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mercoledì 8 aprile 2020

I PUSHER NON VANNO IN QUARANTENA

LO SPACCIO SOPRAVVIVE AI DECRETI DI CONTE: PER CONSEGNARE LE DOSI C’È CHI SI FINGE RIDER O USA LA SCUSA DI PORTARE FUORI IL CANE E FARE LA SPESA 
MA C’È ANCHE CHI SI MUOVE IN TAXI O USA IL BUS PER FARE IL TOUR DI CONSEGNE A DOMICILIO…

viavai di pusher a torino nonostante l'emergenza coronavirusVIAVAI DI PUSHER A TORINO NONOSTANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS
Lo spaccio sopravvive alle strette da coronavirus con nuovi trucchi. Anche se i pusher hanno vita più difficile. Ne sanno qualcosa i due uomini di Napoli, padre di 52 anni, e figlio di 23, che domenica sera sono stati fermati dai carabinieri di Montesacro sul Grande Raccordo all' altezza della Cassia. Erano a bordo di un furgone all' interno del quale - nel cruscotto e sotto il sedile - erano nascosti due panetti di cocaina per circa 2 chili. Sono stati arrestati. Stessa sorte per un ventunenne bengalese che, a bordo di un taxi, percorreva via Casilina. Fermato il taxi e chiesto conto al giovane i motivi del suo spostamento, ai balbettamenti di quest' ultimo i carabinieri del nucleo radiomobile lo hanno fatto scendere e poi hanno ispezionato il suo zaino, trovando all' interno 10 panetti da 100 grammi di hashish.

spaccio1SPACCIO
Oltre all' arresto anche in questo caso, come in quello dei due napoletani, è partita una denuncia per inottemperanza al decreto per il coronavirus. La droga viaggia, dunque, nonostante i blocchi. Dal 12 marzo, giorno dell' inizio del lockdown, polizia e carabinieri hanno scoperto i trucchi più disparati messi in atto dai pusher. La signora che riceveva in casa i clienti con cane al seguito. Lo spacciatore in fila davanti al supermercato oppure in giro con le buste pronto a smerciare la sua mercanzia, magari lasciandola nei cespugli o nel vano del contatore della luce nei palazzi.
SPACCIOSPACCIO

I pusher fermati a bordo dei bus mentre facevano il tour di consegna. A Tor Bella Monaca lo spaccio non si è mai fermato, anzi spacciatori e acquirenti si sono organizzati con guanti e mascherine: se la passano di casa in casa e « d' altra parte non potrebbe essere altrimenti: è la zona di smercio più importante, ha persino superato Scampia » spiega un investigatore. «Quello che ci preoccupa è cosa succederà quando le scorte finiranno, perché finiranno con il blocco di treni, navi e aerei. A meno di qualche ingegnosa trovata non ci sarà rifornimento».
SPACCIATORISPACCIATORI

A Tor Bella Monaca gli operatori di Villa Maraini distribuiscono 300 siringhe sterili al giorno. E ritirano quelle usate. « Che la droga stia girando è più che evidente » spiega Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, che si occupa di cure e riabilitazione da droghe, abuso da alcol e gioco d' azzardo, « prova ne sono la decina di overdose che ci sono state dall' inizio della chiusura, tre solo negli ultimi giorni. Se ci fosse un deficit nel rifornimento avremmo la struttura invasa da gente in crisi di astinenza, cosa che non sta accadendo. Ritengo però che il vero pericolo non siano i tossicomani che sono abituati a vivere pericolosamente, a disattendere le regole e a trovare canali di approvvigionamento. Sono più preoccupato per l' impiegato o l' impiegata che si attacca alla bottiglia di cognac o il giovane che inizia a bere ».
SPACCIO CORONAVIRUSSPACCIO CORONAVIRUS

« Spero però, e per questo abbiamo anche lanciato petizioni a livello internazionale - conclude Barra - che il Covid non diminuisca l' attenzione nei confronti delle tossicodipendenze ma che anzi lo aumenti: chi fa uso di droghe è pur sempre una mina vagante per sé e gli altri.Ma se non curato è due volte di più pericoloso».

Fonte: qui

sabato 28 dicembre 2019

ARRESTATA A MILANO UN’INSOSPETTABILE INFERMIERA CHE AVEVA STIPATO 12 CHILI DI COCAINA NELLA SUA AUTO GRAZIE A UN DOPPIO FONDO IPERTECNOLOGICO

PREMENDO IL PULSANTE DELLO SBRINAMENTO DEI VETRI, SI ACCEDEVA AL NASCONDIGLIO DOVE ERANO CONTENUTI DECINE DI PANETTI DI COCA…
Milano, ecco il suv imbottito di cocaina 


cocaina nel doppio fondo dell'auto 8COCAINA NEL DOPPIO FONDO DELL'AUTO 

Auto supertecnologica per nascondere la droga: arrestata un'infermiera spacciatrice con 12 chili di cocaina


Un doppio fondo ricavato sotto la plancia del suo fuoristrada, apribile grazie a un congegno elettrico attivato dal pulsante per sbrinare i vetri. In questo nascondiglio una insospettabile infermiera tedesca di origine marocchina, ventiquattrenne, aveva stipato la cocaina per trasportarla in Italia e consegnarla nelle mani dei gestori dello spaccio in Lombardia.

cocaina nel doppio fondo dell'auto 2COCAINA NEL DOPPIO FONDO DELL'AUTO 
La vigilia di Natale i carabinieri della compagnia di Desio (Monza) l’hanno arrestata a Paderno Dugnano, in provincia di Milano, mentre cedeva 12 chili di polvere bianca a uno spacciatore italiano, residente in Brianza.

ACCESSO DAL PORTABICCHIERE
cocaina nel doppio fondo dell'auto 6COCAINA NEL DOPPIO FONDO DELL'AUTO 





La droga, purissima e presumibilmente proveniente dalla Colombia, acquistata per 400 mila euro, a quanto emerso dalle indagini era destinata alle piazze dello spaccio di tutta la regione, inclusi i boschetti di Rogoredo e delle Groane, principali zone di spaccio e consumo di sostenza stupefacenti. Tagliata e rivenduta al dettaglio, avrebbe fruttato circa un milione e mezzo di euro. Per trasportarla in Italia, secondo l’inchiesta «Bianco Natale» coordinata dalla procura di Monza, l’infermiera ha attrezzato la sua auto di uno scomparto segreto dove nascondere i panetti di coca.

Pigiando il pulsante dello sbrinamento vetri, i militari sono riusciti ad aprire il doppio fondo della vettura, il cui accesso era sotto il vano portabicchiere della plancia. Da lì hanno estratto decine di panetti di polvere bianca, con impresso un logo su cui ora gli inquirenti svolgeranno altri approfondimenti investigativi.

Arrestato anche l’acquirente, un trentacinquenne italiano con precedenti per spaccio che risulterebbe collegato a una vasta rete di pusher al dettaglio, a cui avrebbe rivenduto la partita di droga, probabilmente dopo averla tagliata per ricavarne il massimo profitto. All’uomo i militari hanno sequestrato 400 mila euro in contanti, suddivisi in mazzette di banconote arrotolate.

RETE COLOMBIANA
cocaina nel doppio fondo dell'auto 9COCAINA NEL DOPPIO FONDO DELL'AUTO cocaina nel doppio fondo dell'autoCOCAINA NEL DOPPIO FONDO DELL'AUTO












L’inchiesta è ora diretta verso i canali di approvvigionamento dell’infermiera tedesca che fungeva da corriere, presumibilmente collegata alla rete di narcotrafficanti con base in Colombia, leader nel traffico di cocaina. Gli inquirenti lavoreranno anche sui clienti finali a cui sarebbero arrivata la droga successivamente, per poi essere lavorata e immessa sulle piazze di spaccio della Lombardia. Fonte: qui


UNA COPPIA DI TRENTO È STATA ARRESTATA LA VIGILIA DI NATALE: AVEVANO SUI SEDILI DELLA MACCHINA 200 GRAMMI DI EROINA. 
POI I CARABINIERI NE HANNO TROVATA ALTRA NEL FORNO DELLA CUCINA, INSIEME A UNA GROSSA SOMMA DI DENARO



TRENTO, EROINA NEL FORNOTRENTO, EROINA NEL FORNO
Una coppia è stata arrestata dai carabinieri perché trovata in possesso di 400 grammi di droga. È quanto successo a Trento il giorno della Vigilia di Natale: i militari hanno fermato un 32enne tunisino, pregiudicato, e la moglie 31enne italiana durante un controllo in strada e nascosti sotto i sedili della loro auto, una Peugeot 206, hanno trovato i primi 200 grammi di eroina.
CARABINIERICARABINIERI

Così è scattata subito la perquisizione del loro appartamento dove sono stati trovati altri 200 grammi di eroina ben nascosti nel forno della cucina, assieme a una consistente somma di denaro contante, provento dello spaccio.
eroina 1EROINA 


L’uomo è stato denunciato per detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, con l’arresto immediato, mentre la donna è stata rilasciata e denunciata alla Procura della Repubblica di Trento. Sul mercato dello spaccio di Natale, è stata scongiurata così l’immissione di oltre 700 dosi di droga, per un valore di circa 15mila euro.
Fonte: qui


mercoledì 11 dicembre 2019

“ANASTASIYA E PRINCI TRATTARONO PER LA DROGA”, DOMENICO MUNOZ, L'AMICO DI LUCA SACCHI ACCUSA LA FIDANZATA DEL RAGAZZO UCCISO A ROMA IL 23 OTTOBRE: “LEI DECISIVA NELLA TRATTATIVA”

SMENTITA LA RICOSTRUZIONE DELLA RAGAZZA CHE AVEVA DETTO DI AVER SUBITO UNA RAPINA SENZA PARLARE DI COMPRAVENDITA DEGLI STUPEFACENTI 

"VADO, PRENDO L'ERBA E TE LA PORTO", COSI' SCATTO' LA TRAPPOLA PER LUCA 

IL RUOLO DI PRINCI CHE IN PASSATO CERCAVA SIM ANONIME, INTESTATE A SCONOSCIUTI. PER QUALE MOTIVO?

Alessia Marani e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

luca sacchi anastasiya munozLUCA SACCHI ANASTASIYA MUNOZ
Apre nuovi scenari Domenico Munoz. L' amico di Luca Sacchi, Anastasia Kylemnyk e Giovanni Princi, ha descritto, davanti agli investigatori, i dettagli di quel fatidico 23 ottobre all' Appio Latino. Definendo per la prima volta i ruoli esatti assunti dai protagonisti della vicenda, ponendo la baby sitter e Princi in posizioni di prima linea nella trattativa con i pusher di Casal Monastero che hanno sparato al personal trainer di 24 anni.

Il giovane studente di Biotecnologia ha, dunque, raccontato agli inquirenti, nell' interrogatorio del sei dicembre scorso, i particolari di quella serata, rendendo una cronologia esaustiva della partita per l' acquisto della marijuana. Una serata in cui lo stesso Munoz era presente fuori dal John Cabot Pub, in compagnia di Sacchi e Anastasia, quando Valerio Del Grosso e Paolo Pirino sono scesi dalla Smart per strappare lo zaino alla ragazza, sparando in testa a Luca.

La sua è la prima testimonianza ritenuta attendibile dalla procura, sul fronte interno al gruppo di amici di Sacchi, freddato per avere cercato di difendere la sua ragazza dall' aggressione, ma anche per non farle portare via lo zaino con all' interno una montagna di quattrini.
anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI

I RUOLI 
Perciò Sacchi sarebbe stato consapevole di quello che stava succedendo. Ma fine a che punto? Ha avuto un ruolo secondario - ha sottolineato lo stesso Munoz agli investigatori - nella trattativa relativa allo stupefacente rispetto a Princi e a Nastja. Entrambi, quindi, con compiti diversi, sarebbero stati in prima linea e in piena sintonia per l' acquisto della marijuana, secondo la versione del cileno. Ciò che Munoz ha rappresentato ai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci e al pm Nadia Plastina è quindi utile agli inquirenti per puntellare l' accusa nei confronti della stessa Kylemnyk e di Princi.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK

I due, in sostanza, avrebbero avuto un ruolo attivo. Erano ben coscienti di quello che stavano facendo. Si tratta di una versione che, ovviamente, rende meno credibili le affermazioni della venticinquenne di origine ucraina che ancora il 4 dicembre, durante l' interrogatorio di garanzia di fronte al gip Costantino De Robbio, sosteneva che: «Non sapevo di avere 70 mila euro nello zaino. Io e Luca siamo totalmente estranei a questa vicenda». Affermazioni che ricalcano la prime sommarie informazioni di Nastja che, nelle ore successive alla rapina del suo zaino e soprattutto all' assassinio del suo Luca, raccontava di essere stata vittima inconsapevole. Omettendo, in pratica, tutti i fatti antecedenti al terribile epilogo.

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Una verità di comodo che non aveva, fin da subito, convinto gli inquirenti i quali, infatti, l' hanno indagata per detenzione ai fini di spaccio. Una versione decisamente lacunosa, se non mendace, su cui, sulle prime, si era accomodato anche lo stesso Munoz. Il ragazzo cileno a oggi non risulta essere indagato, ma il suo destino giudiziario è ancora appeso, tutto da scrivere insomma. In Procura dovrebbe essere sentito presto anche Valerio Rispoli, l' intermediario dei pusher con il quale Princi avrebbe avuto già contatti precedenti.

PERIZIE E VERIFICHE BANCARIE 
Ad ogni modo, dopo essere stato reticente nei giorni successivi al delitto dell' amico, Munoz si è poi redento. In una deposizione fiume ha riferito i dettagli dell' acquisto della marijuana. I primi contatti di quella serata. Una ricostruzione, con dovizie di particolari, che ha sorpreso gli stessi investigatori.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Intanto, anche su Princi, emergono nuovi elementi. Il ragazzo avrebbe cercato in passato sim anonime, intestate a sconosciuti.

Una delle ultime in suo possesso risulta appartenere a uno straniero. Un modo, insomma, per avere numeri di cellulare non riconducibili a lui. È questo il comportamento tipico di chi vuole parlare in assoluta libertà senza il pericolo di essere intercettato. Ebbene un episodio sarebbe indicativo dell' ossessione del ragazzo di cercare questa eccessiva riservatezza.

Princi avrebbe visto una sim buttata per terra, in strada. L' avrebbe presa. Un gesto che non sarebbe sfuggito ai genitori che poi avevano imposto al figlio di buttarla via.
Intanto, le indagini proseguono.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK

Sono in corso accertamenti bancari per capire i prelievi effettuati dagli amici dell' Appio Latino nelle ore e nei giorni precedenti al delitto; infine, oggi, verrà effettuata una perizia sulla Citroen C1 sequestrata ad Anastasia.













COSI' SCATTO' LA TRAPPOLA PER LUCA
Fulvio Fiano e Rinaldo Frignani per il Corriere della Sera – Roma

Giovanni Princi trattava alla pari con il pusher Valerio Del Grosso, che pochi minuti dopo avrebbe ucciso il suo amico Luca Sacchi. La conferma alle accuse del pm Nadia Plastina arriva da una frase riferita ai carabinieri del Nucleo investigativo dagli intermediari del pusher, Valerio Rispoli e Simone Piromalli, nella loro testimonianza sui fatti del 23 ottobre.

Siamo davanti al John Cabot pub, i contatti per concludere l' affare dei 15 chili di erba al prezzo di 70 mila euro sono già ben avviati, Anastasiya Kylemnik ha già mostrato ai due mandati sul posto dal 21enne di Casal Monastero le mazzette di banconote da 20 e 50 euro nel suo zaino di simil pelle rosa e Del Grosso, accompagnato da Paolo Pirino, compare sulla scena, ma senza marijuana.

È qui che Rispoli lo sente parlare con Princi, che chiede al pusher: «Ma come, frà, avevamo detto che facevamo qua?». E Del Grosso: «Vado, prendo l' erba e te la porto qua».
In realtà tornerà a mani vuote e armato per prendere i soldi in cambio di niente, ma a quel punto Princi si era già allontanato, forse fiutando qualcosa di strano, lasciando Nastia e Sacchi da soli e di fatto esponendoli alla rapina di Del Grosso, che in sua presenza forse non avrebbe tentato il colpo.
Di fronte al silenzio di tutti gli indagati, gli inquirenti contano ora di chiudere il cerchio con il riascolto di tutti i testimoni della vicenda, a partire da Piromalli e Rispoli.

È già stato interrogato anche Domenico Costanzo Martino Munoz, l' ultimo componente del gruppo di quattro (con Luca, Princi e Nastia) che secondo le indagini partecipava all' acquisto. Ma a suo carico non ci sono al momento contestazioni formali e questo lo obbliga a dire la verità. Le sue parole vengono vagliate in queste ore.

Intanto sono cominciati ieri mattina nella caserma dei carabinieri a Tor di Quinto gli accertamenti del Ris dell' Arma su alcuni reperti sequestrati dopo l' omicidio del 24enne. A cominciare dallo zainetto rosa di Anastasiya sul quale sono stati effettuati esami tecnici per individuare non soltanto impronte digitali ma anche sostanze biologiche per capire quella notte chi lo abbia toccato. Presenti alla apertura dei plichi sigillati gli avvocati della famiglia Sacchi.

Oltre allo zainetto è stato esaminato anche il portafoglio della baby sitter fidanzata con Luca, che si trovava all' interno dello zaino insieme con i documenti d' identità e altri effetti personali.
È stata poi la volta della mazza da baseball nera e argento impugnata da Pirino e con la quale sarebbero stati colpiti sia il personal trainer sia Anastasiya. Sull' attrezzo, così come dal materiale recuperato sotto le unghie della vittima (sulla mano destra e su due dita di quella sinistra), gli specialisti cercano le tracce di dna degli aggressori, con i quali Luca avrebbe avuto una colluttazione prima di essere ferito a morte.
Infine oggi si cercheranno tracce di polvere da sparo sulla Citroen C1 di Anastasiya, sulla Smart ForFour usata dai killer nella fuga e su quella presa in sostituzione della prima il 24 ottobre, dopo un incidente. Su questa seconda Smart, Pirino fu anche fermato sul Gra dalla Polstrada prima che diventasse un sospettato. Gli venne ritirata la patente. Fonte: qui

domenica 28 luglio 2019

I tre punti singolari (insoliti, strani) sull'uccisione del carabiniere a Roma

Ci sono almeno  tre punti che appaiono strani e singolari nella ricostruzione dell’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma per mano di un giovane studente americano, Elder Finnegan Lee. Non si vuole mettere in dubbio la ricostruzione dei fatti ma qualche domanda va fatta.
VIDEO: "Non pensavo fosse un carabiniere"
Lettore video di: Mediaset (Informativa sulla privacy)
1. A chiamare le forze dell’ordine è stato proprio il pusher, Sergio Brugiatelli, a cui i due ragazzi avevano rubato il borsello e con cui poi si era dato appuntamento per la restituzione in cambio di soldi e droga. Il pusher è stato arrestato. Ora, la domanda è questa: da quando in qua gli spacciatori chiamano le forze dell’ordine in caso di furto? E perché chiamarli visto che nel borsello c’erano soldi e probabilmente anche droga?
2. Il ragazzo americano che ha confessato l’omicidio di Cerciello Rega appartiene a una famiglia facoltosa. Tanto da aver pagato la stanza dell’hotel anche all’amico. Però avrebbe ucciso con 8 coltellate un carabiniere per 100 euro e un po’ di cocaina, a poche ore dal ritorno negli Usa. Si può spiegare tutto con un’eventuale stato d’alterazione dovuto ad alcol e droghe?
3. Secondo le prime informazioni sull’uccisione del militare, i responsabili sarebbero stati due nordafricani, magri e alti circa un metro e 80. Uno con i capelli mesciati. La notizia è poi stata smentita con l’arresto dei due americani. Dove è spuntata questa prima indiscrezione? E perché, visto che il collega di Cerciello sapeva bene che non avevano avuto a che fare con magrebini?
Fonte: qui
SI CHIAMANO ELDER FINNEGAN LEE E CHRISTIAN GABRIEL NATALE HJORTH, SONO CITTADINI AMERICANI E NEL CONTROSOFFITTO DELLA LORO STANZA D'HOTEL SONO STATI RITROVATI L'ARMA DEL DELITTO E I VESTITI SPORCHI DI SANGUE. A INFLIGGERE LE OTTO COLTELLATE SAREBBE STATO IL 19ENNE LEE, MA A ENTRAMBI È CONTESTATO L'OMICIDIO PERCHÉ…

Fulvio Fiano per www.corriere.it

Sono Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjorth i due cittadini americani fermati per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. A entrambi è contestato omicidio e tentata estorsione, ma a infliggere le otto coltellate che hanno ammazzato il militare sarebbe stato il 19enne, Elder Finnegan Lee. Così si legge nelle tre pagine di decreto di fermo. I carabinieri hanno ritrovato il coltello utilizzato per l’omicidio e i vestiti sporchi di sangue nascosti nel soffitto della stanza dell’hotel dove alloggiavano. A breve inizieranno ne carcere di Regina Coeli gli interrogatori di convalida dei due fermati e, nel pomeriggio, è prevista anche l’autopsia sul corpo della vittima.

Gesto insensato
Un gesto insensato e sproporzionato nato dalla voglia di rivalsa sulla truffa subita da un pusher e finito con l’aggressione ai due carabinieri quando hanno visto di fronte a sè la concreta possibilità di finire in guai peggiori. Il decreto di fermo a carico dei due ventenni aggiunge dettagli importanti alla ricostruzione di una vicenda assai nebulosa ma che ancora oggi sembra incredibile nella sua assurdità.
omicidio cerciello - il video della fuga dei ladri della borsa a trastevereOMICIDIO CERCIELLO - IL VIDEO DELLA FUGA DEI LADRI DELLA BORSA A TRASTEVERE
Il borsello rubato
Lee e Hjort comprano droga a Trastevere ma si accorgono gli è stata rifilata dell’aspirina. Rubano allora il borsello di un uomo, Sergio Bruggiatelli, dopo che questo li contatta sul telefono rimasto all’interno, si dicono disposti a restituirlo solo in cambio di 100 euro e un grammo di coca.Bruggiatelli, in questa ricostruzione, chiama i carabinieri che si presentano all’appuntamento e vengono aggrediti.

I due carabinieri si sono qualificati
Il decreto sottolinea che i due militari, Cerciello e il collega Varriale, si presentano in borghese ma si qualificano subito come carabinieri. Per tutta risposta i due americani tirano fuori un grosso coltello e si oppongono al fermo. L’arma, dice ancora il decreto, viene poi rinvenuta nel soffitto della camera 109 dell’hotel LeMeridien dove i due alloggiavano. In principio si era parlato di una fioriera.

mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA
Versioni discordanti
Non solo su questo punto le versioni dei due reo confessi sono discordanti. Come pure resta da capire come sia possibile che un pusher chiami il 112, dunque fornendo le sue generalità, per denunciare un furto subito. Non è chiaro se fosse presente anche lui all’appuntamento-trappola o se dovesse poi incontrarsi con i carabinieri in un secondo momento.

Erano pronti a lasciare l’Italia
Nella stanza di hotel sequestrati anche gli abiti indossati dai due durante il delitto. A loro si è arrivati grazie anche ai filmati delle videocamere di sorveglianza (c’è una banca proprio di fronte al luogo del delitto) e i due sarebbero stati bloccati mentre si preparavano a lasciare Roma per tornare in patria.

Le testimonianze decisive
Decisive anche le testimonianze del personale dell’albergo (portiere notturno e facchino) che hanno indirizzato gli inquirenti e riconosciuto i due. I due assassini, entrambi residenti a San Francisco, si sono giustificati con la paura di essere di nuovo truffati perché solo uno dei due capisce l’italiano (Hjorth).

mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA

Il ruolo di Natale Hjorth: ha impedito i soccorsi
Natale Hjorth ha anche sostenuto di non sapere che l’amico fosse armato ma, si legge nel decreto firmato dal pm Calabretta e dall’aggiunto D’Elia, le dimensioni della stessa non rendono credibile questa spiegazione. Lee non solo ha contribuito al delitto impedendo a Varriale di soccorrere il collega, ma si è poi dato alla fuga lasciando Cericello esanime a terra. Una delle aggravanti che vengono ora contestate ai due assieme al fatto di aver ucciso un carabiniere.
Fonte: qui

PERCHÉ SI È PARLATO DI NORDAFRICANI? LA BUFALA È STATA DIFFUSA DA PAGINE SOCIAL GESTITE DA MEMBRI DELLE FORZE DELL'ORDINE, E RIPRESA DA SALVINI 

GLI PSICOFARMACI, IL COLTELLO, IL PUSHER CHE CONTATTA I CARABINIERI PER FARSI RIDARE LO ZAINO (FA L'INFORMATORE) 

E I DUE AMERICANI, UNO CON PARENTI A FIUMICINO, HANNO ATTIRATO CERCIELLO REGA CON L'INTENTO DI…



COSA NON TORNA
Fulvio Fiano per il ''Corriere della Sera''
elder leeELDER LEE

Giovedì è una notte di svago per Gabriel Christian Natale Hjorth «Gabe», 19 anni da compiere a ottobre, in Italia da una settimana con il nonno e il padre in visita ai parenti di Fiumicino, di cui è originaria la famiglia. Da due giorni l’ha raggiunto a Roma Elder Finnegan Lee, nove mesi più grande di lui, amico fraterno nella San Francisco dove abitano e studiano. Per «vivere» la capitale hanno preso a spese di Elder una stanza al LeMeridien Visconti nel quartiere Prati ed escono con l’idea di cercare droga. L’ultima ricostruzione dell’omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega parte da qui. Il decreto di fermo e gli interrogatori di testimoni e indagati forniscono maggiori dettagli, ma non chiariscono tutti i dubbi in una vicenda assai intricata.


La droga, la fuga, l’uomo del mistero
Quando è già sera tardi, Gabe e Elder si tuffano nella movida di Trastevere. Un primo video acquisito alle indagini li inquadra mentre nella pedonale piazza Mastai incontrano un uomo che spinge una bici, zaino in spalla. È Sergio Brugiatelli, 45 anni, formalmente incensurato, ma noto a tutti come un mediatore e forse un’esca per clienti in cerca di droga. Una presenza che da quanto è stato possibile ricostruire viene «tollerata» dalle forze dell’ordine in cambio di qualche dritta sui traffici illegali nello storico quartiere. Brugiatelli ottiene la fiducia dei due statunitensi e si offre di accompagnarli dai pusher. Elder resta con il suo zaino a garanzia dell’affare e Gabe, che parla qualche parola di italiano, lo segue in un angolo più riparato.
i due americani fermati per la morte di mario cerciello regaI DUE AMERICANI FERMATI PER LA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA

Qui il racconto dell’italiano (contradditorio di suo) e del quasi 19enne divergono. Nei fatti, l’americano chiede 80 euro di cocaina, ma in cambio riceve della aspirina sbriciolata. Non solo. Al momento di concludere l’affare e forse per coprire la truffa, ai due pusher (un uomo con un cappello nero e un nordafricano) si affiancano altre 6-7 persone che inscenano una finta lite. È un trucco per mettere fretta all’acquirente, prendere i soldi e farlo fuggire senza controllare la merce. Solo che l’americano trascina via impaurito anche l’amico che lo aspetta più indietro. Li si vede correre assieme nel secondo video diffuso venerdì.
omicidio cerciello - il video della fuga dei ladri della borsa a trastevereOMICIDIO CERCIELLO - IL VIDEO DELLA FUGA DEI LADRI DELLA BORSA A TRASTEVERE




L’intervento di Cerciello e il contenuto dello zaino
Nello zaino ci sono documenti e il telefono di Brugiatelli, non viene trovata droga come pure sembrava possibile in un primo momento. L’uomo si fa prestare un cellulare e chiama i due americani. Si dice disposto a raggiungerli per riavere quello che gli appartiene, ma i due lo accusano del raggiro. La telefonata non è amichevole, tutt’altro. Alla fine Gabe e Elder propongono uno scambio (da cui l’idea del «cavallo di ritorno» circolata a caldo): lo zaino in cambio di 100 euro e un grammo di cocaina a ristoro di quanto subito. Brugiatelli chiama anche i carabinieri per tutelarsi. Possibile che non tema di finire nei guai? La sua posizione è al vaglio degli inquirenti.

mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA
Intanto, la versione di una chiamata al 112 non trova conferme nel decreto di fermo e resta in piedi l’ipotesi che l’uomo si sia rivolto di persona a una pattuglia in zona. Piazza Mastai è di competenza della caserma Monteverde, il luogo dello scambio è a poche decine di metri da quella san Pietro, ma per il recupero della refurtiva si attivano Cerciello e il collega Andrea Varriale della caserma Farnese. Forse perché sono la pattuglia in borghese più a tiro, forse perché il doppio ruolo di Brugiatelli va protetto. L’estorsione non si consuma (e resta «tentata» nel capo d’accusa) perché all’appuntamento con Gabe e Elder si presentano Cerciello e Varriale, non la vittima del furto.

In borghese da soli: «aggressione spropositata»
Forse i due carabinieri pensano a un intervento senza rischi, forse il primo contatto salta e i due militari restano in zona sperando di incrociare comunque gli americani. Ma di fatto non ci sono neanche pattuglie di copertura nelle vicinanze pronte a dar man forte. Qui c’è l’altro snodo chiave. Varriale afferma che lui e il collega si sono subito qualificati come carabinieri, gli indagati negano (Elder si difende con la non comprensione dell’italiano).
mario cercielloMARIO CERCIELLO

Anzi, i due indagati sostengono di essersi spaventati quando, non trovandosi di fronte l’uomo dello zaino, hanno temuto una nuova trappola. Elder soffre di attacchi di panico e per gestirli fa uso dello psicofarmaco Xanax. Inoltre i due avevano bevuto e probabilmente assunto droghe. Nondimeno, la procura parla di «reazione del tutto spropositata» quando il ragazzo con la chioma mechata viola estrae il coltello e si scaglia con otto colpi sul brigadiere 35enne, accanendosi fin quando non l’ha sopraffatto.

Nell’altro corpo a corpo l’amico cerca di divincolarsi da Varriale, che molla la presa quando vede Cerciello a terra in una pozza di sangue. Non estrae l’arma e cerca di salvarlo. Un tentativo vano. Come la fuga dei due, che vengono bloccati da altri carabinieri in tempi rapidi nell’albergo lì vicino, le valigie già pronte sul letto.


mario cercielloMARIO CERCIELLO

LA BUFALA DEI NORDAFRICANI ASSASSINI DEL CARABINIERE È STATA DIFFUSA DA MEMBRI DELLE FORZE DELL'ORDINE
Simone Fontana per www.wired.it


La falsa notizia della cattura di quattro nordafricani in relazione all’omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega è stata pubblicata da un collega della vittima e diffusa da un agente della Guardia di Finanza, che ha esposto le foto dei presunti colpevoli sulla sua pagina Facebook da oltre 6mila follower, incitando i suoi seguaci al linciaggio.
Si è svolta così una delle numerose trame laterali del caso di cronaca che ha tenuto l’Italia col fiato sospeso nella giornata di venerdì 26 luglio e che in serata ha visto la confessione di uno dei due studenti americani fermati per l’omicidio. In mezzo, come spesso succede in questi casi, molte reazioni scomposte della politica, che in alcuni casi sono arrivate a collegare apertamente la vicenda ai salvataggi operati dalle ong del Mediterraneo.



Com’è nata la bufala
Fin dalla mattinata di venerdì si inizia a parlare di “caccia a due nordafricani”, per via di un titolo del Messaggero – ora modificato senza traccia di rettifica all’interno del pezzo – immediatamente rilanciato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che nel post su Facebook auspica “lavori forzati” per gli autori del delitto. In un articolo successivo, ancora il Messaggero fornirà un identikit più preciso dei ricercati, descrivendo uno dei due come “alto 1.80 e con le meches”.

foto di vecchi arresti usate nel caso di cerciello regaFOTO DI VECCHI ARRESTI USATE NEL CASO DI CERCIELLO REGA
La notizia viene riportata da molti organi d’informazione, da Repubblica a SkyTg 24, ma all’ora di pranzo non arriva ancora alcuna conferma ufficiale. Alle 12.47, la svolta. La pagina Facebook Puntato, L’App degli Operatori di Polizia annuncia la cattura di quattro nordafricani, “tre cittadini di origini marocchine e uno di origini algerine”, con tanto di foto segnaletiche e occhi coperti per tutelarne la privacy. Si tratta naturalmente di una bufala, che resta online per un lasso limitato di tempo, ma tanto basta a scatenare il web.

La pagina di Puntato è ritenuta una fonte piuttosto affidabile, non solo perché è l’account ufficiale di una app privata ma agganciata al sito della Polizia e dunque utilizzata dalle forze dell’ordine per, citando il sito web ufficiale dell’azienda, “fare controlli speditivi del veicolo e redigere verbali”, ma soprattutto perché è amministrata da due carabinieri attualmente in servizio.

foto di vecchi arresti usate nel caso di cerciello regaFOTO DI VECCHI ARRESTI USATE NEL CASO DI CERCIELLO REGA
Nel giro di pochissimo tempo, su Twitter spuntano le schede segnaletiche dei quattro presunti sospetti, documenti riservati e non oscurati – teoricamente nelle mani dell’Arma dei Carabinieri – che riportano nome, cognome, fotografia e persino informazioni relative a domicilio e genitori degli uomini. Uno degli utenti che per primo ha postato le immagini – per poi cancellarle – ha rivelato di averle trovate su Portale Difesa, un aggregatore di notizie sulle forze armate dotato di forum e gruppo chiuso su Facebook.


A dare la definitiva visibilità alla falsa notizia ci ha però pensato una pagina Facebook chiamata “Soli non siamo nulla. UNITI Saremo TUTTO”, che ha ripubblicato la foto messa in giro da Puntato, accompagnandola con la didascalia “Ora lasciateli a noi colleghi ed al popolo, faremo noi giustizia”. Prima di essere cancellato, il post è rimasto online per sei ore, ottenendo quasi 5mila condivisioni.


Unico amministratore della pagina – come tiene a rivendicare nella sezione informazioni del suo profilo – è V. G., da 27 anni agente della Guardia di Finanza e con un breve passato in politica, da candidato di una lista civica in lizza per le comunali di Monte Romano, in provincia di Viterbo. La sua pagina Facebook è costellata di riferimenti espliciti alla destra estrema e al fascismo, tra i quali spiccano una bandiera di Casapound accompagnata dallo slogan #NoIusSoli e diverse immagini di Benito Mussolini.

Oltre a tre profili personali e allo spazio sul social già menzionato, l’uomo gestisce un’ulteriore pagina Facebook a suo nome. In uno degli ultimi post, condividendo la notizia dell’uccisione di Cerciello, scrive: “#grazieCarola. Mi raccomando, domani tutte senza reggiseno.

foto di vecchi arresti usate nel caso di cerciello regaFOTO DI VECCHI ARRESTI USATE NEL CASO DI CERCIELLO REGA
Mortacci vostra, spero vivamente che qualche volta tocchi a voi buonisti der cazzo”. E al commento di un utente (“Io gli tirerei l’acido mortacci loro”), controbatte con una frase da gelare il sangue: “Fratè io je tirerei co na 45”.

La Guardia di Finanza ha confermato a Wired di aver attivato “urgenti approfondimenti sulla vicenda” e che eventuali responsabilità saranno poi trasmesse all’autorità giudiziaria.

Fonte: qui

SERGIO BRUGIATELLI, L'UOMO IN BICI CHE HA CHIAMATO I CARABINIERI DOPO CHE I DUE AMERICANI GLI AVEVANO RUBATO LO ZAINO: ''GLI AVEVO TIRATO IL 'PACCO' CON L'ASPIRINA AL POSTO DELLA COCAINA, COSÌ QUANDO HO CHIAMATO IL 112 HO DETTO CHE ERANO DUE NORDAFRICANI E NON DUE AMERICANI. VOLEVO UN PO' DEPISTARE…'' 
Fabrizio Caccia per www.corriere.it

SERGIO BRUGIATELLI CON I DUE AMERICANISERGIO BRUGIATELLI CON I DUE AMERICANI
«Gli avevo tirato il “pacco” con la cocaina e quelli per reazione m’avevano portato via di forza lo zaino, perciò avevo paura di loro, così quando ho chiamato il 112 per dare l’allarme l’ho detto io che erano stati due maghrebini e non due americani a derubarmi. Volevo un po’ depistare...».

Una casa modesta al Portuense
Sergio Brugiatelli, 47 anni, una modesta casa al Portuense, piccoli precedenti per reati contro il patrimonio e vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, avrebbe spiegato così agli investigatori parte delle incongruenze che lo riguardano nell’ambito dell’inchiesta sull’uccisione del vicebrigadiere Cerciello Rega in via Pietro Cossa. L’uomo al momento non è indagato e neppure agli arresti domiciliari, malgrado ieri si fosse diffusa questa voce. Ma dal rione Prati, il luogo del delitto, bisogna spostarsi di quasi 3 chilometri (più di mezz’ora a piedi) e arrivare in piazza Mastai, a Trastevere.
i due americani fermati per la morte di mario cerciello regaI DUE AMERICANI FERMATI PER LA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA

I contatti con i pusher
É qui che una telecamera di sorveglianza inquadra Brugiatelli, la sera del 25, con la sua bicicletta e lo zainetto nero sulle spalle, che entra in scena precedendo di qualche passo i due americani. L’uomo bazzica con la sua bici le piazze della movida romana e conosce bene gli spacciatori locali. Nelle immagini del video chiede qualcosa a un homeless che riposa su una panchina, quello gli indica un punto. Dev’essere lì che si trova il pusher da cui i due statunitensi vorrebbero acquistare il grammo di cocaina. È proprio il “pacco” di cui parla Brugiatelli: al posto della cocaina, il pusher cede loro aspirina. Quando se ne rendono conto, Hjorth e Lee, il pusher è già sparito e loro decidono di punire Brugiatelli.

Spunta un testimone
SERGIO BRUGIATELLISERGIO BRUGIATELLI
In piazza Mastai, però, c’è un posteggiatore abusivo egiziano, Tamer Salem, 52 anni, che afferma di conoscere bene Sergio e racconta un’altra storia: «I due americani e lui non hanno mai litigato, se ne stavano insieme su una panchina verso le undici e mezza di sera e sembravano strafatti. Poi all’improvviso da dietro sono arrivati quei due carabinieri e gli americani hanno cominciato a correre all’impazzata, mentre Sergio si è allontanato con la bici. É cominciato così l’inseguimento». Ma la testimonianza è ritenuta «inattendibile» da chi indaga.


Fonte: qui



MENTRE ''GABE'' NATALE SCARICA L'AMICO FINNEGAN ELDER (L'ACCOLTELLATORE), ECCO L'ULTIMA VERSIONE DEI FATTI SECONDO IL ''MESSAGGERO'' E L'ORDINANZA DI CONVALIDA DEGLI ARRESTI: CERCIELLO REGA E IL COLLEGA VARRIALE VENGONO CHIAMATI DA ALTRI CARABINIERI, BEN 4, CHE PRIMA AVEVANO ASSISTITO ALLA SCENA DEL FURTO DELLO ZAINO, POI CONSIGLIANO ALLO SPACCIATORE BRUGIATELLI DI CHIAMARE IL 112. A QUEL PUNTO… 

ELDER AGLI AVVOCATI: ''PENSAVO FOSSE UN PUSHER, HO AVUTO PAURA''. MA VARRIALE SOSTIENE CHE CERCIELLO HA URLATO: ''SIAMO CARABINIERI,BASTA!'' MENTRE VENIVA PUGNALATO


Valentina Errante e Giuseppe Scarpa per “il Messaggero

«Non sapevo che avesse il coltello». Christian Gabriel Natale Hjorth scarica l'amico Finnegan Lee Elder, il responsabile delle undici coltellate che hanno ucciso Mario Cerciello Rega. Natale prende così le distanze dall'amico, tentando di differenziare le posizioni. Dopo le dichiarazioni di venerdì, adesso anche il suo avvocato Emiliano Sisinni marca le diverse situazioni processuali: «La sua posizione è estranea all'imprevedibile condotta di Lee che ha portato alla morte del servitore dello stato».

Intanto emergono nuovi dettagli sugli ultimi istanti di Rega: «Aiuto, mi stanno ammazzando», gridava il militare. Il vicebrigadiere dell'Arma è crollato a terra per le coltellate sferrate da Elder, mentre il collega Andrea Varriale era impegnato in un corpo a corpo con l'altro ragazzo americano. Non è riuscito a reagire alle pugnalate Rega. Non compare nessuna ferita sulle braccia, ultima traccia del tentativo di parare il coltello. Il primo colpo fatale, come emerge dall'autopsia, è al cuore. Non gli lascia scampo. Solo un grido disperato d'aiuto, come hanno poi ricostruito gli investigatori.
mario cerciello regaMARIO CERCIELLO REGA

LA RICOSTRUZIONE
La ricerca di una notte, tra giovedì e venerdì, a sniffare cocaina è il primo pezzo del puzzle per comporre l'intera storia. Natale e Elder sono in cerca di droga. Sergio Brugiatelli è l'uomo che si offre di aiutarli. Come garanzia, l'italiano consegna a Elder uno zaino, con il suo cellulare e i documenti. Poi assieme a Natale, che parla italiano, si dirige dai pusher a Piazza Mastai. Gli spacciatori gli rifilano un'aspirina tritata. Poi litigano tra di loro. L'obiettivo è quello di mettere fretta all'americano, e incassare subito i soldi della dose. Le cose però non vanno per il verso giusto.

SERGIO BRUGIATELLI CON I DUE AMERICANISERGIO BRUGIATELLI CON I DUE AMERICANI
Natale, infatti, si spaventa e fugge. Corre dall'amico e insieme scappano con lo zaino di Brugiatelli. Quest'ultimo è disperato. Alla scena assistono quattro carabinieri fuori servizio, due marescialli e due ragazzi che da poco sono entrati nell'Arma. Tentano un inseguimento, ma non riescono. Gli americani sono troppo lontani. I militari allora suggeriscono a Brugiatelli di telefonare al 112. Lui lo fa. Prima, però, chiama al suo cellulare, che è nelle mani di Elder e Natale.

A rispondere è quest'ultimo che non solo pretende 100 euro, ma reclama anche un grammo di cocaina. Poi fissa il luogo dell'incontro, via Pietro Cossa quartiere Prati a cinquanta metri dall'albergo a quattro stelle, Le Meridien, in cui i due amici soggiornano. Brugiatelli si sente con le spalle al muro, chiama perciò il 112 dal cellulare di una persona presente in piazza Mastai, come gli era stato suggerito dai militari che avevano assistito alla scena. In poco tempo arriva una pattuglia.

i due americani fermati per la morte di mario cerciello regaI DUE AMERICANI FERMATI PER LA MORTE DI MARIO CERCIELLO REGA
Anche i 4 carabinieri presenti si muovono e chiamano due loro colleghi, Mario Cerciello Rega e Andrea Varriale. Così, quando arriva l'auto di servizio sul posto, ci sono più uomini dell'Arma. Alla fine decidono chi deve andare all'appuntamento: la coppia Rega e Varriale. Ecco quindi che si dirigono all'appuntamento insieme a Brugiatelli. I militari, in borghese, con le pistole nelle fondine, passeggiano in via Cossa. Spuntano Natale e Elder, che prima erano andati a cambiarsi in albergo.

omicidio cerciello - il video della fuga dei ladri della borsa a trastevereOMICIDIO CERCIELLO - IL VIDEO DELLA FUGA DEI LADRI DELLA BORSA A TRASTEVERE




Uno dei due indossa una felpa scura con il cappuccio in testa. Si guarda intorno in modo sospetto. I militari si avvicinano e si qualificano, secondo la versione di Varriale. «Non dicono di essere carabinieri», per Elder e Natale. Ad ogni modo gli americani perdono la testa. Elder che aveva portato con sé un coltello con una lama come quella di una baionetta lunga tra i 16 e 17 centimetri, non esita ad usarla. La conficca per 11 volte sul corpo di Cerciello. Il collega è impegnato in un corpo a corpo con Natale. Per questo, forse, non tira fuori la pistola.

finnegan lee elder copiaFINNEGAN LEE ELDER COPIA
A questo punto i ragazzi scappano, mentre Varriale si getta sul collega. Corre a perdifiato verso l'auto di servizio, schiaccia un pulsante per dare l'allarme di soccorso alle pattuglie di zona. A sirene spiegate arriva l'ambulanza. Al Santo Spirito Rega arriva in condizioni disperate e morirà poco dopo.








CC UCCISO: COLLEGA, CI QUALIFICAMMO ANCHE CON TESSERINO
 (ANSA) - "I due soggetti, notati di un atteggiamento palesemente guardingo e sospettoso, venivano da noi repentinamente avvicinati. Contestualmente ci qualificavamo come appartenenti all'Arma dei carabinieri attraverso anche l'esibizione dei nostri tesserini di riconoscimento". E' la ricostruzione degli istanti dell'aggressione mortale fornita da Andrea Varriale il collega del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, contenuta nell'ordinanza con cui il gip ha disposto il carcere per i due cittadini americani. "Ma i due - aggiunge - ancor prima di procedere a una qualsiasi forma di regolare controllo ci aggredivano fisicamente per vincere un nostro tentativo di bloccaggio".
finnegan lee elderFINNEGAN LEE ELDER

CC UCCISO: ELDER, HO AVUTO PAURA, PENSAVO FOSSE PUSHER
 (ANSA) - "Non avevo capito che era un carabinieri, ho avuto paura, credevo fosse uno dei pusher". E' quanto ha ribadito al suo difensore che lo è andato a trovare in carcere Finnegan Lee Elder, il 19enne californiano che ha confessato di essere l'autore materiale delle 11 coltellate al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega.

CC UCCISO: COLLEGA, MARIO PERDEVA MOLTO SANGUE,I DUE IN FUGA
 (ANSA) - "Dopo pochi istanti, notavo entrambi i soggetti che si davano alla fuga in direzione via Cesi e in tale frangente notavo il vice brigadiere Cerciello Rega che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistro all'altezza del petto". E quanto ricorda Andrea Varriale, il carabiniere che era con il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sul luogo dell' aggressione, come riportato nell'ordinanza del gip che ha disposto il carcere per i due cittadini americani. Prima di "accasciarsi al suolo" disse "mi hanno accoltellato". "Contattavo immediatamente la centrale operativa per richiedere i soccorsi e in attesa del loro arrivo tamponato le ferite riportate dal collega - racconta ancora -. Nel frattempo notavo sopraggiungere sul luogo del fatto anche altre pattuglie sia dell'arma che della polizia di Stato".

mario cercielloMARIO CERCIELLO
CC UCCISO: ELDER VISITATO DA UN MEDICO IN CARCERE
 (ANSA) - E' stato visitato da un medico ed è costantemente monitorato in carcere Finnegan Lee Elder, il cittadino californiano che ha ammesso di essere l'autore materiale delle 11 coltellate inferte al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. "Ho trovato il mio assistito sia psicologicamente che fisicamente più rinfrancato rispetto a sabato quando fatto udienza davanti a gip per convalida del fermo", afferma l'avvocato Francesco Codini lasciando il carcere di Regina Coeli.

CC UCCISO: DERUBATO DISSE,"AGGRESSORI CON ACCENTO AMERICANO"
gabe natale copiaGABE NATALE COPIA
 (ANSA) - "Entrambi avevano un accento inglese, credo americano". Sarebbe la descrizione fornita agli investigatori da Sergio B., l'uomo derubato dello zaino, la notte dell'aggressione mortale al vice brigadiere Mario Cerciello Rega e contenuta nell'ordinanza in cui il gip di Roma ha confermato il carcere per i due californiani. "Il primo ragazzo aveva i capelli biondi, era alto circa 1,80 metri, indossava una camicia color crema a quadri e pantaloni jeans scuri - riferì l'uomo -. Mentre il secondo aveva i capelli mossi con delle meches di colore viola, alto circa 1,80 metri, aveva un tatuaggio sull'avambraccio destro di grosse dimensioni, indossava una maglietta di colore chiaro e jeans di colore scuro. Quest'ultimo ragazzo sembrava tipo intontito. Aggiungo che entrambi avevano un accento inglese, credo americano".

Fonte: qui