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martedì 17 dicembre 2019
domenica 14 aprile 2019
Sanità, l’apertura del M5S ai fondi privati per me è un tradimento politico
Nel mio precedente post che denunciava l’apertura del M5S alle mutue (fondi sanitari privati), molti sono stati i commenti: alcuni di questi chiedevano maggiori spiegazioni. Precisiamo che la proposta del M5S – che per me vale come un vero e proprio tradimento politico – è contenuta nell’articolo 5 della bozza di patto per la salute che la ministra Giulia Grillo ha sottoposto alle regioni per giungere a un’intesa. Non si capisce bene se è una proposta personale della Grillo o una proposta del M5S, qualcuno ci spiegherà. L’articolo 5 dice sostanzialmente che:
1. i fondi integrativi (mutue) sono complementari al Ssn, cioè sono parte di esso avendo lo stesso scopo di garantire la tutela della salute. Quindi si tratta di istituire quella che in gergo si chiama “seconda gamba”, dando attuazione alla proposta dell’ultimo governo Berlusconi di sostituire il sistema pubblico universalistico e solidale con un sistema multipilastro (un po’ di pubblico, un bel po’ di mutue, e anche da un bel po’ di assicurazioni private);
2. si deve rivedere la normativa attualmente in vigore per incrementare, attraverso maggiori incentivi fiscali, le prestazioni integrative facendole diventare sostitutive. Cioè lo Stato, oltre a finanziare il sistema pubblico, deve finanziare le mutue private;
3. si permette ai fondi di utilizzare anche le strutture pubbliche.
Queste le cose principali. La ragione politica di questo inaccettabile ribaltone, si legge testualmente nell’articolo 5, riguarda la “sostenibilità del sistema e l’ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse pubbliche”. Prima di commentare l’articolo 5 (in questo post mi limiterei a ciò) vorrei ricordare due cose:
1. l’attuale sanità pubblica, invidiata da tutto il mondo, è nata dal fallimento del precedente sistema mutualistico e in particolare per risolvere i due grandi problemi che accompagnano da sempre questo tipo privato di tutela: l’insostenibilità finanziaria che causò il default delle mutue (sono sistemi che tendono a costare sempre di più e in ragione di ciò a dare sempre di meno); l’inadeguatezza dell’assistenza sanitaria (lo scopo per questi sistemi è il profitto, non la soddisfazione dei bisogni: per fare profitto essi non garantiscono mai il giusto riconoscimento delle reali necessità di cura del malato);
2. la legge di riforma del 1978 con la quale abbiamo istituito il Ssn – e quindi superato le vecchie mutue, con l’articolo 46 – prevedeva comunque la libertà per chiunque di farsi una mutua volontaria, ma vietava la possibilità per le mutue di avere finanziamenti sia privati che pubblici (con un Ssn non ha senso finanziare con degli incentivi forme di tutela privata concorrenti con il pubblico).
Ciò detto torniamo all’articolo 5:
1. i fondi integrativi, se si limitassero a passare quello che lo Stato non passa (per esempio odontoiatria, oculistica ecc.), potrebbero essere perfino un’estensione dell’universalismo, ma il problema è che essi puntano deliberatamente a scalzare lo Stato per privatizzare il mercato della salute, cioè nei fatti sono fondi sostitutivi, che vogliono marginalizzare il ruolo del pubblico o almeno tagliargli l’erba sotto i piedi. Ammettere questi fondi, che ora con un eufemismo si chiamano “complementari”, significa fare cittadini di serie A (con due tutele: quella di diritto e quella per reddito) e cittadini di serie B (con un’unica tutela pubblica marginale e definanziata). I fondi in sostanza significano ingiustizie e diseguaglianze. E pessima medicina;
2. non è vero che i fondi – come è scritto nell’articolo 5 – perseguono scopi di salute pubblica, perché la tutela della salute per questi sistemi è strumentale al conseguimento del profitto. Con i fondi, in parte i soldi dei premi e degli incentivi vanno ad assicurare le prestazioni agli iscritti, in parte vanno all’intermediazione finanziaria: cioè a presidenti, consigli di amministrazione, apparati, prebende varie. Cioè, a un vasto sistema parassitario di cui fanno parte purtroppo anche il sindacato e vari co-gestori;
3. permettere ai fondi di usare i servizi pubblici significa fare delle convenzioni, che è un altro modo per fare cittadini di serie A (quelli che pagano) e cittadini di serie B (quelli che sono assistiti per diritto). Se penso allo stato dei nostri ospedali mi vengono i brividi. L’ospedale convenzionato darà la precedenza ai fondi e i poveracci dovranno mettersi in fila. Penso alla propaganda della ministra Grillo sulle liste di attesa.
Mi fermo qui, saranno i lettori a farsi un’opinione. Conto comunque di tornare sull’argomento per informarvi sulle altre gravi ricadute della proposta Grillo. Ribadisco ciò di cui sono convinto:
1. non è vietato fare le mutue ma chi le vuole se le deve pagare;
2. se ho dei soldi da spendere per la salute io preferisco spenderli per garantire i diritti delle persone, non per garantire la speculazione e il parassitismo;
3. i problemi di sostenibilità sono risolvibili in tanti modi diversi senza per questo dover sfasciare nulla, cioè la privatizzazione come soluzione è una follia: esaspera i problemi di sostenibilità, accresce nel tempo il costo dei premi e nel tempo dà sempre di meno;
4. gli incentivi già oggi riconosciuti a tutte le forme di mutua ammontano a una cifra pazzesca – che però nessuno ha calcolato con esattezza – che paghiamo con le nostre tasse. Io propongo di togliere gli incentivi al privato e con i soldi che recuperiamo di riformare il nostro sistema pubblico, per renderlo maggiormente adeguato alle nostre esigenze;
5. l’ultima considerazione è tutta politica. Se il M5S approverà le proposte della ministra Grillo, allora dovremmo ammettere che questo movimento ci ha truffati, intendendo distruggere la sanità pubblica e quindi l’articolo 32 della Costituzione, andando oltre il neoliberismo di Berlusconi e del Pd.
10 Aprile 2019
Ivan Cavicchi
Docente all'Università Tor Vergata di Roma, esperto di politiche sanitarie
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venerdì 8 aprile 2016
Renzi e la sanità. Non c’è nessun progetto di privatizzazione in atto
Piuttosto questo governo ha deciso di ridurre d’imperio il fabbisogno della sanità, convinto ingenuamente di poter compensare il costo della sanità con una pari riduzione delle diseconomie e questo spiazza tutti (Regioni e sindacati). Perché nel sistema delle diseconomie, delle regressività e delle anti economie, alla fine, non si sta poi così male. Ma questo non vuol dire che opporsi a tale politica non sia possibile

20 GEN - L’articolo di Roberto Polillo pubblicato su (Qs 11 gennaio 2016) secondo me è una occasione preziosa per riflettere sul senso sul ruolo e su come fare opposizione in sanità. Per me si tratta di prendere coscienza non solo come dice Polillo giustamente, dello stato di crisi del sistema, ma anche dello stato di crisi in cui versa il nostro inconcludente sindacalismo e più in generale il pensiero riformatore della sanità.
Polillo parla di “modello mercantista della sanità” che io, con un fondo sanitario di ben 111 mld e con il grande apparato pubblico usato per spenderlo (operatori compresi) e con un sistema di finanziamento basato ancora sulla fiscalità, non riesco proprio a vedere. A meno di definire “mercantista”...gli effetti collaterali del definanziamento e i tentativi di Confindustria di fare spazio ai fondi assicurativi. Ma in questo caso non parlerei di “modello mercantista” ma di modello pubblico minacciato da importanti contraddizioni che a tutt’oggi però non sono ancora riuscite a metterlo in discussione.
Polillo attribuisce a questo governo una strategia quindi una volontà non tanto e solo banalmente contro riformatrice ma addirittura orientata a controvertere il sistema (privato in luogo di pubblico) e a spianare vergognosamente la strada alle “lobbies private e confessionali”. Questa lettura, come la prima, per me è semplicemente sbagliata oltreché ideologica quindi fuorviante.
Fino ad ora l’unico tentativo serio di cambiare il sistema pubblico è stato fatto dal governo Berlusconi (Libro Verde e Libro Bianco del ministro Saccaoni 2008/2009) ma da allora in poi i governi compreso quello in carica si sono dedicati a “tempo pieno” a ridurre in nome della sostenibilità in tutti i modi possibili il fabbisogno della sanità con criticabili politiche di riduzione della spesa pubblica, ma (almeno fino ad ora domani non si sa) a modello pubblico invariante.
Quello che Polillo non dice, ma non solo lui, è che le premesse a certa privatizzazione strutturale del sistema sanitario sono state poste “pragmaticamente” da un governo di sinistra (Prodi 1° - 1996/2000) e più esattamente dalla riforma di Rosi Bindi del ‘99 che, con il consenso dei sindacati, introdusse l’intra moenia negli ospedali, le mutue integrative bandite dalla riforma del ‘78, le sperimentazioni gestionali che oggi ci hanno regalato il “project financing”.
Per non parlare di quell’impiastro contrattuale che Mario Pirani in un celebre articolo definì “todos caballeros”, la famosa dirigenza data a tutti, e che oggi il sindacalismo medico fa finta che sia piovuta dal cielo.
Oggi il governo riduce d’imperio il fabbisogno della sanità convinto ingenuamente di poter compensare il costo della sanità con una pari riduzione delle diseconomie e questo spiazza tutti (Regioni e sindacati) perché nel sistema delle diseconomie, delle regressività, delle anti economie alla fine non si sta poi così male.
In questo sistema tutti, compreso il sindacato, hanno fatto i loro comodi.
E’ un topos della retorica sindacale prendersela con la politica che certamente non brilla per rigore e parlare di “modello mercantista” quindi buttarla in caciara (ideologia) ma sapeste quanti servizi e quanti primariati sono stati dati con la tessera sindacale!
Ne vogliamo parlare?
Sapeste quante alleanze collusive tra gestione e sindacati sono state fatte “sistemando” i sindacalisti o i loro parenti o i loro affiliati! Ma andiamo avanti.
Ci siamo dimenticati che l’operazione del governo ribadita anche con l’ultima legge di stabilità, “meno soldi meno diseconomie” è stata anticipata addirittura con una legge di riforma dalla Bindi che secondo me (aporie normative a parte) con grande intelligenza politica già 17 anni fa tentava di “compensare ” con il consenso dei sindacati le risorse contingentate addirittura con una razionalizzazione a scala nazionale.
Ve lo ricordate il titolo della 229? "Norme per la razionalizzazione del Servizio sanitario nazionale". E allora mi spiegate perché il sindacato oggi non riesce a proporre al governo almeno uno straccio di razionalizzazione del lavoro in cambio dei rinnovi contrattuali? E perché uno serio bravo preparato come Polillo sulla cui onestà intellettuale e vocazione riformatrice non ho dubbi, ci propone una vertenza sul niente, mettendo su un movimento improbabile da far capitanare alla Fnomceo che, se Polillo potesse, bagnerebbe di benzina per darle fuoco.
Polillo i sindacati di certa sinistra ritengono che per difendere la sanità pubblica serva la lotta, il movimento, lo scontro, lo sciopero, la mobilitazione ecc. Per costoro la piattaforma diventa secondaria (“pochi punti” dice Polillo) quello che conta è aprire una “vertenza a livello nazionale” contro il governo. Cioè mostrare i muscoli e fare opposizione.
Il termine “opposizione” in filosofiasta ad indicare la condizione per cui qualcosa si pone, materialmente e/o idealmente, in netto contrasto rispetto ad un'altra. Ma se valutiamo quello che è accaduto dopo gli Stati Generali dei medici, dopo la manifestazione a Roma, dopo lo sciopero del 16 dicembre 2015 e se valutiamo come sono andate le cose nel 2012 (la grande manifestazione alla quale seguì solo la mortificazione), ci accorgiamo che ormai la classica rivendicazione oppositiva (finanziamenti contro definanziamenti) finisce per essere regolarmente ignorata ma solo perché finisce per essere annullata per questioni di illogicità.
Cosa vuol dire illogico e come è possibile annullare un conflitto? L'annullamento tra due opposti (governo/sindacati) avviene grazie ad una contraddizione logica dovuta ad una piattaforma sindacale che si limita ad esprimere in modo acritico solo il conflitto da “risorse” e “non risorse” considerando le “non risorse” (blocco dei contratti, del turn over, decapitalizzazione, ecc.) solo in relazione alle “risorse” che vorrebbero i sindacati (rinnovi contrattuali, crescita delle retribuzioni, percorsi di carriera).
Ai sindacati che ci sia la crisi, la medicina difensiva, gli sprechi, i problemi di disavanzo, la regressività, le diseconomie, la questione medica, i vincoli dell’Europa…ecc., interessa poco, loro vogliono soldi per rinnovare contratti e convenzioni, e tirare a campare.
Il punto debole di questa idea di opposizione è che il contrasto “risorse”, “non risorse” è falso, e come tale è funzionale solo alle arretratezze e agli interessi del sindacato, perché a partire dalla 229 il problema è diventato, almeno sul piano delle possibilità teoriche, “risorse in cambio di risorse” cioè “razionalità in cambio di irrazionalità” quindi “contratti in cambio di cambiamento” , ”economie in cambio di diseconomie”…ecc.
Quello che i sindacati denunciano come il problema delle risorse, dandogli quindi una connotazione negativa potrebbe assumere al contrario una connotazione positiva e a certe condizioni offrirsi come una grande occasione per fare pulizia, far funzionare meglio le cose, farle costare di meno e dare ai cittadini di più, ammodernare il sistema e salvare la sanità pubblica dal degrado.
Il genere di opposizione che ci propone Polillo, e nei fatti il sindacato, è ideologica quindi fuori gioco, ma non perché essa è implausibile ma solo perché i termini dello scontro sono cambiati. Mettere in opposizione i contratti con le politiche finanziarie del governo e definire i primi come positivi e le seconde negative oggi serve al sindacato perché non sa fare altro che mettersi o in una relazione consociativa come ai tempi della 229 o come ora in una relazione di opposizione con il governo.
Ma nessuno impedisce al sindacato di presentare una piattaforma nella quale i contratti sono finanziati con l’azzeramento di certe diseconomie legate al lavoro, al clientelismo sindacale, ai costi della regressività culturale degli operatori, alla storica invarianza del lavoro cioè ad un pensiero riformatore.
Questo giornale ha offerto ai medici un e-book per ricordare loro che esiste una “questione medica” da affrontare e che dalla sua risoluzione non solo dipende il futuro della professione ma la possibilità oggi di riaprire tutti i giochi a partire dai contratti. Non c’è stato un cane che abbia fatto “bau”, pur registrando un numero imponente di persone che l’hanno scaricato (oltre 6.000 fino ad oggi).
Insomma oggi la natura dell’opposizione tra le cose, grazie alla crisi, è cambiata. Essa non è più “soldi” contro “non soldi” ma è tra conservazione e cambiamento. Oggi in sanità conservare le tante irrazionalità che vi sono è illogico, quindi fuori gioco. Il sindacato si rivela quello che nell’ambito del lavoro è sempre stato un formidabile conservatore dello status quo, un riparametratore di retribuzioni, costi quel che costi.
La sua opposizione al governo oggi diventa illogica non perché non vi siano ragioni per opporsi al governo, al contrario, ma solo perché è illogico oltre che suicida opporsi ad uno scambio economia/diseconomia. Se la sanità fosse perfetta le politiche di definanziamento del governo non avrebbero nessuna giustificazione ma siccome la sanità è tutt’altro che perfetta, cosa ci impedisce di tendere (lo dico scherzando) alla perfezione costando di meno?
In sostanza vorrei dire a Polillo e agli altri, cioè ai miei naturali compagni di battaglia, che oggi l’opposizione si deve fare e che il governo va certamente contestato ma in un altro modo, cioè sfidando la sua incompetenza riformatrice con una nuova competenza riformatrice, quella che purtroppo non c’è e nessuno dimostra di avere, a parte un po’ di marginalismo e di razionalizzazione.
Vorrei tanto avere la possibilità di presentare al governo una piattaforma che abbia uno spessore riformatore tale da misurare effettivamente la volontà riformatrice che questo controverso governo dice di avere sulla sanità. Fino a quando non si avrà una intesa sulle riforme da fare circa il lavoro, questo governo non potrà fare a altro che contro riformarlo e decapitalizzarlo.
Quindi finiamola con il vertenzialismo facilone e vediamo di rimboccarci le maniche e di fare le persone serie
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