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sabato 10 dicembre 2016

PADOAN PERDE LA FACCIA A BRUXELLES

BOCCIATO DALLA BCE SU MPS

AVEVA PROMESSO ALLA COMMISSIONE CHE AL SENATO ABBATTEVA IL DEFICIT 

LA SCONFITTA DEL REFERENDUM, L’APPROVAZIONE DELLA MANOVRA IN 24 ORE, LE DIMISSIONI DI RENZI NON GLI HANNO PERMESSO DI RISPETTARE LA PAROLA:

COME PERDERE UNA CREDIBILITA’ ACQUISITA IN DECENNI DI SHERPA

Dagoreport

jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN IL BISCOTTO 
A dare il colpo di grazie sulle aspettative di Piercarlo Padoan di arrivare a Palazzo Chigi ci ha pensato Mario Draghi. La scelta della Bce di non concedere ulteriore tempo all’aumento di capitale del Montepaschi diventa una colpa per il ministro dell’Economia. Sebbene lui abbia fatta soltanto il prestanome di Renzi.

Nei corridoi di via Venti settembre era nota a tutti l’idea del ministro di intervenire con il sostegno pubblico per Mps. Ma a stopparlo è sempre stato il premierino, che aveva stretto un patto di ferro con Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, e con Claudio Costamagna che lo aveva accompagnato a Palazzo Chigi.
RENZI PADOAN ORECCHIEFALLITI

La sua credibilità di economista, poi, Padoan l’aveva messa sul piatto della Commissione europea per giustificare un deficit sopra le aspettative. La Commissione, come funziona fra gentiluomini, gli ha creduto. Ma subito dopo il referendum perso è passata all’incasso.

Era noto a tutti che i conti italiani fossero fuori linea. Ma Padoan aveva messo sul piatto della bilancia il suo nome e la sua parola per garantire che, una volta passato (e vinto) il referendum, il governo avrebbe introdotto i correttivi necessari durante l’esame della manovra al Senato.
pier carlo padoan, pierre moscovici e michel sapin 4193e149PIER CARLO PADOAN, PIERRE MOSCOVICI E MICHEL SAPIN 4193E149

Renzi, però, ha pensato bene di dimettersi. Palazzo Madama ha approvato in 24 ore la legge di Bilancio, senza quelle misure concordate con Bruxelles. Il risultato che la Commissione sta interpretando come il ministro dell’Economia non sia più in grado di rispettare la parola data.

Per fair-play hanno chiesto che le correzioni dei conti pubblici su deficit e debito vengano prese entro marzo. Ma avrebbero fatto anche capire che preferirebbero non avere più a che fare con Padoan. In poche parole, si sentono presi in giro da Piercarlo: vittima politica degli avvitamenti politici di Renzi. E Palazzo Chigi s’allontana.

Fonte: qui

venerdì 28 ottobre 2016

Finanziaria poco equa

Il governo sta presentando la legge finanziaria e non si può non notare che Renzi, di anno in anno proceda come i gamberi, passi per le accuse di averla costruita con mance per tutti, alla Cirino Pomicino, allo scopo di vincere il referendum. 

E’ un’accusa che le opposizioni muovono sempre, di sicuro con questa legge non si cambia verso, né in Italia, dove non si spinge sulla ripresa, né in Europa, dove non si danno segni di risanamento. 

Una cosa si può dire, è una legge finanziaria poco equa: alle pensioni viene dato lo 0,110 del Pil, alla famiglia lo 0,042, alla scuola lo 0,048 che ricomprende altre assunzioni, borse di studio e i 500 euro a chi compie 18 anni, vero esempio di programmazione. 

Al contrasto alla povertà, sempre di più in crescita, lo 0,028, però dal 2018, insomma, un invito a stringere la cinghia. In sintesi, continua la sproporzione di risorse tra pensionati e lavoratori, in un Paese in cui solo il 56% della popolazione è attiva. 

Nessun investimento sui giovani e poco sulle famiglie, che servano se non ad invertire il trend della denatalità, a frenarlo, possibilmente evitando scemenze come la campagna per il fertility day. 

Sulla famiglia interventi spot:800 euro per un nuovo nato, regalo di benvenuto, 1000 per l’iscrizione all’asilo, tre mesi di retta, altro benvenuto, 600 per la babysitter, benvenuto anche alla babysitter, infine bonus bebè, legato all’Isee per tre anni, poi evidentemente i bambini smettono di essere un costo e diventano un reddito. 

In Francia, Germania, Belgio a partire dal secondo figlio, il contributo arriva fino alla maggiore età. Eppure secondo la Caritas ci sono in Italia 500.000 minori in povertà. 

Non vi è nulla sulle politiche attive, che favoriscano la ricerca di un lavoro o la mobilità tra lavori diversi, senza le quali il Jobs act, avanti con i termini inglesi, è una legge monca che crea categorie di lavoratori meno protetti e blocca la mobilità per non perdere la tutela del reintegro. 

Sui pensionati l’investimento è maggiore, con l’aumento della tredicesima del 30%  per chi percepisce fino a 750 euro e l’introduzione per coloro che percepiscono da 750 a 1000 euro, senza alcun calcolo Isee, insomma per una volta anche i ricchi e i pensionati baby sorridono e dicono Sì. 

Sarà pure una finanziaria delle meraviglie(per le Elites e per i media compiacenti!), ma equa non lo è di certo. 

Del resto il Premier si può permettere di tutto, con l’opposizione che si ritrova, anche di non avere un disegno strategico, solo visioni di corto respiro, ma i debiti prima o poi si pagano, sia quelli economici, che quelli politici.

Fonte: qui