italia non c’è una situazione normale", ha confidato una fonte interna alla Commissione a Marco Bresolin del quotidiano La Stampa. Secondo Bruxelles, la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro promessa dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan andrebbe varata al più presto, ma in caso di elezioni anticipate nel brevissimo periodo ciò sarebbe molto difficile. Indiscrezioni infatti sostengono che Matteo Renzi sia assolutamente contrario all'ipotesi di una manovra correttiva a ridosso della campagna elettorale e, al contrario di Padoan, l'ex presidente del Consiglio vorrebbe rovesciare il tavolo della trattativa rinunciando al varo della manovra correttiva, con una conseguente strategia elettorale improntata sul contrasto alle richieste di Bruxelles.

Fonte: qui

giovedì 20 ottobre 2016

JOBS ACT! CALANO LE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO ED AUMENTANO I LICENZIAMENTI PER GIUSTA CAUSA

PROPRIO IL CONTRARIO DEGLI OBIETTIVI DELLA RIFORMA 

BOOM DEI VOUCHER 

1. L’INPS SMONTA LE FAVOLE DI RENZI

Maurizio Belpietro per “La Verità - laverita.info”

Fino a ieri sera non si segnalavano tweet del presidente del Consiglio, tuttavia il silenzio via web non deve essere mal interpretato. Essendo impegnato in un viaggio istituzionale, ossia in una merenda alla Casa Bianca prima che Barack Obama faccia le valigie, è probabile che Matteo Renzi non abbia ancora potuto prendere visione degli ultimi dati sul mercato del lavoro rilasciati dall' Inps.

TITO BOERITITO BOERI
Dunque, l' assenza di commenti non deve indurre in affrettati giudizi. Se il premier tace dopo mesi in cui si è dimostrato assai loquace di fronte al più piccolo segno di crescita delle assunzioni non è perché annichilito dai dati negativi, ma in quanto occupato da gravosi appuntamenti oltreoceanici.

Il viaggio in America, studiato fin nei dettagli per consentire al capo del governo di godere della luce riflessa dell' uscente presidente Usa nell' ora più difficile del referendum sulla nuova Costituzione, lo ha assorbito completamente, al punto di non consentirgli di riflettere sugli ultimi drammatici dati occupazionali.

Le cifre diffuse dall' ente presieduto da Tito Boeri, del resto, lasciano poco spazio ai commenti. Che cosa si può aggiungere di fronte al crollo delle assunzioni e all' impennata dei licenziamenti per giusta causa? Che postille apporre scorrendo la corsa senza fine dei voucher, ossia di quei ticket che si comprano in tabaccheria per pagare a ore chi è ingaggiato per svolgere i lavori più umili e meno garantiti?

DisoccupatiDISOCCUPATI
Altro che #lavoltabuona, uno degli hashtag più graditi dal presidente del Consiglio. Meglio lanciare #lavoronero, perché di questo in gran parte si tratta, e il boom si registra principalmente in alcune regioni meridionali, ossia in terre in cui sono forti il caporalato e la criminalità.

Lo storytelling renziano, di fronte ai numeri, perde ogni aggancio alla realtà. «L' Italia è ripartita», «Siamo nel gruppo di testa dell' Europa», «L' economia è in ripresa»: tutte frasi che ora appaiono per quel che sono, ossia prive di senso. Nonostante il Jobs Act, i contratti a tempo indeterminato (che poi, dopo la cancellazione dell' articolo 18 per i nuovi assunti, non hanno più ragione di essere chiamati così) in 8 mesi sono crollati del 32,9 per cento. Nel frattempo, i licenziamenti per giusta causa o per motivi economici sono aumentati del 31 per cento. Giù anche le trasformazioni dei contratti precari in contratti stabili: meno 35,4 per cento. E su100 assunzioni, solo un quarto sono da considerarsi fisse. Senza dire dei quasi 100 milioni di voucher utilizzati da gennaio ad agosto.
DisoccupatoDISOCCUPATO

Insomma, se i dati dell' Inps dovevano indicare la ripresa della crescita economica, finisce che testimoniano l' esatto contrario. E soprattutto documentano che la riforma del mercato del lavoro non ha avuto alcun effetto sul mercato del lavoro. Semmai, come da più parti segnalato, il boom di assunzioni registrato lo scorso anno è dovuto alla decontribuzione, ossia al generoso sconto garantito dallo stato sui versamenti previdenziali. Ma finita la pacchia (quest' anno il beneficio è stato ridotto ai minimi termini) sono finite anche le assunzioni. Creare quei posti di lavoro, allo Stato, è costato molto, ma il molto ha prodotto poco o nulla. In particolare, non ha consentito di dar vita a posti stabili, che ai giovani permettessero di pianificare il proprio futuro.

Viste dopo due anni di rodaggio, le misure del governo Renzi in materia economica appaiono dunque inefficaci. Propaganda e poco altro. Il Pil è cresciuto più per i soldi messi a disposizione dal governatore Bce che per quelli generati in casa e l' occupazione è salita solo per l' aiuto di Stato. Ma come tutte le droghe, una volta svanito l' effetto Draghi e fondi pubblici, resta solo un gran mal di testa e la certezza che nulla è cambiato.

È con questo bilancio che Renzi, il 4 dicembre, si presenterà agli elettori. E per quanto stupefacente sia l' accoglienza di Obama, alla fine sul voto conterà la realtà dei posti di lavoro e dell' economia. Perché in Italia i disoccupati votano. Mentre Barack, anche se disoccupato, no.
DISOCCUPATIDISOCCUPATI



2. FRENA L'OCCUPAZIONE, BOOM DEI LICENZIAMENTI 

R.Am. per “la Repubblica”

Indietro tutta. Diminuiscono le assunzioni, in particolare quelle a tempo indeterminato, e aumentano i licenziamenti. Tra gennaio e agosto, registra l’Osservatorio sul Precariato dell’Inps, i licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato sono passati dai 290.656 del 2015 a 304.437, con un aumento del 4,7 per cento. In particolare quelli per giusta causa e giustificato motivo soggettivo passano da 36.048 a 46.255, con un aumento del 28 per cento: potrebbe aver giocato un ruolo importante l’attenuazione dell’art.18 e la quasi impossibilità di ottenere il reintegro del posto di lavoro nel caso di licenziamento ingiusto.

INPSINPS
Dopo il picco del dicembre 2015, quando il 67 per cento delle nuove assunzioni era a tempo indeterminato, ad agosto la percentuale è scesa al 24,9 per cento, molto più bassa del 30 per cento “preincentivi”. Nei primi 8 mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma si registra un calo del 7 per cento anche rispetto al 2014, quando ancora non erano in vigore gli incentivi. A conferma dell’inversione di tendenza, tornano a crescere le assunzioni a termine: nei primi otto mesi del 2016, si registrano 2.385.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (più 2,5%), che sul 2014 (più 5,5%). E si conferma anche lo straripamento dei voucher, quelli da 10 euro venduti fino ad agosto arrivano a 96,6 milioni, con un aumento del 35,9% rispetto allo stesso periodo del 2015.
susanna camussoSUSANNA CAMUSSO

Il risultato complessivo è quello di un arretramento: le assunzioni totali effettuate nei primi otto mesi del 2016 (comprese quelle a termine) nel settore privato sono state 3.782.043, con un calo dell’8,5 per cento sullo stesso periodo del 2015. Più che di fallimento del Jobs Act sembra il retroeffetto degli incentivi sul lavoro, che quest’anno si limitano al 40% con un tetto di 3.250 euro.

Gli esponenti politici dell’opposizione accusano il governo di aver sbagliato tutte le politiche del lavoro, qualcuno parla di “Flops Act”. «Molti ci avevano accusato di essere gufi. Le nostre preoccupazioni si stanno però concretizzando. In assenza di investimenti, diritti e ammortizzatori si sta verificando un picco di licenziamenti», accusa la leader della Cgil Susanna Camusso, che osserva anche come «si inizino a vedere gli effetti concreti dell’aver abolito la tutela nei confronti del licenziamento, con particolare riferimento a quelli individuali o disciplinari».

SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI - MAFIA CAPITALE
Il governo difende il Jobs Act e prova a dare una lettura diversa dei dati: «È una buona legge, - dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - perché a fronte del meno 32% di oggi bisogna considerare che l’anno scorso è stato registrato un più 100%». Mentre il responsabile Economia del Pd Filippo Taddei invita alla consultazione dei dati Istat, che mostrano l’aumento di occupazione stabile più alto dal 2009. E ricorda che «non sappiamo come si distribuiscano i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo tra le imprese sotto e quelle sopra i 15 addetti, quelle cioè in cui valeva l’articolo 18 ».

Fonte: qui

martedì 4 ottobre 2016

IL PENOSO ACCORDO DI CGIL CISL UIL CON RENZI. LA FORNERO NON SI TOCCA E I PENSIONATI PAGANO COI LORO TAGLI LE NUOVE MISURE

La sostanza dell’accordo è che la Fornero non si tocca. Il catastrofico innalzamento dell’età pensionabile resta tutto a fare i suoi danni alla condizione di lavoro e alla occupazione. Si potrà andare in pensione prima solo se si vincerà la lotteria dei lavori usuranti. Pochi saranno scelti tra coloro che hanno già 41 anni di contributi. Oppure se le aziende ti manderanno via come esubero. Oppure se ti indebiterai per 20 anni con quel raggiro usuraio che è l’APE.
Il solo risultato che viene sbandierato è la quattordicesima aumentata o elargita per la prima volta a circa tre milioni di pensionati con i redditi più bassi. A parte il fatto che gli aumenti non sono quelli vantati dalla propaganda, ma molto inferiori e legati al reddito complessivo del pensionato, c’è da chiarire che i soldi per questo piccolo risultato vengono direttamente dai tagli di tutte le altre pensioni per tutti gli altri pensionati.
L’ ultimo comma del verbale firmato da Cgil Cisl Uil rinvia al 2019 la questione del taglio delle indicizzazioni delle pensioni. Come tanti ricordano nel 2012 Elsa Fornero si era commossa in pubblico mentre annunciava che avrebbe bloccato la rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione. Nel 2014 la Corte Costituzinale ha dichiarato incostituzionle questa misura. Il governo però, come da abitudine, non ha rispettato la sentenza e ha dato solo piccole mance a una platea ridotta di pensionati. Sono in corso molte cause e diversi giudici hanno già rinviato di nuovo il contenzioso alla Corte. Ora governo e Cgil CIsl UIl concordano che se ne riparli nel 2019, nel frattempo milioni di pensionati continueranno a perdere soldi. Per un ammontare calcolato a suo tempo dallo stesso governo in almeno 10 miliardi. Ora siccome tutta la manovra pensionistica, secondo Poletti, costa 6 miliardi si può ben affermare che il bancomat pensionati ha permesso al governo di farsi bello prima del referendum e di intascare 4 miliardi di resto….
Il governo ormai lo conosciamo con i suoi trucchi. La cosa che davvero ci indigna è il degrado di Cgil Cisl Uil, che hanno abbandonato la loro già moderatissima piattaforma per fare da stampella a Renzi. E alla Fornero.

Fonte: L’Antidiplomatico

P.S  Pensioni: dall'Ape a Quota 41, le novità in arrivo
Anche i leader dei sindacati hanno espresso le loro posizioni dichiarandosi soddisfatti dell'intesa raggiunta. “La prima cosa importante - ha sottolineato il leader della Cgil Susanna Camusso - è che sono stati vincolati sei miliardi per tre anni al capitolo previdenza". "Finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi - ha detto il segretario generale Ivan Pedretti dalla sua pagina facebook al termine dell'incontro con il governo - con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose".
Ecco cosa prevede l'accordo per  i pensionandiPiù flessibilità in uscita dal lavorocon l'Ape, l'Anticipo pensionistico introdotto in via sperimentale per due anni. La formula è quello del prestito previdenziale, la misura è rivolta ai lavoratori ai cui mancano sino a 3 anni e 7 mesi per raggiungere i requisiti previsti dalla legge Fornero per l'accesso alla pensione di anzianità. L'Ape social consentirà invece l'uscita anticipata gratuitamente per le categorie più disagiate. Per la riunificazione dei contributi pensionistici versati in più casse previdenziali non si pagherà più niente, le ricongiunzioni pensionistiche saranno gratuite non più onerose. Allargate le maglie dei lavori usuranti, adesso la platea sarà più ampia ma verrà definita da esecutivo e parti sociali nei prossimi giorni. In ogni caso potrà accedere al pensionamento anticipato di un anno o un anno e mezzo anche i lavoratori che hanno svolto lavori usuranti per un minimo di sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa. Capitolo lavoratori precoci.  Chi ha versato almeno un anno di contributi anno prima di aver compiuto 19 anni, è disoccupato e senza il sostegno alcun ammortizzatore sociale, o che si trova in gravi condizioni di salute tali da determinare disabilità o lavoratori impegnati in lavori gravosi, potranno accedere al pensionamento con 41 anni di anzianità contributiva. Ecco dunque la Quota 41 ma non per tutti. In ogni caso, la platea dei beneficiari della formula Quota 41 sarà nei prossimi giorni oggetto di nuovi approfondimenti.
Queste le misure per i pensionandi, ecco invece quali sono quelle per i pensionati. Bonus quattordicesima sulle pensioni minime: cresceranno gli assegni dei pensionati con un reddito mensile sino a 750 euro, riceveranno la 14esima pure i pensionati con un reddito sino a 1.000 euro mensili, per loro è la prima volta. Infine si amplia la no tax area pensionati: quelli che hanno redditi sino a 8.100 euro annui non pagheranno più tasse, né quelle locali né quelle nazionali. Questa la riforma pensioni targata Renzi che vedrà la luce con la prossima legge di Bilancio che sarà approvata a metà ottobre.

lunedì 3 ottobre 2016

QUEL PALLONARO DI RENZI ORA RICICCIA IL PROGETTO FOLLE DEL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA MA CON LE “GRANDI OPERE” L’ITALIA DIVENTA SOLTANTO UNA SUPER MANGIATOIA

COME NEL CASO DEL “MOSE”, LA BARRIERA-MOSTRO CHE DOVREBBE DIFENDERE VENEZIA DALL’ACQUA ALTA. NONOSTANTE I 6 MILIARDI DI SPESA, L’OPERA CHE DOVREBBE DURARE UN SECOLO, SEMBRA CHE NON FUNZIONI TANTO BENE: GLI INCIDENTI NEI TEST SI MOLTIPLICANO; LA STRUTTURA A CAUSA DEL SUO STESSO PESO PUO’ ANDARE GIÙ DI 3 CENTIMETRI L’ANNO, AVRA’ DEI COSTI DI MANUTENZIONE SPAVENTOSI (ERANO 2 MILIONI L’ANNO SALITI POI A 60)

IL PONTE NON SI FARA’ MAI PERO' GIRERANNO UN SACCO DI SOLDI: L'EUROLINK CONTROLLATA DA IMPREGILO GIA' VUOLE 790 MILIONI DI INDENNIZZO PER LA PERDITA DEL CONTRATTO


RENZI PADOANRENZI PADOAN
«Diamogli caviale»: Matteo Renzi è talmente spregiudicato nella campagna per il sì al referendum sulla riforma costituzionale, cui ha legato il suo stesso destino, che ha riesumato il ponte sullo Stretto di Messina, come le brioches di Maria Antonietta. Pare che a destra piaccia assai la filosofia delle grandi opere. Ma non vi è chi non veda che questo paese ha bisogno d'altro, di una miriade di "piccole opere", di pane e non di caviale e che il ponte non si farà mai, soprattutto se partirà davvero (?) il progetto antisismico che durerebbe interi decenni.
RENZI - IL PONTE DELLO STRETTORENZI - IL PONTE DELLO STRETTO

La filosofia delle grandi opere del resto ha un caso di scuola-fotocopia, che si chiama Mose (o "il mostro", secondo l' ex sindaco Massimo Cacciari) che dovrebbe difendere Venezia dall' acqua alta. Sono passati 33 anni da quando le nostre migliori intelligenze ingegneristiche e matematiche progettarono l' avveniristica difesa dall' acqua alle bocche di porto. Ma, a parte la grande ruberia che continua a procurarci sconcerto, e 6 miliardi di spesa, che alla fine diventeranno 8, contro i 3,4 iniziali, la grande opera che dovrebbe durare un secolo, sembra che non funzioni tanto bene. Gli incidenti nei test si moltiplicano.
PONTE SULLO STRETTOPONTE SULLO STRETTO

Pochi giorni fa alla bocca di porto Lido-Nord-Treporti due paratoie sono scese, ma non sono risalite. Incidente analogo a Punta Sabbioni. I blocchi di calcestruzzo, su cui è stata fatta una cresta di 8 milioni l'uno, sono sensibili persino all'accumulo di peoci, che ne compromettono la stabilità. Secondo una ricerca del Cnr, "il Mostro" può andare giù di 3 centimetri l'anno con i suoi cassoni di calcestruzzo.

Tutto il sistema, se mai nel 2018 entrerà davvero in funzione, avrà dei costi di manutenzione spaventosi. La stima iniziale era di 2 milioni l'anno, ma visti i problemi, la stima è cresciuta fino a 60 milioni, che potrebbero ancora lievitare fino a 80. Questo, dopo più di 30 anni, è il punto sulla grande opera per eccellenza, caso di scuola per il ponte. Da un punto di vista ingegneristico, il ponte non è meno complesso.
venezia mose chioggia armatura inox ripresa boccola nastro espansivo lamiera per giunti impermeabilizzazione acqua di mareVENEZIA MOSE CHIOGGIA ARMATURA INOX RIPRESA BOCCOLA NASTRO ESPANSIVO LAMIERA PER GIUNTI IMPERMEABILIZZAZIONE ACQUA DI MARE

Tre chilometri e 666 metri a campata unica, retti da torri alte 400 metri nell'area geologicamente e tettonicamente più attiva di tutto il Mediterraneo. I problemi tecnici e ingegneristici sono colossali, come mostra per l'appunto la storia del mostro veneziano e pochi sono pronti a giurare che il ponte starà in piedi senza problemi.

Naturalmente Renzi i soldi non li ha (4 miliardi di base d'asta già lievitati fino a 8) e sa benissimo che il ponte non si farà, ma lui crede che serva per sedurre quell' elettorato berlusconiano che credette a tutte le promesse vergate sulla lavagnetta televisiva. Sapete come finirà? Mentre il Mose arrugginirà tra gli accumuli di cozze, si continuerà ad almanaccare sull'altra grande opera impossibile.
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSE

Ma alla fine saranno tutti felici perché l'ennesima messa in sonno del progetto farà girare un sacco di soldi, in aggiunta ai 500 milioni già spesi per mantenere la società Stretto di Messina. L'Eurolink controllata da Impregilo vuole 790 milioni come indennizzo per la perdita del contratto (la Stretto di Messina ne vuole 325). Andato a male il caviale elettorale, si troverà certo il modo di dare soddisfazione finanziaria all' amico Salini dell' Impregilo.

Fonte: qui

martedì 20 settembre 2016

MATTEO SBARCA A NEW YORK E VA ALLA GUERRA: DI JUNCKER, DELLA MERKEL, DEL PRESIDENTE DELLA BUNDESBANK

HA SCHIAFFI PER TUTTI: DALL'IMMIGRAZIONE AI CONTI, ALLE BANCHE 

BILL CLINTON GLI APRE LA FINESTRA(LA PORTA ERA TROPPO IMPEGNATIVO!) DELLA FONDAZIONE


RENZIRENZI
Matteo Renzi è talmente preso in considerazione da Bill Clinton che gli offre di partecipare ad uno dei primi dibattiti del ciclo di conferenze della sua Fondazione, in concomitanza con l’Assemblea delle Nazioni unite.

Con lui discutono di collaborazione internazionale il presidente dell’Argentina, Mauricio Macri (che si è presentato con il cappello in mano), il sindaco di Londra, Sadiq Khan e l’ex ministro delle Finanze della Nigeria, Ngozi Okonjo-Iweala: una prezzemolo di convegni.

BOSCHI BILL CLINTONBOSCHI BILL CLINTON
In terra americana, il premier cazzone dà il meglio di sè. Nella sostanza dichiara guerra alla Ue. Se la prende con Juncker sugli immigrati ed annuncia che l’Italia farà da sola: scelta obbligata dopo le parole di oggi della Merkel. “Se l’Europa continua così, dovremno fare da soli. Juncker dice tante cose belle, ma non vediamo i fatti. E' un problema per l'Europa. Per questo a Bratislava, è un eufemismo, non l’abbiamo presa bene”.

Decide che le spese per la “messa in sicurezza” delle aree sismiche saranno fuori dal calcolo del deficit. Sbeffeggia Jens Weidmann: “A lui va tutta la mia solidarietà perché il suo compito è affrontare la grande questione delle banche tedesche”. Ed aggiunge: “Il più affettuoso abbraccio di buon lavoro”. Oggi il presidente della Bundesbak aveva osservato che all’Italia non dovrebbe essere riconosciuta ulteriore flessibilità di bilancio.
Ngozi Okonjo IwealaNGOZI OKONJO IWEALA INTERLOCUTRICE PRIVILEGIATA DI RENZI

RENZI MERKELRENZI MERKELrenzi junckerRENZI JUNCKER
Insomma, il Ducetto di Rignano è pronto alla guerra con il mondo, MA L'IMPORTANTE E' SALVARE LE PROPRIE CHIAPPE(IL SUO PIANO). Sembra Rambo, ma è "UN PERACOTTARO A NEW YORK!". 

Ma a dargli la dimensione del peso specifico è proprio Bill Clinton, che lo fa duettare con Ngozi Okonjo-Iweala. Ospite fissa a Davos dove prende la parola solo se all'ultimo momento dà buca un ospite. 

mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.

martedì 13 settembre 2016

LA PREVIDENZA BY RENZI: CHI VA IN PENSIONE ANTICIPATA PERDE ALMENO 25 MILA EURO

SOTTOSEGRETARIO NANNICINI SVELA I PIANI DEL GOVERNO PER CHI VUOLE RITIRARSI DAL LAVORO IN ANTICIPO: 

SARANNO COINVOLTI PURE AUTONOMI E PARTITE IVA (MA PER OGNI ANNO SI PERDERÀ IL 5% DELL'ASSEGNO)

Tobia De Stefano per “Libero Quotidiano”

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Finalmente è arrivata l' ora dell' Ape. O meglio, è arrivata l' ora di mettere un po' di sostanza nel meccanismo elaborato dal governo per consentire ai lavoratori di anticipare la pensione. Si sapeva, per dire, che avrebbe riguardato i nati tra il 1951 e il 1953. Che i soldi sarebbero stati versati dalle banche. E che la decurtazione non sarebbe stata uguale per tutti.


Tommaso NanniciniTOMMASO NANNICINI

Ora Tommaso Nannicini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che da mesi sta curando il dossier, ci mette i numeri. Che di certo faranno discutere. In un'intervista a Presadiretta, infatti, ammette che è stato indispensabile «coinvolgere il sistema bancario. È stata l'unica strada percorribile» perché le altre sarebbero costate allo Stato dai 7 ai 10 miliardi. E spiega che a un lavoratore con una pensione potenziale da 1.000 euro «un anno d' anticipo costerà una cifra che va da 50 a 60 euro al mese per 20 anni, mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese».

INPS PENSIONIINPS PENSIONI
Parliamo di un taglio all'assegno di circa il 5% per ogni anno di anticipo. Che diventano 13 mila e 200 euro (55 euro per 20 anni) per chi vuole smettere di lavorare un anno prima. E 42 mila euro per chi invece intende godersi la vecchiaia 36 mesi prima rispetto a quanto previsto dall' attuale normativa (in media siamo intorno ai 25 mila euro). Difficile definirlo un affarone. Non solo. Nannincini ha spiegato anche che «l' anticipo pensionistico è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale.

Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, gli artigiani e i commercianti». E che le richieste non dovranno essere garantite dall' auto o dall' immobile del pensionando. Non rischiano neanche gli eredi (pensione di reversibilità) perché tutto sarà coperto da un' assicurazione.
PENSIONEPENSIONE

Nessun numero, invece, per chi dovrebbe pagare poco o nulla. «Poi ci sarà una platea importante di agevolati - spiega Nannicini - che riceveranno un bonus fiscale, e questo coprirà non solo gli interessi e l'assicurazione, ma anche il capitale anticipato se sei particolarmente meritevole di tutela, in condizioni di bisogno e hai un reddito basso». Secondo le ultime indiscrezioni non ci dovrebbero essere penalizzazioni per chi prenderà un assegno fino a 1.500 euro lordi al mese.

Quindi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio precisa che sulle minime «ci sarà un intervento anche sui redditi da pensione sotto i 1.000 euro, agganciandosi prevedibilmente all' istituto della 14esima, con un bonus che è legato ai contributi versati. Si arriva fino a 400 euro».

pensioni1PENSIONI1
Mentre stronca definitivamente la proposta del presidente dell' Inps Tito Boeri, che chiedeva un sacrificio a chi riceve un assegno molto più di ricco rispetto ai contributi versati. «Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi - spiega Nannicini - richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perché non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un pò intellettualistica. Rischi di fare danni e di tagliare anche pensioni alte ma meritate...» Insomma: «Potevamo mettere le mani nelle tasche sbagliate, abbiamo deciso di fermarci».

Fonte: qui

lunedì 12 settembre 2016

LA RESA DEI CONTI DENTRO LA UE: PAESI DELL'EST IN RIVOLTA SUI MIGRANTI, QUELLI DEL SUD CONTRO LA GERMANIA (CHE REAGISCE)

Ad una settimana dal Consiglio Ue di Bratislava (dove il gruppo di Visegrad dichiarerà "guerra" alla Commissione Ue sui migranti), l'Unione mai così disunita come ora  si ritrova segnata da un nuovo scontro sull'austerità, ovvero sulla dottrina dei banchieri tedeschi e nord europei. Uno scontro frontale dalle caratteristiche geografiche.  

Da un lato la Germania del ministro-falco Wolfgang Schaeuble dall'altro l'accozzaglia dei governi finti-socialisti-sinistri(veri destri-elitari!) dei Paesi mediterranei della Ue, riunitasi ieri ad Atene su iniziativa del premier greco Tsipras.

Un  vertice che si poneva tra gli obiettivi primari la formazione di un fronte comune anti-austerity e che, proprio per questo, finisce gia' prima di cominciare nel mirino dei tedeschi.
Ad Atene sono arrivati i leader della sponda Sud dell'Ue: Renzi, Hollande, il maltese Joseph Muscat, il portoghese Antonio Costa fino al presidente cipriota Nicos Anastasiades mentre la Spagna e' l'unica ad essere sotto-rappresentata: per Madrid partecipa infatti il viceministro (di un governo inesistente, in carica solo per l'ordinaria amministrazione) agli Affari Ue Fernando Eguidazu.

Ed era tarda mattinata, ieri, quando, prima ancora di leggere la dichiarazione comune che produrra' il summit Euro-Med e' il capogruppo Ppe a Bruxelles Manfred Weber ad tirare la prima sciabolata mediatica: partecipare a questo vertice di Atene e' da "irresponsabili", afferma, riferendosi ai leader piu' di 'peso' dell'incontro, Renzi, Hollande e il 'padrone di casa' Tsipras.

Ancor piu' duro, anche perche' segnato dal sarcasmo, e' il commento di Schaeuble. "Quando i leader socialisti si incontrano perlopiu' non viene niente di buono e di intelligente", punge il titolare dell'Economia di Berlino, consapevole che l'unico leader conservatore potenzialmente presente al consesso ateniese, Mariano Rajoy, risulta assente perchè sarebbe stato lì a titolo personale, visto che non è riuscito a formare un governo.
Parole alle quali e' Tsipras a replicare, sottolineando come il gruppo Euro-Med "voglia unire e non dividere l'Europa", sulla base di tre concetti: crescita, sicurezza, solidarieta' nella gestione della crisi dei migranti. Ufficialmente dal governo italiano non giunge alcuna risposta mentre e' il capogruppo del Pse, Gianni Pitella a replicare in modo netto: "Weber farebbe meglio a pensare ai suoi amici falchi dell'austerita', i veri responsabili della stagnazione europea", afferma l'esponente del Pd facendo riferimento a quel surplus primario che in Germania ammonta ormai a 90 miliardi e che di fatto viola le regole Ue.

Di certo, il fatto e' che il vertice dei Paesi del Sud - ironicamente chiamato dalla stampa tedesca 'Club Med' - ha dato molto fastidio al governo tedesco, perche' a partecipare e' stato anche Hollande che fino a qualche mese fa era fedelissimo all'asse franco-tedesco con la Merkel. L'Italia, in questo rinnovato 'movimento' europeo, fa il suo gioco, ma come sempre capita a Renzi, è fatto di chiacchiere, intenzioni a parole, nessuna decisione nei fatti. E infatti, alla fine il vertice del Club Med socialista s'è concluso con l'ennesimo documento-appello-esortazione al "cambiamento", alla "flessibilità", alla dine del "rigore". Documento che - vien da dire - non è neppure stato tradotto in tedesco.

Ma la sostanza è sotto gli occhi di tutti: a tre mesi dalla vittoria del Brexit, la Ue anzichè compattarsi è dilaniata da una guerra intestina tra Nord e Sud con al centro l'euro sempre più percepito come una moneta che ha portato povertà e crisi economica. 

La partita dentro la Ue si fa sempre più dura, piu' che nel vertice di Bratsilava, lo scontro finale si materializzerà a gennaio 2017 con il rinnovo della carica di Martin Schulz (a capo dell'Europarlamento) e Donald Tusk (a capo del Consiglio Ue) due nodi che somigliano sempre piu' ai cappi di una forca a cui verrà impiccata la Ue. 

sabato 10 settembre 2016

Fonte: ilnord.it