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sabato 7 settembre 2019

LA LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD: LUNEDÌ BORIS PROVERÀ DI NUOVO A FAR VOTARE PER ELEZIONI-LAMPO, MA L'OPPOSIZIONE SI È RIUNITA PER RESPINGERE QUESTA IPOTESI


DOMANDA: MA IL PARLAMENTO INGLESE NON VUOLE L'ACCORDO DI THERESA MAY, NON VUOLE UN SECONDO REFERENDUM MA NEANCHE RESTARE NELL'UE. E ORA NON VUOLE UN'ELEZIONE PRO/CONTRO BORIS. 

MA ALLORA CHE CA**O VUOLE? IL BELLO È CHE NON LO SA NESSUNO…

  1. DAL PROFILO TWITTER (PARODIA) DELLA REGINA RIASSUME BENE LA SITUAZIONE:

 BREXIT: LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD
 (ANSA) - Passaggio completato anche alla Camera dei Lord per la legge anti-no deal promossa ai Comuni dalle opposizioni e da un gruppo di Tory dissidenti con l'obiettivo di cercare d'imporre al recalcitrante governo di Boris Johnson la richiesta all'Ue di un rinvio della Brexit oltre la scadenza del 31 ottobre. Il testo è stato approvato dalla Camera alta senza sorprese e senza opposizione, visto che anche l'esecutivo - pur contrario ai suoi contenuti - aveva preferito rinunciare a porre ulteriori ostacoli puntando ormai a risolvere il braccio di ferro sulla Brexit con la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito appena possibile.
boris johnson regina elisabettaBORIS JOHNSON REGINA ELISABETTA
Ora per la conclusione dell'iter sprint della legge non resta che il suggello scontato della firma della regina, o Royal Assent, e il deposito a Westminster, previsto per lunedì. Vale a dire lo stesso giorno in cui il governo intende riproporre - a legge varata - una mozione in favore del voto politico anticipato a metà ottobre: mozione a cui peraltro le opposizioni rimangono per ora orientate a far mancare il quorum.

BREXIT: ALTA CORTE, SOSPENSIONE PARLAMENTO È LEGALE
 (ANSA) - La sospensione del Parlamento britannico, annunciata dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima, è legale. Lo hanno confermato i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra respingendo - dopo che un primo ricorso di militanti anti Brexit era stato respinto in Scozia - le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.
il discorso della regina alla camera dei lordIL DISCORSO DELLA REGINA ALLA CAMERA DEI LORD

BREXIT:LABOUR RIPETE NO A VOTO LAMPO, OPPOSIZIONI A CONSULTO
 (ANSA) - Il Labour resta orientato a votare no lunedì di fronte al secondo tentativo preannunciato dal governo Tory di Boris Johnson di presentare una mozione alla Camera dei Comuni britannica per indire elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. Lo ha ribadito oggi la titolare degli Esteri del governo ombra laburista, Emily Thornberry, a margine di un incontro in teleconferenza tenuto dal leader del suo partito, Jeremy Corbyn, con i responsabili parlamentari di tutte le altre forze di opposizione per coordinare le posizioni. Incontro in cui è stata ribadita la volontà di garantire prima lo stop al rischio di una Brexit senz'accordo (no deal). Il sospetto di Corbyn che gli indipendentisti scozzesi dell'Snp si possano alla fine sfilare dando l'ok al voto immediato - nel timore che gli elettori interpretino la tattica della dilazione come una forma di "paura", come Johnson già imputa agli oppositori - è stata intanto per ora smentita dal capogruppo a Westminster di questa formazione, la terza per consistenza ai Comuni dopo Tory e Labour, Ian Blackford.
Il premier in carica invoca lo sbocco elettorale ormai come unica via d'uscita dallo stallo sulla Brexit dopo l'approvazione ai Comuni di un legge anti-no deal promossa dai suoi contestatori per imporre un rinvio del divorzio da Bruxelles oltre la scadenza del 31 ottobre: rinvio che lo stesso Johnson peraltro si dice indisponibile a chiedere. "La possibilità di avere un'elezione generale è ovviamente assai attraente" per l'opposizione, ha affermato la Thornberry, "ma dobbiamo prima risolvere una crisi imminente" e assicurarci che la convocazione delle urne non sia "un trucco" per far sì che nel frattempo Londra esca comunque dall'Ue "senz'accordo".
jeremy corbyn in piazza contro boris johnsonJEREMY CORBYN IN PIAZZA CONTRO BORIS JOHNSON
Per evitare questo rischio, Corbyn nei giorni scorsi aveva detto di voler prima lasciar entrare in vigore la legge anti-no deal, cosa che accadrà in effetti proprio lunedì. Ma vari esponenti pro Remain del suo e di altri partiti lo spingono a continuare a far ostruzionismo almeno per alcune settimane, in modo da cercare di spostare le elezioni oltre il 31 ottobre, nella speranza di mettere in imbarazzo Boris Johnson.

BORIS
Ian Buruma per “la Repubblica”*
*Traduzione di Anna Bissanti
jeremy corbynJEREMY CORBYN
L'idea che il Primo ministro britannico Boris Johnson sia un uomo del popolo, un leader della gente comune che combatte le élite dell'establishment, potrebbe sembrare un po' inconsueta o addirittura stravagante. Dopo tutto, Johnson incarna alla perfezione l'élite: ha studiato a Eton e Oxford e ha quella ricercatezza eccessiva nel parlare e nei modi tipica dell'upper class britannica. Da giornalista e da parlamentare in qualche caso è stato una voce spregiudicata, spesso scorretta, ma sempre impegnata della classe dirigente conservatrice.
Eppure, ecco che sostiene di rappresentare "la voce del popolo" contro le voci che in parlamento, da sinistra come da destra, contestano le sue politiche ispirate a una linea dura e intransigente per la Brexit. Parlare di tutti gli oppositori di una hard Brexit in termini di nemici del popolo è stata una caratteristica costante della campagna a favore dell'uscita dalla Ue. Da quando la popolazione si è espressa nel referendum del 2016, tutti i tentativi di attenuare le ripercussioni negative trovando un compromesso o posponendo la rottura sono visti alla stregua di un attacco alla volontà popolare.
In parlamento, Johnson deve far fronte a una vasta opposizione, soprattutto dopo che ha deciso la sospensione delle attività per arrivare direttamente alla Brexit il 31 ottobre, con o senza accordo. Martedì, una maggioranza ha votato a favore di una mozione che obblighi il Primo ministro a rimandare la Brexit qualora non si riesca a raggiungere un accordo. Johnson ha rimosso tutti i conservatori che hanno votato a favore di questa mozione, tra i quali i ministri del precedente governo. E poi ha invocato le elezioni generali, che Johnson presenta come una battaglia tra "il popolo" e "i politici" che gli intralciano la strada.
I provvedimenti del premier britannico sono fuori dal comune, ma non sono illeciti. Di sicuro, non sono tipici dei conservatori - nel senso che non sono mirati a tutelare le leggi tradizionali o l'ordine costituito. Perdipiù, sono assai poco British. Preoccupati, alcuni commentatori instaurano paralleli con alcuni episodi avvenuti durante l'ascesa del fascismo.
In verità, da studioso del mondo classico, Johnson sarà sicuramente consapevole che il modello del demagogo dell'upper class che conquista il potere fomentando l'ira delle classi inferiori risale alla fine della Repubblica nell'antica Roma, quando i tribuni della plebe attaccarono i patrizi in Senato aizzando e sobillando le masse spesso violente. Senza dubbio, nei privilegi di quell'istituzione c'erano molte cose sbagliate, ma a segnare la fine della Repubblica e l'inizio della dittatura imperiale fu proprio una demagogia di questo tipo.
Neanche i referendum rientrano tra le abitudini britanniche consolidate. Nel 1945, quando Winston Churchill propose di indire un referendum per prolungare il suo governo di guerra, il leader laburista Clement Attlee bocciò l'idea e la definì "avulsa da tutte le nostre tradizioni". Nei regimi chiusi, i plebisciti sono considerati una forma di "democrazia diretta", quando si presume che la volontà popolare trovi la sua espressione più pura nella volontà di un grande leader.

angela merkel boris johnson 4ANGELA MERKEL BORIS JOHNSON 
Tuttavia, il fulcro della democrazia parlamentare, di cui la Gran Bretagna è stata una dei primi e più fieri esempi, è che è indiretta. L'idea che lo stato rappresenti la volontà popolare è un concetto della Francia giacobina, sempre respinto dai conservatori britannici a cominciare da Edmund Burke. In una democrazia parlamentare "il popolo" non esiste, e tanto meno esistono una volontà popolare o una voce popolare. I politici sono scelti per rappresentare interessi differenti, che in seguito possono essere oggetto di discussione in parlamento, nella speranza che approdino a una soluzione grazie a compromessi.
In una democrazia liberale, anche l'opinione pubblica è più una forma di rappresentanza che un'espressione diretta. Nei secoli più recenti, l'opinione pubblica è stata diffusa dalla stampa, cartacea o televisiva, mediata da giornalisti e direttori. Tutto questo, ovviamente, adesso è cambiato. Grazie a internet, la maggior parte delle opinioni circola ormai senza alcuna forma di mediazione. Adesso, il popolo ha centinaia di milioni di voci. I giornalisti sembrano retrogradi e, come i politici, sono visti perlopiù con diffidenza - danno "notizie fasulle", sono "obsoleti" ed "elitari".

boris johnsonBORIS JOHNSON
Ciò non significa che i giornalisti e i politici siano tutte persone perbene e che abbiano opinioni giuste. Tutt'altro. Tuttavia, abbiamo già potuto constatare quanto sia facile per demagoghi e impostori - in assenza di una forma qualsiasi di mediazione, in parlamento come nei media - manipolare le voci del popolo. Sospendendo il parlamento in uno dei dibattiti più importanti del secolo, Johnson espone la democrazia liberale agli stessi pericoli a cui la Repubblica Romana fu esposta dagli agitatori populisti.
Nella campagna per la Brexit, ci sono stati molti aspetti sconvenienti: paure esagerate degli immigrati, illusioni di grandezza e così via. Il tema più rispettabile è stato quello che ruota attorno alla questione della sovranità. L'Ue non è uno stato democratico. Farne parte significa che certe leggi possano essere proposte e approvate da persone che non sono state elette direttamente in elezioni nazionali. È indispensabile aprire un caso purista, in base a cui una democrazia liberale non possa delegare i poteri legislativi a istituzioni sovranazionali senza stemperare la propria sovranità nazionale.
In verità, alcune delle leggi giudicate molto irritanti dai sostenitori della Brexit non sono per nulla europee, bensì nazionali. Il punto, però, non è se le leggi siano giuste o sbagliate, ma chi abbia il diritto di scriverle. Alcuni patrioti britannici - non senza motivo, in fondo - pensano che questo sia il nocciolo di fondo del sistema democratico, esemplificato al meglio dalla Madre di tutti i parlamenti. Quando però esaltano fanaticamente la volontà popolare, espressa in un referendum, diventano difensori di una tradizione politica assai diversa, ostile al sistema parlamentare britannico.
Fonte: qui

venerdì 16 agosto 2019

Juncker lancia l'allarme sulla Brexit!

La paura del "no deal" è a un livello febbrile. Tali discorsi sono inutili e ridicoli .

Deve essere serio




Il premio per la menzogna del giorno va a Jean-Claude Juncker, il presidente uscente della Commissione europea che una volta dichiarò famoso: " Quando diventa serio, devi mentire ".
“Se si tratta di una Brexit difficile, questo non è nell'interesse di nessuno, ma gli inglesi sarebbero i grandi perdenti. Fingono che non sia così, ma lo sarà ”, ha detto in un'intervista a un giornale austriaco, che è stato pubblicato sabato.
"Siamo al  massimo della preparazione , anche se alcune autorità britanniche affermano che non siamo ben preparati per un affare. Ma non partecipo a questo gioco estivo. Siamo preparati e spero lo siano anche gli inglesi ", ha detto.

Grandi perdenti? Massima preparazione?


Chi diavolo pensa che stia prendendo in giro?
Nessuna delle parti è completamente preparata al momento, ma entrambe le parti hanno tempo fino al 31 ottobre per prepararsi a No Deal.
Le cose sono veramente serie quando Juncker si avvicina al piatto con un paio di ovvie bugie che fanno paura.
L'idea che "gli inglesi saranno i grandi perdenti" mostra quanto sia disperata la posizione della Commissione Europea.
Coloro che non sono d'accordo potrebbero voler prendere in considerazione otto motivi per cui l'UE soffrirà molto più del Regno Unito in Brexit .

Unità di confutazione rapida

Per contrastare la paura, Michael Gove, capo dell'ufficio di gabinetto di Boris Johnson, affronta la falsa notizia della Brexit con un'unità di  confutazione rapida per eliminare "Miti e mezze verità" di No Deal .
La nuova unità di risposta sarà gestita da funzionari pubblici nell'ufficio del gabinetto e farà in modo che "il pubblico e le imprese non siano allarmati da storie spaventose o falsità", può rivelare il Sunday Telegraph. È noto che le figure del governo senior si sono frustrate per le storie anti-accordo trasmesse dalla BBC nei giorni scorsi, in particolare quella sulle mucche macellate nell'Irlanda del Nord dopo un'uscita senza accordo.
La scorsa settimana il programma della BBC Nightnight ha riferito che 45.000 vacche da latte potrebbero essere abbattute nell'Irlanda del Nord, in caso di Brexit senza accordi se fossero state applicate nuove tariffe più elevate al latte britannico nonostante Defra affermasse che un'abbattimento "non è assolutamente qualcosa che il governo prevede né è prevista in caso di mancato accordo ".
I ministri sono preoccupati del fatto che alcune storie nei media che esagerano le preoccupazioni in merito a un non-affare incoraggino inutilmente i membri del pubblico ad accumulare beni.
Per quanto riguarda la paura della Brexit, ti preghiamo di prendere in considerazione  No-Lorry Mayhem di Dover e Calais? "C'est la Bullshit" risponde il capo dei porti francesi .
Il capo dei porti del canale francese ha respinto gli avvertimenti sul caos della Brexit sulla rotta commerciale di Dover-Calais come irresponsabile spavalderia da parte degli agitatori politici.
"Le autorità britanniche hanno fatto molto per prepararsi. La gente dice di dormire, ma posso assicurarti che sono altamente professionali e pronti", ha dichiarato Jean-Marc Puissesseau, presidente di Port Boulogne Calais.
"Ci sono alcune persone nel Regno Unito che stanno scatenando questo catastrofismo per le proprie ragioni. Ciò ha suscitato molte preoccupazioni ma fondamentalmente 'c'est la bullsh **'. Non succederà nulla il giorno dopo la Brexit" ha detto al telegrafo.
"La Gran Bretagna sarà un paese terzo, tutto qui, e non vi è alcun motivo per cui ciò dovrebbe comportare problemi. Se entrambe le parti fanno il loro traffico di compiti a casa sarà completamente fluido", ha detto.

Preparativi

Puissesseau ha detto che nessuno è stato preparato a marzo, ma ora tutti sono preparati.
"Ho appena ricevuto una delegazione di trasportatori polacchi - e sono i più importanti in Europa - e posso dirti che sono perfettamente aggiornati su tutto ciò che deve essere fatto", ha affermato Puissesseau insistendo nel contempo sul trasporto di merci in un La Brexit dell'OMC non è così complicata come sostengono i critici.
Circa il 30 percento dei camion da Dover a Calais attualmente viaggiano vuoti (un segno di gravi squilibri nelle relazioni commerciali bilaterali del Regno Unito con l'UE). "Andranno direttamente alla linea verde e non avranno bisogno di spazio. Un altro 60 percento non trasporta materiale che deve essere controllato ”, ha affermato.

Estremità sciolte

Ci sono molti punti in sospeso che devono essere affrontati, quindi nonostante le affermazioni di Juncker, nessuno è completamente preparato.
Nessuno sarà completamente preparato neanche il 31 ottobre.
Ma ora che la realtà della Brexit è sprofondata, c'è un sacco di tempo per legare la maggior parte dei significativi lati liberi.

Aspettatevi cooperazione

È vantaggioso sia per il Regno Unito che per l'UE cooperare, quindi aspettatevi una cooperazione.
Autore di Mike Shedlock tramite MishTalk




LA BREXIT STA PER CHIUDERE LE PORTE DELLA GRAN BRETAGNA 

DAL PROSSIMO 1 NOVEMBRE I CITTADINI EUROPEI NON POTRANNO PIÙ EMIGRARVI LIBERAMENTE, SE IL 31 OTTOBRE QUESTO PAESE USCIRÀ DALLA UE CON IL "NO DEAL" 

GUAI ALL’ORIZZONTE PER I 3 MILIONI E MEZZO DI EUROPEI RESIDENTI IN GRAN BRETAGNA…

Enrico Franceschini per “la Repubblica”

boris johnsonBORIS JOHNSON
Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori: la Brexit sta per chiudere le porte della Gran Bretagna. Dal prossimo 1 novembre i cittadini europei non potranno più emigrarvi liberamente, se il 31 ottobre questo paese uscirà dalla Ue con il "no deal", ovvero senza alcun accordo, come minaccia di fare Boris Johnson. Lo ha reso noto Downing Street, confermando indiscrezioni secondo cui la "libertà di movimento", un principio cardine dell' Unione Europea, finirà immediatamente il giorno dopo la Brexit, senza una fase di transizione per l' introduzione delle nuove norme.
glasgow, proteste contro boris johnsonGLASGOW, PROTESTE CONTRO BORIS JOHNSON
L' annuncio ha suscitato immediate proteste a Bruxelles e a Londra. «I cittadini dei 27 paesi della Ue che risiedono nel Regno Unito e quelli che ancora vogliono visitarlo meritano più certezze e maggiori informazioni », commenta su Twitter Guy Verhofstadt, rappresentante del Parlamento europeo ai negoziati sulla Brexit. «Una decisione irresponsabile e avventata», afferma Ed Davey, portavoce dei liberaldemocratici, il più europeista fra i partiti britannici.
«Che conseguenze avrebbe per i cittadini europei che vivono in Gran Bretagna, quando ritornano da un viaggio all' estero? Il nostro governo vuole seriamente che a un' infermiera europea di un ospedale britannico non verrà permesso di rientrare nel Regno Unito da una vacanza? È assurdo». Concorda Nicolas Hatton di The3Million, l' associazione che rappresenta i 3 milioni e mezzo di europei residenti in Gran Bretagna: «Significa caos e discriminazione. Come potranno le guardie di frontiera distinguere tra chi vive qui e quelli che arriveranno dopo?».
Il governo britannico ha organizzato un sistema per garantire a tutti gli europei residenti in Gran Bretagna di restarvi a tempo indeterminato con pieni diritti, anche in caso di Brexit con il "no deal"; e per chi vorrà emigrare in seguito si parla di piani per un sistema "a punti" sul modello di Australia e Singapore per il futuro. Ma il "settled status", ovvero il permesso di residenza permanente, introdotto quattro mesi fa, è stato finora ottenuto solo da un milione di europei (tra cui 120 mila italiani su un totale di 700 mila), ed è improbabile che i restanti due milioni e mezzo si mettano in regola nei 72 giorni che mancano alla Brexit.
john bercow e la mozione per bloccare il no dealJOHN BERCOW E LA MOZIONE PER BLOCCARE IL NO DEAL
È vero che per richiedere il "settled status" c' è tempo fino al dicembre 2020, ma chi non ne è ancora provvisto e va in Europa potrebbe trovarsi in difficoltà a dimostrare al ritorno il diritto di residenza. Si profilano complicazioni anche per chi ha già il "settled status", poiché si tratta di uno status digitale, senza un documento che lo attesti.
L' alternativa è che il primo ministro ci ripensi. O che raggiunga in extremis un accordo con la Ue per scongiurare il "no deal". O che sia l' opposizione a bloccarlo, come il leader laburista Jeremy Corbyn si è ieri impegnato a fare «in qualunque modo». Ma il primo novembre, se non cambia niente, a Londra tornerà di moda la vecchia barzelletta: nebbia sulla Manica, il continente isolato.
Fonte: qui

PERCHE’ BORIS JOHNSON SARA’ UN SALVINI DI SUCCESSO

Secondo i sondaggi,  i cittadini britannici sostengono Boris Johnson nella sua decisione di andare al Brexit anche senza accordo negoziato, fino al punto di essere d’accordo se Boris Johnson chiudesse il parlamento per impedire (ai deputati) di bloccare il Brexit senza accordo, come vorrebbero fare la maggioranza.

Il giorno prima, appena insediato, il nuovo premier  britannico ha riunito le varie personalità responsabili dell’ordine pubblico, ed ha annunciato il piano  per una stretta di vite contro i delitti di sangue perpetrati per strada dalle minoranze etniche. “”Il tasso di omicidi è il più alto dal 1946”, ha detto. “Abbiamo visto un aumento del 34  per cento  nelle coltellate fra giovani, una crescita dell’82  in accoltellamenti, e un valoroso agente subire un’aggressione da  parte di un tizio armato di un machete da 40centimetri”. Per  cui, ha annunciato l’assunzione di  20 mila poliziotti,  10 mila nuovi posti nelle carceri, e soprattutto di dare agli agenti il potere di “stop and search” (fermare e perquisire)   senza dover chiedere l’autorizzazione ad un funzionario di grado elevato, o a un giudice. “So che è una misura controversa”, ha detto: “Ma voglio che ad aver  paura siano delinquenti, non i cittadini”.
Il fatto che dopo questa  decisione sulla sicurezza i cittadini (al 54%) siano disposti ad accettare che il biondo chiuda anche il parlamento,  pur di applicare il Brexit “ad ogni costo”,  insomma a conferirgli “pieni poteri”,   vuol dire qualcosa.
Di fronte ai previsti contraccolpi sull’economia nazionale in seguito al Brexit senza accordo (contraccolpi amplificati  dai media e dalle opposizioni una gigantesca operazione  di terrorismo psicologico,  bollato come “Project Fear”,  Operazione Paura)  Boris ha annunciato un  piano di  rilancio economico.  L’abbandono delle politiche di austerità che anche in Gran Bretagna erano state inaugurate  oltre 20 anni fa  da Toni Blair (il “socialdemocratico”  della “terza via” per avvicinarsi  alla UE)  e mantenuta, passivamente, dai governi conservatori di Cameron e  Teresa May.
Per adesso, i punti di questo rilancio li ha appena abbozzati. Per sbloccare il mercato  della  casa  vuole  alzare  l’esenzione dell’imposta di registro, attualmente applicata alle proprietà del valore  da 125 mila sterline  a 500 mila, abbassandone contemporaneamente l’aliquota dal 12 al 7%. Ciò esenterebbe dall’imposta il 70% delle compravendite immobiliari.
Vuol tagliare l’imposta sulle società, da lui giudicata una “tassa sulla produttività”  che danneggia lavoratori ed azionisti. Fin qui, siamo nel classico liberismo anglosassone , con le ricette che sta applicando anche Trump: meno tasse ai ricchi.

Scoperta:  “Più  occupazione  rende la società  più  dinamica e creativa”

Ma in più  BJ ha annunciato impegni di spesa pubblica che sicuramente incontreranno l’opposizione dei liberisti dogmatici,  che nel Regno Unito hanno la loro culla storica: “Scuole migliori, migliori trasporti, strade più sicure, banda larga”:  con lo scopo di “migliorare  la produttività di tutti”.
La teoria economica a cui fa riferimento è quella descritta nel volume “Mass Flourishing”  (Prosperità  di Massa) del Nobel americano (oggi 86enne) Edmund Phelp:  un  monetarista critico, nel senso che –  è una delle sue asserzioni fondamentali – insegna che aumentare i posti di lavoro non serve solo a dare più salari, non ha solo un effetto monetario: serve anche e soprattutto a creare “un effetto di dinamismo creativo”  fra  i lavoratori,   e  il dinamismo di un’economia in crescita che rende  più vivaci intere popolazioni mentre le arricchisce.

Phelp ha denunciato come in Europa persistano  e vengano imposti modelli che ostacolano “lo spirito di scambio creativo”  di massa, ossia delle  classi lavoratrici, accettando una disoccupazione strutturale  troppo alta , per cui ”manca lo spirito d’iniziativa”  nella popolazione generale; ha criticato i “sistemi educativi che restringono l’attività ludica”.  Dice che il monetarismo va coniugato con un vitalismo che insegni a  “considerare le conseguenze impreviste di un avanzare verso l’ignoto non come un disturbo, ma  una esperienza preziosa”.
Insomma è proprio  la teoria economica di cui ha bisogno Boris Johnson in vista del Brexit: che giustificherà  l’aumento della spesa pubblica  in  opere che aumentino la produttività del popolo,  in una nazione da rendere più dinamica e aperta al cambiamento. “Chi scommette contro la Gran Bretagna perderà la camicia”,  ha detto.
A  fare la differenza con Salvini non è solo il livello culturale del  personaggio. E’ che il popolo britannico lo segue invece di  deriderlo  e stroncarlo.  Che  nessuno   in GB  – nemmeno l’opposizione – , quando ha annunciato l’assunzione di 20 mila poliziotti, lo ha chiamato “boia”  “inumano”,   criminale e fascista; e nessun economista del Principe, a proposito dell’ampliamento delle carceri,  e  l’aumento della spesa pubblica  che  ha chiesto con  aria di sfida: “Non si può, dove trovi le coperture?”.  Certo, il Regno Unito può spendere creando moneta (non facendosela prestare) perché ha la sua valuta sovrana per il progetto di rilancio.
Forse dobbiamo cominciare a chiederci come mai non  abbiamo  visto il branco dei procuratori gettarsi a intercettare le telefonate del politico del cambiamento  e dei suoi amici e collaboratori, in  cerca di un qualunque reato  in  modo da trascinarlo in tribunale – e bloccare il cambiamento. Non abbiamo viso la muta feroce dei media organizzare  talk show di dozzine di ore, esclusivamente aperta ad  avversari politici, dediti a bollare come folle e impossibile tutte le proposte di “cambiamento”  perché “i mercati ci puniranno”,  “Lo spread”,  “è contro la UE”, “non avete le corperture”, “il debito pubblico secondo al mondo”, eccetera. Ossia tutti e solo gli argomenti contro  il minimo cambiamento possibile.
In Italia, appena emerge dal voto popolare un personaggio sgradito dai favoriti dello Status quo, la  magistratura  gli si avventa contro come un gruppo criminale da intercettare senza limiti, e di cui bisogna impedire ad ogni costo l’azione perché sospetta.  La stessa magistratura che ha archiviato come suicidio la caduta dalla finestra di David Rossi da Montepaschi, nonostante tutti gli indizi contrari, è quella che indaga  ostinata e instancabile  all’estero alla ricerca dei “soldi di Putin” che Savoini avrebbe trattato al Metropol, benché sia chiaro che nessuna trattativa  ha avuto  buon fine , e la fonte delle rivelazioni sia un organo dell’intelligence (britannica) che ha come scopo di  gettare sospetti di pro-putinismo  anche su Trump.

Buzzfeed, da cui vengono le  rivelazioni su Savoini,  è parte di una rete nota  come  “Integrity Initiative”, “una rete di spie, giornalisti e  think tank finanziata dal governo britannico nel Regno Unito che prendono sistematicamente  di mira politici  e personaggi pubblici che si presume siano troppo filo-russi” 
(vedere Andrew Spannaus, “Russiagate Comes To Italy”, https://consortiumnews.com/2019/08/05/russiagate-comes-to-italy/.
Vogliamo considerare il caso Siri, di cui “il partito dell’onestà” ha  preteso ed ottenuto le dimissioni perché due siciliani, forse contigui alla  mafia, hanno detto al telefono d volergli pagare 30 mila euro che  poi non hanno pagato?
Peggio:  l’altro ieri Il Fatto Quotidiano è apparso con questo titolo:
Lega, i segreti sui soldi e i rapporti Salvini-Bannon nei pc di Siri. Ma i pm non li possono analizzare per colpa della crisi di governo
In cui il giornale manettaro si dispiace che “ il leader della Lega ha tolto l’appoggio al governo: e l’iter per sequestrare il computer di Siri si è bloccato. Cosa c’è dentro quei pc? Dai mutui di San Marino al caso Arata: tutte le accuse al braccio destro del ministro dell’Interno”
Ora,  mi scuso:  ma se un sottosegretario deve consegnare il suo pc privato perché la magistratura vi cerchi dei reati – fra cui sembrano essere  per dei  crimini eventuali “rapporti Salvini-Bannon” – vuol dire che qualunque azione  politica è reato.  E siamo già arrivati qui:
(Ci siamo già fino al collo)
Certo,bisogna indagare Siri per i 30 mila euro. E’ giusto. Ma pochi  giorni fa abbiamo visto “il capo degli ultrà della Lazio” ucciso in pieno giorno nella capitale,  da un sicario professionista – ed abbiamo saputo che  Diabolik  aveva subito due anni fa il sequestro di 2 milioni di euro –  non certo  guadagnati  come ultrà della Lazio –  e aveva continuato nella lucrosa attività  criminale (droga)  fino a provocare la vendetta di bande rivali: e  le procure non   avevano intercetto il telefono suo e degli amici?  Se richiediamo dai procuratori lo stesso zelo che usano per i 30 mila euro di cui incolpano Siri o del (mancato) finanziamento russo alla Lega, rischiamo  di commetter noi stessi  reato di vilipendio.
Questa mi pare la differenza fondamentale tra Salvini e Boris Johnson.  La differenza sta  in qualcosa che si chiama patriottismo, per cui nessun avversario là  pensa mai di chiamare lo straniero perché  lo liberi dal nemico interno…”Right or wrong, my country”.
Ragion per cui , ancora una volta, non saremo noi col “governo del cambiamento” ad imporre alla UE la fine del programma di austerità tedesco, che sta  rovinando la stessa Germania ed  ha devastata una generazione di Europei del Sud senza occupazione né prospettiva di averla – sarà come al solito l’Inghilterra a liberarci dalla Germania.
Ricordiamo brevemente: a giugno, la Germania ha visto la sa produzione industriale contrarsi del 5,2%  e le  sue esportazioni  – su cui si basa esclusivamente il  “successo tedesco” – dell’8. Un collasso che Berlino s’è procurata da sé, puntando tutto sull’export e la riduzione dei consumi interni – che ha imposto anche a tutti noi,  attraverso i suoi Quisling italiani  – nel momento in cui lo scoppio delle guerre commerciali e il Brexit  la ridurranno in difficoltà sempre peggiori: Londra e Washington da soli assorbono 100 miliardi dell’eccedente commerciale tedesco, “è una rivolta del consumatore anglosassone contro un fornitore troppo avido”; commenta l’economista francese Nicolas Goetzmann,  il quale si rallegra  sul Figaro per questo strano motivo:

Trump et Johnson fragilisent le modèle allemand: tant mieux pour la France et l’Europe!

“Ora la zona euro deve assolutamente sostenere la domanda interna perché raggiunga il suo potenziale: la Banca centrale europea deve, come la Federal Reserve,  aggiungere al suo mandato quello della massima occupazione insieme a quello  della bassa inflazione”, dice Goetzmann  – che coraggio,  sta  sfidando Berlino  con  le stesse proposte che abbiamo sentito dai Savona, dai Bagnai.. .
Se vuole salvare l’euro,  Francia e Germania devono “renderlo vitale poggiandolo sulle forze interne (e non solo sull’export) sulla sua popolazione e  il suo livello di vita. La disoccupazione a lungo termine deve  avvicinarsi agli standard occidentali attuali: Stati Uniti 3,7, Regno Unito 3,8, contro il 7,5% della zona euro. Si può fare aumentando l’investimento pubblico”.-
Come  per caso, qui si delinea la teoria di Phelp sul dinamismo creativo da creare per  avere la “prosperità di massa”. Goetzmann  indica il prossimo G7 di fine agosto a  Biarritz  il momento in cui il governo francese dovrà proporre agli altri europei la nuova formula . O almeno che  questa riforma  della BCE venga messa sul tavolo quando alla testa della banca entrale arriva la Lagarde, il novembre prossimo. Che potrebbe già essere troppo tardi, data  la rapidità con cui la crisi recessi si fa globale e  sincronizzata: basta  dire che in Corea del Sud   l’esportazione  di  semiconduttori (di cui il paese è quasi il solo produttore mondiale con Taiwan) è crollato del  -22% e del -28 con la Cina,  per avere una pallida idea della depressione che incombe.
Le idee che hanno animato il  “governo  del cambiamento”  stanno  per essere accettate dal mondo –   e noi non ci saremo. Avremo  la magistratura che addenta ai polpacci Siri , Savoini, Salvini –  e   i talkshow dei media che ci spiegano come fossero disonesti, e le loro proposte  economiche arroganti, fasciste e folli –  e “senza le coperture”. Fonte: qui