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venerdì 23 agosto 2019

L’EX CONSIGLIERE DI TRUMP SOSTIENE DI ESSERE STATO SPIATO DALL’ITALIA E VUOLE TESTIMONIARE DAVANTI ALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DEL SENATO USA

QUAL È STATO IL RUOLO DEI GOVERNI RENZI E GENTILONI NEL RUSSIAGATE? 

E DOV’ERA FINITO JOSEPH MIFSUD, CHE HA RIVELATO A PAPADOPOULOS DI AVERE MATERIALE COMPROMETTENTE SU HILLARY CLINTON, SALVO POI SPARIRE NEL NULLA E RIAPPARIRE NELLE SCORSE SETTIMANE IN UNA DEPOSIZIONE AUDIO? 

DI CERTO C’È UNA COSA SOLA: L’ITALIA È “L’EPICENTRO DELLA COSPIRAZIONE”

PAPADOPOULOS: "IO SPIATO ANCHE DALL'ITALIA"

GEORGE PAPADOPOULOS 1GEORGE PAPADOPOULOS 1
"Voglio che gli americani vedano cosa è successo. Essere spiati da Fbi/Cia, dal Regno Unito, dall’Australia e dall’Italia non è uno scherzo, specialmente quando lo scopo era tentare un colpo di stato e interferire nel processo democratico in America. Lo dirò per la prima volta". George Papadopoulos, ex consigliere per la politica estera della campagna di Donald Trump per il voto 2016, si esprime così in un tweet. Papadopoulos si è dichiarato colpevole di aver reso una falsa dichiarazione al Fbi riguardo ai suoi contatti con funzionari legati al governo russo e ha scontato 14 giorni di carcere.

In un altro messaggio, Papadopoulos si dice pronto a "testimoniare" al Congresso e pubblica il filmato di una dichiarazione di Lindsey Graham, presidente della Commissione Giustizia del Senato, in una trasmissione della Fox: "Mi piacerebbe convocarlo e vorrei che dicesse al mondo che tipo di interazioni ha avuto, dove le ha avute...", le parole di Graham riferite a Papadopoulos.

PAPADOPOULOS PRONTO A TESTIMONIARE CONTRO I GOVERNI RENZI-GENTILONI
donald trump putinDONALD TRUMP PUTIN
Roberto Vivaldelli per https://it.insideover.com

George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016, sarà ascoltato nei prossimi giorni dal presidente della Commissione Giustizia del Senato, il Senatore Lindsey Graham.

Papadopoulos sarà sentito dopo che, lo scorso aprile, il ministro della Giustizia americano William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”.

Su Twitter, l’ex consulente di The Donald conferma di essere “in attesa di testimoniare” e anticipa i contenuti delle sue dichiarazioni. Il governo italiano dell’epoca (Renzi-Gentiloni) sarebbe pienamente coinvolto e le accuse sono pesantissime: “Voglio che gli americani vedano cosa è successo. Essere spiati da Fbi/Cia, dal Regno Unito, dall’Australia e dall’Italia non è uno scherzo, specialmente quando lo scopo era tentare un colpo di stato e interferire nel processo democratico in America. Lo dirò per la prima volta. Attraverso i miei occhi”.

Papadopoulos contro Renzi e Gentiloni
GEORGE PAPADOPOULOS 2GEORGE PAPADOPOULOS 2
Nelle scorse settimane, l’ex consigliere di Donald Trump ha rilasciato un’intervista a InsideOver, nel quale affermava: “Tutto quello che posso dire è che a mio avviso, il rapporto dell’Italia [con gli Stati Uniti] non progredirà a meno che tutte le informazioni sulle attività di Joseph Mifsud e la Link Campus riguardanti lo spionaggio e il lavoro con le agenzie di intelligence americane contro di me e Trump nel 2016-2017 venga rivelato”. Papadopoulos ha da poco pubblicato il libro Deep State Target, un “resoconto di prima mano che dimostra il tentato sabotaggio della campagna presidenziale di Donald Trump da parte di servizi di intelligence americani e internazionali”. Un “complotto” in piena regola, secondo l’ex collaboratore del tycoon, che prende il nome di “Spygate”.
mueller russiagateMUELLER RUSSIAGATE

RENZI E GENTILONIRENZI E GENTILONI










Come ha sempre sostenuto, il nostro Paese è “l’epicentro della cospirazione”. Per questo il senatore Graham, vicino al presidente Usa, ascolterà il consulente di origini greche nei prossimi giorni. Come aveva peraltro annunciato poche settimane fa. “Chiameremo Papadopoulos; scopriremo cosa è successo”, ha dichiarato nel mese di luglio il repubblicano della Carolina del Sud in un’audizione con il direttore dell’Fbi Christopher Wray. In un’intervista rilasciata a Fox News, il presidente della Commissione Giustizia del Senato ha ribadito che vuole delle risposte circa il ruolo della Cia e della Casa Bianca di Obama nell’azione di controspionaggio ai danni di Donald Trump nel 2016 e se l’ex Presidente ne fosse a conoscenza.

GEORGE PAPADOPOULOSGEORGE PAPADOPOULOS
In tutta questa operazione di intelligence, che ruolo ha avuto la Cia? Chi lo sapeva alla Casa Bianca? C’è una domanda da porsi” ha sottolineato Graham. “Il presidente Obama è stato informato del fatto che stavano aprendo un’indagine di controspionaggio contro la campagna di Trump? Mi piacerebbe saperlo”.

Si parlerà di Joseph Mifsud
mueller russiagate 1MUELLER RUSSIAGATE



Nella sua deposizione, Papadopoulos parlerà sicuramente anche di Joseph Mifsud il professore della Link University, l’università privata fondata da Vincenzo Scotti. Secondo la ricostruzione ufficiale, il docente rivelò in un incontro dell’aprile 2016 all’allora consulente di Trump di aver appreso che il governo russo possedeva “materiale compromettente” (dirt) su Hillary Clinton “in forma di e-mail”. Papadopoulos avrebbe ripetuto tali informazioni all’Alto Commissario australiano a Londra, Alexander Downer, che a sua volte riferì tutto alle autorità americane. Da qui, il 31 luglio 2016, partirono le indagini dell’Fbi sui presunti collegamenti fra Trump e la Russia, accuse che in seguito si sono dimostrate false.
JOHN SOLOMONJOHN SOLOMON

Come vi abbiamo raccontato su Il Giornale.it, il professore maltese nelle scorse settimane ha fornito una deposizione audio al Procuratore John Durham. La notizia della deposizione di Mifsud è stata data in diretta su Fox News dal giornalista investigativo John Solomon: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrativa sulla collusione” ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.
JOSEPH MIFSUD BORIS JOHNSONJOSEPH MIFSUD BORIS JOHNSON

In attesa che le indagini proseguano, negli Stati Uniti è maturata la piena convinzione che nel 2016 l’Italia cospirò contro l’allora candidato alla presidenza Donald Trump, come confermato anche dall’avvocato del tycoon, l’ex sindaco di New York Rudy Giuliani.Ci sono molte prove di ciò che è accaduto in Ucraina. Numerose prove di ciò che è accaduto nel Regno Unito. In Italia. Questa è stata una cospirazione globale che ha cercato di privare il popolo americano della persona che ha eletto presidente” ha dichiarato di recente l’ex sindaco della Grande Mela. Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui

martedì 27 dicembre 2016

Lavoro: si cambia, per scongiurare il referendum sul Jobs Act. E sui voucher più vincoli e multe


I DISOCCUPATI PERO’ RESTANO TRE MILIONI E LA RIPRESA NON ARRIVA MAI: DA GENNAIO ADDIO ALL’INDENNITÀ DI MOBILITÀ E LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (185 MILA PERSONE A RISCHIO)

Valentina Conte per www.repubblica.it

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Abbassare i tetti, aumentare controlli e sanzioni. Il governo è pronto a una stretta sui voucher, i ticket da dieci euro lordi nati per pagare i lavoretti, diventati dopo la liberalizzazione normativa il simbolo della nuova precarietà e della protesta contro le politiche del lavoro dell’esecutivo Renzi. I margini per intervenire non sono molti, a meno di smontare lo strumento.

Ma qualcosa si deve pur fare, ragionano a Palazzo Chigi. La ripresa non decolla, i disoccupati non schiodano da quota tre milioni, mentre i buoni lavori si impennano a 121 milioni venduti in ottobre, nuovo record. Non solo. Dal primo gennaio vanno in archivio l’indennità di mobilità, la cassa integrazione in deroga e pure la Discoll, l’ammortizzatore per i collaboratori. Reti importanti di protezione, specie la prima.

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Che la Naspi, il sussidio unico, potrebbe non soppiantare del tutto, di fronte ai licenziamenti collettivi del settore industriale. Il mercato del lavoro ha dunque bisogno di un segnale urgente. Prima che siano le urne a darlo, con i tre referendum promossi dalla Cgil (ritorno all’articolo 18, abolizione dei voucher, corresponsabilità negli appalti) e sulla cui ammissibilità si esprimerà la Corte Costituzionale.
PRECARIATOPRECARIATO

La parola d’ordine a Palazzo Chigi in queste ore è “attendere”. Aspettare cioè il primo (imminente) monitoraggio sulla tracciabilità dei ticket. E la decisione della Consulta dell’11 gennaio. Le tabelle Inps vengono giudicate essenziali per capire se l’obbligo (da ottobre) per il datore di lavoro di mandare l’sms o la mail un’ora prima di impiegare il voucherista funziona da deterrente o no. Senza il conforto di numeri calanti, il ministro del Lavoro Poletti si dice pronto a «rideterminare dal punto di vista normativo il confine del loro uso».

Ma sarà solo la pronuncia della Corte a stabilire quanto in profondità incidere. Di fronte all’ammissibilità di tutti i quesiti, la questione dei voucher sembrerà poca cosa rispetto alla possibilità che crolli l’intero Jobs Act. Ma se, come pronostica il governo, dovesse passare solo la richiesta di abolire i voucher, a quel punto una modifica sui ticket diverrebbe obbligata.

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Si vedrà come. Riportando il tetto massimo di introiti per il lavoratore a 5 mila euro (da 7 mila) o più basso. Inasprendo i controlli mirati, per stanare i datori che rimpiazzano i contratti con i buoni. Aumentando le sanzioni pecuniarie. Soluzioni tutte plausibili, ma bifronti (rischio impennata del nero) se non ben calibrate.

La fine della mobilità — prevista dalla Fornero e confermata dal Jobs Act — viene vista con allarme dai sindacati. La Uil calcola in 185 mila i lavoratori attualmente in mobilità che nel 2017 non entreranno nella lista speciale che da 25 anni consente ricollocazioni agevolate. Insieme allo strumento, spariscono infatti pure gli sconti contributivi riservati alle imprese che assumono lavoratori in mobilità. Cosa ne sarà di loro?
RENZI JOBS ACT 2RENZI JOBS ACT 2

«Riceveranno la Naspi, più generosa nella maggioranza dei casi della mobilità», assicura Stefano Sacchi, presidente Inapp, l’ex Isfol. «Le aziende poi risparmieranno sul costo del lavoro, perché non dovranno più versare lo 0,30% per la mobilità, circa 600 milioni». Ma «alle imprese a quel punto converrà licenziare sempre, così risparmiano pure sul ticket per la cassa integrazione, nel frattempo raddoppiato: è un meccanismo infernale », avverte Guglielmo Loy, segretario confederale Uil.

Ci sarebbe l’assegno di ricollocazione che scatta dopo quattro mesi di Naspi. «Le prime 30 mila lettere partiranno a gennaio», conferma Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. «Entro il 2017 puntiamo a contattare tutti i lavoratori — circa 900 mila — con i requisiti. Le politiche attive sono l’unico modo per scongiurare impatti negativi dalla fine della mobilità ».


martedì 29 novembre 2016

L’INPS VEDE SEMPRE PIU’ ROSSO

IL DISAVANZO PEGGIORA DI 3,8 MILIARDI E SALE A 16,3 MILIARDI 

L’ISTITUTO DI TITO BOERI, PERO’, NON SA QUANTI IMMOBILI HA 

PRESTO LA SOSTITUZIONE DEL DIREGGORE GENERALE, DOPO LE DIMISSIONI DI CIOFFI


FILIPPO TADDEI E TITO BOERIFILIPPO TADDEI E TITO BOERI
Conti in rosso per la previdenza italiana e grido di dolore per l' Inps. Il disavanzo dell' istituto guidato da Tito Boeri è salito a 16,3 miliardi di euro nel 2015 con un peggioramento di 3,8 miliardi rispetto al disavanzo economico del 2014 (12,4 miliardi). I dati saltano fuori dal bilancio consuntivo 2015 dell' ente approvato dal consiglio di indirizzo e vigilanza. Frattanto, lo stesso Boeri ha promesso che a stretto giro nominerà il nuovo direttore generale al posto di Massimo Cioffi, che ha sbattuto la porta la scorsa settimana in polemica con lo stesso presidente.

DE BENEDETTI TITO BOERIDE BENEDETTI TITO BOERI
Cioffi si è dimesso per «nette divergenze» con Boeri, dopo un lungo braccio di ferro interno che in qualche modo ha pesato sulla gestione dell' istituto e sugli auspicati interventi riorganizzativi. Quanto ai conti Inps, il patrimonio netto dell' Inps al 31 dicembre 2015 risulta pari a 5,8 miliardi . Il Civ, che ha approvato il bilancio consuntivo anche sulla base del parere positivo del Collegio sindacale, «ha posto in luce e ribadito - rispetto a sollecitazioni già ripetutamente avanzate in passato - una serie di criticità evidenziate dal bilancio consuntivo» si legge in una nota del' listituto.
BOERI E CIOFFIBOERI E CIOFFI

«Tali criticità, sulle quali il Civ ha registrato da ultimo un impegno costruttivo da parte del presidente dell' Istituto, riguardano in particolare: la necessità di un' attenta valutazione della consistenza effettiva della massa dei crediti rilevata alla fine dell' esercizio; l' esigenza di un attento monitoraggio di tutti i Fondi e Gestioni previdenziali amministrate dall' Inps; il mancato avvio dell' attività ispettiva nei confronti della Pubblica Amministrazione che non permette di conoscerne la reale situazione contributiva (in particolare delle amministrazioni locali)».

Non è tutto. E ancora tra le criticità figurano «la puntuale conoscenza dei dati relativi al patrimonio immobiliare dell' Istituto; la necessità di predisporre il bilancio per missioni e programmi definendo i programmi sottostanti ciascuna missione seguendo le linee di indirizzo emanate dal Civ».

Fonte: qui

mercoledì 23 novembre 2016

Hotel e case sfitte: ecco chi rischia

Il governo può agire per "motivi di interesse generale". E l'ha già fatto
Roma - Il governo può requisire una proprietà privata? Il prefetto o il sindaco possono prendere possesso di un albergo senza il consenso del proprietario dietro indicazione del governo? La risposta è sì.

È già accaduto in passato e potrà accadere ancora visto che la requisizione è un atto previsto anche dalla nostra Costituzione, che all'articolo 42 garantisce la proprietà privata ma ne ammette l'esproprio «nei casi previsti dalla legge, salvo indennizzo, per motivi di interesse generale». 
Certamente i sindaci pronti a salire sulle barricate per fermare l'arrivo dei profughi potranno negare che vi siano «motivi di interesse generale» nel sistemare un gruppo di migranti nel loro territorio ma il risultato sarà soltanto quello di caricare un altro Comune del problema che evidentemente il governo non è in grado di risolvere a monte. La storia si ripete da anni. Soltanto alcuni Comuni, 2.600 su 8.000, aderiscono ai piani di accoglienza dei profughi. I bandi del governo promossi dal Sistema per la Protezione dei Richiedenti asilo, Sprar, che permettono di accedere al Fondo Nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo, Fnpsa, (un finanziamento complessivo di circa 190 milioni annui negli ultimi due) spesso vanno deserti. 
Basti pensare che sui circa 170.000 migranti giunti in Italia quest'anno sono circa 20.000 i posti offerti dallo Sprar, e dovrebbero salire a circa 25.000 entro la fine dell'anno. Nel 2015 quelli accolti dallo Sprar sono stati 29.000. Comunque una goccia nel mare. Sul nostro territorio la realtà è che soltanto un Comune su 4 si è visto attribuire profughi dal Viminale. 
Dato che nel corso degli anni il problema si è ingigantito senza trovare soluzione permanenti con la creazione di centri ad hoc il risultato di fronte all'emergenza è stato quello di accogliere i richiedenti asilo ed i rifugiati un po' a casaccio: hotel, B&B, caserme dismesse. Nel luglio scorso i migranti sistemati in questo modo erano oltre 10.000 in 266 strutture. In caso di adesione volontaria la sistemazione prevede l'erogazione di 35 euro per il mantenimento di ogni singolo immigrato al quale vengono dati 2,50 euro al giorno. 
Chi si vedesse requisito il proprio immobile avrebbe diritto ad un indennizzo da quantificare. 
In più occasioni è stata ipotizzata la requisizione non soltanto di alberghi ma anche di seconde case sfitte, garantendo ovviamente un rimborso. Il governo non ha escluso l'extrema ratio della requisizione delle case sfitte prevedendo di rimborsare i proprietari grazie allo stanziamento della Ue che prevede 10.000 euro per migrante ricollocato. Se l'indennizzo offerto dallo Stato possa essere considerato soddisfacente è questione aperta.
Risarcimento o no nella maggioranza dei Comuni i cittadini non vogliono vedere le loro proprietà requisite. 
Come è accaduto nello scorso ottobre a Gorino quando la protesta dei cittadini ha di fatto bloccato l'arrivo di una ventina di profughi ai quali era stato destinato un ostello. 
I cittadini hanno fatto muro e alla fine il prefetto ha ceduto.

Ma quei migranti sempre in Italia sono restati visto che il resto d'Europa ha voltato le spalle alle richieste del nostro governo sul ricollocamento. 
Forse i cittadini si chiedono perché devono accogliere profughi ai quali istituzioni e governi europei hanno sbattuto la porta in faccia.

Fonte: qui

martedì 22 novembre 2016

DOPO IL 5 DICEMBRE, RENZI HA PRONTA LA PURGA PER GLI ITALIANI

SONO GIA’ PRONTE ALCUNE SUPPOSTE: LA PRIMA È L'IMI, LA FUSIONE DI IMU E TASI PER LE SECONDE CASE E POI CI SARA' L’AUMENTO DELL’ALIQUOTA DELLA TASSA DI SUCCESSIONE

IL RESTO DEL SACCHEGGIO ARRIVERÀ DALL'AUMENTO DI 40 CENTESIMI AL LITRO PER IL CARBURANTE COMMERCIALE, DALL'IVA AL 5% PER TRAGHETTI E GONDOLE, 800 MILIONI DI EXTRA TASSA SU ALCOL E TABACCHI (DA SETTEMBRE 2017) E DA NUOVE NORME SULLE PARTITE IVA

QUALI? 

LA MANOVRA AUMENTA LE SCADENZE IMPOSTE AI LIBERI PROFESSIONISTI, CHE SI RITROVERANNO A SPENDERE 720 EURO IN PIÙ ALL'ANNO, PER UN TOTALE DI 2 MILIARDI DI EURO

Claudio Antonelli per “la Verità”

La manovra poggia sulla sabbia. Gli emendamenti possono ancora modificarla in modo rilevante e soprattutto le previsioni di crescita economica fatte dal governo si mostrano falsamente ottimistiche. Dopo la Ue, ieri l'Istat ha ribadito che si saranno nuovi buchi di bilancio: l'andamento del Pil si inchioderà a +0,8% per quest' anno e +0,9% per il 2017. Una sentenza che corrisponde nei fatti a un taglio, rispetto alle valutazioni dello scorso maggio, di circa 5 miliardi di euro.

RENZI PADOANRENZI PADOAN - PALLLONARI
Questa minor ricchezza andrà a impattare anche sulla legge di stabilità del 2017. La flessibilità concessa dalla Ue per il 2016 sarà effettiva una volta diramati i dati consuntivi. A quel punto scatteranno gli aggiustamenti retroattivi. Dunque, il prossimo anno avremo da affrontare i problemi dell'anno corrente e pure quelli dell'anno trascorso. Con un duplice risultato: alle nuove tasse già messe nero su bianco nel testo al vaglio del Senato, se ne aggiungeranno di nuove quando, dopo la lettera della Ue, scatterà la manovra aggiuntiva. Al di là delle incertezze politiche, sono già pronte 4 tasse.

TASSETASSE
Hanno già un nome e cognome. La prima è l' Imi. La fusione di Imu e Tasi per le seconde case. L' emendamento proposto dall' Anci e firmato dal Pd, è stato accantonato per volere di Renzi: avrebbe impattato negativamente sul voto del 4 dicembre. Il testo prevede, a fronte di una semplificazione nei pagamenti, un innalzamento dell' aliquota dal 10,6 per mille all' 11,4. La norma è estremamente dettagliata e a quanto risulta alla Verità pronta all'uso per la prossima occasione. Rispunta anche la Web tax.

Un' imposta sulle società estere, come Facebook e Twitter, a cui sarà chiesto di fatturare tutta la pubblicità in Italia. Ieri, il governo ha congelato l'ipotesi, riconoscendo il rischio di causare una fuga di massa. Approvarla in solitaria rispetto all'Europa avrebbe un effetto negativo. Succulenta è invece la cedolare secca del 21% su Airbnb. Far pagare un'imposta «flat» a tutti coloro che affittano abitazioni private via web innalzerebbe il gettito.

tasseTASSE
A chi ha bassi redditi conviene inserire i guadagni nella dichiarazione di fine anno, con la cedolare secca andrebbe a pagare di più. Su tutti, però, incombe un rischio maggiore, che si chiama tassa di successione. Da oltre un anno e mezzo giace nei cassetti un emendamento a firma Sinistra Ecologia e Libertà, il partito fondato da Nichi Vendola. L' obiettivo è quello di ridurre la franchigia dall' attuale milione a 500.000 euro per i coniugi e i parenti in linea retta, aumentando parallelamente l' aliquota dal 4 al 7%.

Verrebbe poi aumentata l'imposta per fratelli e sorelle, che salirebbe dal 6 all' 8%, mentre per i parenti fino al quarto grado si arriverebbe a un'imposizione del 10%. Per le eredità superiori a 5 milioni di euro: 21% di aliquota per coniugi e figli, 24% per fratelli e sorelle, 45% per tutti gli altri.
TASSETASSE

Ovviamente è già pronto il messaggio politico da inculcare agli italiani. Per fare passare la novità, si dirà che queste misure non devono stupire. In Europa la situazione è molto più pesante, con aliquote che possono arrivare fino al 60% (in Francia) e franchigie decisamente più basse (400.000 euro in Germania).

Insomma, ce lo chiederà l'Europa. Peccato che le altre nazioni non abbiano la nostra imposizione complessiva. E non siano dotate di una lunga sfilza di piccole patrimoniali. L'inasprimento rischia però di rendersi necessario per andare a tappare la mancata realizzazione della riforma catastale. Quando questa andrà in porto (i nuovi dati andranno a impattare sulle tasse della casa e sulla successione) lo Stato riuscirà ad applicare rincari fino al 190%.
case e catastoCASE E CATASTO

E il gettito schizzerà alle stelle. Fin qui ci siamo dilungati sulle spade di Damocle che pendono sulla nostra testa. Poi ci sono le certezze. Il premier batte la grancassa del taglio delle tasse. In effetti in manovra è previsto quello dell'Ires, l'imposta sul reddito delle società. Uno sconto di circa 2,5 miliardi. A fronte del quale però è già inserito nero su bianco un gettito aggiuntivo di circa 5,8 miliardi di euro.

Tolto il ricavato della voluntary disclosure bis il resto arriverà dall'aumento di 40 centesimi al litro per il carburante commerciale, dall'Iva al 5% per traghetti e gondole, da 800 milioni di euro di extra tassa su alcol e tabacchi (dal settembre 2017) e, per finire, da nuove norme sulle partite Iva.

IMUIMU
Da un lato, la previsione dell'aumento del gettito fiscale rientra nelle procedure di semplificazione adottate dal governo Renzi: corrisponderanno, almeno per l'iniziale periodo del 2017, alle nuove procedure introdotte con lo split payment, il versamento automatico dell'Iva per le fatture emesse nei confronti della Pa e alla fatturazione elettronica tra privati, così come l'introduzione dello spesometro, che permetterà di contrastare il fenomeno dell'evasione fiscale.

Legittimo quindi prevedere che parte della copertura finanziaria della legge di Bilancio avvenga con imposte evase e recuperate dal Fisco. Il resto, la maggior parte, arriverà dal sudore dei cittadini onesti. A queste misure si aggiunge pure l' imposta occulta svelata ieri dal Corriere della Sera.
IMUIMU

Con la scusa della lotta all'evasione, la manovra aumenta le scadenze imposte ai liberi professionisti, che si ritroveranno a spendere 720 euro in più all' anno, per un totale di 2 miliardi di euro. Un tema evidentemente bollente, come dimostra la risposta di Renzi al conduttore di Radio 24, Oscar Giannino.

Quando il giornalista ha chiesto lumi sulla furbata, il premier ha risposto «non ci vuole una laurea per capire che non stiamo alzando le tasse», facendo riferimento alle millanterie di Giannino, che gli costarono un seggio in Parlamento. L'uscita ai social non è piaciuta. È vero che Giannino inventò persino una partecipazione allo Zecchino d'oro, ma sui conti ha sempre dimostrato di saperci fare. A differenza del premier.

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venerdì 28 ottobre 2016

Finanziaria poco equa

Il governo sta presentando la legge finanziaria e non si può non notare che Renzi, di anno in anno proceda come i gamberi, passi per le accuse di averla costruita con mance per tutti, alla Cirino Pomicino, allo scopo di vincere il referendum. 

E’ un’accusa che le opposizioni muovono sempre, di sicuro con questa legge non si cambia verso, né in Italia, dove non si spinge sulla ripresa, né in Europa, dove non si danno segni di risanamento. 

Una cosa si può dire, è una legge finanziaria poco equa: alle pensioni viene dato lo 0,110 del Pil, alla famiglia lo 0,042, alla scuola lo 0,048 che ricomprende altre assunzioni, borse di studio e i 500 euro a chi compie 18 anni, vero esempio di programmazione. 

Al contrasto alla povertà, sempre di più in crescita, lo 0,028, però dal 2018, insomma, un invito a stringere la cinghia. In sintesi, continua la sproporzione di risorse tra pensionati e lavoratori, in un Paese in cui solo il 56% della popolazione è attiva. 

Nessun investimento sui giovani e poco sulle famiglie, che servano se non ad invertire il trend della denatalità, a frenarlo, possibilmente evitando scemenze come la campagna per il fertility day. 

Sulla famiglia interventi spot:800 euro per un nuovo nato, regalo di benvenuto, 1000 per l’iscrizione all’asilo, tre mesi di retta, altro benvenuto, 600 per la babysitter, benvenuto anche alla babysitter, infine bonus bebè, legato all’Isee per tre anni, poi evidentemente i bambini smettono di essere un costo e diventano un reddito. 

In Francia, Germania, Belgio a partire dal secondo figlio, il contributo arriva fino alla maggiore età. Eppure secondo la Caritas ci sono in Italia 500.000 minori in povertà. 

Non vi è nulla sulle politiche attive, che favoriscano la ricerca di un lavoro o la mobilità tra lavori diversi, senza le quali il Jobs act, avanti con i termini inglesi, è una legge monca che crea categorie di lavoratori meno protetti e blocca la mobilità per non perdere la tutela del reintegro. 

Sui pensionati l’investimento è maggiore, con l’aumento della tredicesima del 30%  per chi percepisce fino a 750 euro e l’introduzione per coloro che percepiscono da 750 a 1000 euro, senza alcun calcolo Isee, insomma per una volta anche i ricchi e i pensionati baby sorridono e dicono Sì. 

Sarà pure una finanziaria delle meraviglie(per le Elites e per i media compiacenti!), ma equa non lo è di certo. 

Del resto il Premier si può permettere di tutto, con l’opposizione che si ritrova, anche di non avere un disegno strategico, solo visioni di corto respiro, ma i debiti prima o poi si pagano, sia quelli economici, che quelli politici.

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