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mercoledì 30 gennaio 2019

Lo sciopero alla rovescia del Liceo Amaldi: in classe si parla di migranti e solidarietà

I professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca mercoledì 30 gennaio interromperanno le normali lezioni didattiche per due ore per riflettere insieme agli studente sui recenti episodi di cronaca che riguardano i migranti. Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia: “Fatti che senza dubbio ricordano le drammatiche vicende del Novecento”.



Uno sciopero alla rovescia quello dei professori del Liceo Edoardo Amaldi di Tor Bella Monaca a Roma che domani, mercoledì 30 gennaio, interromperanno la normale didattica per due ore per riflettere insieme agli studenti sia dei fatti di cronaca nazionali, sia, a livello locale, sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto, struttura d'accoglienza dalla quale nei giorni scorsi sono stati portati via adulti e bambini, richiedenti asilo o migranti con protezione umanitaria. A ideare l'iniziativa sono stati undici professori, tra cui Danilo Corradi, docente di Storia della Filosofia, raccogliendo gli interrogativi posti dagli studenti, in particolare sulle emergenze umanitarie e sulla politica migratoria dell'attuale governo. Gli undici professori hanno lanciato l'appello agli altri insegnati su WhatsApp, chiedendo se fosse davvero possibile "continuare le lezioni quotidiane di fronte ai fatti che stanno accadendo". Il messaggio è girato e ha ricevuto l'appoggio di oltre 104 docenti e dei quattro rappresentati d'istituto, che si sono uniti alla causa. Inoltre, precisa Corradi: "Stanno arrivando adesioni di insegnanti di molte altre scuole romane e di altre regioni".

Le domande degli studenti
"L'idea è partita dai dubbi degli studenti che commentavano i drammatici fatti di cronaca recenti e tra loro cresceva l'indignazione" ha spiegato Corradi. "A colpire i ragazzi sullo sgombero del Cara di Castelnuovo di Porto il fatto che studenti come loro sono stati portati via da scuola senza poter salutare i compagni". Allo stesso modo sono rimasti sconfortati "i docenti che si sono visti portare via i loro ragazzi senza saperne il motivo". Si tratta di un episodio che "senza dubbio ricorda le drammatiche vicende del Novecento, proprio durante la settimana della Memoria".

Riflessione sui fatti d'attualità
"Ogni professore durante le due ore di stop alla didattica farà una riflessione insieme ai propri ragazzi, leggendo e commentando i giornali, analizzando i fatti d'attualità" continua Corradi. Una mobilitazione che i professori definiscono necessaria perché "compito della scuola non è limitarsi a insegnare le materie previste dalla didattica ma soprattutto di insegnare ai ragazzi a leggere l'attualità, i diritti umani, la Costituzione". Una presa di posizione che va oltre le idee politiche: "Come insegnanti ci sentiamo tirati in causa perché in questa scuola ci sono 230 studenti che non hanno il passaporto italiano, figli di famiglie straniere"

lunedì 24 ottobre 2016

GUERRIGLIA A CALAIS - ALLA VIGILIA DELLO SMANTELLAMENTO SCONTRI TRA MIGRANTI E FORZE DELL’ORDINE

AL LANCIO DI SASSI GLI AGENTI HANNO RISPOSTO CON GAS LACRIMOGENI


GIUNGLA CALAISGIUNGLA CALAIS
Scontri fra migranti e polizia nella 'giungla' di Calais che domattina(stamattina per chi legge) sarà smantellata. Decine di persone lanciando sassi contro le forze dell'ordine che rispondono con gas lacrimogeni, come appare dalle riprese mandate in onda da BfmTv.

Nel campo vivono nel campo dai sette agli ottomila migranti. Nel frattempo, un primo gruppo di 70 minori non accompagnati sono stati trasferiti da Calais in Gran Bretagna, dove non hanno legami familiari. Londra ha accelerato le pratiche che si erano bloccate per l'accoglienza di minori con almeno un parente in Gran Bretagna. Il trasferimento avviene grazie all'Emendamento Dubs che concede lo status di rifugiato a bambini particolarmente vulnerabili.

GIUNGLA CALAISGIUNGLA CALAIS
La "giungla" domani mattina (stamattina per chi legge) inizierà ad essere evacuata. La maggior parte delle persone che vivono nella vasta bidonville di fronte alla costa inglese arrivano dall'Afghanistan, Sudan e Eritrea. Speravano, per lo più, di attraversare il canale e raggiungere il Regno Unito.

Oggi al campo sono arrivati i rappresentanti dei servizi per l'immigrazione, hanno il compito di spiegare il corso della evacuazione, e quello di convincere chi ancora non vorrebbe lasciare la giungla. Per tre giorni, 145 autobus si alterneranno per trasportare i migranti e portarli nei quasi 300 rifugi temporanei (7.500 posti) allestiti in varie zone della Francia. L'operazione dovrà svolgersi in una settimana, per contenere il rischio di tensioni, sono stati mobilitati 1.250 poliziotti.

23 Ottobre 2013

Fonte: qui
GIUNGLA CALAISGIUNGLA CALAIS

martedì 27 settembre 2016

Roma, la polizia sgombera immigrati in via Vannina. Protesta e blocco di via Tiburtina

Questa mattina gli agenti hanno inziato a liberare alcuni edifici occupati abusivamente. 

Ma una settantina di immigrati che vivono lì hanno opposto resistenza e hanno fermato il traffico

Erano quasi le nove di questa mattina quando gli agenti della polizia hanno iniziato l'attività di sgombero di alcuni immobili occupati abusivamente da extracomunitari in via di Vannina, ai civici 74, 76 e 78. Negli edifici c'erano circa 70 persone. 

Dopo che una trentina di loro sono state portate via per le procedure di identificazione, le altre hanno inscenato una protesta sulla via Tiburtina, nei pressi del civico 1113.





Lo sgombero degli stabili occupati era programmato da tempo. Ma quando la polizia ha tentato di liberare gli edifici, è scoppiata la protesta: gli occupanti abusivi hanno trascinato carrelli e bidoni in mezzo alla strada. Hanno anche lanciato uno di questi carrelli contro un'auto della polizia.

Il traffico è stato bloccato in entrambi i sensi di marcia dai manifestanti che urlavano e fermavano le macchine in transito, sdraiandosi sull'asfalto. Alla fine, gli agenti sono riusciti a liberare la strada e dunque a riportare anche il traffico alla normalità, mentre le persone che hanno inscenato la protesta sono state tutte identificate. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri.

Fonte: qui

Ventimila profughi fuori dalle strutture di accoglienza, è allarme: "Servono 600 milioni"
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Ventimila profughi fuori dalle strutture di accoglienza, è allarme: "Servono 600 milioni"

Come scrive oggi il Corriere della Sera le organizzazioni che si occupano dell'accoglienza ormai da sei mesi attendono il pagamento da parte dello Stato delle spese per l'assistenza ai migranti: "Se il problema non sarà risolto saremo costretti a sospendere il servizio"
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Potrebbe interessarti: http://www.today.it/rassegna/debiti-stato-strutture-accoglienza-migranti.html
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ROMA Sono almeno 20 mila i richiedenti asilo che entro qualche settimana potrebbero rimanere fuori dalle strutture di accoglienza. Liberi di circolare in Italia, in attesa di una nuova sistemazione. 

L’ultimatum di organizzazioni umanitarie e cooperative che ormai da sei mesi attendono il pagamento delle spese per l’assistenza ai migranti è già stato recapitato: «Se il problema non sarà risolto saremo costretti a sospendere il servizio». Una situazione drammatica che — come sottolineano al Viminale — potrebbe creare anche «problemi di ordine pubblico per le tensioni sociali che rischiano di generarsi». Mancano oltre 600 milioni di euro. L’erogazione dei fondi è stata bloccata dal ministero del Tesoro e su questo la posizione del ministro dell’Interno Angelino Alfano è chiara: «Il problema delle risorse è vero, occorre rimpinguarle per pagare i nostri creditori. Ma io non sono un centro autonomo di spesa, quando il Mef dà i soldi pagheremo, altrimenti non posso pagare».

Il buco nei conti

Secondo i dati aggiornati a ieri sono 131.974 le persone sbarcate in Italia dall’inizio dell’anno e 160.030 quelle ospitate nei centri governativi e nelle strutture private. A loro bisogna aggiungere i minori non accompagnati che sono oltre 15 mila. Ogni straniero costa tra i 25 e i 45 euro al giorno. I conti precisi sono stati fatti dal Dipartimento Immigrazione e trasmessi al dicastero dell’Economia proprio per evidenziare la necessità di pagare, soprattutto di coprire i debiti arretrati. Secondo la stima per il 2016 serve un miliardo di euro che va sommato al «buco» di 210 milioni ereditato dal 2015. Ma finora sono stati erogati soltanto 50 milioni e i gestori reclamano quanto dovuto. «Altrimenti — avvertono — dovremo chiudere». Dal Veneto alla Toscana, passando per l’Emilia Romagna, il Lazio e la Campania, le organizzazioni non governative, le cooperative e le associazioni che si occupano del vitto, dell’alloggio, dell’assistenza sanitaria e di ogni altra necessità legata all’assistenza degli stranieri lanciano l’allarme.

Le cooperative

Se ne fa portavoce Giuseppe Guerini, il presidente di Confcooperative che sottolinea come «non ci sono mai stati ritardi così eclatanti e oltre al rischio altissimo di non poter più provvedere all’assistenza, c’è anche un problema legato all’occupazione. Da oltre sei mesi i dipendenti non ricevono lo stipendio, siamo al collasso». Tra i casi più eclatanti c’è quello di due cooperative emiliane che sommano debiti per ben 10 milioni di euro.

Assistenza sospesa

A Treviso sono circa 2.000 gli stranieri che potrebbero rimanere senza assistenza, molti di più a Lucca e Massa Carrara. E poi ci sono svariate strutture a Modena, altre a Napoli e nelle regioni del Sud. La procedura per chi presenta richiesta di asilo prevede un’attesa di almeno sei mesi, che talvolta diventa più lunga se si tratta di un nucleo familiare. In questo periodo la legge prevede che queste persone debbano rimanere nei centri. Nessuna restrizione della libertà, ma l’obbligo di sottoporsi ai controlli proprio perché non è scontato che arrivi il riconoscimento dello status e in quel caso deve scattare il rimpatrio. In cambio l’Italia assicura la dimora, i pasti e l’assistenza giornaliera. Servizi che adesso non possono più essere garantiti con tutte le conseguenze che questo comporta perché chi lascerà i centri dovrà provvedere alla propria sopravvivenza.

Il coordinamento

Un problema che il governo dovrà affrontare con urgenza, mentre si stringono i tempi per spostare a Palazzo Chigi il coordinamento tra i vari ministeri. Alfano non vuol sentire parlare di commissariamento e dice: «Parole come commissariamento o cabina di regia servono per aizzare, in questa fase di campagna elettorale, frizioni che non esistono. Con Renzi su questo argomento andiamo d’amore e d’accordo, non si litiga per competenze che fanno perdere voti». E sull’ipotesi che per l’incarico venga scelto Piero Fassino aggiunge: «È il mio interlocutore istituzionale sino a oggi come presidente Anci, una persona che stimo molto e che è stata molto leale su questi temi. Sono stato io a suggerirne la scelta, con un biglietto scritto a Renzi con il suo nome quale persona che ritengo possa svolgere un lavoro complementare a quello che ognuno di noi sta facendo». 

Fonte: qui