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venerdì 14 aprile 2017

ALI-CRACK! I SINDACATI PUNTANO SUL COMMISSARIAMENTO DELLA COMPAGNIA CONSERVANDO GUBITOSI AL VERTICE

E SCOPRONO CHE IL VECCHIO MANAGEMENT HA CEDUTO AD ETHIAD ROTTE REDDITIZIE, SFRUTTANDO LO SCALO DI ABU DHABI


Dalle parti di Fiumicino, la strategia dei sindacati è ormai chiara: i sindacati puntano sul commissariamento di Alitalia. Per due motivi: Gubitosi diventerebbe il commissario della compagnia ed i lavoratori avrebbero tutto da guadagnare, piuttosto che accogliere il piano lacrime e sangue previsto dal management.

ETHIAD ALITALIA xETHIAD ALITALIA
Nel loro attivismo, poi, i sindacati avrebbero anche scoperto che la vecchia dirigenza di Alitalia avrebbe ceduto rotte assai redditizie ad Ethiad; fruttando, soprattutto, l’hub di Abu Dhabi. 

cramer ball luca di montezemoloCRAMER BALL LUCA DI MONTEZEMOLO

venerdì 20 gennaio 2017

A ROMA I NETTURBINI GUADAGNANO DI PIU’ E LAVORANO DI MENO, CON LA BENEDIZIONE DELLA GIUNTA RAGGI

ALTRE CITTA’ PREOCCUPATE: COSI’ SALTA IL CONTRATTO NAZIONALE 

I SINDACATI BRINDANO

Jacopo Iacoboni per la Stampa

virginia raggiVIRGINIA RAGGI - NON E' CAMBIATO NIENTE
Lavorare come prima, e meno dei colleghi delle altre città, guadagnando di più: in tempi di crisi, il miracolo avviene nell' Ama della stagione M5S a Roma.

Dal primo gennaio l' azienda
(con soldi pubblici) corrisponde ai 7800 dipendenti l' aumento di stipendio stabilito dal nuovo contratto nazionale, ma non esige che lavorino due ore in più alla settimana e anche la domenica, com' è previsto dallo stesso contratto e avviene nel resto d' Italia.

I documenti dimostrano che l' Ama, che aveva voluto e difeso il contratto, sotto Natale ha cambiato linea, vantando l' appoggio del Comune azionista, di cui è sindaco Virginia Raggi, e arrendendosi ai sindacati interni. Tra questi l'Usb, che in campagna elettorale sosteneva la Raggi a colpi di battaglieri volantini interni. Le altre aziende del settore, in una riunione ad hoc svoltasi ieri, hanno definito l' intervento del Campidoglio «anomalo e improprio», frutto di una gestione politicizzata che «rischia di far saltare il contratto nazionale».

L' ACCORDO

AMA ROMAAMA ROMA
Il contratto nel settore rifiuti è stato firmato nel luglio 2016, dopo quattro anni di trattative e scioperi. Raggi si era pubblicamente vantata di aver contribuito a evitare disagi ulteriori a causa di vertenze sindacali dei netturbini. La novità principale, in cambio di 120 euro mensili in più in busta paga, è l' aumento dell' orario di lavoro da 36 a 38 ore e la distribuzione dei turni anche di domenica. «Una rivoluzione necessaria a migliorare produttività e servizio», spiega Gianfranco Grandaliano, vicepresidente di Utilitalia, l' associazione delle imprese del settore.

L' azienda che più ne ha bisogno è proprio l' Ama. 

A Roma la domenica lavora solo il 15 per cento dei dipendenti. 

La raccolta si blocca e i rifiuti si accumulano nelle strade per giorni. 

L' aumento dell' orario di lavoro - e dei dipendenti in servizio domenicale - consentirebbero di garantire il servizio senza emergenze. 

«Tra settembre e novembre - prosegue Grandaliano - abbiamo convocato tutte le aziende per istruirli su come gestire la novità. Procedura chiara e tempi certi: convocazione dei sindacati, ricerca di un' intesa, in caso contrario introduzione unilaterale del nuovo orario». 

Così si sono regolate le aziende delle principali città. Ciascuna ha definito una specifica applicazione del nuovo orario. Chi ha preso qualche settimana in più, ha anche previsto come recuperare nel 2017 le ore non lavorate a gennaio.

L' ECCEZIONE

AMA ROMAAMA ROMA
A Roma è successo qualcosa di strano. Ieri le aziende omologhe di altre città ne hanno discusso e hanno manifestato autentico «terrore» per le conseguenze.

Il motivo è semplice: Ama da sola occupa il 20 per cento di tutti i lavoratori del settore, e se non applica il nuovo contratto rischia di farlo saltare dappertutto. I sindacati hanno immediatamente ostacolato il nuovo contratto e si capisce perché.

Primo: non vogliono lavorare la domenica. 

Secondo: se non lavorano la domenica possono reclamare «l' indennità per maggior carico di lavoro di lunedì», una voce retributiva che esiste solo all' Ama e vale quattro milioni di euro l' anno. 

Terzo: l' accumulo di rifiuti domenicale costringe nei giorni successivi a un ricorso massiccio agli straordinari (ogni ora costa all' azienda il 30 per cento in più). 

Turni, indennità e straordinari sono gestiti dai capizona, che storicamente sono delegati sindacali.

L' ostruzionismo dei sindacati non aveva trovato sponde nel direttore generale dell' Ama Stefano Bina, arrivato dalla Lombardia e stimato da Casaleggio e dall' assessore Massimo Colomban, l' imprenditore che aveva promesso di portare efficienza nordica nelle scassate aziende partecipate dal Campidoglio.
AMA ROMAAMA ROMA

CAMBIO DI ROTTA

Il 15 dicembre Bina avverte per iscritto i sindacati dell'«assoluta necessità di dare seguito alle reciproche obbligazioni dal primo gennaio».

Dunque nessun rinvio dell' applicazione del nuovo orario a 38 ore.

Ma nei giorni successivi viene scavalcato.

È l' amministratrice unica Antonella Giglio (avvocato, romana, di diretta nomina della sindaca Raggi) a parlare con i sindacati e a sposare la loro linea: il nuovo orario non entra in vigore, l' aumento di paga sì.

La trattativa viene prolungata almeno di due mesi per approfondire imprecisate «esigenze della città». 

Nonché allargata ad altri temi e richieste (ulteriori soldi alla voce «produttività», non bastavano quelli del contratto nazionale?). Per ragioni tecniche (febbraio è mese di congressi sindacali, si ferma tutto) il nuovo orario di fatto non entrerà in vigore prima di aprile. Perché Roma sguazza mentre altrove i netturbini fanno sacrifici?

MASSIMO COLOMBANMASSIMO COLOMBAN - SOLO SLOGAN
I CONTI

All' Ama (quindi all' azionista Comune, quindi ai cittadini attraverso la tassa rifiuti) il ritardo nell' applicazione del nuovo orario di lavoro costa almeno un milione di euro al mese, tra retribuzioni e straordinari. 

Possibili ricorsi per danno erariale. 

E si apre anche una questione politica che investe la giunta Raggi: l' assessore alle partecipate Colomban, che prometteva tagli e efficienza, era informato che il Comune patrocinava un accordo in senso contrario?

Il sindaco ha avuto un ruolo?


E perché il vertice dell' Ama, in assenza di atti formali del Comune, cita come decisivo, in una questione organizzativa, l' intervento del Campidoglio, che non ha titolo diretto?

Fonte: qui

mercoledì 2 novembre 2016

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016 contro l'ulteriore prrivatizzazione


Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016
"Saranno garantiti i servizi essenziali. I sindacati: "Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale"

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016

Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Slp-Cisl, Failp-Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl Comunicazioni hanno proclamato uno sciopero generale nazionale dei lavoratori di Poste italiane per l'intera giornata di venerdì 4 novembre. L'azienda garantirà comunque i servizi essenziali quali accettazione delle raccomandate e assicurate; accettazione e trasmissione telegrammi e telefax e l'anticipazione al giorno precedente del pagamento dei ratei di pensione in calendario per il giorno dello sciopero.

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO - La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015.

Una privatizzazione che “ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio”, dicono i sindacati. I sindacati di categoria ritengono estremamente grave e, peraltro, antieconomica, l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e ha versato consistenti dividendi al Ministero del Tesoro, azionista di riferimento.

“Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale. A questa situazione si aggiungono le problematiche aziendali, figlie di una applicazione monca del piano industriale, che prevedeva un forte rilancio della logistica, una applicazione inefficace e scorretta dell’accordo sulla riorganizzazione dei servizi postali, le carenze di addetti nella sportelleria degli Uffici Postali e le continue pressioni commerciali in Mercato Privati, figlie di una finanziarizzazione sempre più spinta dell’azienda”.

Queste le motivazioni che hanno indotto i sindacati a lanciare una fase di forte mobilitazione che culminerà con lo sciopero generale del 4 novembre con manifestazioni in tutta Italia.




Fonte: today.it



martedì 4 ottobre 2016

IL PENOSO ACCORDO DI CGIL CISL UIL CON RENZI. LA FORNERO NON SI TOCCA E I PENSIONATI PAGANO COI LORO TAGLI LE NUOVE MISURE

La sostanza dell’accordo è che la Fornero non si tocca. Il catastrofico innalzamento dell’età pensionabile resta tutto a fare i suoi danni alla condizione di lavoro e alla occupazione. Si potrà andare in pensione prima solo se si vincerà la lotteria dei lavori usuranti. Pochi saranno scelti tra coloro che hanno già 41 anni di contributi. Oppure se le aziende ti manderanno via come esubero. Oppure se ti indebiterai per 20 anni con quel raggiro usuraio che è l’APE.
Il solo risultato che viene sbandierato è la quattordicesima aumentata o elargita per la prima volta a circa tre milioni di pensionati con i redditi più bassi. A parte il fatto che gli aumenti non sono quelli vantati dalla propaganda, ma molto inferiori e legati al reddito complessivo del pensionato, c’è da chiarire che i soldi per questo piccolo risultato vengono direttamente dai tagli di tutte le altre pensioni per tutti gli altri pensionati.
L’ ultimo comma del verbale firmato da Cgil Cisl Uil rinvia al 2019 la questione del taglio delle indicizzazioni delle pensioni. Come tanti ricordano nel 2012 Elsa Fornero si era commossa in pubblico mentre annunciava che avrebbe bloccato la rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione. Nel 2014 la Corte Costituzinale ha dichiarato incostituzionle questa misura. Il governo però, come da abitudine, non ha rispettato la sentenza e ha dato solo piccole mance a una platea ridotta di pensionati. Sono in corso molte cause e diversi giudici hanno già rinviato di nuovo il contenzioso alla Corte. Ora governo e Cgil CIsl UIl concordano che se ne riparli nel 2019, nel frattempo milioni di pensionati continueranno a perdere soldi. Per un ammontare calcolato a suo tempo dallo stesso governo in almeno 10 miliardi. Ora siccome tutta la manovra pensionistica, secondo Poletti, costa 6 miliardi si può ben affermare che il bancomat pensionati ha permesso al governo di farsi bello prima del referendum e di intascare 4 miliardi di resto….
Il governo ormai lo conosciamo con i suoi trucchi. La cosa che davvero ci indigna è il degrado di Cgil Cisl Uil, che hanno abbandonato la loro già moderatissima piattaforma per fare da stampella a Renzi. E alla Fornero.

Fonte: L’Antidiplomatico

P.S  Pensioni: dall'Ape a Quota 41, le novità in arrivo
Anche i leader dei sindacati hanno espresso le loro posizioni dichiarandosi soddisfatti dell'intesa raggiunta. “La prima cosa importante - ha sottolineato il leader della Cgil Susanna Camusso - è che sono stati vincolati sei miliardi per tre anni al capitolo previdenza". "Finalmente si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi - ha detto il segretario generale Ivan Pedretti dalla sua pagina facebook al termine dell'incontro con il governo - con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose".
Ecco cosa prevede l'accordo per  i pensionandiPiù flessibilità in uscita dal lavorocon l'Ape, l'Anticipo pensionistico introdotto in via sperimentale per due anni. La formula è quello del prestito previdenziale, la misura è rivolta ai lavoratori ai cui mancano sino a 3 anni e 7 mesi per raggiungere i requisiti previsti dalla legge Fornero per l'accesso alla pensione di anzianità. L'Ape social consentirà invece l'uscita anticipata gratuitamente per le categorie più disagiate. Per la riunificazione dei contributi pensionistici versati in più casse previdenziali non si pagherà più niente, le ricongiunzioni pensionistiche saranno gratuite non più onerose. Allargate le maglie dei lavori usuranti, adesso la platea sarà più ampia ma verrà definita da esecutivo e parti sociali nei prossimi giorni. In ogni caso potrà accedere al pensionamento anticipato di un anno o un anno e mezzo anche i lavoratori che hanno svolto lavori usuranti per un minimo di sette anni negli ultimi dieci anni di attività lavorativa. Capitolo lavoratori precoci.  Chi ha versato almeno un anno di contributi anno prima di aver compiuto 19 anni, è disoccupato e senza il sostegno alcun ammortizzatore sociale, o che si trova in gravi condizioni di salute tali da determinare disabilità o lavoratori impegnati in lavori gravosi, potranno accedere al pensionamento con 41 anni di anzianità contributiva. Ecco dunque la Quota 41 ma non per tutti. In ogni caso, la platea dei beneficiari della formula Quota 41 sarà nei prossimi giorni oggetto di nuovi approfondimenti.
Queste le misure per i pensionandi, ecco invece quali sono quelle per i pensionati. Bonus quattordicesima sulle pensioni minime: cresceranno gli assegni dei pensionati con un reddito mensile sino a 750 euro, riceveranno la 14esima pure i pensionati con un reddito sino a 1.000 euro mensili, per loro è la prima volta. Infine si amplia la no tax area pensionati: quelli che hanno redditi sino a 8.100 euro annui non pagheranno più tasse, né quelle locali né quelle nazionali. Questa la riforma pensioni targata Renzi che vedrà la luce con la prossima legge di Bilancio che sarà approvata a metà ottobre.

giovedì 16 giugno 2016

Pensioni: Prestito per anticipo, rata fino a 15% assegno. Si pagherà fino a 84 anni

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Giudizio positivo del presidente dell’Inps, Tito Boeri, sull’esito della riunione tra governo e sindacati sulle pensioni. Dare libertà di scelta alle persone sull’accesso alla pensione, rileva, “è una cosa importante”. Lo afferma il presidente Inps, Tito Boeri, a proposito dell’incontro di ieri tra governo e sindacati sulla possibilità di accedere alla pensione tre anni prima dell’età di vecchiaia grazie a un prestito pensionistico da restituire in 20 anni. “Sono soddisfatto – entrando alla Stampa Estera per la firma di un protocollo con il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi – che il governo affronti seriamente la questione”.

Critica, invece, la Lega con il capogruppo alla Camera, Massimiliano Fedriga.

Il governo delle banche – dice – ha colpito ancora e per far andare i lavoratori in pensione chiede loro il pizzo. Una mossa, l’ennesima, a danno dei cittadini che in sostanza si pagheranno da soli l’uscita pensionistica con annessi interessi. Altro che 80 euro ai pensionati il governo si frega le pensioni facendo pagare anche gli interessi”.

Lo afferma il capogruppo alla Camera della Lega Nord, Massimiliano Fedriga. L’Ape proposto da Renzi “non prevede, infatti, una semplice penalizzazione ma un vero e proprio pizzo che può arrivare fino al 15% dell’assegno pensionistico. Vergognoso. Non solo, in questo modo non si mette mano alla Legge Fornero ma si avalla uno scippo a danno di chi ha lavorato una vita. Un furto legalizzato dal governo che cala la sua mannaia su lavoratori e pensionati. Ci sorprende anche il plauso servile dei sindacati che invece di difendere i lavoratori sembrano più intenzionati a dire sì al despota Renzi che pensa più alle banche che ai cittadini”.

PRESTITO VENTENNALE, ECCO COME FUNZIONERA’ –

Dal prossimo anno sarà possibile uscire dal lavoro fino a tre anni prima dell’età di vecchiaia con l’anticipo pensionistico (Ape) da restituire in 20 anni.

Ma per chi lascia l’impiego volontariamente la rata di prestito potrebbe arrivare fino al 15% dell’assegno per quei 20 anni: è quanto emerso all’incontro tra Governo e sindacati sulla previdenza.

Il Governo ha ribadito la necessità di tenere insieme l’equilibrio dei conti pubblici con l’equità sociale e l’intenzione di concentrare le risorse sulle situazioni più problematiche e quindi soprattutto su chi a pochi anni dall’età di vecchiaia ha perso il lavoro o rischia di perderlo.L’intenzione è di introdurre flessibilità in uscita senza modificare la legge Fornero, utilizzando strumenti finanziari (considerando che la stima dei costi è di 10 miliardi).
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha spiegato che il meccanismo di anticipo pensionistico sarà sperimentale per tre anni e che riguarderà l’anno prossimo i nati tra il 1951 e il 1953 (si estenderà nel 2018 ai nati nel 1954 e nel 2019 ai nati nel 1955). In pratica chi è distante meno di tre anni dall’accesso alla pensione potrà chiedere all’Inps di certificare il requisito e di accedere allo strumento. Il montante pensionistico sarà quello raggiunto al momento della richiesta dell’anticipo mentre il coefficiente di trasformazione sarà quello del momento nel quale si raggiunge l’età di vecchiaia.

L’istituto di previdenza(quale venditore conto terzi di denaro!) si interfaccerà con istituti finanziari che anticiperanno il capitale.

Il prestito, ha spiegato Nannicini, sarà “senza garanzie reali” e in caso di premorienza non ci si rivarrà sugli eredi. Sarà pagato con una rata sulla pensione, ma si ragiona anche su una detrazione fiscale in modo da ridurre i costi di questo meccanismo, in particolare per “i soggetti più deboli e meritevoli di tutela”.
I tempi per la restituzione del prestito dovrebbero essere di 20 anni, quindi nel caso di uscita a 64 anni si pagheranno rate fino a 84.
“Lo strumento – ha spiegato Nannicini – è molto flessibile. La detrazione fiscale potrà essere modificata per categorie diverse”. In pratica ci saranno costi minori per chi ha perso il lavoro e costi più alti per chi decide volontariamente di lasciare l’impiego prima dell’età di vecchiaia.
“La penalizzazione è implicita”, è costituita cioè dalla stessa rata di ammortamento, ha inoltre affermato. “E’ stata una giornata positiva – ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti – di lavoro importante. Siamo passati dall’elenco delle tematiche a una valutazione di merito”.
Il confronto sulla previdenza prosegue il 23 giugno, mentre il 28 giugno ci sarà un focus più specifico sulla rivalutazione delle pensioni già in vigore.
Il 30 giugno è prevista una riunione sulle politiche attive per il lavoro.
I leader di Cgil, Cisl e Uil intanto apprezzano l’avvio del confronto di merito, che proseguirà con gli altri appuntamenti in calendario. “C’è la disponibilità del governo ad entrare nel merito di vari aspetti”, ha commentato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, auspicando che il confronto “produca dei risultati. Ad oggi abbiamo iniziato. C’è qualche novità positiva”. Comunque “abbiamo bisogno di un quadro di insieme e abbiamo ribadito che il nostro obiettivo è andare ad una modifica effettiva della legge Fornero”. Parla di “clima cambiato” il numero uno della Cisl, Annamaria Furlan, perché “si è attivato un confronto vero. Credo che dovremo proseguire con questo spirito. Abbiamo iniziato un percorso e cerchiamo di farlo fruttare”. “Non abbiamo ancora un giudizio complessivo, perché occorre ancora scandagliare il merito”, ha detto il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, tuttavia “di positivo vedo” il fatto che i futuri pensionati non avranno un rapporto diretto con banche e assicurazioni ma continueranno a raffrontarsi con l’Inps. “Il Paese – ha rimarcato – si aspetta qualcosa di buono, vediamo di non deluderlo”.

Fonte: Ansa

P.S. un Governo, come i sindacati, prono ed al servizio delle banche, con la conseguenza che ogni strumento governativo, in campo economico, è creato al fine di aumentare il giro d'affari dei banchieri.

venerdì 8 aprile 2016

Renzi e la sanità. Non c’è nessun progetto di privatizzazione in atto

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Piuttosto questo governo ha deciso di ridurre d’imperio il fabbisogno della sanità, convinto ingenuamente di poter compensare il costo della sanità con una pari riduzione delle diseconomie e questo spiazza tutti (Regioni e sindacati). Perché nel sistema delle diseconomie, delle regressività e delle anti economie, alla fine, non si sta poi così male. Ma questo non vuol dire che opporsi a tale politica non sia possibile

20 GEN - L’articolo di Roberto Polillo pubblicato su (Qs 11 gennaio 2016) secondo me è una occasione preziosa per riflettere sul senso sul ruolo e su come fare opposizione in sanità. Per me si tratta di prendere coscienza non solo come dice Polillo giustamente, dello stato di crisi del sistema, ma anche dello stato di crisi in cui versa il nostro inconcludente sindacalismo e più in generale il pensiero riformatore della sanità.
Polillo parla di “modello mercantista della sanità” che io, con un fondo sanitario di ben 111 mld e con il grande apparato pubblico usato per spenderlo (operatori compresi) e con un sistema di finanziamento basato ancora sulla fiscalità, non riesco proprio a vedere. A meno di definire “mercantista”...gli effetti collaterali del definanziamento e i tentativi  di Confindustria  di fare spazio ai fondi assicurativi. Ma in questo caso non parlerei di “modello mercantista” ma di modello pubblico minacciato da importanti contraddizioni che a tutt’oggi però non sono ancora riuscite a metterlo in discussione.
Polillo attribuisce a questo governo una strategia quindi una volontà non tanto e solo banalmente contro riformatrice ma addirittura orientata a controvertere il sistema (privato in luogo di pubblico) e a spianare vergognosamente la strada alle “lobbies private e confessionali”. Questa lettura, come la prima, per me è semplicemente sbagliata oltreché   ideologica quindi fuorviante.
Fino ad ora l’unico tentativo serio di cambiare il sistema pubblico è stato fatto dal governo Berlusconi (Libro Verde e Libro Bianco del ministro Saccaoni 2008/2009) ma da allora in poi i governi compreso quello in carica si sono dedicati a “tempo pieno” a ridurre in nome della sostenibilità in tutti i modi possibili il fabbisogno della sanità con criticabili politiche di riduzione della spesa pubblica, ma (almeno fino ad ora domani non si sa) a modello pubblico invariante.
Quello che Polillo non dice, ma non solo lui, è che le premesse a certa privatizzazione strutturale del sistema sanitario sono state poste “pragmaticamente” da un governo di sinistra (Prodi 1° - 1996/2000) e più esattamente dalla riforma di Rosi Bindi del ‘99 che, con il consenso dei sindacati,  introdusse l’intra moenia negli ospedali, le mutue integrative bandite dalla riforma del ‘78, le sperimentazioni gestionali che oggi ci  hanno regalato il “project financing”.

Per non parlare di quell’impiastro contrattuale che Mario Pirani in un celebre articolo definì “todos caballeros”, la famosa dirigenza data a tutti, e che oggi il sindacalismo medico fa finta che sia piovuta dal cielo.

Oggi il governo riduce d’imperio il fabbisogno della sanità convinto ingenuamente di poter compensare il costo della sanità con una pari riduzione delle diseconomie e questo spiazza tutti (Regioni e sindacati) perché nel sistema delle diseconomie, delle regressività, delle anti economie alla fine non si sta poi così male.

In questo sistema tutti, compreso il sindacato, hanno fatto i loro comodi.

E’ un topos della retorica sindacale prendersela con la politica che certamente non brilla per rigore e parlare di “modello mercantista” quindi buttarla in caciara (ideologia) ma sapeste quanti servizi e quanti primariati sono stati dati con la tessera sindacale!

Ne vogliamo parlare?

Sapeste quante alleanze collusive tra gestione e sindacati sono state fatte “sistemando” i sindacalisti o i loro parenti o i loro affiliati! Ma andiamo avanti.

Ci siamo dimenticati che l’operazione del governo ribadita anche con l’ultima legge di stabilità, “meno soldi meno diseconomie” è stata anticipata addirittura con una legge di riforma dalla Bindi che secondo me (aporie normative a parte) con grande intelligenza politica già 17 anni fa tentava di “compensare ” con il consenso dei sindacati  le risorse contingentate addirittura con una razionalizzazione a scala  nazionale.
Ve lo ricordate il titolo della 229? "Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale". E allora mi spiegate perché il sindacato oggi non riesce a proporre al governo almeno uno straccio di razionalizzazione del lavoro in cambio dei rinnovi contrattuali? E perché uno serio bravo preparato come Polillo sulla cui onestà intellettuale e vocazione riformatrice non ho dubbi, ci propone una vertenza sul niente, mettendo su un movimento improbabile da far capitanare alla Fnomceo che, se Polillo potesse, bagnerebbe di benzina per darle fuoco.
Polillo i sindacati di certa sinistra ritengono che per difendere la sanità pubblica serva la lotta, il movimento, lo scontro, lo sciopero, la mobilitazione ecc. Per costoro la piattaforma diventa secondaria (“pochi punti” dice Polillo) quello che conta è aprire una “vertenza a livello nazionale” contro il governo. Cioè mostrare i muscoli e fare opposizione.
Il termine “opposizione” in filosofiasta ad indicare   la condizione per cui qualcosa si pone, materialmente e/o idealmente, in netto contrasto rispetto ad un'altra. Ma se valutiamo quello che è accaduto dopo gli Stati Generali dei medici, dopo la manifestazione a Roma, dopo lo sciopero del 16 dicembre 2015 e se valutiamo come sono andate le cose nel 2012 (la grande manifestazione alla quale seguì solo la mortificazione), ci accorgiamo che ormai la classica rivendicazione oppositiva (finanziamenti contro definanziamenti) finisce per essere regolarmente ignorata ma solo perché  finisce per essere  annullata per questioni di illogicità.
Cosa vuol dire illogico e come è possibile annullare un conflitto? L'annullamento tra due opposti (governo/sindacati) avviene grazie ad una contraddizione logica dovuta ad una piattaforma sindacale  che si limita ad esprimere in modo acritico solo il conflitto da “risorse” e “non risorse” considerando le “non risorse” (blocco dei contratti, del turn over, decapitalizzazione, ecc.) solo   in relazione alle “risorse” che vorrebbero i sindacati (rinnovi contrattuali, crescita delle retribuzioni, percorsi di carriera).

Ai sindacati che ci sia la crisi, la medicina difensiva, gli sprechi, i problemi di disavanzo, la regressività, le diseconomie, la questione medica, i vincoli dell’Europa…ecc., interessa poco, loro vogliono soldi per rinnovare contratti e convenzioni, e tirare a campare.

Il punto debole di questa idea di opposizione è che il contrasto “risorse”, “non risorse” è falso, e come tale è funzionale solo alle arretratezze e agli interessi del sindacato, perché a partire dalla 229 il problema è diventato, almeno sul piano delle possibilità teoriche, “risorse in cambio di risorse” cioè “razionalità in cambio di irrazionalità” quindi “contratti in cambio di cambiamento” , ”economie in cambio di diseconomie”…ecc.

Quello che i sindacati denunciano come il problema delle risorse, dandogli quindi una connotazione negativa potrebbe assumere al contrario una connotazione positiva e a certe condizioni offrirsi come una grande occasione per fare pulizia, far funzionare meglio le cose, farle costare di meno e dare ai cittadini di più, ammodernare il sistema e salvare la sanità pubblica dal degrado.

Il genere di opposizione che ci propone Polillo, e nei fatti il sindacato, è ideologica quindi fuori gioco, ma non perché essa è implausibile ma solo perché i termini dello scontro sono cambiati. Mettere in opposizione i contratti con le politiche finanziarie del governo e definire i primi come positivi e le seconde negative oggi serve al sindacato perché non sa fare altro che mettersi o in una relazione consociativa come ai tempi della 229 o come ora in una  relazione di opposizione con il governo.

Ma nessuno impedisce al sindacato di presentare una piattaforma nella quale i contratti sono finanziati con l’azzeramento di certe diseconomie legate al lavoro, al clientelismo sindacale, ai costi della regressività culturale degli operatori, alla storica invarianza del lavoro cioè ad un pensiero riformatore.

Questo giornale ha offerto ai medici un e-book per ricordare loro  che esiste una “questione medica” da affrontare  e che  dalla sua risoluzione non solo dipende il futuro della professione  ma la possibilità oggi di riaprire tutti i giochi a partire dai contratti. Non c’è stato un cane che abbia fatto “bau”, pur registrando un numero imponente di persone che l’hanno scaricato (oltre 6.000 fino ad oggi).

Insomma oggi la natura dell’opposizione tra le cose, grazie alla crisi, è cambiata. Essa non è più “soldi” contro “non soldi” ma è tra conservazione e cambiamento. Oggi in sanità conservare le tante irrazionalità che vi sono è illogico, quindi fuori gioco. Il sindacato si rivela quello che nell’ambito del lavoro è sempre stato un formidabile conservatore dello status quo, un riparametratore di retribuzioni, costi quel che costi.

La sua opposizione al governo oggi diventa illogica non perché non vi siano ragioni per opporsi al governo, al contrario, ma solo perché è illogico oltre che suicida opporsi ad uno scambio economia/diseconomia. Se la sanità fosse perfetta le politiche di definanziamento del governo non avrebbero nessuna giustificazione ma siccome la sanità è tutt’altro che perfetta, cosa ci impedisce di tendere (lo dico scherzando) alla perfezione costando di meno?
In sostanza vorrei dire a Polillo e agli altri, cioè ai miei naturali compagni di battaglia, che oggi l’opposizione si deve fare e che il governo va certamente contestato ma in un altro modo, cioè sfidando la sua incompetenza riformatrice con una nuova competenza riformatrice, quella che purtroppo  non c’è e nessuno dimostra di avere, a parte un po’ di marginalismo e di razionalizzazione.
Vorrei tanto avere la possibilità di presentare al governo una piattaforma che abbia uno spessore riformatore tale da misurare effettivamente la volontà riformatrice che questo controverso governo dice di avere sulla sanità. Fino a quando non si avrà una intesa sulle riforme da fare circa il lavoro, questo governo non potrà fare a altro che contro riformarlo e decapitalizzarlo.
Quindi finiamola con il vertenzialismo facilone e vediamo di rimboccarci le maniche e di fare le persone serie
Ivan Cavicchi

Fonte: qui