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mercoledì 11 gennaio 2017

LA CONSULTA BOCCIA I VOUCHER

AMMESSO IL REFERENDUM DELLA CGIL CONTRO I “BUONI” PER IL LAVORO ACCESSORIO 

RESPINTO, INVECE, QUELLO SUL SUPERAMENTO DELL’ART.18 (LICENZIAMENTI) PREVISTO DAL JOBS ACT 

PER SCONGIURARE IL REFERENDUM IL GOVERNO DEVE FARE UNA LEGGE


CAMUSSO RENZICAMUSSO RENZI
Il referendum sull'articolo 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. La consultazione popolare proposta dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

VOUCHER JOBS ACTVOUCHER JOBS ACT
AVANTI DUE QUESITI SU TRE

Nell'odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti» (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)» ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi» (n. 169 Reg. Referendum). È quanto riporta la nota della Consulta.
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SUI VOUCHER PUÒ INTERVENIRE IL GOVERNO

Il via libera arrivato dalla Consulta apre la strada a due referendum e il più importante è certamente quello sui voucher, i buoni lavoro che il Jobs act ha ampliato e modificato. Il quesito chiede di abrogare queste norme. Il governo ha già reso noto di voler intervenire su questa materia. Se lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all'istanza quesito referendario.

Fonte: qui

domenica 8 gennaio 2017

BELLA FIGURA DI M...A! IL SINDACATO E’ IN PRIMA LINEA PER ABOLIRE I BUONI LAVORO(VOUCHER)


“DITE CHE SONO CASI ISOLATI” E' LA SCUSA CHE LA CGIL MANDA ALLE SEDI REGIONALI IN UNA MAIL PER GIUSTIFICARE L’USO DEI VOUCHER PER PAGARE ALCUNI SUOI COLLABORATORI IN EMILIA ROMAGNA E LOMBARDIA: “EVITIAMO DANNI DI IMMAGINE IN VISTA DEL REFERENDUM SUL JOBS ACT”


Matteo Pucciarelli per “la Repubblica”

susanna camussoSUSANNA CAMUSSO
COME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI
“Dite che sono casi isolati”. La mail è arrivata a tutte le strutture regionali della Cgil il giorno della Befana, inviata dalla sede centrale di Roma. Sì perché il caso voucher - cioè l'utilizzo da parte della categoria dei pensionati dei "buoni lavoro" per retribuire alcuni collaboratori, in Emilia-Romagna e in Lombardia: gli stessi buoni lavoro che la Cgil vuole abolire attraverso un referendum per il quale ha raccolto tre milioni di firme - sta agitando e non poco le acque dentro il sindacato.

La nota interna firmata da due membri della segreteria guidata da Susanna Camusso, cioè Nino Baseotto e Tania Scacchetti, prova ad attutire il contraccolpo mediatico invitando i dirigenti regionali a minimizzare la faccenda, evitando i processi, in modo da non alimentare fratture nella organizzazione e nella sua immagine pubblica. Evitare i processi, quindi, anche perché i casi di persone retribuite con i detestati voucher sarebbero numerosi e sparsi un po' in tutta Italia: meglio quindi non approfondire e lasciar passare la buriana.
VOUCHER JOBS ACTVOUCHER JOBS ACT

Certamente sarebbe stato meglio usare maggiore attenzione sulla questione, specie una volta avviata la nostra campagna di raccolta firme, ammettono Baseotto (ex segretario regionale della Lombardia) e Scacchetti (che invece arriva proprio dall' Emilia).
L'obiettivo che dobbiamo perseguire in queste ore delicate anche in relazione alla prossima espressione della Corte sulla ammissibilità dei quesiti referendari - continua la comunicazione - deve essere quello di rilanciare la validità delle nostre ragioni, supportate dalle milioni di firme raccolte nei mesi scorsi.

VOUCHER JOBS ACT1VOUCHER JOBS ACT
La data fatidica è il prossimo 11 gennaio, quando la Consulta dirà se per i tre quesiti proposti dalla Cgil (tra i quali quello che prevede l' abolizione dei voucher) si andrà a votare o meno. Per questo il consiglio è che anche nella relazione con la stampa locale il fenomeno va circoscritto a quello che è, un utilizzo per limitate attività meramente occasionali svolte da soli pensionati. La preoccupazione è non prestare il fianco a quella che viene definita una strumentalizzazione che non è accettabile. Noi non neghiamo l' esigenza di uno strumento che possa rispondere al lavoro occasionale; neghiamo che questo strumento siano i voucher come li conosciamo oggi.

Il punto, però, non è solo legato ai buoni in sé. C' è tutto un capitolo spinoso che investe il sindacato e il lavoro all' interno delle proprie numerose categorie e Camere del lavoro locali. Un sistema noto e ampiamente utilizzato per retribuire chi un po' per "militanza" e un po' per lavoro affianca il sindacato, ed è quello dei rimborsi spese. Cioè presentare ai responsabili politici spese realmente avvenute ma ancora più spesso no, che però una volta liquidate diventano una sorta di compenso economico.

maurizio landiniMAURIZIO LANDINICOME AL SOLITO PIGLIA PER C..O I LAVORATORI

lunedì 2 gennaio 2017

I BERSANIANI CHE IMPUTANO ALL’EX PREMIER IL DISASTRO DEL MONTEPASCHI, DOVE I DS HANNO FATTO CARNE DI PORCO PER ANNI


IL CALCIO DELL’ASINO È LO SPORT PREFERITO DEGLI ITALIANI, E IL 2017 RISCHIA DI ESSERE UN ANNO PIENO DI CALCI PER RENZI 

IL BORDELLO DEI VOUCHER (UN’IDEA DI MONTI E BERSANI) SONO LO SPECCHIO DI UN PAESE CHE AMA CAMPARE SULLE DISGRAZIE (ALTRUI)

Goffredo Pistelli per ‘Italia Oggi

Per fortuna che Matteo c’è. Si potrebbe parafrasare l’ultimo inno berlusconiano, per descrivere come la caduta del primo governo guidato dal segretario Pd, Matteo Renzi, stia diventando una piccola rendita di posizione per i suoi avversari i quali, disarcionatolo a forza col referendum, pensano nel 2017 di tirare a campare sulla sua temporanea disgrazia. Complice il profilo basso assunto dall’ex-premier, su di lui sparano tutti e con grande non-chalance. Un esercizio rischia di diventare una costante nell’anno che si sta per aprire.
PIERLUIGI BERSANI E MUSSARIPIERLUIGI BERSANI E MUSSARIhanno affondato una banca

D’altra parte, ogni cambio di potere è sempre segnato dalla revanche: gli avversari maramaldeggiano, gli alleati di colpo si fanno critici, gli amici della penultima e terz’ultima ora, alzano gli occhi al cielo, assumendo l’espressione corrucciata dei consiglieri inascoltati. È un tratto che accompagna, inevitabilmente, ogni caduta, e non poteva certo fare eccezione quella di un uomo che non ha lesinato le critiche agli avversari, giocando spesso fra il caustico e il brutale.
PIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARIPIERLUIGI BERSANI GIUSEPPE MUSSARIHANNO AFFONDATO UNA BANCA

Anche se certe espressioni di questo fenomeno ricordano la scena di un film con Totò, Il comandante, in cui un generale dell’esercito, camminando per strada nel suo primo giorno di congedo, viene innaffiato dall’autobotte del lavaggio strade che, fino alla vigilia, rispettosamente, al suo passaggio, abbassava il getto d’acqua.

Allo stesso modo, abbondano i commentatori pronti a richiamare l’arroganza di Renzi, la presunzione di Renzi, la scarsa lungimiranza di Renzi. Siamo all’antropologia più che alla politica: la situazione ricorda infatti la risatina insopprimibile a cui, istintivamente, siamo tutti portati vedendo una persona che capitomboli per strada, prima che la ragione e l’educazione ci facciano pensare alle conseguenze. Fin qui, il colore. Altro fatto è, appunto, la tendenza che si va profilando fra i suoi avversari politici, interni ed esterni: incolpare Renzi di ogni cosa, sperando di continuare a lucrare sulla vittoria del No al referendum.
PIERLUIGI BERSANI E MARIO MONTIPIERLUIGI BERSANI E MARIO MONTIHANNO AFFONDATO l'italia

Gli esempi non mancano. Di colpo l’ex-presidente del Consiglio è diventato responsabile numero uno del disastro Monte dei Paschi perché, si dice, si sarebbe «gingillato» con JP Morgan e fondi sovrani qatarini, nell’illusione di salvare la banca senese senza l’intervento pubblico o europeo.

Come se i 15 anni di storia precedente, popolata da acquisizioni capestro e management politicamente cooptato e sponsorizzato, non c’entrassero. Allo stesso modo, a Renzi si attribuisce il boom dei «voucher», il sistema di remunerazione del lavoro occasionale, che sinistra Pd e Cgil accusano d’essere sfruttamento legalizzato. Un sistema che esisteva prima del governo Renzi, regolato anche dal governo di Mario Monti, con Pier Luigi Bersani in maggioranza, e che l’esecutivo renziano aveva avuto il pregio di tracciare, obbligando all’utilizzo per via telematica.

LA GERMANIA GIUSTA PATTO BERSANI MONTILA GERMANIA GIUSTA PATTO BERSANI MONTIfacce da culo
Seppure si tratti dello 0,23% del valore delle prestazioni di lavoro, i voucher saranno l’ariete con cui si darà l’assalto alla «fortezza di Renzi» nel Pd. Se la Consulta, nei prossimi giorni, giudicherà infatti ammissibile il referendum sul Jobs Act chiesto dal sindacato di Susanna Camusso, la consultazione diventerà il leitmotiv di tutto questo lungo 2017 elettorale: prima del voto, forse ad aprile-maggio, ma anche dopo, in caso di vittoria degli abrogazionisti, quando ci sarà da celebrare il congresso Pd, per andare al voto nel 2018.

Gli uni e gli altri, sinistra e sindacato, con un unico obiettivo: la fine politica del segretario Pd.

Le accuse sulle banche, e le critiche su voucher e articolo 18, così come il possibile peggioramento delle condizioni economiche del Paese, saranno il terreno su cui il variegato fronte antirenziano si posizionerà, in questo lungo 2017 elettorale.
All’insegna del «poca spesa, molta resa», si cercherà di trasformare Renzi in un punchball, su cui menare cazzotti a getto continuo.

renzi e camussoRENZI E CAMUSSOmagnaccia italiani
Così facendo, alcuni storneranno l’attenzione dalla crisi delle proprie amministrazioni o dall’assenza di democrazia interna, come i grillini, altri dal contrasto feroce per la leadership del centrodestra, come la Lega e Forza Italia. O, ancora, gli stessi forzisti useranno l’attacco a Renzi per oscurare la propria conversione al proporzionalismo, nella riforma delle legge elettorale imminente, finalizzata solo ad arginare la perdita di consenso legata all’inesorabile declino del fondatore.

Che Renzi non ci stia a farsi menare, va da sé. Resta invece da scoprire con quali strategie e con quali argomenti saprà passare dalla difesa all’attacco.

Fonte: qui

martedì 27 dicembre 2016

Lavoro: si cambia, per scongiurare il referendum sul Jobs Act. E sui voucher più vincoli e multe


I DISOCCUPATI PERO’ RESTANO TRE MILIONI E LA RIPRESA NON ARRIVA MAI: DA GENNAIO ADDIO ALL’INDENNITÀ DI MOBILITÀ E LA CASSA INTEGRAZIONE IN DEROGA (185 MILA PERSONE A RISCHIO)

Valentina Conte per www.repubblica.it

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Abbassare i tetti, aumentare controlli e sanzioni. Il governo è pronto a una stretta sui voucher, i ticket da dieci euro lordi nati per pagare i lavoretti, diventati dopo la liberalizzazione normativa il simbolo della nuova precarietà e della protesta contro le politiche del lavoro dell’esecutivo Renzi. I margini per intervenire non sono molti, a meno di smontare lo strumento.

Ma qualcosa si deve pur fare, ragionano a Palazzo Chigi. La ripresa non decolla, i disoccupati non schiodano da quota tre milioni, mentre i buoni lavori si impennano a 121 milioni venduti in ottobre, nuovo record. Non solo. Dal primo gennaio vanno in archivio l’indennità di mobilità, la cassa integrazione in deroga e pure la Discoll, l’ammortizzatore per i collaboratori. Reti importanti di protezione, specie la prima.

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Che la Naspi, il sussidio unico, potrebbe non soppiantare del tutto, di fronte ai licenziamenti collettivi del settore industriale. Il mercato del lavoro ha dunque bisogno di un segnale urgente. Prima che siano le urne a darlo, con i tre referendum promossi dalla Cgil (ritorno all’articolo 18, abolizione dei voucher, corresponsabilità negli appalti) e sulla cui ammissibilità si esprimerà la Corte Costituzionale.
PRECARIATOPRECARIATO

La parola d’ordine a Palazzo Chigi in queste ore è “attendere”. Aspettare cioè il primo (imminente) monitoraggio sulla tracciabilità dei ticket. E la decisione della Consulta dell’11 gennaio. Le tabelle Inps vengono giudicate essenziali per capire se l’obbligo (da ottobre) per il datore di lavoro di mandare l’sms o la mail un’ora prima di impiegare il voucherista funziona da deterrente o no. Senza il conforto di numeri calanti, il ministro del Lavoro Poletti si dice pronto a «rideterminare dal punto di vista normativo il confine del loro uso».

Ma sarà solo la pronuncia della Corte a stabilire quanto in profondità incidere. Di fronte all’ammissibilità di tutti i quesiti, la questione dei voucher sembrerà poca cosa rispetto alla possibilità che crolli l’intero Jobs Act. Ma se, come pronostica il governo, dovesse passare solo la richiesta di abolire i voucher, a quel punto una modifica sui ticket diverrebbe obbligata.

NO AL PRECARIATO jpegNO AL PRECARIATO JPEG
Si vedrà come. Riportando il tetto massimo di introiti per il lavoratore a 5 mila euro (da 7 mila) o più basso. Inasprendo i controlli mirati, per stanare i datori che rimpiazzano i contratti con i buoni. Aumentando le sanzioni pecuniarie. Soluzioni tutte plausibili, ma bifronti (rischio impennata del nero) se non ben calibrate.

La fine della mobilità — prevista dalla Fornero e confermata dal Jobs Act — viene vista con allarme dai sindacati. La Uil calcola in 185 mila i lavoratori attualmente in mobilità che nel 2017 non entreranno nella lista speciale che da 25 anni consente ricollocazioni agevolate. Insieme allo strumento, spariscono infatti pure gli sconti contributivi riservati alle imprese che assumono lavoratori in mobilità. Cosa ne sarà di loro?
RENZI JOBS ACT 2RENZI JOBS ACT 2

«Riceveranno la Naspi, più generosa nella maggioranza dei casi della mobilità», assicura Stefano Sacchi, presidente Inapp, l’ex Isfol. «Le aziende poi risparmieranno sul costo del lavoro, perché non dovranno più versare lo 0,30% per la mobilità, circa 600 milioni». Ma «alle imprese a quel punto converrà licenziare sempre, così risparmiano pure sul ticket per la cassa integrazione, nel frattempo raddoppiato: è un meccanismo infernale », avverte Guglielmo Loy, segretario confederale Uil.

Ci sarebbe l’assegno di ricollocazione che scatta dopo quattro mesi di Naspi. «Le prime 30 mila lettere partiranno a gennaio», conferma Maurizio Del Conte, presidente dell’Anpal, l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. «Entro il 2017 puntiamo a contattare tutti i lavoratori — circa 900 mila — con i requisiti. Le politiche attive sono l’unico modo per scongiurare impatti negativi dalla fine della mobilità ».


martedì 20 dicembre 2016

UNA REPUBBLICA AFFONDATA SUL LAVORO

L'ITALIA HA IL TASSO PIÙ ELEVATO D'EUROPA DI PERSONE CHE NON CERCANO UN’OCCUPAZIONE (13% DELLA POPOLAZIONE ATTIVA) 

SIAMO TRA I 4 PEGGIORI PAESI IN QUANTO A ISTRUZIONE DELLA POPOLAZIONE IN ETÀ DA LAVORO (OLTRE IL 40% HA AL MASSIMO IL DIPLOMA O SI È FERMATO ALLE MEDIE)

(ANSA) - L'Italia ha il tasso più elevato d'Europa di persone disponibili ma che non cercano lavoro (13% della popolazione attiva), ed è tra i quattro peggiori Paesi in quanto a istruzione della popolazione in età da lavoro (oltre il 40% ha al massimo il diploma o si è fermato alle medie).

Emerge dal rapporto della Commissione Ue sugli sviluppi sociali. Per quanto riguarda la situazione della povertà, l'Italia è ancora ai livelli massimi, con un tasso di 'severa deprivazione materiale' sceso rispetto al 2012 ma non abbastanza da riportarlo ai livelli pre-crisi 2008, comunque alti.

NEETNEET
L'Italia si posiziona dopo Grecia e Cipro in quanto a rapporto tra il tasso di povertà e il suo miglioramento. Inoltre è aumentato il numero delle persone che vivono in nuclei famigliari senza lavoro. Resta stabile invece il livello di disuguaglianza sociale, sebbene superiore alla media Ue.

Ma sono molti i Paesi dove la disuguaglianza è invece aumentata: nei Paesi Baltici, Cipro, Bulgaria e Romania, Grecia e Ungheria. In Italia è positivo anche il dato sul 'gap' salariale uomo-donna: sebbene si sia aggravato dal 2007, resta tra i più bassi d'Europa, sotto il 3%. Sul fronte lavoro, un record tutto italiano è l'utilità pari a circa lo 0% dei servizi pubblici per l'impiego nel trovare lavoro ai disoccupati: si tratta del peggior dato europeo.

Fonte: qui


Tra gennaio e ottobre venduti 121,5 mln voucher, +32% su anno


Ansa- Il ministro del Lavoro Poletti scatena una polemica: 'Fuga di 100mila giovani? Bene, conosco gente che è andata via e sicuramente il Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi. I 60 milioni che restano non sono tutti dei 'pistola'...', dice. Poi si scusa, 'mi sono espresso male'. 
BOOM VOUCHER, GIU' I CONTRATTI FISSI - Nei primi dieci mesi 2016 sono stati stipulati più di 1,3 milioni (1.370.320) di contratti a tempo indeterminato (comprese le trasformazioni) mentre le cessazioni, sempre di contratti a tempo indeterminato, sono state 1.308.680 con un saldo positivo di 61.640 unità. Il dato - si rileva dall'osservatorio Inps - è peggiore dell'89% rispetto al saldo positivo di 588.039 contratti stabili dei primi dieci mesi 2015, risentendo della riduzione degli incentivi per le assunzioni stabili, e anche di gennaio-ottobre 2014 (+101.255 stabili). Nello stesso periodo gennaio-ottobre 2016 sono stati venduti 121,5 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi dieci mesi del 2015, pari al 32,3%, comunica inoltre l'Inps, sottolineando che nei primi dieci mesi del 2015 la crescita dell'utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 67,6%.
Il Governo è pronto a ''rideterminare dal punto di vista normativo il confine dell'uso dei voucher''. Così il ministro Giuliano Poletti, parlando a Fano. ''Abbiamo introdotto la tracciabilità, e dal prossimo mese vedremo l'effetto. Se è quello di una riduzione della dinamica di aumento e di una messa sotto controllo di questo strumento, bene. Se invece i dati ci diranno che anche questo strumento non è sufficiente a riposizionare correttamente i voucher la cosa che faremo è rimetterci le mani'' ha spiegato. 
Successivamente il ministro ha affermato che il Jobs act  è stata una buona legge, una legge che ''ha fatto bene e fa bene al Paese. Quindi, ha rilevato, oggi io non vedo ragioni per cui dobbiamo intervenire su questo versante''.  ''Poi, naturalmente, come tutte le cose va vista nel tempo in ragione dei risultati che produrrà, e se nel tempo in ragione dei risultati che si produrranno dovesse emergere che ci sono degli elementi di problematicità, come sempre si guardano''.

giovedì 20 ottobre 2016

JOBS ACT! CALANO LE ASSUNZIONI A TEMPO INDETERMINATO ED AUMENTANO I LICENZIAMENTI PER GIUSTA CAUSA

PROPRIO IL CONTRARIO DEGLI OBIETTIVI DELLA RIFORMA 

BOOM DEI VOUCHER 

1. L’INPS SMONTA LE FAVOLE DI RENZI

Maurizio Belpietro per “La Verità - laverita.info”

Fino a ieri sera non si segnalavano tweet del presidente del Consiglio, tuttavia il silenzio via web non deve essere mal interpretato. Essendo impegnato in un viaggio istituzionale, ossia in una merenda alla Casa Bianca prima che Barack Obama faccia le valigie, è probabile che Matteo Renzi non abbia ancora potuto prendere visione degli ultimi dati sul mercato del lavoro rilasciati dall' Inps.

TITO BOERITITO BOERI
Dunque, l' assenza di commenti non deve indurre in affrettati giudizi. Se il premier tace dopo mesi in cui si è dimostrato assai loquace di fronte al più piccolo segno di crescita delle assunzioni non è perché annichilito dai dati negativi, ma in quanto occupato da gravosi appuntamenti oltreoceanici.

Il viaggio in America, studiato fin nei dettagli per consentire al capo del governo di godere della luce riflessa dell' uscente presidente Usa nell' ora più difficile del referendum sulla nuova Costituzione, lo ha assorbito completamente, al punto di non consentirgli di riflettere sugli ultimi drammatici dati occupazionali.

Le cifre diffuse dall' ente presieduto da Tito Boeri, del resto, lasciano poco spazio ai commenti. Che cosa si può aggiungere di fronte al crollo delle assunzioni e all' impennata dei licenziamenti per giusta causa? Che postille apporre scorrendo la corsa senza fine dei voucher, ossia di quei ticket che si comprano in tabaccheria per pagare a ore chi è ingaggiato per svolgere i lavori più umili e meno garantiti?

DisoccupatiDISOCCUPATI
Altro che #lavoltabuona, uno degli hashtag più graditi dal presidente del Consiglio. Meglio lanciare #lavoronero, perché di questo in gran parte si tratta, e il boom si registra principalmente in alcune regioni meridionali, ossia in terre in cui sono forti il caporalato e la criminalità.

Lo storytelling renziano, di fronte ai numeri, perde ogni aggancio alla realtà. «L' Italia è ripartita», «Siamo nel gruppo di testa dell' Europa», «L' economia è in ripresa»: tutte frasi che ora appaiono per quel che sono, ossia prive di senso. Nonostante il Jobs Act, i contratti a tempo indeterminato (che poi, dopo la cancellazione dell' articolo 18 per i nuovi assunti, non hanno più ragione di essere chiamati così) in 8 mesi sono crollati del 32,9 per cento. Nel frattempo, i licenziamenti per giusta causa o per motivi economici sono aumentati del 31 per cento. Giù anche le trasformazioni dei contratti precari in contratti stabili: meno 35,4 per cento. E su100 assunzioni, solo un quarto sono da considerarsi fisse. Senza dire dei quasi 100 milioni di voucher utilizzati da gennaio ad agosto.
DisoccupatoDISOCCUPATO

Insomma, se i dati dell' Inps dovevano indicare la ripresa della crescita economica, finisce che testimoniano l' esatto contrario. E soprattutto documentano che la riforma del mercato del lavoro non ha avuto alcun effetto sul mercato del lavoro. Semmai, come da più parti segnalato, il boom di assunzioni registrato lo scorso anno è dovuto alla decontribuzione, ossia al generoso sconto garantito dallo stato sui versamenti previdenziali. Ma finita la pacchia (quest' anno il beneficio è stato ridotto ai minimi termini) sono finite anche le assunzioni. Creare quei posti di lavoro, allo Stato, è costato molto, ma il molto ha prodotto poco o nulla. In particolare, non ha consentito di dar vita a posti stabili, che ai giovani permettessero di pianificare il proprio futuro.

Viste dopo due anni di rodaggio, le misure del governo Renzi in materia economica appaiono dunque inefficaci. Propaganda e poco altro. Il Pil è cresciuto più per i soldi messi a disposizione dal governatore Bce che per quelli generati in casa e l' occupazione è salita solo per l' aiuto di Stato. Ma come tutte le droghe, una volta svanito l' effetto Draghi e fondi pubblici, resta solo un gran mal di testa e la certezza che nulla è cambiato.

È con questo bilancio che Renzi, il 4 dicembre, si presenterà agli elettori. E per quanto stupefacente sia l' accoglienza di Obama, alla fine sul voto conterà la realtà dei posti di lavoro e dell' economia. Perché in Italia i disoccupati votano. Mentre Barack, anche se disoccupato, no.
DISOCCUPATIDISOCCUPATI



2. FRENA L'OCCUPAZIONE, BOOM DEI LICENZIAMENTI 

R.Am. per “la Repubblica”

Indietro tutta. Diminuiscono le assunzioni, in particolare quelle a tempo indeterminato, e aumentano i licenziamenti. Tra gennaio e agosto, registra l’Osservatorio sul Precariato dell’Inps, i licenziamenti sui contratti a tempo indeterminato sono passati dai 290.656 del 2015 a 304.437, con un aumento del 4,7 per cento. In particolare quelli per giusta causa e giustificato motivo soggettivo passano da 36.048 a 46.255, con un aumento del 28 per cento: potrebbe aver giocato un ruolo importante l’attenuazione dell’art.18 e la quasi impossibilità di ottenere il reintegro del posto di lavoro nel caso di licenziamento ingiusto.

INPSINPS
Dopo il picco del dicembre 2015, quando il 67 per cento delle nuove assunzioni era a tempo indeterminato, ad agosto la percentuale è scesa al 24,9 per cento, molto più bassa del 30 per cento “preincentivi”. Nei primi 8 mesi del 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 805.168, con un calo del 32,9 per cento rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma si registra un calo del 7 per cento anche rispetto al 2014, quando ancora non erano in vigore gli incentivi. A conferma dell’inversione di tendenza, tornano a crescere le assunzioni a termine: nei primi otto mesi del 2016, si registrano 2.385.000 assunzioni, in aumento sia sul 2015 (più 2,5%), che sul 2014 (più 5,5%). E si conferma anche lo straripamento dei voucher, quelli da 10 euro venduti fino ad agosto arrivano a 96,6 milioni, con un aumento del 35,9% rispetto allo stesso periodo del 2015.
susanna camussoSUSANNA CAMUSSO

Il risultato complessivo è quello di un arretramento: le assunzioni totali effettuate nei primi otto mesi del 2016 (comprese quelle a termine) nel settore privato sono state 3.782.043, con un calo dell’8,5 per cento sullo stesso periodo del 2015. Più che di fallimento del Jobs Act sembra il retroeffetto degli incentivi sul lavoro, che quest’anno si limitano al 40% con un tetto di 3.250 euro.

Gli esponenti politici dell’opposizione accusano il governo di aver sbagliato tutte le politiche del lavoro, qualcuno parla di “Flops Act”. «Molti ci avevano accusato di essere gufi. Le nostre preoccupazioni si stanno però concretizzando. In assenza di investimenti, diritti e ammortizzatori si sta verificando un picco di licenziamenti», accusa la leader della Cgil Susanna Camusso, che osserva anche come «si inizino a vedere gli effetti concreti dell’aver abolito la tutela nei confronti del licenziamento, con particolare riferimento a quelli individuali o disciplinari».

SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI - MAFIA CAPITALE
Il governo difende il Jobs Act e prova a dare una lettura diversa dei dati: «È una buona legge, - dice il ministro del Lavoro Giuliano Poletti - perché a fronte del meno 32% di oggi bisogna considerare che l’anno scorso è stato registrato un più 100%». Mentre il responsabile Economia del Pd Filippo Taddei invita alla consultazione dei dati Istat, che mostrano l’aumento di occupazione stabile più alto dal 2009. E ricorda che «non sappiamo come si distribuiscano i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo tra le imprese sotto e quelle sopra i 15 addetti, quelle cioè in cui valeva l’articolo 18 ».

Fonte: qui