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domenica 22 dicembre 2019

LO SCIOPERO CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI DI MACRON CONTINUA E METTE A RISCHIO I TRASPORTI PER NATALE

ANCHE I VOLI SONO A RISCHIO E LE STRADE RESTANO L’UNICA SOLUZIONE: CON CONSEGUENZE SUL TRAFFICO E SUI PREZZI DI BUS E “BLA-BLA CAR”

Stefano Montefiori per il “Corriere della Sera”
sciopero in francia tredicesimo giorno 24SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO
È il momento più delicato nello scontro tra governo e sindacati: arriva Natale, e centinaia di migliaia di francesi non potranno raggiungere le famiglie. Mezzo milione di biglietti sono stati venduti da tempo, ma più della metà dei treni vengono cancellati per lo sciopero contro la riforma delle pensioni.
sciopero in francia tredicesimo giorno 18SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Il premier Édouard Philippe parla di vaghi «progressi» nei negoziati ma non cede sull'«età perno» dei 64 anni (chi andrà in pensione prima prenderà meno, chi dopo di più) e annuncia nuove trattative a inizio anno. Per tutta risposta il capo dei sindacato Cgt Philippe Martinez annuncia un nuovo sciopero generale per il 9 gennaio. La tregua natalizia che molti invocavano non c' è stata, anzi. Secondo i sondaggi la protesta oggi è sostenuta da un francese su due e il caos natalizio potrebbe farle perdere popolarità, ma questo è un rischio che soprattutto i ferrovieri sembrano disposti a correre.
MACRON PHILIPPEMACRON PHILIPPE
Così, tra tanti disagi, le ferrovie Sncf hanno sospeso anche il servizio «Junior et compagnie» che di solito permette ai minori tra 4 e 14 anni di viaggiare da soli, in vagoni riservati, accompagnati da animatori che li consegnano a un famigliare all' arrivo. Seimila bambini, spesso figli di genitori separati, privati del Natale con il padre o la madre. «È uno scandalo - ha protestato Xavier Bertrand, influente presidente della regione Hauts-de-France e probabile candidato alle prossime presidenziali del 2022 -. Questo servizio dovrebbe essere la priorità per la Sncf, i bambini che dovevano usarlo non avevano certo scelto di fare il giro della Francia per divertimento».
sciopero in francia tredicesimo giorno 9SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
 Anche i 6.000 bambini diventano strumento di lotta politica. Per il leader sindacale Martinez «è una scelta scandalosa della Sncf, che per assecondare le promesse dei ministri sul numero di biglietti confermati preferiscono fare restare a piedi i bambini non accompagnati e garantire il posto agli adulti, che non a caso pagano il loro posto in treno molto più caro».
sciopero in francia tredicesimo giorno 8SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Di fronte alla rabbia e alle proteste, in serata la Sncf ha annunciato di essere riuscita a organizzare 14 Tgv speciali che domenica eccezionalmente saranno dedicati a portare a destinazione i bambini «Junior et compagnie». Per i giorni della vigilia si temono disordini nelle stazioni, perché molti che avevano comprato il biglietto e hanno avuto il treno cancellato, non riuscendo a trovare posto nei treni superstiti, sono determinati a salire comunque e a viaggiare magari in piedi. Le ferrovie allora per scongiurare l' assalto ai treni ricordano che nessuno potrà salire senza il posto prenotato e annunciano che saranno rafforzati i controlli prima ancora dell' accesso al binario.
sciopero in francia tredicesimo giorno 19SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
In questo caos, con i voli a loro volta a rischio, l' autostrada resta l' unica soluzione. Ieri alle 17.30 si erano già formati 500 chilometri di ingorghi per la prima partenza delle vacanze. E che l' emergenza sia seria lo indica anche il fatto che il ministero dei Trasporti - con un decreto valido fino al 24 dicembre - ha autorizzato i conducenti dei pullman a lunga percorrenza come Flixbus e BlablaBus a guidare per due ore in più al giorno.

flixbus 2FLIXBUS 
In tempi normali per ragioni di sicurezza gli autisti non possono guidare più di 10 ore al giorno, e sono obbligati a fare una pausa di 45 minuti ogni quattro ore e mezza. «Ma lo sciopero perturba le condizioni di circolazione sulle strade e provoca un caso di emergenza», si legge del decreto. I prezzi dei viaggi in pullman aumentano, e il servizio di car-sharing a lunga percorrenza BlablaCar ha raddoppiato i clienti: «Nei prossimi 15 giorni ci saranno due milioni di posti a disposizione - dice il direttore generale Nicolas Brusson -. Molti automobilisti hanno deciso di aderire al servizio anche per spirito di solidarietà».
sciopero in francia tredicesimo giorno 27SCIOPERO IN FRANCIA TREDICESIMO GIORNO 
Fonte: qui

martedì 22 ottobre 2019

ROMA, AMA: “VENERDÌ TENETEVI A CASA L’IMMONDIZIA”

TANTO PER CAMBIARE, A ROMA CI SARÀ UN NUOVO SCIOPERO GENERALE, GUARDA CASO SEMPRE DI VENERDÌ 

IL DELIRANTE “APPELLO AL SENSO CIVICO” DI AMA, CHE INVITA I CITTADINI A NON BUTTARE I RIFIUTI PER NON SOVRACCARICARE I CASSONETTI STRADALI: “RIPRENDETE IL CONFERIMENTO DALLA GIORNATA DI SABATO”


cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 19CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 
"Mi scuso a nome di tutti i sindacati con i cittadini per i disagi che ci saranno il 25, non ci divertiamo a bloccare la città". Così i sindacati hanno presentato lo sciopero generale di venerdì 25 ottobre per la difesa delle partecipate.

"E' il primo sciopero generale di Roma, non c'era mai stato - ha detto il segretario della Uil Lazio Alberto Civita - perché quello che facemmo con Marino era uno sciopero dei dipendenti pubblici. E' uno sciopero politico da quando ci hanno mandato la polizia a forzare il cordone di lavoratori al presidio di Roma Metropolitane".
roma sciopero atac 9ROMA SCIOPERO ATAC 

Lo sciopero generale del 25 ottobre
"Non è uno sciopero a cuor leggero - ha aggiunto Natale Di Cola della Cgil - Questa volta anche i consumatori stanno sostenendo questa protesta. E' uno sciopero per Roma, dove i cittadini hanno servizi scadenti e i lavoratori lavorano in condizioni umilianti, basta con il degrado di questa città".
personale ama al lavoro 4PERSONALE AMA AL LAVORO 

A proclamare lo sciopero che riguarderà tutte le società partecipate di Roma, è stata anche la Cisl: "Ce l'abbiamo messa tutta a trovare gli accordi con questa amministrazione, ma poi gli accordi sono diventati carta straccia. Noi vogliamo difendere le partecipate e il loro carattere pubblico", così Gianpaolo Pavon. E venerdì dalle 10 si danno appuntamento per protestare in piazza del Campidoglio

cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 37CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA roma sciopero atac 8ROMA SCIOPERO ATAC 
"Siamo stufi di vivere nel degrado con servizi scadenti e dipendenti che lavorano in condizioni umilianti, con violenze su operatori Atac e Ama. Un clima così ostile nei confronti dei lavoratori non c'era mai stato", ha aggiunto Di Cola. "Dopo due anni e mezzo che sottoscriviamo accordi con questa amministrazione, ci troviamo di fronte alla liquidazione della società Roma Metropolitane e la mia domanda è questa: 'Se non si onora la firma di accordi come ci possono chiedere di fidarci ancora?'", ha affermato Civica. Il quale ha spiegato che tale mobilitazione è diventata in parte anche "politica" dopo che il primo di ottobre "hanno chiesto l'intervento della forza pubblica al presidio di Roma Metropolitane".
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 1CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA personale ama al lavoro 3PERSONALE AMA AL LAVORO 

I tre sindacalisti hanno preso la parola durante una conferenza stampa organizzata dal centrosinistra in Campidoglio in cui anche i rappresentanti politici di Pd, Sinistra x Roma, deMa e lista civica Roma Torna Roma hanno annunciato l'adesione allo sciopero.

roma sciopero atac 3ROMA SCIOPERO ATAC 
L'appello di Ama: "Venerdì non gettate rifiuti"
"Nel giorno dello sciopero tenetevi a casa l'immondizia". Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma "fa appello al senso civico e alla collaborazione di tutti i romani affinché nella giornata di venerdì 25 ottobre si eviti il conferimento delle varie frazioni di rifiuto per non sovraccaricare le postazioni di cassonetti stradali". Evidentemente l'azienda si aspetta una massiccia adesione dei suoi dipendenti. A divulgare l'appello è la stessa azienda che in una nota invita i cittadini "a riprendere il conferimento dei rifiuti dalla giornata di sabato".

Fonte: qui

mercoledì 30 gennaio 2019

Lo sciopero alla rovescia del Liceo Amaldi: in classe si parla di migranti e solidarietà

I professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca mercoledì 30 gennaio interromperanno le normali lezioni didattiche per due ore per riflettere insieme agli studente sui recenti episodi di cronaca che riguardano i migranti. Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia: “Fatti che senza dubbio ricordano le drammatiche vicende del Novecento”.



Uno sciopero alla rovescia quello dei professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca a Roma che domani, mercoledì 30 gennaio, interromperanno la normale didattica per due ore per riflettere insieme agli studenti sia dei fatti di cronaca nazionali, sia, a livello locale, sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, struttura d'accoglienza dalla quale nei giorni scorsi sono stati portati via adulti e bambini, richiedenti asilo o migranti con protezione umanitaria. A ideare l'iniziativa sono stati undici professori, tra cui Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia, raccogliendo gli interrogativi posti dagli studenti, in particolare sulle emergenze umanitarie e sulla politica migratoria dell'attuale governo. Gli undici professori hanno lanciato l'appello agli altri insegnati su WhatsApp, chiedendo se fosse davvero possibile "continuare le lezioni quotidiane di fronte ai fatti che stanno accadendo". Il messaggio è girato e ha ricevuto l'appoggio di oltre 104 docenti e dei quattro rappresentati d'istituto, che si sono uniti alla causa. Inoltre, precisa Corradi: "Stanno arrivando adesioni di insegnanti di molte altre scuole romane e di altre regioni".

Le domande degli studenti
"L'idea è partita dai dubbi degli studenti che commentavano i drammatici fatti di cronaca recenti e tra loro cresceva l'indignazione" ha spiegato Corradi. "A colpire i ragazzi sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto il fatto che studenti come loro sono stati portati via da scuola senza poter salutare i compagni". Allo stesso modo sono rimasti sconfortati "i docenti che si sono visti portare via i loro ragazzi senza saperne il motivo". Si tratta di un episodio che "senza dubbio ricorda le drammatiche vicende del Novecento, proprio durante la settimana della Memoria".

Riflessione sui fatti d'attualità
"Ogni professore durante le due ore di stop alla didattica farà una riflessione insieme ai propri ragazzi, leggendo e commentando i giornali, analizzando i fatti d'attualità" continua Corradi. Una mobilitazione che i professori definiscono necessaria perché "compito della scuola non è limitarsi a insegnare le materie previste dalla didattica ma soprattutto di insegnare ai ragazzi a leggere l'attualità, i diritti umani, la Costituzione". Una presa di posizione che va oltre le idee politiche: "Come insegnanti ci sentiamo tirati in causa perché in questa scuola ci sono 230 studenti che non hanno il passaporto italiano, figli di famiglie straniere"

sabato 18 febbraio 2017

Taxi: "Traditi dalla politica", terzo giorno di stop a Roma

Ansa - Le proteste dei tassisti non si placano dopo la votazione dell'emendamento contenuto nel Milleproroghe che "deregolamenta il settore"

Per il terzo giorno consecutivo il servizio taxi è fermo a Roma. Le proteste dei tassisti non si placano dopo la votazione dell'emendamento contenuto nel Milleproroghe che "deregolamenta il settore".
Vengono garantiti i servizi per gli utenti disabili e da e per gli ospedali.

Notevoli i disagi per i cittadini e i turisti. "D'altra parte la provocazione da parte del Senato è stata grave - spiega Riccardo Cacchione, Usb Taxi - il Ministero dei Trasporti non sembra nemmeno interessato a risolvere la questione visto che ci ha dato un appuntamento solo per martedì e non subito come avevamo richiesto. Noi comunque non accettiamo soluzioni con la 'pistola sul tavolo', nel senso che prima di ogni premessa ci vuole un dietrofront delle istituzioni. 
Anche se comprendiamo le ragioni del disagio non ci sentiamo garantiti. La rabbia dei tassisti nonostante gli appelli a riprendere a lavorare è difficilmente controllabile. Ormai la politica è legata a interessi che non sono quelli dei lavoratori e della società. 
Chiedere unicamente ai tassisti di rispettare regole che non li hanno mai tutelati, basta vedere quanto lavorano gli abusivi da sempre, è estremamente difficile. La sfiducia e la rabbia non trovano risposte da parte delle istituzioni".
NOI, TRADITI DALLA POLITICA

La seconda giornata di protesta è passata, tra assemblee e riunioni spontanee dei tassisti romani, anche loro sul piede di guerra dopo l'approvazione in Senato del maxiemendamento al Milleproroghe che - a loro dire - favorirebbe Uber, la multinazionale di noleggio privato. "Siamo amareggiati, arrabbiati, demoralizzati - racconta Carlo Di Alessandro -. Quando alcuni senatori italiani, d'accordo con il governo, tradiscono gli accordi e le parole di un ministro per favorire una multinazionale straniera, questo dà molta amarezza". Ormai da quasi venticinque anni alla guida del suo taxi, Di Alessandro mostra documenti e faldoni delle tante cause intentate contro Uber, mentre il sole fa capolino dietro all' Altare della Patria, con il posteggio taxi più vuoto che mai. "Siamo vittime di un vile attacco da parte di alcuni senatori - spiega - che hanno voluto tradire alcuni accordi espressi nel marzo scorso per agevolare Uber". L'ala dura della protesta romana punta il dito contro la senatrice Pd Linda Lanzillotta, prima firmataria del contestatissimo emendamento al Milleproroghe che "sostanzialmente - spiega Di Alessandro - finirebbe per sospendere ogni norma in una sorta di sanatoria per furbi, abusivi e criminali. Questa è una situazione insostenibile".
"Siamo tutti padri di famiglia - ribadisce più volte Di Alessandro -. Oggi sto rivivendo quello che mi è capitato quando avevo un negozio di alimentari prima di fare il tassista. Sono stato soppiantato dai grandi distributori, esattamente quello che potrebbe capitare ancora una volta oggi nel settore taxi". Quella di Di Alessandro è una delle tante storie della piazza delusa, di quella piazza che promette una lunga battaglia almeno fino a martedì, quando il Milleproroghe approderà alla Camera dei Deputati. Nel frattempo turisti e romani cercano di dribblare i disagi, ma qualcuno - al secondo giorno senza auto bianche in città - comincia a perdere la pazienza. "Andiamo via prima - dice un signore di Padova passando per il posteggio vuoto di piazza Venezia -. La lasciamo sta città e non gli diamo più una lira".
Domenico Palesse

mercoledì 2 novembre 2016

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016 contro l'ulteriore prrivatizzazione


Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016
"Saranno garantiti i servizi essenziali. I sindacati: "Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale"

Sciopero generale delle Poste il 4 novembre 2016

Le organizzazioni sindacali Slc-Cgil, Slp-Cisl, Failp-Cisal, Confsal Comunicazioni e Ugl Comunicazioni hanno proclamato uno sciopero generale nazionale dei lavoratori di Poste italiane per l'intera giornata di venerdì 4 novembre. L'azienda garantirà comunque i servizi essenziali quali accettazione delle raccomandate e assicurate; accettazione e trasmissione telegrammi e telefax e l'anticipazione al giorno precedente del pagamento dei ratei di pensione in calendario per il giorno dello sciopero.

LE MOTIVAZIONI DELLO SCIOPERO - La decisione del Consiglio dei ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di oltre il 30% effettuato ad ottobre 2015.

Una privatizzazione che “ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per incidere in quantità insignificante sul debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sull’intero territorio”, dicono i sindacati. I sindacati di categoria ritengono estremamente grave e, peraltro, antieconomica, l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e ha versato consistenti dividendi al Ministero del Tesoro, azionista di riferimento.

“Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale. A questa situazione si aggiungono le problematiche aziendali, figlie di una applicazione monca del piano industriale, che prevedeva un forte rilancio della logistica, una applicazione inefficace e scorretta dell’accordo sulla riorganizzazione dei servizi postali, le carenze di addetti nella sportelleria degli Uffici Postali e le continue pressioni commerciali in Mercato Privati, figlie di una finanziarizzazione sempre più spinta dell’azienda”.

Queste le motivazioni che hanno indotto i sindacati a lanciare una fase di forte mobilitazione che culminerà con lo sciopero generale del 4 novembre con manifestazioni in tutta Italia.




Fonte: today.it



mercoledì 18 maggio 2016

Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi

APTOPIXFranceLaborProtests

Il governo Valls sta forzando la mano per far approvare la riforma del lavoro, Jobs act. Hollande: su questa legge non cederò. Tensione nella capitale

Sono giorni da incubo che attendono da oggi il governo di Manuel Valls, che sta forzando la mano in Parlamento per far approvare la legge di riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act in salsa francese: manifestazioni generali e scioperi in diverse categorie sono previsti a partire da martedì. E la situazione è già degenerata: i primi scontri fra polizia e manifestanti ci sono stati a Nantes, dove sono stati fermati otto giovani. Problemi anche a Rennes, già teatro di scontri violenti nei giorni scorsi. A Parigi giovani mascherati, si sono confusi tra i manifestanti per creare disordine. In piazza c’erano 12.000 persone secondo le autorità, 55.000 per i sindacati. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ha fermato almeno 49 dimostranti in una giornata di guerriglia durante una nuova manifestazione di protesta organizzata da sindacati e studenti. Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni, ha annunciato che dopo le manifestazioni di oggi, 53 persone hanno ricevuto il divieto ufficiale del ministero di partecipare a qualsiasi manifestazione futura (per ora a tempo indeterminato). 
La protesta a Parigi contro la riforma sul lavoro si trasforma in guerriglia

LA POSIZIONE DEI SINDACATI  

In strada contro la “El Khomri” – la legge prende il nome da Myriam El Khomri, ministra del Lavoro, e introduce maggiore flessibilità: soprattutto rende più facile il ricorso al licenziamento economico, in particolare nelle imprese più piccole. Al momento attuale solo la Cfdt, uno dei due più grandi sindacati francesi, tradizionalmente più moderato, è favorevole alla riforma. Assolutamente contraria, invece, l’altra grande forza sindacale, la Cgt (equivalente della Cgil italiana) e altri sei sindacati nazionali (Fo-Force Ouvrière, Fsu, Solidaires, Unef, Unl e Fidl). Martedì e giovedì queste sette organizzazioni hanno indetto due giornate di proteste e manifestazioni. 
Scontri in piazza a Parigi tra i giovani contro la riforma del lavoro e polizia

SCIOPERI PER CATEGORIA  

Hanno iniziato nella notte tra lunedì e martedì gli autotrasportatori, che sono tra i più accaniti contro la legge (soprattutto sulla possibilità di ridurre il pagamento degli straordinari, prevista dalla El Khomri). Martedì mattina in 3mila erano già riusciti a bloccare la zona portuale di Le Havre. Problemi anche per il trasporto urbano a Parigi, man mano che i lavoratori abbandonano il posto di lavoro per partecipare alla manifestazione. Per le ferrovie (Sncf), invece, la giornata clou sarà mercoledì: forti perturbazioni sono attese, in particolare per le linee Rer, che collegano Parigi alla sua periferia (tre treni su quattro dovrebbero essere soppressi). Altro settore di punta in questa ondata di proteste è quello petrolchimico: i sindacati prevedono «una riduzione progressiva della produzione da martedì» e uno sciopero generale venerdì.  

HOLLANDE (STRANAMENTE) DURO  

Il presidente, in genere criticato per la sua debolezza, si è invece mostrato deciso stamani a dare battaglia. «Non cederò: la legge passerà», ha detto, ricordando che il provvedimento è «il frutto di un compromesso». In effetti la El Khomri è già stata ampiamente rivista, cedendo alle richieste del sindacato (e per gli imprenditori è stata svuotata delle sue misure più importanti). Ma la scorsa settimana, non potendo contare sulla maggioranza assoluta dei consensi all’Assemblea nazionale, Valls e Hollande hanno deciso di ricorrere a una procedura d’emergenza (articolo 49.3 della Costituzione), che consente l’approvazione di una legge senza il voto in aula. Lo stesso faranno nel Senato, dove il provvedimento sarà esaminato in giugno, e quando ritornerà ai deputati per la seconda lettura. La legge dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine di luglio. 

UNA PARTITA GIA’ PERSA?  

Secondo alcuni osservatori, questa battaglia dei sindacati contro il Governo sarebbe già persa in partenza, proprio perché contro la procedura del 49.3 c’è poco da fare. E perché, nell’ultima giornata di manifestazioni, il 12 maggio, erano scesi in piazza in 55mila, contro i 390mila dello scorso 31 marzo. Ma un sondaggio dell’istituto Bva, reso noto stamani, indica comunque che il 54% dei francesi è favorevole alle proteste contro Valls e Hollande sulla legge. Proprio la partecipazione alle manifestazioni di oggi sarà un elemento importante per valutare il futuro di questo braccio di ferro fra i lavoratori e il governo.

Fonte: qui