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giovedì 8 agosto 2019

10 cose allarmanti sull'economia che i politici non ti diranno

L'Ufficio del bilancio del Congresso rivela previsioni scioccanti per l'immigrazione, il debito e la spesa per i prossimi 30 anni ...
Come fai a sapere che un politico ti sta mentendo? Semplice: le sue labbra si stanno muovendo.
Sì, è vecchio - ma niente di peggio per quello.
La stagione elettorale 2020 sta iniziando a pieno ritmo. I politici di tutte le parti stanno intensificando la loro retorica, comprese le loro promesse, previsioni e accuse.
Ma è affascinante quello che puoi scoprire se hai appena letto documenti ufficiali. Soprattutto una parte della stampa fine.
E qui ci sono 10 previsioni e ipotesi straordinarie che Washington sta facendo e non ti sta dicendo. Questi sono tutti contenuti nella più recente prospettiva di bilancio a lungo termine dell'Ufficio del bilancio del Congresso  , il documento cardine della pianificazione finanziaria ed economica del governo.
1. Avremo molti più immigrati. Un sacco. Si aspettano che altri 22,5 milioni di immigrati arriveranno negli Stati Uniti nei prossimi 20 anni. Entro il 2049, si aspettano che l'immigrazione rappresenti uno straordinario 87% della crescita annuale della popolazione.
2. Avremo molti più immigranti illegali. Nonostante l'attuale bluster e gli scandali alla frontiera, il CBO prevede che avremo 2,4 milioni di immigrati clandestini (o "residenti privi di documenti" o qualsiasi altra cosa) tra 20 anni di quanti ne abbiamo oggi.
3. Saremo in debito con i nostri occhi. Si prevede che il debito nazionale salirà alle stelle a un 144% "senza precedenti" del prodotto interno lordo entro il 2049, o oggi il doppio del livello. Ciò porterebbe il debito a poco meno di $ 100 trilioni. Il dato oggi: circa $ 18 trilioni. Fino al 2000: $ 4 trilioni. Oh, e questo non è nemmeno lo scenario peggiore: il debito nazionale potrebbe superare il 200% del PIL in 30 anni, riconosce il CBO.
4. Dovremo così tanto denaro che entro il 2049 l'interesse annuale sul debito sarà pari a circa il 5% del prodotto interno lordo, all'incirca la quota che spendiamo oggi per la sicurezza sociale. E questo anche se i tassi di interesse rimangono bassi. Nonostante l'aumento del debito e della spesa federale, il governo si aspetta - o spera - che il tasso medio sul debito federale salirà solo dal basso 2,4% al 4,2% di oggi, ancora modesto per gli standard storici, entro il 2049.
5. Questo debito e questi deficit danneggeranno l'economia. Affolleranno gli investimenti privati ​​dai mercati del debito, riducendo il reddito e la crescita, afferma il CBO. E poiché dovremo prendere sempre più prestiti dall'estero per finanziare il governo, porteranno a pagamenti di interessi sempre più grandi che lasceranno il paese.
6. La sicurezza sociale, Medicare, altri programmi sanitari e interessi netti assorbiranno così tanto del budget che dovremo tagliare tutto il resto alla quota più piccola dell'economia in 70 anni - solo il 7%. La media degli ultimi 50 anni: 11%.
7. Solo per mantenere il deficit federale a questi livelli, le tasse aumenteranno. L'aumento delle tasse di Obama sui piani di assicurazione sanitaria "Cadillac" prenderà il via a partire dal 2022 e i tagli fiscali di Trump del 2017 scadranno nel 2025.
8. La maggior parte delle persone che lavorano in modo rigido possono dire addio a qualsiasi altro taglio fiscale. Lo zio Sam fa esplicito affidamento sul fatto che le tue tasse aumentino grazie al "creep tra parentesi", dove le fasce di imposta sul reddito aumentano solo in linea con l'inflazione mentre il tuo reddito - speri - aumenta più velocemente.
9. Mentre le aliquote fiscali aumentano per la maggior parte delle persone, non lo saranno per quelle che guadagnano di più. Questo perché sempre più delle loro entrate saranno al di sopra del "limite" della previdenza sociale, risparmiando loro un effettivo 12,4% all'anno. Il limite quest'anno è di $ 132.900.
10. Nel frattempo, le rigidità lavorative saranno tassate al doppio del tasso marginale di coloro che vivono di dividendi. Entro il 2049, afferma il CBO, il reddito da lavoro sarà tassato con un'aliquota marginale del 32%, rispetto a solo il 16% per il reddito da capitale. Buono a sapersi, vero?
Sarebbe bello vedere alcune di queste cose emergere nella corsa presidenziale, no?

venerdì 26 luglio 2019

MAKE BRITAIN GREAT AGAIN – BORIS JOHNSON PIÙ TRUMPIANO DI TRUMP NEL SUO PRIMO DISCORSO DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI: “FAREMO DEL REGNO UNITO IL MIGLIOR PAESE IN CUI VIVERE SULLA TERRA”

LA PRIORITÀ È LA BREXIT “IN QUALUNQUE CIRCOSTANZA”. BORIS VUOLE NEGOZIARE UN NUOVO ACCORDO CON L’UE, MA SE NON SI TROVA VA BENE ANCHE IL NO DEAL. E SULL’IMMIGRAZIONE…
I NOMI E LE FACCE DEI NUOVI MINISTRI 



il primo discorso di boris johnson da premier alla camera dei comuniIL PRIMO DISCORSO DI BORIS JOHNSON DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI
Boris Johnson conferma l'obiettivo di completare la Brexit per il 31 ottobre nel suo primo discorso da premier Tory di fronte alla Camera dei Comuni, aggiungendo - fra le proteste dei banchi dell'opposizione - di voler fare del Regno Unito "il miglior Paese in cui vivere sulla Terra". Un paese "verde, prospero, fiducioso e ambizioso" che può essere "la prima economia in Europa", aggiunge, ironizzando sulle "negatività" degli oppositori e delle pessimisti. Johnson ha poi auspicato che Bruxelles riveda la sua posizione e accetti dei cambiamenti all'accordo.

boris johnson a downing streetBORIS JOHNSON A DOWNING STREET




In caso contrario, ha avvertito, il Regno Unito lascerà la Ue anche senza accordo. Il Paese, ha dichiarato, "è più preparato di quanto si pensi" a questo scenario.   Il Regno Unito non nominerà "in nessuna circostanza" un nuovo commissario europeo britannico, ha dichiarato il neo premier di Londra, Boris Johnson Prepararsi a Brexit no deal Johnson  indica come "una priorità'" del suo governo l'impegno a prepararsi per una Brexit no deal. il suo obiettivo, ripete alla Camera dei Comuni, è raggiungere un accordo "alternativo" di divorzio con bruxelles, ma in caso di porte chiuse resta l'opzione di uscire dall'Ue anche senz'accordo. un'uscita, rimarca ancora una volta il nuovo premier tory, che avverrà il 31 ottobre "in qualunque circostanza".

"Accordo May già bocciato e inaccettabile"
il governo di boris johnsonIL GOVERNO DI BORIS JOHNSON
 Johnson seppellisce alla camera dei comuni britannica l'accordo sulla Brexit raggiunto da Theresa May. "è stato bocciato già tre volte da questa camera e i suoi termini sono inaccettabile", incalza, insistendo di voler "negoziare in buona fede un'alternativa con l'Ue" e ribadendo la sua convinzione che il backstop possa essere sostituito da altre soluzioni per garantire il confine aperto irlandese senza restare "nell'unione doganale e nel mercato unico".
i ministri del governo di boris johnson 1I MINISTRI DEL GOVERNO DI BORIS JOHNSON 1








Senza Brexit "catastrofica perdita di fiducia politica" Il primo passo da fare nel lavoro per il rinnovo della Gran Bretagna e' ripristinare la fiducia nella politica, uscendo dalla Ue il 31 ottobre. Nel suo primo intervento ai Comuni in veste di premier, Boris Johnson ha ribadito cosi' che la Brexit, "in qualunque circostanza" è la priorità del suo governo. Se falliremo, assisteremo a una "catastrofica perdita di fiducia" da parte dell'elettorato, ha avvertito.
priti patelPRITI PATEL

Il sistema d'immigrazione deve cambiare
Il neo premier britannico, Boris Johnson, nel suo primo intervento alla Camera dei Comuni ha chiarito che il sistema d'immigrazione deve cambiare. Johnson ha detto di voler chiedere una valutazione del sistema a punti australiano e sul come questo modello possa essere applicato in Gran Bretagna. La squadra di governo di Johnson Johnson ha rapidamente nominato il suo team di ministri.

il primo discorso di boris johnson da premier alla camera dei comuni 1IL PRIMO DISCORSO DI BORIS JOHNSON DA PREMIER ALLA CAMERA DEI COMUNI 1
Ecco i nomi principali: Cancelliere dello Scacchiere (Ministro delle Finanze), Sajid Javid; Segretario di Stato (ministro) agli Esteri, Dominic Raab; Segretario di Stato agli Interni, Priti Patel; Cancelliere del Ducato di Lancaster (proprietà privata della Corona), Michael Gove; Segretario di Stato alla Giustizia,  Robert Buckland; Segretario di Stato per la Brexit, Stephen Barclay; Segretario di Stato alla Difesa, Ben Wallace; Segretario di Stato alla Salute e al Welfare, Matt Hancock; Segretario di Stato alle imprese, Andrea Leadsom; Segretario di Stato per il Commercio Internazionale, Liz Truss; Segretario di Stato per Lavoro e pensioni, e pari opportunità Amber Rudd; Segretario di stato per l'Istruzione, Gavin Williamson; Segretario di stato per l'Ambiente, Theresa Villiers; Segretario di stato per Edilizia e comunità locali, Rober Jenrick; Segretario di stato ai Trasporti, Grant Shapps; Segertario di stato per Media e Sport, Alok Sharma; Segretario di Stato per l'Irlanda del Nord, Julian Smith; Segretario di Stato per la Scozia Alister Jack; segretario di Stato per il Galles, Alun Cairns; Segretario di stato per il Digitale e la Cultura, Nicky Morgan; Oltre ai vari sottosegretari, alle riunioni d gabinetto potranno assistere anche i leader della Camera dei Comuni, Jacob Rees-Moog, e dei Lord, Natalie Evans.

Fonte: qui

domenica 5 febbraio 2017

PER AFFRONTARE LA CRISI DEI PROFUGHI, L’ITALIA HA GIÀ SBORSATO 8,4 MILIARDI

INSIEME ALL’EMERGENZA TERREMOTO, PUO’ MANDARE ALL’ARIA I PIANI DEL GOVERNO SUL DEBITO PUBBLICO

DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO OLTRE 7 MILA I PROFUGHI SBARCATI IN ITALIA: DI QUESTO PASSO SI BATTERÀ OGNI RECORD

Mario Sensini per il “Corriere della Sera”

MIGRANTI ITALIA SVIZZERA 2MIGRANTI ITALIA SVIZZERA 
Ieri le motovedette della Guardia costiera ne hanno sbarcati 623: 251 a Porto Empedocle e 372 a Lampedusa. Stamattina è attesa ad Augusta la Nave Acquarius, con a bordo altri 783 migranti. Negli ultimi due giorni ne sono stati soccorsi nel mare del Canale di Sicilia, e accolti in Italia, circa 1.600.

Ieri la Marina libica ne ha bloccati altri 400 a poche miglia da Sabrata, e nonostante gli accordi tra Tripoli ed il governo italiano, criticati anche dalla Cei, e i nuovi impegni presi dai leader europei al vertice di Malta, il flusso dei disperati dalle coste libiche verso il nostro Paese non si arresta.
migranti naufragio nel canale di sicilia saviors this image released by the italian coast guards today sh a 4 1429476903355MIGRANTI NAUFRAGIO NEL CANALE DI SICILIA 

SPESA RECORD
Dall' inizio dell' anno sono oltre 7 mila i profughi sbarcati in Italia, e di questo passo si batterà ogni record. Quello dei migranti accolti (176 mila nel 2016), ma anche quello della spesa pubblica necessaria per il soccorso e l' accoglienza, che secondo il governo contribuisce in modo determinante, insieme all' emergenza dovuta al terremoto, a mandare fuori linea il debito pubblico. Fino al punto di spingere Bruxelles a valutare una procedura d' infrazione alle regole sui conti pubblici. Il che sarebbe una doppia beffa per l' Italia, che da anni lamenta lo scarso impegno degli altri Paesi nel fronteggiare i flussi migratori.
i migranti al confine italia austria 4I MIGRANTI AL CONFINE ITALIA AUSTRIA 4

In un rapporto appena inviato alla Commissione Europea sui "fattori rilevanti" che influenzano l' andamento del debito pubblico, il ministero dell' Economia sottolinea che quest' anno la spesa per l' immigrazione rischia di arrivare al record storico di 4,2 miliardi di euro.

Nel 2016, al netto dei contributi della Ue
(che sono stati pari ad appena 120 milioni) sono stati spesi 3,3 miliardi. Per il 2017 ne sono stati stanziati 3,8 e senza tener conto dei 200 milioni del «Fondo per l' Africa» per investire nei Paesi da cui partono i flussi di immigrazione più importanti.

arrivo italiaARRIVO ITALIA
Ma quella prevista in bilancio è una cifra che «se il trend degli ultimi mesi dovesse continuare», si legge nel Rapporto, potrebbe crescere di altri quattrocento milioni.
La crisi costa 8 miliardi. 

Si spenderà il triplo rispetto alla media degli anni tra il 2011 e il 2013, prima dell' esplosione della crisi migratoria: tra 2,9 e 3,2 miliardi in più. Se poi si considera la maggior spesa in termini cumulati la dimensione dei costi sostenuti dall' Italia per l' emergenza assume proporzioni gigantesche.

Secondo il ministero dell' Economia, dal 2014 al 2017 lo Stato avrà speso tra 8 e 8,4 miliardi di euro in più rispetto al periodo 2011-2013.
italian navy rescue operationITALIAN NAVY RESCUE OPERATION

Così cresce il debito. L' Italia pretende che questa spesa sia considerata «eccezionale» e dunque non conteggiata nel calcolo del disavanzo annuale monitorato per verificare il rispetto degli impegni di bilancio. La Commissione, però, è disposta a riconoscere come «eccezionale» non tutta, ma solo la spesa eccedente rispetto all' anno prima. In ogni caso, che pesi o meno sul deficit pubblico, la spesa si scarica sul debito.

Nel 2017, sottolinea il rapporto, la spesa per l' accoglienza è stimata in 2,3 miliardi di euro (1,9 l' anno scorso), quella per il soccorso in mare e i trasporti sarà pari a 860 milioni di euro (nel 2016 furono 913).
italian navy rescue operation 9ca360bITALIAN NAVY RESCUE OPERATION 
L' assistenza sanitaria costerà 250 milioni, l' educazione (nel 2016 sono arrivati anche 26 mila minori non accompagnati) 310 milioni.

Fonte: qui

sabato 4 febbraio 2017

Mogherini: "Fermare gli arrivi di migranti è solo un'illusione"

L'affondo della Mogherini: "È impossibile fermare i flussi, bisogna lavorare sulle due frontiere libiche, in mare e nel deserto. Trump? Non è una minaccia"
L'immigrazione "non si può fermare"(COME AL SOLITO RACCONTA BALLE!). E questo non è un male, assicura Federica Mogherini, perché "senza migranti la nostra economia sarebbe paralizzata(ALTRA CAZZATA COLOSSALE!), la nostra demografia ci porterebbe al collasso, le nostre società crollerebbero(ALTRA BALLA!)".

In un'intervista con il Corriere della Sera, l'Alto Commissario Ue per la Politica Estera fa un giro d'orizzonte sulla situazione politica e diplomatica mondiale, a partire dal delicatissimo scacchiere mediterraneo. In attesa del vertice informale dei capi di Stato e di governo della Ue, in programma per oggi a Malta, l'ex ministro degli Esteri spiega che i flussi migratori in partenza dal Maghreb verso le coste italiane e maltesi si possono controllare sia con l'azione in mare - "l'addestramento della guardia costiera è iniziato a settembre, ma molte vite vanno perdute perché le nostre navi non hanno accesso alle acque libiche" - ma anche con il rafforzamento dei confini meridionali della Libia - "abbiamo lavorto in particolare con il Niger, creando posti di lavoro per aiutare i migranti a tornare al loro Paese" .

Il rebus Libia

Strettamente legata alla questione migratoria è quella della crisi libica: il Paese nordafricano è descritto dalla Mogherini come "profondamente diviso". "Ma la Libia può e deve restare unita, è un Paese strategico - prosegue - Certo, né Tripoli né Tobruk possono governare da soli."

Il nodo Trump

Sulle complesse relazioni con la nuova amministrazione Usa, il capo della diplomazia europea non sembra darsi troppi pensieri: "L'America non è una minaccia, i nostri rapporti sono più profondi e più antichi di qualsiasi amministrazione. La crisi interna è loro, non nostra", aggiunge la Mogherini ricordando che la politica americana deve ancora definirsi e che il congresso repubblicano incalzava Obama perché troppo morbido con la Russia.

I rapporti con Putin

E proprio per quanto riguarda le relazioni con il Cremlino, l'Alto Commissario esprime dubbi sulla reale forza della Russia, che descrive come "dinamica in politica internazionale e sul piano militare, ma minata internamente dalla crisi economica." L'Europa, ricorda, ha lavorato bene con Mosca per dossier delicati come quello riguardante il nucleare iraniano, mentre su altri tavoli gli aspetti di frizione sono più forti.

La crisi d'identità della Ue

Il nodo che è forse più spinoso è però quello relativo all'immagine che l'Europa ha di sè e che la Mogherini descrive usando la metafora di una "meravigliosa sedicenne che si guarda allo specchio e si vede brutta".
"I nostri partner internazionali - ragiona l'Alto commissario - continuano a dirmi che noi europei non ci rendiamo conto della nostra potenza. Siamo noi a non capire la nostra forza. Il mondo guarda a noi come partner affidabile pr quanto riguarda commercio libero ed equo, diritti umani, multilateralismo, sostegno all'Onu, diplomazia, cambiamenti climatici.... La nostra salute fisica è perfetta, ma siamo labili di nervi."

Fonte: qui

mercoledì 1 febbraio 2017

Migranti, spesa fuori controllo: i minori ci costano un miliardo

Allarme dei sindaci: tremila euro al mese a testa. Nel 2016 27mila ingressi

Roma – Il grido d’allarme arriva da decine di sindaci sparsi su tutto il territorio. I costi per i minori stranieri non accompagnati stanno diventando insostenibili per i Comuni italiani.
Le cifre sono in costante crescita. Nel 2016 la spesa ha superato il miliardo di euro, il costo giornaliero – tra la quota sostenuta dallo Stato e quella dai Comuni – si aggira mediamente sui 100 euro al giorno a ragazzo, quindi circa 3mila euro al mese.
Se si considera che solo nel 2016 gli ingressi hanno superato quota 27mila si può comprendere la drammatica dimensione del fenomeno (più 15mila ingressi rispetto al 2015). Il costo per la loro accoglienza è altissimo e va a gravare in buona parte sui Comuni con bilanci sempre più in sofferenza o addirittura costretti al dissesto. La spesa a persona (può arrivare anche a 120 euro) è molto più alta rispetto a un maggiorenne: 45 euro vengono rimborsati dal ministero degli Interni, la parte restante grava sugli enti locali che garantiscono un letto, il cibo, la scuola, i vestiti, gli educatori, la sorveglianza. Una montagna di soldi che, come sempre, accende interessi.
Il 91,8% dei minori ha un’età compresa tra i 15 e i 18 anni (spesso non si riesce a stabilire se siano davvero minorenni). La stragrande maggioranza il 94% – è di sesso maschile. Tra le cinque nazioni di provenienza più rappresentate è in testa l’Egitto, seguito da Gambia, Albania, Eritrea e Nigeria. Il Meridione li accoglie più del Nord: in Sicilia e Calabria quasi il 50% dei beneficiari, seguite dall’Emilia Romagna (6,2%), Lombardia (6,1%), Lazio (5,9%), Puglia (5,9%) e Campania (4,5%). I rimpatri sono pochissimi. Una legge approvata alla Camera prevede l’istituzione della figura del tutore legale con la creazione di un apposito albo (e rende difficile una indagine per definire la vera età). In sostanza l’Italia si avvia ad essere lo Stato che paga di più in Europa per i minori non accompagnati. «Sono tanti i sindaci di Forza Italia che si battono per porre fine a una situazione assurda» dice Alessandro Cattaneo. «Molti di loro hanno persino subito diffide e denunce per la sola colpa di alzare il velo su una situazione allucinante».
In Emilia due amministrazioni Pd come Bologna e Faenza hanno sollevato il caso dei ragazzi albanesi. «Questi ragazzi raccontava mesi fa il sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi non sono abbandonati ma addirittura accompagnati nel nostro territorio. Vengono per studiare e al compimento del 18° anno hanno il permesso di soggiorno. Perché questo college deve essere pagato dallo Stato italiano?».

Fonte: qui

mercoledì 4 gennaio 2017

Riyadh, scioperano contro il mancato pagamento di stipendi: immigrati arrestati e fustigati

Un tribunale saudita ha inflitto quattro mesi di carcere e 300 frustate per danneggiamento di beni pubblici. Sconosciuta la nazionalità degli immigrati condannati. I lavoratori erano dipendenti della Binladin Group e di Saudi Oger, giganti nel settore dell’edilizia. Dietro la crisi il crollo delle entrate nel settore petrolifero, che ha influito sul bilancio dello Stato.
Riyadh (AsiaNews/Agenzie) - Un tribunale saudita ha condannato al carcere e alla fustigazione decine di lavoratori migranti, dipendenti del colosso dell’edilizia Binladin Group, per aver scioperato contro il mancato pagamento degli stipendi arretrati. La stampa saudita non ha sinora precisato la nazionalità degli operai, che hanno incrociato le braccia per le molte mensilità non percepite; le proteste sarebbero poi sfociate in violenze di piazza, che hanno portato all’arresto.
I primi a riferire delle condanne sono i giornali arabi Al-Watan et Arab News, i quali però non chiariscono la nazionalità dei lavoratori migranti. Alcuni diplomatici contattati dall’Afp non hanno potuto (o voluto) chiarire la vicenda, affermando di non conoscerne i dettagli.
Un gruppo di operai ha subito una condanna a quattro mesi di carcere e 300 frustate per danneggiamento di beni pubblici e istigazione al disordine pubblico. Altri hanno ricevuto pene inferiori, per un massimo di 45 giorni di prigione inflitti da un tribunale della Mecca.
Da tempo gli operai del settore edile, dipendenti della Binladin Group e di Saudi Oger, non ricevono lo stipendio anche a causa della crisi nel settore petrolifero, che ha portato a un crollo nei ricavi. Lo stesso governo saudita sarebbe in ritardo sui pagamenti, aggravando così i conti già in rosso delle due imprese.
Come rivela il nome, la multinazionale araba fondata nel 1931 è di proprietà della famiglia Bin Laden e lo stesso Osama - leader di al Qaeda e a lungo il ricercato numero uno del terrorismo islamico internazionale - era uno dei 52 figli del fondatore Mohammed bin Laden. Fra i vari incarichi ottenuti dal capostipite, il restauro della celebre moschea di al Aqsa, a Gerusalemme. Tuttavia, oggi il gruppo ha conosciuto la crisi e non ha certo contribuito a rilanciarne l’immagine il crollo di una gru nel settembre 2015 alla grande moschea della Mecca, che ha causato la morte di 109 persone. La crisi del gruppo, acuita dal crollo nelle entrate petrolifere, ha portato anche al licenziamento nel maggio scorso di decine di migliaia operai stranieri.
Sulla crisi del settore edilizio è intervenuto di recente anche il ministro saudita delle Finanze Mohammed Aljadaan; il 22 dicembre scorso, nel corso di una conferenza stampa dedicata alla presentazione del bilancio per il 2017, l’alto funzionario governativo ha assicurato che il pagamento degli arretrati avverrà “entro 60 giorni”.

venerdì 2 dicembre 2016

L'Italia di Renzi è senza futuro: boom di poveri e crollo dei nati

Istituzioni sempre più deboli. La società non investe più sul futuro: i giovani risultano più poveri dei nonni. 


Il risultato? 



La povertà cresce e crollano le nascite



Una società che si regge da sé, senza contare più su istituzioni indebolite, e che diventa così terreno fertile per il populismo. 



L'Italia di Matteo Renzi, descritta dal cinquantesimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, è senza futuro.

Un Paese che ha abdicato qualsiasi speranza nelle istituzioni e che non investe più. Un'Italia in cui "il corpo sociale si sente rancorosamente vittima di un sistema di casta", mentre "il mondo politico si arrocca sulla necessità di un rilancio dell'etica e della moralità pubblica" e "le istituzioni sono inermi (perché vuote o occupate da altri poteri), incapaci di svolgere il loro ruolo di cerniera". E così, mentre aumenta la povertà e crescono le preoccupazioni nei confronti dell'immigrazione, le coppie smettono di fare figli e i giovani restano intrappolatio in lavori a basso costo e bassa produttività.

I giovani più poveri dei nonni

Sfiduciati dalla crisi, gli italiani si aggrappano al risparmio e non investono sul futuro. Le risorse dirottate nel salvadanaio impoveriscono la società e i giovani si ritrovano più poveri dei loro nonni. È un'Italia rentier, avara di speranze, dove l'immobilità sociale genera insicurezza. Tanto che, dall'inizio della crisi nel 2007, in Italia sono stati accantonati 114,3 miliardi di euro di liquidità aggiuntiva. Una cifra maggiore del Pil dell'Ungheria. Per i millennial è un ko economico. I loro redditi sono più bassi del 15% rispetto alla media. Un gap che cresce al 26,5% se si fa il confronto con i loro coetanei di venticinque anni fa. La ricchezza dei giovani è inferiore del 41% rispetto a quella dei sessantenni, che stanno sempre meglio. Per gli over 65 il reddito infatti è aumentato del 24,3%. "La ricchezza dei millennial - si legge nell'analisi del Censis - è inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli italiani nell'insieme il valore attuale è maggiore del 32,3% rispetto ad allora e per gli anziani è maggiore addirittura dell'84,7%". Il divario tra i giovani e il resto degli italiani si è ampliato nel corso del tempo perché venticinque anni fa i redditi dei giovani erano superiori alla media della popolazione del 5,9% (mentre oggi sono inferiori del 15,1%) e la ricchezza era inferiore alla media solo del 18,5% (mentre oggi lo è del 41,1%).

Gli italiani rinunciano a curarsi

"La scure non guarirà la sanità italiana. Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento del governo si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che nel 2016 hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche". Secondo il Rapporto Censis, infatti, "il mercato del lavoro genera sempre meno opportunità occupazionali lasciando senza redditi un numero sempre più crescente di famiglie". Un impoverimento diffuso che non necessariamente coincide con la condizione di povertà economica: l'area del disagio sociale è infatti più ampia. "La deprivazione - si legge nel dossier - coinvolge anche famiglie che sono al di sopra della soglia di povertà.

Sono in condizioni di deprivazione materiale grave 6,9 milioni di persone nel 2014 (+2,6 milioni rispetto al 2010) e uno zoccolo duro di 4,4 milioni di deprivati di lungo corso, cioè almeno dal 2010"
.

I nuclei familiari in povertà alimentare sono oltre 2 milioni nel 2014 (pari all'8% del totale). E i minori in povertà relativa nel 2015 oltre 2 milioni (il 20,2% del totale). La crisi e la stentata ripresa generano un'incertezza diffusa che alimenta un pessimismo diffuso: solo pochi pensano di essere al riparo dal rischio di cadere in condizioni di disagio. Le famiglie in "deprivazione abitativa" sono 7,1 milioni nel 2014 (+1,7% rispetto al 2004). Quelle in "severa deprivazione abitativa" 826.000 (+0,4% rispetto al 2004). Circa il 20% ha problemi di umidità in casa, il 16,5% di sovraffollamento e il 13,2% di danni fisici all'abitazione. Le famiglie in deprivazione di beni durevoli sono 2,5 milioni nel 2014, di queste 775mila sono in gravi condizioni di deprivazione.

Roma e Milano sempre più povere

Le capitali italiane - quella politica, Roma e quella finanziaria, Milano - pesano di meno per Pil delle omologhe aree urbane delle altre nazioni del vecchio Continente. "Sono molti i Paesi europei in cui la capitale - spiega il Censis - condensa in misura straordinaria popolazione e soprattutto ricchezza. Stoccolma, Bruxelles, Vienna, Lisbona, Praga pesano per oltre il 30% della rispettiva ricchezza nazionale. Milano e Roma, pur con il loro primato nazionale, pesano ciascuna per poco meno del 10% del Pil italiano". All'interno di questa 'fotografià rientra la difficile strada dell'autonomia abitativa dei giovani italiani. In Italia la generazione dei millennial ha un peso demografico scarso: i giovani di 20-34 anni rappresentano appena il 16,4% della popolazione totale, la percentuale più bassa tra i Paesi dell'Unione europea. E sono in diminuzione: oggi non arrivano a 11 milioni (erano quasi 15 milioni nel 1991), mentre la popolazione anziana (13,4 milioni) è in costante crescita. Anche le nostre grandi aree urbane, se paragonate a quelle del resto del continente, risultano le meno giovani: la quota di popolazione tra 20 e 34 anni si attesta al 15-16% a Roma, Milano e Torino. I giovani di 18-24 anni ancora in famiglia in Italia sono il 92,6%, nella fascia di età 25-34 anni la quota scende al 48,4%: dati molto elevati rispetto alla media dell'Ue (rispettivamente, 78,9% e 28,9%).

Il calo della popolazione e l'allarme demografico

In Italia le coppie sono sempre più "temporanee, reversibili e asimmetriche, ma autentiche". Nell'ultimo anno sono nati fuori dal matrimonio 139.611 bambini (+59,9% in un decennio), pari al 28,7% del totale: dieci anni fa erano il 15,8%. "Emerge insomma - rileva il Censis - l'erosione delle forme più tradizionali di relazionalità tra le persone e il contestuale sviluppo di modelli diversi". Vince, insomma, la spinta ad abbassare le barriere di ingresso e di uscita nelle relazioni affettive. I millennial sono per l'80,6% celibi o nubili (il 71,4% solo dieci anni fa), mentre i coniugati sono il 19,1% (erano il 28,2%). L'Italia non è un Paese per genitori. Che nel Belpaese si facciano troppi pochi figli e sempre più avanti negli anni è una consapevolezza ormai diffusa nell'immaginario collettivo. Nel sentire comune, la prima causa imputata rispetto al crollo delle nascite è la grave e perdurante crisi economica. Il Censis segnala, infatti, come "senza stranieri il rischio è il declino". Nell'ultimo anno l'allarme demografico ha raggiunto il suo apice: diminuisce la popolazione (nel 2015 le nascite sono state 485.780, il minimo storico dall'Unità d'Italia a oggi), la fecondità si è ridotta a 1,35 figli per donna, gli anziani rappresentano il 22% della popolazione e i minori il 16,5%"Senza giovani né bambini - si legge nel report - il nostro viene percepito come un Paese senza futuro".

L'allarme immigrazione e il terrorismo

Sono l'immigrazione e il terrorismo le due questioni che più preoccupano l'Europa e l'Italia. Paure che hanno portato il 65,4% degli italiani a modificare le proprie abitudini. Nell'immediato, il 73,1% ha evitato di fare viaggi all'estero, il 53,1% ha evitato luoghi percepiti come possibili bersagli di attentati (piazze, monumenti, stazioni), il 52,7% ha disertato luoghi affollati (cinema, teatri, musei, sale per concerti, luoghi della movida), il 27,5% non ha preso la metropolitana, il 18% ha evitato di uscire la sera. In realtà la stragrande maggioranza degli italiani è convinta che queste microstrategie non siano sufficienti a risolvere problemi che avrebbero bisogno di una governance condivisa sul terreno dell'ordine pubblico e dell'intelligence.
Fonte: qui

mercoledì 23 novembre 2016

Hotel e case sfitte: ecco chi rischia

Il governo può agire per "motivi di interesse generale". E l'ha già fatto
Roma - Il governo può requisire una proprietà privata? Il prefetto o il sindaco possono prendere possesso di un albergo senza il consenso del proprietario dietro indicazione del governo? La risposta è sì.

È già accaduto in passato e potrà accadere ancora visto che la requisizione è un atto previsto anche dalla nostra Costituzione, che all'articolo 42 garantisce la proprietà privata ma ne ammette l'esproprio «nei casi previsti dalla legge, salvo indennizzo, per motivi di interesse generale». 
Certamente i sindaci pronti a salire sulle barricate per fermare l'arrivo dei profughi potranno negare che vi siano «motivi di interesse generale» nel sistemare un gruppo di migranti nel loro territorio ma il risultato sarà soltanto quello di caricare un altro Comune del problema che evidentemente il governo non è in grado di risolvere a monte. La storia si ripete da anni. Soltanto alcuni Comuni, 2.600 su 8.000, aderiscono ai piani di accoglienza dei profughi. I bandi del governo promossi dal Sistema per la Protezione dei Richiedenti asilo, Sprar, che permettono di accedere al Fondo Nazionale per le politiche ed i servizi dell'asilo, Fnpsa, (un finanziamento complessivo di circa 190 milioni annui negli ultimi due) spesso vanno deserti. 
Basti pensare che sui circa 170.000 migranti giunti in Italia quest'anno sono circa 20.000 i posti offerti dallo Sprar, e dovrebbero salire a circa 25.000 entro la fine dell'anno. Nel 2015 quelli accolti dallo Sprar sono stati 29.000. Comunque una goccia nel mare. Sul nostro territorio la realtà è che soltanto un Comune su 4 si è visto attribuire profughi dal Viminale. 
Dato che nel corso degli anni il problema si è ingigantito senza trovare soluzione permanenti con la creazione di centri ad hoc il risultato di fronte all'emergenza è stato quello di accogliere i richiedenti asilo ed i rifugiati un po' a casaccio: hotel, B&B, caserme dismesse. Nel luglio scorso i migranti sistemati in questo modo erano oltre 10.000 in 266 strutture. In caso di adesione volontaria la sistemazione prevede l'erogazione di 35 euro per il mantenimento di ogni singolo immigrato al quale vengono dati 2,50 euro al giorno. 
Chi si vedesse requisito il proprio immobile avrebbe diritto ad un indennizzo da quantificare. 
In più occasioni è stata ipotizzata la requisizione non soltanto di alberghi ma anche di seconde case sfitte, garantendo ovviamente un rimborso. Il governo non ha escluso l'extrema ratio della requisizione delle case sfitte prevedendo di rimborsare i proprietari grazie allo stanziamento della Ue che prevede 10.000 euro per migrante ricollocato. Se l'indennizzo offerto dallo Stato possa essere considerato soddisfacente è questione aperta.
Risarcimento o no nella maggioranza dei Comuni i cittadini non vogliono vedere le loro proprietà requisite. 
Come è accaduto nello scorso ottobre a Gorino quando la protesta dei cittadini ha di fatto bloccato l'arrivo di una ventina di profughi ai quali era stato destinato un ostello. 
I cittadini hanno fatto muro e alla fine il prefetto ha ceduto.

Ma quei migranti sempre in Italia sono restati visto che il resto d'Europa ha voltato le spalle alle richieste del nostro governo sul ricollocamento. 
Forse i cittadini si chiedono perché devono accogliere profughi ai quali istituzioni e governi europei hanno sbattuto la porta in faccia.

Fonte: qui