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domenica 1 marzo 2020

NON SOLO CORONAVIRUS, LA CINA È ALLE PRESE ANCHE CON L’INVASIONE DELLE CAVALLETTE

SCIAMI DI INSETTI IN ARRIVO DALLE REGIONI DI CONFINE DELL'INDIA E DEL PAKISTAN. 

ECCO LA SOLUZIONE ANNUNCIATA DAL GOVERNO CINESE 

UN PESO NELLA DECISIONE DI PECHINO L'AVREBBE AVUTO ANCHE IL…


locusteLOCUSTE

Un esercito di anatre per fermare le locuste: è l'idea del governo cinese, alle prese non solo con la diffusione del coronavirus ma anche con sciami di insetti in arrivo dalle regioni di confine dell'India e del Pakistan. La notizia è stata diffusa dall'emittente statale China Global Television Network, anche in Africa, dove invasioni di locuste sono già state nelle settimane scorse all'origine di un'emergenza alimentare che secondo la Fao sta colpendo circa 19 milioni di persone.


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Un peso nella decisione di Pechino l'avrebbe avuto anche il primo ministro del Pakistan, Imran Khan, che il 2 febbraio ha proclamato lo stato di emergenza denunciando la distruzione di raccolti per via dell'"invasione più grave degli ultimi decenni".

A corredo del suo servizio, la televisione cinese ha diffuso un video nel quale si riferisce di "un esercito" di 100 mila anatre in marcia verso il confine dello Xinjiang. All'origine della missione ci sarebbero "battaglie" già vittoriose combattute nel territorio della provincia: conferma del fatto che gli uccelli migratori sono un antidoto alle locuste non solo naturale ma anche più efficace rispetto ai pesticidi

Fonte: qui

giovedì 6 aprile 2017

Così lo Stato fa più danni dello spread

Il principe Carlo si è recato ad Amatrice. E non ne avrà ricavata una buona impressione su come si comporta lo Stato italiano di fronte alle emergenze

Come volevasi dimostrare, i minacciosi strali di Donald Trump sui dazi si sono rivelati un'arma spuntata nell'arco di 48 ore. E non tanto per l'extrema ratio paventata dall'Ue di rivolgersi alla Wto, quanto per ciò che vi dicevo la settimana scorsa: è stata la cosiddetta corporate America a dire al suo presidente che quella scelta rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio molto pericolosa. Il colosso delle motociclette Harley-Davidson, seppur di recente invitata alla Casa Bianca, è uscita allo scoperto contro le barriere verso gli scooter europei, mentre in Iowa, dove con mais e macchinari si contano più suini che persone (sette a uno), i metaforici forconi sono stati impugnati: lo spettro che guerre commerciali ostacolino il suo export - 13 miliardi l'anno per il 12% agricolo, 8 miliardi verso l'Asia oltre che il Messico - ha spinto le sue associazioni imprenditoriali hanno invitato l'amministrazione a «utilizzare estrema cautela». Nella sola carne di maiale in gioco ci sono 100 milioni di export l'anno verso il Messico. In California l'enorme produzione agricola in arrivo dal Sud, a cominciare dagli avocado, sostiene la domanda a vantaggio anche di produttori locali oggi in armi. E Wisconsin, patria del formaggio e Texas, che con il Messico ha un surplus, hanno messo in chiaro di aver molto da perdere. 
Insomma, una cosa è urlare America First nei microfoni, un'altra fare davvero l'interesse del Paese. Eppure, per due giorni i media sembravano impazziti, sembrava che l'economia italiana fosse sotto attacco, quasi colpita al cuore dalle mosse della Casa Bianca: bastava ragionare e quell'allarme sarebbe stato ridimensionato nella culla. Ma dopo, con cosa si riempiono i giornali? I problemi reali, forse? Ci sono infatti altri segnali molto gravi che si lasciano passare come se nulla fosse, sintomi di una malattia chiamata Italia che pesano più del Pil, della disoccupazione, dello spread e della manovra correttiva: l'incapacità di dare risposte ai cittadini nell'emergenza, l'assenza ontologica di credibilità dello Stato. 

Nel fine settimana, il principe Carlo d'Inghilterra è stato in visita ad Amatrice, di fatto città martire del terremoto che lo scorso agosto ha colpito il Centro Italia: nonostante lo sgarbo istituzionale del sindaco cittadino, l'erede al trono ha visitato senza guida istituzionale la zona rossa della cittadina. E cosa ha visto? Lo stesso spettacolo che avrebbe potuto vedere lo scorso ottobre. E novembre. E dicembre. I detriti? Tutti lì, in bella mostra. I prodromi di una ricostruzione credibile? Totalmente assente: solo macerie e abbandono. Il problema non è il giudizio che il principe Carlo avrà rispettivamente a quanto visto, ma il fatto che quel giudizio lo esprimerà ad altri - e, immagino, lo farà con persone di un certo livello - e che, soprattutto, il suo interessamento ha mosso giornali e tv: i quali racconteranno a loro volta al mondo, con parole e immagini, l'immobilismo totale verso quella tragedia, lo stato dell'arte da Terzo Mondo in cui versa una parte del Paese. 

Dove sono i fondi raccolti attraverso gli sms benefici? Bloccati in attesa di stanziamento. Pensate che la gente, mossa dall'emozione, volesse vedere i suoi 5 euro lasciati su un conto corrente o che li volesse impiegati per dare delle risposte all'emergenza, ai bisogni immediati della gente di quelle aree martoriate? E l'economia di quella zona, prevalentemente agricola? La Caritas di Chieti aveva messo a disposizioni 100 strutture per gli animali di contadini e allevatori, al fine di evitare che il freddo dell'inverno li uccidesse: sapete cosa ha risposto la Protezione civile? Mi dispiace, ma non possiamo prenderle, occorre passare attraverso i bandi di gara. Burocrazia, solo burocrazia: ecco cosa ha visto il principe Carlo e di cosa parlerà, se interpellato al riguardo. Certo, racconterà della gentilezza un po' burbera, ma sincera di quella gente meravigliosa, racconterà di quanto fosse deliziosa l'amatriciana preparata solo per lui, racconterà della stretta al cuore che fa vedere quelle rovine. Ma, soprattutto, riproporrà ai suoi interlocutori una domanda, la stessa che immagino gli frulli nella testa da due giorni, conoscendo un po' la mentalità britannica per lunga frequentazione: com'è possibile che dopo oltre 8 mesi dal sisma, la situazione sia ancora quella? 

E, attenzione, il mio non è un atto d'accusa contro il governo Renzi o contro l'attuale o contro il commissario Vasco Errani, il mio è un j'accuse verso un Paese che sembra godere nel farsi male. L'Italia è molto meglio di come sembra e di come raccontiamo noi stessi al mondo e a confermarlo ci hanno penato gli stessi cittadini di quelle zone che, nel fine settimana, hanno manifestato divisi in due gruppi, uno di fronte a Montecitorio e uno sulla Salaria. Una loro rappresentante, presa la parola, ha detto poche parole, ma pesanti come le pietre che ancora ricoprono le strade di quei paesi: «Tutto ciò che è stato fatto finora è stato fatto dagli italiani, dal popolo, non dalle istituzioni. È stato fatto dai Vigili del fuoco, dalla Protezione civile, dai volontari, dai privati. Non dallo Stato». Direte voi, Protezione civile e pompieri sono lo Stato: peccato che per fare qualcosa di concreto, abbiano dovuto spesso esondare dalle loro responsabilità, abbiano dovuto lavorare oltre l'orario sapendo che lo straordinario non sarebbe stato pagato, abbiano dovuto anticipare dei costi, abbiano loro stesso dato qualcosa. 

Lo Stato lo portano sulla divisa e nel cuore, ma quello stesso Stato ha abdicato ai suoi doveri. Primari, perché ricordarsi dei terremotati solo quando serve a strappare flessibilità a Bruxelles, salvo non muovere un dito in concreto. è la peggiore pubblicità che possiamo fare a noi stessi: cosa pensate, che un investitore straniero guardi davvero al rating di credito di Standard&Poor's - screditata dai fatti insieme alle sue sorelle, senza bisogno di processi mediatici a Trani - prima di decidere se puntare o meno sull'Italia? Credete che l'unico spread che conti sia quello tra Btp e Bund e non quello, ben più serio, tra un Paese dove le emergenze sono tali e gli si fa fronte e un altro che, invece, si fa imbrigliare dalla burocrazia? Con quale spirito pensate che un uomo d'affari metta mano al portafoglio, dopo aver visto quanto sta accadendo nelle zone terremotate? Pensate che si fidi di uno Stato che, di fronte a una calamità, reagisce con i riflessi di un bradipo? E se un domani accadesse nell'area in cui ha scelto di aprire la sua aziende, la sua impresa? 

Perché pensate che il Giappone, Paese con la ratio debito/Pil peggiore al mondo e con una seria crisi demografica davanti a sé, sia comunque ritenuto più che allettante per il business?  Perché come mostra un video su YouTube diventato virale, una mega-buca (larga 30 metri e profonda 15) apertasi in una strada di Fukuoka è stata riparata in due giorni. Due. Guardando a quell'efficienza e a quella serietà, qualcuno avrà pensate ai rating? Al debito? Alla popolazione che invecchia? Alla Bank of Japan che s è inglobata il mercato obbligazionario? No, ha pensato alla fiducia, il vero driver dell'economia. Quale immagine dell'Italia porterà invece con sé, invece, il principe Carlo? Un Paese dove il sindaco della città che lo ospita si mette a fare i capricci, dopo aver svolto un lavoro egregio per tutti questi mesi: se c'era una cosa da non fare era voltare le spalle a un ospite istituzionale, sia per garbo, sia perché - ancorché utiltaristico - per Amatrice può fare più un erede al trono che tanti nani e ballerine andati lì finora a farsi un selfie e a mostrarsi prostrati in favore di telecamera, salvo stanziare 5 euro con un sms. Racconterà alla Londra che conta di macerie ovunque e farà fatica a spiegare il fatto che il sisma si sia verificato ad agosto scorso e non due o tre settimane fa. Racconterà di volti segnati, ma dignitosi, orgogliosi di quell'amatriciana fatta per l'ospite d'onore con il guanciale migliore e il pecorino più buono: peccato che, andato via l'ospite, tutto tornerà come prima. Niente casette, niente ricostruzione, niente di niente. 

Certo, l'inverno è passato, ma le bestie sono morte, di cosa camperanno contadini, allevatori e pastori? Le cento pecore donate dalla Sardegna sono un gesto meraviglioso, ma l'ennesima riprova che di quelle terre si sta occupando solo il popolo, la gente comune, lo spontaneismo della solidarietà, un qualcosa che noi italiani abbiamo nel dna. Ma non basta, perché di fronte a emergenze simili, servirebbe uno Stato degno di questo nome. Destra, sinistra, centro non importa: otto mesi fuori di casa, senza un tetto o una prospettiva, sono cose da terzo mondo, non da G7. E se l'inverno è alle spalle, pensate sia piacevole dormire sotto una tenda di plastica quando l'estate porterà 35 gradi all'ombra, il tutto con bagni in comune per qualche centinaio di persone? È dignitoso? È materia da G7? 

Pensiamoci, perché vi assicuro che i ricordi e le impressioni di Carlo d'Inghilterra faranno più danno al nostro Paese di cento rating negativi o del balzo all'insù dello spread: sotto quelle macerie resta sepolta la credibilità dell'Italia come nazione e come sistema, non solo la speranza di migliaia di cittadini senza colpa. 

MAURO BOTTARELLI

Fonte: qui

sabato 28 gennaio 2017

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui