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mercoledì 17 giugno 2020

IL CORONAVIRUS? È UNA MANNA PER I LADRI

TRE BANDITI STAMANI HANNO RAPINATO UNA BANCA IN CENTRO A MILANO, E SICCOME AVEVANO GUANTI E MASCHERINA NON HANNO LASCIATO IMPRONTE ED È IMPOSSIBILE RICONOSCERLI DALLE TELECAMERE

SONO RIUSCITI AD APRIRE LA CASSAFORTE DOPO AVER CHIUSO I DIPENDENTI IN BAGNO E SE NE SONO ANDATI CON UN BOTTINO DI…

Da www.ansa.it

 

rapina in banca a milanoRAPINA IN BANCA A MILANO

Indossavano guanti e mascherine i tre banditi che stamani hanno messo a segno una rapina in centro a Milano. "Hanno approfittato del periodo di pandemia in cui si portano dispositivi di protezione personale - ha spiegato all'ANSA la Polizia di Stato - per non farsi riconoscere dalle telecamere e non lasciare impronte".

 

Due sono entrati, armati di pistola, uno rimasto all'esterno a fare il 'palo'; poi sono riusciti ad aprire la cassaforte temporizzata dopo aver chiuso i dipendenti in bagno requisendo loro i telefonini cellulari per impedire di dare l'allarme.

rapina in banca a milano 1RAPINA IN BANCA A MILANO

 

Sul posto stamani sono giunti gli agenti delle Volanti, gli investigatori della Mobile e gli uomini della Scientifica che stanno rilevando eventuali tracce. Dalle prime testimonianze raccolte pare che il bottino si aggirerebbe sui 50 mila euro.


Fonte: qui


sabato 30 novembre 2019

ALCUNI EX TOPI D’APPARTAMENTO REDENTI SPIFFERANO UNA SERIE DI CONSIGLI PRATICI PER DIFENDERSI DAI FURTI E INGANNARE GLI ODIOSI LADRI


MAI LASCIARE GLI SCATOLONI VUOTI DEGLI ULTIMI ACQUISTI VICINO ALLA PORTA, OCCHIO A LASCIARE LE CHIAVI DELLA MACCHINA IN UN PORTAOGGETTI VICINO ALLA PORTA E NON CHIUDERE I CASSETTI DELLA SCRIVANIA, NASCONDI GLI OGGETTI DI VALORE IN…

DAGONEWS

ladri in casaLADRI IN CASA
Alcuni ex topi di appartamento hanno condiviso su internet una serie di errori che commettono le persone quando cercano di difendere la loro casa dall’arrivo indesiderato dei ladri. Oltre a postare su Facebook dal luogo della vacanza, chiudere a chiave i cassetti di una scrivania e non cambiare le serrature dopo aver subito un furto, ecco una serie di consigli per non farvi cogliere alla sprovvista.

Non lasciare i pacchi vicino alla porta
ladri in casaLADRI IN CASA
In questo periodo dell'anno le persone investono in grandi laptop e TV. Ma ricordate di buttare via i cartoni e non lasciarli vicino alla porta - e certamente non in vista sulla strada. Un ex ladro ha scritto: «Se acquisti un nuovo televisore o un computer, rompi la scatola. Non lasciarlo solamente nel cestino della spazzatura».

Non chiudete i cassetti della scrivania
ladri in casaLADRI IN CASA
Alla domanda sui posti peggiori in cui lasciare oggetti di valore, un utente ha scritto: «In ordine: qualsiasi cassetto della scrivania, del comodino, della biancheria intima. Sotto il letto, nel guardaroba. In bagno o in cucina (sopra la stufa e in tutti i contenitori sopra gli armadi). Soprattutto chiudendo il cassetto a chiave stai indicando al ladro dove tieni la roba di valore. Riuscirà facilmente ad aprilo. Occhio a tenere un mazzo di chiavi vicino alla porta. Il ladro lo prenderà e tornerà a farvi vista. In ogni caso cambiate la serratura».

Ingannate i ladri
ladri in casaLADRI IN CASA
Un utente ha suggerito di ingannare i ladri acquistando bigiotteria "dall'aspetto costoso" e di lasciarla in mostra con dei soldi sopra. Il ladro potrebbe decidere di portare via quella lasciando perdere il resto.

Investi in un'illuminazione automatizzata
Un modo per proteggere la casa è acquistare quei sistemi intelligenti che consentono di accedere la luce a distanza, impostando accensione e spegnimento nei diversi ambienti in diversi orari per confondere i ladri.

ladroLADRO
Nascondi i tuoi oggetti di valore in soffitta
Pare essere la scommessa più sicura. Il ladro deve fare molto in fretta e la soffitta è il luogo in cui normalmente non va a guardare.

Non lasciare le chiavi della macchina in bella vista sul mobile vicino alla porta
Il ladro potrebbe averti seguito e potrebbe anche aver adocchiato la tua macchina. In molti hanno visto sparire, oltre agli oggetti di valore in casa, anche la loro auto.

lunedì 5 agosto 2019

LE INTERCETTAZIONI CHOC CHE HANNO PORTATO AGLI ARRESTI PER LA STRAGE DI CORINALDO. LE RISATE E LE BATTUTE TRA I RAGAZZI: “CIAO ASSASSINO, CHE SPETTACOLO LE COLLANE DI QUELLA SERA”

“SE NON ERA PER I MORTI A SFERA GLI FACEVA LA COLLANA” 
IL RUOLO DI ANDREA BALUGANI, 65ENNE TITOLARE DI UN “COMPRO ORO” E QUELLO DEL 19ENNE UGO DI PORTO, FIGLIO DI UN PREGIUDICATO AL 41BIS 
DOPO CORINALDO HANNO CONTINUATO A RUBARE: CAPODANNO AL PALA NORD DI BOLOGNA, MA ANCHE PIAZZA E CHIESE. 
LA NOTTE DELLA STRAGE I RAGAZZI HANNO INCONTRATO SFERA EBBASTA E… VIDEO


PERICOLOSI E INDIFFERENTI «SE NON ERA PER I MORTI A SFERA FACEVO LA COLLANA»
Andrea Pasqualetto per il “Corriere della Sera”

ugo di puortoUGO DI PUORTO
Ugo spruzzava e, nella confusione, Andrea e Moez rubavano e fuggivano. A nascondere il bottino ci pensava Raffaele, che aveva anche il compito di individuare i locali giusti, le serate più affollate e dunque più redditizie. Ci pensava il «vecchio» con il suo «Compro oro» a riciclare colonnine, braccialetti e quant' altro di prezioso la banda riusciva ad arraffare. I ruoli venivano definiti prima dell' azione, ma potevano variare di volta in volta. Così, di sera e di notte.
Di giorno, i più bighellonavano, ogni tanto spuntava un lavoretto, ma c' è anche un operaio e un parrucchiere. Cinque italiani, un marocchino, un tunisino, quasi tutti in qualche modo coinvolti in fatti di droga con piccoli precedenti per furto e reati contro il patrimonio. Abitano nel Modenese, fra San Prospero, Castelnuovo Rangone, Castelfranco Emilia, San Cesario sul Panaro, paesi di campagna e di masserie distanti poche decine di chilometri l' uno dall' altro.
Parola d' ordine: rubare. Al punto che, dopo la strage del Lanterna Azzurra, dove nel panico generale erano riusciti a strappare sei catenine, avrebbero voluto arraffare anche quella del trapper Sfera Ebbasta, il loro mito, incrociato al grill dopo il concerto. «La collana quella con la chitarra fra, Badr lì se non era stato per i morti te lo giuro... gliela faceva, lo guardava in un modo», dicono fra loro senza sapere di essere intercettati.
«Badr è un fan di quella m... di cantante ma non è un ladro e nemmeno un assassino», insorge la madre, Leila, marocchina da oltre vent' anni in Italia. Abita con suo marito e un altro figlio piccolo in una casetta fra i campi di granturco di San Prospero. «Quella sera Badr è tornato sconvolto per quel che era successo ma lui non c' entra, ne sono sicura. Mio figlio è un lavoratore, una persona seria, ha sudato in fonderia e adesso va a scuola e lavora da parrucchiere. Un ladro non fa certi lavori».
ugo di puorto con eros amorusoUGO DI PUORTO CON EROS AMORUSO
Il vero capo non c' era ma Ugo Di Puorto, il più giovane, un certo ascendente sugli altri ce l' aveva. Originario di Aversa, figlio di un pregiudicato al 41 bis, vive con la madre e un fratello minore in una decorosa palazzina sempre a San Prospero. Su Facebook è Hugo e come immagine di copertina ha la scritta Acab, «All cops are bastards», tutti i poliziotti sono bastardi. «Sbirri figli di p...», ribadisce in un post. Aspetto curato, abiti firmati, lavoro precario, Hugo è stato fermato due mesi prima della strage di Corinaldo per «furto con strappo», il vecchio scippo.
andrea cavallariANDREA CAVALLARI
Dopo la tragedia, con gli amici ha continuato a bazzicare discoteche dove sono stati denunciati vari furti: a Brescia, a Ravenna, a Forlì, a Vicenza. Fino a Rovigo, per la seratona del 2 marzo scorso. Quel giorno in «trasferta» c' erano lui, Raffaele Mormone ed Eros Amoruso.
Obiettivo: discoteca Studio 16 di Arquà Polesine. Ugo invita gli altri a non avere paura e non sa che ad ascoltarlo ci sono i carabinieri. Raffaele lo rassicura: «Porto il gas dentro, ti giuro faccio spruzzare tutti, li faccio sparire». «Ormai va di nuovo di moda il gas... Già l' hanno dimenticato... Spruzzo io, tu me lo rimetti in tasca dopo che ho spruzzato - dice a Ugo - voglio vedere chi lo trova... Eh eh eh, voglio vedere se prendono le impronte dall' aria...». Una sfida. A Corinaldo infatti avevano perso la bombetta dello spray al peperoncino, sequestrata dalle forze dell' ordine.
LA STRAGE DI CORINALDOLA STRAGE DI CORINALDO
«Mormone ha partecipato a numerosi furti - scrive il gip - commessi soprattutto con Di Puorto, Amoruso e Haddada». Lui era il selezionatore dei locali. «Eventi musicali che potevano garantire al gruppo maggiori guadagni, confrontandosi con Di Puorto per la scelta di quello ritenuto più redditizio». Modenese di San Cesario sul Panaro, Mormone salvaguardava la refurtiva. Anche perché di tempo ne aveva.
«Non risulta svolgere alcuna attività lavorativa tanto che i suoi complici, spesso, lo hanno spronato in tal senso per giustificare i proventi illeciti», scrive il giudice. Secondo l' accusa i lavori servivano dunque da copertura. Operai, pony express, camerieri. «Fra', mi piacciono i soldi...» dice Mormone intercettato. «E a me soldi e adrenalina», risponde Di Puorto.
LA LOCANDINA DEL CONCERTO DI SFERA EBBASTA A CORINALDOLA LOCANDINA DEL CONCERTO DI SFERA EBBASTA A CORINALDO
Chi invece aveva una vera e propria attività era Andrea Balugani, il «vecchio» del sodalizio. Sessantacinquenne di Castelfranco Emilia, titolare di un «compro oro», era colui che ricettava collane, braccialetti, anelli, «a un prezzo di gran lunga inferiore a quello di mercato e, così, si assicurava un illecito profitto». Sia chiaro, lui non c' entra con Corinaldo e non partecipava ai «colpi» della gang. Se ne stava nel suo negozietto, il Castello, e lì aspettava.
Quando Di Puorto era a corto di denaro, lui glielo anticipava, cosicché si potesse permettere una nuova «trasferta». Insomma, per l' accusa l' organizzazione c' era. «Banda? Associazione? Ma state scherzando... io non c' entro nulla», ha detto Balugani agli investigatori che lo portavano via.
strage alla discoteca lanterna azzurra di corinaldo ancona 6STRAGE ALLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONA

LE RISATE E I COLPI DOPO LA STRAGE "CIAO ASSASSINO, CHE SPETTACOLO LE CATENINE DI QUELLA SERA"
Giuliano Foschini per “la Repubblica”

strage alla discoteca lanterna azzurra di corinaldo ancona 5STRAGE ALLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONACORINALDO LANTERNA AZZURRA DISCOTECACORINALDO LANTERNA AZZURRA DISCOTECA
C' è una data, il due giugno del 2019, sei mesi dopo la strage di Corinaldo, in cui la banda dello strappo ha compiuto forse il gesto più orrendo della sua epopea. Due di loro, Andrea Cavallari e Souhaib Haddada, erano in una Punto. E tornavano dall' ennesima rapina, al Parco della Musica. Quella notte, per un momento, il loro ricordo tornò alla Lanterna Azzurra, alla sera dei «morti», per citare una loro espressione. Ecco, quella sera, ripensando a Corinaldo, la banda rise. Orgogliosi del bottino di quella serata. «Te lo ricordi alla La...», dicono prima di «sorridere », come annotano gli investigatori. «Si». «Tre! Tre!». «Si!». «Tre, e belle erano». «Che spettacolo!». I furti al peperoncino «Uè assassino». «Ciao assassino di merda». Così si salutavano, con messaggi vocali, i ragazzi del gruppo.
MORTI E FERITI NELLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONAMORTI E FERITI NELLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONA
Tutto nasce a Modena e nei comuni attorno: San Prospero, Bomporto, San Cesario sul Panaro. È qui che vivono Ugo, Andrea, Moez, Raffaele, Souhaib, Badr ed Eros. Il più grande ha 22 anni, i più piccoli 19. I loro precedenti penali sono lunghi quattro pagine: furti, per lo più, qualche rissa, un tassista non pagato. Roba da balordi di provincia. Si incontrano e conoscono per caso. E decidono di mettere su un gruppo organizzato: specialità, furti di catenine con spray al peperoncino. Il gruppo era diviso in due batterie e, ricostruisce nell' ordinanza di custodia il gip, Carlo Cimini «si muoveva in questa maniera: uno-due "disturbatori" distraggono la vittima mentre balla, spingendo o fingendo di usare il cellulare per fare delle foto o dei video.
MORTI E FERITI NELLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONAMORTI E FERITI NELLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONA
Un altro componente strappa le collone, i bracciali e gli orologi indossate dalle vittime». Nulla è lasciato al caso. Si fanno accompagnare spesso in discoteca da un 50enne che, dovrebbe sembrare un genitore. Ma in realtà è una via di mezzo tra un complice e una vittima: l' uomo a un certo punto si rifiuta e loro lo picchiano con spranghe e bastoni. Precisa è anche la scelta del luogo. I colpi dal 20 ottobre del 2018 al 20 luglio del 2019 sono stati 95, in tutta Italia e nelle discoteche più famose: dall' Hollywood all' Alcatraz di Milano fino allo Spazio 900 di Roma.
BIGLIETTO DI SFERA EBBASTA CORINALDO LANTERNA AZZURRABIGLIETTO DI SFERA EBBASTA CORINALDO LANTERNA AZZURRA
Seguivano gli artisti più in voga: Sfera Ebbasta ma anche Gabry Ponte e Achille Lauro. Prima di partire chiamavano (è successo anche a Corinaldo) gli organizzatori per avere informazioni precisi su parcheggi e numeri di partecipanti. Poi, attraverso i social network, si accertavano che la zona non fosse già "coperta" dalle bande rivali: i torinesi, tra cui anche quelli che hanno provocato il disastro di piazza San Carlo, durante la finale di Champions league del 2017. E i genovesi con cui non correva affatto buon sangue: «Sai, i cazzotti in bocca, fra!».
strage alla discoteca lanterna azzurra di corinaldo ancona 4STRAGE ALLA DISCOTECA LANTERNA AZZURRA DI CORINALDO ANCONA
"Usiamo anche il taser" Quanto accaduto a Corinaldo, lo ritenevano un incidente di percorso.
raffaele mormoneRAFFAELE MORMONE
Meglio, non una loro responsabilità. «È stata la prima volta al mondo che è successo una cosa così» si dicevano. E soprattutto pensavano che tutto, dopo il clamore delle prime settimane, fosse stato dimenticato. In un primo momento avevano cominciato a pensare di usare il taser, la pistola elettrica, «sai quello che hai in tasca lo lasci per terra che non si muove più sicuro». Ma poi erano tornati allo spray. «Il gas va di nuovo di moda, quello che è successo non se lo ricorda più nessuno».
La notte di Capodanno, tre settimane dopo Corinaldo, sono al Pala Nord di Bologna. Addio rimpianti. Raccontano di aver incontrato la notte della strage Sfera Ebbasta a un autogrill. «Aveva una collana, quella con la chitarra, e non sai come lo guardava Badr... Se non era stato per i morti gliela faceva!». Le discoteche non sono l' unico obiettivo. «Le viette dove passeggiano le signore, adesso è orario perfetto. Andiamo fuori dalla chiesa adesso... che tutte vanno a messa».
commenti ai morti di corinaldoCOMMENTI AI MORTI DI CORINALDO
"Sgasiamo tutti" A febbraio l' attività è nel pieno. «Io spruzzo, tu me lo rimetti in tasca e voglio vedere chi lo trova, voglio vedere se prendono le impronte dell' aria » diceva ai suoi amici Ugo Di Puorto. Colpiscono almeno sei volte al mese, da un calcolo approssimativo intascano 12mila euro al mese, grazie alla vendita di oro a un ricettatore di fiducia. I nemici sono gli «sbirri», «figli di puttana», come scrive lo stesso Di Porto sui social.
L’ingresso della discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo (Ancona)L’INGRESSO DELLA DISCOTECA “LANTERNA AZZURRA” DI CORINALDO (ANCONA)
Una sera stanno per essere presi. Seminano i buttafuori grazie allo lo spray. Poi, la fuga in auto. «Via! Via! Investili!» urlano mentre vanno via da una discoteca di Padova. «Hanno un sistema di vita polarizzato alla commissione di reati» scrive il giudice, che segnala anche come non ci siano tracce di rimorsi. O quasi. «È andata così - diceva - in questo giochini sono morte sei persone. La gente che urlava, la gente che iniziava a cadere, io ho saltato tre persone... Ho passato certe cose», diceva Eros Amoruso, 20 anni, uno della banda. Eros il 25 aprile è morto, un sorpasso sbagliato, in auto. Con i suoi amici. Fonte: qui

sabato 27 luglio 2019

Ha confessato uno degli studenti americani. È lui ad aver ucciso il carabiniere Cerciello

Ha confessato l'omicidio del carabiniere Mario Rega Cerciello, ucciso la notte scorsa a Roma, uno dei due studenti americani fermati in tarda serata: si tratta del giovane con i capelli mesciati apparso in una foto e ripreso da alcune telecamere. Al termine di un interrogatorio fiume insieme al coetaneo ritenuto suo complice, il 19enne ha ammesso le proprie responsabilità affermando di essere lui l'autore materiale dell'accoltellamento del vicebrigadiere. Tra le novità emerse dalle ultime ore, inoltre, sembrerebbe come i due fermati per l'omicidio, entrambi 19 enni, non appartenessero alla John Cabot University A riferirlo sono fonti investigative. 
Il ritratto del carabiniere che faceva volontariato e voleva aiutare tutti
Chissà se quelle persone a cui dedicava il tempo libero facendo volontariato e distribuendo all'esterno di stazioni ferroviarie di Roma come Termini e Tiburtina, che sono ritrovo dei moderni 'paria' in un'Italia che fa parte dei Paesi più industrializzati al mondo, i pasti e regalando abiti ai disperati, ai senzatetto, si chiederanno perché Mario Rega Cerciello - 35 anni compiuti appena 13 giorni fa, originario di Somma Vesuviana, stipendio mensile mediamente intorno ai 1500 euro - non andrà piu' a trovarli.
Chissà se sapevano che quell'uomo sorridente e disponibile fosse un carabiniere. Una figura a cui subito si pensa come ad un rappresentante dell'Autorità. Una figura familiare per quei disperati, come lo era per quei malati che appena poteva accompagnava in pellegrinaggio a Lourdes o a Loreto, sacrificando i giorni di riposo o le ferie e coinvolgendo in questa missione anche la giovane compagna di vita, divenuta sua moglie Rosa Maria appena 43 giorni fa.
Un carabiniere, ma non solo carabiniere. Morto per 100 euro, per un borsello che qualcuno aveva rubato a Trastevere e che aveva promesso di restituire al legittimo proprietario - queste le prime ipotesi - in cambio del 'cavallo di ritorno', in questo caso per l'appunto 100 'miserabili' euro. Stabilendo che lo scambio dovesse avvenire in via Pietro Cossa, nei pressi di piazza Cavour, quartiere Prati. Mario morto accoltellato - otto fendenti inferti rapidamente sul suo corpo da un feroce assassino - per difendere la legalità, per impedire un reato. Che forse la stragrande maggioranza delle persone considererà di poco conto, qualcosa di 'spicciolo', ma che un appartenente alle forze dell'ordine - carabiniere, poliziotto o finanziere che sia - considererà sempre e comunque al pari di un reato gravissimo: perché ogni illegalità è qualcosa di gravissimo per la tenuta del tessuto sociale. E questo Mario, vice brigadiere in forza alla stazione di piazza Farnese lo sapeva.
 
"26 luglio giorno di lutto per l'Arma dei carabinieri", ha scritto la quarta forza armata del Paese sul proprio account ufficiale Twitter. "Nella sua nuda essenza anche la tragedia più grande è fatta di numeri", scrive L'Arma: età, da quanto tempo Mario fosse sposato, quanto tempo fosse trascorso dal suo ultimo compleanno. E poi altri numeri: 2 autori dell'aggressione, il numero di coltellate, l'entità del 'riscatto' richiesto. "Ma quei numeri non sono freddi, sono il conto di un'esistenza consacrata agli altri e al dovere, di una dedizione incondizionata e coraggiosa, di un amore pieno di speranze e di promesse. E la tragedia reca la cifra più alta: l'infinito. Il più vivo dolore per una mancanza che affligge 110 mila carabinieri". Tutto non dimenticando né rallentando le indagini per risalire ai responsabili dell'omicidio e il ferimento dell'altro carabiniere intervenuto, Andrea Varriale. E i primi risultati ci sono stati in serata, con il fermo di due americani. Uno, in tarda serata, confesserà di averlo ucciso lui, Mario.
Il cordoglio espresso al comandante generale dell'Arma, Giovanni Nistri, è collettivo nel Paese: dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, ai ministri della Difesa e dell'Interno, Elisabetta Trenta e Matteo Salvini, e tutti gli altri ministri; il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Enzo Vecciarelli; rappresentanti di enti, istituzioni. Ma anche semplici persone. Basti pensare a questi cartelli affissi da alcuni cittadini del rione Trevi sulla facciata della stazione carabinieri di Piazza Farnese: "Eroe della patria, giustizia per Mario", "I cittadini hanno fiducia nei carabinieri, i cittadini perbene hanno rispetto dei carabinieri, onore al Carabiniere Mario. Onore a te, la città di Roma ti onora", "Un uomo di Stato non può morire così. Meno politica, meno chiacchiere e più Carabinieri". 
E colpisce l'omaggio silenzioso, anzi no perché rotto dalle sole sirene, reso oggi da decine e decine di pattuglie della Polizia di Stato e della Guardia di finanza davanti alla sede del comando generale dei carabinieri, in viale Romania. E lo stesso è stato a Napoli, dove cinque volanti della Polizia sono arrivate all'ingresso laterale della caserma Pastrengo, sede del Comando provinciale dei carabinieri. Gli equipaggi hanno lasciato l'abitacolo schierati in silenzio davanti ai cancelli. I militari dell'Arma in servizio nel cortile hanno intuito e si sono fermati anche loro, gli uni di fronte agli altri, in silenzioso omaggio.
Chi fosse e come fosse Mario è il suo comandante di stazione, Sandro Ottaviani, a dirlo: "Un ragazzo buono, un carabiniere preparato che pensava sempre al prossimo, sia durante i turni di servizio sia quando non indossava la divisa". Già, anche quando non era in servizio, perché allora la sua vita era il volontariato, "i pellegrinaggi a Lourdes e a Loreto per dare una mano alle persone che soffrono, ogni settimana".
E "senza dirlo a nessuno". Il comandante è stato tra i primi a intervenire, ha provato a rianimarlo nei momenti piu' concitati, lo ha visto morire. E per lui, Mario era un carabiniere che agli ultimi donava i suoi vestiti portava loro anche la colazione, "non muore solo un valoroso carabiniere, ma un grande uomo". E può apparire assurdo sentire il comandante di stazione in lacrime affermare "Sono in servizio da 37 anni e anche oggi posso dire che fare il carabiniere è una gioia", ma è il senso di un mettersi a disposizione della collettivita'.
Quattro anni fa Mario Rega Cerciello aveva ricevuto anche un encomio per aver accompagnato una bambina in difficoltà all'Ospedale Bambino Gesù di Roma. Ma è anche la motivazione con cui l'Ordine di Malta gli ha conferito nel 2013 un'onorificenza - una medaglia di bronzo - disegnando il suo profilo: "È stato sempre partecipe agli interventi su strada programmati due volte a settimana nella tarda serata, in aree critiche Capitoline come le maggiori stazioni ferroviarie ove è più solito trovare persone bisognose ed emarginate". Lo scriveva Frà Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, allora nel ruolo di Gran Priore di Roma e che oggi da Gran Maestro dell'Ordine di Malta parla di "una perdita terribile per tutta la comunità. Perdiamo tutti un uomo generoso, leale, animato da un profondo senso di responsabilità".
Un uomo che si prodigava insieme alla compagna Rosa Maria, anche lei volontaria dell'Ordine, nell'assistenza ai malati. Forse è solo una coincidenza, ma la vita di ogni giorno ne riserva sempre una: questa sera alle 18,30 ha avuto inizio nella chiesa Santa Maria dei Pellegrini, di fronte alla stazione dei carabinieri di piazza Farnese, una Messa in ricordo del vice brigadiere ucciso, e proprio a ridosso delle 18,30 la notizia che c'erano due fermi per questo omicidio. Come a voler costituire un unico filo che metta insieme dolore e professionalità degli investigatori ed inquirenti romani. La vicenda potrebbe anche essere più complessa di quanto inizialmente valutato, lasciano filtrare in procura, ma intanto ci si chiede se è valsa la pena morire per 100 euro. Forse in tantissimi, forse la stragrande maggioranza, risponderà di no, che non è valsa la pena. Ma in realtà chi della difesa della legalità fa la sua professione di vita per la collettività risponde e risponderà sempre di si'. Anche a costo dell'estremo sacrificio. Per gli altri, non per sé. Come già faceva Mario, andando tra i derelitti per portare pasti e vestiti e facendosi carico dei viaggi della fede e della speranza dei malati. Fonte: qui
Carabiniere ucciso, volanti polizia a sirene spiegate per solidarietà (Corriere TV)

CONFESSA UNO DEI DUE RAGAZZI AMERICANI: ''HO UCCISO IO IL CARABINIERE'' (TUTTI I VIDEO)

AVREBBERO RUBATO LO ZAINO PER ''VENDICARSI'' DI UN PUSHER CHE AVEVA VENDUTO PASTICCHE FALSE. MA ALL'APPUNTAMENTO SI SONO PRESENTATI I MILITARI IN BORGHESE

DOPO L'OMICIDIO, TORNANO A DORMIRE NEL LORO HOTEL DI LUSSO A POCHI METRI DA DOVE HANNO LASCIATO MARIO CERCIELLO REGA AGONIZZANTE A TERRA. E VENGONO SVEGLIATI DA…

I DUBBI: I MAROCCHINI, IL RUOLO DELLA VITTIMA DEL FURTO, E L'AZIONE DEI CARABINIERI



LA SCENA SUBITO PRIMA DEL FURTO


I DUE SCAPPANO DOPO AVER RUBATO LO ZAINO


IL LUOGO DELL'OMICIDIO


I DUBBI
Dall'articolo di Rinaldo Frignani per il ''Corriere della Sera''

i due americani fermati per la morte di mario cerciello regaI DUE AMERICANI FERMATI PER LA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA
Di dubbi nella ricostruzione ce ne sono però tanti. A cominciare dai tre marocchini e dall’algerino, tutti con numerosi precedenti, inizialmente coinvolti nelle indagini, come il ruolo della stessa vittima del furto. Ma tra le cose da chiarire c’è anche la procedura seguita per portare a termine l’intervento da Cerciello e dal collega, la presenza prima accreditata e poi negata di altre pattuglie dell’Arma, sia civetta sia con i colori d’istituto, chiamate di rinforzo, le versioni discordanti fornite per l’intera giornata.


ROMA, LO SCIPPO, LA DROGA, LE COLTELLATE. CONFESSA UN GIOVANE AMERICANO: «HO UCCISO IO IL CARABINIERE»
Camilla Mozzetti e Elena Panarella per ''Il Messaggero''

«Sono stato io ad uccidere il carabiniere». Ha confessato ieri sera un turista ventenne statunitense di aver colpito con otto coltellate alle spalle, all’addome, alla schiena e al cuore Mario Cerciello Rega, carabiniere, 35 anni, di Somma Vesuviana. Il militare da anni in servizio alla Stazione di Piazza Farnese, a Roma, ha urlato, ha provato a parare i colpi che all’impazzata il ragazzo gli ha inferto giovedì notte nel pieno centro della Capitale, a pochi metri dalla Suprema Corte di Cassazione, senza riuscire tuttavia a schivarli.

omicidio cerciello - il video della fuga dei ladri della borsa a trastevereOMICIDIO CERCIELLO - IL VIDEO DELLA FUGA DEI LADRI DELLA BORSA A TRASTEVERE
Neanche la corsa disperata in ospedale e l’intervento tempestivo dei sanitari sono riusciti a salvargli la vita. Ieri mattina, poco dopo le nove, l’Arma dei carabinieri diffonde la notizia: «Un vicebrigadiere è deceduto in servizio». L’Italia intera resta basita, non riesce a credere a quello che tv e siti internet iniziano a raccontare. Ma in terra, in via Pietro Cossa – quartiere Prati – c’è quella pozza di sangue su cui i militari hanno iniziato a compiere i rilievi. È tutto drammaticamente vero.



LE INDAGINI
I carabinieri del Reparto operativo partono con la caccia all’uomo e nella tarda mattinata vengono rintracciati in un hotel, non distante dal luogo del delitto, due giovani ventenni statunitensi che vengono portati al Nucleo investigativo di via In Selci. Per ore vengono ascoltati prima dai militari e poi dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia fino a quando uno dei due crolla: «Sono stato io a pugnalarlo». è accusato insieme all’amico di omicidio, furto e tentata estorsione. A portare i militari sulle loro tracce, sono state le immagini raccolte dalle videocamere di sorveglianza di negozi, ristoranti, banche (sia nel perimetro di Trastevere che in quello di Prati) dove si è consumata l’aggressione. Ma partiamo dall’inizio e dalle certezze messe insieme dagli inquirenti per ricostruire il dramma.
mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA

LA RICOSTRUZIONE
Giovedì sera nei pressi di piazza Mastai, a Trastevere, un italiano di 45 anni, calvo, viene derubato da due individui di uno zaino al cui interno c’è il cellulare e il portafogli ed altri effetti personali, tuttora al vaglio degli inquirenti. Il 45enne da un altro telefono compone il 112, numero unico per le emergenze, denunciando il furto. La chiamata viene presa in carico dalla stazione dei carabinieri di Monteverde. Quando i militari arrivano a piazza Mastai, l’uomo nel frattempo gli dice di aver chiamato al proprio cellulare e che a rispondere sono stati due individui con un accento straniero che gli avevano dato un appuntamento a via Cossa per riconsegnargli lo zaino in cambio di cento euro. Nel gergo si chiama “cavallo di ritorno”.

Cosa c’entra però in tutto questo il vicebrigadiere Cerciello Rega? All’appuntamento vanno i militari, ma non quelli di Monteverde. Interviene piazza Farnese dove Rega presta servizio. Si organizza il tutto: il vicebrigadiere e il suo collega, Andrea Varriale, si presentano in abiti civili in via Cossa, girano per un po’ sulla strada perché non trovano nessuno. Poi, non distante da una farmacia, notano due uomini con felpe e cappucci che non fanno nulla: fermi in mezzo alla strada quando ormai sono quasi le 3 del mattino. Decidono di controllarli chiedendo loro i documenti ma uno dei due estrae dalla tasca un coltello e inizia a pugnalare il vicebrigadiere. Questa è la cornice del quadro complessivo, al cui interno però ci sono molte “sfumature” emerse nel corso delle ore.
omicidio Cerciello - uno degli interrogati e rilieviOMICIDIO CERCIELLO - UNO DEGLI INTERROGATI E RILIEVI

I VENTENNI
I due ventenni che sono a Roma da qualche giorno per una vacanza arrivano giovedì sera a Trastevere per cercare qualcosa che “rallegri” la loro serata. Sarebbero dovuti rientrare negli Stati Uniti ieri sera con un volo già prenotato. Vanno banalmente a caccia di droga: un po’ di erba, qualche pasticca. A quel punto si imbattono nell’uomo, che sarà poi derubato dello zaino, e che sembra per motivi tuttora al vaglio degli inquirenti averli accompagnati o avergli indicato la persona da cui potersi rifornire. Un pusher di fatto che mette in mano ai ragazzi un po’ di pasticche “false”.

Non è droga quella e i ventenni se ne accorgono. Ma lo spacciatore non c’è già più così rintracciano l’uomo che, con lo zaino sempre al seguito, gliel’aveva indicato. Da un video ripreso nell’area di piazza Mastai si vedono i tre che percorrono insieme un pezzo di strada. Sembra che parlino senza mai venire alle mani né si fermano per discutere. Al contrario, si dileguano camminando dietro un vicolo ma passa poco tempo e gli occhi delle videocamere catturano i due statunitensi mentre scappano con lo zaino in mano. Cosa c’è dentro e perché gliel’hanno preso? Domande a cui gli inquirenti stanno provando a dare una risposta.
mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA

Difficile credere, che oltre al furto uno dei due ragazzi abbia commesso l’omicidio del vicebrigadiere, ma anche in questo caso nelle mani degli investigatori ci sono le immagini delle videocamere della zona di Prati che inquadrano sempre loro due. E la confessione arriva di fronte al procuratore aggiunto dopo ore di interrogatorio. Da chiarire, dunque, la posizione della vittima, ovvero dell’uomo derubato dello zaino mentre ancora si sta cercando il pusher che avrebbe fornito la droga falsa ai due facendo scattare poi il dramma.

Si crede che uno dei due statunitensi abbia colpito a morte Rega credendolo un uomo vicino al pusher poiché a Prati il 45enne con cui si erano messi d’accordo telefonicamente, non si era presentato. Oggi intanto sul corpo del vicebrigadiere, sarà svolta l’autopsia mentre i funerali per volere della famiglia, saranno celebrati lunedì, a Somma Vesuviana. Nella stessa chiesa dove lo scorso 13 giugno il vicebrigadiere ha sposato la sua Rosa Maria.


I DUE AMERICANI TORNATI A DORMIRE NELL’HOTEL DI LUSSO DOPO L’ASSASSINIO DEL CARABINIERE
mario cercielloMARIO CERCIELLO
Rory Cappelli per ''la Repubblica''

Sono le 10 di ieri mattina quando i due ventenni americani vengono buttati giù dal letto da un nugolo di carabinieri arrivati a loro grazie alle telecamere di una banca e agli apparati di sorveglianza funzionanti della zona. Non capiscono niente, sono assonnati e stralunati da una notte di droga e follia. Alle 12.20 vengono caricati a bordo di due auto civetta e portati via.

Le macchine sgommano uscendo dal parcheggio Visconti convenzionato con l'hotel in cui i due soggiornano, LeMeridien Visconti di via Cesi. In molti, allo sfrecciare delle vetture, immaginano che i due, probabilmente africani, tunisini o marocchini, chissà (è questa la voce che circola per tutta la giornata, dando la immancabile stura sui social a commenti e chiose di un tenore vergognoso), dopo la notte di sangue culminata con la morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, si fossero rifugiati dentro il garage. Invece non solo non erano affatto nordafricani, ma erano anche clienti dell'hotel, un albergo che in questi giorni è sold out e che costa almeno 200 euro a notte: nella notte del 24 e del 25, addirittura 250 euro. E su Booking.com, il sito dove il prezzo è di solito persino migliore.
mario cercielloMARIO CERCIELLO

Intanto in albergo, mentre i ragazzi vengono trasferiti nella caserma di via in Selci dove saranno sottoposti a un interrogatorio che durerà fino a sera, fino alla confessione cioè dell'omicidio del giovane vicebrigadiere, il primo piano è occupato da cinque agenti in borghese che piantonano l'ingresso della stanza. In corridoio, di fronte alla camera, c'è un carrellino della colazione, che nessuno però riesce a portare via. All'interno è tutto un viavai di personale della Scientifica in tuta bianca.

Le cameriere, tre per piano, non sanno niente, non hanno visto niente, non si sono accorte di niente. Ma è anche vero che hanno il tassativo divieto della direzione di parlare. Solo una commenta, passando: "Vai a sapere chi sono i due che hanno fermato: il primo piano è interamente occupato da americani e forse facevano parte proprio di quel gruppo" e poi veloce se ne va.

I DUE AMERICANI PRIMA DEL FURTO A PIAZZA MASTAI TRASTEVEREI DUE AMERICANI PRIMA DEL FURTO A PIAZZA MASTAI TRASTEVERE
D'un tratto un agente della Scientifica esce con un grande sacco trasparente: dentro, in mezzo ad altri oggetti personali, è ben visibile un borsello nero. Forse è il borsello che era stato rubato allo spacciatore che poi ha chiamato i carabinieri. O forse è di uno dei due ragazzi. Sul comodino della stanza ci sono una bottiglia di birra e una boccetta di pillole, in terra sacchetti di carta di negozi di lusso. L'albergo, un quattro stelle pieno di stranieri e di business persons, non è quello dove ti aspetti che alloggino due giovanissimi che di notte si mettono alla ricerca di droga e poi si trovano coinvolti in un omicidio. È situato proprio a una cinquantina di metri dal punto in cui è stato ammazzato il vice brigadiere Mario Rega Cerciello, in via Pietro Cossa.

I DUE AMERICANI SCAPPANOI DUE AMERICANI SCAPPANO
In serata si viene poi a sapere che i due ragazzi avevano il volo di ritorno prenotato proprio per ieri sera. Sono stati descritti dal collega di Mario Cerciello Rega: uno con i capelli mesciati, che poi confesserà di essere l'autore materiale dell'omicidio, l'altro con un tatuaggio al braccio. Caratteristiche, queste, ben visibili anche nelle immagini delle telecamere di zona passate al setaccio dai militari. Che hanno portato i carabinieri dritti a quella stanza al primo piano dell'hotel di lusso, pagato proprio dal presunto killer, a good fellow appartenente a una facoltosa famiglia americana.

Fonte: qui