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giovedì 13 febbraio 2020

Terremoto, violentissima scossa tra le isole contese da Giappone e Russia

Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7.0 ha colpito pochi minuti fa, alle 11:33 italiane (le 19:33 locali) le acque dell’oceano Pacifico nel settore più meridionale delle isole Curili, contese tra Russia e Giappone. L’epicentro della scossa è stato nei pressi di Iturup, un’isola che era a tutti gli effetti giapponese fino alla fine della seconda guerra mondiale, ma fu poi occupata dai sovietici che costrinsero la popolazione giapponese ad andarsene. Sull’isola ci sono molti vulcani e vivono circa 7.000 persone.

Il terremoto è stato avvertito nella parte occidentale dell’Hokkaido e nelle altre prefetture del Giappone settentrionale. L’Agenzia meteorologica giapponese ha escluso il rischio di tsunami e i funzionari locali escludono anche lesioni gravi alle abitazioni. Fonte: qui

martedì 15 gennaio 2019

Terremoto a Ravenna, in tanti lo hanno sentito anche in Toscana



15 gennaio 2019 - La forte scossa di terremoto registrata a Ravenna poco dopo la mezzanotte è stata avvertita distintamente anche in Toscana. Il sisma (secondo l'Ingv di magnitudo 4.6 ma piuttosto profondo, a 25 chilometri) ha fatto sentire i suoi effetti anche a molti chilometri di distanza, per fortuna solo come percezione ma senza causare danni.In molti hanno visto i lampadari dondolare, soprattutto ai piani alti: testimonianze in questo senso si trovano sui social network. "Io abito al settimo piano e ho sentito chiaramente il terremoto", testimonia un membro di un gruppo fiorentino e anche da Prato arrivano tante segnalazioni del genere.La prima scossa è stata seguita da una seconda, 26 minuti dopo, con epicentro Cervia e magnitudo 3.0, a 22 km di profondità. Fonte: qui

mercoledì 9 gennaio 2019

Terremoto sull'Etna: scossa di magnitudo 4.1 a Milo

Il terremoto di magnitudo 4.1 registrato a Milo (Catania) la scorsa notte non ha provocato danni a persone o cose: lo ha reso noto il Dipartimento della Protezione Civile in un comunicato.
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"Un evento sismico di magnitudo ML 4.1, è stato registrato alle ore 00.50 dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in provincia di Catania.L'evento, con epicentro localizzato tra i comuni di Linguaglossa, Sant'Alfio e Milo, è stato avvertito dalla popolazione - si legge nella nota -. Dalle verifiche effettuate dalla Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione Civile non risultano danni a persone o cose".
"Il Dipartimento della Protezione Civile continua a seguire l'evolversi della situazione in stretto raccordo con i centri di competenza (Ingv e Unifi) e con la Regione Siciliana", conclude la Protezione Civile. Nelle scose settimane diverse altre scosse nella zona.
Fonte: qui
Ore di paura nel catanese (Mediaset)

Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)

mercoledì 2 gennaio 2019

TERREMOTO DI MAGNITUDO 4.2 AL CONFINE TRA LAZIO E ABRUZZO



DOPO LA PRIMA SCOSSA REGISTRATA ALLE 19.37 DI IERI, LO SCIAME È PROSEGUITO DURANTE LA NOTTE. TRENI FERMI E VERIFICHE AI VIADOTTI DELLA STRADA DEI PARCHI



terremoto provincia l'aquilaTERREMOTO PROVINCIA L'AQUILA
Una forte scossa di terremoto è stata registrata al confine tra Lazio e Abruzzo alle 19.37. L'istituto nazionale di vulcanologia ha registrato una magnitudo di 4.2 con epicentero a Collelongo (L'Aquila), nella zona della Marsica. La profondità è stata di 17 chilometri. Il sisma è stato avvertito in una vasta area, da Avezzano a Sora e sino a Cassino e Frosinone. Grande allarme tra la popolazione con messaggi sui social network. Il terremoto, più debolmente è stato avvertito anche nella zona sud-est di Roma e nell'area metropolitana.

Epicentro nel Fucino. La scossa di terremoto delle 19:37 è avvenuta nella zona della piana del Fucino, vicino alla località di villeggiatura di Villavallelonga. Il sisma è stato avvertito anche in tutta la Valle di Roveto e nel Sorano. Alla prima scossa ne è seguita un'altra, alle 19.53, di magnitudo molto inferiore, pari a 0.9.

terremoto provincia l'aquila 3TERREMOTO PROVINCIA L'AQUILA
Come dimostrano le testimonianze sull'app dell'EMSC, la scossa di terremoto, di natura chiaramente ondulatoria, è stata avvertita in modo distinto nelle province dell'Aquila e di Frosinone. Tanta paura per la popolazione residente nelle aree epicentrali, ma non si registrano al momento danni a persone o cose.

La scossa di terremoto di magnitudo 4.2, con epicentro a Collelongo (L'Aquila), centro situato a circa 54 chilometri dall'Aquila, è stata registrata è stata avvertita anche nei paesi limitrofi fino a propagarsi per tutta la Marsica: ad Avezzano le persone si sono riversate nelle strade. Al momento non risultano chiamate d'emergenza al 118.

terremoto provincia l'aquila 1TERREMOTO PROVINCIA L'AQUILA
Dopo la scossa di terremoto registrata in Abruzzo «non risultano al momento danni a persone o cose»: è quanto afferma il Dipartimento della Protezione Civile in un tweet, dopo le prime verifiche della Sala Situazione Italia in contatto con strutture di protezione civile.

Una terza scossa sempre con epicentro Collelongo (L'Aquila), questa volta con magnitudo 1.4, viene segnalata dall'Ingv alle 20.14. Segue le scosse di magnitudo 4.2 delle 19.37 e 0.9 delle 19.53.

STRADA DEI PARCHISTRADA DEI PARCHI
Treni fermi. Sono attualmente in corso verifiche tecniche sulle linee interessate dalla scossa sismica registrata in Abruzzo. La circolazione ferroviaria sulle linee Roma - Avezzano - Sulmona - Pescara, Avezzano - Roccasecca, Sulmona - L'Aquila è pertanto sospesa per i necessari controlli da parte dei tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo FS Italiane). Nessun treno è fermo in linea.
terremoto provincia l'aquila 2TERREMOTO PROVINCIA L'AQUILA

Non ci sono danni nei viadotti delle autostrade laziali ed abruzzesi A24 e A25 dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4.1 avvenuta alle 19.37 a Collelongo (L'Aquila): sono queste le risultanze delle verifiche effettuate dagli ausiliari del traffico della concessionaria Strada dei Parchi. Lo fanno sapere fonti della Spa del gruppo dell'imprenditore abruzzese Carlo Toto. In particolare, i controlli più approfonditi sono stati riservati nelle infrastrutture autostradali di Avezzano, Celano e Pescina, i tratti più prossimi al comune marsicano.
VIADOTTO USURATO STRADA DEI PARCHIVIADOTTO USURATO STRADA DEI PARCHI

«Quei tratti tra l'altro - fa sapere ancora Strada dei Parchi - sono stati oggetto nel giugno scorso di interventi anti-scalinamento, una operazione che complessivamente è costata 172 milioni di euro». Strada dei Parchi non ha ancora a disposizione i 192 milioni di euro inseriti nel decreto Genova finalizzati alla messa in sicurezza sismica dei viadotti delle due autostrade: lavori sono stati avviati in 8 dei 13 viadotti in condizioni peggiori con fondi della società. In un post su Facebook la società concessionaria sottolinea comunque che le due autostrade sono aperte e che le verifiche sotto i viadotti continuano e ci saranno nuovi aggiornamenti.

Fonte: qui

giovedì 6 aprile 2017

Così lo Stato fa più danni dello spread

Il principe Carlo si è recato ad Amatrice. E non ne avrà ricavata una buona impressione su come si comporta lo Stato italiano di fronte alle emergenze

Come volevasi dimostrare, i minacciosi strali di Donald Trump sui dazi si sono rivelati un'arma spuntata nell'arco di 48 ore. E non tanto per l'extrema ratio paventata dall'Ue di rivolgersi alla Wto, quanto per ciò che vi dicevo la settimana scorsa: è stata la cosiddetta corporate America a dire al suo presidente che quella scelta rischia di rivelarsi un'arma a doppio taglio molto pericolosa. Il colosso delle motociclette Harley-Davidson, seppur di recente invitata alla Casa Bianca, è uscita allo scoperto contro le barriere verso gli scooter europei, mentre in Iowa, dove con mais e macchinari si contano più suini che persone (sette a uno), i metaforici forconi sono stati impugnati: lo spettro che guerre commerciali ostacolino il suo export - 13 miliardi l'anno per il 12% agricolo, 8 miliardi verso l'Asia oltre che il Messico - ha spinto le sue associazioni imprenditoriali hanno invitato l'amministrazione a «utilizzare estrema cautela». Nella sola carne di maiale in gioco ci sono 100 milioni di export l'anno verso il Messico. In California l'enorme produzione agricola in arrivo dal Sud, a cominciare dagli avocado, sostiene la domanda a vantaggio anche di produttori locali oggi in armi. E Wisconsin, patria del formaggio e Texas, che con il Messico ha un surplus, hanno messo in chiaro di aver molto da perdere. 
Insomma, una cosa è urlare America First nei microfoni, un'altra fare davvero l'interesse del Paese. Eppure, per due giorni i media sembravano impazziti, sembrava che l'economia italiana fosse sotto attacco, quasi colpita al cuore dalle mosse della Casa Bianca: bastava ragionare e quell'allarme sarebbe stato ridimensionato nella culla. Ma dopo, con cosa si riempiono i giornali? I problemi reali, forse? Ci sono infatti altri segnali molto gravi che si lasciano passare come se nulla fosse, sintomi di una malattia chiamata Italia che pesano più del Pil, della disoccupazione, dello spread e della manovra correttiva: l'incapacità di dare risposte ai cittadini nell'emergenza, l'assenza ontologica di credibilità dello Stato. 

Nel fine settimana, il principe Carlo d'Inghilterra è stato in visita ad Amatrice, di fatto città martire del terremoto che lo scorso agosto ha colpito il Centro Italia: nonostante lo sgarbo istituzionale del sindaco cittadino, l'erede al trono ha visitato senza guida istituzionale la zona rossa della cittadina. E cosa ha visto? Lo stesso spettacolo che avrebbe potuto vedere lo scorso ottobre. E novembre. E dicembre. I detriti? Tutti lì, in bella mostra. I prodromi di una ricostruzione credibile? Totalmente assente: solo macerie e abbandono. Il problema non è il giudizio che il principe Carlo avrà rispettivamente a quanto visto, ma il fatto che quel giudizio lo esprimerà ad altri - e, immagino, lo farà con persone di un certo livello - e che, soprattutto, il suo interessamento ha mosso giornali e tv: i quali racconteranno a loro volta al mondo, con parole e immagini, l'immobilismo totale verso quella tragedia, lo stato dell'arte da Terzo Mondo in cui versa una parte del Paese. 

Dove sono i fondi raccolti attraverso gli sms benefici? Bloccati in attesa di stanziamento. Pensate che la gente, mossa dall'emozione, volesse vedere i suoi 5 euro lasciati su un conto corrente o che li volesse impiegati per dare delle risposte all'emergenza, ai bisogni immediati della gente di quelle aree martoriate? E l'economia di quella zona, prevalentemente agricola? La Caritas di Chieti aveva messo a disposizioni 100 strutture per gli animali di contadini e allevatori, al fine di evitare che il freddo dell'inverno li uccidesse: sapete cosa ha risposto la Protezione civile? Mi dispiace, ma non possiamo prenderle, occorre passare attraverso i bandi di gara. Burocrazia, solo burocrazia: ecco cosa ha visto il principe Carlo e di cosa parlerà, se interpellato al riguardo. Certo, racconterà della gentilezza un po' burbera, ma sincera di quella gente meravigliosa, racconterà di quanto fosse deliziosa l'amatriciana preparata solo per lui, racconterà della stretta al cuore che fa vedere quelle rovine. Ma, soprattutto, riproporrà ai suoi interlocutori una domanda, la stessa che immagino gli frulli nella testa da due giorni, conoscendo un po' la mentalità britannica per lunga frequentazione: com'è possibile che dopo oltre 8 mesi dal sisma, la situazione sia ancora quella? 

E, attenzione, il mio non è un atto d'accusa contro il governo Renzi o contro l'attuale o contro il commissario Vasco Errani, il mio è un j'accuse verso un Paese che sembra godere nel farsi male. L'Italia è molto meglio di come sembra e di come raccontiamo noi stessi al mondo e a confermarlo ci hanno penato gli stessi cittadini di quelle zone che, nel fine settimana, hanno manifestato divisi in due gruppi, uno di fronte a Montecitorio e uno sulla Salaria. Una loro rappresentante, presa la parola, ha detto poche parole, ma pesanti come le pietre che ancora ricoprono le strade di quei paesi: «Tutto ciò che è stato fatto finora è stato fatto dagli italiani, dal popolo, non dalle istituzioni. È stato fatto dai Vigili del fuoco, dalla Protezione civile, dai volontari, dai privati. Non dallo Stato». Direte voi, Protezione civile e pompieri sono lo Stato: peccato che per fare qualcosa di concreto, abbiano dovuto spesso esondare dalle loro responsabilità, abbiano dovuto lavorare oltre l'orario sapendo che lo straordinario non sarebbe stato pagato, abbiano dovuto anticipare dei costi, abbiano loro stesso dato qualcosa. 

Lo Stato lo portano sulla divisa e nel cuore, ma quello stesso Stato ha abdicato ai suoi doveri. Primari, perché ricordarsi dei terremotati solo quando serve a strappare flessibilità a Bruxelles, salvo non muovere un dito in concreto. è la peggiore pubblicità che possiamo fare a noi stessi: cosa pensate, che un investitore straniero guardi davvero al rating di credito di Standard&Poor's - screditata dai fatti insieme alle sue sorelle, senza bisogno di processi mediatici a Trani - prima di decidere se puntare o meno sull'Italia? Credete che l'unico spread che conti sia quello tra Btp e Bund e non quello, ben più serio, tra un Paese dove le emergenze sono tali e gli si fa fronte e un altro che, invece, si fa imbrigliare dalla burocrazia? Con quale spirito pensate che un uomo d'affari metta mano al portafoglio, dopo aver visto quanto sta accadendo nelle zone terremotate? Pensate che si fidi di uno Stato che, di fronte a una calamità, reagisce con i riflessi di un bradipo? E se un domani accadesse nell'area in cui ha scelto di aprire la sua aziende, la sua impresa? 

Perché pensate che il Giappone, Paese con la ratio debito/Pil peggiore al mondo e con una seria crisi demografica davanti a sé, sia comunque ritenuto più che allettante per il business?  Perché come mostra un video su YouTube diventato virale, una mega-buca (larga 30 metri e profonda 15) apertasi in una strada di Fukuoka è stata riparata in due giorni. Due. Guardando a quell'efficienza e a quella serietà, qualcuno avrà pensate ai rating? Al debito? Alla popolazione che invecchia? Alla Bank of Japan che s è inglobata il mercato obbligazionario? No, ha pensato alla fiducia, il vero driver dell'economia. Quale immagine dell'Italia porterà invece con sé, invece, il principe Carlo? Un Paese dove il sindaco della città che lo ospita si mette a fare i capricci, dopo aver svolto un lavoro egregio per tutti questi mesi: se c'era una cosa da non fare era voltare le spalle a un ospite istituzionale, sia per garbo, sia perché - ancorché utiltaristico - per Amatrice può fare più un erede al trono che tanti nani e ballerine andati lì finora a farsi un selfie e a mostrarsi prostrati in favore di telecamera, salvo stanziare 5 euro con un sms. Racconterà alla Londra che conta di macerie ovunque e farà fatica a spiegare il fatto che il sisma si sia verificato ad agosto scorso e non due o tre settimane fa. Racconterà di volti segnati, ma dignitosi, orgogliosi di quell'amatriciana fatta per l'ospite d'onore con il guanciale migliore e il pecorino più buono: peccato che, andato via l'ospite, tutto tornerà come prima. Niente casette, niente ricostruzione, niente di niente. 

Certo, l'inverno è passato, ma le bestie sono morte, di cosa camperanno contadini, allevatori e pastori? Le cento pecore donate dalla Sardegna sono un gesto meraviglioso, ma l'ennesima riprova che di quelle terre si sta occupando solo il popolo, la gente comune, lo spontaneismo della solidarietà, un qualcosa che noi italiani abbiamo nel dna. Ma non basta, perché di fronte a emergenze simili, servirebbe uno Stato degno di questo nome. Destra, sinistra, centro non importa: otto mesi fuori di casa, senza un tetto o una prospettiva, sono cose da terzo mondo, non da G7. E se l'inverno è alle spalle, pensate sia piacevole dormire sotto una tenda di plastica quando l'estate porterà 35 gradi all'ombra, il tutto con bagni in comune per qualche centinaio di persone? È dignitoso? È materia da G7? 

Pensiamoci, perché vi assicuro che i ricordi e le impressioni di Carlo d'Inghilterra faranno più danno al nostro Paese di cento rating negativi o del balzo all'insù dello spread: sotto quelle macerie resta sepolta la credibilità dell'Italia come nazione e come sistema, non solo la speranza di migliaia di cittadini senza colpa. 

MAURO BOTTARELLI

Fonte: qui

sabato 4 febbraio 2017

Sisma, scosse di terremoto nelle province di Macerata e Perugia

Le scosse più forti sono state quelle di magnitudo 4 e 4.4 avvenute alle 4:47 e alle 5:10 con epicentro a Monte Cavallo, in provincia di Macerata

03 Febbraio 2017

Uno sciame sismico ha investito nella notte il Centro Italia. Le scosse più forti sono state quelle di magnitudo 4 e 4.4 avvenute alle 4:47 e alle 5:10 con epicentro a Monte Cavallo, in provincia di Macerata.

Una scossa di magnitudo 3.1 è stata registrata alle 5:12 con stesso epicentro e ipocentro a soli 4 km di profondità e un'altra di magnitudo 3.8 alle 6:40. Non si segnalano al momento nuovi crolli. Forte è stato lo spavento in tutto il territorio. 

Molte persone a Camerino e nelle zone limitrofe si sono riversate in strada. 

Le scosse sono state avvertite anche nell’Ascolano, anche se in misura minore. Intanto la Giunta regionale abruzzese ha approvato questa sera lo schema di protocollo d'intesa tra la Regione Lazio e la Regione Abruzzo inerente le agevolazioni per la mobilità pubblica a seguito del sisma del 24 agosto 2016. Secondo quanto ha riferito lo stesso presidente D'Alfonso, gli interventi previsti nell'accordo riguardano la possibilità di viaggiare sulla rete del trasporto pubblico del Comune dell'Aquila presso il quale sono temporaneamente alloggiate le persone colpite dal sisma e residenti nei comuni laziali, tramite la totale esenzione del pagamento del biglietto di trasporto. Inoltre, l'accordo prevede la possibilità di usufruire della intensificazione dei trasporti della rete laziale lungo la direttrice L'Aquila-Amatrice. 

Entrambi gli interventi previsti sono a carico della Regione Lazio.

Fonte: qui

P.S. stanotte, 04 Febbraio 2017, nuova scossa di terremoto al 4,2 della scala Richter località Fiastra(MC)


sabato 28 gennaio 2017

Si dimette il vice presidente della Commissione Grandi Rischi

Scarascia Mugnozza lascia, in contrasto con presidente su dighe

(ANSA) - ROMA, 27 GEN - Il vice presidente della Commissione Grandi Rischi, Gabriele Scarascia Mugnozza, si è dimesso. Alla base della decisione, secondo quanto si apprende, il contrasto con il presidente Sergio Bertolucci dopo le sue dichiarazioni su un possibile 'effetto Vajont' in relazione alla diga di Campotosto, in Abruzzo. Secondo Scarascia Mugnozza, le parole del presidente sono state associate alla Commissione Grandi Rischi nonostante nel verbale della riunione non si facesse alcun riferimento al Vajont. Le dimissioni sono arrivate ieri al Dipartimento della Protezione Civile che dovrà ora inoltrarle alla presidenza del Consiglio.

Manovra aggiuntiva, il regalo (con dedica) di Renzi

La realtà è una brutta bestia, c'è poco da fare. Puoi cercare di cambiarla, nasconderla, mistificarla, ma, alla fine, torna sempre a galla. 

E presenta sempre il conto. Mi fanno tenerezza gli indignati speciali contro l'Ue rispetto alla richiesta di Pierre Moscovici di rientrare in tempi certi dai 3,4 miliardi di buco che l'Italia presenta a livello di deficit: facile ora farsi scudo con il terremoto, la neve e la valanga che ha spazzato via il resort di Rigopiano (abusivo) per cercare di tirare ancora una volta un bel calcio al barattolo. Facile, ma anche patetico. 


Chi mi segue su queste pagine sa che penso che l'Ue sia una cloaca burocratica da cui bisogna uscire al più presto, ma io lo dico da sempre, anche quando l'euroentusiasmo era la norma (anche su queste pagine): come mai adesso sono tutti euroscettici? Moscovici non ha colpe, se volete arrabbiarvi con qualcuno fate pure, ma cercate il vero responsabile: il quale, ha un nome e un cognome, oltre che un domicilio.

Si chiama Matteo Renzi, domiciliato a Rignano sull'Arno. Come mai nessuno ha detto nulla, quando per elargire mance e prebende in vista del referendum del 4 dicembre, il governo da lui presieduto ha sforato volontariamente dai limiti imposti?
L'Ue era stata chiara fin dall'inizio al riguardo: tu sfora, ti lasciamo tranquillo e ti garantiamo flessibilità fino a dopo la consultazione referendaria (visto che Bruxelles tifava apertamente per il "Sì"), dopodiché i conti vanno saldati. E così è stato, né più, né meno: perché quindi queste pose da nazionalisti orgogliosi, adesso? 

Lo sapevamo che sarebbe finita così, io ho cominciato a scriverlo a novembre: se fai un patto, devi rispettarlo.

E Matteo Renzi, per pagare il bonus ai diciottenni e altre amenità in stile Achille Lauro, aveva fatto un patto con l'Ue. Ora, tocca pagarlo. E, giustamente, all'Europa non frega nulla se non sappiamo nemmeno guardare le previsioni del tempo, visto che i terremoti non sono prevedibili, ma la neve e il maltempo sì e si sapeva da giorni che sarebbe arrivato un fronte freddo dall'Est. Invece di maledire l'Ue, perché non chiedete a Renzi cosa ha fatto per i terremotati? 

Nulla e infatti il disagio maggiore è stato creato dal combinato disposto di maltempo forte e condizioni già precarie per i residenti del posto: le famose casette, le quali dovevano arrivare per tutti entro Natale, dove sono? 

In compenso, si sono dati soldi a pioggia a tutti in sede di Legge di stabilità, sperando di scongiurare la vittoria del "No". E adesso piangiamo? Anzi, facciamo anche i duri, con Padoan che minaccia velatamente di essere pronto ad affrontare la procedura di infrazione, pur di non pagare.

Addirittura si arriva a ipotizzare elezioni a giugno, pur di non aprire i cordoni della borsa. Siamo patetici, siamo i degni eredi di Alberto Sordi e dei suoi personaggi umanamente mediocri. 

Come mai non erano a disposizione le turbine? 

Come mai l'Enel ci ha messo quattro giorni, in alcune località, a riportare la luce con i generatori? 

È colpa dell'Ue?

Non è forse colpa del governo Renzi e della sua bambinesca voglia di rinnovamento giovanilista, il quale per furore iconoclasta verso l'ancient regime della Prima Repubblica ha semi-rottamato le Province, non rendendosi conto che così si metteva a rischio il funzionamento della cinghia di trasmissione tra le stesse, i comuni e l'Anas per la gestione delle strade? 

Se non vi fidate di me, chiedete a qualsiasi amministratore pubblico e vedrete cosa vi dirà rispetto a questa rivoluzione: per risparmiare quattro soldi, perché alla fine i dipendenti mica sono a spasso ma ricollocati altrove sempre nella Pubblica amministrazione, siamo ridotti come avete visto. 


E non solo nelle zone terremotate, basti vedere il cavalcavia crollato un paio di mesi fa nel lecchese: ancora tutto fermo, lavori che non cominciano e disagi enormi per cittadini e imprese della zona. Tocca andare a Roma per un tavolo che sblocchi 10 milioni di euro: chi doveva operare nel frattempo? 

La Provincia, la quale ha la competenza sull'Anas? 

E come fa, se non esiste più? È forse colpa dell'Ue anche questo? 

O forse del governo dei supergiovani, come direbbero Elio e le storie tese? 

Finché daremo vita a teatrini simili, saremo sempre l'Italietta che tutti prendono in giro. Finché avremo governi che spendono e spandono per mera ricerca e gestione del consenso, non potremo lamentarci perché l'Europa ci bacchetta: certo, la Spagna è al 5,3% di rapporto deficit/Pil, ma ha sforato perché ha messo in campo politiche e incentivi per l'occupazione, non ha dato 500 euro ai diciottenni per andare a sentire il concerto di Fedez, spacciando il tutto per politica culturale. 

Per favore, smettiamo di essere ridicoli. 

Vi racconto un aneddoto, come riportato dal quotidiano Il Gazzettino. Paolo Rossetto è un imprenditore di Caneva con esperienza pluriennale a Piancavallo, località per la quale garantisce la pulizia delle strade in caso di neve e tre anni fa era stato contattato dalla Regione Marche per svolgere dei servizi eccezionali durante una copiosa nevicata. Proprio per questo motivo, martedì scorso, nel momento di massima emergenza - il giorno seguente si abbatterà in Abruzzo, la slavina killer sull'albergo Rigopiano -, è stato interpellato nuovamente per correre in aiuto delle popolazioni isolate e senza corrente elettrica. La richiesta della Regione era per un totale di sei turbine, equamente distribuite tra grandi e piccole, così da far fronte a sgombero di strade più o meno ampie di carreggiata. Rossetto non ci ha pensato due volte e ha risposto positivamente. 

Memore di quanto accaduto alla prima esperienza, ha tuttavia chiesto una modifica della formula di pagamento: «Ho dovuto attendere due anni e mezzo per veder saldate tutte le mie spettanze: per questo, ho sollecitato il pagamento anticipato di 11mila euro, pari alla spesa che io stesso devo saldare immediatamente agli autotrasportatori che effettuano il trasporto eccezionale dei miei mezzi dal Friuli alle Marche». 

La risposta dell'ente pubblico? «Sono spariti», fa sapere amareggiato Rossetto. 

Colpa dell'Ue? 

Questa volta in parte sì. 

Abbiamo trovato 20 miliardi per le banche in tre ore e Bruxelles non ha detto nulla, ma le amministrazioni locali devono sottostare all'idiota Patto di stabilità che non consente loro di utilizzare i soldi che hanno in cassa, nemmeno per le emergenze. 

Queste sono le ragioni per cui ritengo l'Ue una iattura e per cui sarebbe giusto battere i pugni sul tavolo, non per i debiti fatti da Matteo Renzi e che ora non si vogliono onorare, facendosi scudo con l'emergenza terremoto e neve. 

Quando la smetteremo di essere il Paese delle scuse e delle emergenze, forse cominceranno a prenderci sul serio. 

E a rispettarci di più, ma, per favore, evitiamo di scadere ulteriormente nel ridicolo. 

Quanto sta facendo Padoan all'Ecofin è una pantomima, che rischiamo di pagare carissima. Di tutto questo, ringraziate quella testa di legno di nome Matteo Renzi. 

Non l'Ue. 


Fonte: qui

lunedì 23 gennaio 2017

Terremoto, la Commissione grandi rischi: "Dighe a rischio Vajont, ma il pericolo non è imminente"

POSSIBILI NUOVE SCOSSE FINO AL GRADO 7. BISOGNA VERIFICARE SCUOLE E DIGHE

LA COMMISSIONE GRANDI RISCHI INVITA A TENERE ALTA LA GUARDIA: ''NON VOGLIAMO CREARE PANICO, MA NELLA FAGLIA CHE SI È ATTIVATA LO SCORSO AGOSTO LA SEQUENZA SISMICA NON SEMBRA IN ESAURIMENTO. AI PRIVATI CONSIGLIAMO DI CONTATTARE UN INGEGNERE PER CONTROLLARE LA STABILITA' DELLE LORO CASE''


Elena Dusi per ''la Repubblica''
TERREMOTO NEL CENTRO ITALIATERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

«Non ci sono evidenze che la sequenza sismica sia in esaurimento ». Le faglie attive dal 24 agosto 2016 - data della disastrosa scossa di Amatrice - «hanno il potenziale di produrre terremoti di elevata magnitudo (6-7)».

La Commissione Grandi rischi, nella sua relazione per la Protezione Civile, invita a mantenere alta la guardia. «Non possiamo essere rassicuranti » spiega il presidente Sergio Bertolucci. «Ma non vogliamo nemmeno creare panico. Bisogna essere prudenti, e per un cittadino questo potrebbe voler dire ad esempio contattare un ingegnere strutturista per controllare la stabilità della propria casa. Per gli edifici pubblici, l' invito è quello di monitorare in maniera sistematica scuole, ospedali e dighe ».

TERREMOTO CENTRO ITALIATERREMOTO CENTRO ITALIA
Le zone in cui potrebbe ancora verificarsi un terremoto di magnitudo fino a 7 sono quelle attorno alla faglia che corre da nord-ovest a sud-est, tra il Monte Vettore e il Monte Gorzano. Qui, prosegue la Commissione, ci sono aree «che non hanno registrato terremoti recenti di grandi dimensioni ». A preoccupare i sismologi è in particolare il tratto che va da Montereale all' Aquila.

All' Aquila il terremoto del 2009 ha probabilmente già rilasciato l' energia che si era accumulata nel sottosuolo. A Montereale le quattro scosse di magnitudo superiore a 5 di mercoledì potrebbero aver attenuato parte della tensione sotterranea.
terremoto massamartanaTERREMOTO MASSAMARTANA
Ma in mezzo si trova una "lacuna": un' area dove non ci sono state scosse e dove presumibilmente le faglie sono ancora "sotto pressione". 

Lo sciame successivo ai terremoti del 18 gennaio, poi, sta marciando a passo spedito, con una media di 500 scosse al giorno: più di quelle che gli esperti si aspetterebbero.

castelluccio di norciaCASTELLUCCIO DI NORCIA
Il problema della sicurezza, ribadisce la Commissione nella sua relazione, riguarda anche «infrastrutture critiche quali le grandi dighe». Nella zona del sisma ce ne sono tre, nel lago di Campotosto. Il secondo bacino idroelettrico più grande d' Europa, con i suoi 14 chilometri quadri, si trova 10-15 chilometri a est degli epicentri delle forti scosse di mercoledì scorso.

L' Enel venerdì ha ribadito «la totale assenza di situazioni anomale». Ma in caso di terremoto di magnitudo fino a 7, di problemi potrebbero invece sorgerne.
crepe sulle montagne dopo il terremotoCREPE SULLE MONTAGNE DOPO IL TERREMOTO
Le tre dighe sono quelle di Poggio Cancelli, all' estremità nord del lago, quella di Sella Pedicate all' estremità sud e quella di Rio Fùcino, al centro sulla sponda est. Proprio sotto a quest' ultima passa una faglia sismica attiva. «Ipotizziamo che sia capace di generare un terremoto di magnitudo 6.5-6.6» spiega Fabrizio Galadini dell' Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Dal 24 agosto in quella zona non c' erano stati segni di riattivazione della faglia. «Ma le scosse del 18 gennaio sono state molto vicine.

E da allora con la neve è stato impossibile condurre rilievi».
Già il terremoto dell' Aquila nel 2009 sollevò il problema delle dighe di Campotosto. Il rischio è che un sisma possa causare uno smottamento lungo le sponde, creando un "effetto Vajont".
crepe nell asfaltoCREPE NELL ASFALTO

In caso di un crollo imponente e repentino, i 10 metri di distanza tra il livello dell' acqua e la sommità della diga potrebbero non essere sufficienti a contenere un' onda di tsunami. Un' altra eventualità è che il sisma spacchi il terreno in superficie proprio in corrispondenza della diga.

Nel 2009 Eucentre, il Centro europeo di ingegneria di Pavia, pubblicò un rapporto in cui metteva in guardia contro questa eventualità, definita «improbabile » ma «disastrosa», soprattutto per dighe di calcestruzzo come Rio Fùcino. La faglia di Campotosto potrebbe aprire una frattura nel terreno ampia fino a 90 centimetri, provocando, secondo il rapporto, «danni anche gravi che potrebbero determinare una fuoriuscita di acqua».

giovedì 19 gennaio 2017

DA AGOSTO SI SONO REGISTRATE 45 MILA SCOSSE IN ITALIA CENTRALE: UNA OGNI 5 MINUTI!

MA LE QUATTRO IN POCHE ORE DI IERI METTONO IN ALLERTA I GEOLOGI: LA SUCCESSIONE RAVVICINATA E’ AVVENUTA ATTRAVERSO UN "CONTAGIO LATERALE" TRA LE FAGLIE

IL GEOLOGO MARIO TOZZI: “SE I SEGMENTI SI FOSSERO ATTIVATI INSIEME, SI SAREBBE POTUTO GENERARE UN TERREMOTO MOLTO PIÙ FORTE. NON SAPPIAMO SE CI SARÀ UN RILASCIO ‘DISTRIBUITO’ E GRADUALE DELL'ENERGIA SISMICA, OPPURE UN RILASCIO ‘ESPLOSIVO’, CON SCOSSE PIÙ FORTI. L’APPENNINO STA CARICANDO ANCORA ENERGIA IN PROFONDITÀ”

“PURTROPPO DA NOI IL TERREMOTO CHE AVREBBE DOVUTO SEGNARE UN SVOLTA CULTURALE DECISIVA, QUELLO DI REGGIO E MESSINA DEL 1908, NON LO HA FATTO. MENTRE NEGLI USA..."

Mario Tozzi per “la Stampa”

I terremoti sulla Terra sono frequenti come le tempeste e dunque non deve meravigliarci quanto sta accadendo. E cioè che da agosto a oggi si siano registrate oltre 45.000 scosse in Italia Centrale, una ogni cinque minuti circa. Semmai è la nostra memoria di sapiens a essere troppo limitata per ricordare una successione così ravvicinata di scosse superiori a magnitudo 5 Richter tutte in una stessa zona (stavolta quattro in quattro ore, un evento che non è identico ad altri recenti).

Ma, detto questo, non si ravvisa nulla di anormale nella sequenza sismica che si è aperta lungo un segmento più meridionale della stessa struttura già responsabile dei sismi di Amatrice e Norcia. «Coppie» sismiche si registrarono, per esempio, anche in occasione di sismi dell' Irpinia (1980) e dell'Umbria-Marche (1997), per non parlare di quello del 24 agosto scorso proprio ad Amatrice. Sono appunti di uno stesso pro memoria inviatoci periodicamente dalla Terra per impedirci di dimenticare che l'Italia è il Paese geologicamente più attivo del Mediterraneo e che l'immunità dal rischio naturale non rientra nei valori negoziabili dagli umani.
TERREMOTO CENTRO ITALIATERREMOTO CENTRO ITALIA

Si tratta di una faglia, o, meglio, di un sistema di faglie gemelle, parallele e con la stessa dinamica, che si è (ri)attivata prima ad Amatrice (agosto, magnitudo 6 Richter), poi più a Nord a Visso (settembre, 5,6), poi un poco più a Sud, a Norcia (ottobre, 6,5) e ieri decisamente più a Sud a Montereale. I segni delle scosse precedenti sono ben visibili lungo tutto il tratto affiorante della faglia stessa (più di 15 km ormai), soprattutto alla base del Monte Vettore.
TERREMOTO NEL CENTRO ITALIATERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

Questa famiglia di faglie sembra come contagiarsi l'una con l' altra, ed effettivamente è proprio quello che starebbe accadendo: non esattamente un effetto-domino classico, visto che non è iniziato da un capo, bensì nel mezzo (e poi si è spostato prima a Nord, poi a Sud), ma comunque uno scarico di energia da una faglia all' altra.

Si tratterebbe di una «propagazione laterale» della sismicità, come sostengono i dati del Cnr: allo scarico della zona ipocentrale precedente corrisponde un carico sui frammenti laterali adiacenti alla faglia stessa. Sono questi frammenti a essersi rotti e ad aver generato gli ultimi terremoti di ieri. La stessa dinamica registrata a fine ottobre dell' anno scorso. Come già avevamo scritto, il contagio può avvenire dopo anni o decine di anni, ma anche dopo giorni o mesi, come sembra stia accadendo oggi. La propagazione laterale favorisce una serie di terremoti forti ma, in generale, non fortissimi: una tendenza che speriamo si ripeta anche stavolta.
terremoto massamartanaTERREMOTO MASSAMARTANA

Se tutti i segmenti della faglia si fossero attivati tutti insieme, si sarebbe potuto generare un terremoto molto più forte. Come in tutti gli altri casi, non possiamo prevedere la futura evoluzione di questa sequenza, se sarà un rilascio «distribuito» e graduale dell' energia sismica, oppure un rilascio «esplosivo», attraverso scosse ancora più forti. Sicuramente l’Appennino sta caricando ancora energia in profondità e cerca un nuovo assetto sprofondando periodicamente verso il basso. Questo accade da decine di migliaia di anni e accadrà ancora per millenni. In questo contesto, l' attivazione di nuove faglie o di segmenti di antiche non è una probabilità, è una certezza.

norcia dopo il terremotoNORCIA DOPO IL TERREMOTO
Lo sprofondamento del settore di Castelluccio è stato valutato in circa un metro complessivo: se moltiplichiamo questo dato, ottenuto in pochi mesi, con quello che è accaduto nel corso delle decine di migliaia di anni, si comprende bene come tutto il paesaggio dell' Appennino, dalla cresta montuosa alla pianura, sia di origine sismica.

Una delle ragioni per cui questo rischio deve entrare nella nostra cultura molto più di quanto sia accaduto in passato, informandone i comportamenti e spazzando via quel fatalismo che già vediamo venire invocato. Non c'è nessun «mostro» nel sottosuolo, come sentiamo incredibilmente ripetere (pure da chi vive in zona classificata S1 a massimo rischio), che se la prende, implacabile, con chi è già stato colpito, ma solo la nostra ostinazione a non voler tener conto che l'Italia è fatta di borghi e di faglie, di monumenti e terremoti, entrambi parte fondante del nostro Paese.

TERREMOTO CENTRO ITALIATERREMOTO CENTRO ITALIA
Qualche dato positivo c'è: in Italia le faglie non sono mai lunghissime (meno di 40 km) e i blocchi di crosta terrestre coinvolti sono di dimensioni limitate, ragione per cui difficilmente i sismi superano magnitudo 7 Richter. Però, invece di scrollarsi la polvere dalle spalle, come dovremmo fare se avessimo costruito bene e mantenuto meglio, a ogni terremoto contiamo vittime e danni da Paese mediorientale.

Purtroppo da noi il terremoto che avrebbe dovuto segnare un svolta culturale decisiva, quello di Reggio e Messina del 1908, non lo ha fatto. Mentre il terremoto di San Francisco (1906) e quello di Yokohama (1923) hanno cambiato l'orizzonte culturale di quei Paesi portandoli a pianificare di conseguenza costruzioni e comportamenti, nonostante sismi di magnitudo anche superiore a 8.

Fonte: qui

"CI SONO MOLTI MORTI" 

TERREMOTO INFINITO, UNA VALANGA TRAVOLGE HOTEL ALLE PENDICI DEL GRAN SASSO, SI CERCANO 30 DISPERSI 


ESTRATTA LA PRIMA VITTIMA, DUE PERSONE IN SALVO 

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA: "L'EDIFICIO E' STATO SPOSTATO DI DIECI METRI" - VIDEO


HOTEL RIGOPIANOHOTEL RIGOPIANO
"Ci sono tanti morti". Lapidarie le parole di Antonio Crocetta, uno dei capi del Soccorso alpino abruzzese che da ieri sera si é messo in marcia con gli sci insieme agli altri per raggiungere l'Hotel Rigopiano. Due persone messe in salvo, ma ci sono ancora molti dispersi. E purtroppo molti morti.






valanga di neve su un hotel a rigopiano 9VALANGA DI NEVE SU UN HOTEL A RIGOPIANO 9
I soccorritori sono riusciti a raggiungere intorno alle 4 l'hotel Rigopiano, nel comune di Farindola in provincia di Pescara, travolto ieri da una valanga, conseguenza delle nuove scosse di terremoto che hanno colpito il centro Italia. La struttura ospitava fra le venti e le trenta persone. I due messi in salvo sono Giampiero Parete e Fabio Salzetta, che al momento della slavina si trovavano all'esterno della struttura. Sono in buone condizioni fisiche; si erano riparati all'interno di un'auto.

"Sono in salvo due persone - scrive il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco sul suo profilo Facebook - le stesse che avevano mandato il messaggio di aiuto. Ci sono parecchi feriti, ma non si sa ancora quanti sono ancora dispersi o addirittura morti. Certo che la struttura è stata presa in pieno dalla slavina, tanto che si è spostata di dieci metri". Il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, sempre su Facebook, scrive "la valanga è di grandi dimensioni e ha coinvolto integralmente l'hotel. La zona resta pericolosa per eventuali distacchi".

Fonte: qui
valanga di neve su un hotel a rigopiano 8VALANGA DI NEVE SU UN HOTEL A RIGOPIANO 8
SOCCORRITORI HOTEL RIGOPIANOSOCCORRITORI HOTEL RIGOPIANO

L'allarme è stato dato da due clienti dell'albergo. "Purtroppo è accaduta una terribile tragedia sembrerebbe ci siano delle vittime, ma è tutto da confermare" ha scritto su Facebook il presidente della provincia di Pescara Antonio Di Marco. A Rigopiano era in corso una bufera di neve, fra gli ospiti dell'albergo ci sarebbero anche due bambini. Sembra che alcuni ospiti siano riusciti ad andar via prima che la slavina si abbattesse sulla struttura ma ancora non è chiaro quanti siano riusciti a mettersi in salvo. Ieri, poco prima della tragedia, la direzione dell'hotel aveva informato che "a causa delle condizioni atmosferiche e delle forti nevicate, le linee telefoniche erano interrotte", invitando i clienti a contattare l'hotel all'indirizzo di posta elettronica. "Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo": così una coppia ospite dell'albergo ha scritto ai soccorritori con un sms.
valanga di neve su un hotel a rigopiano 7VALANGA DI NEVE SU UN HOTEL A RIGOPIANO 7

Dalla mezzanotte sono state 82 le scosse di terremoto registrate nelle aree del Centro Italia. Le più forti, di magnitudo 3.5 sono state registrate dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) alle 2,28 in provincia di L'Aquila, ad una profondità di 10 chilometri. La scossa si è verificata a 3 chilometri da Montereale e 5 da Capitignano. La seconda scossa, sempre di magnitudo, 3.5 si è verificata nella provincia di Rieti alle 2.53, ad una profondità di 8 chilometri. La scossa si è verificata a 4 chilometri da Amatrice.
SOCCORRITORI HOTEL RIGOPIANOSOCCORRITORI HOTEL RIGOPIANO



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