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lunedì 18 maggio 2020

L’APPELLO DI MASSIMO CACCIARI CONTRO LA DIDATTICA A DISTANZA: “DARE SUPERFICIALMENTE PER ASSODATA L'INTERCAMBIABILITÀ FRA LE DUE MODALITÀ DI INSEGNAMENTO


IN PRESENZA O DA REMOTO 

VUOL DIRE NON AVER COLTO IL FONDAMENTO CULTURALE E CIVILE DELLA SCUOLA, DIMOSTRANDOSI IMMEMORI DI UNA TRADIZIONE CHE DURA DA PIÙ DI DUE MILLENNI E MEZZO E CHE NON PUÒ ESSERE RIMPIAZZATA DAI MONITOR DEI COMPUTER O DEI TABLET”

Lettera di Massimo Cacciari* a “la Stampa”

massimo cacciari (3) massimo cacciari 
Per quanto ancora frammentari e non univoci, i messaggi che ci raggiungono in questo esordio della fase 2 a proposito della scuola sono ben più che allarmanti.
La prospettiva che emerge è quella di una definitiva e irreversibile liquidazione della scuola nella sua configurazione tradizionale, sostituita da un' ulteriore generalizzazione e da una ancor più pervasiva estensione delle modalità telematiche di insegnamento. Non si tratterà soltanto di utilizzare le tecnologie da remoto per trasmettere i contenuti delle varie discipline, ma piuttosto di dar vita ad un nuovo modo di concepire la scuola, ben diverso da quello tradizionale.

Ebbene, si può certamente riconoscere - come da più parti nel corso degli ultimi anni si è sostenuto in maniera argomentata - che la scuola italiana avrebbe bisogno di interventi mirati, collocati su piani diversi, tali da investire gli stessi modelli della formazione e lo statuto epistemologico delle varie discipline.
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Ma altro è porre all' ordine del giorno un complessivo e articolato processo di riforma, frutto di una preventiva e meditata elaborazione teorica, tutt' altra cosa è appiattire il complesso processo dell' educazione sulla dimensione riduttiva dell' istruzione. Basterebbe mettere il naso oltre le Alpi per avvedersi che quasi tutti i Paesi europei, in prima fila i nostri competitors sul piano economico, hanno già riaperto (o stanno riaprendo) le scuole, pur permanendo condizioni sanitarie analoghe a quella italiana.

Francia e Germania, Belgio, Danimarca e Olanda, Norvegia e Repubblica ceca, Austria e Svizzera, e in parte perfino il Regno Unito, sono ripartiti, sia pure con prudenza e gradualità, mentre anche la Spagna, ormai più tormentata di noi dal flagello del virus, sta valutando di svolgere almeno qualche settimana di scuola prima della pausa estiva.
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Per quanto riguarda il prossimo anno scolastico, nessuno sottovaluta i vincoli oggettivi che potrebbero persistere anche in autunno, rendendo troppo rischioso il tentativo di ritorno alla normalità. Ma dare superficialmente per assodata l' intercambiabilità fra le due modalità di insegnamento - in presenza o da remoto - vuol dire non aver colto il fondamento culturale e civile della scuola, dimostrandosi immemori di una tradizione che dura da più di due millenni e mezzo e che non può essere allegramente rimpiazzata dai monitor dei computer o dalla distribuzione di tablet.


È probabilmente superfluo ricordare che il termine greco scholé, dal quale derivano i termini che nelle lingue moderne descrivono la scuola, indica originariamente quella dimensione di tempo che è liberata dalle necessità del lavoro servile, e può dunque essere impegnata per lo svolgimento di attività più nobili, più corrispondenti alla dignità dell' uomo.

Ne consegue che la scuola non vuol dire meccanico apprendimento di nozioni, non coincide con lo smanettamento di una tastiera, con la sudditanza a motori di ricerca. Vuol dire anzitutto socialità, in senso orizzontale (fra allievi) e verticale (con i docenti), dinamiche di formazione onnilaterale, crescita intellettuale e morale, maturazione di una coscienza civile e politica. Insomma, qualcosa di appena più importante e incisivo di una messa in piega o di un cappuccino.

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* I firmatari dell' appello Alberto Asor Rosa Maurizio Bettini Luciano Canfora Umberto Curi Donatella Di Cesare Roberto Esposito Nadia Fusini Sergio Givone Giancarlo Guarino Giacomo Marramao Caterina Resta Pier Aldo Rovatti Carlo Sini Nicla Vassallo Federico Vercellone Il filosofo Massimo Cacciari è tra i firmatari della lettera sul nuovo modello di scuola La lettera I due metodi di insegnamento - in presenza e on line - non sono intercambiabili Alberto Asor Rosa Scrittore, docente, critico Così si appiattisce il processo di educazione sulla dimensione riduttiva dell' istruzione Nadia Fusini Scrittrice e critica letteraria Luciano Canfora Filologo classico, saggista Donatella Di Cesare Filosofa, saggista, docente. Fonte: qui
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sabato 25 gennaio 2020

LA CASSAZIONE DÀ RAGIONE AI RIDER DI 'FOODORA': “A LORO LE TUTELE DEL LAVORO SUBORDINATO”


IL 10 GENNAIO DEL 2019 NEL PROCESSO IN APPELLO IL TRIBUNALE DI TORINO AVEVA STABILITO PER I LAVORATORI CHE AVEVANO FATTO CAUSA IL RISARCIMENTO DEI PAGAMENTI E DEI CONTRIBUITI PREVIDENZIALI NON GODUTI, FACENDO ESPLICITO RIFERIMENTO AL…

Roberta Rotunno per il Fatto Quotidiano

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La Cassazione chiude la disputa giuridica: i rider che consegnano cibo a domicilio sono lavoratori dipendenti e gli vanno gli riconosciute le tutele del lavoro subordinato. Le retribuzioni devono essere quelle previste dai contratti collettivi e non quelle "a cottimo" applicate oggi dalle piattaforme digitali. La Suprema Corte ha rigettato anche l' ultimo ricorso di Foodora contro la sentenza pronunciata un anno fa dalla Corte di appello di Torino.

La decisione è del 14 novembre, ma le motivazioni sono uscite ieri. Conferma il secondo grado, e assesta un altro colpo alla liberalizzazione selvaggia nel food delivery. Rider considerati "partite Iva", senza contratti, contributi, ferie o maternità. La negazione di questa base minima non è permessa dalla legge. Non solo per il "pacchetto rider" del decreto imprese, approvato in autunno e ancora non tutto in vigore, ma anche per lo stesso Jobs Act.

Questa causa è partita nel 2017 su iniziativa di alcuni ex fattorini co.co.co. di Foodora (che in Italia non è più operativa). La questione è stata affrontata in base alle norme della riforma renziana.
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Uno dei decreti del Jobs Act stabilisce infatti che "si applica la disciplina del lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente". Come i rider, che non sono assunti dalle app, ma sono collaboratori "etero-diretti".

Quando l' applicazione chiede loro di consegnare un ordine, possono rifiutare di prenderlo in carico; una volta accettato, però, sono soggetti alle direttive del datore.

La Corte d' appello, ribaltando il Tribunale - che aveva dato ragione a Foodora - aveva detto che alla categoria si applicano diverse tutele del lavoro subordinato: le norme su sicurezza, retribuzione, orario, ferie e previdenza, ma non quelle sul licenziamento. Insomma, è escluso il risarcimento quando si viene cacciati ingiustamente.

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Fu una piccola svolta, ma le piattaforme non l' hanno applicata sperando in un dietro-front della Cassazione. Che non è avvenuto.

"Non ha senso interrogarsi se tali forme siano collocabili nel campo della subordinazione o dell' autonomia - ha scritto la Corte - perché ciò che conta è che, in una terra di mezzo dai confini labili, l' ordinamento ha statuito espressamente l' applicazione delle norme sul lavoro subordinato".

A maggior ragione sarà così con le novità introdotte dal governo Conte 2 che specificano ancora più chiaramente il divieto di cottimo e l' obbligo di copertura Inail che partirà a febbraio. A breve è attesa anche una sentenza del Tribunale di Bologna su un ricorso Cgil contro l' algoritmo che associa le valutazioni ai rider, discriminatorio poiché viola il diritto di sciopero. "Le multinazionali non possono più nascondersi dietro il falso mito del 'nuovo' lavoro", ha commentato la segretaria nazionale Cgil, Tania Scacchetti.

Fonte: qui

martedì 22 ottobre 2019

ROMA, AMA: “VENERDÌ TENETEVI A CASA L’IMMONDIZIA”

TANTO PER CAMBIARE, A ROMA CI SARÀ UN NUOVO SCIOPERO GENERALE, GUARDA CASO SEMPRE DI VENERDÌ 

IL DELIRANTE “APPELLO AL SENSO CIVICO” DI AMA, CHE INVITA I CITTADINI A NON BUTTARE I RIFIUTI PER NON SOVRACCARICARE I CASSONETTI STRADALI: “RIPRENDETE IL CONFERIMENTO DALLA GIORNATA DI SABATO”


cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 19CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA 
"Mi scuso a nome di tutti i sindacati con i cittadini per i disagi che ci saranno il 25, non ci divertiamo a bloccare la città". Così i sindacati hanno presentato lo sciopero generale di venerdì 25 ottobre per la difesa delle partecipate.

"E' il primo sciopero generale di Roma, non c'era mai stato - ha detto il segretario della Uil Lazio Alberto Civita - perché quello che facemmo con Marino era uno sciopero dei dipendenti pubblici. E' uno sciopero politico da quando ci hanno mandato la polizia a forzare il cordone di lavoratori al presidio di Roma Metropolitane".
roma sciopero atac 9ROMA SCIOPERO ATAC 

Lo sciopero generale del 25 ottobre
"Non è uno sciopero a cuor leggero - ha aggiunto Natale Di Cola della Cgil - Questa volta anche i consumatori stanno sostenendo questa protesta. E' uno sciopero per Roma, dove i cittadini hanno servizi scadenti e i lavoratori lavorano in condizioni umilianti, basta con il degrado di questa città".
personale ama al lavoro 4PERSONALE AMA AL LAVORO 

A proclamare lo sciopero che riguarderà tutte le società partecipate di Roma, è stata anche la Cisl: "Ce l'abbiamo messa tutta a trovare gli accordi con questa amministrazione, ma poi gli accordi sono diventati carta straccia. Noi vogliamo difendere le partecipate e il loro carattere pubblico", così Gianpaolo Pavon. E venerdì dalle 10 si danno appuntamento per protestare in piazza del Campidoglio

cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 37CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA roma sciopero atac 8ROMA SCIOPERO ATAC 
"Siamo stufi di vivere nel degrado con servizi scadenti e dipendenti che lavorano in condizioni umilianti, con violenze su operatori Atac e Ama. Un clima così ostile nei confronti dei lavoratori non c'era mai stato", ha aggiunto Di Cola. "Dopo due anni e mezzo che sottoscriviamo accordi con questa amministrazione, ci troviamo di fronte alla liquidazione della società Roma Metropolitane e la mia domanda è questa: 'Se non si onora la firma di accordi come ci possono chiedere di fidarci ancora?'", ha affermato Civica. Il quale ha spiegato che tale mobilitazione è diventata in parte anche "politica" dopo che il primo di ottobre "hanno chiesto l'intervento della forza pubblica al presidio di Roma Metropolitane".
cassonetti ricolmi di rifiuti a roma 1CASSONETTI RICOLMI DI RIFIUTI A ROMA personale ama al lavoro 3PERSONALE AMA AL LAVORO 

I tre sindacalisti hanno preso la parola durante una conferenza stampa organizzata dal centrosinistra in Campidoglio in cui anche i rappresentanti politici di Pd, Sinistra x Roma, deMa e lista civica Roma Torna Roma hanno annunciato l'adesione allo sciopero.

roma sciopero atac 3ROMA SCIOPERO ATAC 
L'appello di Ama: "Venerdì non gettate rifiuti"
"Nel giorno dello sciopero tenetevi a casa l'immondizia". Ama, la municipalizzata dei rifiuti di Roma "fa appello al senso civico e alla collaborazione di tutti i romani affinché nella giornata di venerdì 25 ottobre si eviti il conferimento delle varie frazioni di rifiuto per non sovraccaricare le postazioni di cassonetti stradali". Evidentemente l'azienda si aspetta una massiccia adesione dei suoi dipendenti. A divulgare l'appello è la stessa azienda che in una nota invita i cittadini "a riprendere il conferimento dei rifiuti dalla giornata di sabato".

Fonte: qui

sabato 22 giugno 2019

UNA PETIZIONE SUL CLIMA DI ESPERTI E STUDIOSI CHE NON VOGLIONO CEDERE A FACILI ALLARMISMI: ''IL RISCALDAMENTO DEL PIANETA NON È COSÌ ANOMALO, CI SI BASI SUI FATTI E NON SU CONGETTURE''

DA ZICHICHI A FRANCO PRODI FINO ALL'ONCOLOGO UMBERTO TIRELLI: ''COMBATTIAMO L'INQUINAMENTO MA NON DIAMO ALL'UOMO TUTTE LE COLPE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI''

Patrizia Floder Reitter per ''La Verità''

schwarzenegger greta thunbergSCHWARZENEGGER GRETA THUNBERG
Innalzamento dei mari, avanzata del deserto, prosciugamento dei ghiacciai, scenari apocalittici. Troppi allarmismi, privi di autorevolezza scientifica, inducono a credere che il riscaldamento globale sia solo causato dall' uomo, ma è una congettura non dimostrata. Contro il catastrofismo imperante alla Greta Thunberg, la scienza si ribella.

Un centinaio di fisici, geologi, astrofisici, studiosi del clima e delle patologie tumorali, chiedono più rigore, più serietà e lo fanno con una Petizione sul riscaldamento globale antropico indirizzata ai presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Consiglio dei ministri. Il documento, nel quale gli scienziati invitano i politici a non intraprendere una riduzione acritica della immissione di CO2, con l' illusoria pretesa di governare il clima, è sottoscritto da figure di primissimo piano della ricerca.
greta thunbergGRETA THUNBERG
Da Antonino Zichichi, fondatore del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, a Renato Ricci, già presidente delle Società di fisica italiana ed europea, da Antonio Brambati, responsabile del Progetto Paleoclima-mare del Programma nazionale per la ricerca in Antartide (Pnra), all' oncologo Umberto Tirelli, direttore del Centro tumori di Aviano, decine e decine di professori e specialisti dichiarano che «è urgente combattere l' inquinamento ove esso si presenti, secondo le indicazioni della scienza migliore».

Chiedono pertanto che «siano adottate politiche di protezione dell' ambiente coerenti con le conoscenze scientifiche». Prima cosa da farsi, è dire apertamente che i modelli climatici, complessi programmi realizzati al computer e che vorrebbero spiegare un' origine antropica del riscaldamento globale - come pensa l' Ipcc delle Nazione Unite -, non sono invece in grado di riprodurre la variabilità climatica naturale.

ANTONINO ZICHICHIANTONINO ZICHICHI
La premessa è fondamentale, come ci aiuta a comprendere Franco Prodi, già ordinario di fisica dell' atmosfera all' Università di Ferrara ed ex direttore dell' Istituto di scienza dell' atmosfera e del clima del Cnr. «L' unico libero docente di meteorologia in Italia oggi vivente», ama sottolineare il professore, grande oppositore del catastrofismo climatico, 78 anni, bolognese, fratello dell' ex premier Romano Prodi, lo scienziato è tra i promotori della petizione assieme a Uberto Crescenti, Giuliano Panza, Alberto Prestininzi, Franco Battaglia, Mario Giaccio, Enrico Miccadei e Nicola Scafetta, tutti esperti di fisica, geologia o di economia delle fonti di energia. Prodi è un fisico delle nubi, «che sono al centro del sistema climatico».

Spiega: «il cambiamento è connaturato al clima, cambiano i parametri astronomici tra sole e terra, cambiano i flussi di radiazioni solari. Anche la sorgente cambia, il sole non è costante nella sua emissione. L' atmosfera si interfaccia con la criosfera, l' idrosfera, la vegetazione.

FRANCO PRODIFRANCO PRODI
Ognuno di questi ha aspetti scientifici e problemi. Molti parlano senza conoscere i principi fondamentali del passaggio fotonico terra sole». I modelli di simulazione climatica che da anni sono mostrati per annunciare un futuro spaventoso, non sono realistici. «In modo particolare, non ricostruiscono i periodi caldi degli ultimi 10.000 anni», viene indicato nel documento. Dicono di più: «I modelli falliscono nel riprodurre le note oscillazioni climatiche di circa 60 anni.

Queste sono state responsabili, ad esempio, di un periodo di riscaldamento (1850-1880) seguito da un periodo di raffreddamento (1880-1910), da un riscaldamento (1910-40), ancora da un raffreddamento (1940-70) e da un nuovo periodo di riscaldamento (1970-2000) simile a quello osservato 60 anni prima. Gli anni successivi (2000-2019) hanno visto non l' aumento previsto dai modelli di circa 0.2 gradi per decennio, ma una sostanziale stabilità climatica». Il riscaldamento della superficie terrestre non sarebbe, così anomalo. Perché viene spacciata una congettura così sbagliata?

«Se i modelli funzionassero, con i dati dei primi decenni del 1800, scarsi, ma che possediamo, dovrei riprodurre le variazioni climatiche che ci sono state da quella data fino ad oggi», chiarisce Prodi. «Invece producono solo degli scenari, del tutto diversi dal quadro della meteorologia in cui la previsione, oggi, è parecchio affidabile.

antonino zichichi 7ANTONINO ZICHICHI 
Per il clima, che è il sistema più complesso presente sul nostro pianeta, non siamo in questa condizione. Certamente i modelli sono sempre più importati ma, producono solo degli scenari. Utili alla comprensione, però non permettono di fare previsioni attendibili. Anche un velo sottile di cirri può cambiare il bilancio delle radiazioni sulla terra e quindi l' essenza del sistema clima, lo scambio fra l' energia del sole con quella infrarossa terrestre».

Tutta colpa dell' uomo?
«L' uomo ha un ruolo nel cambiamento solo dal 1700, quando fu inventata la macchina a vapore di James Watt. L' emissione nell' atmosfera di gas da combustibili fossili da parte dell' uomo industriale è cominciata appena due secoli fa: un battito di ciglia nella storia del clima della terra».

al gore riscaldamento globaleAL GORE RISCALDAMENTO GLOBALE
La petizione sottoscritta dagli scienziati italiani afferma con chiarezza: «È scientificamente non realistico attribuire all' uomo la responsabilità del riscaldamento osservato dal secolo passato ad oggi. Le previsioni allarmistiche avanzate, pertanto, non sono credibili, essendo esse fondate su modelli i cui risultati sono in contraddizione coi dati sperimentali. Tutte le evidenze suggeriscono che questi modelli sovrastimano il contributo antropico e sottostimano la variabilità climatica naturale». E ancora: «Bisogna essere consapevoli che il metodo scientifico impone che siano i fatti, e non il numero di aderenti, che fanno di una congettura una teoria scientifica consolidata».
riscaldamento globaleRISCALDAMENTO GLOBALE

L' invito è a non diffondere il messaggio che tutti gli scienziati siano d' accordo sulla causa antropica. «Non sono un negazionista», precisa Prodi, «dico che conosciamo l' enormità dei processi che avvengono fra i sottosistemi, ma non c' è ancora una modalità di previsione. Invece di insistere con gli allarmismi sulla CO2, sulla distruzione delle foreste tropicali, invece di impostare i rapporti internazionali sul dogma non scientifico del riscaldamento globale o dell' innalzamento dei mari difficilmente prevedibile, cerchiamo di rispettare il pianeta secondo il richiamo dell' enciclica Laudato si' di papa Francesco».

Il degrado ambientale deve preoccupare, ma non bisogna cadere nell' ideologia «L' umanità è uscita dal suo ciclo naturale, questa deve essere la nostra consapevolezza e gli uomini di scienza devono dirlo, ragionando sulle nostre risorse ormai limitate. Purtroppo però oggi nel nostro Paese c' è un anti accademismo preoccupante, che nuoce alla ricerca e all' università», conclude con amarezza Prodi. Fonte: qui