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venerdì 17 luglio 2020

MENTRE VI OCCUPATE DI COME FAR RIPARTIRE GLI APERITIVI A MILANO, AL SUD STA PER SCOPPIARE UNA BOMBA SOCIALE

LE PREVISIONI DELLA SVIMEZ SONO PREOCCUPANTI: IN SOLI 12 MESI POTREBBERO RIMANERE SENZA LAVORO 380 MILA PERSONE

LA RIPRESA DEL PROSSIMO ANNO SARÀ DIMEZZATA RISPETTO AL CENTRO-NORD

GRAN PARTE DEGLI INTERVENTI DI AIUTO DESTINATI ALLE IMPRESE SONO FINITI NEL NORD-EST

PIACCIA O NO, E’ IL REDDITO DI CITTADINANZA A SOSTENERE LE ENTRATE DELLE FAMIGLIE DEL SUD…

Andrea Bassi per “il Messaggero”

 

ITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUDITALIA - LE DIFFERENZE NORD SUD

Bastano pochi numeri. Poche cifre che il direttore generale della Svimez, Luca Bianchi, definisce «impressionanti». La caduta dell'occupazione nel Mezzogiorno quest' anno, rischia di essere drammatica. In soli 12 mesi potrebbero rimanere senza lavoro 380 mila persone. In un solo anno la perdita di occupati sarebbe pari a quella subita nei cinque anni che vanno dal 2009 al 2013, quando la crisi finanziaria e quella dei debiti sovrani si sono saldate. Uno shock che fa temere anche alla Svimez che nel Mezzogiorno possano esserci «tensioni sociali».

 

Anche perché se il crollo del Pil di quest' anno nel Meridione sarà più contenuto di quello delle regioni centro-settentrionali (-8,2 per cento contro il -9,6 per cento), la ripresa prevista per il prossimo anno sarà meno della metà al Sud rispetto al Nord (+2,3% contro +5,4%). Questo significa che il divario tra le zone più ricche del Paese e quelle meno ricche, è destinato ad allargarsi.

 

disoccupazione coronavirus disoccupatiDISOCCUPAZIONE CORONAVIRUS DISOCCUPATI

Certo, il governo ha già approvato due decreti, il Cura-Italia e il Rilancio, che hanno attenuato questa caduta. Secondo i calcoli della Svimez, gli aiuti hanno contenuto maggiormente il crollo del Pil meridionale di quello settentrionale, stanziando 75 miliardi di euro complessivamente (55 dei quali sono stati approvati ieri con la fiducia al decreto Rilancio), ma se si calcola qual è stato l'aiuto pro capite, per singolo abitante, il Centro-Nord ha ottenuto di più: 1.344 euro contro 1.015 euro ad abitante nel Mezzogiorno.

 

La ragione di questo divario è semplice. Molti interventi di aiuto destinati alle imprese e decisi dal governo, sono legati alla dimensione delle perdite. Al Nord mediamente le imprese sono di dimensioni maggiori. Dunque fatturano di più e hanno subito perdite più elevate in termini assoluti. Per questo hanno ricevuto, sempre in termini assoluti, più risorse da parte dello Stato. Ma è pur vero che chi ha dimensioni maggiori ha anche spalle più grandi per sorreggere il peso della crisi. Chi è più piccolo è più fragile, e potrebbe avere più difficoltà a rialzarsi.

coronavirus industrie automobilistiche 1CORONAVIRUS INDUSTRIE AUTOMOBILISTICHE

 

LE CAUSE

Se per le imprese la situazione non sarà semplice, per le famiglie i rischi sono ancora maggiori. La caduta del reddito disponibile, spiega la Svimez, «è la più ampia mai riscontrata dalla metà degli anni novanta». La causa va ricercata nella contrazione dell'occupazione. In questo caso, però, la caduta del reddito delle famiglie meridionali sarà meno intensa di quella delle famiglie del Centro Nord.

 

Dipende dalle prestazioni sociali e dalle misure di sostegno al reddito. Il reddito di cittadinanza, insomma, sta in qualche modo sostenendo le entrate delle famiglie del Sud. Ma resta il fatto che la contrazione dei guadagni sta spingendo pericolosamente verso il basso i consumi. Nel Mezzogiorno la contrazione prevista è del 9,1 per cento. Nel Centro-Nord del 10,5 per cento. Ad aumentare sarà invece, per la prima volta dopo molto tempo, la spesa pubblica per consumi. Per le regioni meridionali è quasi una novità assoluta, visto che dal 2011 i consumi della Pubblica amministrazione si erano costantemente ridotti.

produzione industrialePRODUZIONE INDUSTRIALE

 

Ma cosa serve, secondo la Svimez, per il rilancio? «Una strategia nazionale di sostegno alla crescita compatibile con l'obiettivo del riequilibrio territoriale». Anche perché «le previsioni del 2021 mostrano una ripresa troppo debole per ricostruire la base produttiva e occupazionale distrutta dalla crisi e un allargamento del divario Nord-Sud». L'occasione del Recovery fund, insomma, non può essere persa.


Fonte: qui

 

sabato 7 marzo 2020

UN MEDICO A LAVORO IN UN OSPEDALE DEL SUD SCRIVE: “SIAMO A CORTO DI RISORSE. NELLA NOSTRA STRUTTURA STIAMO DECIDENDO QUALI REPARTI DEVONO AVERE IN DOTAZIONE LE MASCHERINE E QUALI NO, PER RISPARMIARE. MI È CAPITATO DI ANDARE IN PRONTO SOCCORSO, CHIAMATO PER UNA CONSULENZA, E NON C’ERA UNA MASCHERINA PER ME. CREDO SIA IMPORTANTE CHE I MEDIA FACCIANO CAPIRE AI CITTADINI CHE…”

Riceviamo e pubblichiamo:

medico pazienteMEDICO PAZIENTE
Caro Dago, sono un medico a lavoro in un ospedale del Sud e ti scrivo per condividere alcune riflessioni. Credo che la sensazione delle persone sulla questione infezione sia “dispercettiva” e dunque non corretta. Soprattutto perche' ho l’impressione che gli operatori dell’informazione, i giornali, i tg, mostrino solo una parte della faccenda.

La reale situazione degli ospedali è drammatica. I colleghi del nord mi raccontano di condizioni di lavoro e organizzative al limite del collasso. I cittadini si comportano in modo schizofrenico oscillando tra poli opposti di ragionevolezza: o sono nel panico e assaltano i supermercati, o viaggiano ammassati sui bus senza le minime misure di prevenzione. Ed è questa seconda condizione che apre le porte ai contagi.

Qui siamo a corto di risorse. Nella nostra struttura stiamo decidendo quali reparti devono avere in dotazione le mascherine e quali no, per risparmiare. Mi è capitato di andare in Pronto Soccorso, chiamato per una consulenza, e non era disponibile una mascherina per me. Il triage dei pazienti che tossiscono febbricitanti è lo stesso di quello dei pazienti con altra sintomatologia.
medico pazienteMEDICO PAZIENTE

Credo sia importante che i media facciano capire ai cittadini, senza allarmismo fuori misura, che l’epidemia si controlla e si supera con comportamenti responsabili. E questo vuol dire fare rinunce, fare sacrifici. Vuol dire adattarsi a una situazione che nessuno ha scelto ma tutti subiscono. Ci tengo a precisare, caro Dago, che una diffusione del coronavirus in una regione del Sud, nelle stesse identiche dimensioni di quanto sta avvenendo in Lombardia, provocherebbe il triplo dei danni. Il numero dei posti disponibili in rianimazione è di molto inferiore a quelli lombardi, con una qualità di assistenza probabilmente neanche paragonabile.
Un medico preoccupato

Fonte: qui


COSA DOBBIAMO ASPETTARCI DALL'EPIDEMIA NEI PROSSIMI GIORNI? IL PICCO DEVE ANCORA ARRIVARE 
IL COVID-19 HA UN INDICE DI PROPAGAZIONE MOLTO PIÙ ALTO RISPETTO AD ALTRI VIRUS. OGNI PERSONA INFETTA RISCHIA DI CONTAGIARNE PIÙ DI 2 
WALTER RICCIARDI: “É POSSIBILE UN RALLENTAMENTO DEI CONTAGI NELLE ZONE ROSSE, CHE ALL'INIZIO SARÀ COMPENSATO DA UN AUMENTO IN ALTRE PARTI D'ITALIA..."

Lorenzo De Cicco per “il Messaggero”

walter ricciardiWALTER RICCIARDI
In Italia i casi accertati del nuovo coronavirus ora sono 4.636. I morti sono saliti a 197, mentre in 523 sono guariti. Che significa? Secondo gli esperti, il Covid-19 viaggia più veloce della Sars, ma è anche molto meno letale. A livello globale il tasso di decessi, rispetto ai contagiati, è del 3,4%. In Italia ieri è salito al 4,25%, mentre per la sindrome respiratoria acuta che si propagò dall'Asia tra il 2002 e il 2003 il tasso di letalità sfiorava il 10%. Il nostro Paese, per gli esperti dell'Oms, non ha ancora visto il picco, atteso nei prossimi giorni. La curva dei contagiati, quindi, per il momento continua a crescere. Ma si arresterà, a cominciare probabilmente dalla zona rossa.

coronavirus 1CORONAVIRUS 
Nelle ultime 24 ore, gli ospedali lungo lo Stivale hanno registrato altri 778 pazienti positivi al coronavirus. I malati sono aumentati del 20% in un giorno. Guardando i numeri dall'inizio dell'epidemia, il 56% dei casi è concentrato in Lombardia (2.612 positivi), il 19% in Emilia Romagna (870), il 10% in Veneto (488). I morti, in 24 ore, sono aumentati del 33%: si è passati dai 148 decessi di giovedì ai 197 riportati ieri dalla Protezione civile.

I guariti sono cresciuti del 26%: adesso sono 523 i pazienti dimessi, 109 più di giovedì. Tra i malati, i casi più gravi sono 462, tutti ricoverati in terapia intensiva. Rispetto al bollettino dell'altro ieri, sono 111 in più. Di questi 462, ben 309 sono in Lombardia, che ha avuto un incremento in un giorno di 65 casi. I pazienti affetti dal coronavirus ricoverati in altri reparti sono invece 2.394, mentre in 1.060 sono in isolamento domiciliare.
coronavirus casi in italiaCORONAVIRUS CASI IN ITALIA

I TEMPI
Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? Il Covid-19 ha un indice di propagazione molto più alto rispetto ad altri virus. Ogni persona infetta rischia di contagiarne più di 2. «Per un'influenza normale, l'indice di propagazione è dell'1,2; per la Sars era dell'1,6-1,8», spiega Walter Ricciardi, membro del consiglio esecutivo dell'Organizzazione mondiale della sanità. Ma rispetto alla Sars, «il tasso di letalità stavolta è molto più basso, meno della metà». Come sottolinea Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all'Università di Pisa, «nella Sars era più facile contenere l'epidemia, stavolta invece si sta dimostrando più complicato tenerla confinata in alcune zone. Ma il rapporto tra contagiati e morti è molto meno marcato per il Covid-19».

un soldato con la mascherina in piazza duomo a milanoUN SOLDATO CON LA MASCHERINA IN PIAZZA DUOMO A MILANO
La curva, per ora, non diminuisce: «É possibile un rallentamento nelle zone rosse, che probabilmente all'inizio sarà compensato da un aumento in altre parti d'Italia». Quanto al fatto che nel nostro Paese il tasso di letalità sia più alto che altrove, per l'epidemiologo Lopalco è dovuto al fatto che «da noi i tamponi sono stati fatti principalmente su chi aveva sintomi. Molti altri casi probabilmente sono stati classificati come una semplice influenza».

Il picco, secondo Ricciardi dell'Oms, deve ancora arrivare, nei prossimi giorni. Per Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia, «due mesi sono il tempo del contenimento. Spero che con la bella stagione tutto possa smorzarsi, ma non sappiamo ancora se il virus durerà fino all'estate». L' Organizzazione mondiale della sanità intanto ha sottolineato che «l'Italia sta reagendo energicamente all'epidemia e che ha messo in campo misure di contenimento adeguate». Il direttore dell' Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha ringraziato il presidente Mattarella per il suo appello alla nazione dell'altro ieri.

Fonte: qui


IN PIEMONTE L'EPIDEMIA GUADAGNA TERRENO E POTREBBE ADDIRITTURA AVERE UN SUO CEPPO AUTOCTONO, MENTRE TUTTA LA LOMBARDIA RISCHIA DI ESSERE PROCLAMATA "ZONA ROSSA" 
IN VENETO PREDISPOSTA UNA "WAR ROOM" PER SPIEGARE ALLE ISTITUZIONI COME GESTIRE L’EMERGENZA: “SERVIRANNO ALMENO DUE SETTIMANE PER CAPIRE QUANDO NE USCIREMO…
L'INCUBO DI UN FOCOLAIO SPAVENTA IL PIEMONTE PRESTO ALTRE ZONE ROSSE
Estratto dell’articolo di Chiara Baldi per “la Stampa”

coronavirusCORONAVIRUS
Anche in Piemonte l' epidemia guadagna terreno e potrebbe addirittura avere un suo ceppo autoctono, mentre tutta la Lombardia ieri ha rischiato di essere proclamata "zona rossa". Non si fermano i contagi in tutto il Paese e aumentano anche i morti. La notizia per il Piemonte, dove gli infetti sono finora 166 e i decessi sono saliti a 5, è che il ceppo del coronavirus potrebbe essere diventato autoctono. Negli ultimi giorni infatti per una quindicina di tamponi, non si è riusciti a ricondurre il ceppo del virus a quello della Lombardia, come era accaduto finora.

«È come se la catena si fosse spezzata, non siamo più riusciti a risalirla - spiega l' assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi -. Lo abbiamo subito comunicato al governo, in questi casi, può decidere di considerare la Regione "zona focolaio" e dichiararla zona gialla». Un altro allarme in una Regione che si prepara ad assumere di gran carriera medici e specializzandi. […]
coronavirusCORONAVIRUS

NELLA "WAR ROOM" DEL VENETO CHE SFIDA IL VIRUS "DUE SETTIMANE PER LA VERITÀ, PRONTI AL PEGGIO"
Paolo Possamai per “la Stampa”

Lo Stato schierato, ad ascoltare due docenti dell' Università di Padova, due specialisti in trincea contro il coronavirus. Lo Stato che vuole arginare gli effetti di Covid 19: non c' è ufficio nel Triveneto che, senza potenti contromisure, non rischi di chiudere i battenti. Emerge senza equivoci nel dialogo seguente alle relazioni di Vincenzo Baldo (docente di Igiene e medicina preventiva) e di Luisa Barzon (docente di Medicina molecolare). E per quanto possa apparire incredibile, i 40 presenti nel salone di palazzo Corner Mocenigo a Venezia hanno trovato una rassicurazione nelle pur nette parole di Baldo e Barzon.
CORONAVIRUSCORONAVIRUS

Perché hanno avuto informazioni operative, anche se appare chiaro che il rientro alla normalità non avverrà prima di Pasqua. «La modellistica matematica indica che a Wuhan il contagio va a scendere. Premesso che la nostra curva dei contagi sta salendo circa la metà delle attese, ritengo serviranno almeno due settimane per capire quando ne usciremo» dice Baldo. E Barzon aggiunge: «Le informazioni che provengono dalla Cina sono molto confortanti, grazie a misure di contenimento severe. Ci aspettiamo che vada allo stesso modo anche per noi».

quarantena e posti di blocco a vo' euganeo 8QUARANTENA E POSTI DI BLOCCO A VO' EUGANEO
I generali della Guardia di finanza Giovanni Mainolfi (comandante del Veneto) e Bruno Buratti (comandante del Triveneto) hanno preso una iniziativa senza eguali per capire come gestire le migliaia di militari di cui sono responsabili. Una «war room», i nemici sono il virus e il panico che ha fin qui scatenato. E hanno accolto alla caserma Piave ieri i massimi dirigenti di Comune, prefettura, procura della Repubblica, tribunale, Corte d' appello, Corte dei conti, Avvocatura dello Stato, Tar, Agenzia delle entrate, Agenzia delle dogane, Agenzia del demanio, Marina militare, Carabinieri, Questura, Vigili del fuoco, Inps, Inail. Le articolazioni dello Stato.

In collegamento streaming duemila militari nel Triveneto, anch' essi preoccupati del virus. Tutti ansiosi di conoscere l' efficacia delle strategie di prevenzione, i tempi di evoluzione dell' epidemia, le ragioni per cui l' Italia è in testa alla triste classifica, se ci sono precedenti storici cui rifarci. E i due medici spiegano con pazienza per un paio d' ore e rispondono a un torrente di domande.

quarantena e posti di blocco a vo' euganeo 2QUARANTENA E POSTI DI BLOCCO A VO' EUGANEO
Barzon lavora in un team all' opera 24 ore al giorno dal 21 febbraio, capace di sviluppare un migliaio di tamponi al dì. Lo stesso team che indagherà per la seconda volta gli abitanti di Vo' Euganeo; gli esiti verranno confrontati con i tamponi effettuati all' apparire della malattia sui 3.500 residenti del piccolo centro padovano. Da questo raffronto, voluto dalla Regione Veneto, l' ateneo patavino ritieni di poter trarre informazioni inedite sul piano globale, da offrire alle autorità sanitarie per controllare l' epidemia.

Ma nel frattempo che accade e quale evoluzione è attesa? «Il picco in Cina è avvenuto a metà gennaio - risponde Barzon - ora il trend è in netta diminuzione. Noi siamo ancora in fase di crescita. Ma se in Italia il numero dei contagiati è attorno a 4mila persone, che sono il 73% dei casi europei, dipende solo dal fatto che siamo stati più bravi a rilevare il virus per primi. Gli altri Paesi seguiranno e dovranno percorrere la strada che noi abbiamo intrapreso». Aggiunge Baldo: «Niente panico, sapremo gestire anche questa emergenza.
Stiamo preparando le strutture ospedaliere ovviamente allo scenario peggiore. E saremo preparati». Fa riferimento, per esempio, al sostanziale raddoppio dei posti letto in terapia intensiva che il Veneto sta attrezzando.
quarantena e posti di blocco a vo' euganeo 3QUARANTENA E POSTI DI BLOCCO A VO' EUGANEO

Le domande che piovono sono delle più disparate. Gli ascensori vanno chiusi, date le loro ristrette misure? La richiesta dei sindacati di far accedere al tribunale il pubblico solo dopo la misurazione della temperatura è accoglibile? E le domande del personale che vuole lavorare da casa? E quelle dei dipendenti che non vogliono più andare alla sede centrale, ma chiedono di operare dalla sede più vicina al loro domicilio, per non usare i mezzi pubblici? La sanificazione dei locali va fatta ogni quanto tempo? Le risposte di Barzon e Baldo rimandano sempre al decalogo, senza eccessi.

Fonte: qui

martedì 28 gennaio 2020

NEL 2018 IL PIL PRO-CAPITE DEL NORD OVEST HA QUASI DOPPIATO QUELLO DEL SUD, IN TERMINI NOMINALI: 36MILA EURO CONTRO 19MILA

PER L'ISTAT, L'INCIDENZA DELL'''ECONOMIA NON OSSERVATA'', CIOÈ CHE SFUGGE AI CALCOLI E ALLE DICHIARAZIONI UFFICIALI, È MOLTO ALTA NEL MEZZOGIORNO, DOVE RAPPRESENTA IL 19,4% DEL COMPLESSO DEL VALORE AGGIUNTO
PIL 2018, NORD EST AVANTI (+1,4%), SUD LENTO (+0,3%)
 (ANSA) - "Nel 2018 il Pil in volume è aumentato dell'1,4% nel Nord Est, dello 0,7% nel Nord Ovest e nel Centro e dello 0,3% nel Mezzogiorno". Lo comunica l'Istat ricordando che la crescita media su base nazionale è stata dello 0,8%. L'Istituto di statistica evidenzia come quindi il Nord Est sia stata la "ripartizione più dinamica", trainata "dalla performance dell'industria". Tanto da doppiare il risultato del Nord Ovest, che insieme al Centro restano sotto la media nazionale. Invece "la crescita più lenta si registra nel Mezzogiorno".

PIL 2018, LIVELLO PROCAPITE NORD OVEST DOPPIA SUD
 (ANSA) - "Il Pil procapite vede in cima alla graduatoria l'area del Nord-ovest con un valore in termini nominali di oltre 36mila euro, quasi il doppio di quello del Mezzogiorno, pari a circa 19mila euro annui". Lo rileva l'Istat in base a dati riferiti al 2018. "Alla crescita dell'attività produttiva si è accompagnato, nel 2018, un aumento in volume dei consumi finali delle famiglie di poco superiore (+0,9%)", spiega l'Istituto di statistica. Tradotto in spesa pro-capite abbiamo che nel Paese la media, a prezzi correnti, è stata di 17,8mila euro. I valori più elevati si registrano nel Nord Ovest (20,6mila euro) e nel Nord Est (20,4mila euro).

 Il Mezzogiorno si conferma l'area in cui il livello di spesa è più basso (13,7mila euro). L'Istat calcola così un divario tra Sud e Centro Nord, in termini di spesa per consumi pro-capite, del 31,3%. Quanto all'input di lavoro complessivo, misurato in termini di numero di occupati, "è aumentato nel 2018 dello 0,9%". La crescita è stata omogenea in tutte le ripartizioni. In linea alla media nazionale risultano sia il Nord Ovest che il Centro. Meglio fa il Nord Est, dove gli occupati crescono dell'1,1% rispetto al 2017. Il Mezzogiorno invece si posiziona poco sotto il dato nazionale (+0,7%).
torinoTORINO

ISTAT, ECONOMIA 'NON OSSERVATA' AMPIA AL SUD
 (ANSA) - "L'incidenza dell'economia non osservata è molto alta nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 19,4% del complesso del valore aggiunto, seguita dal Centro (14,1%). Sensibilmente più contenute, e inferiori alla media nazionale, sono le quote raggiunte nel Nord-ovest e nel Nord-est, pari rispettivamente a 10,6% e 11,4%". Lo comunica l'Istat, facendo riferimento al 2017, ultimo anno per cui sono disponibili i dati sulla somma della componente sommersa e di quella illegale, che - è ricordato - rappresenta in Italia il 13,5% del valore aggiunto totale (l'incidenza sul Pil 12,1%)".

PIL 2018, IN RIPRESA LE REGIONI COLPITE DAL SISMA
 (ANSA) - "A livello regionale sono le Marche a registrare la crescita del Pil più elevata, con un 3% di aumento rispetto all'anno precedente. Un deciso recupero dell'attività produttiva si rileva anche per l'Abruzzo, dove il Pil è cresciuto del 2,2% a fronte dello 0,6% del 2017". Lo rileva l'Istat, diffondendo i dati del 2018. Numeri che sembrano evidenziare una ripresa economica in alcune delle aree colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. Bene fa anche la Provincia autonoma di Bolzano (+2%).

E sopra la media nazionale si posizionano altre tre regioni del Mezzogiorno: Sardegna e Puglia (+1,4%) e Molise (+1,2%). In Lombardia, invece, "la crescita economica rallenta sensibilmente: nel 2018 il Pil è aumentato dello 0,5%, contro il +2,2% dell'anno precedente. Lazio (-0,2%) e Sicilia (-0,3%) chiudono il 2018 con una diminuzione del Pil in volume, ma le flessioni "più rilevanti", viene sottolineato nel report, si riscontrano in Campania (-0,6%) e Calabria (-0,8%).

martedì 24 dicembre 2019

LA GRANDE FUGA DEI LAUREATI DAL MEZZOGIORNO

IL RITARDO DEL SUD PASSA ANCHE DALL’ESODO DEI SUOI GIOVANI PIU’ PREPARATI CHE ARRICCHISCONO IL NORD 
SOLO L'ANNO SCORSO PERSI OLTRE 16 MILA LAUREATI, PIÙ DELLA METÀ (8500) PROVENIVANO DA SICILIA E CAMPANIA...
Cristiana Mangani per il Messaggero

laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
Il Sud continua a perdere le sue migliori energie, per via degli italiani che scelgono di trasferirsi all'estero alla ricerca di un lavoro (+1,9%). Mentre, per la prima volta, gli immigrati sono in calo (-17% l'anno scorso quelli provenienti dall'Africa). L'Istat traccia un quadro del nostro paese per certi aspetti sorprendente. I dati emergono dal report sulle iscrizioni e le cancellazioni anagrafiche della popolazione residente, relativo al 2018.

Si continua ad andare via dall'Italia, dunque: 117 mila nello scorso anno, cifra che fa lievitare a 816 mila gli espatriati nell'ultimo decennio. Un esercito fatto soprattutto di giovani (l'età media è sui 30 anni, 2 su 3 hanno tra i 20 e i 49 anni) e qualificati: quasi 3 su 4 hanno un livello di istruzione medio-alto e, in cifre, è pari a circa 182 mila il numero dei laureati che negli ultimi 10 anni hanno fatto le valigie. La destinazione preferita è il Regno Unito e la regione in assoluto con più partenze è la Lombardia.

RISORSE PREZIOSE
laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
Ma è soprattutto il Sud a essere depauperato di risorse umane preziose, anche a vantaggio delle regioni del Centro-Nord: solo l'anno scorso ha perso oltre 16 mila laureati, più della metà (8500) provenivano da Sicilia e Campania.

Il flusso degli italiani che decidono di trasferirsi all'estero determina dunque una perdita per il Paese di figure qualificate: circa 33 mila i diplomati e 29 mila i laureati. Rispetto all'anno precedente diplomati e laureati emigrati sono in aumento (rispettivamente +1% e +6%) e l'incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima, gli emigrati con titolo di studio medio-alto sono aumentati del 45%.

Quasi tre cittadini italiani su quattro (73%) che si sono trasferiti all'estero ha 25 anni o più: sono poco più di 84 mila (72% del totale degli espatriati); di essi 27 mila (32%) sono in possesso di almeno la laurea. In questa fascia d'età si riscontra una lieve differenza di genere: nel 2018 le italiane emigrate sono circa il 42% e di esse oltre il 35% è in possesso di almeno la laurea, mentre, tra gli italiani che espatriano (58%), la quota di laureati è pari al 30%.

laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
L'INCREMENTO
Rispetto al 2009, l'aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 punti percentuali) che tra gli uomini (+7%). Tale incremento risente in parte dell'aumento contestuale dell'incidenza di donne laureate nella popolazione (dal 5,3% del 2008 al 7,5% del 2018). Dato nuovo è quello che riguarda le iscrizioni anagrafiche dall'estero (immigrazioni) che sono state circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all'anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Più di cinque su sei riguardano cittadini stranieri (286 mila, -5,2%). In particolare sono in netta diminuzione, anche se restano consistenti le immigrazioni dal continente africano. E la Lombardia è la meta di un immigrato su 5.

Per quanto riguarda invece il fenomeno inverso, cioè le cancellazioni anagrafiche dovute al trasferimento all'estero, nel 2018 sono state 157 mila (+1,25 nel 2017) e quasi 3 su 4 hanno riguardato emigrati italiani. A spiegare la ripresa dell'emigrazione sono le difficoltà del mercato del lavoro in Italia, ma anche il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese, proprio delle generazioni cresciute nell'epoca della globalizzazione. E se è il Regno Unito ad accogliere la maggioranza degli italiani all'estero (21 mila), fanno la loro parte anche Germania (18 mila) e Francia (14 mila). Fonte: qui

Fonte: qui

mercoledì 14 settembre 2016

“La Ue è Finita”: Dal Der Spiegel A El Pais, La Stampa Europea Non Ha Dubbi…

BERLINO - La sostanza è: la Ue sta per spaccarsi in due: Nord contro Sud. E a scriverlo è niente di meno che il Der Spiegel.

"I capi di governo dei Paesi del Mediterraneo sono spesso stati derisi da Bruxelles con il nomignolo 'Club Med'.

Ora e' diverso - scrive in una lunga analisi il settimanale tedesco Der Spiegel -.

La scorsa settimana Francia, Italia, Grecia, Spagna, Portogallo, Cipro e Malta hanno tenuto un vertice in Grecia.

Il Presidente francese Hollande ha dichiarato: "Abbiamo bisogno di un programma di crescita che viaggi con la domanda".

Il primo ministro italiano Matteo Renzi ha presentato un piano concreto per un fondo da 50 miliardi di euro: ogni membro della Ue dovrebbe destinare lo 0,5 per cento del Pil al contrasto alla disoccupazione.

Finora tale proposta è sempre stata rifiutata da Berlino e Bruxelles. Atene spera di nuovo in un asse Renzi-Tsipras, mentre Hollande può nuovamente bearsi del ruolo di "senior leader".

"Mentre il Sud d'Europa trova coesione - continua l'articolo -, la Germania ha perso un alleato potente, la Gran Bretagna. Il gruppo dei Paesi mediterranei sostiene che l'Europa deve avere una nuova visione e una nuova politica. "Rappresentiamo piu' della meta' dell'Ue ", ha detto il premier italiano Renzi ad Atene. "Siamo al centro della crisi dei rifugiati, di quella della sicurezza e della crisi economica", gli ha fatto eco Tsipras. Il Nord Europa, nel frattempo, tentenna. Il leader del gruppo parlamentare del gruppo Ppe al Parlamento europeo, il tedesco Manfred Weber, ha lanciato accuse nei confronti di Tsipras, reo a parer suo di provare "nuovamente a giocare ai suoi giochi". Ha inoltre accusato Hollande di "Trattare con i comunisti del Sud". Altrettanto sprezzante e' stato il ministro delle Finanze tedesco Wolfgan Schaeuble, che ha esortato i suoi omologhi del Sud a risparmiare di più". 

E' evidente una frattura orizzontale in Europa: da un lato il variopinto caravanserraglio dei Paesi mediterranei e del Sud con le loro richieste alla Ue di mani libere per la spesa e per i disavanzi di bilancio degli stati, dall'altro - e opposto - lato i Paesi del centro Europa e del Nord, sempre più diversi e lontani dalle logiche levantine che anzi criticano aspramente con questo evidenziando la frattura ogni giorno più insanabile tra visioni e destini diametralmente opposti della Ue. 

A questo quadro descritto dal Der Spiegel si aggiungono come benzina sul fuoco le dure accuse alla Commissione Ue  e al suo capo, il discusso e controverso Juncker.

"Il presidente della Commissione europea, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, presenterà proprio oggi al parlamento Ue la sua relazione annuale sullo stato dell'Unione. La questione centrale sulla quale dovrebbe soffermarsi Juncker - sostiene, sempre oggi, un editoriale del quotidiano spagnolo El Pais -riguarderà rilevanza e capacità dell'Ue di rispondere ai problemi che preoccupano i cittadini europei. Ancora una volta, infatti, la Ue versa in uno stato di fragilita' e disunione estremamente preoccupante. Alle problematiche che si insinuano ormai da tempo sul fronte economico, dove nonostante l'azione della Bce dominano la crescita debole e la disoccupazione persistente, si aggiungono ora lo shock causato a giugno dalla decisione del popolo britannico di lasciare l'Ue, e l'ascesa del nazionalismo in tutta Europa. Due questioni - prosegue El Pais - che rappresentano una minaccia molto grave per l'integrazione europea".

"Questo clima di disgregazione politica - continua l'editoriale dell'autorevole quotidiano spagnolo - e' la logica conseguenza di anni di crisi economica e, soprattutto, della mancanza di risposte efficaci ai bisogni reali della gente. La minaccia jihadista, la deriva autoritaria della Turchia, i naufragi nel Mediterraneo, l'ascesa del nazionalismo anti-immigrati e la mancanza di crescita economica sono problemi legati tra loro da un elemento comune: la mancanza di una leadership e di uno scopo comune della Ue e il dissolvimento di valori quali la lealta' e la solidarietà senza i quali il progetto europeo non puo' sostenersi. La vera sfida per Juncker e per gli alfieri del progetto europeo - popolari, liberali e socialisti - non e' spiegare di quale Europa abbiamo bisogno, ma perche' sembra impossibile raggiungerla. La debolezza dell'Europa di oggi - conclude l'editoriale - non sta nella mancanza di idee, ma nell'incapacita' di attuarle".

E' un altro modo per dire la stessa cosa: l'Unione europea è agli sgoccioli. Sta per finire.

P.S. STATE MOLTO ATTENTI ALLA FREGATURA, OVVERO ALLA CREAZIONE DI UN EURO DI SERIE B.

UN EURO DI SERIE B: 

E' PUR SEMPRE UNA MONETA USURAIA A DEBITO PER DI PIU' SVALUTATA; 

NON E' LA SOVRANITA' MONETARIA.