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giovedì 26 gennaio 2017

Italicum, Consulta boccia ballottaggio e salva premio di maggioranza

Adnkronos- No al ballottaggio, sì al premio di maggioranza. Sono queste le decisioni della Corte Costituzionale sulla legittimità della legge elettorale Italicum. I giudici, riuniti ieri e oggi in camera di consiglio al palazzo della Consulta, si sono pronunciati sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate da cinque diversi Tribunali ordinari: Messina, Torino, Perugia, Trieste e Genova. Dopo questa sentenza, "la legge elettorale è suscettibile di immediata applicazione", si specifica.


"La Corte - riferisce una nota della Consulta - ha respinto le eccezioni di inammissibilità proposte dall’Avvocatura generale dello Stato. Ha inoltre ritenuto inammissibile la richiesta delle parti di sollevare di fronte a se stessa la questione sulla costituzionalità del procedimento di formazione della legge elettorale, ed è quindi passata all’esame delle singole questioni sollevate dai giudici".


Nel merito, "ha rigettato la questione di costituzionalità relativa alla previsione del premio di maggioranza al primo turno e ha invece accolto le questioni relative al turno di ballottaggio, dichiarando l’illegittimità costituzionale delle disposizioni che lo prevedono".
Inoltre, "ha accolto la questione relativa alla disposizione che consentiva al capolista eletto in più collegi di scegliere a sua discrezione il proprio collegio d’elezione. A seguito di questa dichiarazione di incostituzionalità, sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio". Infine, ha dichiarato "inammissibili o non fondate tutte le altre questioni".
Legge elettorale "suscettibile di immediata applicazione".
Dalla Corte Costituzionale arriva il via libera al voto con l'Italicum modificato in base al pronunciamento di oggi, modello valido però soltanto per la Camera, mentre per l'elezione del Senato occorrerebbe far riferimento al cosiddetto 'Consultellum', vale a dire il meccanismo uscito dalla sentenza numero 1 del 2014 sempre della Consulta intervenuta sul cosiddetto 'Porcellum'.

Se si dovesse votare oggi per la Camera quindi sostanzialmente si avrebbe un proporzionale con possibilità di premio di maggioranza per la lista che dovesse raggiungere il 40 per cento. Qualora però non venisse raggiunto questo tetto la partita finirebbe lì, in quanto non ci sarebbe più la possibilità di un secondo tempo, vale a dire un ballottaggio tra le prime due liste.

Entrando più nello specifico, il territorio nazionale viene ripartito in 20 circoscrizioni elettorali, corrispondenti alle regioni, divise a loro volta in complessivi 100 collegi plurinominali, a ciascuno dei quali viene assegnato un numero di seggi compreso tra tre e nove.
I seggi vengono distribuiti tra le liste che raggiungono la soglia del 3 per cento dei voti validi su base nazionale, mentre, come detto, alla lista che dovesse ottenere il 40 per cento dei voti validi sempre su base nazionale verrebbero assegnati 340(il 54% dei deputati eletti) deputati su 630.
La ripartizione avviene nelle circoscrizioni in misura proporzionale al numero di voti che ciascuna lista ha ottenuto e poi nei collegi plurinominali anche in tal caso in misura proporzionale al numero di voti ottenuto da ciascuna lista.
Le liste sono formate da un candidato capolista e da un elenco di candidati e l'elettore può esprimere fino a due preferenze di sesso diverso, tra coloro che non sono capilista. Quindi sono proclamati eletti dapprima i capilista nei collegi, i cosiddetti capilista bloccati, e successivamente i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.
A questo punto interviene l'altra novità fissata dalla sentenza della Consulta. Per i capilista, che contrariamente agli altri candidati possono presentarsi in più collegi fino a un massimo di dieci, non sarà più possibile esprimere un'opzione per un collegio piuttosto che per un altro, scegliendo così chi favorire tra i candidati che si sono piazzati alle loro spalle in base alle preferenze.
Se tuttavia decideranno comunque per la pluricandidatura, si procederà a un sorteggio per stabilire il collegio di elezione non potendolo più scegliere, meccanismo attualmente previsto in caso di mancata opzione volontaria.

La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che "sopravvive comunque, allo stato, il criterio residuale del sorteggio non censurato nelle ordinanze di rimessione".

mercoledì 18 gennaio 2017

Tutor non a norma, multe da annullare. La sentenza 113 cambia tutto

Mandano nelle case degli italiani seicentomila multe l’anno. Ma il sistema dei tutor, evidenzia la Consulta, va continuamente tarato e certificato, altrimenti le sanzioni sono da annullare.

Basta un semplice ricorso dell’automobilista al giudice di pace. Il Giorno riporta la storia di Angelo Scavone, avvocato bolognese e già assessore al Traffico multato per aver sfrecciato sull’A1 tra i 160 e i 170 chilometri all’ora tra Modena, Lodi e Piacenza (133,92 euro moltiplicato per tre se paghi subito, 184,62 se aspetti 60 giorni) e nove punti in meno sulla patente. Ma Scavone ha fatto ricorso ai giudici di pace e ha vinto.
Si è appellato infatti alla Corte costituzionale e alla famosa sentenza 113 del 2015: “Tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura“. Controlli che devono avere almeno una cadenza annuale, spiega Luigi Vingiani, segretario nazionale della Confederazione giudici di pace: “Da quando è entrata in vigore la sentenza, mi saranno capitati almeno un migliaio di ricorsi, quasi tutti sui tutor. Mai visto un prefetto portare la documentazione della taratura” e se “non ce la portano, il ricorso deve essere accolto“.
Secondo la Polizia stradale, “ormai gli strumenti sono quasi tutti tarati“, “ci siamo adeguati, abbiamo acquistato pacchetti manutentivi e di assistenza. La documentazione può essere richiesta dagli stessi automobilisti. I tutor sono tarati annualmente”.Tant’è, le Prefetture non forniscono “le prove” e si rassegnano a perdere i ricorsi. “Certo, per la taratura della velocità media misurata dal tutor, il problema è più complesso. Il documento non è unico ma composto da tanti elementi. Forse la difficoltà sta proprio qui”.
Nessuno sa poi fornire dei dati sui ricorsi contro tutor e autovelox. Il ministero della Giustizia comunica che i nuovi casi erano quasi 81mila nei primi sei mesi dell’anno scorso ma sicuramente sono cresciuti dopo la sentenza della Corte Costituzionale che è di fine aprile. Quindi le sentenze emesse superavano quota 145mila mentre quelli pendenti al 30 giugno sfioravano i 334mila.
Fonte: Libero

mercoledì 11 gennaio 2017

LA CONSULTA BOCCIA I VOUCHER

AMMESSO IL REFERENDUM DELLA CGIL CONTRO I “BUONI” PER IL LAVORO ACCESSORIO 

RESPINTO, INVECE, QUELLO SUL SUPERAMENTO DELL’ART.18 (LICENZIAMENTI) PREVISTO DAL JOBS ACT 

PER SCONGIURARE IL REFERENDUM IL GOVERNO DEVE FARE UNA LEGGE


CAMUSSO RENZICAMUSSO RENZI
Il referendum sull'articolo 18 non si farà: la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito. La consultazione popolare proposta dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.

VOUCHER JOBS ACTVOUCHER JOBS ACT
AVANTI DUE QUESITI SU TRE

Nell'odierna camera di consiglio la Corte Costituzionale ha dichiarato: ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti» (n. 170 Reg. Referendum); ammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)» ( n. 171 Reg. Referendum); inammissibile la richiesta di referendum denominato «abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi» (n. 169 Reg. Referendum). È quanto riporta la nota della Consulta.
VOUCHER JOBS ACT1VOUCHER JOBS ACT1

SUI VOUCHER PUÒ INTERVENIRE IL GOVERNO

Il via libera arrivato dalla Consulta apre la strada a due referendum e il più importante è certamente quello sui voucher, i buoni lavoro che il Jobs act ha ampliato e modificato. Il quesito chiede di abrogare queste norme. Il governo ha già reso noto di voler intervenire su questa materia. Se lo farà con una nuova norma, il referendum cadrà. Ma prima la nuova norma dovrà passare al vaglio dell'Ufficio centrale per il referendum della Cassazione, che verificherà se sia aderente all'istanza quesito referendario.

Fonte: qui