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martedì 24 settembre 2019

IL NO DEAL AVREBBE UN “IMPATTO SISMICO" SULL’INDUSTRIA AUTOMOBILISTICA EUROPEA: A DIRLO SONO I CAPI DI 23 ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI


IN PARTICOLARE SAREBBE UN DISASTRO LA ROTTURA DELLE CATENE DI APPROVVIGIONAMENTO TRA L’ISOLA E IL CONTINENTE, CHE COSTEREBBE SVARIATI MILIARDI. PER OGNI INTERRUZIONE DELLA PRODUZIONE SI BRUCIANO 50MILA STERLINE AL MINUTO NELLA SOLA GRAN BRETAGNA…

AUTO BREXITAUTO BREXIT
Una Brexit 'no deal' avrebbe un'impatto sismico' sull'industria automobilistica europea: ad affermarlo, in una rara dichiarazione congiunta, i capi di 23 associazioni imprenditoriali automobilistiche europee che mettono in guardia da un'uscita traumatica della Gran Bretagna, dove hanno sede, fra l'altro, le fabbriche dei giganti automobilistici BMW, Peugeot PSA e la Nissan giapponese. Lo riferiscono i media internazionali, precisando che a rischio ci sono miliardi di euro e milioni di posti di lavoro. 

rolls royce stabilimento di goodwoodROLLS ROYCE STABILIMENTO DI GOODWOOD
A preoccupare maggiormente le case automobilistiche è la possibile rottura delle catene di approvvigionamento tra l'isola e il continente. "L'uscita del Regno Unito dall'UE senza un accordo innescherebbe un cambiamento sismico nelle condizioni commerciali, con miliardi di euro di costi che minacciano di influenzare la scelta dei consumatori e l'accessibilità economica su entrambi i lati della Manica", si afferma nella dichiarazione congiunta.  

"Le industrie automobilistiche dell'UE e del Regno Unito necessitano di un commercio senza attriti e sarebbero gravemente danneggiate da ulteriori doveri e oneri amministrativi su parti e veicoli automobilistici", ha affermato Bernhard Mattes, capo della lobby automobilistica tedesca VDA. Ogni interruzione della produzione - si rileva - costa 50.000 sterline al minuto alla sola Gran Bretagna. Il settore impiega 13,8 milioni di persone nell'Unione europea inclusa la Gran Bretagna, il 6,1% della forza lavoro.   

brexit ukBREXIT UK
La Gran Bretagna dovrebbe lasciare l'UE il 31 ottobre, ma le aziende sono sempre più preoccupate dall'apparente mancanza di progressi verso un nuovo accordo che sostituisca quello ottenuto da Theresa May, che il parlamento britannico ha respinto tre volte. La dichiarazione è stata sottoscritta, fra gli altri,dalle Associazioni europee dei costruttori e dei fornitori automobilistici, oltre che da 17 associazioni nazionali.

Fonte: qui


Brexit, la Corte Suprema: "Stop a Parlamento è illegale". 

Berkow: "Riapriamo domani"

Scacco al premier Johnson. La decisione presa all'unanimità. Le opposizioni chiedono le dimissioni del premier. Il presidente Berkow: "Il Parlamento riprende i lavori domani"

LONDRA - “Gli effetti sulla nostra democrazia sono stati estremi”. Con questa grave motivazione stamattina la Corte Suprema britannica all'unanimità ha giudicato illegale la controversa sospensione del Parlamento decisa dal premier Boris Johnson lo scorso agosto. Una decisione storica contro un provvedimento che aveva scatenato immediatamente proteste perché considerata dalle opposizioni un bavaglio per coloro che volevano fermare il No Deal, cioè la Brexit durissima e senza accordo con l’Ue, che Johnson ha evocato continuamente nelle ultime settimane. La Corte ha aggiunto che il Parlamento è da considerarsi aperto e così lo speaker della Camera dei Comuni John Bercow ha immediatamente riconvocato tutti i deputati per domani: cosa non semplice perché, per esempio, tutti i laburisti sono a Brighton per la convention di partito che terminerà domani. Bercow ha precisato che si tratta di una "ripresa" dei lavori e non di una "riconvocazione". Ha aggiunto che non ci sarà il Question Time del mercoledì del premier (a New York all'Onu), ma vi sarà spazio per interrogazioni urgenti ai ministri.

Brexit, la sospensione del Parlamento è illegale: l'annuncio della Corte Suprema

Dunque la cosiddetta “prorogation” del Parlamento si è rivelata un clamoroso boomerang per il premier: non solo le opposizioni sono riuscite comunque ad approvare una legge anti No Deal in tempi strettissimi, ma soprattutto traballa la posizione di Johnson, che sino a ieri ha detto di non volersi assolutamente dimettere ma che, a questo punto dopo la sentenza di oggi, in teoria avrebbe ingannato persino la Regina a controfirmare la sospensione. Come temuto, tirando la sovrana nella vicenda della Brexit, ora è stata esposta a una immane figuraccia, a 93 anni, avendo approvato un provvedimento “illegale”.

Gb, Boris Johnson "colpevole": un fantoccio appare davanti alla Corte suprema


Il leader laburista Jeremy Corbyn intanto ha chiesto le dimissioni di Johnson, che si trova a New York per l’assemblea generale dell’Onu. Difficilmente mollerà la presa, ma certo questo è un colpo durissimo. Il premier non rischia l’arresto come invece capiterebbe se ignorasse la legge anti No Deal delle opposizioni (non ha escluso nemmeno questo), ma certo ora a questo punto potrebbe anche decidere di andare a elezioni anticipate dopo la decisione di oggi storica della Corte Suprema in difesa della democrazia britannica. Del resto, sinora la sua premiership è stato un disastro: sei voti su sei persi in Parlamento, la Regina fuorviata e oggi la sospensione dichiarata illegale. Un altro colpo di scena nell'infinito thriller della Brexit.

Fonte: qui

sabato 7 settembre 2019

LA LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD: LUNEDÌ BORIS PROVERÀ DI NUOVO A FAR VOTARE PER ELEZIONI-LAMPO, MA L'OPPOSIZIONE SI È RIUNITA PER RESPINGERE QUESTA IPOTESI


DOMANDA: MA IL PARLAMENTO INGLESE NON VUOLE L'ACCORDO DI THERESA MAY, NON VUOLE UN SECONDO REFERENDUM MA NEANCHE RESTARE NELL'UE. E ORA NON VUOLE UN'ELEZIONE PRO/CONTRO BORIS. 

MA ALLORA CHE CA**O VUOLE? IL BELLO È CHE NON LO SA NESSUNO…

  1. DAL PROFILO TWITTER (PARODIA) DELLA REGINA RIASSUME BENE LA SITUAZIONE:

 BREXIT: LEGGE ANTI-NO DEAL PASSA ANCHE ALLA CAMERA DEI LORD
 (ANSA) - Passaggio completato anche alla Camera dei Lord per la legge anti-no deal promossa ai Comuni dalle opposizioni e da un gruppo di Tory dissidenti con l'obiettivo di cercare d'imporre al recalcitrante governo di Boris Johnson la richiesta all'Ue di un rinvio della Brexit oltre la scadenza del 31 ottobre. Il testo è stato approvato dalla Camera alta senza sorprese e senza opposizione, visto che anche l'esecutivo - pur contrario ai suoi contenuti - aveva preferito rinunciare a porre ulteriori ostacoli puntando ormai a risolvere il braccio di ferro sulla Brexit con la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito appena possibile.
boris johnson regina elisabettaBORIS JOHNSON REGINA ELISABETTA
Ora per la conclusione dell'iter sprint della legge non resta che il suggello scontato della firma della regina, o Royal Assent, e il deposito a Westminster, previsto per lunedì. Vale a dire lo stesso giorno in cui il governo intende riproporre - a legge varata - una mozione in favore del voto politico anticipato a metà ottobre: mozione a cui peraltro le opposizioni rimangono per ora orientate a far mancare il quorum.

BREXIT: ALTA CORTE, SOSPENSIONE PARLAMENTO È LEGALE
 (ANSA) - La sospensione del Parlamento britannico, annunciata dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima, è legale. Lo hanno confermato i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra respingendo - dopo che un primo ricorso di militanti anti Brexit era stato respinto in Scozia - le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio.
il discorso della regina alla camera dei lordIL DISCORSO DELLA REGINA ALLA CAMERA DEI LORD

BREXIT:LABOUR RIPETE NO A VOTO LAMPO, OPPOSIZIONI A CONSULTO
 (ANSA) - Il Labour resta orientato a votare no lunedì di fronte al secondo tentativo preannunciato dal governo Tory di Boris Johnson di presentare una mozione alla Camera dei Comuni britannica per indire elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. Lo ha ribadito oggi la titolare degli Esteri del governo ombra laburista, Emily Thornberry, a margine di un incontro in teleconferenza tenuto dal leader del suo partito, Jeremy Corbyn, con i responsabili parlamentari di tutte le altre forze di opposizione per coordinare le posizioni. Incontro in cui è stata ribadita la volontà di garantire prima lo stop al rischio di una Brexit senz'accordo (no deal). Il sospetto di Corbyn che gli indipendentisti scozzesi dell'Snp si possano alla fine sfilare dando l'ok al voto immediato - nel timore che gli elettori interpretino la tattica della dilazione come una forma di "paura", come Johnson già imputa agli oppositori - è stata intanto per ora smentita dal capogruppo a Westminster di questa formazione, la terza per consistenza ai Comuni dopo Tory e Labour, Ian Blackford.
Il premier in carica invoca lo sbocco elettorale ormai come unica via d'uscita dallo stallo sulla Brexit dopo l'approvazione ai Comuni di un legge anti-no deal promossa dai suoi contestatori per imporre un rinvio del divorzio da Bruxelles oltre la scadenza del 31 ottobre: rinvio che lo stesso Johnson peraltro si dice indisponibile a chiedere. "La possibilità di avere un'elezione generale è ovviamente assai attraente" per l'opposizione, ha affermato la Thornberry, "ma dobbiamo prima risolvere una crisi imminente" e assicurarci che la convocazione delle urne non sia "un trucco" per far sì che nel frattempo Londra esca comunque dall'Ue "senz'accordo".
jeremy corbyn in piazza contro boris johnsonJEREMY CORBYN IN PIAZZA CONTRO BORIS JOHNSON
Per evitare questo rischio, Corbyn nei giorni scorsi aveva detto di voler prima lasciar entrare in vigore la legge anti-no deal, cosa che accadrà in effetti proprio lunedì. Ma vari esponenti pro Remain del suo e di altri partiti lo spingono a continuare a far ostruzionismo almeno per alcune settimane, in modo da cercare di spostare le elezioni oltre il 31 ottobre, nella speranza di mettere in imbarazzo Boris Johnson.

BORIS
Ian Buruma per “la Repubblica”*
*Traduzione di Anna Bissanti
jeremy corbynJEREMY CORBYN
L'idea che il Primo ministro britannico Boris Johnson sia un uomo del popolo, un leader della gente comune che combatte le élite dell'establishment, potrebbe sembrare un po' inconsueta o addirittura stravagante. Dopo tutto, Johnson incarna alla perfezione l'élite: ha studiato a Eton e Oxford e ha quella ricercatezza eccessiva nel parlare e nei modi tipica dell'upper class britannica. Da giornalista e da parlamentare in qualche caso è stato una voce spregiudicata, spesso scorretta, ma sempre impegnata della classe dirigente conservatrice.
Eppure, ecco che sostiene di rappresentare "la voce del popolo" contro le voci che in parlamento, da sinistra come da destra, contestano le sue politiche ispirate a una linea dura e intransigente per la Brexit. Parlare di tutti gli oppositori di una hard Brexit in termini di nemici del popolo è stata una caratteristica costante della campagna a favore dell'uscita dalla Ue. Da quando la popolazione si è espressa nel referendum del 2016, tutti i tentativi di attenuare le ripercussioni negative trovando un compromesso o posponendo la rottura sono visti alla stregua di un attacco alla volontà popolare.
In parlamento, Johnson deve far fronte a una vasta opposizione, soprattutto dopo che ha deciso la sospensione delle attività per arrivare direttamente alla Brexit il 31 ottobre, con o senza accordo. Martedì, una maggioranza ha votato a favore di una mozione che obblighi il Primo ministro a rimandare la Brexit qualora non si riesca a raggiungere un accordo. Johnson ha rimosso tutti i conservatori che hanno votato a favore di questa mozione, tra i quali i ministri del precedente governo. E poi ha invocato le elezioni generali, che Johnson presenta come una battaglia tra "il popolo" e "i politici" che gli intralciano la strada.
I provvedimenti del premier britannico sono fuori dal comune, ma non sono illeciti. Di sicuro, non sono tipici dei conservatori - nel senso che non sono mirati a tutelare le leggi tradizionali o l'ordine costituito. Perdipiù, sono assai poco British. Preoccupati, alcuni commentatori instaurano paralleli con alcuni episodi avvenuti durante l'ascesa del fascismo.
In verità, da studioso del mondo classico, Johnson sarà sicuramente consapevole che il modello del demagogo dell'upper class che conquista il potere fomentando l'ira delle classi inferiori risale alla fine della Repubblica nell'antica Roma, quando i tribuni della plebe attaccarono i patrizi in Senato aizzando e sobillando le masse spesso violente. Senza dubbio, nei privilegi di quell'istituzione c'erano molte cose sbagliate, ma a segnare la fine della Repubblica e l'inizio della dittatura imperiale fu proprio una demagogia di questo tipo.
Neanche i referendum rientrano tra le abitudini britanniche consolidate. Nel 1945, quando Winston Churchill propose di indire un referendum per prolungare il suo governo di guerra, il leader laburista Clement Attlee bocciò l'idea e la definì "avulsa da tutte le nostre tradizioni". Nei regimi chiusi, i plebisciti sono considerati una forma di "democrazia diretta", quando si presume che la volontà popolare trovi la sua espressione più pura nella volontà di un grande leader.

angela merkel boris johnson 4ANGELA MERKEL BORIS JOHNSON 
Tuttavia, il fulcro della democrazia parlamentare, di cui la Gran Bretagna è stata una dei primi e più fieri esempi, è che è indiretta. L'idea che lo stato rappresenti la volontà popolare è un concetto della Francia giacobina, sempre respinto dai conservatori britannici a cominciare da Edmund Burke. In una democrazia parlamentare "il popolo" non esiste, e tanto meno esistono una volontà popolare o una voce popolare. I politici sono scelti per rappresentare interessi differenti, che in seguito possono essere oggetto di discussione in parlamento, nella speranza che approdino a una soluzione grazie a compromessi.
In una democrazia liberale, anche l'opinione pubblica è più una forma di rappresentanza che un'espressione diretta. Nei secoli più recenti, l'opinione pubblica è stata diffusa dalla stampa, cartacea o televisiva, mediata da giornalisti e direttori. Tutto questo, ovviamente, adesso è cambiato. Grazie a internet, la maggior parte delle opinioni circola ormai senza alcuna forma di mediazione. Adesso, il popolo ha centinaia di milioni di voci. I giornalisti sembrano retrogradi e, come i politici, sono visti perlopiù con diffidenza - danno "notizie fasulle", sono "obsoleti" ed "elitari".

boris johnsonBORIS JOHNSON
Ciò non significa che i giornalisti e i politici siano tutte persone perbene e che abbiano opinioni giuste. Tutt'altro. Tuttavia, abbiamo già potuto constatare quanto sia facile per demagoghi e impostori - in assenza di una forma qualsiasi di mediazione, in parlamento come nei media - manipolare le voci del popolo. Sospendendo il parlamento in uno dei dibattiti più importanti del secolo, Johnson espone la democrazia liberale agli stessi pericoli a cui la Repubblica Romana fu esposta dagli agitatori populisti.
Nella campagna per la Brexit, ci sono stati molti aspetti sconvenienti: paure esagerate degli immigrati, illusioni di grandezza e così via. Il tema più rispettabile è stato quello che ruota attorno alla questione della sovranità. L'Ue non è uno stato democratico. Farne parte significa che certe leggi possano essere proposte e approvate da persone che non sono state elette direttamente in elezioni nazionali. È indispensabile aprire un caso purista, in base a cui una democrazia liberale non possa delegare i poteri legislativi a istituzioni sovranazionali senza stemperare la propria sovranità nazionale.
In verità, alcune delle leggi giudicate molto irritanti dai sostenitori della Brexit non sono per nulla europee, bensì nazionali. Il punto, però, non è se le leggi siano giuste o sbagliate, ma chi abbia il diritto di scriverle. Alcuni patrioti britannici - non senza motivo, in fondo - pensano che questo sia il nocciolo di fondo del sistema democratico, esemplificato al meglio dalla Madre di tutti i parlamenti. Quando però esaltano fanaticamente la volontà popolare, espressa in un referendum, diventano difensori di una tradizione politica assai diversa, ostile al sistema parlamentare britannico.
Fonte: qui

lunedì 15 luglio 2019

Huawei commercializzerà il sistema operativo alternativo di Android in agosto

Huawei Technologies, il più grande fornitore mondiale di apparecchiature per le telecomunicazioni, è pronta a lanciare il suo sistema operativo HongMeng come potenziale alternativa al sistema operativo Android di Google, il 9 agosto alla Developer Conference di Huawei, gli esperti del settore hanno detto al Global Times Mercoledì.
Secondo i resoconti dei media, il design user experience (UX) presenta una nuova suoneria e un pannello di notifica, un'interfaccia più pulita per la fotocamera, più animazione e una maggiore velocità. Gli utenti possono anche aggiungere widget e personalizzare lo schermo bloccato. Citando esperti del settore (molto probabilmente di origine cinese), il Global Times ha riferito che "è possibile per Huawei costruire un ecosistema di smartphone sostenibile sul sistema operativo HongMeng e rimodellare il mercato attuale dominato da Android e iOS di Apple" , anche se il nuovo sistema è progettato principalmente per l'automazione industriale e le applicazioni nell'Internet of Things (IoT).
"Date le caratteristiche di design del sistema operativo HongMeng, può essere un punto di svolta nelle aree legate all'IoT, come auto senza conducente e case intelligenti", ha detto al Global Times Fu Liang, un analista indipendente del settore con sede a Pechino.
Secondo il sito web di Huawei, il sistema operativo HongMeng è costruito con una latenza di elaborazione inferiore a 5 millisecondi, che è particolarmente richiesto in circostanze che coinvolgono applicazioni IoT che spesso hanno bisogno di trasferire grandi quantità di dati contemporaneamente.
Detto questo, l'adozione da parte dei consumatori è improbabile all'inizio: "Non è progettato per i telefoni come tutti pensano", ha dichiarato Ren Zhengfei, fondatore di Huawei, in una recente intervista con la rivista francese Le Point.
Tuttavia, la società potrebbe ancora ricorrere al sistema operativo HongMeng in quanto potrebbe diffidare delle minacce provenienti dagli Stati Uniti e, secondo gli esperti, può ancora essere molto competitivo. "Non abbiamo ancora deciso se sviluppare HongMeng in un sistema operativo per smartphone", ha detto Liang. Ha aggiunto, tuttavia, questa posizione potrebbe cambiare se gli Stati Uniti impediscono completamente l'accesso ad Android da parte di Huawei.
"Uno dei principali vantaggi del sistema operativo HongMeng è che le app Android non devono essere ricodificate per funzionare nel sistema", ha detto Fu. " Poiché è riferito al 60% più veloce di Android e iOS, è probabile che più produttori di smartphone come Xiaomi e Oppo installeranno il sistema operativo nei loro telefoni ".
D'altra parte, come un nuovo sistema operativo che è quasi 10 anni più giovane di Android, HongMeng è attualmente privo di un solido ecosistema che Huawei dovrà coltivare e sostenere, ha osservato Fu.
Detto questo, se il nuovo sistema operativo dovesse acquisire un'adozione diffusa, potrebbe garantire a Huawei un'influenza ancora maggiore: secondo le statistiche di statcounters.com, a partire da giugno 2019, Android aveva oltre il 76% del mercato dei sistemi operativi mobili e iOS ne aveva più di 22 percento, lasciando meno del 2 percento ad altri sistemi. Ma Huawei sta incoraggiando gli sviluppatori di app a unirsi al suo app store, chiamato AppGallery, per costruire il proprio ecosistema.
Certo, ricreare l'ecosistema di Apple sarà un compito monumentale: "Tutti gli smartphone Huawei sono installati con il nostro app store AppGallery ufficiale con oltre 270 milioni di utenti attivi mensili ... Per garantire il pieno supporto per la tua app, è un invito per te la community e il portale dei nostri sviluppatori ", ha dichiarato l'e-mail.
"È difficile stimare se il nuovo sistema operativo sia messo in funzione, esattamente quanti clienti passeranno a HongMeng nel breve termine", ha affermato Xiang Ligang, direttore generale della Information Consumption Alliance di Pechino. "Ma dato il tempo, non vedo perché Huawei non possa prendere una quota significativa del mercato se deciderà di farlo. I milioni di utenti di Huawei sono troppo grandi per essere lasciati sfuggire agli sviluppatori. unisciti per costruire un ecosistema robusto ".
E in notizie separate, durante la notte Huawei ha registrato un aumento di fatturato sorprendente per la prima metà di quest'anno, nonostante il divieto commerciale imposto dal governo degli Stati Uniti e il controllo continuato oltreoceano sulla sicurezza dei suoi prodotti di rete 5G.
Sorprendenti osservatori del settore, il presidente della società, Liang Hua, ha dichiarato che "l'intera attività di Huawei si è svolta senza intoppi [da quel divieto]", anche se ha rifiutato di fornire dati specifici in una conferenza stampa a Shenzhen venerdì.
Il presidente di Huawei Technologies, Liang Hua, ha chiesto al governo degli Stati Uniti di rimuovere la società dalla sua lista nera commerciale
La società privata - che secondo molti ha ampi collegamenti con il governo cinese - che dovrebbe annunciare la sua performance finanziaria per i primi sei mesi di quest'anno il 30 luglio, è stata inserita in una blacklist commerciale - nota come Entity List - a maggio dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti, citando preoccupazioni per la sicurezza nazionale. Ciò ha impedito all'azienda di acquistare hardware, software e servizi dai suoi fornitori hi-tech americani.
"Aggiungendo Huawei alla lista delle entità non era né giustificato né equo", ha detto Liang. "Non è sufficiente alleggerire le restrizioni su alcuni fornitori statunitensi. Dovremmo essere completamente rimossi dalla lista. "
I commenti di Liang hanno seguito l'annuncio del segretario al Commercio degli Stati Uniti Wilbur Ross che Washington consentirà alle compagnie americane di vendere i loro prodotti a Huawei fintanto che questi non rappresenterebbero una minaccia per la sicurezza nazionale, una mossa che molti hanno visto come un tentativo di ricucire i rapporti tra Stati Uniti e Cina, tuttavia è stata rapidamente seguita da due importanti escalation, quando per la prima volta gli Stati Uniti hanno messo a segno la vendita di $ 2,2 miliardi di armi a Taiwan, che ha costretto Pechino a minacciare le compagnie coinvolte con nuove sanzioni, mentre Trump si lamentava che gli acquisti agricoli promesso dalla Cina durante il summit del G-20 dello scorso mese non si è ancora concretizzato.
La posta in gioco è alta per Huawei, perché il divieto di commercio negli Stati Uniti era stimato in precedenza a spazzare via 30 miliardi di $ di crescita delle vendite, secondo SCMP. Si prevede che le sue entrate totali rimarranno stagnanti intorno al livello di 100 miliardi di dollari quest'anno e nel 2020, secondo il fondatore e amministratore delegato Ren Zhengfei durante una tavola rotonda a Shenzhen il 17 giugno. 
Ren ha detto la scorsa settimana che la decisione degli Stati Uniti di rilassare il divieto commerciale su Huawei non avrà molto impatto sulla società.

Nel frattempo, martedì, Monaco è diventato il primo paese in Europa a lanciare una rete 5G fornita da Huawei, nonostante la pressione degli Stati Uniti nei confronti degli alleati dell'Unione Europea (UE) per vietare le apparecchiature della compagnia cinese dal loro roll-out dell'infrastruttura mobile di prossima generazione per la sicurezza preoccupazioni.

Ci si aspetta che i paesi dell'UE concordino misure collettive per far fronte ai potenziali rischi di spionaggio delle apparecchiature prodotte da Huawei entro la fine di quest'anno, secondo l'organo consultivo del Comitato economico e sociale europeo. Molte nazioni del sud-est asiatico - tra cui Singapore, Tailandia, Malesia, Indonesia e Filippine - sono state riluttanti a piegarsi alle pressioni statunitensi e a rompere i legami con Huawei.
Fonte: qui

La grazia(tregua alle restrizioni) di Trump per Huawei è una debacle della sicurezza nazionale

Martedì, il segretario al Commercio Wilbur Ross ha  delineato  l'ambito delle esenzioni da concedere alle vendite e alle licenze a Huawei Technologies, il gigante cinese delle telecomunicazioni.
Alla fine del mese scorso, il presidente Donald Trump ha pubblicamente  promesso di concedere alla società cinese una tregua dalle nuove restrizioni USA attuate.
La mossa di Trump, annunciata dopo il suo incontro con il sovrano cinese Xi Jinping alla conclusione del vertice del G20 di Osaka, è stata un errore strategico. Inoltre, è stata un'umiliazione per gli Stati Uniti, quasi un riconoscimento della supremazia di Pechino.
Il Dipartimento del commercio degli Stati Uniti, in vigore dal 16 maggio, ha  aggiunto  Huawei, il più grande produttore mondiale di apparecchiature di rete e il secondo produttore di smartphone, alla sua lista di entità. La designazione indica che nessuna azienda americana, senza la previa approvazione del Bureau of Industry and Security, è autorizzata a vendere o concedere in licenza i prodotti e la tecnologia Huawei coperti dai regolamenti di amministrazione delle esportazioni degli Stati Uniti.
Pechino ha poi chiesto all'amministrazione Trump di ritirare la designazione. Il 27 giugno, il  Wall Street Journal ha  riferito  che la rimozione di Huawei dall'Elenco delle Entità era una delle tre precondizioni principali della Cina per un accordo commerciale completo.
Trump, incredibilmente, ha rispettato la richiesta di Pechino. Alla sua conferenza stampa del 29 giugno, il presidente americano disse che stava concedendo la sospensione.
Trump non era specifico riguardo al campo di applicazione del diritto di sospensione, e da allora i funzionari dell'amministrazione hanno cercato di riportare indietro i suoi commenti. Il consulente commerciale Peter Navarro, ad esempio, questo mese ha  detto alla  CNN che le vendite a Huawei per i suoi prodotti 5G - 5G è la quinta generazione di comunicazioni wireless - sarebbe vietata. In precedenza, c'erano  suggerimenti per  consentire deroghe per gli smartphone.
Dovrebbero essere concesse deroghe? "È il loro meccanismo di spionaggio" , ha detto a  Fox News domenica la senatrice Marsha Blackburn (R-TN), riferendosi a Huawei  .
Lei ha ragione. Huawei non è in grado di resistere alle richieste di Pechino di raccogliere illecitamente intelligence. Per prima cosa, Pechino possiede Huawei. L'impresa con sede a Shenzhen sostiene che è "di proprietà dei dipendenti", ma è un'esagerazione. Il fondatore Ren Zhengfei detiene una quota dell'1% e il resto è di  proprietà dello stato . Inoltre, nel sistema top-down del Partito Comunista, nessuno può resistere a un comando dell'organizzazione dominante. Inoltre, gli articoli 7 e 14 della China National Intelligence Law, emanata nel 2017,  richiedono che  i cittadini e le entità cinesi spiano se le autorità competenti fanno una richiesta. Ren ha sostenuto che la società non avrebbe ficcato il naso sugli altri, ma questa affermazione, in considerazione di quanto sopra, non è credibile.
Huawei, infatti, è stata implicata nel furto della tecnologia quasi dal momento della sua costituzione nel 1987. La società è stata costruita sulla  tecnologia rubata Cisco Systems e, secondo recenti accuse, Huawei non ha mai smesso di rubare. Il Dipartimento di Giustizia di gennaio ha annullato l'incriminazione della società per il  furto di proprietà intellettuale da parte di T-Mobile . L'FBI, secondo un rapporto di Bloomberg, sta indagando su Huawei per aver rubato la tecnologia del vetro per  smartphone  da Akhan Semiconductor, una società con sede in Illinois.
Il furto dilagante di Huawei è stato efficace nel ferire la sua concorrenza. Ad esempio, molti considerano la campagna della società per prendere la tecnologia era in  gran parte responsabile  per il fallimento del 2013 di Nortel Networks, la società canadese.
Inoltre, Pechino ha utilizzato i server Huawei per scaricare surrettiziamente  i dati da altri, in particolare l'Unione Africana dal 2012 al 2017.
Non sorprende che Huawei stia gettando le basi per l'acquisizione dei dati di domani.
Innanzitutto, lo studio di Christopher Balding sui curricula dei dipendenti Huawei  rivela  che alcuni di loro rivendicano collegamenti concomitanti con unità dell'esercito cinese, in ruoli che sembrano implicare la raccolta di informazioni. Come scrive nel suo studio, "esiste una relazione innegabile tra Huawei e lo stato cinese, i servizi militari e di raccolta di informazioni".
In secondo luogo, recenti analisi mostrano che il software Huawei ha un numero insolitamente alto di difetti di sicurezza. Secondo Finite State , una società di sicurezza informatica, una scansione di quasi 10.000 immagini del firmware Huawei ha mostrato che "il 55% aveva almeno una potenziale backdoor. Queste vulnerabilità di accesso backdoor consentono a un utente malintenzionato di conoscere il firmware e / o una chiave crittografica corrispondente a accedere al dispositivo. " Huawei, secondo il sondaggio, si è classificata al livello più basso tra i suoi concorrenti in questo senso.
Il furto non è l'unico rischio. Come il senatore Blackburn ha fatto notare a Fox News, Huawei fungerà anche da meccanismo di Pechino per il controllo delle reti che gestiscono i dispositivi di domani. La preoccupazione è che il governo e le forze armate cinesi saranno in grado di utilizzare le apparecchiature Huawei per manipolare a distanza i dispositivi collegati in rete sull'Internet of Things (IoT), indipendentemente da dove si trovano questi dispositivi. Quindi, la Cina potrebbe essere in grado di guidare la tua auto verso il traffico in arrivo, sbloccare la porta principale, spegnere o accelerare il tuo pacemaker.
Martedì, il segretario Ross ha fatto eco ai precedenti commenti dell'amministrazione quando ha promesso al suo dipartimento di rilasciare solo esenzioni "dove non c'è alcuna minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti".
Sembra rassicurante, ma non è possibile dividere Huawei in componenti minacciose e non minacciose. Il management di Huawei può trarre profitto da parti innocue del business per supportare le parti ovviamente pericolose. Il denaro è fungibile, quindi l'unico corso sicuro sarebbe vietare tutte le transazioni con l'azienda.
Ross ha suggerito che le licenze sarebbero state concesse per articoli disponibili da altri paesi, dicendo "cercheremo di assicurarci che non trasferiamo semplicemente entrate dagli Stati Uniti a società straniere". A prima vista, le vendite di tali articoli appaiono non discutibili, ma, come riportato dal  New York Times di  martedì, le società statunitensi in cerca di esenzioni  riconoscono  che i loro prodotti sono spesso più avanzati di quelli provenienti dal Giappone, dalla Corea del Sud e da altri paesi.
Pertanto, il modo migliore sarebbe quello di indurre tutti i fornitori americani a interrompere tutte le vendite e le licenze e a mobilitare Tokyo, Seoul e altre capitali per fare lo stesso. Ciò interromperebbe gravemente Huawei, forse costringendolo a cessare l'attività o almeno a impedirne il progresso. In breve, Ross sta sottovalutando la leva americana.
Come sottolinea Eli Lake, scrivendo sul sito Bloomberg,  la politica americana su Huawei sembra essere "crollata" dopo l'incontro bilaterale con Xi. Lake ha ragione. Pechino, sostenuta dai discorsi sulla scalata americana, ora sta vendendo velocemente attrezzature Huawei in tutto il mondo, il che significa che, nel corso normale degli eventi, i cinesi controlleranno presto la dorsale 5G del mondo.
Pensa alle conseguenze.
"Immagina un mondo dominato dalla Cina", ha dichiarato Jonathan Bass di PTM Images a Gatestone. "Chiudi gli occhi e fai finta di svegliarti in un mondo controllato da Xi Jinping, militarmente, economicamente, politicamente, culturalmente".
Questo è il mondo, grazie a Huawei, che affronteremo presto.
Scritto da Gordon Chang tramite The Gatestone Institute