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martedì 30 giugno 2020

RIFIUTI, SBANDATI E DEGRADO: IL BUCO NERO DEI TUNNEL DELLA CAPITALE



COSA ACCADREBBE SE SCOPPIASSE UN INCENDIO IN UNO DI QUESTI SOTTOVIA, PERCORSI OGNI GIORNO DA MIGLIAIA DI AUTO, MENTRE LE VIE DI FUGA SONO OSTRUITE DA TENDOPOLI E MONTAGNE DI IMMONDIZIA?

Laura Bogliolo per “il Messaggero”

 

ROMA - DEGRADO NEI TUNNELROMA - DEGRADO NEI TUNNEL

Prima arriva il cono d'ombra, poi l'eclissi totale che oscura ogni possibilità di rinascita. Sembra quasi la storia di certi angoli della Capitale ignorati, divorati dall'anarchia del degrado che si rafforza e diventa sempre più democratico tanto da colpire le periferie, ma anche arterie del traffico in pieno Centro. Si passeggia su via Veneto, si volta l'angolo su corso d'Italia e si viene tramortiti dal degrado: l'accesso al sottovia Ignazio Guidi è una baraccopoli e guai ad avvicinarsi.

 

Due giovani dall'aria minacciosa fanno segno di andare via. Degrado e uscite di sicurezza vietate accomunano questo stradone sotterraneo a un altro, ancora più centrale perché costeggia praticamente San Pietro. Nel sottovia lungotevere in Sassia, direzione via Gregorio VII, stessa sorte per le vie di fuga: preda di sbandati, sono discariche sotterranee.

 

Affacciarsi da via di Porta Cavalleggeri sull'uscita di emergenza vuol dire restare traumatizzati: gradini pieni di rifiuti e bottiglie di birra e in fondo il corpo di un uomo che dorme. Come a Bucarest, si vive sotto terra anche a Roma. Usciti dalle profondità, solo dopo aver preso una boccata d'aria proviamo a riavvolgere il nastro e a riflettere: cosa accadrebbe se scoppiasse un incendio nei due sottovia percorsi ogni giorno da migliaia di auto mentre le vie di fuga sono ostruite da tendopoli e montagne di immondizia?

 

A RISCHIO CHIUSURA

ROMA - DEGRADO NEI TUNNELROMA - DEGRADO NEI TUNNEL

Sembra che tra i corridoi del Campidoglio non ci sia la consapevolezza di quei luoghi, dei rischi che si corrono a lasciarli in preda a sbandati senza scrupoli. La fotografia dello scempio, invece - e non si tratta solo di decoro - è stampata chiaramente nell'esposto firmato da Roberta Angelilli dell'esecutivo nazionale di FdI e da Stefano Erbaggi dell'esecutivo di Roma. E finisce sui tavoli della Procura: l'esposto è indirizzato a Virginia Raggi, prefettura e vigili del fuoco.

 

«A parte il malfunzionamento degli impianti di ventilazione e l'assenza di estintori, la situazione più problematica riguarda l'impraticabilità delle uscite di sicurezza», denuncia Angelilli. L'esposto potrebbe portare alla chiusura dei due sottovia per motivi di sicurezza. Nel documento si legge: «In base alla vigente legislazione il dpr 151 del 2011 sono previste infatti severe misure di sicurezza per le gallerie stradali superiori ai 500 metri di lunghezza». Della sicurezza dei sottovia «è responsabile uno specifico ufficio del Comune di Roma, Dipartimento SIMU - Ufficio manutenzione ponti e gallerie», dichiarano Angelilli, Erbaggi e Alessandra Consorti, dirigente FdI Roma. Insomma, cosa si aspetta a intervenire?

 

I PERICOLI

ROMA - DEGRADO NEI TUNNELROMA - DEGRADO NEI TUNNEL

«Grave pericolosità dei sottovia - si legge nell'esposto - vengono disattese le più basilari norme della logistica antincendio». Nel sottovia lungotevere in Sassia in direzione di via Gregorio VII «delle 3 uscite di sicurezza, una non è accessibile, una non è fruibile visto che le scale di sicurezza (completamente al buio) sono coperti da cumuli di rifiuti alti anche 3 metri; l'ultima uscita è fruibile, ma completamente al buio e in condizioni igienico-sanitarie terribili».

 

Nel sottovia Ignazio Guidi viene denunciato che «in entrambe le direzioni le 10 uscite di sicurezza sono ricovero di vagabondi, parzialmente ostruite». Ne sa qualcosa Paolo Peroso, presidente del comitato Amici di Porta Pia: «Le uscite di sicurezza sono occupate da persone violente e senza scrupoli ed è vietato avvicinarsi. Sono stato minacciato più volte, e quando si ubriacano lanciano bottiglie nel sottovia con le auto in corsa».


Fonte: qui

giovedì 2 gennaio 2020

Roma, discarica a Monte Carnevale, gli abitanti promettono 'guerra'

Riunione notturna a Capodanno con Vignaroli e 2 consiglieri M5s

Sono pronti a farsi sentire gli abitanti della Valle Galeria, alcuni dei quali già nella notte di Capodanno - dopo l'annuncio della localizzazione di una nuova discarica a Monte Carnevale - si sono ritrovati in strada per coordinare le prossime mosse. Da un video postato sui social emerge tutta la rabbia dei cittadini della zona: "Cara sindaca, caro Zingaretti, vi ringraziamo per il regalo di Capodanno.
    Sappiate che non è fine ma inizio di una guerra che avete voluto voi", la "Valle Galeria ha dato", promette una donna.
    "I morti viventi ringraziano" e annunciano "la manifestazione" di protesta "sarà a breve". "Io abito qui da 40 anni, sarà una lotta dura". "Sono una mamma abito qui dal 2008, sono qui e combatto per i miei figli e per i figli di quelli che verranno, per quelli che hanno lottato e sono morti. Noi aspettiamo ancora la bonifica", alcuni degli interventi. Gli inviti a "scendere in piazza" per far sentire le ragioni degli abitanti della zona si intensificano e sui social c'è anche chi fa sapere: "I comitati della Valle Galeria oltre a pianificare le opportune azioni legali si opporranno in ogni modo a questo ennesimo scempio".
    Da video e foto del primo raduno notturno dei cittadini della Valle Galeria emerge come anche Stefano Vignaroli, presidente a 5 stelle della commissione parlamentare ecomafie sia passato di persona al presidio, come pure i pentastellati romani Simona Ficcardi (consigliera comunale) e Marco Cacciatore (consigliere regionale). Tutti loro già ieri avevano manifestato la forte contrarietà alla localizzazione della discarica a Monte Carnevale.(ANSA).

domenica 29 dicembre 2019

La prima missione in assoluto per rimuovere la spazzatura spaziale dall'orbita è appena stata commissionata

A settembre del 2013, c'erano già più di  500.000 pezzi di detriti,  o "spazzatura spaziale" in orbita attorno alla Terra e quel numero è ancora in aumento.
I frammenti di spazzatura viaggiano a velocità fino a 17.500 miglia orarie, abbastanza veloci da consentire a un detrito orbitale relativamente piccolo di danneggiare un satellite o un veicolo spaziale. Questo è anche un potenziale pericolo per i veicoli spaziali, ma specialmente per la Stazione Spaziale Internazionale, navette spaziali e altri veicoli spaziali con gli umani a bordo.
Pixabay.
"Il rischio maggiore per le missioni spaziali proviene da detriti non tracciabili", ha  affermato Nicholas Johnson , capo scienziato della NASA per i detriti orbitali.
A causa di questo rischio, l'Agenzia spaziale europea ha firmato un contratto di rimozione dei detriti con la startup svizzera  ClearSpace  incaricando la società di catturare un pezzo sostanziale di un razzo Vega lasciato in orbita nel 2013.

Questa missione, prevista per il lancio nel 2025, sarà la prima del suo genere progettata con il solo scopo di pulire anziché esplorare lo spazio.
L'astronave è ancora senza nome e sarà progettata per avere un "alto livello di autonomia". L'intera imbarcazione dovrebbe pesare meno di 400 chilogrammi.
La propulsione chimica sembra essere la scelta degli ingegneri per il primo veicolo spaziale, ma i modelli futuri potrebbero impiegare un mix di propulsori chimici ed elettrici.
Come accennato in precedenza, c'è un obiettivo principale qui e si chiama Vespa, il residuo residuo del lancio del razzo Vega dell'ESA nel 2013. Questo pezzo di spazzatura pesa all'incirca lo stesso di un piccolo satellite e ha una forma semplice. Ciò renderebbe più semplice afferrare le braccia robotiche. Una volta che è tra le braccia del collezionista, verrà trascinato fuori dall'orbita e lasciato bruciare nell'atmosfera.
Sfortunatamente, questo distruggerà anche il collezionista, ma in futuro l'agenzia spera di migliorare questa tecnologia con piani futuri per de-orbitare più oggetti senza distruggersi.
"E nei prossimi anni, il numero di satelliti aumenterà di un ordine di grandezza, con più mega-costellazioni costituite da centinaia o addirittura migliaia di satelliti pianificati per un'orbita terrestre bassa per fornire telecomunicazioni ad ampia copertura e bassa latenza, e servizi di monitoraggio. È evidente la necessità che un "carro attrezzi" rimuova i satelliti  guasti da questa regione molto trafficata ", afferma Luc Piguet , fondatore e CEO di ClearSpace.
Finora ClearSpace ha raccolto quasi 2,3 milioni di franchi svizzeri (vicino a $ 2,3 milioni di USD) attraverso un mix di investitori e sovvenzioni. La missione ClearSpace costa $ 129 milioni.

sabato 21 dicembre 2019

I GRILLINI IN CAMPIDOGLIO, QUELLI CHE ''I TERMOVALIZZATORI MAI, INQUINANO'', SI APPRESTANO AD APRIRE UNA NUOVA FOGNA A CIELO APERTO NELLA BELLA E POCO FREQUENTATA CAMPAGNA A NORD DI ROMA, SU VIA DI TRAGLIATELLA.

UN'OASI TRA CERVETERI E BRACCIANO CHE RISCHIA DI ESSERE DETURPATA DA CAMION CARICHI CON TONNELLATE DI IMMONDIZIA. 
LA STESSA CHE IN QUESTO MOMENTO IMPREZIOSISCE IL CENTRO DI ROMA

RIFIUTI A ROMA, LA DISCARICA VA A TRAGLIATELLA: OGGI L'INCONTRO IN CAMPIDOGLIO
Lorena Loiacono per www.leggo.it
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 24CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 
La discarica di Roma va a Tragliatella ma intanto quella di Colleferro deve restare aperta fino alla fine del 2020. La proroga del sito, che avrebbe dovuto chiudere i battenti a fine mese, era già stata richiesta dalla sindaca Raggi per tamponare l'emergenza in attesa della nuova discarica. Ma il comune di Colleferro rispose con un secco no. Ora la richiesta torna a farsi sentire ed entra a far parte, a pieno titolo, dell'accordo su cui oggi si incontreranno Comune e Regione per risolvere l'emergenza rifiuti della Capitale.
Perché di emergenza si tratta: Roma non sembra infatti essere pronta al Natale, al periodo dell'anno che, forse solo al pari di quello estivo, accoglie il maggior numero di visitatori in assoluto. Si tratta di due settimane di pienone in cui le strade del Centro, ma non solo, saranno invase da romani e turisti. Allo shopping che ruota intorno al Tridente, infatti, si aggiunge anche quello di strade commerciali come via Tuscolana, via Ottaviano, Cola di Rienzo e Marconi.
via di tragliatella romaVIA DI TRAGLIATELLA ROMA
Tutte seriamente in difficoltà con cassonetti stracolmi, soprattutto per quel che riguarda la raccolta della carta e dei cartoni che, con tutto il loro volume, occupano le aree intorno ai secchioni stazionando lì da settimane. Con la pioggia degli ultimi giorni si è creato spesso un pantano irrecuperabile. In affanno anche via Ugo Ojetti dove iniziano purtroppo a verificarsi i primi roghi a ridosso dei secchioni, dove da settimane restano accatastati i rifiuti.
rifiuti romaRIFIUTI ROMA
E così la differenziata va letteralmente in fumo. Il tavolo previsto per oggi dovrà affrontare anche questo tema: oltre ad individuare l'area per il nuovo sito, probabilmente Tragliatella, e prorogare l'apertura di Colleferro per tutto il 2020 in attesa dell'attivazione del nuovo sito, sono previsti interventi per potenziare il parco vetture dell'Ama anche tramite l'istituzione di un Fondo speciale.
Anche i camion infatti, spesso fuori uso, contribuiscono al rallentamento della raccolta. Sempre in attesa che venga messa in piedi la nuova discarica, dovrà aumentare la capacità ricettiva dell'impianto di Civitavecchia e dovrà essere individuato, nel Lazio, un sito di trattamento alternativo a quello di Rocca Cencia che da gennaio chiuderà per la manutenzione straordinaria.
discarica rifiutiDISCARICA RIFIUTI

PARTE ITER CONDIVISO PER ARRIVARE A DISCARICA ROMA
 (ANSA) - Scongiurare, insieme, il caos rifiuti a Roma. Questo l'obiettivo che ha animato la riunione odierna tra Comune e Regione che, dopo reiterati scontri sulla gestione dell'immondizia della Capitale, hanno inaugurato una stagione di collaborazione. Tra le novità emerse: un percorso condiviso per arrivare, senza emergenze, all'apertura di una discarica di servizio a Roma in vista della chiusura, prevista il 15 gennaio, del sito di Colleferro che serve la Capitale. Allo studio ci sono le cosiddette 'aree bianche' consegnate dalla Città Metropolitana alla Regione, tra cui Tragliatella.
A Tragliatella però per allestire una discarica di servizio servirebbe del tempo, a quanto si apprende fino a due anni. Motivo per cui, se si optasse per questa scelta, occorrerebbe trovare delle soluzioni tampone prima. Il Campidoglio ha rigettato, anche con un atto ufficiale dell'Assemblea Capitolina, la possibilità di aprire discariche temporanee sul territorio, in deroga alle norme ambientali, dicendosi al contempo disponibile a fare quanto di sua competenza nell'ambito del piano regionale rifiuti.

erri de lucaERRI DE LUCA
E oggi ribadisce: "Il Comune di Roma è pronto a fare la sua parte, ovvero ad indicare il sito per una discarica di servizio nelle aree indicate dalla Regione. Intanto la Pisana deve indicare una discarica provvisoria al di fuori del territorio di Roma per sopperire alla chiusura anticipata di Colleferro". La Regione dal suo canto ha sempre sostenuto la tesi che Roma dovesse dotarsi di una sua discarica di servizio. E, visti gli esiti positivi, della riunione odierna, è possibile che le due istituzione davvero arrivino ad una sintesi.
L'unica comunicazione ufficiale, dopo l'incontro in Campidoglio, infatti, recita: "Una soluzione condivisa sui rifiuti in vista della chiusura della discarica di Colleferro programmata il prossimo 15 gennaio. Si è svolto nel pomeriggio in Campidoglio un incontro tra rappresentanti di Roma Capitale e Regione Lazio per programmare gli interventi necessari alla gestione del flusso dei rifiuti a partire dal prossimo mese. Un nuovo incontro è in programma nei prossimi giorni". Il prossimo giorno X è fissato per venerdì.
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 18CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMAcassonetti ricolmi di rifiuti a roma 23CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA
Fonte: qui

martedì 10 dicembre 2019

ECCO PERCHE’ ROMA AFFONDA NELL'IMMONDIZIA

I NETTURBINI "INABILI" DI ROMA: UNO SU 3 NON SALE SUI CAMION 
IL BATTAGLIONE DI ‘OPERATORI ECOLOGICI’ CHE HA IN TASCA UN CERTIFICATO MEDICO CON CUI EVITA DI PORTARE VIA L’IMMONDIZIA DALLE STRADE. CIOE' DI FARE QUELLO PER CUI SAREBBERO STIPENDIATI CON I FONDI DELLA TARI, CHE PER I ROMANI È UNA DELLE PIÙ ALTE D'ITALIA 
L’INCHIESTA DELLE IENE SUI FANCAZZISTI DI ‘AMA’



Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

Netturbini «inidonei» a fare i netturbini. Domanda: quindi come passano il turno pagato dall'Ama? «Non saprei, certo è che le cose ora dovranno cambiare», risponde il nuovo amministratore unico della municipalizzata di Roma, Stefano Zaghis, alle prese con l'emergenza rifiuti, l'assenza di impianti dove portare la spazzatura raccolta in giro per la città, un piano industriale da scrivere in tempi record e, tra i mille intralci, c'è pure questo paradosso: il battaglione di «operatori ecologici» che ha in tasca un certificato medico, temporaneo o permanente, con cui evita di fare quanto previsto dal contratto.

L'assenteismo e le licenze facili sono una vecchia piaga della partecipata ambientale dell'Urbe, ma le cifre annotate in un rapporto appena consegnato al nuovo numero uno impressionano: un netturbino su 3 è inabile all'incarico.

monnezzaMONNEZZA
«Tra gli oltre 4.300 operatori ecologici di Ama, circa 1.500 risultano essere idonei parziali (in modo permanente o temporaneo) o inidonei (permanenti o temporanei) alla specifica mansione assegnata», si legge nel report. Insomma, non possono salire sui camion e portare via l'immondizia dalle strade. Quello per cui sarebbero stipendiati con i fondi della Tari, che per i romani è una delle più care d'Italia.

«SITUAZIONE MARZIANA»
Le motivazioni degli impedimenti sono varie: c'è chi è «allergico» allo smog, quindi proprio non può passare il turno al volante dei compattatori nel traffico di Roma; c'è chi invece non può sostenere «carichi pesanti», come svuotare i cassonetti che, dal centro alla periferia, tracimano di pattume da mesi. C'è anche chi soffre di fastidi temporanei e quindi, sempre col certificato firmato dal dottore, non può essere inserito nei turni. Naturalmente, tra i 1.500 inabili, c'è sicuramente chi avrà pienamente diritto alle esenzioni. Ma davanti a una percentuale così massiccia (34,9% dei netturbini), qualche dubbio viene.
dipendenti ama - le ieneDIPENDENTI AMA - LE IENE

Gli stessi sindacati, solitamente bellicosi, riconoscono che la situazione è grottesca. Soprattutto, è un lusso impensabile per una città invasa dall'immondizia. «Sembra di stare su Marte, lo so», conviene Alessandro Bonfigli, leader della Uil Trasporti: «Bisogna ammetterlo: queste persone vanno messe nelle condizioni di fare qualcosa, tutti devono essere utili alla causa, specialmente in un frangente così difficile». Stessa domanda di prima: oggi i netturbini inabili cosa fanno? «Poco o nulla», risponde anche il sindacalista.

roma monnezzaROMA MONNEZZA
Al nuovo au, Zaghis, nominato a inizio ottobre, va dato il merito di avere preso di petto la questione. Perché per tirare fuori Roma dall'emergenza rifiuti servono sì gli impianti - lui stesso propone alla sindaca Raggi una discarica e un termovalorizzatore, parola tabù, però, per un pezzo del M5S - ma tocca anche rendere efficiente un colosso pubblico che non brilla per rigore, anzi. Basta pensare che il tasso di assenteismo, ferie escluse, sfiora da anni il 15%. L'ultima rilevazione interna, che prende in esame il trimestre luglio-settembre, dice che il 14,7% dei dipendenti Ama non si presenta al lavoro, tra malattie (6,1%), permessi 104 e congedi di ogni risma.
dipendenti ama - le ieneDIPENDENTI AMA - LE IENE

Zaghis ha già dato mandato al nuovo direttore del Personale, Marcello Bronzetti, di riconvertire più netturbini «inidonei» possibile. In 200 saranno spediti a fare gli «spazzini di quartiere», a stretto giro di posta. Poi toccherà agli altri essere spostati in ruoli più operativi. «Abbiamo anche chiesto di intensificare le visite mediche - conclude Zaghis - e con l'assunzione di 350 dipendenti, abbasseremo l'età media del personale sul territorio, che oggi si attesta a circa 50 anni». Fonte: qui

lunedì 9 dicembre 2019

L’AUTISTA DEL FILOBUS E’ PASSATO CON IL ROSSO


LE IMMAGINI DI UNA TELECAMERA FANNO LUCE SUL TRAGICO INCIDENTE DI MILANO TRA UN FILOBUS E UN CAMION DEI RIFIUTI: MORTA LA PASSEGGERA SBALZATA FUORI 

L'AZIENDA DEI TRASPORTI ANNUNCIA UNA INDAGINE INTERNA

Andrea Galli e Gianni Santucci per corriere.it

scontro filobus camion dei rifiutiSCONTRO FILOBUS CAMION DEI RIFIUTI
Le sue condizioni erano più che disperate da subito. Dopo aver ricevuto l’estrema unzione sabato sera, si è spenta domenica al Policlinico la passeggera 49enne, di nazionalità filippina, sbalzata fuori dal filobus dell’Atm (linea 90-91) che sabato mattina si è scontrato con un camion dei rifiuti dell’Amsa. L’autista del filobus procedeva a forte velocità e ha proseguito nonostante avesse il semaforo rosso impattando contro il camion che invece avanzava con il verde. Il filmato delle telecamere mostra l’evidenza delle responsabilità. L’azienda dei trasporti ha comunicato la vicinanza alla famiglia della donna, nell’annunciare l’avvio di un’indagine interna, che si svilupperà parallelamente a quella della magistratura. Erano le 8.09 di sabato all’incrocio tra viale Bezzi e via Marostica. E solo nel tardo pomeriggio, a quasi dieci ore dallo scontro, gli investigatori del Nucleo radiomobile hanno recuperato le immagini di una telecamera che ha tolto i dubbi sulla dinamica dell’impatto.

scontro filobus camion dei rifiutiSCONTRO FILOBUS CAMION DEI RIFIUTI
Un impatto che ha fatto sbalzare la 49enne oltre una delle portiere del filobus e l’ha poi fatta precipitare con la testa sull’asfalto. Nel definitivo bollettino stilato a mezzogiorno dal 118 al termine della maxi-emergenza, i feriti sono stati 18. Due dei tre codici gialli hanno riguardato i conducenti, uno dei quali, quello alla guida del camion, è rimasto incastrato: i vigili del fuoco hanno dovuto lavorare a lungo per estrarlo. Sul filobus c’erano anche due ragazzini, medicati per abrasioni e affidati ai genitori. Il mezzo era piuttosto affollato. Ci sono stati dei testimoni, non molti, e non concordi nelle testimonianze.

scontro filobus camion dei rifiutiSCONTRO FILOBUS CAMION DEI RIFIUTI
A maggior ragione, gli investigatori hanno iniziato a scandagliare la zona alla ricerca di un filmato utile. Fino a trovare il filmato decisivo, che toglie ogni dubbio. Si vede il bus proseguire il percorso velocemente senza avvedersi del «rosso». Le conseguenze sarebbero potute esser ancora più tragiche: bastava che vi fossero pedoni impegnati ad attraversare la strada, oppure macchine, moto e biciclette che attendevano il verde nella corsia invasa dal filobus.

L’autista dell’Amsa si muoveva perpendicolare rispetto al tragitto del filobus, diretto verso piazza Napoli, ha impegnato la corsia centrale riservata ai mezzi pubblici, per dirigersi sul lato opposto, e nel compiere la manovra ha impattato contro il filobus che aveva «saltato» il semaforo. Sono già iniziati gli accertamenti sul cellulare dell’autista, per verificare se possa essere stato quello il motivo della distrazione.

Fonte: qui