Visualizzazione post con etichetta Autostrade. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Autostrade. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2020

GABANELLI (VIDEO): ''L'ENTE PUBBLICO HA 3500 PONTI FUORI CONTROLLO. NEL 2019 È STATO ESEGUITO SOLO IL 28% DELLE ISPEZIONI OBBLIGATORIE EPPURE IL BUDGET DELLA SOCIETÀ È SALITO A 29,9 MILIARDI. DI CUI SONO STATI SPESI MENO DI 200 MILIONI. CERTO, SE NON CARICHI A SISTEMA I RISULTATI DELLE ISPEZIONI, PUOI GESTIRE COME TI PARE I RAPPORTI CON LE AZIENDE. È IL CASO DEI FUNZIONARI ANAS DI CATANIA E DEGLI IMPRENDITORI ARRESTATI IN SICILIA…''




ANAS, 3.500 PONTI FUORI CONTROLLO

Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera

L' allarme era stato lanciato un anno fa: 992 ponti che attraversano strade e autostrade italiane gestite da Anas, costruiti in buona parte negli anni Sessanta, erano senza padrone. Non avevano cioè un proprietario certo che provvedesse alla manutenzione. La mappa era stata realizzata dopo che ci scappò il morto: anno 2016, cavalcavia di Annone, dietro il crollo c' era la mancata cura della struttura dovuta al fatto che nessuno sapeva di doversene occupare, mentre il traffico pesante continuava a passarci sopra. In attesa di capire se queste strutture sono in carico a Province, Comuni o Consorzi, il ministero delle Infrastrutture (Mit) tranquillizzava tutti chiedendo ad Anas di sorvegliarli «al fine di assicurare l' incolumità della vita umana», scriveva preoccupato il direttore generale del Trasporto stradale, Antonio Parente.
AUTOSTRADE PER L ITALIAAUTOSTRADE PER L'ITALIA
Un anno dopo a che punto siamo? I ponti in questione sono stati controllati? L' incolumità è garantita? Risposta: ci sono ancora 763 cavalcavia senza identità e su questi non sono state fatte le ispezioni approfondite previste per legge con cadenza annuale, ma soltanto quelle «a vista» ad opera dei cantonieri. Dalle quali, ci scrive Anas, non sarebbero emerse criticità tali da richiedere interventi di manutenzione.

La lista dei ponti «anonimi» non è mai stata resa nota, ma nel gennaio 2019 Dataroom ne aveva individuato alcuni sulla trafficatissima Statale 7 bis in Campania. A Orta di Atella (Caserta) l' allora sindaco Andrea Villano, professione ingegnere, ne aveva chiusi al traffico tre perché sul manto stradale si erano aperte delle grosse fessure e sulla Statale sottostante cadevano pezzi di impalcato.
gabanelliGABANELLI
Siamo tornati sul posto pochi giorni fa: nessun intervento è stato fatto, i ponti sono sempre più malandati, i calcinacci continuano a cadere sulla strada e i buchi sono sempre lì. Eppure per Anas «non sono emerse forti criticità». «Ma se cade il calcestruzzo sulla carreggiata, com' è possibile che non sia necessario un intervento?», si stupisce l' ingegner Villano, mostrando i pezzi di cemento che si staccano a mano. Mentre sugli stessi cavalcavia, ancora chiusi al traffico, passano auto, camion, trattori. E, sotto, il serpentone delle auto corre incessante.
Come va invece sui 14.500 ponti e viadotti che hanno una proprietà certa e che Anas deve gestire? Un mese fa sul tavolo della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, è arrivato un documento. Era accompagnato da una lettera firmata da Gianni Armani, l' ex amministratore delegato di Anas, il quale, venuto in possesso dei dati sorprendenti sull' attività di sorveglianza, voleva informare il governo «per ragioni di sicurezza del Paese», dice.

annone brianza il crollo del cavalcavia milano lecco 8ANNONE BRIANZA IL CROLLO DEL CAVALCAVIA MILANO LECCO 
Il documento riporta i numeri riguardanti le ispezioni registrate fino a dicembre 2019. Quelle annuali, obbligatorie per legge, che dovevano eseguire gli ingegneri qualificati sui 4.991 viadotti principali (con campata di luce superiore ai 30 metri di lunghezza) e critici (segnalati dai cantonieri) si sono fermate a 1.419, il 28% del dovuto.
Nel 2018 erano state il 56%. Stesso discorso, seppure in misura meno importante, vale per le ispezioni trimestrali, quelle «a vista», a carico dei sorveglianti: validate il 69%. Nel 2018 erano state l' 88%. Questi sono i dati registrati dal sistema Bms, varato nell' ottobre 2017, che monitora lo stato di sicurezza delle opere e programma gli interventi di manutenzione straordinaria.
ugo dibennardo 1UGO DIBENNARDO 
Scendendo nel dettaglio si legge che in regioni come Piemonte e Friuli-Venezia Giulia, la casella verifiche obbligatorie annuali segna «zero», quando ne erano invece previste rispettivamente 205 e 64. Nelle Marche ne è stata inserita una su 271, mentre le Autostrade Siciliane registrano zero ispezioni su 348 strutture. L' Autostrada del Mediterraneo, che ha dentro anche la Salerno-Reggio Calabria con viadotti fra i più alti d' Europa (Stupino e Italia): 7 ispezioni su 574. Sul fronte opposto, invece, la Liguria, dove l' Anas ha passato al setaccio 201 ponti quando avrebbe dovuto controllarne solo 18, andando così ben oltre il dovuto, caso unico in Italia. Uno zelo dovuto forse ai disastri che hanno colpito la Regione.
Nel frattempo i chilometri di carreggiata da tenere sotto controllo, sono passati da 26.373 a oltre 29 mila, a causa del passaggio di diverse strade provinciali nell' alveo di Anas. Per le «ispezioni sulla pavimentazione», che registrano le condizioni dell' asfalto, lo scorso dicembre il sistema sfornava uno zero tondo. Nei primi mesi del 2018 era entrato inoltre in funzione il sistema Pms, finalizzato a una manutenzione tempestiva delle nostre strade. Prevede l' utilizzo di mezzi mobili attrezzati con laser scanner che verificano l' asfalto, tenuta, rugosità, buche.

ANASANAS
Nel 2018 ne erano stati acquistati 4 che avrebbero dovuto battere in lungo e in largo la Penisola. Ebbene, nel 2019 questa attività sembra essersi fermata.
Eppure Anas dispone di risorse importanti.
Il contratto di programma stipulato con il ministero delle Infrastrutture aveva stanziato per il quinquennio 2016-2020 23,4 miliardi, aumentati lo scorso anno a 29,9, più della metà per la manutenzione programmata, l' adeguamento e la messa in sicurezza di ponti, gallerie e pavimentazione. In più, per il biennio 2019-2020, stanziati altri 2,7 miliardi da utilizzare per la manutenzione straordinaria.
Sono stati spesi meno di 200 milioni. Cosa non funziona, dunque?
Innanzitutto se non carichi a sistema i risultati delle ispezioni, puoi gestire come ti pare i rapporti con le aziende. È il caso dei funzionari Anas di Catania e degli imprenditori recentemente arrestati in Sicilia: i lavori di manutenzione venivano eseguiti solo parzialmente, in modo da spartirsi il residuo.
ANAS AUTOSTRADAANAS AUTOSTRADA
Corruzione. A Trieste sono in corso indagini su un sistema di spese gonfiate nella manutenzione delle strade e di mazzette a un paio di dipendenti Anas. A Firenze sono stati rinviati a giudizio in 18 fra cui 4 funzionari Anas, per affidamenti in urgenza e senza gara. Quando l' urgenza non c' era. Quindi: cavalcavia «anonimi» senza interventi, attività d' ispezione annuale su quelli di proprietà ridotta al 28%, ispezioni sulla pavimentazione a zero. Di fronte a questi dati cosa dice il ministero delle Infrastrutture, al quale spetta il controllo dell' attività di Anas?
Risponde che, in merito ai propri ponti, «si è in attesa da Anas della relazione 2019» e, quanto a quelli anonimi, «Anas ha assicurato di aver messo in atto sorveglianze e controlli analoghi ai cavalcavia di proprietà». Cioè, si fida del controllato. E il controllato, Anas, dice che va tutto bene. Il suo amministratore delegato, Massimo Simonini, un manager interno senza esperienza di programmazione e controllo, voluto un anno fa dal ministro Danilo Toninelli, in dicembre era stato sfiduciato dal cda, per poi essere miracolosamente salvato.
ANAS AUTOSTRADA 1ANAS AUTOSTRADA 
Anche Toninelli, che aveva scarse competenze di Infrastrutture, è stato sostituto e al suo posto ora c' è Paola De Micheli. Laurea in scienze politiche, è una manager del settore agroalimentare, già sottosegretario all' Economia e alla presidenza del Consiglio e non memorabile commissario straordinario alla ricostruzione del terremoto del Centro Italia. Pure lei si cimenta per la prima volta con le Infrastrutture, e magari ritiene Anas adatta a prendersi la concessione dei 3.000 km di Autostrade. Fonte: qui

SE I BENETTON PIANGONO, I GAVIO NON RIDONO 
PARE CHE IL FONDO ARDIAN, CHE HA INVESTITO IN MODO MASSICCIO NEL CONCESSIONARIO ITALIANO, STIA RICONSIDERANDO LE SUE PROSPETTIVE, ALLA LUCE DEI DANNI SUBITI ANCHE DALLA RETE GUIDATA DA RUBEGNI. CHE STROMBAZZAVA LE SUE MISURE DI SICUREZZA E 5 GIORNI DOPO ASSISTEVA AL CROLLO DI UN VIADOTTO SULLA SAVONA-TORINO 
DOPO LE ELEZIONI SI CAPIRÀ L'ATTEGGIAMENTO DEL GOVERNO VERSO I CONCESSIONARI

ALBERTO RUBEGNIALBERTO RUBEGNI
Le autostrade italiane sono diventate improvvisamente sdrucciolevoli. Negli ambienti finanziari si racconta che il fondo francese Ardian stia analizzando a fondo il suo notevole investimento nella partnership con i Gavio, e che abbia messo al lavoro una squadra di tecnici e di avvocati per valutare le prospettive italiane.

Facciamo un passo indietro: nel luglio del 2018 la società di investimento d'oltralpe inizia una trattativa con il gruppo guidato da Alberto Rubegni. Un mese dopo, con il crollo del ponte Morandi e le ripercussioni nel settore, l'accordo subisce un brusco arresto, ma nei mesi successivi si arriva al closing: 850 milioni per il 40% di una newco che resta al 60% in mano ai Gavio, e che controlla il gruppo Sias/Astm, allora il quarto gruppo autostradale al mondo.

Beniamino GavioBENIAMINO GAVIO
Nell'autunno del 2019, le assemblee danno il via libera alla fusione per incorporazione di Sias in Astm per l'accorciamento della catena di controllo e per la razionalizzazione della struttura societaria. Scrive l'ANSA: ''La nuova società, sempre quotata in Borsa ma con un maggior peso sul listino e più flottante, è una holding industriale delle concessioni autostradali, delle costruzioni (tramite Itinera) e dell'ingegneria, in grado di crescere, anche con un rafforzamento del capitale, sia in Italia sia sui mercati esteri dove è già presente con Ecorodovias in Brasile.

Il riassetto e' stato favorito dall'arrivo lo scorso autunno del fondo Ardian (col 40%) accanto ai Gavio (al 60%) nella Nuova Argo Finanziaria, la controllante delle società operative. Dopo l'ultima acquisizione in Brasile del settembre scorso, il gruppo è diventato il secondo operatore autostradale mondiale dopo Atlantia-Abertis e davanti a Vinci con oltre 4.500 chilometri di rete in concessione''.

AUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIOAUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIO
Quindi un balzo ancora più rilevante sia in termini di investimenti che di collocazione sul mercato, con Rubegni che era stato confermato amministratore delegato nel  mese di maggio, al fianco del presidente Gian Maria Gros-Pietro, un decano del settore autostradale.

Solo che da quando sono iniziate le indagini sul gruppo Benetton-Atlantia-Autostrade in seguito al disastro di Genova, sono anche aumentati i controlli su tutta la rete autostradale, che hanno mostrato un notevole deficit di manutenzione e di investimenti da parte dei concessionari sia pubblici (Anas) che privati.

Il fatto che ai ricchi rendimenti non corrispondessero adeguate spese di manutenzione è stato dimostrato dal roboante annuncio sganciato nei giorni scorsi da Autostrade per l'Italia, che si impegna a fare mille assunzioni e tirare fuori 7,5 miliardi per garantire la tenuta di strade, ponti e viadotti. La mossa per molti è stata un boomerang perché poteva essere letta come un'ammissione di colpa. Sta di fatto che è riuscita a bloccare il governo, che era pronto a bastonare il gruppo con una revoca parziale già in questi giorni.

Tornando al gruppo Gavio, il crollo a novembre del viadotto sulla Torino-Savona è miracolosamente avvenuto senza vittime. Ma seguiva di pochi giorni gli annunci roboanti dei manager sul livello di sicurezza della loro rete, dichiarazioni che volevano segnare una distanza dalla scarsa attenzione dei rivali.

viadotto a6 torino savonaVIADOTTO A6 TORINO SAVONA
***

OCCHIO A FARSI BELLI, IL KARMA È SEMPRE IN AGGUATO 

5 GIORNI PRIMA DEL CROLLO DEL VIADOTTO, IL GRUPPO GAVIO SI BEAVA DEGLI INVESTIMENTI IN SICUREZZA SULLA TORINO-SAVONA, E MANDAVA ANCHE FRECCIATONE CONTRO LA RIVALE ATLANTIA: ''NOI MANTENIAMO UN APPROCCIO PIÙ INGEGNERISTICO CHE FINANZIARIO AL SETTORE''. POI UNA LUNGA DESCRIZIONE DEI SENSORI (FUNZIONANTI). E INVECE...



***

Proprio questa discrepanza tra le dichiarazioni e lo stato effettivo delle strade e delle manutenzioni avrebbe portato il fondo Ardian a chiedersi se i manager italiani negli scorsi due anni avessero rappresentato davvero lo stato delle cose.

In previsione di atteggiamenti punitivi del governo nei confronti dei concessionari autostradali (il precedente di un'eventuale revoca, anche parziale, sarebbe rischioso in caso di un nuovo crollo o malfunzionamento), i francesi starebbero valutando le loro opzioni.
roberto tomasi autostrade per l'italiaROBERTO TOMASI AUTOSTRADE PER L'ITALIA

Tutto, ancora una volta, si deciderà dopo le elezioni. Il governo Conte era pronto alla sua sparata contro Autostrade-Atlantia già la settimana scorsa, ma il roboante annuncio dei nuovi investimenti ha riaperto la trattativa sul destino finale del gruppo…

venerdì 21 giugno 2019

Autostrade, arriva la stretta sulle tariffe

Gli extra ricavi dovuti a maggior traffico delle società autostradali si tradurranno in riduzioni delle tariffe che registreranno annualmente, con un meccanismo di premi e penalità, anche la qualità del servizio. Il concessionario sarà poi obbligato a “efficientare” ogni anno i propri costi operativi e gestionali, in modo da pervenire a un “tetto” fissato per legge calcolato tramite il confronto con le migliori pratiche del settore. E’ pronta la rivoluzione per il sistema tariffario delle autostrade varata dall’Art, l’Autorità dei trasporti, che ha già incassato però il no secco dell’Aiscat. La riforma, sempre che il governo dia parere favorevole, avrà un impatto anche sulle concessioni in essere. Spetterà ora al Mit (soddisfatto il ministro Toninelli che ha parlato di «uno stop alle mangiatoie») convocare le società per chiedere un aggiornamento dei piani economici e finanziari scaduti e capire come procedere. 
VIDEO: Aree di servizio, tra disagi e inefficienze (Rai Play)
Lettore video di: RAI (Informativa sulla privacy)
LA RIVOLTA
Un provvedimento - dicono però in coro le concessionarie - dirigista e statalista. Che rischia di bloccare i cantieri e gli investimenti in corso che si basano su regole scritte nelle convenzioni. E che penalizza l’intero sistema, come già accade nel 2006 quando l’allora ministro Di Pietro tentò di scardinare l’impianto dell’epoca, ma fu sconfessato nel 2008 dalla Corte di Giustizia Ue che affermò l’impossibilità di modificare unilateralmente i contratti. Le linee guida dell’Art vanno ad incidere su 16 società per le quali il periodo regolatorio quinquennale previsto dalle vigenti convezioni risulta scaduto dopo il 29 settembre 2018 oppure è scaduto precedentemente senza che l’aggiornamento del piano economico-finanziario sia stato approvato dal Ministero delle infrastrutture. E’ stata l’Autorità a pubblicare ieri sul sito il nuovo schema dopo una consultazione con i soggetti interessati. L’impatto, sempre che la riforma diventi operativa, non sarà da poco. Sono previsti nuovi criteri che misureranno investimenti e i miglioramenti dell’efficienza dei gestori. L’effetto, almeno in teoria, sarà quello di moderare le tariffe tramite il meccanismo del “price cap”, che prevede un indicatore di produttività annuale che verrà calcolato con cadenza quinquennale per valutare i diversi aspetti della efficienza della gestione. Inoltre, annualmente le tariffe saranno tarate riconoscendo solo gli investimenti effettivamente realizzati secondo le tempistiche e i piani predefiniti e concordati con il Mit.
«Un efficace meccanismo di salvaguardia - è scritto nella delibera approvata - coerente con l’impostazione del modello incentrato sul metodo del price-cap» finalizzato «a trasferire direttamente, in termini di riduzione tariffaria, eventuali extra ricavi correlati al fatto che i volumi di traffico a consuntivo si rivelino eccessivamente superiori alle previsioni di traffico (potenzialmente sottostimate)». Un’altra importante novità riguarda l’introduzione di un «articolato meccanismo di penalità/ premi per la qualità dei servizi offerti, volto a fornire al concedente, almeno nell’ambito di predefinite aree tematiche, la possibilità di individuare gli indicatori e i relativi obiettivi di qualità, monitorare il conseguimento degli obiettivi posti, valutare la performance del concessionari autostradale e conseguentemente applicare immediatamente i meccanismi di penalità/premi con effetto diretto sulle tariffe all’utente». Da un lato la “rivoluzione” autostradale, spiegano all’Art, punta ad assicurare «l’equilibrio economico finanziario per le componenti tariffarie relative agli oneri di concessione e agli investimenti, qualora effettivamente realizzati nei tempi previsti, anche tramite il riconoscimento dei costi di remunerazione sul capitale investito (tenendo però conto delle effettive condizioni di mercato, senza prevedere “sovraremunerazioni”).
Ma dall’altro lato, il nuovo meccanismo vuole incentivare il concessionario «ad adeguare anno su anno la propria struttura dei costi operativi, agendo sulle leve gestionali aziendali e sull’efficientamento dei processi di produzione». Una misura, a giudizio dell’Aiscat, dal sapore statalista. Saranno poi valutati - si legge sempre nel testo - i soli costi operativi e di capitale strettamente correlati all’attività autostradale, secondo precisi criteri di pertinenza. Insomma, sarà più difficile confondere le varie componenti dei costi e dovrebbe essere più facile capire chi ha davvero migliorato la qualità. Dato che l’impianto andrà applicato su convenzioni in corso resta il dubbio di come misure retroattive possano essere considerate legittime. Il rischio di una valanga di ricorsi è molto concreto. Forse sarebbe stato più opportuno convocare un tavolo Mit-concessionari per affrontare e sciogliere i nodi tutti insieme. La patata bollente passa ora a Palazzo Chigi. Fonte: qui

sabato 4 maggio 2019

TONINELLI APRE AI BENETTON IN ALITALIA: ''NON VA MISCHIATA CON IL PONTE MORANDI''

STASERA DI MAIO GLI CHIUDE LA MANO NELLA PORTA: ''ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO LE CARTE, CIOÈ FINCHÉ NON MANDANO UNA RICHIESTA FORMALE DI ENTRARE NELLA PARTITA''. IERI CASTELLUCCI HA FATTO IL PREZIOSO, MA LA TRATTATIVA VA AVANTI: OVVIAMENTE IN BALLO C'È LA CONCESSIONE DI AUTOSTRADE. 

SE IL GOVERNO SMETTE DI FARE LA GUERRA (MEDIATICA) AI BENETTON, LORO APRONO IL PORTAFOGLIO PER IL CARROZZONE 

ALITALIA: TONINELLI,NON VA MISCHIATA CON PONTE MORANDI
 (ANSA) - "Dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo nè in terra". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parlando a Radio 24 del possibile coinvolgimento della società della famiglia Benetton in Alitalia. "Abbiamo un vantaggio quello di non mischiare le cose: quando lo fai - sottolinea - sei ricattabile o devi fare compromessi al ribasso. La questione Alitalia è gestita dai Commissari e da Fs. Altro ambito è il Ponte Morandi, con la Commissione ad hoc al Mit. Sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente".
DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIDANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI


"Gli investitori e i finanziatori ci sono, ne manca uno", ha proseguito il ministro, confermando le parole di Luigi Di Maio, secondo cui all'appello per il controllo della newco Alitalia mancherebbe un ultimo 15%, ancora da assegnare. "I Commissari e le Ferrovie ci stanno lavorando. Dateci tempo fiducia per chiudere un dossier che non è affatto semplice. Ci sono interlocuzioni e trattative importanti", ha insistito, ribadendo che al centro dell'attenzione del governo ci sono i dipendenti e l'immagine di Alitalia.
Alitalia, sì del Carroccio all' ingresso di Atlantia 
I soci coperti di Di Maio
Giorgetti: «C' è una coerenza industriale» Ma Castellucci frena: «Troppi fronti aperti» Il ministro in tv annuncia che all' appello mancherebbe soltanto il 15% del capitale.

ALITALIA:DI MAIO, ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO CARTE 
(ANSA) - "Ho letto anche io le dichiarazioni di Castellucci (l'a.d. di Atlantia, ndr) che diceva che non se lo potevano permettere, finché non leggo le carte, cioè finché non inviano i soggetti interessati una richiesta formale per me non sono a bordo. Poi leggeremo le carte. La situazione è complessa". Così il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo a Zapping, ha commentato la posizione dell'holding dei Benetton sulla partita per Alitalia.

toninelli renzi di maio air force renziTONINELLI RENZI DI MAIO AIR FORCE RENZI
Di Maio ha poi smentito che vengano ancora utilizzati soldi dei contribuenti per il salvataggio della compagnia aerea perché, ha spiegato "il Mef ce li aveva messi negli ultimi due anni, quindi converte i prestiti in azioni". Per il ministro, in ogni caso, "il personale va tutelato, per questo ho voluto che lo Stato ci fosse dentro senza soldi degli italiani".


ALITALIA, IL CARROCCIO DICE SÌ AI BENETTON
Rosario Dimito per “il Messaggero

La Lega rompe gli indugi su Alitalia ed apre ad Atlantia.
Si profila così un nuovo scenario politico più favorevole all' intervento del gruppo autostradale. Che però, dal canto suo, ieri ha ribadito la posizione già espressa durante l' ultima assemblea di «non voler aprire un altro fronte dopo i tanti già aperti». Molti però pensano che si tratti di una mossa tattica.

di maio e toninelli davanti all air force renziDI MAIO E TONINELLI DAVANTI ALL AIR FORCE RENZI
Tutto accade mentre filtra l' ipotesi che i commissari siano stati autorizzati dal Mise ad allungare al 15 (o al 31 maggio) il termine concesso alle Ferrovie per fare l' offerta. A complicare tutto ci ha pensato poi Luigi Di Maio che, intervistato su La7, ha delineato un nuovo scenario: «Ci sono Fs, Delta e ci sarà il Mef, ci sono tre soggetti, ne manca uno, ma non manca il 40%, bensì il 15%». Parole che hanno lasciato di stucco tutti i soggetti coinvolti. Siccome Mef e Delta hanno già deciso di rilevare un 15% a testa, l' unica chiave di lettura possibile è che Di Maio pensi a un portage di Fs o Tesoro: aumentare le loro quote salvo trovare un altro partner in seguito.

Una fonte ministeriale autorevole, interpellata dopo le parole di Di Maio, spiega: «Siamo ancora in una fase interlocutoria».

IL BUIO SULLE MOSSE
I commissari sono all' oscuro di tutto, compresa la nuova proroga, e questo contribuisce da un lato ad alimentare la tensione specie da parte sindacale per il timore possa rifarsi avanti Lufthansa, e dall' altra suona come ulteriore insipienza politica perché al di là delle enunciazioni, mancano i fatti concreti, benché Giuseppe Conte due settimane fa, avesse promesso l' apertura di un tavolo a Palazzo Chigi. Non se ne è saputo più nulla. Chi invece è venuto allo scoperto, come detto, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Atlantia», ha detto il primo maggio, «in quanto concessionario autostradale secondo me non dovrebbe entrare in Alitalia, ma Atlantia come proprietaria di Aeroporti di Roma ha un interesse concreto di tipo industriale».
CASTELLUCCICASTELLUCCI

Giorgetti ha rimarcato come, sulle vicende di Atlantia, anche dopo la tragedia di Genova, la Lega abbia sempre avuto un atteggiamento «presente e razionale», differenziandosi da M5S che invece ha preso di punta la società autostradale con una polemica che alla fine si sta rivelando deleteria anche per il rilancio della compagnia. L' esponente di governo ha ricordato che chi entra in Alitalia lo deve fare «con un obiettivo preciso non per barcamenarsi o permettere ad Alitalia di proseguire due anni soltanto.

Deve dare prospettive a lungo termine e una linea di galleggiamento per quanto riguarda reddito e utili e non perdite». E poi: «Dobbiamo essere ottimisti. Il lavoro va avanti, anche se parliamo di un business complicato - ha proseguito Giorgetti - Non credo che quello delle compagnie aeree sia un mondo dove si facciano utili. Ci sono tante difficoltà che influiscono sulla tipologia di business. L' Italia è un Paese che per il turismo, una sua compagnia aerea dovrebbe essere in grado di mantenerla».

Fin qui una parte della politica che con maggiore senso di realtà prova ad accelerare i tempi per il rilancio. Finora lo schema di lavoro prevede che Fs, Delta e Mef sottoscrivano fino al 60-65% della Newco, manca la quota residua ma non è facile trovare un soggetto idoneo. E Atlantia, che sarebbe pronta, deve tenere il punto anche rispetto alla legittimazione incassata dalla Lega. «Abbiamo tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia», ha sottolineato sempre ieri l' ad Giovanni Castellucci. Il manager ha anche sottolineato che «Adr ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è cosi determinato dalle vicende di Alitalia».
castellucciCASTELLUCCI

Eppure continuano i contatti tra Atlantia, Fs e Mediobanca per rientrare nella gara regolata da una procedura tecnicamente interrotta martedì 30 aprile. Dal Mise ieri sera sarebbe trapelata l' indicazione si spostare i termini a metà o anche a fine maggio. Sembra che lo studio Laghi abbia predisposto la bozza di lettera da inviare a Fs con la quarta proroga. Prima però va sottoposta a Di Maio: due pagine in cui si dice è stato raggiunto l' accordo con Delta e sono in corso colloqui con investitori. Fs comunque continua a lavorare al progetto: ieri pomeriggio a Roma vertice con gli emissari legali di Delta arrivati da Atlanta, Mediobanca, Credit Suisse, EY, Kpmg, studi Cleary Gottlieb, BonelliErede.

Fonte: qui

martedì 5 febbraio 2019

LA GABANELLI FA IL PUNTO SULLA SITUAZIONE (TRAGICA) DI VIADOTTI E CAVALCAVIA IN ITALIA

IL 50% DELLE STRUTTURE HA COMPIUTO I 40 ANNI DI ETÀ E UNA SU 4 HA SUPERATO I 50. SE I TITOLARI SONO PRIVATI POSSONO SUBENTRARE CONTENZIOSI, FALLIMENTI, DECESSI. CAMBIANO GLI UOMINI, I RIFERIMENTI, E TUTTO SI CONFONDE” 
L’ALLARME DELL’ANAS: “1425 CAVALCAVIA NON HANNO UNA PROPRIETÀ”. 307 SOLO IN CAMPANIA 

GABANELLI: 1425 PONTI IN ITALIA SONO SENZA GESTORE


Milena Gabanelli e Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera – Dataroom”


milena gabanelliMILENA GABANELLI
Il 19 dicembre sul tavolo del ministro dei Trasporti arriva una lettera allarmata: «1.425 cavalcavia non hanno una proprietà». Mittente: l' amministratore delegato di Anas. L' informazione resta riservata. È troppo calda la tragedia del Ponte Morandi con le sue 43 vittime, mentre dall' inchiesta di Genova saltano fuori altri 6 viadotti dove i controlli di legge venivano «truccati». Gli effetti del tempo, del traffico pesante e dell' incuria dei concessionari sta presentando il conto: il 28 ottobre del 2016 il cavalcavia di Annone sulla Statale 36 Milano-Lecco collassava sotto il peso di un tir finendo su due auto in transito; il 9 marzo del 2017, cedeva il ponte autostradale di Osimo, dalle parti di Ancona; il 18 aprile 2018 era la volta di quello di Fossano (Cuneo) che si schiantò su un' auto dei carabinieri. Qualche settimana fa il sequestro da parte della Procura di Arezzo del viadotto Puleto sull' E45 «perché a rischio». Il motivo è sempre lo stesso: chi gestisce le infrastrutture non fa la manutenzione.

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
La storia in casa Anas comincia proprio con quel ponte di Annone: da anni nessuno ci metteva mano perché Anas pensava fosse in carico alla Provincia e viceversa, mentre il passaggio di carichi eccezionali aumentava, fino a quando è venuto giù. L' amministratore delegato Gianni Armani, fresco di nomina, si era posto il problema che i suoi predecessori avevano ignorato: «Non è che sulle nostre statali ci sono altri casi in cui non è chiaro chi deve intervenire in caso di salute precaria?». A inizio 2017 avviava così un censimento dei ponti che incrociano la rete gestita dall' azienda pubblica: oltre 27 mila chilometri di asfalto, fra Statali, autostrade, raccordi stradali e complanari. Ne hanno contati 2.994, di cui non era chiara la proprietà.

viadotto puleto e45 2VIADOTTO PULETO E45 
Dopo un anno di indagine Anas scopriva che 983 sono i suoi, 586 sono di un altro gestore, ma ben 1.425 viadotti sono risultati senza un proprietario e gestore identificato. La situazione è stata portata alla luce con preoccupazione da Armani in una comunicazione (finora inedita) al ministero del 19 dicembre: «Per 1.425 ponti e cavalcavia non è stato possibile reperire documentazione negli archivi, atta a dimostrare la proprietà e la relativa competenza Si sono richieste informazioni relative alle autorizzazioni concesse per trasporti eccezionali e stato di conservazione e manutenzione delle opere.

viadotto puleto e45 1VIADOTTO PULETO E45 
Considerato che ad oggi per larga parte di queste non si è ancora ricevuta risposta, si chiede al ministero di fornire precisi indirizzi relativamente alle azioni da intraprendere». Pochi giorni prima di lasciare l' incarico, in questa sorta di testamento della viabilità italiana, Armani chiede lumi anche «circa le modalità amministrative e finanziarie con cui Anas possa intervenire a tutela della sicurezza su opere in condizioni di pericolosità». In altre parole: se Anas se ne deve occupare servono i fondi.

viadotto puleto e45 5VIADOTTO PULETO E45 
Secondo Anas, oltre il 50 per cento delle strutture ha compiuto i 40 anni di età e quasi una su quattro ha superato i 50. Non è possibile risalire con certezza al gestore di un ponte perché nella maggior parte dei casi ha registrato passaggi di proprietà o di gestione. Se i titolari sono privati, come nel caso di Consorzi o singole società, possono subentrare contenziosi, fallimenti, decessi. Cambiano gli uomini, i riferimenti, e tutto si confonde. Nel caso di enti pubblici, le responsabilità si rimpallano davanti al Tar, e in assenza di interventi tutti confidano nella buona sorte.

Il record regionale delle opere «da identificare» si trova in Campania: 307, praticamente tutte. Spicca il caso della Statale 7 bis che attraversa le province di Caserta e Napoli.
ponte morandi genova 2PONTE MORANDI GENOVA 
Un' arteria di grande percorrenza, realizzata nel post terremoto del 1980 dalla Cassa del Mezzogiorno. Nel tratto che tocca i comuni di Orta, Gricignano e Succivo, per 13 cavalcavia «risulta un lungo rimpallo delle competenze manutentive», scrive l' Anas. Il sindaco di Orta di Atella, Andrea Villano, professione ingegnere, ne ha chiusi tre, «ma il problema è che possono cadere calcinacci da un momento all' altro sul traffico che scorre sotto».

giovanni toti marco bucci ponte morandiGIOVANNI TOTI MARCO BUCCI PONTE MORANDI
Villano ha chiesto all' Anas un intervento d' urgenza, ma Anas ha impugnato tutto davanti al Tar della Campania: «se ne deve occupare il Comune». Che però è in dissesto finanziario. Quindi, tutto fermo. Tranne le auto e i camion, che continuano a sfrecciare, ignari, sulla Statale.

In Lombardia le strutture «anonime» sono 121, e in Veneto 112. Due casi riguardano la Statale 629 del lago di Monate, nata nel 1963 come Provinciale. «Ora però non so con certezza di chi sia la proprietà anche se ho sempre dato per scontato che fosse di Anas - precisa il sindaco di Malgesso, Giuseppe Iocca, anche lui ingegnere -. Mi è difficilissimo documentare la cosa, il nostro tecnico se n' è andato in un altro comune».
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 6CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

Stessa situazione a Bussolengo, in Veneto, sulla vecchia Statale 12 dell' Abetone e del Brennero che collega Pisa al confine austriaco, (anno di nascita 1928) e sulla Transpolesana che va da Verona a Rovigo, realizzata negli anni Ottanta. Strutture su cui Anas è comunque intervenuta, idem sul ponte che scavalca l' asse attrezzato Chieti - Pescara, dove passano 40 mila veicoli al giorno, ma dopo la caduta di calcestruzzo. Il Consorzio che l' aveva costruita nel 1975, è fallito da tempo. Anas però non intende più prendersene cura, e per due ragioni: 1) servono tanti soldi per sistemare i ponti italiani; 2) non ha titolo per intervenire su infrastrutture altrui.
gabanelliGABANELLI

L' 8 gennaio il ministero ha risposto ad Anas: «Si proceda intanto con la sorveglianza delle opere da identificare - scrive il direttore generale Antonio Parente - tuttavia la gravità della situazione emersa sottende possibili profili di irregolarità». In sostanza dice che Anas è venuta meno ai suoi obblighi nel lasciare che nel tempo tutto questo accadesse, e che convocherà a breve un tavolo tecnico. Il ministero va dunque allo scontro con Anas?
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 7CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

La situazione è grave, ma dopo un mese, il «tavolo» non ha ancora una data. Armani è stato mandato a casa, e dal 21 dicembre al timone c' è l' ingegner Massimo Simonini.
«Nasce la nuova Anas, basta sprechi e poltronifici», aveva dichiarato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Simonini, in Anas da 20 anni, e che ha fatto tre balzi in un colpo solo, era proprio il dirigente responsabile di ponti, viadotti e gallerie. Conosce perfettamente la lista degli «anonimi» poiché coinvolto nel censimento. A questo punto tutti sanno. Occupatevene, magari prima del prossimo crollo.

Fonte: qui

venerdì 28 dicembre 2018

NEL 2019 AUMENTANO GAS, RC AUTO E MULTE


COME DA TRADIZIONE LA MAZZATA TARIFFARIA ARRIVA CON IL CAPODANNO. E POTREBBE ARRIVARE A OLTRE 900 EURO A FAMIGLIA 

LE ASSOCIAZIONI A TUTELA DEI CONSUMATORI STIMANO UN RINCARO ANNUO PER FAMIGLIA DI 26 EURO SOLO PER IL GAS…

Antonio Castro per “Libero quotidiano”

multeMULTE
Aumentano gas, Rc auto e multe. E va già bene perché il leggero ritracciamento del petrolio ha fatto scendere la bolletta elettrica (con un risparmio di "ben" 50 centesimi l' anno). Come da tradizione la mazzata tariffaria arriva con il Capodanno. E potrebbe arrivare a oltre 900 euro a famiglia. Di sicuro si rischia di farsi andare per traverso cenoni e libagioni natalizie varie. Il 2019 si annuncia davvero pirotecnico dal punto di vista tariffario.
Per il gas - spiega l' Arera, l' Autorità di regolazione per energia reti e ambiente - dal «1° gennaio si registrerà una crescita del 2,3%, legata alla dinamica delle quotazioni nei mercati all' ingrosso e all' aumento degli oneri generali gas».

IL CONTO
multeMULTE
Le associazioni a tutela dei consumatori hanno già fatto di conto e stimato un rincaro annuo per famiglia di 26 euro solo per il gas. Per quanto riguarda l' energia elettrica nel primo trimestre 2019 l' aggiornamento tariffario (un calo stimato di appena 50 centesimi) è dovuto principalmente ad un «deciso calo della componente a copertura dei costi per l' approvvigionamento della materia prima (-5,32% sulla spesa della famiglia tipo), controbilanciato dalla riattivazione degli oneri generali (+5% sulla stessa spesa).

Un aggiornamento degli oneri con cui si ottiene il loro completo adeguamento per recuperare, nel corso del 2019, quanto sospeso negli ultimi 2 trimestri del 2018». E dobbiamo anche essere contenti visto che avevamo in eredità un aumento complessivo, per la luce del 9%. Qualche mese fa l' Authority - per raffreddare i prezzi - aveva attivato un' operazione di "scudo" e ora rispalma nel tempo il ripristino di tutti gli aumenti bloccati nei due precedenti trimestri.

tasseTASSE
Operazioni di rinvio a parte, saltano fuori comunque degli aumenti consistenti: per Federconsumatori si arriverà ad un aumento per famiglia di 560,2 euro (tra il 1 aprile 2018 e il 31 marzo 2019), per la sola energia elettrica, e di 1.150 euro l' anno per il gas.

INFRAZIONI PIÙ SALATE
Il Codacons, invece, è più pessimista e stima una mazzata per famiglia pari a 914 euro.
«Il nuovo anno si aprirà con gli aumenti delle tariffe autostradali decisi dal governo che avranno un effetto diretto per gli utenti stimabile in +45 euro», fanno di conto, «mentre le multe stradali dovrebbero salire del +2,2%, con un aggravio di spesa di +6 euro a famiglia».

tasseTASSE
Se poi il tasso «di inflazione si manterrà ai livelli attuali, solo per i prezzi dei beni al dettaglio occorrerà mettere in conto una maggiore spesa pari a +211 euro a nucleo, mentre per l' alimentazione spenderemo 185 euro in più rispetto al 2018». E tutto questo confidando in una tenuta sui livelli attuali del prezzo del petrolio.

Se invece dovesse lievitare, i costi per il rifornimento di carburante potrebbero aumentare (+149 euro a nucleo). Con evidenti ripercussioni anche per i trasporti (aerei, treni, taxi, mezzi pubblici, traghetti), per +67 euro a famiglia. Per l' Rc auto si stimano aumenti dell' 1,4% (18 euro in media), confidando in un accordo tra governo e gestori autostradali per contenere i previsti aumenti contrattuali al casello (si stima un aggravio di 45 euro a famiglia).

Fonte: qui