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venerdì 17 maggio 2019

Il ministro austriaco: "Italia nuova Grecia". Tria: "Pensi prima di parlare"

Bruxelles, 16 maggio 2019 - Il ministro dell'Economia Giovanni Tria arriva a Bruxelles, alla riunione dell'Eurogruppo, e prova a rassicurare i partner europei sugli obiettivi di finanza pubblica del Governo, e quindi sul debito che calerà come prevede il Def, un documento “approvato anche dal ministro dell'Interno” spiega. “C'è un Def approvato da Governo e Parlamento”, e il Governo “sta lavorando” per attenersi a quegli obiettivi, sottolinea Tria.
Quanto detto qualche giorno fa dal vicepremier Salvini, disposto a portare il debito al 140%, avevano provocato dure reazioni tra le capitali europee. La bordata più pesante è arrivata dal ministro delle Finanze austriacoHartwig Loeger che già alla vigilia dell'Eurogruppo, in un'intervista, aveva detto che l'Italia rischia di diventare 'la nuova Grecia' e che l'Austria non pagherà per il debito italiano. Poi ha attaccato Tria: “Il comportamento dell'Italia non può essere accettato”, ha detto. E ancora, “ha ceduto” a Salvini “e non guarda la verità in faccia” auspicando che l'Ue “metta in chiaro che Roma sta andando nella direzione sbagliata”.

Penso che le persone prima di parlare debbano pensare”, ha replicato Triaricordando che l'Italia “non chiede che qualcuno paghi per il proprio debito”, ed ha pagato “abbondantemente per i debiti altrui aiutando altri Paesi europei, non avendo mai chiesto un euro(CLICCA QUI)”. Al contrario, “non credo che l'Austria abbia pagato quanto l'Italia per aiutare altri Paesi”, ha detto Tria. L'Austria, ripete Loeger, chiederà alla Commissione questa volta di non fare sconti all'Italia e rimetterà sul tavolo la richiesta di sanzioni per chi non rispetta le regole. Fonte: qui

domenica 17 marzo 2019

LO STRANO SUICIDIO DELLA FUNZIONARIA ITALIANA LAURA PIGNATARO, PRECIPITATA GIÙ DA UN EDIFICIO NEL DICEMBRE SCORSO

“LIBERATION” IPOTIZZA CHE POTREBBE ESSERE STATA MESSA SOTTO PRESSIONE PER DELLE NOMINE DALLA POTENTISSIMA LOBBY INTERNA GUIDATA DAL TEDESCO MARTIN SELMAYR, IL RASPUTIN DI JUNCKER CHE…

Adriano Scianca per “la Verità”

laura pignataro 1LAURA PIGNATARO
Lo chiamano «il mostro di palazzo Berlaymont», il «Rasputin di Jean-Claude Juncker», il «Frank Underwood dell' Ue». Adesso, sulla strada di Martin Selmayr, il controverso segretario generale della Commissione europea, capita davvero una storia alla House of Cards. C' è un' inchiesta di Libération, infatti, che sta facendo tremare le stanze ovattate di Bruxelles.

C' è di mezzo un uso spregiudicato del potere, lo strano suicidio di una funzionaria italiana di cui anche in patria si è saputo poco o nulla e un certo clima di terrore che si respirerebbe proprio in quei corridoi da cui arrivano tanti appelli ai buoni sentimenti e al rigore morale. Ma andiamo con ordine.

MARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKERMARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKER
Il 17 dicembre 2018, a Bruxelles, una donna si getta da un palazzo e muore.
Si chiama Laura Pignataro, è italiana, ha 50 anni ed è un alto funzionario della burocrazia europea. Nel 2016 è stata messa nella direzione delle risorse umane del Servizio giuridico della Commissione europea. Sta a lei, quindi, vigilare sulla regolarità delle nomine.

laura pignataro 2LAURA PIGNATARO





Ed è in questa veste che la sua strada incrocia quella di Selmayr. Questo tedesco di 49 anni, con la faccia da turista che si fa fregare sul conto del ristorante a Venezia, è in realtà il vero dominus dell' intera Ue, l' incarnazione dell' eurocrate spietato. Ex braccio destro di Juncker, è diventato oggetto di una querelle fra la Commissione europea e il Parlamento Ue, che ne contesta la nomina a segretario generale dell' esecutivo europeo attraverso procedure giudicate «poco trasparenti». Un eufemismo, perché c' è chi parla di un vero golpe.

Come ricostruito da Daniele Capezzone sulla Verità lo scorso settembre, Selmayr si fece nominare vice segretario generale (cioè vice capo dell' intera struttura amministrativa Ue), sapendo bene che, nelle ore successive, il capo, Alexander Italianer si sarebbe dimesso, lasciandogli nelle mani un esercito di 32.000 dipendenti.

commissione europea 6COMMISSIONE EUROPEA
Dopo mesi di polemiche e investigazioni, Emily O' Reilly, l' ombudsman Ue, cioè il difensore civico europeo, ha rilevato nella vicenda diversi profili di mala amministrazione, un misto di conflitti di interessi, regole aggirate, finte urgenze create ad arte per fare i propri comodi. Verdetto pesante, ma senza conseguenze, così come lettera morta è restata la richiesta di dimissioni arrivata dal Parlamento europeo.

Martin Selmayr JunckerMARTIN SELMAYR JUNCKER
Il 28 febbraio 2018, la commissione per il controllo del budget del Parlamento europeo invia 134 domande sulla questione alla Commissione, piuttosto agitata dalla vicenda. Secondo quanto scrive Libération, il 24 marzo, 10 persone del Servizio giuridico si riuniscono per preparare le risposte. Tra loro anche Laura Pignataro. Se non che, sempre secondo il racconto del quotidiano francese, a un certo punto Selmayr entra nella stanza.
Il direttore generale del Servizio giuridico, Luis Romero, lascia la sala per evitare un conflitto di interessi palese. Pignataro, pur in imbarazzo, resta, anche perché lei è stata nominata proprio da Selmayr.

Martin SelmayrMARTIN SELMAYR
Una seconda riunione per rispondere a nuove domande dei parlamentari è indetta il 2 aprile. Anche stavolta, il segretario generale si palesa. Fonti anonime citate da Libération descrivono la Pignataro come furiosa per le violazioni al regolamento che le vengono imposte.

A maggio entra in scena Emily O' Reilly. Chiede l' accesso ai server della Commissione: niente da fare. Vuole tutte le mail concernenti la nomina di Selmayr: niet. Fedele alle istituzioni, più che agli uomini, la Pignataro cede: consegna alla O' Reilly quanto richiesto. Un atto dovuto, secondo lei. Un tradimento, secondo Selmayr. L' uomo è furioso. Secondo Libération «le impone di non parlare con nessuno», la mette nella situazione di essere «obbligata a mentire», «la chiama nel cuore della notte per darle delle direttive».
Martin SelmayrMARTIN SELMAYR

Il 12 dicembre, la donna avrebbe confidato ai suoi cari di essere al capolinea: «Sono finita. Tu non puoi immaginare cosa sono stata obbligata a fare in queste settimane». Secondo tale fonte, la donna «aveva l' aria terrorizzata dall' ostilità di Selmayr». Quattro giorni dopo, si è uccisa. Secondo Libération, «né Martin Selmayr, né Günther Oettinger, il commissario incaricato dell' amministrazione, né Jean-Claude Juncker hanno ritenuto utile inviare le condoglianze alla famiglia». La testata francese precisa che la donna aveva anche una situazione familiare difficile per via della separazione dal marito. Ma certo il quadro delle segrete stanze europee viste dall' interno è devastante. E infatti il racconto non è passato inosservato.

commissione europea 6COMMISSIONE EUROPEA 
Ieri l' account Twitter della Commissione era iperattivo nel tentativo di tamponare la situazione. 

È poi uscita una lunga smentita, i cui punti salienti sono: 

1) Non c' era alcun conflitto d' interesse nella presenza di Selmayr alla riunione del 24 marzo; 

2) Romero non ha mai lasciato la sala nel corso di tale riunione; 

3) il 2 aprile, peraltro lunedì di Pasqua, non c' è stata alcuna riunione; 

4) è stato l' entourage del segretario generale a fornire il materiale alla O' Reilly; 

5) Selmayr conosceva appena la Pignataro, l' ha vista solo due volte e non l' ha mai chiamata; 

6) lo stesso voleva inviare le condoglianze alla famiglia della donna dopo il suicidio, ma è stato dissuaso per via di certe «circostanze personali delicate» alla base della tragedia. Intanto, su Twitter, l' account «Commission Européenne» invita il giornalista di Libération a «ricordarsi come inizia la seconda stagione di House of Cards».

commissione europea 3COMMISSIONE EUROPEA
A quel punto della serie, infatti, Frank Underwood uccide la giornalista troppo curiosa Zoe Barnes, gettandola sotto la metropolitana. Ma state tranquilli: l' account «Commission Européenne» è un profilo fake.

Fonte: qui

venerdì 1 febbraio 2019

UNO STUDENTE DI BRUXELLES È MORTO NEL SONNO DOPO AVER MANGIATO SPAGHETTI CHE ERANO RIMASTI FUORI DAL FRIGO PER 5 GIORNI


A TROVARLO PRIVO DI VITA NEL SUO LETTO SONO STATI I GENITORI CHE HANNO IMMEDIATAMENTE CHIAMATO I SOCCORSI 
ECCO COSA LO HA UCCISO


pasta killer 4PASTA KILLER 
Uno studente è morto nel sonno dopo aver mangiato spaghetti che erano rimasti fuori dal frigo per 5 giorni. A trovarlo morto nel suo letto i genitori che hanno immediatamente chiamato i soccorsi.

Sul corpo del ragazzo, originario di Bruxelles è stata effettuata l'autopsia da cui è emerso che il giovane sarebbe morto per avvelenamento da cibo causato da batteri chiamati bacillus cereus.
pasta killer 3PASTA KILLER 

Il Bacillus cereus è un batterio che forma spore che produce tossine, provocando vomito e diarrea, secondo la Food Standards Authority. Prima di andare a dormire il ragazzo aveva avuto questi sintomi, aveva bevuto molta acqua ed era andato a letto senza prendere medicine.

Fonte: qui

mercoledì 29 marzo 2017

BREXIT: THERESA MAY FIRMA E L’AMBASCIATORE NOTIFICA L’ARTICOLO 50 ALL’UNIONE EUROPEA

"È IL MOMENTO DI ESSERE UNITI", DICE LA MAY AI BRITANNICI. 

E AGLI SCOZZESI: "NON AVRETE UN SECONDO REFERENDUM" 

E PARTONO GLI APPELLI DELLE AZIENDE PER RIPRISTINARE ACCORDI BILATERALI.

RYANAIR: "GB RISCHIA DI RESTARE SENZA VOLI PER L'UE"

ANSA

theresa may firma la richiesta secondo l articolo 50THERESA MAY FIRMA LA RICHIESTA SECONDO L ARTICOLO 50
La premier britannica Theresa May ha firmato la lettera per la notifica dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona che, nel momento della consegna al presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk ed ha segnato l'avvio formale dell'iter della Brexit, il divorzio di Londra dall'Ue sancito dal referendum del 23 giugno scorso. Lo riporta la Bbc. La lettera - poche cartelle - è stata consegnata alle 13,30 a Tusk dall'ambasciatore Tim Barrow del Regno Unito a Bruxelles. E ha fatto scattare i due anni di negoziati previsti per il divorzio.

"E' il momento di essere uniti". Così la premier britannica, secondo le anticipazioni dei media del Regno Unito, si rivolgerà più tardi al Paese annunciando l'inizio della Brexit. Nel suo richiamo all'unità dopo le divisioni del referendum ricorda come "siamo una grande unione di persone e nazioni con una storia di cui andar fieri e un brillante futuro".

La May, sempre secondo le anticipazioni dei media, si impegna a "rappresentare ogni persona in tutto il Regno Unito, inclusi i cittadini Ue". Secondo la leader conservatrice, i milioni di residenti europei nel Regno "hanno fatto di questo Paese la loro casa".

theresa may firma la richiesta secondo l articolo 50THERESA MAY FIRMA LA RICHIESTA SECONDO L ARTICOLO 50
"E' uno dei momenti più importanti nelle recente storia del Regno Unito". Così la premier britannica Theresa May ha definito l'annuncio formale che farà sull'avvio della Brexit e delle trattative con Bruxelles. Il fine, ha aggiunto il primo ministro, è quello di creare una "relazione profonda e speciale" con l'Europa.

"Dobbiamo cogliere questa storica opportunità per emergere nel mondo e plasmare un sempre maggiore ruolo per una Gran Bretagna globale", ha aggiunto la premier parlando a Birmingham durante un forum sugli investimenti del Qatar. "Questo si traduce non solo nel costruire nuove alleanze ma ampliare i rapporti coi vecchi amici che sono al nostro fianco da secoli", ha detto ancora May.
tim barrowTIM BARROW

Intanto il parlamento scozzese ha votato in maggioranza a favore della richiesta di un referendum bis sulla secessione da Londra in risposta alla Brexit. La proposta era stata presentata dalla first minister e leader indipendentista dell'Snp, Nicola Sturgeon. "Non apriremo i negoziati sulla proposta della Scozia": è la risposta della premier britannica, tramite un suo portavoce. "Ora non è il momento giusto", ha ribadito il primo ministro, riferendosi all'inizio dei negoziati sulla Brexit.

"Per la Gran Bretagna sarà molto costoso lasciare l'Unione europea", ha detto il capogruppo del Ppe al Parlamento europeo Manfred Weber. Durante il periodo dei negoziati e quello transitorio, Londra "dovrà rispettare tutti gli obblighi in corso e la legislazione in corso - sostiene il tedesco - se no sarebbe un comportamento irrispettoso che creerebbe problemi ai negoziati". "Avremo in mente solo l'interesse dei 440 milioni di cittadini europei e non più quello dei cittadini britannici". "Uscire dall'Ue significa costruire di nuovo muri e barriere - afferma - e molti cittadini britannici avranno problemi con limitazioni della loro libertà nella vita quotidiana. Non mi piace ma è il risultato del referendum e tutti devono affrontare la realtà".

Dopo il referendum è arrivato, infatti, il giorno 'x' della Brexit. Il Regno Unito, a 44 anni dal suo ingresso nell'allora Comunità economica europea, oggi procede all'attivazione dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona e da lì si aprono i negoziati per lo storico 'divorzio' da Bruxelles.

nick clegg protesta davanti al parlamentoNICK CLEGG PROTESTA DAVANTI AL PARLAMENTO
Si è aperta sul fronte interno, per Theresa May, fra le folate di vento della riottosa Scozia, la settimana della Brexit, quella in cui la Gran Bretagna si appresta a dare un giro alla roulette della storia: attivando l'articolo 50 del Trattato di Lisbona, passo senza ritorno (forse) sulla strada del divorzio dall'Unione Europea.

May tenta di serrare le file in seno al regno di Sua Maesta', alla vigilia di quel momento fatale e in vista di un biennio di negoziati con l'Ue che s'annunciano problematici, carichi d'insidie e incognite. Per farlo ha iniziato dalla sfida piu' difficile, quella del territorio del nord, dove la maggioranza e' anti-Brexit e dove la first minister, Nicola Sturgeon, e' tornata a soffiare sulla secessione scozzese.


BREXIT: APPELLO RYANAIR,GB RISCHIA RESTARE SENZA VOLI PER UE
(ANSA) - Appello di Ryanair al Governo britannico perché metta il tema dell'aviazione in prima linea nei negoziati con l'Ue e fornisca un piano post-Brexit coerente, altrimenti il rischio è di lasciare il Regno Unito senza voli da e per l'Europa da marzo 2019, quando uscirà dall'Ue. Lo si legge in una nota della compagnia low cost irlandese.

BREXITBREXIT
"A circa 9 mesi dal referendum sulla Brexit non sappiamo quali effetti avrà sul settore dell'aviazione", spiega Kenny Jacobs di Ryanair, sottolineando che "sta diventando preoccupante il fatto che il Governo britannico sembri non avere un piano B per mantenere i cieli liberalizzati della Gran Bretagna legati all'Europa se non dovesse restare" in vigore l'accordo europeo 'Cielo aperto'. In questo caso, spiega la nota, il Governo Gb dovrà o negoziare un accordo bilaterale con l'Ue per consentire i voli da e per l'Europa, oppure ripristinare le storiche regole del Wto, che non coprono l'aviazione, aumentando così la possibilità che non ci siano voli tra Europa e Gb per un periodo da marzo 2019.

Ryanair, che conta oltre 3 mila dipendenti nel Regno Unito e trasporterà quest'anno oltre 44 milioni di clienti dagli aeroporti britannici, ha già imperniato il fulcro della propria crescita dalla Gran Bretagna ad altri aeroporti dell'Ue - evidenzia la nota - decidendo di non aggiungere ulteriori aeromobili nei 19 aeroporti del Regno Unito nel 2017 e di tagliare il proprio tasso di crescita dal 15% ad appena il 6% quest'anno.

michael o leary ryanairMICHAEL O'LEARY RYANAIR
Mentre Westminster firma la lettera per la notifica dell'articolo 50, Ryanair si appella al Governo di Londra affinché "definisca immediatamente una strategia per mantenere i viaggi low cost tra Gb e Ue a partire da marzo 2019" - prosegue la nota - e avverte che mancano appena 12 mesi prima di un possibile taglio della programmazione, dal momento che l'operativo dell'estate 2019 viene preparato a marzo 2018.

Fonte: qui

domenica 19 marzo 2017

SITUAZIONE MPS: TITOLO SOSPESO, VORAGINE DI CREDITI MARCI, UE IMPONE 5.000 LICENZIAMENTI E BANCA A UN PASSO DAL DEFAULT

Le ultime notizie sul Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo portata sull’orlo del baratro per opera di manager da sempre vicini al principale partito della sinistra italiana, parlano di un intervento pubblico più “leggero” rispetto a quanto previsto, con un esborso di circa 6 miliardi rispetto ai 6,6 inizialmente preventivati.

Ciò che non viene detto da molti mezzi d’informazione è che è lievitato il numero degli esuberi, giunto alla spaventosa cifra di 6.000 unità. 6.000 famiglie che, a differenza, dei “poveri” sedicenti “profughi”, non fanno notizia, non sono nei titoli di testa dei notiziari televisivi o in prima pagina dei quotidiani.
No, 6.000 famiglie italiane che rischiano di finire in miseria a causa di scellerate decisioni manageriali fatte il più delle volte per compiacere i propri referenti politici non hanno la stessa dignità dei “nuovi italiani” tanto cari proprio al partito che ha portato alla rovina la banca di Rocca Salimbeni.

Non solo: i 6 miliardi di euro che lo stato potrebbe iniettare in MPS non potranno comunque essere utilizzati per appianare le perdite già accertate su derivati i crediti incagliati, in quanto questo si configurerebbe come indebito aiuto di stato secondo gli oligarchi di bruxelles, ma solo come ricapitalizzazione precauzionale, ovverosia una dotazione per le future perdite al momento non prevedibili: una sorta di “ombrello” precauzionale per tenere la banca immune da assalti speculativi.

E non va dimenticato che il titolo Mps è sospeso dalle contrattazioni in Borsa a Milano, le obbligazioni Mps spaventano i mercati (provate a venderle e ve ne accorgerete) e la banca ha il capitale praticamente ridotto a briciole, con in più il governo che con il decreto "salva risparmio" del dicembre 2016 ha impegnato 20 miliardi di euro - che non ha, quindi a debito (pubblico). Siamo alla rovina completa.

Tuttavia questa è solo una parte della battaglia che si sta combattendo sulle banche italiane, battaglia, è bene ricordare, nata a causa delle scellerate politiche adottate dal governo Monti in poi e che hanno distrutto il tessuto industriale italiano. Infatti tanto gli oligarchi di bruxelles quanto i vertici della BCE stanno caldeggiando il governo italiano affinchè chieda l’intervento dell’ESM, il famigerato fondo “salva stati”.

Una simile scelta, molto gradita dalle parti di Berlino, comporterebbe il commissariamento dell’italico stivale da parte della troika ue-bce-fmi, con la messa in pratica della macelleria sociale già attuata in Grecia (il famoso “caso di successo” citato da Monti). Si tratterebbe della mossa della disperazione da parte degli oligarchi al servizio di Berlino di bloccare l’Italia nella ue anche in caso di sfaldamento di quest’ultima ad opera dei partiti nazionalisti e democratici che potrebbero uscire vincenti alle prossime elezioni, come in Francia con Marine Le Pen.
L’uscita dalla moneta unica dell’Italia, cosa ormai auspicata a diversi livelli internazionali e considerata auspicabile da 8 imprenditori su 10, rappresenterebbe un pericolo mortale per le cricche affaristiche tedesche, che si troverebbero di nuovo un temibile concorrente sui mercati internazionali.
Da qui, le manovre sotterranee per utilizzare il salvataggio di MPS, e in seconda battuta delle popolari venete, come cavallo di troia per annientare quel poco che rimane del tessuto industriale italiano e renderla definitivamente una colonia tedesca.
Le prossime settimane saranno cruciali per il futuro del nostro paese. Il problema è che l’attuale governo è semplicemente la continuazione in salsa avariata dell’esecutivo Renzi, quello sonoramente bocciato il 4 dicembre dal popolo italiano, per cui non possiamo aspettarci nulla di buono. Purtroppo per noi e per i nostri figli.

venerdì 17 marzo 2017

Fonte: qui

sabato 10 dicembre 2016

PADOAN PERDE LA FACCIA A BRUXELLES

BOCCIATO DALLA BCE SU MPS

AVEVA PROMESSO ALLA COMMISSIONE CHE AL SENATO ABBATTEVA IL DEFICIT 

LA SCONFITTA DEL REFERENDUM, L’APPROVAZIONE DELLA MANOVRA IN 24 ORE, LE DIMISSIONI DI RENZI NON GLI HANNO PERMESSO DI RISPETTARE LA PAROLA:

COME PERDERE UNA CREDIBILITA’ ACQUISITA IN DECENNI DI SHERPA

Dagoreport

jpmorgan dimon renzi padoanJPMORGAN DIMON RENZI PADOAN IL BISCOTTO 
A dare il colpo di grazie sulle aspettative di Piercarlo Padoan di arrivare a Palazzo Chigi ci ha pensato Mario Draghi. La scelta della Bce di non concedere ulteriore tempo all’aumento di capitale del Montepaschi diventa una colpa per il ministro dell’Economia. Sebbene lui abbia fatta soltanto il prestanome di Renzi.

Nei corridoi di via Venti settembre era nota a tutti l’idea del ministro di intervenire con il sostegno pubblico per Mps. Ma a stopparlo è sempre stato il premierino, che aveva stretto un patto di ferro con Jamie Dimon, ceo di JpMorgan, e con Claudio Costamagna che lo aveva accompagnato a Palazzo Chigi.
RENZI PADOAN ORECCHIEFALLITI

La sua credibilità di economista, poi, Padoan l’aveva messa sul piatto della Commissione europea per giustificare un deficit sopra le aspettative. La Commissione, come funziona fra gentiluomini, gli ha creduto. Ma subito dopo il referendum perso è passata all’incasso.

Era noto a tutti che i conti italiani fossero fuori linea. Ma Padoan aveva messo sul piatto della bilancia il suo nome e la sua parola per garantire che, una volta passato (e vinto) il referendum, il governo avrebbe introdotto i correttivi necessari durante l’esame della manovra al Senato.
pier carlo padoan, pierre moscovici e michel sapin 4193e149PIER CARLO PADOAN, PIERRE MOSCOVICI E MICHEL SAPIN 4193E149

Renzi, però, ha pensato bene di dimettersi. Palazzo Madama ha approvato in 24 ore la legge di Bilancio, senza quelle misure concordate con Bruxelles. Il risultato che la Commissione sta interpretando come il ministro dell’Economia non sia più in grado di rispettare la parola data.

Per fair-play hanno chiesto che le correzioni dei conti pubblici su deficit e debito vengano prese entro marzo. Ma avrebbero fatto anche capire che preferirebbero non avere più a che fare con Padoan. In poche parole, si sentono presi in giro da Piercarlo: vittima politica degli avvitamenti politici di Renzi. E Palazzo Chigi s’allontana.

Fonte: qui

venerdì 25 novembre 2016

CIALTRONI ITALIANI: IL VOLO DI STATO DI BENIGNI E LE TRASMISSIONI IN RAI DI VELTRONI


LA DIVINA COMMEDIA DEL VOLO SU UN FALCON PRIVATO PER PORTARE NEL 2011 ROBERTO BENIGNI A BRUXELLES A SPESE DELL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA, COSTATO BEN 16MILA EURO

LA CORTE DEI CONTI RITIENE UNO SPRECO AVERE UTILIZZATO COSÌ TANTI SOLDI PER UNA TRASFERTA E ACCUSA LA MINISTRA STEFANIA GIANNINI, EX RETTORE DELL’ATENEO PERUGINO

PERCHE’ E’ STATO AFFITTATO UN JET PRIVATO? LA GIANNINI SI DIFENDE: ''ERA UN'INIZIATIVA ISTITUZIONALE (150 DELLA REPUBBLICA) E POI BENIGNI AVEVA UNA GAMBA INGESSATA''

Italo Carmignani e Federico Fabrizi per www.ilmessaggero.it


Un ministro, Stefania Giannini, un premio Oscar, Roberto Benigni, la Divina Commedia, il Parlamento europeo e un Falcon in volo da Roma a Bruxelles.

Sono gli elementi della storia riassunta in un invito a dedurre notificato in queste ore dalla Procura della Corte dei Conti di Perugia per una vicenda di cinque anni fa. Destinatarie del provvedimento, arrivato sul filo della prescrizione, lo stesso ministro e il direttore generale dell' Università per Stranieri Antonella Bianconi ai tempi in cui la Giannini era rettore dell' ateneo perugino.

STEFANIA GIANNINISTEFANIA GIANNINI
Nel documento in cui si chiede di spiegare i motivi di una spesa costata quanto un viaggio ministeriale è riportata la cifra di 16mila euro utilizzata per affittare un Falcon, un jet privato, per portare Roberto Benigni da Ciampino a Bruxelles a tempi di record.

LA TRASFERTA A pagare fu l' Università di Perugia. E se la Corte dei Conti, attraverso il sostituto procuratore contabile Pasquale Principato, ritiene uno spreco avere utilizzato così tanti soldi per una trasferta, al tempo stesso la Giannini spiega in due passaggi la sua linea difensiva. Primo, si trattava di un' iniziativa istituzionale legata alle celebrazioni dei 150 anni della Repubblica.

BENIGNIBENIGNI
Secondo, per avere Benigni a Bruxelles era necessario utilizzare un jet perché il comico aveva una gamba ingessata. Probabilmente era stato lo stesso Benigni, costretto a spostarsi in stampelle, a porre la condizione del volo privato.
Passo indietro di cinque anni.

È il nove novembre 2011, l' anno delle celebrazioni dei 150 anni, l' Università per Stranieri organizza a Bruxelles un incontro con i parlamentari per la divulgazione della lingua italiana. Il programma prevede un recital di Benigni, un paio d' ore da dedicare alla lettura del di un canto dell' Inferno, il XXVI, di fronte ai parlamentari europei. Titolo dell' evento: La lingua italiana come fattore d' identità e unità nazionale.
FALCON JETFALCON JET
Benigni raccoglie un mare di applausi. E tutti paiono felici.

L' ALTRO PROCESSO Al ritorno in patria, però, i revisori dei conti dell' Università segnalano un problema: quella spesa disposta dalla Giannini con tanto di modifica del bilancio per giustificarla, non piace. I revisori informano la Corte dei Conti. E i magistrati contabili avviano subito gli accertamenti. Sul filo dei cinque anni dalla prescrizione, arriva l' invito a dedurre per l' attuale ministro e l' ex direttore che avrebbe solo obbedito a un ordine.

TAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLITAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLI
Non è la prima volta che la Giannini deve misurarsi con la magistratura contabile per il periodo in cui era rettore. Già in un altro processo i giudici hanno ravvisato uno spreco relativo a un affitto non incassato.

L' affitto mancato sarebbe dovuto arrivare da una società che gestiva un pub. In questo caso, condanna in primo grado per la Giannini e i componenti del cda per complessivi 60mila euro. Strano, ma vero, a non accontentarsi della sentenza è stata proprio la Procura contabile che in appello ha chiesto altri 210mila euro di sanzione. In fondo l' inchiesta era predestinata, il canto dell' Inferno declamato da Benigni parla di Ulisse. Guarda caso, un viaggiatore.

Fonte: qui

VELTRONI VIENE RICOMPENSATO PER IL FLOP DI ‘DIECI COSE’ CON SEI DOCUMENTARI SU RAISTORIA. E RICORDA CHE ‘L’AUDITEL NON È IMPORTANTE’. NO, SE TI CHIAMI UOLTER! (E TI SCHIERI PER IL SÌ) - 

PER QUANTI ANNI LA TELEVISIONE DI STATO (OVVERO NOI) DOVRÀ FINANZIARE IL SUO PENSIONAMENTO DORATO PRODUCENDO PRODOTTI DI M....?

1. VELTRONI EVITA L’AUDITEL
Da “il Giornale

Secondo Walter Veltroni «la Rai non può scambiare la qualità con la quantità».
CAMPO DALLORTO veltroniCAMPO DALLORTO VELTRONI
Insomma la tv di Stato non dovrebbe badare al fatto che un programma faccia o meno ascolti. Insomma a viale Mazzini non dovrebbero preoccuparsi che la trasmissione da lui ideata, «Le dieci cose», abbia ottenuto uno share bassissimo per gli obiettivi di rete di Raiuno.

Insomma secondo Veltroni il fatto che gli spettatori non vogliano vedere il suo programma, non significa che sia brutto. Messaggio recepito da viale Mazzini: gli hanno affidato anche sei documentari in onda su Raistoria da fine dicembre. Argomento: la Rai e la storia italiana. Tanto lui la tv la conosce davvero bene.


2. VELTRONI HA TROVATO LAVORO: CONVERTIRSI AL SÌ
Francesco Bonazzi per la Verità

Alzarsi ogni mattina e andare a lavorare è una sfida.
Ma alzarsi ed essere Walter Veltroni è un piacere. E anche un' arte.
VELTRONIVELTRONI
Lui non è un personaggio acido, disegnato con lo spray come il suo ex compagno Massimo D' Alema, ma somiglia a uno di quegli acquerelli delle elementari di fronte ai quali i genitori si chiedono se il pupo sia un angelo o un potenziale serial killer. Uolter, come lo chiamano per il suo americanismo casareccio, è caotico, ma levigato come un pavimento di graniglia degli anni Sessanta.

Di quelli che cambiano a seconda della luce e ti possono piacere, ma anche non piacere, e comunque, alla fine, ti dici che si tratta solo di un pavimento. Ma intanto lui è lì. È sempre lì. Tu invece chissà.

walter veltroni paolo del debbio alessandro sallustiWALTER VELTRONI PAOLO DEL DEBBIO ALESSANDRO SALLUSTI
Ci sono le grandi migrazioni, il terrorismo di matrice islamica (anzi «islamista», direbbe il nostro), il cambio di presidente alla Casa bianca, Renzi al quale stanno esplodendo in mano le banche, il Sud ormai lasciato a se stesso, milioni di cittadini disoccupati o disperatamente aggrappati a posti di lavoro sempre più traballanti. E poi c' è Veltroni, 61 anni, abbronzato, levigato, sorridente, rilassato, sempre garbato. La dimostrazione vivente che il lavoro nobilita, ma gli hobby sono meglio. I suoi sono il calcio, l' impegno politico, la lettura, il cinema, i vernissage e, naturalmente, la televisione.

Perché il padre Vittorio lavorava alla Rai e la mamma anche. Che fuori ci sia un' Italia che campa d' altro, studiando, producendo e vendendo cose che si toccano, è una miseria che non l' ha mai sfiorato. Vuoi mettere tra una cava di ghiaia sul Ticino e certi tramonti sulla terrazza Caffarelli, ripassando la formazione del Catanzaro dei miracoli?
veltroni michele emiliano ravetto ginefraVELTRONI MICHELE EMILIANO RAVETTO GINEFRA

Ebbene, ieri il Corriere della Sera gli ha concesso una pagina di intervista così titolata: «La Rai non pensi solo all' Auditel. Paghiamo il canone per avere qualità». Una summa perfetta di quel geniale «ma anche» che Maurizio Crozza gli ha affibbiato anni fa.

Perché Veltroni riconosce che lo share non può essere misura di tutta le cose, ma non trova il coraggio di contestarlo apertamente, né come sostituto della linea editoriale né come indice davvero attendibile. E poi si mette sul divano insieme al popolo, che notoriamente paga il canone «per avere qualità», e ci ricorda che anche lui, che è stato vicepremier e segretario dei Ds e del Pd ai tempi in cui Silvio Berlusconi gli faceva uno share così, insomma, anche lui ha dei diritti in quanto pagatore di canone.
walter veltroniWALTER VELTRONI

Il diritto naturalmente è quello di vedere sulla televisione di Stato programmi come il suo «Le dieci cose», che in prima serata su Raiuno ha racimolato un misero 12% di ascolto. L' intervistatore del Corriere, Paolo Conti, glielo ricorda con garbo: «C' è chi ha parlato di flop» (La Verità, per esempio). E l' uomo, che diventò giornalista dirigendo l' Unità, prende le distanze da se stesso: «Io ho fornito l' idea, senza ovviamente interferire nelle scelte autoriali».

«Autoriale sarà lei», gli risponderebbe Totò, anche a nome della lingua italiana, ma sono minuzie. Anche se «chi parla male, pensa male», come diceva uno dei massimi filosofi di riferimento di Uòlter, Nanni Moretti, in Palombella rossa. E tanto per pensar male, se il programma Rai dell' ideatore Veltroni è costato la bellezza di un milione a puntata, ha ancora un senso pagare un canone? O non faremmo meglio a dirgli: «A Valterì, quanto vuoi per fare solo lo spettatore?»

E invece no. Quest' uomo sfuggito abilmente a qualsiasi lavoro per quasi mezzo secolo, e che ha saputo anche farsi una cultura evitando licei e università (però frequenta Giovanna Melandri e il Maxxi), si prepara a dimostrarci che anche la storia, in fondo, non è altro che un grande budino.
chicco testa veltroni e bettiniCHICCO TESTA VELTRONI E BETTINI

«Su richiesta di Rai Storia ho lavorato per mesi a sei documentari dedicati al rapporto tra programmazione Rai e storia italiana», ha annunciato al Corriere.
Casualmente, ha trovato anche il modo di dire che la Rai del direttore generale Antonio Campo dall' Orto «sta cercando di cambiare passo» e certi nuovi programmi non sono niente male, anzi.

Anche «su richiesta di Rai Storia» è una di quelle for mule che ti fanno capire che la Rai sta cercando di cambiare passo. Basta con i raccomandati! Adesso la sedicente «prima azienda culturale del paese» sceglie per i sudditi televisivi solo le teste migliori, in totale autonomia dalla politica.

Certo, Veltroni ormai è uno storico, ma è pur sempre un ex politico. E che cosa penserà del referendum del 4 dicembre? La scorsa settimana è andato a Otto e mezzo su La7 a fare il suo bravo spottino di regime: «Voterò sì, contro l' instabilità».

OCCHETTO VELTRONIOCCHETTO VELTRONI
Ora, non è ancora chiaro, neppure allo storico e documentarista Veltroni, se i filmati dei telegiornali di 10 anni fa siano già «Storia» con la «s» maiuscola, ma su Youtube si gode da giorni con il video di un certo «Vincenzo», che dimostra come perfino un concetto vuoto come quello di servizio pubblico possa improvvisamente prendere vita se si adopera la prima delle virtù civili: la memoria.

Nel filmato si vedono tre personaggi della sinistra, che oggi sono per il «sì», arringare le folle contro la riforma costituzionale di Berlusconi, bocciata dal referendum del 2006. Si contempla Anna Finocchiaro, che per diventare il primo presidente della Repubblica donna avrebbe adottato anche la costituzione della Corea del Nord, travestirsi da Nilde Iotti del nuovo millennio: «Siamo qui per difendere la costituzione, quel patto che è nato dalla Resistenza e che io credo che ancora oggi sia uno degli esempi più straordinari e moderni di costituzione del mondo intero».

VELTRONIVELTRONI
Si ammira Dario Franceschini, oggi ministro della cultura con Renzi, stracciarsi le grisaglie: «Abbiamo un Berlusconi che disprezza i principi della nostra democrazia e che offende la costituzione». Ma soprattutto c' è un UMlter già pronto per le teche Rai: «Diremo no al tentativo di Berlusconi di mettere in discussione la Costituzione e di revocarne le radici, trasferendo tutto il potere nelle mani di una sola persona». Perché essere Veltroni, alla fine, è soprattutto un' esperienza paracula.

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