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martedì 24 settembre 2019

IL NO DEAL AVREBBE UN “IMPATTO SISMICO" SULL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA EUROPEA: A DIRLO SONO I CAPI DI 23 ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI


IN PARTICOLARE SAREBBE UN DISASTRO LA ROTTURA DELLE CATENE DI APPROVVIGIONAMENTO TRA L’ISOLA E IL CONTINENTE, CHE COSTEREBBE SVARIATI MILIARDI. PER OGNI INTERRUZIONE DELLA PRODUZIONE SI BRUCIANO 50MILA STERLINE AL MINUTO NELLA SOLA GRAN BRETAGNA…

AUTO BREXITAUTO BREXIT
Una Brexit 'no deal' avrebbe un'impatto sismico' sull'industria automobilistica europea: ad affermarlo, in una rara dichiarazione congiunta, i capi di 23 associazioni imprenditoriali automobilistiche europee che mettono in guardia da un'uscita traumatica della Gran Bretagna, dove hanno sede, fra l'altro, le fabbriche dei giganti automobilistici BMW, Peugeot PSA e la Nissan giapponese. Lo riferiscono i media internazionali, precisando che a rischio ci sono miliardi di euro e milioni di posti di lavoro. 

rolls royce stabilimento di goodwoodROLLS ROYCE STABILIMENTO DI GOODWOOD
A preoccupare maggiormente le case automobilistiche è la possibile rottura delle catene di approvvigionamento tra l'isola e il continente. "L'uscita del Regno Unito dall'UE senza un accordo innescherebbe un cambiamento sismico nelle condizioni commerciali, con miliardi di euro di costi che minacciano di influenzare la scelta dei consumatori e l'accessibilità economica su entrambi i lati della Manica", si afferma nella dichiarazione congiunta.  

"Le industrie automobilistiche dell'UE e del Regno Unito necessitano di un commercio senza attriti e sarebbero gravemente danneggiate da ulteriori doveri e oneri amministrativi su parti e veicoli automobilistici", ha affermato Bernhard Mattes, capo della lobby automobilistica tedesca VDA. Ogni interruzione della produzione - si rileva - costa 50.000 sterline al minuto alla sola Gran Bretagna. Il settore impiega 13,8 milioni di persone nell'Unione europea inclusa la Gran Bretagna, il 6,1% della forza lavoro.   

brexit ukBREXIT UK
La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l'UE il 31 ottobre, ma le aziende sono sempre più preoccupate dall'apparente mancanza di progressi verso un nuovo accordo che sostituisca quello ottenuto da Theresa May, che il parlamento britannico ha respinto tre volte. La dichiarazione è stata sottoscritta, fra gli altri,dalle Associazioni europee dei costruttori e dei fornitori automobilistici, oltre che da 17 associazioni nazionali.

Fonte: qui


Brexit, la Corte Suprema: "Stop a Parlamento è illegale". 

Berkow: "Riapriamo domani"

Scacco al premier Johnson. La decisione presa all'unanimità. Le opposizioni chiedono le dimissioni del premier. Il presidente Berkow: "Il Parlamento riprende i lavori domani"

LONDRA - “Gli effetti sulla nostra democrazia sono stati estremi”. Con questa grave motivazione stamattina la Corte Suprema britannica all'unanimità ha giudicato illegale la controversa sospensione del Parlamento decisa dal premier Boris Johnson lo scorso agosto. Una decisione storica contro un provvedimento che aveva scatenato immediatamente proteste perché considerata dalle opposizioni un bavaglio per coloro che volevano fermare il No Deal, cioè la Brexit durissima e senza accordo con l’Ue, che Johnson ha evocato continuamente nelle ultime settimane. La Corte ha aggiunto che il Parlamento è da considerarsi aperto e così lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha immediatamente riconvocato tutti i deputati per domani: cosa non semplice perché, per esempio, tutti i laburisti sono a Brighton per la convention di partito che terminerà domani. Bercow ha precisato che si tratta di una "ripresa" dei lavori e non di una "riconvocazione". Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all'Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri.

Brexit, la sospensione del Parlamento è illegale: l'annuncio della Corte Suprema

Dunque la cosiddetta “prorogation” del Parlamento si è rivelata un clamoroso boomerang per il premier: non solo le opposizioni sono riuscite comunque ad approvare una legge anti No Deal in tempi strettissimi, ma soprattutto traballa la posizione di Johnson, che sino a ieri ha detto di non volersi assolutamente dimettere ma che, a questo punto dopo la sentenza di oggi, in teoria avrebbe ingannato persino la Regina a controfirmare la sospensione. Come temuto, tirando la sovrana nella vicenda della Brexit, ora è stata esposta a una immane figuraccia, a 93 anni, avendo approvato un provvedimento “illegale”.

Gb, Boris Johnson "colpevole": un fantoccio appare davanti alla Corte suprema


Il leader laburista Jeremy Corbyn intanto ha chiesto le dimissioni di Johnson, che si trova a New York per l’assemblea generale dell’Onu. Difficilmente mollerà la presa, ma certo questo è un colpo durissimo. Il premier non rischia l’arresto come invece capiterebbe se ignorasse la legge anti No Deal delle opposizioni (non ha escluso nemmeno questo), ma certo ora a questo punto potrebbe anche decidere di andare a elezioni anticipate dopo la decisione di oggi storica della Corte Suprema in difesa della democrazia britannica. Del resto, sinora la sua premiership è stato un disastro: sei voti su sei persi in Parlamento, la Regina fuorviata e oggi la sospensione dichiarata illegale. Un altro colpo di scena nell'infinito thriller della Brexit.

Fonte: qui

sabato 7 settembre 2019

LA LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD: LUNEDÌ BORIS PROVERÀ DI NUOVO A FAR VOTARE PER ELEZIONI-LAMPO, MA L'OPPOSIZIONE SI È RIUNITA PER RESPINGERE QUESTA IPOTESI


DOMANDA: MA IL PARLAMENTO INGLESE NON VUOLE L'ACCORDO DI THERESA MAY, NON VUOLE UN SECONDO REFERENDUM MA NEANCHE RESTARE NELL'UE. E ORA NON VUOLE UN'ELEZIONE PRO/CONTRO BORIS. 

MA ALLORA CHE CA**O VUOLE? IL BELLO È CHE NON LO SA NESSUNO…

  1. DAL PROFILO TWITTER (PARODIA) DELLA REGINA RIASSUME BENE LA SITUAZIONE:

 BREXIT: LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD
 (ANSA) - Passaggio completato anche alla Camera dei Lord per la legge anti-no deal promossa ai Comuni dalle opposizioni e da un gruppo di Tory dissidenti con l'obiettivo di cercare d'imporre al recalcitrante governo di Boris Johnson la richiesta all'Ue di un rinvio della Brexit oltre la scadenza del 31 ottobre. Il testo è stato approvato dalla Camera alta senza sorprese e senza opposizione, visto che anche l'esecutivo - pur contrario ai suoi contenuti - aveva preferito rinunciare a porre ulteriori ostacoli puntando ormai a risolvere il braccio di ferro sulla Brexit con la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito appena possibile.
boris johnson regina elisabettaBORIS JOHNSON REGINA ELISABETTA
Ora per la conclusione dell'iter sprint della legge non resta che il suggello scontato della firma della regina, o Royal Assent, e il deposito a Westminster, previsto per lunedì. Vale a dire lo stesso giorno in cui il governo intende riproporre - a legge varata - una mozione in favore del voto politico anticipato a metà ottobre: mozione a cui peraltro le opposizioni rimangono per ora orientate a far mancare il quorum.

BREXIT: ALTA CORTE, SOSPENSIONE PARLAMENTO È LEGALE
 (ANSA) - La sospensione del Parlamento britannico, annunciata dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima, è legale. Lo hanno confermato i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra respingendo - dopo che un primo ricorso di militanti anti Brexit era stato respinto in Scozia - le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.
il discorso della regina alla camera dei lordIL DISCORSO DELLA REGINA ALLA CAMERA DEI LORD

BREXIT:LABOUR RIPETE NO A VOTO LAMPO, OPPOSIZIONI A CONSULTO
 (ANSA) - Il Labour resta orientato a votare no lunedì di fronte al secondo tentativo preannunciato dal governo Tory di Boris Johnson di presentare una mozione alla Camera dei Comuni britannica per indire elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. Lo ha ribadito oggi la titolare degli Esteri del governo ombra laburista, Emily Thornberry, a margine di un incontro in teleconferenza tenuto dal leader del suo partito, Jeremy Corbyn, con i responsabili parlamentari di tutte le altre forze di opposizione per coordinare le posizioni. Incontro in cui è stata ribadita la volontà di garantire prima lo stop al rischio di una Brexit senz'accordo (no deal). Il sospetto di Corbyn che gli indipendentisti scozzesi dell'Snp si possano alla fine sfilare dando l'ok al voto immediato - nel timore che gli elettori interpretino la tattica della dilazione come una forma di "paura", come Johnson già imputa agli oppositori - è stata intanto per ora smentita dal capogruppo a Westminster di questa formazione, la terza per consistenza ai Comuni dopo Tory e Labour, Ian Blackford.
Il premier in carica invoca lo sbocco elettorale ormai come unica via d'uscita dallo stallo sulla Brexit dopo l'approvazione ai Comuni di un legge anti-no deal promossa dai suoi contestatori per imporre un rinvio del divorzio da Bruxelles oltre la scadenza del 31 ottobre: rinvio che lo stesso Johnson peraltro si dice indisponibile a chiedere. "La possibilità di avere un'elezione generale è ovviamente assai attraente" per l'opposizione, ha affermato la Thornberry, "ma dobbiamo prima risolvere una crisi imminente" e assicurarci che la convocazione delle urne non sia "un trucco" per far sì che nel frattempo Londra esca comunque dall'Ue "senz'accordo".
jeremy corbyn in piazza contro boris johnsonJEREMY CORBYN IN PIAZZA CONTRO BORIS JOHNSON
Per evitare questo rischio, Corbyn nei giorni scorsi aveva detto di voler prima lasciar entrare in vigore la legge anti-no deal, cosa che accadrà in effetti proprio lunedì. Ma vari esponenti pro Remain del suo e di altri partiti lo spingono a continuare a far ostruzionismo almeno per alcune settimane, in modo da cercare di spostare le elezioni oltre il 31 ottobre, nella speranza di mettere in imbarazzo Boris Johnson.

BORIS
Ian Buruma per “la Repubblica”*
*Traduzione di Anna Bissanti
jeremy corbynJEREMY CORBYN
L'idea che il Primo ministro britannico Boris Johnson sia un uomo del popolo, un leader della gente comune che combatte le élite dell'establishment, potrebbe sembrare un po' inconsueta o addirittura stravagante. Dopo tutto, Johnson incarna alla perfezione l'élite: ha studiato a Eton e Oxford e ha quella ricercatezza eccessiva nel parlare e nei modi tipica dell'upper class britannica. Da giornalista e da parlamentare in qualche caso è stato una voce spregiudicata, spesso scorretta, ma sempre impegnata della classe dirigente conservatrice.
Eppure, ecco che sostiene di rappresentare "la voce del popolo" contro le voci che in parlamento, da sinistra come da destra, contestano le sue politiche ispirate a una linea dura e intransigente per la Brexit. Parlare di tutti gli oppositori di una hard Brexit in termini di nemici del popolo è stata una caratteristica costante della campagna a favore dell'uscita dalla Ue. Da quando la popolazione si è espressa nel referendum del 2016, tutti i tentativi di attenuare le ripercussioni negative trovando un compromesso o posponendo la rottura sono visti alla stregua di un attacco alla volontà popolare.
In parlamento, Johnson deve far fronte a una vasta opposizione, soprattutto dopo che ha deciso la sospensione delle attività per arrivare direttamente alla Brexit il 31 ottobre, con o senza accordo. Martedì, una maggioranza ha votato a favore di una mozione che obblighi il Primo ministro a rimandare la Brexit qualora non si riesca a raggiungere un accordo. Johnson ha rimosso tutti i conservatori che hanno votato a favore di questa mozione, tra i quali i ministri del precedente governo. E poi ha invocato le elezioni generali, che Johnson presenta come una battaglia tra "il popolo" e "i politici" che gli intralciano la strada.
I provvedimenti del premier britannico sono fuori dal comune, ma non sono illeciti. Di sicuro, non sono tipici dei conservatori - nel senso che non sono mirati a tutelare le leggi tradizionali o l'ordine costituito. Perdipiù, sono assai poco British. Preoccupati, alcuni commentatori instaurano paralleli con alcuni episodi avvenuti durante l'ascesa del fascismo.
In verità, da studioso del mondo classico, Johnson sarà sicuramente consapevole che il modello del demagogo dell'upper class che conquista il potere fomentando l'ira delle classi inferiori risale alla fine della Repubblica nell'antica Roma, quando i tribuni della plebe attaccarono i patrizi in Senato aizzando e sobillando le masse spesso violente. Senza dubbio, nei privilegi di quell'istituzione c'erano molte cose sbagliate, ma a segnare la fine della Repubblica e l'inizio della dittatura imperiale fu proprio una demagogia di questo tipo.
Neanche i referendum rientrano tra le abitudini britanniche consolidate. Nel 1945, quando Winston Churchill propose di indire un referendum per prolungare il suo governo di guerra, il leader laburista Clement Attlee bocciò l'idea e la definì "avulsa da tutte le nostre tradizioni". Nei regimi chiusi, i plebisciti sono considerati una forma di "democrazia diretta", quando si presume che la volontà popolare trovi la sua espressione più pura nella volontà di un grande leader.

angela merkel boris johnson 4ANGELA MERKEL BORIS JOHNSON 
Tuttavia, il fulcro della democrazia parlamentare, di cui la Gran Bretagna è stata una dei primi e più fieri esempi, è che è indiretta. L'idea che lo stato rappresenti la volontà popolare è un concetto della Francia giacobina, sempre respinto dai conservatori britannici a cominciare da Edmund Burke. In una democrazia parlamentare "il popolo" non esiste, e tanto meno esistono una volontà popolare o una voce popolare. I politici sono scelti per rappresentare interessi differenti, che in seguito possono essere oggetto di discussione in parlamento, nella speranza che approdino a una soluzione grazie a compromessi.
In una democrazia liberale, anche l'opinione pubblica è più una forma di rappresentanza che un'espressione diretta. Nei secoli più recenti, l'opinione pubblica è stata diffusa dalla stampa, cartacea o televisiva, mediata da giornalisti e direttori. Tutto questo, ovviamente, adesso è cambiato. Grazie a internet, la maggior parte delle opinioni circola ormai senza alcuna forma di mediazione. Adesso, il popolo ha centinaia di milioni di voci. I giornalisti sembrano retrogradi e, come i politici, sono visti perlopiù con diffidenza - danno "notizie fasulle", sono "obsoleti" ed "elitari".

boris johnsonBORIS JOHNSON
Ciò non significa che i giornalisti e i politici siano tutte persone perbene e che abbiano opinioni giuste. Tutt'altro. Tuttavia, abbiamo già potuto constatare quanto sia facile per demagoghi e impostori - in assenza di una forma qualsiasi di mediazione, in parlamento come nei media - manipolare le voci del popolo. Sospendendo il parlamento in uno dei dibattiti più importanti del secolo, Johnson espone la democrazia liberale agli stessi pericoli a cui la Repubblica Romana fu esposta dagli agitatori populisti.
Nella campagna per la Brexit, ci sono stati molti aspetti sconvenienti: paure esagerate degli immigrati, illusioni di grandezza e così via. Il tema più rispettabile è stato quello che ruota attorno alla questione della sovranità. L'Ue non è uno stato democratico. Farne parte significa che certe leggi possano essere proposte e approvate da persone che non sono state elette direttamente in elezioni nazionali. È indispensabile aprire un caso purista, in base a cui una democrazia liberale non possa delegare i poteri legislativi a istituzioni sovranazionali senza stemperare la propria sovranità nazionale.
In verità, alcune delle leggi giudicate molto irritanti dai sostenitori della Brexit non sono per nulla europee, bensì nazionali. Il punto, però, non è se le leggi siano giuste o sbagliate, ma chi abbia il diritto di scriverle. Alcuni patrioti britannici - non senza motivo, in fondo - pensano che questo sia il nocciolo di fondo del sistema democratico, esemplificato al meglio dalla Madre di tutti i parlamenti. Quando però esaltano fanaticamente la volontà popolare, espressa in un referendum, diventano difensori di una tradizione politica assai diversa, ostile al sistema parlamentare britannico.
Fonte: qui

mercoledì 17 luglio 2019

GRAZIE AI 14 VOTI A FAVORE DEL M5S, URSULA VON DER LEYEN È STATA ELETTA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA!

LA PRESCELTA DI ANGELA MERKEL HA PRESO 383 VOTI, LA SOGLIA DELLA MAGGIORANZA ERA DI 374

ursula von der leyen e angela merkelURSULA VON DER LEYEN E ANGELA MERKEL

LA LEGA HA VOTATO CONTRO: "NON SIAMO DISPOSTI A DARE IL NOSTRO SOSTEGNO A CHI ATTACCA STRUMENTALMENTE L'ITALIA"

ursula von der leyenURSULA VON DER LEYEN

URSULA VON DER LEYEN ELETTA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA
(LaPresse) - Ursula von der Leyen è stata eletta presidente della Commissione europea con 383, poco più dei 374 necessari. Contrari 327 eurodeputati, astenuti 22, una scheda bianca. Hanno votato 733 eurodeputati.
ursula von der leyen 4URSULA VON DER LEYEN

La tedesca è la prima donna a ricoprire questo ruolo. L'attuale ministro della Difesa succede al lussemburghese Jean-Claude Juncker il cui mandato scade il 31 ottobre.
I deputati europei valuteranno le competenze dei nuovi commissari nelle audizioni che si svolgeranno la prima settimana di ottobre, poi la nuova commissione europea dovrà ricevere l'investitura del Parlamento europeo a Strasburgo nella sessione plenaria tra il 21 e il 24 ottobre.

juncker URSULA VON DER LEYEN "GIN" CLAUDE JUNCKER URSULA VON DER LEYEN

UE, ZANNI: NESSUN APPOGGIO DELLA LEGA A VON DER LEYEN
(LaPresse) - "La delegazione della Lega ha espresso voto contrario alla candidata alla presidenza delle Commissione europea, Ursula von der Leyen." E' quanto dichiara Marco Zanni, presidente leghista del gruppo Identità e Democrazia al Parlamento europeo. "La nostra scelta - spiega Zanni - è motivata dalla assenza di cambiamento che abbiamo riscontrato nei contenuti e nelle proposte fatte dalla candidata. Non ci piace dare il nostro voto a favore di programmi troppo spostati a sinistra che sono, peraltro, lo specchio di quelli che abbiamo già visto nella scorsa legislatura. Ancor meno - sottolinea il leghista - siamo disposti a dare il nostro sostegno a chi attacca strumentalmente l'Italia."

MARCO ZANNI 2MARCO ZANNI 

UE, ZANNI: NESSUN APPOGGIO DELLA LEGA A VON DER LEYEN
(LaPresse) - Secondo il parlamentare leghista "Von der Leyen si è riempita la bocca di tante promesse, la maggior parte delle quali sono irrealizzabili. Abbiamo ascoltato, di nuovo, molti bei proclami sulla riforma dell'economia, dell'immigrazione e le proposte di nuovi piani sugli investimenti. Tutti target che a nostro parere - avverte l'eurodeputato e responsabile Esteri della Lega - saranno disattesi da questa Commissione. Ursula von der Leyen avrà una posizione troppo debole in questa legislatura. E dovrà questa sua debolezza al fatto di poter contare su una maggioranza parlamentare molto frammentata al suo interno. Non è un mistero, del resto, che siano molte le divisioni interne a Ppe, socialisti e liberali."
UE, ZANNI: NESSUN APPOGGIO DELLA LEGA A VON DER LEYEN
 (LaPresse) - Tre sono le sfide prioritarie per Lega, spiega Zanni: economia, sicurezza e immigrazione ""Il programma di Von der Leyen, del tutto sbilanciato a sinistra, ci sembra non avere a cuore nessuno di questi temi- prosegue Zanni- Sull'immigrazione, in particolare, non si può continuare a far credere a chi ci guarda dall'altra parte del mondo che nel nostro Continente ci sia spazio per tutti." "Per noi - ha concluso il parlamentare Zanni - è impossibile appoggiare chi a Bruxelles e Strasburgo lavora quotidianamente per danneggiare l'Italia e il suo governo."
Ue, M5S voterà a favore di Ursula Von der Leyen
(LaPresse) - Tiziana Beghin, capodelegazione dei Cinque stelle al Parlamento europeo, ha dichiarato nella seduta parlamentare a Strasburgo che il Movimento voterà a favore della candidata alla presidenza della Commissione europea Ursula von der Leyen affermando che la tedesca ha fatto proprie tutte le priorità degli eurodeputati pentastellati in particolare relative al "salario minimo europeo" e ad un nuovo "patto per l'immigrazione".
Ue, M5S(PRO LIBERISTI) voterà a favore di Ursula Von der Leyen
(LaPresse) - "Lei ha fatto suoi i punti principali del nostro programma, dopo il nostro incontro, ed ha garantito che si impegnerà a realizzare un salario minimo europeo, un nuovo patto sull'immigrazione, riforme ambiziose per il clima e a garantire finalmente l'iniziativa legislativa al Parlamento europeo. Per questo il Movimento 5 Stelle intende sostenere la Sua candidatura, ma ogni giorno nei prossimi cinque anni Lei dovrà dimostrarsi degna di questa fiducia", così la capodelegazione del Movimento 5 Stelle Tiziana Beghin in aula durante il dibattito sulla elezione del Presidente della Commissione europea.

TIZIANA BEGHIN 1TIZIANA BEGHIN - IN VERSIONE PD 2.0

"Come donna e madre di tre figlie sono felice di vedere per la prima volta una donna destinata a presiedere l'esecutivo europeo: questa è senz'altro una novità positiva, ma io mi auguro che il cambiamento non si fermi qui" ha proseguito Beghin "I governi che hanno sostenuto la sua nomina hanno certamente visto in lei un presidente valido, ma soprattutto hanno voluto dire no a chi aveva pre-confezionato un pacchetto di nomine con l'arroganza di credere che tutti gli altri avrebbero solo potuto accettarle. Chi l'ha sostenuta ha voluto ribadire che se in Europa si vuole vivere insieme, bisogna anche decidere insieme, tutti insieme." La capodelegazione dei Cinque stelle che ha incontrato giovedì scorso Von der Leyen a Bruxelles ha concluso sottolineando il Movimento l'osserverà attentamente e non si farà remore a contrastarla se non rispetterà gli impegni presi, difendendo i cittadini italiani "Per governare l'Europa non basta essere tedeschi, francesi, italiani o spagnoli, bisogna prendere il meglio di ciascuno di noi e dimostrare al mondo che l'Unione Europea è molto più della somma dei suoi Paesi. Signora Von Der Leyen, sia il cambiamento che i cittadini europei si meritano e non ci deluda", ha dichiarato Beghin al termine del suo intervento.

angela merkel ursula von der leyenANGELA MERKEL URSULA VON DER LEYEN

Fonte: qui

lunedì 8 luglio 2019

Elezioni in Grecia: Nea Dimokratia vince con un buon vantaggio, perde Syriza

Le prime proiezioni assegnano a Nea Dimokratia il 39,8% dei voti e 158 seggi. Syriza prende il 31,6% (86 seggi)

Ansa - Le prime proiezioni della Singular Logic per le elezioni greche assegnano a Nea Dimokratia il 39,8% dei voti e 158 seggi. Syriza prende il 31,6% (86 seggi). I socialisti di Kinal 8,3% (23); il Kke 5,3% (14); i nazionalisti di Elliniki Lysi 3,7% (10); Diem 25 il 3,4% (9). Secondo queste proiezioni - basate sul 10% di voti reali - Alba Dorata non entra in parlamento.
Alexis Tsipras ha ammesso la sconfitta elettorale e ha telefonato al vincitore delle politiche Kyriakos Mitsotakis per congratularsi. Lo ha reso noto l'ufficio del premier uscente.
I cittadini hanno scelto. E noi rispettiamo il risultato, perché il cambio di governo è l'essenza della democrazia, non un paradosso. Ho fatto i complimenti a Mitsotakis e domani gli consegnerò l'ufficio del primo ministro". Lo ha detto il premier greco uscente Alexis Tsipras incontrando i giornalisti. Tsipras ha detto che Syriza ha fatto "scelte difficili" per cambiare il paese, "pagando un alto prezzo".
Gli 'antagonisti' di Exarchia, il quartiere 'anarchico' di Atene si presentano subito al prossimo governo: poco prima della chiusura dei seggi hanno fatto irruzione in un seggio e hanno rubato due urne con un certo numero di schede elettorali. Scontri sono scoppiati con la polizia, contro la quale un gruppo di giovani col volto coperto ha lanciato bottiglie molotov. Al momento non si segnalano feriti o arresti.
Sono stati circa 10 milioni i greci chiamati alle urne per le elezioni politiche anticipate.  I seggi hanno aperto alle 7 locali (le 6 in Italia) e hanno chiuso alle 19 (le 18 in Italia). Attese per le 21 le prime proiezioni basate su dati reali che dovrebbero dare un'indicazione pressoché certa del risultato. 
Il sistema elettorale greco è un 'proporzionale rafforzato': il partito che prende la maggioranza relativa a livello nazionale ottiene un bonus di 50 seggi, per avere la maggioranza assoluta dei 300 seggi che compongono il parlamento monocamerale greco servono dunque 151 deputati.
Una parte di seggi vengono assegnati sulla base dei voti presi nelle varie regioni (il Paese è diviso in 56 circoscrizioni, che corrispondono grossomodo alle regioni, con le aree più popolose, come Atene e l'Attica, che sono a loro volta divise in sotto-circoscrizioni). Con il 40,5% dei voti si ha la certezza di avere la maggioranza assoluta. Ma è una soglia molto difficile da raggiungere: per cui, il raggiungimento dell'autonomia parlamentare è condizionato, per i partiti maggiori, dalla presenza o meno nel 'Voulì' (il nome del parlamento in greco) delle formazioni politiche minori, che devono superare la soglia di sbarramento del 3%. Meno ce ne sono, più bassa è la percentuale necessaria ad avere la maggioranza assoluta. 

martedì 19 marzo 2019

LA "FLAT TAX" FA LITIGARE M5S E LEGA

IL MINISTRO GRILLINO LEZZI: "COSTA 60 MILIARDI €, È UNA PROMESSA CHE NON SI PUÒ MANTENERE", SALVINI INSISTE: “E' NEL CONTRATTO, LE COPERTURE CI SONO. IL COSTO DI 60 MILIARDI €? NUMERI STRAMPALATI, NON E' IL SUPERENALOTTO” 
TRIA PRECISA: “NON C’E’ NESSUNA STIMA DEL MEF SULLE RIFORME IN DISCUSSIONE”
Da ansa.it

barbara lezziBARBARA LEZZI
Nuovo duello tra Lega e M5s sulla Flat tax. Tria: 'Nessuna stima del Mef'. "La flat tax c'è nel contratto di governo. Spero non ci siano resistenze da parte di nessuno". Lo ha sottolineato il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini a margine di una riunione del gruppo Lega al Pirellone, aggiungendo che "le coperture ci sono, perché quando l'economia corre lo Stato incassa".

In precedenza il leader leghista aveva criticato un'ipotesi di simulazione fatta dal Ministero dell'Economia. "Sono stati fatti numeri strampalati, 50-60 miliardi di euro, non siamo al Superenalotto. Per la prima fase bastano tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un abbattimento fiscale a tante persone":  ha detto a Rtl il ministro dell'Interno.

"L'ultima cosa da fare - ha aggiunto - è aumentare le tasse, anche se lo chiede l'Europa. Sulle clausole di salvaguardia una riflessione va fatta, noi non abbiamo nessuna intenzione di aumentare l'Iva. Stiamo facendo tutti i conti, siamo convinti che se abbassi le tasse, dal secondo anno lo Stato incassa di più".

salvini triaSALVINI TRIA
Non c'è "nessuna stima fatta su una riforma che né io né il Mef abbiamo mai ricevuto", non c'è "nessuna stima del Mef sulle riforme in discussione". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, parlando della flat tax. "Proposte specifiche non sono arrivate all'analisi del Mef - ha aggiunto entrando all'Agenzia delle Entrate - La flat tax è allo studio da luglio su varie possibili ipotesi, quindi non c'è nulla di nuovo".

"La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere", ha affermato la ministra per il Sud Barbara Lezzi ospite del programma "24 Mattino - Morgana e Merlino" su Radio 24 commentando l'annuncio fatto ieri da Salvini.

di maio salviniDI MAIO SALVINI
Sulla flat tax "credo che non si debba continuare a sparare alto con cose irraggiungibili, anche fossero 15 miliardi di riforma dell'Irpef oggi sono insostenibili perciò è necessario riordinare quello che già esiste". Così la sottosegretaria al Mef, Laura Castelli, a margine di un evento Consob aggiungendo "perché bisogna concentrare le risorse verso la direzione corretta che nel caso nostro e di tutto il governo è un politica dedicata alla famiglia". 

Sulla flat tax "Si tratta di essere realisti rispetto a possibilità e compagini economiche che ci sono oggi". "Noi prevediamo impatti minori nel riordino dell'esistente, anche una visione diversa di quella che è la pressione fiscale", ha aggiunto Castelli.

"Io non so se esiste questo studio del Mef, ma se esiste io non l'ho mai visto. Stiamo parlando di un progetto molto diverso dalla fase 2 della Flat Tax che invece abbiamo in mente noi, ovvero il voler applicare fino a 50 mila euro di reddito il 15% di aliquota fissa con le deduzioni che sono inversamente proporzionali al reddito". Così Armando Siri, sottosegretario alle infrastrutture (Lega Nord) al Giornale radio Rai (Radio1) sostenendo che il costo è di 12 miliardi.
lezziLEZZI

"La Flat tax é una bufala senza spazi fiscali per sostenerla, l'hanno subito fatto capire a Salvini. L'insofferenza viene dagli imprenditori del Nord che hanno capito la mutazione genetica della Lega, che per prendere voti in tutta Italia paralizza il Paese". Lo ha detto il segretario del Pd Nicola Zingaretti a Circo Massimo su Radio Capital. "Serve la progressività delle imposte, non l'illusione che se i ricchi hanno più soldi spendono di più - ha aggiunto -. Queste sono le teorie di Paperon de Paperoni, non di Paperino e Qui Quo Qua".

Fonte: qui

LA VIA DELL’INFERNO E’ FODERATA DI SETA 
ALBERTO FORCHIELLI: “PER LA CINA È UNA VITTORIA SENZA PRECEDENTI. È UNA VITA CHE STANNO CERCANDO QUALCUNO CHE METTA UNA FIRMA SUL MEMORANDUM, E NESSUNO GLIEL'AVEVA MAI CONCESSA. SIAMO GLI UNICI POLLI CHE CI SONO CASCATI. INFATTI I GIORNALI CINESI ESULTANO - PECHINO VUOLE DOMINARE IL MONDO IN CHIAVE ANTIAMERICANA E IL NOSTRO GOVERNO HA ABBOCCATO. UNA ROBA DA CACCIARCI A PEDATE DALLA NATO E DAL G7”
Federico Novella per “la Verità”

«Siamo veramente dei pirla. Dei poveracci. Una roba da non credere».

Avvertenza per il lettore: Alberto Forchielli è un economista sui generis. Uno che parla come mangia. Master alla Business School di Harvard, è il finanziere fondatore di Mandarin Capital Partners, un fondo di private equity che aiuta le aziende italiane a internazionalizzarsi. Nato a Bologna, vive tra gli Stati Uniti e il Sud Est Asiatico.
xi jinpingXI JINPING
Conteso dai talk show per la sua parlata sciolta, dopo l' imitazione di Maurizio Crozza ha conquistato la grande celebrità: «Divertentissima, l' imitazione. Se devo scegliere tra il Nobel per l' economia, un' udienza con il Papa, Cavaliere del lavoro e lo sketch di Crozza, scelgo tutta la vita Crozza».

Quando da Hong Kong tira su la cornetta, la cadenza emiliana è carica di indignazione. L' Italia si prepara a firmare il memorandum d' intesa «Belt and road» con Pechino, con gli altolà leghisti sulla difesa dei settori strategici per la sicurezza nazionale. E Forchielli sfoglia sconsolato i quotidiani cinesi: «Guarda qua. Siamo su tutte le prime pagine. Titoloni a nove colonne. "L' Italia aderisce alla Via della seta". Qua i cinesi stanno stappando la bottiglia buona. Siamo gli unici polli che ci sono cascati».
donald trump xi jinping mar a lagoDONALD TRUMP XI JINPING MAR A LAGO

Si spieghi meglio.
«Per la Cina è una vittoria senza precedenti. È una vita che stanno cercando qualcuno che metta una firma sul memorandum, e nessuno gliel' aveva mai concessa. Poi siamo arrivati noi. Siamo la prima grande economia occidentale che ci sta. Infatti i giornali cinesi esultano».

Quindi giudica negativamente l' accordo economico?
«Quale accordo economico? Qua di economico non c' è un tubo».

Ma come: infrastrutture, terminal container, autostrade
«Ma va là. Sono piccolezze. Pensiamo davvero che i cinesi prima di comprare qualcosa chiedano il permesso? La pagano e se la comprano, punto. Così hanno fatto in passato con Pirelli e Candy, senza che nessuno fiatasse».

LUIGI DI MAIO IN CINA CON MICHELE GERACILUIGI DI MAIO IN CINA CON MICHELE GERACI
Sarà così anche per il porto di Trieste, ingresso d' Europa?
«Ma andiamo. Trieste per loro è un investimento ridicolo. Gli investimenti a Trieste e Genova li avrebbero fatti comunque, firma o non firma».

Ma se non è un accordo economico, di che stiamo parlando?
«Questo accordo ha un pericoloso significato politico e simbolico. L' Italia sta aderendo formalmente al progetto cinese di controllo del mondo in chiave antiamericana. È esattamente quello che vogliono a Pechino».
LUIGI DI MAIO IN CINALUIGI DI MAIO IN CINA

Ma Luigi Di Maio parla di «grande opportunità commerciale» e «vittoria del made in Italy».
«Hanno fatto credere ai nostri governanti che dietro ci fosse un qualche vantaggio commerciale. Ma il tornaconto per noi è nullo: di sicuro non si metteranno a comprare i foulard di Dolce e Gabbana per ringraziarci. La verità è ci stiamo vendendo per quattro lire. Possiamo ben parlare di circonvenzione di incapaci».

Ma anche altri Paesi europei hanno ricevuto ingenti capitali cinesi
ALBERTO FORCHIELLIALBERTO FORCHIELLI
«Certo, ma gli altri non sono andati a strombazzare l' adesione alla Via della seta. Duisburg in Germania è il terminale ferroviario della Via della seta, ma i tedeschi, che sono più furbi di noi, si sono ben guardati dall' aderire formalmente al progetto. Noi invece stiamo dicendo al mondo che l' Italia sta dalla parte della Cina in uno schema antagonista a quello degli alleati americani. Agli occhi dei partners e della stampa internazionale è un tradimento. Guardi il South China Morning Post: ha in prima pagina la foto di Giuseppe Conte e scrive che "l' Italia ha ignorato le richieste americane". Una roba da cacciarci a pedate dalla Nato e dal G7».

Il governo dice che gli Stati Uniti restano comunque il nostro primo alleato.
«Ormai abbiamo fatto incazzare tutti. Proprio mentre gli americani cercano di mantenere compatto il fronte occidentale, noi siamo l' unico Pierino che fa di testa sua. Ma ci rendiamo conto? Adesso ci isoleranno nel G7, anche nel dossier Libia».

Tra Usa e Cina, stiamo andando dalla parte sbagliata?
paolo gentiloni con xi jinping al forum per la via della seta 1PAOLO GENTILONI CON XI JINPING AL FORUM PER LA VIA DELLA SETA
«Oramai andiamo verso il "decoupling della supply chain", cioè la separazione in due sfere di attività economica: Est contro Ovest. Diversi standard antitrust, le norme sui dati, la balcanizzazione di Internet, la spaccatura sul 5G. Tutto ciò renderà difficile per un' impresa competere in entrambi i contesti. Ogni azienda avrà un baricentro di là o di qua, e solo una parte marginale nella sfera opposta».

E che fine farà il mondo globale, economicamente bilanciato su tre poli, Stati Uniti, Cina ed Europa?
paolo gentiloni con xi jinping al forum per la via della seta 2PAOLO GENTILONI CON XI JINPING AL FORUM PER LA VIA DELLA SETA
«Quella temo sia un' illusione che va svanendo ogni giorno che passa. Io non vedo questa nuova guerra fredda con sfavore, perché forse è l' unico modo che ha l' Occidente per mantenere un minimo di indipendenza. E noi invece rompiamo le righe e facciamo un passo verso Est. Con un piccolo particolare: oggi esportiamo molto di più verso Usa, Canada ed Europa. In Cina esportiamo 15 miseri miliardi, il 2-3% del totale export, con un deficit cronico di altri 10-15. Se pensiamo che questi numeri salgano firmando il memorandum siamo infantili. Le nostre piccole imprese continueranno a patire problemi strutturali. Al contrario in uno scenario di decoupling potremmo riacquistare molta competitività verso Ovest. I nodi arriveranno comunque al pettine molto presto».

Dunque siamo terra di conquista?
Tav. - Salvini Di Maio ToninelliTAV. - SALVINI DI MAIO TONINELLI
«La Cina si muove così: formalmente arriva qui per motivi economici, ma in realtà cerca solo di rafforzare la sua influenza politica. È la prima civiltà al mondo che esporta capitali, tecnologie, personale. Vorrebbe esportare anche il suo modello politico, e questo non possiamo permetterlo».

La tecnologia 5G è un cavallo di Troia per spiarci?
trump e xi jinping alla citta proibita piazza tien an menTRUMP E XI JINPING ALLA CITTA PROIBITA PIAZZA TIEN AN MEN













«Su Huawei dobbiamo andarci cauti. Tutte le aziende pubbliche cinesi obbediscono al partito. Se gestiranno le nostre infrastrutture non saremo più tranquilli. Ma non mi aspetto che l' Italia faccia queste considerazioni: ormai siamo succubi e servili, la colonia ce l' abbiamo nel cervello».

Comunque il presidente Conte parla di un «accordo quadro non vincolante».
«Forse hanno realizzato di aver esagerato. Faranno un accordo in tono minore per annacquare il memorandum, ma ormai ci siamo esposti. E intanto i cinesi ridono».

Insomma, ne usciremo con un cavillo, un po' quello che sta accadendo nell' infinito tira e molla sulla Tav.
«Ah, la Tav. Quella i cinesi la tiran su in un fine settimana».

Come dice Crozza, «I cinesi il tunnel della Tav lo scavano con il Black&Decker»?
TONINELLI DI MAIO SALVINI 19TONINELLI DI MAIO SALVINI 19
«Esattamente. Sono bestiali. Tostissimi».

Mi pare di capire che non ha una grande opinione dei 5 stelle.
«Quelli sono pericolosi come i Khmer rossi. Bloccano tutto quello che c' è da bloccare. Ma se un progetto come la Tav parte, poi lo devi terminare».

Che ne pensa della nuova quota 100 sulle pensioni?
«Penso che siamo un Paese di vecchi. E quindi le elezioni si vincono regalando soldi ai vecchi. Ma così non c' è futuro».

E i giovani?
«Quelli bisognerebbe evacuarli dall' Italia a bordo dell' arca di Noè.
A loro consiglio di studiare tanto, accettare tutti i lavori possibili, girare il mondo, imparare dai ragazzi cinesi».
LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI GIUSEPPE CONTE

Perché?
«Ormai i giovani cinesi divorano i ragazzi occidentali. Lavoratori instancabili, studiano senza sosta, niente vacanze, niente spinelli. Hanno una forza vitale che in Italia abbiamo perso da tempo».

Cos' è che i cinesi invidiano agli italiani?
«Soprattutto l' aria pulita».

Se fosse a Palazzo Chigi, quale sarebbe il suo primo provvedimento?
paolo gentiloni con xi jinping al forum per la via della seta 3PAOLO GENTILONI CON XI JINPING AL FORUM PER LA VIA DELLA SETA
«Raderei al suolo il Tar, la Corte dei conti e il Consiglio di Stato».

Perché ha postato un video mascherato da Winston Churchill?
«Ricorda il primo discorso di Churchill a Westminster, da primo ministro? "Ci attendono sudore, lacrime e sangue". È quello che un buon governante dovrebbe dire oggi agli italiani, con trasparenza e onestà. Altro che reddito di cittadinanza».

Oggi invece gli inglesi sembrano sull' orlo di una crisi di nervi.
«Gli inglesi sono dei poveracci. Hanno voluto giocare duro e adesso ne pagano il prezzo. Hanno rallentato per anni il processo di integrazione europea per interessi di parte. Per l' Europa sono come un grazioso gattino attaccato ai maroni».
trump xiTRUMP XI

La guerra commerciale tra Donald Trump e Pechino è arrivata a una svolta?
«Purtroppo Trump - della cui linea non condivido quasi nulla - arriverà a un accordo, ne ha bisogno in vista delle elezioni. Ma dazi selettivi sono necessari per ragioni di indipendenza economica, di sicurezza e di politica. Passate le elezioni del prossimo anno, il vento anti Cina in Usa soffierà più forte che mai e il "decoupling", lo scontro tra Est e Ovest, accelererà il passo».
trump xiTRUMP XI

Come giudica il vento sovranista che attraversa l' Europa?
«Non sono d' accordo con il fronte sovranista. Però la crociata contro l' immigrazione selvaggia è sacrosanta. Ci raccontano che è un fenomeno inarrestabile, ma non è vero. Ci sono battaglie che vanno combattute. Le navi delle Ong erano un andazzo inaccettabile, adesso grazie alla linea di Matteo Salvini non ci sono più.
Diamogliene atto».
recessione di maio salviniRECESSIONE DI MAIO SALVINI

Cosa le manca di più dell' Italia?
«Ben poco. Torno una volta l' anno. Forse mi manca la mia gioventù. Tra l' altro oggi la cucina italiana la trovi ovunque: quindi ho sconfitto anche la nostalgia dei tortellini».

Fonte: qui




MERCOLEDÌ SI VOTA SUL PROCESSO PER SALVINI E GIOVEDÌ PER LA SFIDUCIA A TONINELLI, MA IL GOVERNO NON CORRE RISCHI: IL M5S AVVERTE I DISSIDENTI CHE CHI VOTA CONTRO È FUORI, MA “NIENTE SGAMBETTI” SUL MINISTRO DEI TRASPORTI O “CADE IL GOVERNO” 
CI SARANNO ASSENZE STRATEGICHE DA ENTRAMBE LE PARTI, MA SOLO PER MANDARSI SEGNALI E VERIFICARE LA CONSISTENZA DELLA FRONDA
Emilio Pucci per “il Messaggero”

Tav. - Salvini Di Maio ToninelliTAV. - SALVINI DI MAIO TONINELLI
I vertici M5S hanno avvertito i dissidenti ancora una volta: sul caso Diciotti «chi vota contro la posizione espressa dalla base sulla piattaforma Rousseau» si mette fuori dal Movimento. Ma un messaggio è arrivato anche alla Lega: «Niente sgambetti» sulla mozione di sfiducia contro Toninelli, «altrimenti cade il governo».  Le due votazioni - la prima sull' operato di Salvini (mercoledì) la seconda (giovedì) sul ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture - rappresentano uno snodo importante della legislatura. Costituiscono di certo un test per l' esecutivo e per la maggioranza. Ma non dovrebbero riservare sorprese.

DANILO TONINELLI E IL RISCALDAMENTO GLOBALEDANILO TONINELLI E IL RISCALDAMENTO GLOBALE










IL TEST
Sono state preparate con largo anticipato dalle due forze politiche che hanno contratto il programma di governo. Perché è la linea da sempre dei pentastellati non sono previste maggioranze variabili. Ovvero poco importa se FI e FdI si siano schierate a favore del responsabile del Viminale, non cambiano i rapporti interni.

Non sono in discussione i numeri del 20 marzo quando i senatori dalle 13 saranno chiamati a pronunciarsi sulla proposta della Giunta delle immunità di Palazzo Madama che ha chiesto all' Aula di non concedere alla procura di Catania l' autorizzazione a procedere nei confronti del vicepremier.
salvini toninelliSALVINI TONINELLI

Mantero e La Mura dovrebbero uniformarsi alla linea M5S, Fattori potrebbe è l' exit strategy chiesta dai vertici del gruppo al Senato uscire dall' Aula, Nugnes invece dovrebbe tenere il punto. In ogni caso Salvini interverrà mercoledì nell' emiciclo del Senato - ha messo in conto i mal di pancia interni al Movimento.

salvini diciotti 5SALVINI DICIOTTI




Considera fisiologico che qualcuno possa non partecipare al voto o addirittura concordare con le accuse del Tribunale etneo sulla gestione della nave della guardia costiera italiana bloccata per cinque giorni di fronte al porto di Catania, con 177 migranti a bordo.

Non si è trattato affatto di un sequestro di persona, ci fu una decisione collegiale nell' interesse del Paese, hanno messo nero su bianco il premier Conte, il vicepremier Di Maio e il ministro Toninelli. «Se mi processano per aver difeso i confini italiani io ne sarò orgoglioso, andrò a testa alta», continua a ripetere il segretario del partito di via Bellerio, «ognuno sarà libero di esprimersi secondo coscienza». Qualche timore invece riguarda l' esito della partita del giorno dopo.

DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIDANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI
L' ATTACCO DEL PD
Il Pd sta preparando l' attacco a Toninelli, l' obiettivo di sfiduciare il ministro più criticato del governo è condiviso da tutte le forze dell' opposizione. Non sarà facile per la Lega difendere chi, a detta degli esponenti del partito di via Bellerio, è il maggior responsabile dello scontro sulla Tav. Dipenderà anche da come evolverà il dibattito sullo sblocca cantieri, con il Movimento 5Stelle che vuole inserire delle norme preparate dal ministro dell' Ambiente Costa sul consumo del suolo, contro l' eccessiva cementificazione, e non vuole abbassare la guardia sull' edilizia privata perché così spiegano fonti di governo si tornerebbe al piano Lupi' o alle promesse di Berlusconi.
salviniSALVINI

Ecco, le tensioni sulle grandi opere potrebbero sfociare non tanto in un dissenso aperto contro il ministro quanto in assenze in Aula che andrebbero in ogni modo a pesare sui numeri finali.
Naturalmente la Lega non pensa di votare sì alla sfiducia di Toninelli, difeso a spada tratta dal presidente del Consiglio e dalla maggior parte dei senatori pentastellati.

toninelli salviniTONINELLI SALVINI
«Toninelli è perfettamente in linea con il Movimento», lo blinda il senatore Dessi. Il malcontento di un gruppo di senatori ora è legato soprattutto al fatto che i rimborsi al movimento andranno su un conto corrente «e non allarga le braccia un esponente pentastellato al microcredito e agli alluvionati, è un finanziamento mascherato».

Tuttavia la convinzione anche da parte dei malpancisti è che in questo momento nessuno possa sfilarsi. Per questo M5S e Lega in settimana blinderanno l' esecutivo. Con le tensioni che rimarranno però sotto traccia.

Fonte: qui