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martedì 17 marzo 2020
lunedì 20 gennaio 2020
IL RILANCIO DI ALITALIA VENDENDO GLI AEREI: I SOLITI PIANI "INFALLIBILI" ...
IL NUOVO DIRETTORE GENERALE HA L'INGRATO COMPITO DI RENDERE L'AZIENDA APPETIBILE PER LUFTHANSA O DELTA IN SOLI 4 MESI. OVVIAMENTE LE RICETTE SONO SEMPRE QUELLE(CHE NON RISOLVONO NULLA, MA SERVONO A SPERPERARE ALTRO DENARO PUBBLICO!): MILLE ESUBERI E VIA I MEZZI, POI UN GRANDE CLASSICO DELLA COMPAGNIA (EX) DI BANDIERA. LA BAD COMPANY
Umberto Mancini per ''Il Messaggero''
GIUSEPPE LEOGRANDE
La missione è quasi impossibile. Tagliare i costi di Alitalia, che perde in media 2 milioni al giorno, in poco più di 4 mesi. Comprimendo le spese in maniera molto più incisiva rispetto al passato, alla gestione dei tre commissari straordinari. Giancarlo Zeni, nuovo direttore generale della compagnia, da 10 giorni alla cloche, è già al lavoro. Per rendere appetibile il vettore tricolore e portarlo, si augura il governo, nelle braccia di Lufthansa o Delta. Peccato che il compito, oggettivamente arduo, non venga facilitato dallo stesso esecutivo che ha posto altri paletti. Il primo, recentissimo, prevede che Alitalia rimborsi entro 6 mesi il prestito di 400 milioni appena concesso (oltre ai 900 milioni già accordati).
Senza quei soldi, necessari a pagare gli stipendi e far volare gli aerei, spiegano fonti sindacali, il destino della compagnia appare segnato.
Per questo, prima di incontrare proprio le organizzazioni sindacali, Zevi aspetta che il Milleproroghe corregga in extremis la norma, dando più tempo per restituire i finanziamenti. Non solo. Il manager si aspetta che le risorse per il Fondo Volo, necessarie tra l' altro a finanziare gli ammortizzatori, vengano travate dopo il colpo di spugna assestato sempre dalla maggioranza.
ALITALIA
Due condizioni indispensabili per procedere. Altrimenti la partita sul risanamento sarà perduta prima ancora di iniziare. Del resto sia il commissario unico Giuseppe Leogrande che lo stesso Zevi sanno che i margini di manovra sono strettissimi. Con la spada di Damocle pronta a scattare il 31 maggio perché, come ha spiegato il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli, non ci saranno altre proroghe o altri prestiti pubblici. Ma la cessione entro questa scadenza, nonostante le avances tedesche e americane, appare alquanto improbabile.
AUDIZIONE DEL MINISTRO STEFANO PATUANELLI IN COMMISSIONE TRASPORTI ALLA CAMERA
Zevi ha in mente un piano preciso per comprimere le spese. Da un lato rivedrà tutti i contratti di leasing e studierà a fondo come dare efficienza al settore manutenzione. Soprattutto alla scadenza di maggio offrirà al governo una gamma di scelte per far tornare i conti e presentarsi sul mercato in maniera appetibile. La prima delle quali prevede, secondo stime sindacali, un taglio di 8 aeromobili che comporterebbe una riduzione complessiva di circa mille dipendenti tra servizi di terra e volo.
Esuberi che, il governo è d' accordo, potrebbero usufruire di scivoli e prepensionamenti. Riducendo così al minimo l' impatto sociale.
LA NEWCO Per fare questo però sarà necessario creare una newco, mentre dovrà essere il Tribunale a dichiarare la cessazione dell' esercizio d' impresa da parte dell' Alitalia in gestione commissariale. Nella newco, Patuanelli immagina una holding, dovrebbero essere divise in tre le attività aziendali principali. Una dedicata alla parte volo (razionalizzata e con i dipendenti necessari a garantire il pareggio), una alla manutenzione e l' ultima all' handling. Nel caso di squilibri non si esclude che una delle articolazioni societarie possa essere gradualmente dismessa.
GIANFRANCO BATTISTI FERROVIE DELLO STATO
I debiti e gli esuberi resteranno invece in capo alla bad company, gestiti cioè dall' Alitalia in liquidazione. Mentre spetterà all' Enac facilitare il passaggio della licenza al nuovo vettore. In uno schema già adottato con successo per BluePanorama, compagnia da dove proviene proprio Zevi, autore del risanamento.
In sostanza il Mise immagina una nuova Alitalia ripulita dai debiti, con gli organici ridimensionati e i costi di funzionamento ridotti all' osso proprio per invogliare nuovi soci ad investire. Del resto sia Lufthansa che Delta hanno posto come condizione per entrare nel capitale una forte discontinuità con il passato. Di certo non hanno fretta di chiudere.
Anche le Fs appaiono fredde, mentre Atlantia, considerata fuori gioco dai 5 Stelle, ha dato la sua disponibilità a rientrare in partita a patto che i tedeschi siano tra i soci. Un vero puzzle. Così Zevi dovrà pilotare il salvataggio schivando anche i dubbi di Bruxelles sui presunti aiuti di Stato, puntando tutto sulla capacità di convincere i sindacati che la cura a basi di tagli è l' unica possibile per evitare il fallimento.
CARSTEN SPOHR (AD LUFTHANSA) CON JOERG EBERHART (AIR DOLOMITI)
Senza l' ok delle organizzazioni sindacali sia Lufhansa che Delta resteranno alla finestra. E a quel punto non resterà che la nazionalizzazione. Fonte: qui
martedì 17 dicembre 2019
LUFTHANSA È DISPONIBILE A FARE UNA PROPOSTA PER ALITALIA, MA ALLE SUE CONDIZIONI: CIOÈ 5MILA ESUBERI E FLOTTA POTATA A 90 AEREI

I TEDESCHI HANNO ESPRESSO LA LORO POSIZIONE IN UN INCONTRO RISERVATO DI POCHI GIORNI FA A PATUANELLI E GIUSEPPE CONTE
MA UN EVENTUALE INVESTIMENTO ARRIVEREBBE NON PRIMA DI GIUGNO 2020 E SOLTANTO SE LA LIQUIDITÀ (PUBBLICA) AUMENTA: IL PRESTITO DA 400 MILIONI NON BASTA…
INSOMMA UN DISCO ROTTO CHE SUONA SEMPRE LA STESSA NENIA!
Leonard Berberi per www.corriere.it
Una proposta di Lufthansa per Alitalia arriverebbe non prima di giugno 2020, sarebbe in un primo tempo commerciale e soltanto al verificarsi di alcune condizioni essenziali: una ristrutturazione profonda, meglio se già con qualche risultato evidente, e ulteriore liquidità (pubblica) per far fronte in particolare alle spese extra indifferibili che per l’anno prossimo richiedono almeno un miliardo di euro.
È quanto apprende il Corriere della Sera da quattro fonti governative e tedesche che sottolineano come i 400 milioni di euro di ulteriore prestito ponte non basterebbero con l’attuale configurazione della compagnia tricolore. Anche perché la cassa è scesa a 270 milioni. Soltanto in presenza di un’Alitalia in utile Lufthansa può pensare di investire.
Ipotesi spezzatino
All’interno dell’esecutivo Conte — spiegano le fonti — c’è una parte che «tifa» apertamente per Lufthansa, cosa emersa anche in un incontro riservato di pochi giorni fa a Roma alla presenza del presidente del Consiglio. Ma sia al premier, sia al ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli (titolare del dossier) i vertici di Lufthansa hanno espresso la loro posizione. Ai tedeschi interessa soltanto la parte «aviation» (il trasporto passeggeri e il cargo) di Alitalia, non i servizi di terra (circa 3.400 dipendenti) e la manutenzione (1.300 persone). Richiesta che di fatto costringerebbe il commissario unico Giuseppe Leogrande — che non ha ancora incontrato né Lufthansa, né Delta, l’altra pretendente — a lavorare allo spezzatino. E a mettere in conto che se i due blocchi non trovano un acquirente almeno 4.700 persone si ritroverebbero senza lavoro.
L’incontro al Mise
Quanto alle dimensioni della flotta Lufthansa pensa che debba essere ridotta a 90 aerei (dagli attuali 113) — il che porterebbe a diversi esuberi — da accompagnarsi anche a un taglio deciso delle rotte non profittevoli. Nell’incontro con il ministro Patuanelli l’ad del gruppo Carsten Spohr ha spiegato che i costi di Alitalia sono troppo alti, il modello di business generale non funziona e che non ha i partner giusti. Ecco quindi la «ricetta»: ristrutturazione, liquidità adeguata e alleanze. Ma le prime due devono avvenire a prescindere da Lufthansa — è stato il ragionamento fatto a Patuanelli —, mentre l’alleanza con Francoforte arriverebbe in presenza di un vettore di fatto risanato o sulla buona strada.
La ricetta tedesca
I tedeschi al ministro non avrebbero fornito un’indicazione degli esuberi, ma spiegato che più si abbattono i costi, più le rotte diventano profittevoli, meno persone bisogna lasciare a casa. Insomma: toccherà al commissario unico e ai sindacati decidere quanto deve essere grande Alitalia e quanti sacrifici sono disposti a sopportare.
E del resto, ricordano i tedeschi, ogni compagnia entrata nel gruppo Lufthansa — come Swiss e Austrian Airlines — prima si è rimpicciolita, poi è cresciuta. «Per un futuro di lungo termine per Alitalia è importante avere la giusta ristrutturazione e il giusto partner», ha detto Carsten Spohr a un gruppo di testate italiane — tra le quali c’era anche il Corriere — nel quartier generale a Francoforte. «Questa è la mia logica quando ho parlato con le autorità italiane nelle ultime settimane. È anche importante ricordare che una non può andare senza l’altra».
L’Italia pesa il 10%
A gestire il dossier Alitalia dal fronte tedesco è Joerg Eberhart, presidente e ad di Air Dolomiti che conosce molto bene i sindacati italiani. L’interesse di Lufthansa per Alitalia lo spiegano i numeri. Il 10% dei tutti i passeggeri del gruppo tedesco parte dall’Italia o arriva nel nostro Paese. Si tratta di circa 40 mila persone al giorno, in grado di riempire una sessantina di Airbus A380, il velivolo a due piani più grande del mondo.
Ma mentre l’ex vettore di bandiera è troppo piccolo per il mercato che serve, Lufthansa è invece troppo grande per la Germania. I tedeschi sono quindi convinti che le sinergie tra le due aziende potrebbero portare benefici per entrambe. Non solo. A Francoforte sono convinti che la joint venture transatlantica che Alitalia ha con Delta Air Lines e Air France-Klm sia limitante perché mette un tetto nel numero di voli tra Italia e Stati Uniti, mentre l’alleanza che Lufthansa ha con United Airlines questo vincolo non ce l’ha.
Investimento o partnership?
Ma le cose si fanno meno nette quando si tratta di capire se Lufthansa voglia investire o cerchi soltanto una collaborazione commerciale con Alitalia. La logica dei tedeschi prevede un investimento nelle compagnie che hanno una giusta struttura di costi e che sono (o saranno) profittevoli. La partnership — come quella con la scandinava Sas — viene avviata anche con vettori dove questi requisiti mancano perché comporta un rischio limitato. A Patuanelli i vertici di Lufthansa hanno offerto l’adesione di Alitalia nel loro programma di fedeltà (Miles & More), il codeshare sui voli tra i mercati di riferimento (Germania, Italia, Austria, Svizzera, Belgio), l’ingresso nella joint venture transatlantica con United e in quelle asiatiche con Air China (per la Cina) e All Nippon Airways (per il Giappone).
Il nodo alleanze
Tra i punti discussi c’è anche il passaggio all’alleanza dei cieli Star Alliance, mentre chi dovrà pagare la penale di uscita da SkyTeam lo si deciderà in un secondo momento: se i benefici che Alitalia otterrà dalla collaborazione sono importanti allora la somma potrà sborsarla la compagnia italiana, altrimenti toccherebbe ai tedeschi. Tedeschi che puntano molto sull’aeroporto di Roma Fiumicino: da tempo lamentano l’assenza di uno snodo nel Sud Europa (come ce l’ha Iag in Spagna con Iberia). Gli hub del gruppo di Francoforte sono troppo a Nord e buoni per i voli con l’Asia e il Nord America. Lo scalo della Capitale sarebbe perfetto per i collegamenti con il Sud America, il Sudafrica e il Sud-est asiatico. Scalo gestito da AdR, società di Atlantia, gruppo che secondo i tedeschi sarebbe un azionista che potrebbe aiutare a privatizzare Alitalia nel modo giusto. Fonte: qui
giovedì 31 ottobre 2019
LUFTHANSA, CON UNA LETTERA A GOVERNO E FERROVIE, SI DICE PRONTA A INVESTIRE 150 MILIONI PER PARTECIPARE ALLA NUOVA COMPAGNIA

“SIAMO PRONTI A ENTRARE IN ALITALIA”
I TEDESCHI GARANTIREBBERO NUOVE ROTTE, UNA FLOTTA DI 98 AEREI OLTRE A MAGGIORI RICAVI SUI VOLI DI LUNGO RAGGIO, QUELLI CHE TRADIZIONALMENTE PORTANO I MAGGIORI UTILI
Lucio Cillis per “la Repubblica”
Il ministero dello Sviluppo e le Ferrovie dello Stato hanno ricevuto ieri una lettera di Lufthansa che riapre i giochi sulla compagnia di bandiera. La compagnia tedesca avrebbe aperto ad una partecipazione attiva nella Nuova Alitalia e sarebbe disposta a mettere sul piatto una cifra superiore ai 100 milioni di euro di Delta.
L'offerta (non citata nella missiva) dovrebbe aggirarsi attorno ai 150 milioni di euro. L'ammontare dell'impegno da parte dei tedeschi sarebbe emerso nel corso del negoziato segreto che si è tenuto nei giorni scorsi e che si è concluso ieri mattina con un vertice a Milano tra i dirigenti di Fs, quelli di Atlantia e il capo delegazione e membro del cda Lufthansa, Harry Hohmeister.
La compagnia tedesca avrebbe dunque rotto gli indugi e sarebbe pronta a far parte del consorzio che punta al salvataggio di Alitalia. Accanto al "vil denaro" che servirà a far partire la nuova società (la cui valorizzazione complessiva iniziale sarà di un miliardo) Lufthansa è pronta a garantire nuove rotte, una flotta di 98 aerei oltre a maggiori ricavi sui voli di lungo raggio, quelli che tradizionalmente portano i maggiori utili alle compagnie aeree.
Questo il piano di Lufthansa: accanto ai 150 milioni promessi, nel giro di tre anni i tedeschi puntano ad ottenere progressivamente una presenza tra il 51% e il 70% della compagnia. A patto che il governo italiano (e quindi il ministero dell' Economia) siano disposti a uscire dalla partita diluendo la propria partecipazione. In questo caso Atlantia, potrebbe restare in sella come socio unico italiano col 30%.
Anche se, a questo riguardo, non sono emerse chiusure nei riguardi di Ferrovie.
Che qualcosa si stia muovendo lo confermano anche le insistenti voci di incontri tra emissari venuti dalla Germania e vertici del sindacato italiano. Secondo alcune fonti si sarebbe parlato di garanzie occupazionali, di esuberi e di esternalizzazioni, ovvero di cessione di alcune attività, oggi in capo ad Alitalia, ad altre società. Alitalia, secondo il progetto, si trasformerebbe nella compagnia di riferimento nel network tedesco per i collegamenti verso Africa e America del Sud, verso gli Usa e Asia.
In particolare i voli di lungo raggio entrerebbero in una rete ben oliata come quella di Star Alliance, la più grande alleanza mondiale tra linee aeree guidata da Lufthansa. Alitalia, per questo, si troverebbe in ottima compagnia: in Star Alliance sono presenti alleati di peso come i cinesi di Air China e gli americani di United.
Questo rilancio - se confermato dal cda di Lufthansa previsto la prossima settimana - potrebbe mettere definitivamente fuori dai giochi Delta, rimasta arroccata su una partnership edulcorata: negli ultimi cento giorni di colloqui, il gruppo Usa ha trattato la questione con Fs e Atlantia senza mai spostare l'asticella dai 100 milioni di euro di impegno diretto nella Nuova Alitalia. L'offerta darebbe quindi una svolta inattesa al salvataggio e, se approvata dal consiglio di amministrazione di Lufthansa, porterebbe verso nuovi tempi supplementari per le offerte, a circa tre settimane dal 21 novembre, termine ultimo per recapitare un impegno vincolante.
Fonte: qui
È VERO CHE I TEDESCHI VOGLIONO INVESTIRE 150 MILIONI NELLA NUOVA ALITALIA, MA PRIMA VOGLIONO CHE SIA CHIUSO L’ACCORDO CON I SINDACATI SUI TAGLI AD AEREI E SOPRATTUTTO AGLI EQUIPAGGI
LA LETTERA DEL DIRETTORE COMMERCIALE INDICA ALTRE DUE PRECONDIZIONI: IMPLEMENTAZIONE DI UNA STRUTTURA DI GOVERNANCE E L’INIEZIONE DI CAPITALE SENZA IL…
Lufthansa è pronta a considerare un «importante investimento» nella nuova Alitalia ristrutturata, ma questo investimento è subordinato a delle «precondizioni». Lo indica la compagnia tedesca nella lettera inviata a Fs, secondo quanto riferiscono fonti che l'hanno visionata. Lufthansa chiede tra l'altro: una riduzione significativa del costo degli aerei e degli equipaggi, un dimensionamento della flotta e del network, un aumento della produttività e un accordo preventivo di riduzione dei costi con i sindacati prima di firmare qualsiasi impegno.
La lettera, firmata dal direttore commerciale di Lufthansa, Harry Hohmeister, indica altre due precondizioni: implementazione di una struttura di governance e l’iniezione di capitale nella nuova azienda senza il pagamento di obbligazioni supplementari. Nella missiva si spiega che Lufthansa e Atlantia insieme diventeranno «soci di maggioranza».
La compagnia tedesca indica quindi un target di Ebit margin dell'8% nei prossimi due anni, oltre al raggiungimento del break even. La società guidata da Carsten Spohr indica la strada della «partnership commerciale» per garantire un futuro di successo alla Nuova Alitalia e cita quanto fatto con Austrian Airlines e Swiss. In aggiunta alle discussioni fatte sulla partnership commerciale, è scritto nella lettera, Lufthansa prevede per il futuro un «potenziale investimento» in Alitalia, considerando «un importante investimento», vincolandolo a specifiche precondizioni.
In questi giorni sono previsti incontri tra la cordata acquirente della nuova Alitalia e Lufthansa a Francoforte. Lo si apprende da fonti vicine alla trattativa, secondo le quali gli incontri dovrebbero servire a fare chiarezza sull'ingresso del Gruppo tedesco nell'equity della newco. Agli incontri potrebbero partecipare anche i commissari straordinari che dal 15 ottobre stanno intervenendo in modo diretto nella trattativa.
Fonte: qui
Fonte: qui
È VERO CHE I TEDESCHI VOGLIONO INVESTIRE 150 MILIONI NELLA NUOVA ALITALIA, MA PRIMA VOGLIONO CHE SIA CHIUSO L’ACCORDO CON I SINDACATI SUI TAGLI AD AEREI E SOPRATTUTTO AGLI EQUIPAGGI
LA LETTERA DEL DIRETTORE COMMERCIALE INDICA ALTRE DUE PRECONDIZIONI: IMPLEMENTAZIONE DI UNA STRUTTURA DI GOVERNANCE E L’INIEZIONE DI CAPITALE SENZA IL…
Lufthansa è pronta a considerare un «importante investimento» nella nuova Alitalia ristrutturata, ma questo investimento è subordinato a delle «precondizioni». Lo indica la compagnia tedesca nella lettera inviata a Fs, secondo quanto riferiscono fonti che l'hanno visionata. Lufthansa chiede tra l'altro: una riduzione significativa del costo degli aerei e degli equipaggi, un dimensionamento della flotta e del network, un aumento della produttività e un accordo preventivo di riduzione dei costi con i sindacati prima di firmare qualsiasi impegno.
La lettera, firmata dal direttore commerciale di Lufthansa, Harry Hohmeister, indica altre due precondizioni: implementazione di una struttura di governance e l’iniezione di capitale nella nuova azienda senza il pagamento di obbligazioni supplementari. Nella missiva si spiega che Lufthansa e Atlantia insieme diventeranno «soci di maggioranza».
La compagnia tedesca indica quindi un target di Ebit margin dell'8% nei prossimi due anni, oltre al raggiungimento del break even. La società guidata da Carsten Spohr indica la strada della «partnership commerciale» per garantire un futuro di successo alla Nuova Alitalia e cita quanto fatto con Austrian Airlines e Swiss. In aggiunta alle discussioni fatte sulla partnership commerciale, è scritto nella lettera, Lufthansa prevede per il futuro un «potenziale investimento» in Alitalia, considerando «un importante investimento», vincolandolo a specifiche precondizioni.
In questi giorni sono previsti incontri tra la cordata acquirente della nuova Alitalia e Lufthansa a Francoforte. Lo si apprende da fonti vicine alla trattativa, secondo le quali gli incontri dovrebbero servire a fare chiarezza sull'ingresso del Gruppo tedesco nell'equity della newco. Agli incontri potrebbero partecipare anche i commissari straordinari che dal 15 ottobre stanno intervenendo in modo diretto nella trattativa.
Fonte: qui
martedì 16 luglio 2019
Fs ha scelto Atlantia per Alitalia: a settembre quote e piano per la newco
Dopo una maratona di oltre sei ore, il consiglio di amministrazione di Fs, con Mediobanca nel ruolo di advisor, ha scelto Atlantia come partner con il quale mettere a punto il piano industriale e la governance societaria, insieme ovviamente a Mef e Delta. Intorno a metà settembre, arriveranno le offerte vincolanti e saranno definite le quote della newco.
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
Al momento la certezza è che la maggioranza sarà pubblica, come ha ripetuto diverse volte il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, con Fs che dovrebbe avere tra il 35 e il 37% e il Mef il 15%, frutto della conversione in capitale degli interessi maturati con il prestito ponte da 900 milioni. Le quote dei partner privati, Atlantia e Delta, saranno fissate più avanti. Indicativamente la compagnia Usa dovrebbe avere tra il 15% e il 20% mentre la holding della famiglia Benetton circa il 30%. Escono dalla partita il gruppo Toto, il patron della compagnia sudamericana Avianca, German Efromovich e il presidente della Lazio, Claudio Lotito.
La proposta di Atlantia è stata ritenuta la più solida dal punto di vista finanziario e industriale da Fs e Mediobanca. Il consiglio di amministrazione di Ferrovie dello Stato italiane, "valutate le conferme di interesse pervenute, ha individuato Atlantia quale partner da affiancare a Delta Air Lines e al ministero dell'Economia e delle Finanze per l'operazione Alitalia". Fs Italiane "inizierà a lavorare quanto prima con i partners individuati per condividere un Piano industriale e gli altri elementi dell'eventuale offerta", ha spiegato il gruppo.
Soddisfazione è stata espressa da Di Maio secondo cui "oggi possiamo dire di avere posto le basi per il rilancio di Alitalia" per poi precisare che non ci sarà nessun passo indietro sulla revoca della concessione ad Autostrade. La questione del concessionario controllato da Atlantia si è intrecciata fin dal principio con il rilancio di Alitalia.
Il M5s, infatti, dopo il crollo del Ponte Morandi lo scorso 14 agosto ha sempre visto con sfavore l'intervento del gruppo Benetton nella nuova compagnia. Anche oggi Di Maio ha precisato che "erano arrivate altre offerte, ma hanno scelto Atlantia. Nessun pregiudizio, già lo avevo detto", ha quindi aggiunto, "anche perché lo Stato continuerà ad avere la maggioranza assoluta dell'azienda e quindi anche il controllo della newco. Era questo l'obiettivo che si era fissato il governo. Sia chiara una cosa però: niente e nessuno cancellerà i 43 morti del Ponte Morandi. Niente e nessuno cancellerà il dolore delle loro famiglie. Sulla revoca della concessione ad Autostrade non indietreggiamo di un solo centimetro!", ha concluso il vicepremier.
Fonte: qui
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sabato 4 maggio 2019
TONINELLI APRE AI BENETTON IN ALITALIA: ''NON VA MISCHIATA CON IL PONTE MORANDI''
STASERA DI MAIO GLI CHIUDE LA MANO NELLA PORTA: ''ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO LE CARTE, CIOÈ FINCHÉ NON MANDANO UNA RICHIESTA FORMALE DI ENTRARE NELLA PARTITA''. IERI CASTELLUCCI HA FATTO IL PREZIOSO, MA LA TRATTATIVA VA AVANTI: OVVIAMENTE IN BALLO C'È LA CONCESSIONE DI AUTOSTRADE.
SE IL GOVERNO SMETTE DI FARE LA GUERRA (MEDIATICA) AI BENETTON, LORO APRONO IL PORTAFOGLIO PER IL CARROZZONE
ALITALIA: TONINELLI,NON VA MISCHIATA CON PONTE MORANDI
(ANSA) - "Dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo nè in terra". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parlando a Radio 24 del possibile coinvolgimento della società della famiglia Benetton in Alitalia. "Abbiamo un vantaggio quello di non mischiare le cose: quando lo fai - sottolinea - sei ricattabile o devi fare compromessi al ribasso. La questione Alitalia è gestita dai Commissari e da Fs. Altro ambito è il Ponte Morandi, con la Commissione ad hoc al Mit. Sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente".
"Gli investitori e i finanziatori ci sono, ne manca uno", ha proseguito il ministro, confermando le parole di Luigi Di Maio, secondo cui all'appello per il controllo della newco Alitalia mancherebbe un ultimo 15%, ancora da assegnare. "I Commissari e le Ferrovie ci stanno lavorando. Dateci tempo fiducia per chiudere un dossier che non è affatto semplice. Ci sono interlocuzioni e trattative importanti", ha insistito, ribadendo che al centro dell'attenzione del governo ci sono i dipendenti e l'immagine di Alitalia.
Alitalia, sì del Carroccio all' ingresso di Atlantia
I soci coperti di Di Maio
Giorgetti: «C' è una coerenza industriale» Ma Castellucci frena: «Troppi fronti aperti» Il ministro in tv annuncia che all' appello mancherebbe soltanto il 15% del capitale.
ALITALIA:DI MAIO, ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO CARTE
(ANSA) - "Ho letto anche io le dichiarazioni di Castellucci (l'a.d. di Atlantia, ndr) che diceva che non se lo potevano permettere, finché non leggo le carte, cioè finché non inviano i soggetti interessati una richiesta formale per me non sono a bordo. Poi leggeremo le carte. La situazione è complessa". Così il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo a Zapping, ha commentato la posizione dell'holding dei Benetton sulla partita per Alitalia.
Di Maio ha poi smentito che vengano ancora utilizzati soldi dei contribuenti per il salvataggio della compagnia aerea perché, ha spiegato "il Mef ce li aveva messi negli ultimi due anni, quindi converte i prestiti in azioni". Per il ministro, in ogni caso, "il personale va tutelato, per questo ho voluto che lo Stato ci fosse dentro senza soldi degli italiani".
Rosario Dimito per “il Messaggero”
La Lega rompe gli indugi su Alitalia ed apre ad Atlantia.
Si profila così un nuovo scenario politico più favorevole all' intervento del gruppo autostradale. Che però, dal canto suo, ieri ha ribadito la posizione già espressa durante l' ultima assemblea di «non voler aprire un altro fronte dopo i tanti già aperti». Molti però pensano che si tratti di una mossa tattica.
Tutto accade mentre filtra l' ipotesi che i commissari siano stati autorizzati dal Mise ad allungare al 15 (o al 31 maggio) il termine concesso alle Ferrovie per fare l' offerta. A complicare tutto ci ha pensato poi Luigi Di Maio che, intervistato su La7, ha delineato un nuovo scenario: «Ci sono Fs, Delta e ci sarà il Mef, ci sono tre soggetti, ne manca uno, ma non manca il 40%, bensì il 15%». Parole che hanno lasciato di stucco tutti i soggetti coinvolti. Siccome Mef e Delta hanno già deciso di rilevare un 15% a testa, l' unica chiave di lettura possibile è che Di Maio pensi a un portage di Fs o Tesoro: aumentare le loro quote salvo trovare un altro partner in seguito.
Una fonte ministeriale autorevole, interpellata dopo le parole di Di Maio, spiega: «Siamo ancora in una fase interlocutoria».
IL BUIO SULLE MOSSE
I commissari sono all' oscuro di tutto, compresa la nuova proroga, e questo contribuisce da un lato ad alimentare la tensione specie da parte sindacale per il timore possa rifarsi avanti Lufthansa, e dall' altra suona come ulteriore insipienza politica perché al di là delle enunciazioni, mancano i fatti concreti, benché Giuseppe Conte due settimane fa, avesse promesso l' apertura di un tavolo a Palazzo Chigi. Non se ne è saputo più nulla. Chi invece è venuto allo scoperto, come detto, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Atlantia», ha detto il primo maggio, «in quanto concessionario autostradale secondo me non dovrebbe entrare in Alitalia, ma Atlantia come proprietaria di Aeroporti di Roma ha un interesse concreto di tipo industriale».
Giorgetti ha rimarcato come, sulle vicende di Atlantia, anche dopo la tragedia di Genova, la Lega abbia sempre avuto un atteggiamento «presente e razionale», differenziandosi da M5S che invece ha preso di punta la società autostradale con una polemica che alla fine si sta rivelando deleteria anche per il rilancio della compagnia. L' esponente di governo ha ricordato che chi entra in Alitalia lo deve fare «con un obiettivo preciso non per barcamenarsi o permettere ad Alitalia di proseguire due anni soltanto.
Deve dare prospettive a lungo termine e una linea di galleggiamento per quanto riguarda reddito e utili e non perdite». E poi: «Dobbiamo essere ottimisti. Il lavoro va avanti, anche se parliamo di un business complicato - ha proseguito Giorgetti - Non credo che quello delle compagnie aeree sia un mondo dove si facciano utili. Ci sono tante difficoltà che influiscono sulla tipologia di business. L' Italia è un Paese che per il turismo, una sua compagnia aerea dovrebbe essere in grado di mantenerla».
Fin qui una parte della politica che con maggiore senso di realtà prova ad accelerare i tempi per il rilancio. Finora lo schema di lavoro prevede che Fs, Delta e Mef sottoscrivano fino al 60-65% della Newco, manca la quota residua ma non è facile trovare un soggetto idoneo. E Atlantia, che sarebbe pronta, deve tenere il punto anche rispetto alla legittimazione incassata dalla Lega. «Abbiamo tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia», ha sottolineato sempre ieri l' ad Giovanni Castellucci. Il manager ha anche sottolineato che «Adr ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è cosi determinato dalle vicende di Alitalia».
Eppure continuano i contatti tra Atlantia, Fs e Mediobanca per rientrare nella gara regolata da una procedura tecnicamente interrotta martedì 30 aprile. Dal Mise ieri sera sarebbe trapelata l' indicazione si spostare i termini a metà o anche a fine maggio. Sembra che lo studio Laghi abbia predisposto la bozza di lettera da inviare a Fs con la quarta proroga. Prima però va sottoposta a Di Maio: due pagine in cui si dice è stato raggiunto l' accordo con Delta e sono in corso colloqui con investitori. Fs comunque continua a lavorare al progetto: ieri pomeriggio a Roma vertice con gli emissari legali di Delta arrivati da Atlanta, Mediobanca, Credit Suisse, EY, Kpmg, studi Cleary Gottlieb, BonelliErede.
Fonte: qui
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