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venerdì 26 luglio 2019

SIAMO ALLA RESA DEI CONTI! SALVINI: "TRIA NON VUOLE LA FLAT TAX? O IO O LUI"

TENSIONE ALLE STELLE NEL GOVERNO SULLA MANOVRA 
IL LEADER LEGHISTA: "L’ITALIA HA BISOGNO DI UNO SHOCK FISCALE FORTE" 
DI MAIO: "LA FLAT TAX È ANCORA UN MISTERO, ANCORA NON HO VISTO LE COPERTURE, SERVONO ALMENO 12 MILIARDI, IO LAVORO AL CUNEO FISCALE, UNA MISURA REALISTICA…”

Da ansa.it

GIOVANNI TRIA MATTEO SALVINIGIOVANNI TRIA MATTEO SALVINI
Aut aut di Matteo Salvini sulla flat tax. "Se il ministro dell'Economia - ha detto il ministro - del mio governo dice che di taglio delle tasse non se ne parla, o il problema sono io o è lui. Cosa faccio una manovra economica all'acqua di rose? L'Italia ha bisogno di uno choc fiscale forte".

"Fino a quando penso di riuscire a tenere tranquilli i miei parlamentari della Lega che mi chiedono di andare a elezioni? Fino a quando le cose si fanno e se qualcuno la smette di insultare, attaccare e litigare quotidianamente", ha detto ancora.

La flat tax "per me è ancora un mistero, ancora non ho visto le coperture, anche la flat tax volontaria di cui si parlava ieri non ho capito cosa significa", ha detto il ministro del Lavoro e Sviluppo, Luigi Di Maio, intervistato a Sky Tg24. "Intanto sto lavorando al cuneo fiscale", una misura "realistica", ha aggiunto. "Ho trovato 4 miliardi", per la flat tax "ne servono almeno il triplo".

Ieri Matteo Salvini e Luigi Di Maio si sono visti, per la prima volta a tu per tu da settimane, senza avvertire Giuseppe Conte. hanno riannodato i fili di un dialogo ma non accorciato le distanze: sulla manovra tra M5s e Lega sono già botte da orbi, con una frenata pentastellata sulla flat tax.
tria di maio salvini conteTRIA DI MAIO SALVINI CONTE

Ma è con il premier che la tensione è ai massimi livelli. Ed è la scena a raccontarlo. Mentre i due vicepremier sono riuniti nella sede della presidenza, il presidente del Consiglio esce a piedi per andare a pranzo in un ristorante di sushi con il suo staff. "Dobbiamo lavorare, non chiacchierare", dice lapidario. E respinge sdegnato i sospetti nati nello stesso governo:

"E' pura fantasia che io voglia una nuova maggioranza o farmi un partito". Salvini, dopo essere passato all'incasso sulla Tav, punta dritto alla flat tax e arriva a evocare le elezioni anticipate: bisogna sfidare l'Ue perché "o riusciamo a tagliare le tasse per tanti con una manovra da decine di miliardi o chiediamo il parere agli italiani", dice il ministro. E dice di non aver "ancora capito" quale sia l'idea di manovra. Il bersaglio diretto è Giovanni Tria: "Se pensa di fare una manovra economica da robetta", una manovricchia, "non sarà il nostro ministro dell'Economia".
matteo salvini giovanni triaMATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA

Le incognite che gravano sul governo sono ancora molte. Tanto che un dirigente pentastellato ammette: "Non so se sia recuperabile il rapporto con la Lega". Conte avrebbe chiarito con Di Maio la vicenda dell'uscita dall'Aula dei senatori M5s mercoledì, mentre lui parlava. Ma tra i Cinque stelle montano l'insofferenza e le fibrillazioni dopo il via libera alla Tav: il timore è che il gruppo possa non reggere nel voto al Senato sul decreto sicurezza bis, con una fronda di dissidenti che con il loro No aprirebbero la crisi di governo.

Già alla Camera in 17 non votano e Roberto Fico esce dall'Aula. Assenze che però il Movimento 5 Stelle dice essere giustificate, con l'unica eccezione di Doriano Sarli. La temperatura è rovente però soprattutto tra Conte e il vicepremier leghista. Conte viene descritto parecchio irritato per essere stato accusato di un tentativo di ribaltone e lo dice: in caso di governo "andrei in Parlamento per trasparenza e non per una nuova maggioranza", bisogna "volare alto" e non ragionare "con i peggiori schemi della prima Repubblica". Ma Salvini scrolla le spalle.
matteo salvini giovanni tria 2MATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA 2

E contrattacca. "Mi interessano meno di zero" le parole di Conte su Savoini, dichiara nelle ore in cui il Pd formalizza la mozione di sfiducia nei suoi confronti (in questo caso in soccorso dovrebbero comunque venire i voti del centrodestra). E sul sì alla Tav pungola Conte: "Avrà studiato e capito quel che noi sapevamo".

Il premier riunisce per sei ore a Palazzo Chigi, con Di Maio e Giovanni Tria, le parti sociali in vista della manovra. I lavori "ufficiali" iniziano in questo momento, dice ai sindacati, derubricando il vertice al Viminale. "Il vero vertice è questo", gongola il M5s. Che depotenzia la flat tax con la proposta di un taglio al cuneo fiscale da 4 miliardi e sbandiera il principio di "progressività" come irrinunciabile: "Ho letto che la Lega vuole fare una flat tax volontaria, mi auguro non ci sia una fregatura", dichiara Di Maio. Ma la Lega, per tutta risposta, boccia l'idea di Di Maio: "Quattro miliardi sono pochi, serve coraggio".

salvini triaSALVINI TRIA
E' quello il prossimo fronte, mentre tanti altri restano ancora aperti. Sull'autonomia la prossima settimana si affronterà la questione fiscale ma intanto, dopo un incontro di Conte con Stefani e Bonisoli, non si sciolgono neanche i nodi sui beni archeologici. La Lega è in pressing anche sulla Gronda. E sarebbe ancora lontana la soluzione del rebus commissario Ue. Resta sul tavolo l'ipotesi rimpasto. Nel faccia a faccia con Di Maio, Salvini lamenta scelte e dichiarazioni del ministro ai Trasporti Danilo Toninelli: i no più pesanti sono venuti da lui.

Ma il capo M5s ribatte che anche su scuola, agricoltura e turismo (titolari i leghisti Bussetti e Centinaio) il governo non brilla. Sullo sfondo, resta il rischio di una crisi. Perché è vero che Salvini dopo aver parlato per un'ora con Di Maio dichiara che il governo "va avanti". Ma in casa Lega, pur raccontando un rapporto personale buono, smorzano l'ottimismo di fonti pentastellate che descrivono i due vicepremier andare avanti "spalla a spalla". Nella maggioranza si diffonde l'impressione di un asse tra i leader di M5s e Lega che esclude Conte. Ma anche questa immagine i leghisti smentiscono. Il punto, affermano, è che la durata del governo si misurerà sulle cose concrete: non servono faccia a faccia, ma - è la linea - risposte. E serve un premier, chiosa un deputato, che torni al suo ruolo di arbitro, senza protagonismi.
luigi di maio giuseppe conte matteo salvini giovanni triaLUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI GIOVANNI TRIA

Alla cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare anche il capo dello Stato ha invitato tutti a costruire un "clima collaborativo".

Anche nell'ambito dell'informativa del premier sui presunti fondi russi in Aula al Senato - è andata in scena la sfida a distanza tra il premier e il leader leghista.

Fonte: qui


CI MANCAVA IL PIZZINO ESTIVO DELLE AGENZIE DI RATING: ''L'ITALIA È A RISCHIO GRECIA SE LA MANOVRA NON SARÀ ORTODOSSA''. 
STANDARD & POOR'S COMMENTA COSÌ LE IPOTESI DI ''MISURE SENZA COPERTURA E L'INTRODUZIONE DI UNA MONETA PARALLELA'', OVVERO LA FLAT TAX E I MINIBOT SOGNATI DA BORGHI MA BOCCIATI DA TRIA 
''L'ADESIONE ALL'AREA EURO POTREBBE ESSERE MESSA IN DISCUSSIONE E POTREBBE SCATTARE UNA CRISI DI FIDUCIA COME QUELLA VERSO ATENE''. LA FIDUCIA NEL RATING INVECE È ALLE STELLE…
''L'ITALIA È A RISCHIO GRECIA SE LA MANOVRA NON SARÀ ORTODOSSA''. STANDARD & POOR'S
(ANSA) - Al momento per l'Italia non c'è "uno scenario da crisi del debito pubblico. Tuttavia in uno scenario alternativo in cui i policymaker perseguano soluzioni non ortodosse - come l'introduzione di una valuta parallela o di misure di bilancio senza copertura finanziaria, per eludere i vincoli fiscali stabiliti dai trattati Ue - l'adesione dell'Italia all'area Euro potrebbe essere messa in discussione. In extremis, potrebbe verificarsi una nuova crisi di fiducia come quella avvenuta in Grecia nel giugno 2015". Cosi S&P in un report sull'andamento dei rating dei Paesi Ue.

S&P, ITALIA UNICO PAESE NELL'EUROZONA CON OUTLOOK NEGATIVO
 (ANSA) - "L'Italia è l'unico paese sovrano dell'Eurozona con outlook negativo". Lo ricorda S&P Global Ratings in un report sull'andamento delle valutazioni dei paesi sovrani dell'Eurozona in cui si sottolinea che "dal 2010 l'economia italiana è cresciuta solo dello 0,6% in termini reali contro il 10,6% per l'intera area Euro". Sono proprio "la crescita debole e l'incapacità dei policymaker di affrontarla" a spiegare "le prospettive negative per il rating sovrano italiano", visto l'alto debito pubblico.

Standard & Poor’sSTANDARD & POOR’S
"Il debito pubblico italiano - si spiega nel report - è denominato in euro, una valuta che nessuno stato membro dell'Unione Monetaria può svalutare in modo unilaterale. Questo significa che l'Italia, come tutti gli altri paesi della zona Euro, non ha la stessa flessibilità per ridurre il peso reale del suo debito pubblico rispetto a paesi che hanno il controllo della propria valuta. Di conseguenza, la sostenibilità del debito dipende molto di più dalla capacità dei paesi di crescere in termini reali rispetto ai loro pari" fuori della moneta unica.

Fonte: qui

martedì 14 febbraio 2017

ITALIA: APPUNTAMENTO CON LA TROIKA!

Al­cu­ne set­ti­ma­ne fa dopo aver fatto il gallo con la UE per qual­che gior­no, il mi­ni­stro Padoan si è af­fret­ta­to a di­chia­ra­re che entro apri­le l’I­ta­lia avreb­be fatto una nuova ma­no­vra fi­nan­zia­ria, in modo da as­si­cu­ra­re come ac­ca­de quo­ti­dia­na­men­te in Gre­cia, qual­che mi­liar­do di tasse agli ita­lia­ni…

Conti pub­bli­ci, da­van­ti al mal­con­ten­to Ue Pa­doan tenta la mar­cia …

Il mi­ni­stro sa bene che una pro­ce­du­ra di in­fra­zio­ne “com­por­te­reb­be una ri­du­zio­ne di so­vra­ni­tà sulle scel­te di po­li­ti­ca eco­no­mi­ca e costi ben su­pe­rio­ri per la fi­nan­za pub­bli­ca” ri­spet­to ai 3,4 mi­liar­di di cor­re­zio­ne ri­chie­sta. Così, il gior­no dopo aver in­via­to a Bru­xel­les una let­te­ra vaga e am­bi­gua, cam­bia verso: l’ag­giu­sta­men­to “è in­di­spen­sa­bi­le” e “al­cu­ne mi­su­re sa­ran­no prese anche prima della sca­den­za”
Cir­co­la voce che le mi­su­re di cui si parla è una ve­lo­ce pri­va­tiz­za­zio­ne da as­si­cu­ra­re agli squa­li della fi­nan­za mon­dia­le…
(ANSA) – ROMA, 9 FEB – “La scel­ta di pro­ce­de­re ad una ul­te­rio­re col­lo­ca­zio­ne sul mer­ca­to di una quota di Poste Ita­lia­ne, avan­za­ta nelle ul­ti­me set­ti­ma­ne, ha im­pli­ca­zio­ni molto serie. Im­pli­ca­zio­ni che credo va­da­no ben pon­de­ra­te dalla mag­gio­ran­za che so­stie­ne il go­ver­no e, prima di tutto, dai grup­pi par­la­men­ta­ri del Pd”. Lo scri­ve il sot­to­se­gre­ta­rio allo Svi­lup­po Eco­no­mi­co, An­to­nel­lo Gia­co­mel­li, in una let­te­ra in­via­ta al pre­si­den­te del Pd Mat­teo Or­fi­ni, al se­gre­ta­rio Mat­teo Renzi e ai ca­pi­grup­po Pd di Ca­me­ra e Se­na­to, Et­to­re Ro­sa­to e Luigi Zanda, a pro­po­si­to del­l’i­po­te­si di pri­va­tiz­za­zio­ne della se­con­da tran­che di Poste. Pur non ne­gan­do la ne­ces­si­tà di ri­dur­re il de­bi­to pub­bli­co, “non vor­rei – sot­to­li­nea Gia­co­mel­li – che la ven­di­ta di un se­con­do pac­chet­to di azio­ni ine­vi­ta­bil­men­te fi­ni­sca per in­ci­de­re for­te­men­te sul ruolo di Poste e del suo ser­vi­zio, oltre che sul li­vel­lo oc­cu­pa­zio­na­le. Senza con­ta­re che si fi­ni­reb­be per con­se­gna­re il ri­spar­mio degli ita­lia­ni ad in­ve­sti­to­ri in­ter­na­zio­na­li, ema­na­zio­ne di ban­che d’af­fa­ri stra­nie­re”.Gia­co­mel­li, ri­schi se­con­da tran­che Poste
Ma non si trat­ta solo di Poste, ma anche delle Fer­ro­vie dello Stato e in par­ti­co­la­re l’Al­ta Ve­lo­ci­tà con le Frec­ce tri­co­lo­ri e già che ci siamo qual­cu­no sta pen­san­do ad alie­na­re anche una tran­che della no­stra Cassa De­po­si­ti e Pre­sti­ti.
Giu­sto per Ri­met­te­re una pulce nel­l’o­rec­chio a chi ci legge vi ri­por­to uno dei tanti mo­ti­vi per i quali il no­stro de­bi­to pub­bli­co è fuori con­trol­lo, gra­zie alla ge­stio­ne cri­mi­na­le di po­li­ti­ci e ban­chie­ri tra i quali sem­bra anche Mario Dra­ghi…

Derivati, ecco i contratti segreti che hanno svenduto l’Italia alle banche

Cade il se­gre­to che le isti­tu­zio­ni hanno cer­ca­to di porre per im­pe­di­re la di­vul­ga­zio­ne dei con­trat­ti de­ri­va­ti fatti dal Te­so­ro con le ban­che d’af­fa­ri, e che stan­no co­stan­do mi­liar­di di euro alle casse pub­bli­che. Nel nu­me­ro in edi­co­la do­me­ni­ca 12 feb­bra­io, L’E­spres­so pub­bli­ca in­fat­ti per la prima volta i con­trat­ti che nei primi gior­ni del 2012 hanno co­stret­to il go­ver­no di Mario Monti a ver­sa­re 3,1 mi­liar­di di euro alla banca ame­ri­ca­na Mor­gan Stan­ley, per ef­fet­to di stru­men­ti fi­nan­zia­ri ad alto ri­schio che erano stati sot­to­scrit­ti negli anni pre­ce­den­ti.
Si trat­ta di quat­tro fa­mi­glie di de­ri­va­ti molto com­ples­si, che l’i­sti­tu­to ebbe la fa­col­tà di ter­mi­na­re in largo an­ti­ci­po ri­spet­to alla data di sca­den­za pre­vi­sta, per ef­fet­to di una di­scus­sa clau­so­la di chiu­su­ra an­ti­ci­pa­ta pre­vi­sta in un vec­chio ac­cor­do del 1994, mai eser­ci­ta­ta in pre­ce­den­za.
C’è poi la no­ti­zia che se­con­do l’ex de­pu­ta­to cin­que stel­le Marco Zanni, nel Par­la­men­to Eu­ro­peo, qual­cu­no sta cer­can­do di in­tro­dur­re un pic­co­lo emen­da­men­to alla legge 507 del Re­go­la­men­to sui re­qui­si­ti pa­tri­mo­nia­li delle ban­che, una sorta di ca­val­lo di Troia che pro­ve­reb­be a de­le­ga­re l’ Au­to­ri­tà ban­ca­ria eu­ro­pea, do­tan­do­la della fa­col­tà di cam­bia­re l’ ap­proc­cio sull’ espo­si­zio­ne ban­ca­ria nei con­fron­ti degli Stati e del loro de­bi­to so­vra­no, quel­lo che ha pro­va­to più volte a fare la Ger­ma­nia con il mi­ni­stro Schau­ble negli ul­ti­mi anni…

LA GER­MA­NIA DI­CHIA­RA GUER­RA AL­L’I­TA­LIA!

Loro ci stan­no pro­van­do da tempo, non passa gior­no nel quale i loro emis­sa­ri sug­ge­ri­sco­no cosa fare al no­stro Paese a loro van­tag­gio…

L’I­ta­lia chie­da aiuto alla Troi­ka: l’uo­mo della Mer­kel lan­cia l’ap­pel­lo

… un pò come hanno fatto in que­sti anni con la Gre­cia, ma que­sta volta po­treb­be es­se­re di­ver­so visto che c’è di mezzo Trump…
Co­mun­que per il mo­men­to nes­sun pro­ble­ma fa­ran­no di tutto per smor­za­re la ten­sio­ne, ci sono le ele­zio­ni e de­vo­no an­da­re tutte nella stes­sa di­re­zio­ne, ov­ve­ro quel­la da loro au­spi­ca­ta!

Fonte: qui

Italia, Fate Presto Idioti.

Continuo a rimanere letteralmente basito dall’irresponsabilità della classe politica tutta (inclusi grillini) che chiede elezioni subito e se non lo fa è solo per sperare nel condono giudiziario europeo prima delle elezioni (berlusconi)
Lo spread italiano continua a rimanere altissimo con la tendenza a sfondare nuovi massimi:
Ed è chiaro o dovrebbe esserlo quale sia la richiesta dei detentori di debito italiano: vogliamo stabilità politica o vendiamo il vostro debito.
Lo spettacolo del Governo Renzi/Gentiloni che sta ancora li a discutere su 3,4 miliardi di deficit su una spesa pubblica di 800 miliardi per questioni di cosmesi elettorale è agghiacciante.
Pare che l’Europa stia impiccando l’Italia quando in realtà ha solo chiesto una minima correzione per salvare la faccia. Un favore non un attacco all’Italia.
Andare o minacciare elezioni senza una legge elettorale in grado di consegnare un parlamento un minimo unito è un suicidio per un paese che ha il 135% di debito pubblico da gestire e che potrebbe affrontare i negoziati per l’uscita della Francia da Euro e Europa a breve.
Fonte: qui

Il No dell’Ue al voto anticipato entro giugno: “Conti pubblici italiani a rischio”

L'incertezza politica dovuta al probabile voto anticipato entro il prossimo giugno porrebbe l'Italia a serio rischio. A segnalare il pericolo è la Commissione europea in un rapporto relativo all'andamento economico dei Paesi Ue per l'anno 2017.


Secondo i vertici della Commissione europea, l'incertezza politica che attanaglia l'Italia dopo la vittoria del No al referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre e le conseguenti dimissioni del governo Renzi porrebbe a serio rischio il Belpaese. Secondo i commissari di Bruxelles, per l'Italia sarebbe rischioso andare a elezioni anticipate entro il prossimo giugno, soprattutto tenendo in considerazione il fatto che in questi mesi il governo dovrebbe varare una sorta di manovra bis per ripianare il buco nei conti pubblici segnalato qualche settimana fa dalla Commissione Ue. Nel corso della mattinata di oggi, il commissario Pierre Moscovici presenterà le previsioni invernali relative all'Unione europea e ai vari Stati membri che la compongono e indiscrezioni sostengono che i vertici Ue segnaleranno esplicitamente la presenza di incertezze politiche legate proprio alle elezioni che si svolgeranno in Europa nel corso dei prossimi mesi in Olanda, Francia, Germania e, probabilmente, a quanto da settimane si vocifera, in Italia.

L'Italia, secondo quanto rilevato dai commissari, nel corso dell'anno avrà sì qualche segnale positivo sul fronte della crescita economica, accompagnato però da un andamento negativo del deficit strutturale e un livello di debito pubblico troppo alto rispetto ai parametri sanciti dai trattati europei. Proprio nella giornata in cui il segretario del Partito Democratico ed ex presidente del Consiglio Matteo Renzi annuncerà le dimissioni da segretario del partito e, probabilmente, la volontà di andare a elezioni anticipate entro il prossimo giugno, Bruxelles si appresta a mandare un netto segnale all'Italia, sottolineando appunto che un voto anticipato nei prossimi mesi potrebbe porre il Paese a serio rischio, rischio che obbligherebbe il governo a intervenire con misure tangibili e concrete in grado di "produrre effetti immediati". Insomma, a Bruxelles non basterebbero più le promesse di Padoan contenute nella lettera del 7 febbraio: in caso di elezioni entro giugno, le misure economiche previste andrebbero varate in fretta, prima della scadenza di aprile proposta dal ministro dell'Economica.

"Padoan ci ha fatto delle promesse. Prima generiche, con la lettera del 1° febbraio, e poi più concrete con quella del 7 febbraio. Quest’ultima è stata molto apprezzata. In una situazione normale, potremmo accontentarci. Ma in Italia non c’è una situazione normale", ha confidato una fonte interna alla Commissione a Marco Bresolin del quotidiano La Stampa. Secondo Bruxelles, la manovra correttiva da 3,4 miliardi di euro promessa dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan andrebbe varata al più presto, ma in caso di elezioni anticipate nel brevissimo periodo ciò sarebbe molto difficile. Indiscrezioni infatti sostengono che Matteo Renzi sia assolutamente contrario all'ipotesi di una manovra correttiva a ridosso della campagna elettorale e, al contrario di Padoan, l'ex presidente del Consiglio vorrebbe rovesciare il tavolo della trattativa rinunciando al varo della manovra correttiva, con una conseguente strategia elettorale improntata sul contrasto alle richieste di Bruxelles.

Fonte: qui

sabato 4 febbraio 2017

PREPARATE IL PORTAFOGLI (TAR-TASSATI FOEREVER) - GENTILONI, L'ENNESIMO ABUSIVO, PREPARA LA MANOVRA-BIS DA 3,4 MILIARDI CHIESTI DALLA UE


SOLO UN QUARTO ARRIVERÀ DA UNA SFORBICIATA ALLE SPESE MINISTERIALI(AHAHAHAHAH ... BEATO A CHI CI CREDE!):

IL RESTO ARRIVERA’ DA BOLLI, SIGARETTE E BENZINA
Roberto Petrini per “la Repubblica”
PADOAN GENTILONI1PADOAN GENTILONI
GLI ABUSIVI 

Comincia la caccia ai 3,4 miliardi per far fronte alla manovra bis e mettere a punto il pacchetto di provvedimenti che scatteranno in primavera, entro aprile. Occhi puntati soprattutto sull' aumento delle tasse: benzina, sigarette, alcolici, birra, bolli, imposte ipotecarie e catastali.

Nulla resta fuori dallo scrutinio dei tecnici che hanno il compito di recuperare dalle entrate 1,5 miliardi, 1 dalla lotta all' evasione e di fare 8-900 milioni di tagli(
beato a chi ci crede!!!). Dopo le precisazioni di Padoan al Senato e il via libera di Valdis Dombrovskis (vice presidente della Commissione Ue) da Malta, i motori sono accesi.

DombrovskisDOMBROVSKIS
La cifra è nota, come pure il mix di interventi. Si tratterà di un quarto di tagli alla spesa per consumi intermedi dello Stato, in pratica una sforbiciata «selettiva» alla spesa dei ministeri, per un totale di 8-900 milioni. La parte più sostanziosa riguarda tuttavia i rimanenti tre quarti della manovra, pari a circa 2,5 miliardi: 1,5 miliardo verrà dall' aumento di accise e imposte indirette e 1 miliardo dalla lotta all' evasione.

TASSETASSE
È quest' ultima la partita più difficile perché il governo deve trovare un miliardo e mezzo da tasse che incidono sostanzialmente sui consumi. Padoan ha escluso aumenti dell' Iva e tagli delle detrazioni fiscali (si potrà agire solo su alcuni crediti d' imposta), ma l' elenco delle imposte indirette è ampio e comprende anche bolli, tasse ipotecarie e catastali. Nella lista ci sarebbero anche i giochi ma ieri il sottosegretario all' Economia Pierpaolo Baretta ha escluso un ritocco delle imposte su lotto e similari.

L' altra grossa partita, esplicitamente citata dalla lettera a Bruxelles è quella delle accise: qui si va dalla benzina, al gas, agli oli minerali, alle bevande alcoliche, alla birra. In questo caso l' ipotesi più probabile che sarà attivata la clausola di salvaguardia che era stata scongiurata con la legge di Bilancio 2017: l' aumento delle accise evitato allora e che potrebbe scattare è già cifrato in 220 milioni.
SIGARETTESIGARETTE

Dalle stesse parti c' è l' aumento delle sigarette, già oggetto di proiezioni nelle agenzie del governo: l' ipotesi, per ricavare 100 milioni, è quella di un aumento della sigarette di fascia bassa (intorno ai 4-5 euro) con un ritocco di 10 centesimi a pacchetto.

Più semplice l' estensione di due strumenti di contrasto all' evasione dell' Iva. Il primo è il reverse charge, prevede che l' Iva venga versata da chi compra e non da chi vende con l' obiettivo di evitare le forniture in nero e la conseguente evasione. Il meccanismo adottato dal 2015, già funziona nel campo dell' edilizia e dell' elettronica, ora lo si vorrebbe estendere ad altri settori come la grande distribuzione: dovrà esserci l' ok di Bruxelles che già bocciò una nostra richiesta (il gettito su base annua era previsto in un miliardo).

Oggi le possibilità sono migliorante perché è in discussione una direttiva che apre la porta su base europea all' inversione dell' onere fiscale. Stesso meccanismo per lo split payment, lo Stato trattiene l' Iva dei propri fornitori tagliando ogni problema alla radice: funziona per le pubbliche amministrazioni dal marzo del 2015 e potrebbe essere esteso a tutte le società pubbliche.

Fonte: qui

sabato 10 dicembre 2016

PADOAN PERDE LA FACCIA A BRUXELLES

BOCCIATO DALLA BCE SU MPS

AVEVA PROMESSO ALLA COMMISSIONE CHE AL SENATO ABBATTEVA IL DEFICIT 

LA SCONFITTA DEL REFERENDUM, L’APPROVAZIONE DELLA MANOVRA IN 24 ORE, LE DIMISSIONI DI RENZI NON GLI HANNO PERMESSO DI RISPETTARE LA PAROLA:

COME PERDERE UNA CREDIBILITA’ ACQUISITA IN DECENNI DI SHERPA

Dagoreport

jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN IL BISCOTTO 
A dare il colpo di grazie sulle aspettative di Piercarlo Padoan di arrivare a Palazzo Chigi ci ha pensato Mario Draghi. La scelta della Bce di non concedere ulteriore tempo all’aumento di capitale del Montepaschi diventa una colpa per il ministro dell’Economia. Sebbene lui abbia fatta soltanto il prestanome di Renzi.

Nei corridoi di via Venti settembre era nota a tutti l’idea del ministro di intervenire con il sostegno pubblico per Mps. Ma a stopparlo è sempre stato il premierino, che aveva stretto un patto di ferro con Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, e con Claudio Costamagna che lo aveva accompagnato a Palazzo Chigi.
RENZI PADOAN ORECCHIEFALLITI

La sua credibilità di economista, poi, Padoan l’aveva messa sul piatto della Commissione europea per giustificare un deficit sopra le aspettative. La Commissione, come funziona fra gentiluomini, gli ha creduto. Ma subito dopo il referendum perso è passata all’incasso.

Era noto a tutti che i conti italiani fossero fuori linea. Ma Padoan aveva messo sul piatto della bilancia il suo nome e la sua parola per garantire che, una volta passato (e vinto) il referendum, il governo avrebbe introdotto i correttivi necessari durante l’esame della manovra al Senato.
pier carlo padoan, pierre moscovici e michel sapin 4193e149PIER CARLO PADOAN, PIERRE MOSCOVICI E MICHEL SAPIN 4193E149

Renzi, però, ha pensato bene di dimettersi. Palazzo Madama ha approvato in 24 ore la legge di Bilancio, senza quelle misure concordate con Bruxelles. Il risultato che la Commissione sta interpretando come il ministro dell’Economia non sia più in grado di rispettare la parola data.

Per fair-play hanno chiesto che le correzioni dei conti pubblici su deficit e debito vengano prese entro marzo. Ma avrebbero fatto anche capire che preferirebbero non avere più a che fare con Padoan. In poche parole, si sentono presi in giro da Piercarlo: vittima politica degli avvitamenti politici di Renzi. E Palazzo Chigi s’allontana.

Fonte: qui

martedì 6 dicembre 2016

IL COLLOQUIO DI STAMATTINA È STATO TESO. IL PRESIDENTE HA CERCATO DI CONVINCERE IL PREMIER A RESTARE FINO ALL'APPROVAZIONE DELLA LEGGE DI STABILITÀ, MA LUI NON ACCETTA DEROGHE

IL PALLONARO MATTEO RENZI VUOLE ECLISSARSI PER RICOSTRUIRE IL PD E LA SUA CREDIBILITÀ(AHAHAH!). 

MATTARELLA INVECE VUOLE CHE PORTI A TERMINE I SUOI DOVERI CON L'EUROPA, PER NON LASCIARE IL CETRIOLO A CHI VIENE DOPO

RICORDATEVI CHE DA 3 ANNI(SENTENZA 01/2014 DELLA CONSULTA SUL PORCELLUM) QUESTA GENTAGLIA E' TOTALMENTE ABUSIVA E STA USURPANDO IL POTERE CHE HA ESERCITATO FINO AD OGGI.

Venerdì la manovra. Così finisce il renzismo

Da fonti  ufficiali arriva la notizia che il governo ora ha davvero una data di scadenza: entro venerdì deve essere approvata la legge di Stabilità.
Si parla di una “fiducia tecnica” al Senato, cioè di un voto che serva a blindare il provvedimento assicurandone la fulminea approvazione ma che non implica certo una ormai impossibile fiducia politica all’esecutivo dimissionario di Renzi.
A quel punto sarà caduto ogni alibi e il premier potrà passare in modalità Conte di Montecristo per regolare i conti interni al Pd e contare quante truppe ha a disposizione in vista di una riscossa elettorale.
Gli umori, al momento, sono foschi: al ministero dello Sviluppo, per esempio, Carlo Calenda non si aspettava una simile batosta, capace di arenare la spinta anche di un ministro attivo come lui. E i suoi collaboratori sentono aria di scatoloni a breve.


ROTTURA TRA RENZI E MATTARELLA
   
RENZI MATTARELLA 9RENZI MATTARELLA 9
Il colloquio fra Sergio Mattarella e Matteo Renzi è durato un’ora e non è stato idilliaco.

Il presidente della Repubblica ha tentato di convincere il fiorentino a restare fino all’approvazione della legge di Stabilità – qualche settimana – per non provocare scompensi ai già precari equilibri finanziari dell’Italia.

Ma Renzi, che deve eclissarsi per ricostruire il Partito democratico e la sua credibilità popolare, non accetta deroghe e ha ripetuto le parole pronunciate ieri sera dopo la batosta elettorale. La strada della crisi è appena cominciata e sembra molto lunga. La domanda che circola nei palazzi: quanti danni subirà il Paese se dovesse permanere questo tipo di atteggiamento?


RENZI SPIAZZA MATTARELLA

RENZI MATTARELLARENZI MATTARELLA
Questo è il dettagliato resoconto sull’incontro al Quirinale che lo stesso Matteo Renzi ha affidato a un tecnico del governo.

Il fiorentino ha cercato subito un contatto umano con Sergio Mattarella. Non ha finto, era sincero.

Ha confidato al presidente della Repubblica la tentazione di lasciare la politica dopo una sconfitta enorme, non prevista in questa misura e troppo pesante da smaltire anche per il futuro.

Poi Renzi ha parlato dell’urgenza di approvare la legge di Stabilità nel più breve tempo possibile e di non mollare il Paese alla deriva. La posizione del Partito democratico non può essere compatta, ha spiegato il premier dimissionario, finché non sarà riunita la direzione del partito, fissata adesso a mercoledì.
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Il punto più controverso dell’incontro riguarda il ruolo del Pd nel prossimo governo. Renzi ha comunicato a Mattarella che le sue dimissioni investono tutti i ministri e dunque nessun attuale ministro sarà presente nell’esecutivo che guiderà il Paese alle prossime elezioni. Secondo il fiorentino, in sintesi, il Pd potrebbe offrire un appoggio esterno al governo, esserci e non esserci, scomparire per non apparire.

Un gioco di prestigio per la ricostruzione, il rilancio, la rifondazione, come dice il sottosegretario Luca Lotti.

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