Visualizzazione post con etichetta immondizia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta immondizia. Mostra tutti i post

giovedì 2 gennaio 2020

SAN FRANCISCO, LA POPOLAZIONE DI SENZATETTO È CRESCIUTA A 10 MILA RESIDENTI


E ZONE DEL CENTRO SONO DISSEMINATE DI SIRINGHE USATE, IMMONDIZIA E FECI 

I PROSSIMI 10 ANNI SARANNO DETERMINANTI PER CAPIRE LE SORTI DELLA CITTÀ: LE 7 MOSSE PER SALVARLA…

Aria Bendix per "it.businessinsider.com"

san franciscoSAN FRANCISCO
San Francisco si è trasformata in qualcosa di simile a un incubo. La sua popolazione di senzatetto è cresciuta a circa 10.000 residenti, i suoi affitti sono saliti a circa 1.900 dollari al mese e parti del suo centro sono attualmente disseminate di siringhe usate, immondizia e feci umane.

Con il riversarsi di sempre più operatori dell’informatica in città per lavorare da Google, Facebook e Uber, i professionisti creativi di lunga data, come gli artisti e i musicisti, hanno sempre maggiori problemi a vivere a San Francisco.

senzatetto a san francisco 6SENZATETTO A SAN FRANCISCO 6
Il decennio prossimo sarà un periodo determinante nella storia cittadina, ha detto Business Insider Alicia John-Baptiste, presidentessa di SPUR — un’organizzazione di ricerca che sviluppa soluzioni per i principali problemi nella Bay Area. Quei dieci anni potrebbero stabilire se San Francisco è capace di accogliere i suoi cittadini con redditi bassi o se si trasformerà in una città che solo i ricchi potranno permettersi.
Ecco alcuni modi per migliorare la città prima che sia troppo tardi.

alloggi popolari san franciscoALLOGGI POPOLARI SAN FRANCISCO
San Francisco ha leggi che limitano le zone dove possono essere costruiti alloggi popolari. Queste leggi devo sparire.
Una ricerca dell’organizzazione no-profit Next 10 indica che San Francisco deve costruire 200.000 unità abitative ogni anno per stare al passo con la crescita della popolazione. Ma c’è un motivo per cui la città ha autorizzato soltanto la costruzione di 113.000 unità dal 2017.

San Francisco è governata da leggi urbanistiche che definiscono come possono essere usate alcune aree. Queste leggi sono nate come un modo per separare le comunità bianche e ricche dai cittadini poveri di colore.
immondizia a san francisco 5IMMONDIZIA A SAN FRANCISCO 

Molte delle regolazioni edilizie di San Francisco favoriscono le unità monofamiliari, facendo sì che le aree di sviluppo urbano possano accogliere meno persone. Inoltre, le aree monofamiliari sono tendenzialmente più care, creando larghe sacche di ricchezza in tutta la città.

Per rendere San Francisco più accessibile, la città dovrà modificare il proprio regolamento urbanistico per consentire la costruzione di condomini più economici in quartieri residenziali.
case di lusso san franciscoCASE DI LUSSO SAN FRANCISCO

La città dovrebbe limitare la costruzione di appartamenti di lusso e gli affitti a breve termine.
Gli investitori acquistano di solito unità immobiliari a San Francisco per convertirle in affitti a breve termine o in servizi come HomeAway ed Airbnb. Contemporaneamente, i miliardari di tutto il mondo stanno rastrellando appartamenti di lusso in tutta la città, creando una domanda per immobili di lusso.
immondizia a san francisco 6IMMONDIZIA A SAN FRANCISCO 


Aumentando i controlli sulla costruzione di appartamenti di lusso e limitando la quantità di affitti a breve termine consentiti in città, San Francisco potrebbe liberare più spazi per alloggi popolari.

“Nel complesso, la regione ha realmente lottato per crescere ordinatamente nel corso degli ultimi 20 anni circa”, ha detto John-Baptiste. “Adesso c’è l’esigenza di crescere all’interno del tessuto cittadino esistente”.

Lo stato può proteggere gli inquilini vulnerabili affinché non vengano sfrattati facilmente.
L’affitto medio a San Francisco è cresciuto del 18% negli ultimi cinque anni, rendendo più difficile il pagamento dell’affitto mensile per i cittadini con redditi bassi. I residenti che non riescono a pagare l’affitto rischiano lo sfratto, che può rendere loro complicato assicurarsi una casa in affitto in futuro. In alcuni casi, dei residenti sono stati spinti a diventare senzatetto.
sfratti san franciscoSFRATTI SAN FRANCISCO

L’anno scorso, il 15% degli abitanti di San Francisco hanno riferito alla municipalità di essere stati minacciati di sfratto nei cinque anni precedenti. Quasi la metà di questi cittadini proviene da famiglie che guadagnano meno del 50% del reddito medio cittadino.

John-Baptiste dice che la protezione di questi residenti dovrebbe andare di “pari passo” con l’aumento dell’offerta immobiliare cittadina.

trasporti san franciscoTRASPORTI SAN FRANCISCO
Per salvare i cittadini dallo sfratto o dal trasferimento, Marsha Cohen, professoressa di diritto presso la University of California, Hastings, ha suggerito un programma a livello statale che sovvenzioni gli affitti per le famiglie californiane a basso reddito.

L’intera Bay Area potrebbe contribuire abbassando i costi dei trasporti.
Dal 2013, il principale sistema di trasporto di San Francisco, BART, è diventato sempre più costoso, da quando, cioè, il suo consiglio di amministrazione ha approvato una serie di aumenti dei prezzi dei biglietti con scadenza al 2020. Un’altra serie di aumenti è prevista nel 2022.
immondizia a san francisco 7IMMONDIZIA A SAN FRANCISCO

Abbassare questi costi sarà fondamentale per rendere la città più accessibile ai cittadini. Ma John-Baptiste dice che San Francisco non dovrebbe sopportare da sola questo onere.

“Quando chiediamo alle città di risolvere da sole i problemi, a volte proviamo a risolvere le cose con la prospettiva sbagliata”, dice John-Baptiste. Tutte e nove le contee della Bay Area, dice, dovrebbero prendere in considerazione di coordinare i propri investimenti in una rete regionale dei trasporti.


google san franciscoGOOGLE SAN FRANCISCO
Tramite la tassazione alle grandi multinazionali e alle grandi imprese si possono finanziare i servizi necessari alla popolazione — come la pulizia delle strade.
Durante una sua recente visita a San Francisco, il presidente Donald Trump ha detto che la città era in “totale violazione” delle normative ambientali a causa della sua crisi dei senzatetto che ha lasciato alcuni isolati disseminati di feci e di siringhe usate.

“Le accuse mosse da Trump erano false”, dice John-Baptiste. “Ma capisco la preoccupazione che i residenti nutrono relativamente alla pulizia delle strade”.

senzatetto a san francisco 1SENZATETTO A SAN FRANCISCO 
Un modo per iniziare a pagare per i servizi necessari alla popolazione, dice, è quello di ripensare Proposition 13 — un emendamento costituzionale che ha ridotto le tasse sulla proprietà in California.

I legislatori democratici hanno suggerito una revisione della proposta per aumentare le tasse per le grandi multinazionali e le grandi imprese. Il gettito fiscale potrebbe quindi essere impiegato per i servizi cittadini quali trasporto, pulizia delle strade e case popolari.
feci a san francisco 1FECI A SAN FRANCISCO

Gli elettori di San Francisco hanno già approvato una misura per tassare le più grandi compagnie cittadine al fine di finanziare servizi per i senzatetto, ma potrebbero volerci anni prima che la città riesca a recuperare i fondi.

incendi californiaINCENDI CALIFORNIA












Costruire case a prezzi accessibili in posti al sicuro da incendi boschivi.
La crisi immobiliare di San Francisco ha costretto i residenti a trasferirsi in periferie più convenienti e in aree rurali all’esterno del centro città. In alcuni casi, queste aree si trovano dove si incontrano terre incolte e aree urbane — luoghi dove lo sviluppo edilizio è vicino a, o si trova all’interno di, zone a rischio incendi.

Tra il 1990 e il 2010, circa metà delle unità immobiliari costruite in California sono state realizzate in queste zone potenzialmente pericolose.

senzatetto a san francisco 4SENZATETTO A SAN FRANCISCO 
“Anche se gli incendi boschivi ci sono sempre stati, [le persone] si sono spinte in aree a rischio incendio”, ha detto a Business Insider Marko Bourne, un ex funzionario della Federal Emergency Management Agency. “Adesso siamo colpiti direttamente da questi fuochi”.

John-Baptiste dice che c’è un forte bisogno di alloggi popolari in zone al sicuro da pericoli derivanti dal cambiamento climatico.
san franciscoSAN FRANCISCO

Non incentivare la costruzione in aree vulnerabili all’innalzamento del livello del mare.
Con lo spostamento dei residenti a basso reddito verso i territori a rischio incendio all’esterno del nucleo urbano, i residenti ricchi di San Francisco gravitano verso immobili di lusso sul lungo mare.

senzatetto a san francisco 3SENZATETTO A SAN FRANCISCO 
Negli ultimi anni, gli immobiliaristi hanno costruito un quartiere da 8 miliardi di dollari nella Hunters Point Shipyard, direttamente sulla San Francisco Bay. L’anno scorso, gli appartamenti costavano fino a un milione e mezzo di dollari. Gli imprenditori edili stavano anche approntando un piano da 1,5 miliardi di dollari per costruire 8.000 unità residenziali su Treasure Island, un’isola artificiale in mezzo alla baia.

senzatetto a san francisco 2SENZATETTO A SAN FRANCISCO 
Entrambi questi progetti immobiliari sono vulnerabili all’innalzamento del livello del mare. Uno studio del marzo 2018 della American Association for the Advancement of Science prevede che nel 2100 potrebbero essere sott’acqua fino a 430 chilometri quadrati.

John-Baptiste dice che la  municipalità potrebbe introdurre regolamenti urbani che proibiscano alle imprese edili di costruire in aree ad alto rischio di inondazione. Un’altra possibilità consisterebbe nell’incentivare la costruzione lontana dalla costa. Qualunque sarà la decisione, la municipalità dovrà agire velocemente.
senzatetto a san francisco 7SENZATETTO A SAN FRANCISCO 

“È arrivato per noi il momento di essere ancora più ambiziosi in ciò che crediamo di potere ottenere”, dice John-Baptiste. “Dovremo pensare a modi per compiere le grandi correzioni molto più in fretta rispetto al passato”.

Fonte: qui

sabato 21 dicembre 2019

I GRILLINI IN CAMPIDOGLIO, QUELLI CHE ''I TERMOVALIZZATORI MAI, INQUINANO'', SI APPRESTANO AD APRIRE UNA NUOVA FOGNA A CIELO APERTO NELLA BELLA E POCO FREQUENTATA CAMPAGNA A NORD DI ROMA, SU VIA DI TRAGLIATELLA.

UN'OASI TRA CERVETERI E BRACCIANO CHE RISCHIA DI ESSERE DETURPATA DA CAMION CARICHI CON TONNELLATE DI IMMONDIZIA. 
LA STESSA CHE IN QUESTO MOMENTO IMPREZIOSISCE IL CENTRO DI ROMA

RIFIUTI A ROMA, LA DISCARICA VA A TRAGLIATELLA: OGGI L'INCONTRO IN CAMPIDOGLIO
Lorena Loiacono per www.leggo.it
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 24CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 
La discarica di Roma va a Tragliatella ma intanto quella di Colleferro deve restare aperta fino alla fine del 2020. La proroga del sito, che avrebbe dovuto chiudere i battenti a fine mese, era già stata richiesta dalla sindaca Raggi per tamponare l'emergenza in attesa della nuova discarica. Ma il comune di Colleferro rispose con un secco no. Ora la richiesta torna a farsi sentire ed entra a far parte, a pieno titolo, dell'accordo su cui oggi si incontreranno Comune e Regione per risolvere l'emergenza rifiuti della Capitale.
Perché di emergenza si tratta: Roma non sembra infatti essere pronta al Natale, al periodo dell'anno che, forse solo al pari di quello estivo, accoglie il maggior numero di visitatori in assoluto. Si tratta di due settimane di pienone in cui le strade del Centro, ma non solo, saranno invase da romani e turisti. Allo shopping che ruota intorno al Tridente, infatti, si aggiunge anche quello di strade commerciali come via Tuscolana, via Ottaviano, Cola di Rienzo e Marconi.
via di tragliatella romaVIA DI TRAGLIATELLA ROMA
Tutte seriamente in difficoltà con cassonetti stracolmi, soprattutto per quel che riguarda la raccolta della carta e dei cartoni che, con tutto il loro volume, occupano le aree intorno ai secchioni stazionando lì da settimane. Con la pioggia degli ultimi giorni si è creato spesso un pantano irrecuperabile. In affanno anche via Ugo Ojetti dove iniziano purtroppo a verificarsi i primi roghi a ridosso dei secchioni, dove da settimane restano accatastati i rifiuti.
rifiuti romaRIFIUTI ROMA
E così la differenziata va letteralmente in fumo. Il tavolo previsto per oggi dovrà affrontare anche questo tema: oltre ad individuare l'area per il nuovo sito, probabilmente Tragliatella, e prorogare l'apertura di Colleferro per tutto il 2020 in attesa dell'attivazione del nuovo sito, sono previsti interventi per potenziare il parco vetture dell'Ama anche tramite l'istituzione di un Fondo speciale.
Anche i camion infatti, spesso fuori uso, contribuiscono al rallentamento della raccolta. Sempre in attesa che venga messa in piedi la nuova discarica, dovrà aumentare la capacità ricettiva dell'impianto di Civitavecchia e dovrà essere individuato, nel Lazio, un sito di trattamento alternativo a quello di Rocca Cencia che da gennaio chiuderà per la manutenzione straordinaria.
discarica rifiutiDISCARICA RIFIUTI

PARTE ITER CONDIVISO PER ARRIVARE A DISCARICA ROMA
 (ANSA) - Scongiurare, insieme, il caos rifiuti a Roma. Questo l'obiettivo che ha animato la riunione odierna tra Comune e Regione che, dopo reiterati scontri sulla gestione dell'immondizia della Capitale, hanno inaugurato una stagione di collaborazione. Tra le novità emerse: un percorso condiviso per arrivare, senza emergenze, all'apertura di una discarica di servizio a Roma in vista della chiusura, prevista il 15 gennaio, del sito di Colleferro che serve la Capitale. Allo studio ci sono le cosiddette 'aree bianche' consegnate dalla Città Metropolitana alla Regione, tra cui Tragliatella.
A Tragliatella però per allestire una discarica di servizio servirebbe del tempo, a quanto si apprende fino a due anni. Motivo per cui, se si optasse per questa scelta, occorrerebbe trovare delle soluzioni tampone prima. Il Campidoglio ha rigettato, anche con un atto ufficiale dell'Assemblea Capitolina, la possibilità di aprire discariche temporanee sul territorio, in deroga alle norme ambientali, dicendosi al contempo disponibile a fare quanto di sua competenza nell'ambito del piano regionale rifiuti.

erri de lucaERRI DE LUCA
E oggi ribadisce: "Il Comune di Roma è pronto a fare la sua parte, ovvero ad indicare il sito per una discarica di servizio nelle aree indicate dalla Regione. Intanto la Pisana deve indicare una discarica provvisoria al di fuori del territorio di Roma per sopperire alla chiusura anticipata di Colleferro". La Regione dal suo canto ha sempre sostenuto la tesi che Roma dovesse dotarsi di una sua discarica di servizio. E, visti gli esiti positivi, della riunione odierna, è possibile che le due istituzione davvero arrivino ad una sintesi.
L'unica comunicazione ufficiale, dopo l'incontro in Campidoglio, infatti, recita: "Una soluzione condivisa sui rifiuti in vista della chiusura della discarica di Colleferro programmata il prossimo 15 gennaio. Si è svolto nel pomeriggio in Campidoglio un incontro tra rappresentanti di Roma Capitale e Regione Lazio per programmare gli interventi necessari alla gestione del flusso dei rifiuti a partire dal prossimo mese. Un nuovo incontro è in programma nei prossimi giorni". Il prossimo giorno X è fissato per venerdì.
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 18CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMAcassonetti ricolmi di rifiuti a roma 23CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA
Fonte: qui

martedì 10 dicembre 2019

ECCO PERCHE’ ROMA AFFONDA NELL'IMMONDIZIA

I NETTURBINI "INABILI" DI ROMA: UNO SU 3 NON SALE SUI CAMION 
IL BATTAGLIONE DI ‘OPERATORI ECOLOGICI’ CHE HA IN TASCA UN CERTIFICATO MEDICO CON CUI EVITA DI PORTARE VIA L’IMMONDIZIA DALLE STRADE. CIOE' DI FARE QUELLO PER CUI SAREBBERO STIPENDIATI CON I FONDI DELLA TARI, CHE PER I ROMANI È UNA DELLE PIÙ ALTE D'ITALIA 
L’INCHIESTA DELLE IENE SUI FANCAZZISTI DI ‘AMA’



Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

Netturbini «inidonei» a fare i netturbini. Domanda: quindi come passano il turno pagato dall'Ama? «Non saprei, certo è che le cose ora dovranno cambiare», risponde il nuovo amministratore unico della municipalizzata di Roma, Stefano Zaghis, alle prese con l'emergenza rifiuti, l'assenza di impianti dove portare la spazzatura raccolta in giro per la città, un piano industriale da scrivere in tempi record e, tra i mille intralci, c'è pure questo paradosso: il battaglione di «operatori ecologici» che ha in tasca un certificato medico, temporaneo o permanente, con cui evita di fare quanto previsto dal contratto.

L'assenteismo e le licenze facili sono una vecchia piaga della partecipata ambientale dell'Urbe, ma le cifre annotate in un rapporto appena consegnato al nuovo numero uno impressionano: un netturbino su 3 è inabile all'incarico.

monnezzaMONNEZZA
«Tra gli oltre 4.300 operatori ecologici di Ama, circa 1.500 risultano essere idonei parziali (in modo permanente o temporaneo) o inidonei (permanenti o temporanei) alla specifica mansione assegnata», si legge nel report. Insomma, non possono salire sui camion e portare via l'immondizia dalle strade. Quello per cui sarebbero stipendiati con i fondi della Tari, che per i romani è una delle più care d'Italia.

«SITUAZIONE MARZIANA»
Le motivazioni degli impedimenti sono varie: c'è chi è «allergico» allo smog, quindi proprio non può passare il turno al volante dei compattatori nel traffico di Roma; c'è chi invece non può sostenere «carichi pesanti», come svuotare i cassonetti che, dal centro alla periferia, tracimano di pattume da mesi. C'è anche chi soffre di fastidi temporanei e quindi, sempre col certificato firmato dal dottore, non può essere inserito nei turni. Naturalmente, tra i 1.500 inabili, c'è sicuramente chi avrà pienamente diritto alle esenzioni. Ma davanti a una percentuale così massiccia (34,9% dei netturbini), qualche dubbio viene.
dipendenti ama - le ieneDIPENDENTI AMA - LE IENE

Gli stessi sindacati, solitamente bellicosi, riconoscono che la situazione è grottesca. Soprattutto, è un lusso impensabile per una città invasa dall'immondizia. «Sembra di stare su Marte, lo so», conviene Alessandro Bonfigli, leader della Uil Trasporti: «Bisogna ammetterlo: queste persone vanno messe nelle condizioni di fare qualcosa, tutti devono essere utili alla causa, specialmente in un frangente così difficile». Stessa domanda di prima: oggi i netturbini inabili cosa fanno? «Poco o nulla», risponde anche il sindacalista.

roma monnezzaROMA MONNEZZA
Al nuovo au, Zaghis, nominato a inizio ottobre, va dato il merito di avere preso di petto la questione. Perché per tirare fuori Roma dall'emergenza rifiuti servono sì gli impianti - lui stesso propone alla sindaca Raggi una discarica e un termovalorizzatore, parola tabù, però, per un pezzo del M5S - ma tocca anche rendere efficiente un colosso pubblico che non brilla per rigore, anzi. Basta pensare che il tasso di assenteismo, ferie escluse, sfiora da anni il 15%. L'ultima rilevazione interna, che prende in esame il trimestre luglio-settembre, dice che il 14,7% dei dipendenti Ama non si presenta al lavoro, tra malattie (6,1%), permessi 104 e congedi di ogni risma.
dipendenti ama - le ieneDIPENDENTI AMA - LE IENE

Zaghis ha già dato mandato al nuovo direttore del Personale, Marcello Bronzetti, di riconvertire più netturbini «inidonei» possibile. In 200 saranno spediti a fare gli «spazzini di quartiere», a stretto giro di posta. Poi toccherà agli altri essere spostati in ruoli più operativi. «Abbiamo anche chiesto di intensificare le visite mediche - conclude Zaghis - e con l'assunzione di 350 dipendenti, abbasseremo l'età media del personale sul territorio, che oggi si attesta a circa 50 anni». Fonte: qui

mercoledì 7 agosto 2019

PAURA A SPINACETO DOVE UN PAPÀ CON IL BIMBO IN PASSEGGINO SONO STATI AGGREDITI DAI CINGHIALI

NELLA ZONA GLI ANIMALI SI MUOVONO IN BRANCHI DI SETTE-OTTO ESEMPLARI E SI AVVICINANO INDISTURBATI ALLE ABITAZIONI, A CAUSA DELL’IMMONDIZIA ACCUMULATA 
LO SFOGO DEI RESIDENTI: “È CAPITATO CHE GLI ADOLESCENTI SI DOVESSERO DIFENDERE ARRAMPICANDOSI SUGLI ALBERI. NESSUNO ESCE PIÙ DA SOLO…”
Stefania Piras per www.ilmessaggero.it

Incubo cinghiali. Ormai da maggio abitano in pianta stabile in città, anche loro, insieme a famiglie e bambini. E seminando il terrore, ovviamente. Come è successo sabato nel tardo pomeriggio quando un papà, Ernesto Calì, mentre passeggiava con il bimbo di venti mesi dentro al carrozzino sotto casa, in viale dei Caduti nella guerra di liberazione, a Spinaceto. Ernesto ha vissuto momenti di panico.

CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Lui come tanti altri genitori da Monte Mario a Spinaceto e Casal Brunori, dove i cinghiali si muovono in branchi di sette otto esemplari e nei mesi scorsi hanno già attaccato sette cani che hanno riportato ferite profonde. I mancati sfalci e l'immondizia non raccolta sono le principali cause dell'arrivo dei cinghiali. I residenti sono esasperati, vivono barricati nel condominio e raccontano scene poco urbane e molto al limite: «È capitato che gli adolescenti si difendano arrampicandosi sugli alberi, ma vi rendete conto? Nessuno esce più da solo, abbiamo una chat condominiale: se li avvistiamo ci avvertiamo ma è diventata una situazione insostenibile», racconta Veronique Burrascano, una residente di Spinaceto in via Stame.
CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO

LA RICOSTRUZIONE
Ma ricostruiamo quello che è successo sabato a Ernesto e al suo neonato. Stavano facendo una passeggiata per prendere un po' d'aria. Due passi normalissimi spingendo il carrozzino con la sua bimba di venti mesi dentro. Un gesto ordinario e semplice che si è trasformato in un incubo per Ernesto Calì, residente a Spinaceto dal 2014, gli ultimi due passati a convivere gomito a gomito con i cinghiali.

CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Ernesto stava percorrendo la strada che dalla chiesa di san Giovanni Evangelista va verso casa sua. È arrivato davanti al commissariato di polizia di Spinaceto. A un certo punto, da lontano, vede un gruppo di persone che si sbraccia verso di lui e gli lancia dei segnali aprendo e chiudendo gli arti vistosamente e indicando di raggiungere l'altro lato della strada. Non sono dei saluti, pensa subito, visto che i movimenti sono piuttosto convulsi.

È un allarme, infatti. Si gira, guarda dietro di se e poi attorno ma non vede nulla. Solo poco dopo nota due cinghiali di grossa taglia attorniati da cinque cuccioli che lo ha puntato e velocizza il trotto per andargli minacciosamente incontro: «Ero pietrificato, stavano per caricare me con tutto il passeggino».
CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO

Infatti non sa come comportarsi, continua a camminare lentamente, attraversa la strada, ha paura. In quel momento passa un Suv bianco. Dentro l'automobilista che osserva la scena si mette a suonare il clacson come un matto. È la stessa tecnica che usano i residenti in presenza dei cinghiali: quando escono a portare fuori il cane si portano sempre appresso o i coperchi delle pentole per spaventarli o delle trombette tipo quelle di carnevale. La strategia è spaventarli. Non sempre ci si riesce.

LA TELEFONATA
CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Nel caso di Ernesto quel clacson è stato salvifico: gli animali si sono allontanati. «Io non so davvero cosa sarebbe potuto succedere se non fosse arrivato quell'automobilista, sono sconvolto», racconta. Una volta al sicuro Ernesto ha composto il 112, è stato indirizzato alla polizia municipale che gli ha risposto così: «Non possiamo far nulla se non venire sul posto e indirizzarli verso aree verdi». Poi gli hanno consigliato di scrivere direttamente al sindaco e al prefetto. La polizia locale infatti può intervenire solo su cavalli e pecore che vengono portati al Centro carni per l'abbattimento.

CINGHIALI A SPINACETOCINGHIALI A SPINACETO
Ernesto ha scritto una raccomandata a Virginia Raggi: «Non sto qui a dirle il mio stato d'animo, mi sento un miracolato. Sono stufo di avere paura di uscire di casa per andare a fare la spesa o in chiesa. Basta! Siamo blindati in casa e terrorizzati per colpa dei cinghiali. La prego di intervenire con urgenza», scrive.

I residenti si sono organizzati da soli: hanno comprato le trombette e hanno messo dei vasi davanti all'ingresso dei parchi per bloccare l'accesso agli animali. Ci sarebbe un protocollo per l'intervento siglato tra Regione e Comune ma manca la firma del dirigente comunale. Il pressing degli animalisti contrari agli abbattimenti è molto forte. E intanto a Spinaceto, al Torrino, a Casal Brunori si vive nel terrore di un attacco.

Fonte: qui

lunedì 8 luglio 2019

AMA: OLTRE MILLE NETTURBINI “INABILI AL SERVIZIO DI RACCOLTA” E TRECENTO TONNELLATE DI SPAZZATURA CHE DOVREBBERO ESSERE RACCOLTE OGNI GIORNO E INVECE VENGONO LASCIATE A MARCIRE SUI MARCIAPIEDE PERCHÉ NON SI SA DOVE PORTARLE

SENZA CONTARE CHE 350 COMPATTATORI SU 700 SONO FERMI E CIRCOLANO APPENA 800 DEI 1900 AUTOVEICOLI IN DOTAZIONE PER IL RITIRO A DOMICILIO…

Andrea Arzilli per "www.corriere.it"

monnezzaMONNEZZA
Oltre mille netturbini «inabili al servizio di raccolta» e trecento tonnellate di spazzatura che dovrebbero essere raccolte ogni giorno e invece vengono lasciate, da settimane, a marcire in terra perché l’Ama non sa dove portarle.

La proiezione della crisi dell’immondizia della Capitale si percepisce, con occhi e naso, intorno ai cassonetti romani che ogni giorno si riempiono di 3,1 mila tonnellate di rifiuti indifferenziati (4,6 mila il totale). Così, per schivare il rischio dell’emergenza sanitaria, la municipalizzata dei rifiuti, che corre per ripulire Roma rispettando il cronoprogramma fissato dall’ordinanza della Regione, ha chiesto uno sforzo a tutti gli impianti del Lazio che già accolgono la spazzatura della Capitale: 650 tonnellate al giorno per tornare a condizioni accettabili, ovvero le 300 del quantitativo ordinario più le 350 tonnellate che servono a smaltire l’accumulo.
RIFIUTI ROMA 3RIFIUTI ROMA 
Alla raccolta devono pensare 4.000 netturbini dell’Ama (su 7.560 dipendenti) organizzati ogni giorno in quattro turni da mille (un po’ meno la domenica quando lavorano 1.750 dipendenti). Ma ora che c’è la crisi si tenta di andare a pieno regime, per quanto è possibile.

AMA ROMAAMA ROMA






I vertici dell’azienda, appena insediati dopo l’azzeramento del vecchio cda a febbraio, lamentano carenze nel personale visto che negli ultimi giorni sono arrivati almeno mille certificati medici per problemi cutanei legati alla raccolta a terra o respiratori per i miasmi della putrefazione. E gravi lacune anche nel parco mezzi: 350 compattatori su 700 sono fermi e circolano appena 800 dei 1900 autoveicoli in dotazione per il ritiro a domicilio. Del resto il parco è vetusto (età media 10 anni), e il tasso di indisponibilità tra guasti e mancate manutenzioni raggiunge il 55%.

gaffe sui rifiuti di virginia raggi 4GAFFE SUI RIFIUTI DI VIRGINIA RAGGI 
In ogni caso la montagna di immondizia deve essere raccolta, stoccata sul territorio anche se i quartieri protestano (oggi scade l’accordo con il sito di Ponte Malnome, vicino a Fiumicino, ma il Comune ha identificato un’altra area a Saxa Rubra, non lontano dalla Rai), e poi trattata e smaltita.

monnezzaMONNEZZA








E infatti la prima destinazione sono gli impianti Tmb - acronimo di trattamento meccanico-biologico - che, in sostanza, sono sei. Sette, se l’Ama rispetterà il diktat di Zingaretti di rimettere in funzione l’impianto mobile di Ostia. Il Comune di Roma aveva due Tmb fino a dicembre - Salario a nord, Rocca Cencia a est -: il primo è stato chiuso dopo un incendio e il secondo è saturo, aperto in via straordinaria anche la domenica non può ricevere rifiuti extra.

Gli altri sono tutti privati, ovviamente con costi da privati. E a loro è stato chiesto di accollarsi il surplus di 650 tonnellate al giorno. Due, sempre a Roma, fanno capo a Manlio Cerroni e lavorano a mezzo servizio perché sotto manutenzione. Poi ci sono il Tmb di Ecologia Viterbo, quello Saf di Frosinone e l’impianto della Rida Ambiente, ad Aprilia.
gaffe sui rifiuti di virginia raggi 2GAFFE SUI RIFIUTI DI VIRGINIA RAGGI 

Quest’ultimo, sito strategico per la crisi, ha detto subito no alla richiesta dell’Ama di aprire i cancelli a 350 tonnellate in più rispetto alle 900 che già riceve da Roma, salvo poi ripensarci per timori di sanzioni da parte della Regione: da domani farà entrare i camion dell’Ama. In più c’è l’impianto della Deco in Abruzzo che però ha il contratto con l’Ama in scadenza a fine luglio.

Una volta trattata, la spazzatura si rimette in viaggio per l’impianto di smaltimento. Nel Lazio c’è la doppia natura: da una parte le discariche di servizio che si trovano a Roccasecca (Frosinone), Viterbo, Pomezia, Colleferro e Civitavecchia; dall’altra il termovalorizzatore dell’Acea, altra partecipata del Comune, che è a San Vittore, in Ciociaria.
monnezzaMONNEZZA

Adesso i rifiuti romani fanno un giro immenso: nel prossimo piano Rifiuti, in corso di approvazione in Regione, si recepisce il «principio di prossimità» imposto dell’Ue. Significa, in pratica, che Roma dovrà fare tutto dentro i confini del suo comune.

Fonte: qui