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martedì 24 dicembre 2019

LA GRANDE FUGA DEI LAUREATI DAL MEZZOGIORNO

IL RITARDO DEL SUD PASSA ANCHE DALL’ESODO DEI SUOI GIOVANI PIU’ PREPARATI CHE ARRICCHISCONO IL NORD 
SOLO L'ANNO SCORSO PERSI OLTRE 16 MILA LAUREATI, PIÙ DELLA METÀ (8500) PROVENIVANO DA SICILIA E CAMPANIA...
Cristiana Mangani per il Messaggero

laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
Il Sud continua a perdere le sue migliori energie, per via degli italiani che scelgono di trasferirsi all'estero alla ricerca di un lavoro (+1,9%). Mentre, per la prima volta, gli immigrati sono in calo (-17% l'anno scorso quelli provenienti dall'Africa). L'Istat traccia un quadro del nostro paese per certi aspetti sorprendente. I dati emergono dal report sulle iscrizioni e le cancellazioni anagrafiche della popolazione residente, relativo al 2018.

Si continua ad andare via dall'Italia, dunque: 117 mila nello scorso anno, cifra che fa lievitare a 816 mila gli espatriati nell'ultimo decennio. Un esercito fatto soprattutto di giovani (l'età media è sui 30 anni, 2 su 3 hanno tra i 20 e i 49 anni) e qualificati: quasi 3 su 4 hanno un livello di istruzione medio-alto e, in cifre, è pari a circa 182 mila il numero dei laureati che negli ultimi 10 anni hanno fatto le valigie. La destinazione preferita è il Regno Unito e la regione in assoluto con più partenze è la Lombardia.

RISORSE PREZIOSE
laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
Ma è soprattutto il Sud a essere depauperato di risorse umane preziose, anche a vantaggio delle regioni del Centro-Nord: solo l'anno scorso ha perso oltre 16 mila laureati, più della metà (8500) provenivano da Sicilia e Campania.

Il flusso degli italiani che decidono di trasferirsi all'estero determina dunque una perdita per il Paese di figure qualificate: circa 33 mila i diplomati e 29 mila i laureati. Rispetto all'anno precedente diplomati e laureati emigrati sono in aumento (rispettivamente +1% e +6%) e l'incremento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto a cinque anni prima, gli emigrati con titolo di studio medio-alto sono aumentati del 45%.

Quasi tre cittadini italiani su quattro (73%) che si sono trasferiti all'estero ha 25 anni o più: sono poco più di 84 mila (72% del totale degli espatriati); di essi 27 mila (32%) sono in possesso di almeno la laurea. In questa fascia d'età si riscontra una lieve differenza di genere: nel 2018 le italiane emigrate sono circa il 42% e di esse oltre il 35% è in possesso di almeno la laurea, mentre, tra gli italiani che espatriano (58%), la quota di laureati è pari al 30%.

laureati in fuga dal sudLAUREATI IN FUGA DAL SUD
L'INCREMENTO
Rispetto al 2009, l'aumento degli espatri di laureati è più evidente tra le donne (+10 punti percentuali) che tra gli uomini (+7%). Tale incremento risente in parte dell'aumento contestuale dell'incidenza di donne laureate nella popolazione (dal 5,3% del 2008 al 7,5% del 2018). Dato nuovo è quello che riguarda le iscrizioni anagrafiche dall'estero (immigrazioni) che sono state circa 332 mila, per la prima volta in calo rispetto all'anno precedente (-3,2%) dopo i costanti incrementi registrati tra 2014 e 2017. Più di cinque su sei riguardano cittadini stranieri (286 mila, -5,2%). In particolare sono in netta diminuzione, anche se restano consistenti le immigrazioni dal continente africano. E la Lombardia è la meta di un immigrato su 5.

Per quanto riguarda invece il fenomeno inverso, cioè le cancellazioni anagrafiche dovute al trasferimento all'estero, nel 2018 sono state 157 mila (+1,25 nel 2017) e quasi 3 su 4 hanno riguardato emigrati italiani. A spiegare la ripresa dell'emigrazione sono le difficoltà del mercato del lavoro in Italia, ma anche il mutato atteggiamento nei confronti del vivere in un altro Paese, proprio delle generazioni cresciute nell'epoca della globalizzazione. E se è il Regno Unito ad accogliere la maggioranza degli italiani all'estero (21 mila), fanno la loro parte anche Germania (18 mila) e Francia (14 mila). Fonte: qui

Fonte: qui

giovedì 6 aprile 2017

EMIGRANTI ITALIANI. RADDOPPIATI IN 6 ANNI GLI OVER 40 CHE ESPATRIANO.

UN ESODO DI PROFESSIONISTI, IMPRENDITORI MA ANCHE LAVORATORI POCO QUALIFICATI. SE NE VANNO IN CINA, IN AMERICA LATINA O NEI PAESI DEL GOLFO 

ALESSANDRO ROSINA, DOCENTE DI DEMOGRAFIA: “ANDARSENE DEVE ESSERE UNA SCELTA, NON UNA NECESSITA’”

Filippo Santelli per la Repubblica

SHANGHAISHANGHAI
Per una sfida. Per la carriera. Per garantire un futuro alla famiglia. Per necessità. Non è mai troppo tardi, neppure per emigrare. Nel 2016, come ogni anno dall' inizio della crisi, gli italiani che si sono trasferiti all' estero hanno toccato un nuovo record: l' Istat ne ha stimati 115 mila, quanto una città come Vicenza.

Ma se i più giovani, studenti o neolaureati, la fanno sempre da padroni, la coorte di "expat" che ha visto la crescita superiore è quella tra i 40 e i 50 anni: tra il 2008 e il 2014 sono raddoppiati, da 7.700 a 14.300. Considerate le persone in età lavorativa, una su cinque sta in quella fascia, una su tre allargando il conto agli over50. «La nuova migrazione dai capelli grigi», commenta la Cna, che ha elaborato i dati.

Un esodo di professionisti, imprenditori e lavoratori meno qualificati che ormai affianca quello "classico" dei giovani talenti. Con difficoltà superiori: la famiglia da lasciare, una lingua da imparare. E destinazioni diverse.

Meno Londra e Berlino, calamite per 20enni. Più geografie fuori dal raggio Ryanair, ma ad alto potenziale di crescita, come Cina o Sudamerica. O Paesi alla ricerca di competenze professionali pronte. Ai nostri medici e ingegneri sia la Germania che i Paesi del Golfo offrono ponti (e stipendi) d' oro. Un flusso di persone istruite, il 31% è laureato, il doppio della media nazionale. Un esodo scattato con la crisi, ma che, nota la Cna, aumenta anche ora che l' Italia ha ritrovato una (mini) crescita: «Non c' entra più la congiuntura, è il nuovo standard».
EMIGRATI OVER 40 - 1EMIGRATI OVER 40 - 1


2. ANDARSENE DEVE ESSERE UNA SCELTA, NON UN OBBLIGO
Alessandro Rosina per la Repubblica

Tra il Made in Italy che piazziamo bene all' estero ci sono sempre più anche gli italiani stessi, spesso di buona qualità. L' espatrio dal Belpaese è, del resto, un fenomeno sempre più ampio ma anche sempre più complesso e articolato. Va prima di tutto considerato che la facilità di spostamento e di accesso a opportunità virtualmente presenti in qualsiasi altro Paese del mondo, rendono oggi molto più comune e praticabile la scelta di viaggiare per svago, studio e lavoro.

Questa componente degli spostamenti internazionali è sotto vari aspetti diversa da quando dall' Italia si partiva con la valigia di cartone, ma anche rispetto a chi arriva sul nostro territorio fuggendo da guerre o condizioni di accentuata deprivazione e povertà. Una parte crescente di persone dai paesi Più avanzati si sposta in altri Paesi per scelta di una vita diversa o per cogliere nuove opportunità in contesti nuovi.
GIOVANI ITALIANI IN FUGAGIOVANI ITALIANI IN FUGA

Expat è un neologismo nato proprio per indicare chi si sente parte di un mondo in movimento, che è sempre meno quello dei confini dell' ottocento e sempre più quello delle reti del nuovo millennio. Si nasce in un luogo, ci si forma in un altro, si va a vivere in un altro ancora: tutti questi, più che punti statici di un passato lasciato alle spalle, sono nodi di una rete di rapporti affettivi, di amicizia, di lavoro, in connessione continua.

Tutto bene quindi? Si, finché si rimane nel dominio delle scelte e delle opportunità; finché con la stessa facilità si può decidere di partire, di tornare, di farsi ponte tra il proprio paese e il mondo. Molto meno se si parte per necessità; se conta più il motivo per cui si lascia che il desiderio verso cui si tende; se una volta partiti diventa poi difficile tornare e se una volta all' estero ci si sente poi dimenticati dal proprio Paese.

L' Italia è uno dei Paesi occidentali che meno promuovono la parte virtuosa di questo fenomeno e più subiscono la parte problematica. Più elevate sono le risorse culturali e il capitale sociale, più tende a prevalere la componente della scelta.

Viceversa, più basse sono le condizioni di partenza combinate con alte aspettative, più ci si sposta per necessità. In entrambi i casi sono soprattutto i laureati e i più dinamici ad alimentare la crescita dei flussi verso l' estero, con conseguente accentuazione del degiovanimento quantitativo e qualitativo della popolazione italiana. Ma più recentemente è aumentato il contributo ai flussi in uscita delle persone di mezza età. Su costoro agisce la particolare combinazione di un effetto generazionale, storico e anagrafico.
ITALIANI IN FUGA 1ITALIANI IN FUGA 

Il 2017 è l' anno del trentennale del programma Erasmus. La prima generazione che lo ha utilizzato è proprio quella degli attuali 45-50enni e dintorni. Il periodo di crisi ha rivitalizzato una predisposizione allo sguardo oltre confine come risposta alla necessità o opportunità di cambiare lavoro.

Tutto questo in una età in cui - anche come conseguenza dell' aumento della longevità - è (e sarà) sempre più possibile cogliere la sfida di iniziare una seconda vita.

Fonte: qui