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martedì 4 febbraio 2020

“NELLA SUA AUTO C’ERA IL DENARO PER LA DROGA”. SECONDO LA PROCURA, MENTRE LUCA MORIVA LA MACCHINA FU SPOSTATA DA PRINCI PER OCCULTARE IL TESORETTO DEL GRUPPO

NELLO ZAINETTO ROSA DI ANASTASIA, PROBABILMENTE, C'ERA SOLO UNA PARTE DEL DENARO 

QUEI DIECI MINUTI SOSPETTI: LA TESTIMONIANZA DI UN AMICO DELLA VITTIMA CHE HA RICOSTRUITO GLI ORARI...

Michela Allegri per il Messaggero

ANASTASIYAANASTASIYA
C'erano altri soldi, oltre a quelli nascosti nello zaino di Anastasia Kylemnyk e rubati dai pusher di San Basilio, Valerio Del Grosso e Paolo Pirino. E il sospetto degli inquirenti è che il denaro fosse nella macchina della ragazza, che Giovanni Princi ha spostato in fretta e furia mentre il suo amico Luca Sacchi lottava tra la vita e la morte in ospedale.

La notte del 23 ottobre, dopo che Del Grosso aveva sparato in testa a Sacchi per rubare alla sua fidanzata Anastasia uno zaino pieno di banconote, Princi aveva una preoccupazione su tutte: spostare la macchina della Kylemnyk. Tanto da chiedere a un amico di accompagnarlo davanti al pub John Cabot, all'Appio Tuscolano, dove si trovava il veicolo.

luca sacchi anastasiaLUCA SACCHI ANASTASIA
Quella sera c'era stata una trattativa per la compravendita di 15 chili di erba - condotta da Princi e da Anastasia, per l'accusa - con i due pusher di San Basilio, ora in carcere con l'accusa di omicidio insieme a Marcello De Propris. La cifra pattuita per lo scambio era 70mila euro in contanti. I soldi si trovavano nello zaino della ragazza: erano così tanti che Del Grosso si era ingolosito e aveva deciso di derubare gli acquirenti senza consegnare la droga. Lo spaccio, diventato rapina, era poi sfociato nell'omicidio di Luca.

E ora la Procura ha un nuovo sospetto: nello zainetto rosa di Anastasia, probabilmente, c'era solo una parte del denaro. Il resto si trovava nella sua macchina, prontamente spostata da Princi mentre Sacchi moriva all'ospedale San Giovanni. Una ricostruzione condivisa dal tribunale del Riesame, che lo scorso dicembre ha confermato le misure cautelari a carico di Princi - che si trova in carcere - e di Anastasia, che ha l'obbligo di firma. Entrambi sono accusati di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio.

LE BUGIE
Anastasia ha mentito il giorno dell'omicidio, quando ha sporto denuncia sostenendo di essere stata vittima di una rapina e omettendo la questione della droga. Ha raccontato di essere arrivata al John Cabot, luogo dell'appuntamento con i pusher, a piedi. In realtà era arrivata in macchina. La versione di Anastasia non ha convinto nemmeno il gip, quando la babysitter venticinquenne si è sottoposta a interrogatorio di garanzia.
anastasiaANASTASIA

 Ha dichiarato che Princi le aveva chiesto di tenere una busta dentro allo zaino e di non sapere che all'interno ci fossero molti soldi. Quando le è stato chiesto di spiegare come mai Princi avesse le chiavi della macchina, ha detto:

«Ho lasciato lo zaino, Giovanni mi ha chiesto anche le chiavi, mi ha detto: Casomai dopo poggio la busta lì dentro». Per il Riesame, questa dichiarazione è «un inutile tentativo di giustificare la disponibilità da parte di Princi della chiavi»: era stato Princi a riportargliele in ospedale la notte dell'omicidio, «dopo avere spostato il veicolo dal luogo in cui era parcheggiato». I giudici sottolineano che «non è affatto casuale che di tale incombenza si fosse occupato proprio Princi».

DIECI MINUTI SOSPETTI
luca sacchi anastasiaLUCA SACCHI ANASTASIA
Viene considerata fondamentale la testimonianza di Marco Lico, un amico di Luca. In ospedale, dopo che era finita l'operazione per cercare di salvare Sacchi, Princi gli aveva chiesto di accompagnarlo a recuperare l'auto. Erano andati con la Panda dei Sacchi fino al pub: «Io ho guidato la Panda e Giovanni ha preso la macchina di Anastasia. Mi ha detto di seguirlo nel punto in cui lui avesse acceso le quattro frecce, io mi sarei dovuto fermare ad attenderlo lì.

Ho seguito l'auto fino a metà di viale Amelia, poco prima dell'incrocio con via Gubbio, dove lui ha acceso le quattro frecce e, come concordato, mi sono fermato. Dieci minuti o un quarto d'ora dopo, Giovanni, sempre in auto, mi ha raggiunto in viale Amelia, mi ha detto di seguirlo per fumare una sigaretta. Dopo pochi minuti abbiamo ripreso le rispettive autovetture e siamo andati all'ospedale San Giovanni».
luca sacchi anastasiyaLUCA SACCHI ANASTASIYA

Il Riesame sottolinea che «risulta in maniera evidente il lungo lasso di tempo (10 minuti o un quarto d'ora) nel quale Princi si è allontanato da solo con l'auto della Kylemnyk». Un dettaglio considerato sospetto: «In assenza di plausibili e lecite spiegazioni, è ragionevole ritenere che nell'auto con cui la Kylemnyk era giunta al pub quella sera ci fosse qualcosa da occultare con assoluta urgenza, verosimilmente la restante somma di denaro, oltre a quella occultata nello zaino della Kylemnyk, destinata ai fornitori».

Fonte: qui

domenica 29 dicembre 2019

ANASTASIYA COMPLICE DI UN PERICOLOSO NARCOTRAFFICANTE?

OMICIDIO LUCA SACCHI, SI AGGRAVA LA POSIZIONE DELLA RAGAZZA DEL PERSONAL TRAINER UCCISO A ROMA 
LA RAGAZZA SAREBBE STATA COINVOLTA NEL BUSINESS DELLO SPACCIO ATTRAVERSO FABIO CASALI, AGO DELLA BILANCIA TRA NARCOS ROMANI ED ORGANIZZAZIONI CRIMINALI DEL SUD AMERICA. UN'EVIDENZA EMERSA DOPO…
Marco Della Corte per il Giornale

Il padre di Luca Sacchi, Alfonso, ha di recente fatto un'importante dichiarazione agli inquirenti, una confidenza più che altro, che tuttavia fa venire i brividi, in quanto sottolinea il totale menefreghismo da parte di Giovanni Princi (amico di Luca) una vota venuto a conoscenza della morte del giovane.

anastasiyaANASTASIYA
Alfonso Sacchi ha affermato: "Mio cugino Massimo mi ha raccontato che quando hanno dato la notizia della morte di Luca, Giovanni Princi ha detto: "Vabbé, allora se è morto andiamo a farci una birra e un panino, che sto morendo di fame" ". Luca Sacchi, di professione personal trainer, è stato freddato con un colpo di pistola alla testa la sera del 23 ottobre 2019. L'omicidio è avvenuto a Roma durante una compravendita di droga finita male.La testimonianza del genitore di Luca è molto importante per gli inquirenti, in quanto, a detta loro, la presunta reazione di Princi delinea la caratura del giovane "inserito stabilmente in contesti criminali".
anastasiyaANASTASIYA

Lo stesso Princi sarebbe stato colui che avrebbe introdotto la fidanzata di Luca Sacchi, Anastasia Kylemnyk, nel mondo dello spaccio. Come si legge dal settimanale Giallo, pervengono nuove ipotesi inquietanti sulla ragazza. Sempre tramite l'intermediazione di Giovanni, Kylemnyk sarebbe entrata in contatto con un potente e pericoloso criminale, Fabio Casali, un individuo legato allo spaccio di cocaina tra Italia e Sud America. Casali è stato già condannato a 16 anni di carcere e ritenuto, secondo gli inquirenti, il principale intermediario tra i narcos romani e i cartelli colombiani. Una pista che ha ufficialmente aperto un terzo filone investigativo riguardo l'omicidio di Luca Sacchi.

luca sacchi anastasiyaLUCA SACCHI ANASTASIYA
Anastasia Kylemnyk sarebbe entrata in contatto con un pericoloso narcotrafficante, Fabio Casali, ago della bilancia tra narcos romani ed organizzazioni criminali del Sud America. Un'evidenza emersa dopo l'esame da parte degli inquirenti sui tabulati telefonici di Giovanni Princi. Quest'ultimo, una decina di giorni prima l'omicidio di Luca Sacchi, aveva contattato lo stesso Casali per poi telefonare subito dopo ad Anastasia. una volta terminata la conversazione con la 25enne, Princi (anche lui con precedenti per spaccio) aveva immediatamente richiamato il narcotrafficante. I messaggi e le telefonate hanno aperto quindi un nuovo filone investigativo sul caso di Luca Sacchi. L'eventuale sicurezza su reali contatti tra Anastasia e Casali sarebbe la conferma che i 70 mila euro trovati addosso alla baby-sitter ucraina, sarebbero serviti per acquistare sostanze stupefacenti e che la ragazza sarebbe stata effettivamente parte integrante del business dello spaccio.

Fonte: qui

sabato 21 dicembre 2019

ANASTASIYA E PRINCI INSIEME LA NOTTE PRIMA DEL DELITTO DI LUCA SACCHI: I DUE SONO SPARITI PER ORE. PER FARE COSA?

LA MADRE DEL RAGAZZO UCCISO A ROMA PARLA DI QUELLA STRANA SINTONIA TRA LA FIDANZATA E L’AMICO DEL FIGLIO E DI QUELLA BUGIA DI NASTY… NEL PORTAFOGLI DELLA RAGAZZA TROVATA UNA CHIAVE: SI INDAGA PER CAPIRE SE ESISTA UN NASCONDIGLIO SEGRETO. 

PERCHÉ CUSTODIRLA COSÌ ACCURATAMENTE? 

IL RIESAME INTANTO CONFERMA L’ARRESTO PER LUI E L’OBBLIGO DI FIRMA PER LEI

Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

luca sacchi anastasiya munozLUCA SACCHI ANASTASIYA MUNOZ
Sicuramente amici. Forse complici nella trattativa per l'acquisto di droga. Di certo affiatati. È ancora avvolto dalla penombra il rapporto tra Anastasia Kylemnyk e Giovanni Princi, rispettivamente fidanzata ed ex compagno di scuola di Luca Sacchi, freddato la sera del 23 ottobre dal proiettile di un revolver calibro 38.

I genitori del personal trainer in questi giorni, anche di fronte alla pm Nadia Plastina, hanno raccontato diversi episodi che lascerebbero intendere una singolare sintonia tra i due per i quali ieri il Riesame ha respinto la richiesta di scarcerazione, presentata dall'avvocato di Giovanni Princi, e quella relativa al ritiro dell'obbligo di firma per Nastja. La baby-sitter ucraina e lo studente di Psicologia la notte prima del delitto hanno trascorso diverse ore insieme senza spiegare cosa hanno fatto e perché.
anastasiyaANASTASIYA

IL BUCO TEMPORALE
È la madre di Sacchi, Tina Galati, a raccontarlo negli uffici del Nucleo investigativo dei carabinieri di via In Selci: «Il 22 ottobre mi accorsi che Luca aveva preso dalla finestra il cane di Anastasia e mi colpì il fatto che la ragazza non mi avesse nemmeno salutata». Anastasia prende e va via. Lascia il cane e sparisce.

«Luca prosegue la madre mi disse che sarebbe tornata ma aveva da fare». È quasi l'ora di cena ma di Nastja non c'è traccia. Né una telefonata per avvisare di un possibile ritardo, né un messaggio. «Dopo due ore chiesi ancora a mio figlio dove fosse Anastasia e lui mi disse che era andata a prendere Giovanni Princi, che avrebbero cenato a casa». Luca era rimasto da solo e si preoccupava di chiedere alla madre se ci fossero in frigo le uova perché Giovanni non mangia la carne.

E nonostante la tavola fosse apparecchiata e le uova pronte a essere rotte in padella, dei due non si è saputo nulla. La signora Tina vede l'orologio e si accorge che il tempo continua a passare. «Visto che era quasi mezzanotte prosegue la madre di Sacchi ho ironizzato sul fatto che era passato molto tempo e ho chiesto dove abitasse (Princi ndr), venendo a sapere che era lì vicino».

anastasiyaANASTASIYA
Da casa di Luca a quella di Princi, passando per viale Furio Camillo, ci vogliono in macchina meno di dieci minuti. Luca percepisce il motivo di quella domanda rivolta dalla madre che già in estate l'aveva messo in guardia raccontandogli una strana sintonia tra Anastasia e Giovanni, percepita quando tutti erano in vacanza in Veneto. E il personal trainer le risponde: «Guarda che io so quello che faccio». La madre di Luca decide di andare a dormire «Mi sono disinteressata della cena, salvo alzarmi perché non vedevo Luca che era giù in garage e che mi ha detto che stava ritornando».

luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYA
LA GIUSTIFICAZIONE
Riappare anche Nastja. Ma era con Princi e Luca nel garage o i due sono arrivati subito dopo? «La ragazza mi ha bussato alla porta per salutarmi dicendo che aveva fatto tardi per l'arrivo di clienti alla casa vacanze. Dietro c'era Princi». La signora Tina spegne la luce e si addormenta mentre i ragazzi iniziano a cenare. Ma non lascia cadere la cosa e punta a verificare se la giustificazione di Anastasia è credibile. «In realtà abbiamo controllato, ma dopo il fatto, che non era vero. I clienti erano arrivati di pomeriggio». E non in tarda serata come raccontato dalla baby-sitter.

princi con la fidanzataPRINCI CON LA FIDANZATA
Intanto in fase di accertamenti irripetibili è spuntata una chiave nel portafogli di Nastja avvolta in un fazzoletto. Una chiave che per forma, potrebbe aprire un mobile, un cassetto ma anche la porta di un ripostiglio o di una cantina. Perché custodirla così accuratamente?

Fonte: qui


"TELEFONATE NOTTURNE TRA ANASTASIYA E PRINCI. PER QUALE MOTIVO SI SENTIVANO DI NOTTE?" 

PARLA IL PAPÀ DI LUCA SACCHI: "TRA I DUE C’ERA COMPLICITA’. QUESTA ESTATE ANASTASIYA E GIOVANNI FURONO TROVATI DA MIO FIGLIO MENTRE FUMAVANO DELL'ERBA. LUCA SI ARRABBIÒ E LE DISSE…” - "SE NON MENTISSERO TUTTI, LA SERA STESSA AVREBBERO DETTO COME SONO ANDATE LE COSE CHE STANNO EMERGENDO" 

LE INTERCETTAZIONI DI ANASTASIYA: "LUCA? VIENE DA UNA FAMIGLIA DI CALABRESI IGNORANTI" 

"I CARABINIERI? VENDUTI"; "I GIORNALISTI? DEI ROMPICOGLIONI"; "L’ITALIA? UN PAESE CON LEGGI DI M..."

Camilla Mozzetti per il Messaggero

anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI
Potrebbe apparire come l'estremo e irrazionale tentativo di un padre, dilaniato dal dolore, che spinge la difesa oltre la ragione per non macchiare la memoria di un figlio morto ammazzato dal colpo di un revolver calibro 38. 

Potrebbe esser questo Alfonso Sacchi: un uomo che continua a parlare di Luca come di una persona che con la droga «Non aveva nulla a che fare», accecato dalla sola e unica esigenza di difenderne il ricordo adesso che il ragazzo non può più spiegare cosa si nasconde dietro il suo omicidio.

il papà di luca sacchiIL PAPÀ DI LUCA SACCHI
Eppure Alfonso che venerdì sarà alla testa di una fiaccolata in ricordo di Luca , parla con lucidità, ricostruendo momenti ed episodi, negli stessi giorni in cui i principali protagonisti della tragedia Anastasia Kylemnyk, fidanzata del figlio, Giovanni Princi, suo ex compagno di scuola, e Domenico Munoz, amico di tutti restano in silenzio o chiamano in causa Luca o cambiano versione di fronte agli inquirenti. Parole che si sommano a parole mentre mancano riscontri oggettivi per poter davvero inserire il personal trainer nel novero dei colpevoli che avevano orchestrato la trattativa per l'acquisto di droga a 70 mila euro. 

Signor Sacchi partiamo dal rapporto che aveva suo figlio con Giovanni Princi e soprattutto da quello tra Anastasia e l'ex compagno di scuola di Luca.
«Dai tabulati telefonici sembrerebbe che siano emerse telefonate notturne tra Anastasia e Princi. Per quale motivo si sentivano di notte? Quest'estate, quando eravamo in vacanza in Veneto e Princi con la fidanzata Clementina si sono uniti a noi, Anastasia e Giovanni furono trovati da Luca mentre fumavano dell'erba. Mio figlio si arrabbiò e le disse: Non mi interessa cosa fa Giovanni ma tu non devi fumare. Credo che tra i due ci fosse una sorta di complicità, percepita anche da mia moglie».

luca sacchi anastasiya munozLUCA SACCHI ANASTASIYA MUNOZ
Quindi suo figlio non avrebbe mai partecipato a una trattativa per l'acquisto di marijuana o cocaina?
«Luca era lontano da queste cose, ma credo che non potesse controllare altre persone e obbligarle a usare un determinato comportamento».

La sera dell'omicidio dopo la trattativa con gli intermediari di Valerio Del Grosso, Anastasia, che avrebbe mostrato loro il denaro per la droga, si è riavvicinata a Luca e a Domenico Munoz dicendo È tutto ok.
«A chi l'ha detta questa frase? A Luca o a Domenico? Munoz, sia chiaro è stato presentato a mio figlio da Giovanni, ed ha cambiato versione più volte di fronte agli inquirenti».
E questo le fa credere che abbia mentito?
«Se non mentissero tutti, la sera stessa avrebbero detto come sono andate le cose che stanno emergendo».

Lei non prende in considerazione l'ipotesi che Luca fosse coinvolto?
«Conoscevo mio figlio, al massimo penso che forse per il bene che voleva ad Anastasia quella sera sia uscito nonostante il mal di schiena per capire cosa stesse succedendo». 
Suo figlio fu fermato per un controllo con Princi e un pregiudicato per droga, Fabio Casale.
luca sacchi anastasiyaLUCA SACCHI ANASTASIYA
«Non mi risulta ci sia stato altro rispetto a un'identificazione».
Nei giorni dopo l'omicidio avete avuto dei problemi ad accedere al conto bancario di suo figlio.
«Anastasia aveva tutte le credenziali sia dell'home-banking sia della casa vacanze, le abbiamo chiesto i codici e ce li ha dati sbagliati».
luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYA

Quando gliel'avete chiesti?
«Dopo qualche giorno».
Non può essere che avete digitato male o vi siete confusi?
«Li abbiamo provati tutti, erano sbagliati».

Quanto denaro c'era sul conto?
«Tra i 15 e i 18 mila euro. La cifra che mi disse Luca prima di morire».
L'ultima transazione eseguita?
«Qualche giorno prima Luca prelevò 4 mila euro. Mille me li diede per la rata del mutuo del ristorante, con il resto ha acquistato uno scooter di seconda mano di cui sono intestatario dell'assicurazione». 
Giovanni Princi, appresa la morte di Luca, pare abbia detto: «Se è morto andiamo a farci una birra e un panino che sto morendo di fame». Come giudica questo comportamento?
luca sacchi e domenico munozLUCA SACCHI E DOMENICO MUNOZ
«Sono stato io a uscire dalla terapia intensiva e a comunicare a tutti la morte di mio figlio. In una saletta lì vicino c'erano Giovanni, Clementina, Domenico e Anastasia. Chi era lì di fronte ha sentito Princi pronunciare quella frase che non è commentabile».

E Anastasia la notte della sparatoria come si è comportata?
«È arrivata tardi in ospedale, diceva che era trattenuta dai carabinieri. L'ho chiamata tre volte perché ero preoccupato, se uno ti ha colpito in testa puoi avere una commozione, poi è arrivata in ambulanza dopo più di un'ora ma chi era al pub non ne ha vista una seconda dopo quella che ha portato via Luca. Dove l'ha presa?».


ANASTASIYA AL TELEFONO: «LUCA AVEVA PARENTI IGNORANTI»
Fulvio Fiano e Rinaldo Frignani per corriere.it

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
I carabinieri? «Venduti»; i giornalisti? «Dei rompicoglioni»; l’Italia?: «Un paese con leggi di m...». Dietro le bugie disseminate fin dalle prime ore sull’omicidio del suo fidanzato Luca Sacchi c’è un unico momento in cui Anastasiya sembra emergere davvero per come è e per ciò che pensa.

Accade il 3 novembre nel corso di una lunga conversazione telefonica, intercettata da carabinieri del Nucleo investigativo, tra la 25enne ucraina, chiusa in casa da una settimana per evitare i giornalisti (non andrà neanche al funerale del personal trainer né tantomeno si presenterà dal pm a dire ciò che sa) e una sua amica. Sono le 15.52 e dopo i convenevoli l’amica chiede ad Anastasiya se è a casa o da parenti della madre. La 25enne, che parla in romanesco, ribatte: «No, stiamo un po’ fuori, vicino a Rocca Priora». Il motivo? L’insistenza di fotografi e cameramen sotto l’abitazione della mamma e del patrigno, dove è tornata a dormire per i dissidi nati dopo l’estate con i genitori di Luca: «Stanno là sotto, attaccati al citofono...».

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
«Tua madre che dice del fatto che vengono a rompere i coglioni?», chiede l’amica. «E niente, non ce la faceva più manco lei. Stavano a esagera’, sempre là sotto, nessuno se poteva move (muovere, ndr). Finché stanno per strada non possono fa’ niente. Le classiche leggi di m... italiane, no?». Il riferimento è agli eventuali strumenti per allontanare i giornalisti. Nastia si sente sotto assedio. «Non ce la faccio a usci’, c’ho paura che me li trovo pure qua, che ne so... i carabinieri tanto so’ i primi venduti, che ne so, me geolocalizzano, capito, dicono... So’ stati loro a di’ tutto...». La conversazione si sposta sui funerali di Luca. Anastasiya non ha notizie né intende chiederle alla famiglia Sacchi: «Non so manco come chiamarli, boh, non c’ho idea, cioè visto come se sta a mette tutto, anzi come gliel’ha messo l’avvocato loro». È l’unico passaggio in cui fa cenno all’inchiesta e sembra non riuscire a spiegarsi i dubbi che montano sempre più attorno al suo ruolo.

«La madre sta incazzata? - chiede quasi incredula -. Con chi, con me?». Dopo alcuni apprezzamenti pesanti sui coniugi Sacchi e il consiglio dell’amica di vedere come evolve la situazione, Anastasiya le confessa di temere l’incontro con la mamma di Luca: «Viene da una famiglia di calabresi ignoranti». Dopo altre malignità sulla famiglia della vittima, alle 16.11 le due si salutano. In mezz’ora nessun cenno al delitto o al dolore per la morte di Luca.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK

Nastia torna a parlare il 3 dicembre davanti al pm Nadia Plastina quando ormai la sua posizione è compromessa. È sottoposta all’obbligo di firma e al magistrato che ormai non ha più nulla da chiederle date le prove raccolte, racconta di nuovo che quella sera era lì a piedi con Luca solo per vigilare sul fratello minore di quest’ultimo. Di non sapere dei soldi nel suo zaino né tantomeno della droga. Insinua però che i genitori di Luca mentono, soprattutto riguardo ai loro dubbi sulla figura di Giovanni Princi. «Era di casa anche lui e alle volte si fermava a dormire lì», dice la 25enne, che produce una foto come teorica prova di quello che dice.

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Ci sono Luca e Princi assieme nella camera del primo, ma lo scatto è di giorno e non dimostra niente. Secondo i genitori di Luca, la ragazza che oltre quattro anni prima avevano accolto in casa, mentirebbe anche su altri punti. Intanto, come riferito loro da un testimone presente sulla scena del delitto, non sarebbe vero che lei è salita sull’ambulanza che ha portato il 24enne ormai in fin di vita all’ospedale San Giovanni. Qui la ragazza sarebbe arrivata, come riferiscono altre persone presenti davanti al pronto soccorso, solo un’ora dopo, accompagnata in scooter da Giovanni Princi e già con il collarino indossato.
princi con la fidanzataPRINCI CON LA FIDANZATA

Va detto che in quelle fasi concitate i ricordi di chi era coinvolto emotivamente nella vicenda possono essere confusi ed è un fatto che poi la ragazza è stata refertata lì al San Giovanni per le bastonate subite nella rapina. L’altra circostanza portata all’attenzione del pm dai genitori di Luca sono i movimenti di Nastia la mattina successiva al delitto. «Ci chiese di poter usare la nostra Panda, sembrava agitata». Sono le ore in cui il cerchio si stringe sugli assassini e le bugie cominciano a cadere.

Fonte: qui

mercoledì 11 dicembre 2019

“ANASTASIYA E PRINCI TRATTARONO PER LA DROGA”, DOMENICO MUNOZ, L'AMICO DI LUCA SACCHI ACCUSA LA FIDANZATA DEL RAGAZZO UCCISO A ROMA IL 23 OTTOBRE: “LEI DECISIVA NELLA TRATTATIVA”

SMENTITA LA RICOSTRUZIONE DELLA RAGAZZA CHE AVEVA DETTO DI AVER SUBITO UNA RAPINA SENZA PARLARE DI COMPRAVENDITA DEGLI STUPEFACENTI 

"VADO, PRENDO L'ERBA E TE LA PORTO", COSI' SCATTO' LA TRAPPOLA PER LUCA 

IL RUOLO DI PRINCI CHE IN PASSATO CERCAVA SIM ANONIME, INTESTATE A SCONOSCIUTI. PER QUALE MOTIVO?

Alessia Marani e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

luca sacchi anastasiya munozLUCA SACCHI ANASTASIYA MUNOZ
Apre nuovi scenari Domenico Munoz. L' amico di Luca Sacchi, Anastasia Kylemnyk e Giovanni Princi, ha descritto, davanti agli investigatori, i dettagli di quel fatidico 23 ottobre all' Appio Latino. Definendo per la prima volta i ruoli esatti assunti dai protagonisti della vicenda, ponendo la baby sitter e Princi in posizioni di prima linea nella trattativa con i pusher di Casal Monastero che hanno sparato al personal trainer di 24 anni.

Il giovane studente di Biotecnologia ha, dunque, raccontato agli inquirenti, nell' interrogatorio del sei dicembre scorso, i particolari di quella serata, rendendo una cronologia esaustiva della partita per l' acquisto della marijuana. Una serata in cui lo stesso Munoz era presente fuori dal John Cabot Pub, in compagnia di Sacchi e Anastasia, quando Valerio Del Grosso e Paolo Pirino sono scesi dalla Smart per strappare lo zaino alla ragazza, sparando in testa a Luca.

La sua è la prima testimonianza ritenuta attendibile dalla procura, sul fronte interno al gruppo di amici di Sacchi, freddato per avere cercato di difendere la sua ragazza dall' aggressione, ma anche per non farle portare via lo zaino con all' interno una montagna di quattrini.
anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI

I RUOLI 
Perciò Sacchi sarebbe stato consapevole di quello che stava succedendo. Ma fine a che punto? Ha avuto un ruolo secondario - ha sottolineato lo stesso Munoz agli investigatori - nella trattativa relativa allo stupefacente rispetto a Princi e a Nastja. Entrambi, quindi, con compiti diversi, sarebbero stati in prima linea e in piena sintonia per l' acquisto della marijuana, secondo la versione del cileno. Ciò che Munoz ha rappresentato ai carabinieri del Nucleo Investigativo di via In Selci e al pm Nadia Plastina è quindi utile agli inquirenti per puntellare l' accusa nei confronti della stessa Kylemnyk e di Princi.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK

I due, in sostanza, avrebbero avuto un ruolo attivo. Erano ben coscienti di quello che stavano facendo. Si tratta di una versione che, ovviamente, rende meno credibili le affermazioni della venticinquenne di origine ucraina che ancora il 4 dicembre, durante l' interrogatorio di garanzia di fronte al gip Costantino De Robbio, sosteneva che: «Non sapevo di avere 70 mila euro nello zaino. Io e Luca siamo totalmente estranei a questa vicenda». Affermazioni che ricalcano la prime sommarie informazioni di Nastja che, nelle ore successive alla rapina del suo zaino e soprattutto all' assassinio del suo Luca, raccontava di essere stata vittima inconsapevole. Omettendo, in pratica, tutti i fatti antecedenti al terribile epilogo.

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Una verità di comodo che non aveva, fin da subito, convinto gli inquirenti i quali, infatti, l' hanno indagata per detenzione ai fini di spaccio. Una versione decisamente lacunosa, se non mendace, su cui, sulle prime, si era accomodato anche lo stesso Munoz. Il ragazzo cileno a oggi non risulta essere indagato, ma il suo destino giudiziario è ancora appeso, tutto da scrivere insomma. In Procura dovrebbe essere sentito presto anche Valerio Rispoli, l' intermediario dei pusher con il quale Princi avrebbe avuto già contatti precedenti.

PERIZIE E VERIFICHE BANCARIE 
Ad ogni modo, dopo essere stato reticente nei giorni successivi al delitto dell' amico, Munoz si è poi redento. In una deposizione fiume ha riferito i dettagli dell' acquisto della marijuana. I primi contatti di quella serata. Una ricostruzione, con dovizie di particolari, che ha sorpreso gli stessi investigatori.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Intanto, anche su Princi, emergono nuovi elementi. Il ragazzo avrebbe cercato in passato sim anonime, intestate a sconosciuti.

Una delle ultime in suo possesso risulta appartenere a uno straniero. Un modo, insomma, per avere numeri di cellulare non riconducibili a lui. È questo il comportamento tipico di chi vuole parlare in assoluta libertà senza il pericolo di essere intercettato. Ebbene un episodio sarebbe indicativo dell' ossessione del ragazzo di cercare questa eccessiva riservatezza.

Princi avrebbe visto una sim buttata per terra, in strada. L' avrebbe presa. Un gesto che non sarebbe sfuggito ai genitori che poi avevano imposto al figlio di buttarla via.
Intanto, le indagini proseguono.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK

Sono in corso accertamenti bancari per capire i prelievi effettuati dagli amici dell' Appio Latino nelle ore e nei giorni precedenti al delitto; infine, oggi, verrà effettuata una perizia sulla Citroen C1 sequestrata ad Anastasia.













COSI' SCATTO' LA TRAPPOLA PER LUCA
Fulvio Fiano e Rinaldo Frignani per il Corriere della Sera – Roma

Giovanni Princi trattava alla pari con il pusher Valerio Del Grosso, che pochi minuti dopo avrebbe ucciso il suo amico Luca Sacchi. La conferma alle accuse del pm Nadia Plastina arriva da una frase riferita ai carabinieri del Nucleo investigativo dagli intermediari del pusher, Valerio Rispoli e Simone Piromalli, nella loro testimonianza sui fatti del 23 ottobre.

Siamo davanti al John Cabot pub, i contatti per concludere l' affare dei 15 chili di erba al prezzo di 70 mila euro sono già ben avviati, Anastasiya Kylemnik ha già mostrato ai due mandati sul posto dal 21enne di Casal Monastero le mazzette di banconote da 20 e 50 euro nel suo zaino di simil pelle rosa e Del Grosso, accompagnato da Paolo Pirino, compare sulla scena, ma senza marijuana.

È qui che Rispoli lo sente parlare con Princi, che chiede al pusher: «Ma come, frà, avevamo detto che facevamo qua?». E Del Grosso: «Vado, prendo l' erba e te la porto qua».
In realtà tornerà a mani vuote e armato per prendere i soldi in cambio di niente, ma a quel punto Princi si era già allontanato, forse fiutando qualcosa di strano, lasciando Nastia e Sacchi da soli e di fatto esponendoli alla rapina di Del Grosso, che in sua presenza forse non avrebbe tentato il colpo.
Di fronte al silenzio di tutti gli indagati, gli inquirenti contano ora di chiudere il cerchio con il riascolto di tutti i testimoni della vicenda, a partire da Piromalli e Rispoli.

È già stato interrogato anche Domenico Costanzo Martino Munoz, l' ultimo componente del gruppo di quattro (con Luca, Princi e Nastia) che secondo le indagini partecipava all' acquisto. Ma a suo carico non ci sono al momento contestazioni formali e questo lo obbliga a dire la verità. Le sue parole vengono vagliate in queste ore.

Intanto sono cominciati ieri mattina nella caserma dei carabinieri a Tor di Quinto gli accertamenti del Ris dell' Arma su alcuni reperti sequestrati dopo l' omicidio del 24enne. A cominciare dallo zainetto rosa di Anastasiya sul quale sono stati effettuati esami tecnici per individuare non soltanto impronte digitali ma anche sostanze biologiche per capire quella notte chi lo abbia toccato. Presenti alla apertura dei plichi sigillati gli avvocati della famiglia Sacchi.

Oltre allo zainetto è stato esaminato anche il portafoglio della baby sitter fidanzata con Luca, che si trovava all' interno dello zaino insieme con i documenti d' identità e altri effetti personali.
È stata poi la volta della mazza da baseball nera e argento impugnata da Pirino e con la quale sarebbero stati colpiti sia il personal trainer sia Anastasiya. Sull' attrezzo, così come dal materiale recuperato sotto le unghie della vittima (sulla mano destra e su due dita di quella sinistra), gli specialisti cercano le tracce di dna degli aggressori, con i quali Luca avrebbe avuto una colluttazione prima di essere ferito a morte.
Infine oggi si cercheranno tracce di polvere da sparo sulla Citroen C1 di Anastasiya, sulla Smart ForFour usata dai killer nella fuga e su quella presa in sostituzione della prima il 24 ottobre, dopo un incidente. Su questa seconda Smart, Pirino fu anche fermato sul Gra dalla Polstrada prima che diventasse un sospettato. Gli venne ritirata la patente. Fonte: qui

venerdì 29 novembre 2019

ALTRO COLPO DI SCENA NEL CASO DELL’OMICIDIO LUCA SACCHI: ARRESTATO GIOVANNI PRINCI, L'AMICO D'INFANZIA DEL RAGAZZO UCCISO A ROMA

LA FIDANZATA ANASTASIYA INDAGATA 

SI STA FACENDO LUCE SULL'AFFARE CHE DOVEVANO PORTARE A TERMINE: 70MILA EURO (NASCOSTI NELLO ZAINO DI ANASTASIA?) PER ACQUISTARE 15 CHILI DI MARIJUANA...

Alessia Marani, Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa per www.ilmessaggero.it

luca sacchiLUCA SACCHI
Altri arresti per l'omicidio di Luca Sacchi, ucciso con un colpo di pistola alla testa il 23 ottobre scorso a via Latina a Roma. Dalle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Roma stanno dando esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Roma, su richiesta della Procura che dispone misure cautelati nei confronti di 5 persone, per le indagini relative all’omicidio del personal trainer 24enne. C'è anche Giovanni Princi, l'amico di Luca Sacchi, tra i destinatari delle misure cautelari.

Al ventiquatrenne, ex compagno di scuola di Sacchi, finito in carcere viene contestato insieme ad Anastasia Kylemnyk, per la quale è stato disposto invece l'obbligo di presentazione in caserma, il tentativo di acquisto di un ingente quantitativo di droga. Luce anche sull'affare che i ragazzi dovevano portare a termine: 70mila euro (probabilmente nello zaino di Anastasia) per acquistare 15 chili di marijuana.


luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYAluca sacchi funeraliLUCA SACCHI FUNERALI
Destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, per concorso in omicidio pluriaggravato, rapina aggravata, detenzione illegale e porto in luogo pubblico di un’arma comune da sparo sono già i due reclusi nel carcere di Regina Coeli - Valerio Del Grosso, pasticcere di Casal Monastero e Paolo Pirino suo complice con diversi precedenti alle spalle per rapina e spaccio - perché fermati nei giorni successivi all’omicidio e un terzo ragazzo 22enne considerato colui che materialmente li ha armati di un revolver calibro 38.

anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI

L'operazione di questa mattina arriva a sorpresa mentre da giorni sono in corso gli accertamenti irripetibili disposti dalla Procura su telefoni, mazza da baseball, zainetto di Anastasia. Ed è proprio la figura di questa giovane 25enne quella che fin dall'inizio è apparsa tra le meno chiare nell'omicidio di Sacchi. La Kylemnyk la sera dell'omicidio si trovava in via Latina con la vittima. Quando i carabinieri dall'ospedale San Giovanni l'hanno condotta al Nucleo investigativo di via In Selci per ascoltarla in merito alla dinamica, ha dichiarato di avere pochi soldi nello zaino e che la droga non c'entrava nulla.

anastasiyaANASTASIYA
La sua versione fu ritenuta inattendibile anche a fronte di quanto avvenne dopo poco: l'arresto di Del Grosso e Pirino e le deposizioni rese in Questura da alcuni testimoni e dagli intermediari del pasticcere di Casal Monastero, Valerio Rispoli e Simone Piromalli, che parlarono di una ragazza (Anastasia) che prese parte alla trattativa per l'acquisto di droga. Trattativa che, stando alle prime ricostruzioni fu avviata da un ex compagno di scuola di Sacchi, Giovanni Princi, già alcuni giorni prima dell'aggressione grazie alla conoscenza di quest'ultimo con il Rispoli.

Questa mattina l'abitazione della fidanzata di Luca è stata perquisita. L'attività istruttoria rientra nell'operazione che ha portato oggi all'emissione di cinque provvedimenti cautelari nell'ambito dell'indagine sull'omicidio del giovane personal trainer ucciso il 23 ottobre scorso. Per Anastasia, che risulta indagata, è stata applicata la misura dell'obbligo di firma: è accusata di avere tentato di acquistare un ingente quantitativo di droga la sera dell'omicidio. 

Fonte: qui




“TE STAI A CAGA’ SOTTO…”; “NO, IO VOGLIO FA UN CASINO” 
L’OMICIDIO DI LUCA SACCHI INTERCETTATO IN DIRETTA DAGLI INVESTIGATORI  
LAPOLIZIA INDAGAVA SU MARCELLO DE PROPRIS E LO ASCOLTA MENTRE PARLA CON DEL GROSSO DELLA MARIJUANA E DELLA PISTOLA. IL 21ENNE CHE FARÀ FUOCO CONTRO IL PERSONAL TRAINER: “STO CON UN AMICO MIO CHE CONOSCI, BELLO FULMINATO! SENTI, MA SE GLIELI LEVO TUTTI E SETTANTA?”


Fonte: Fulvio Fiano per corriere.it

luca sacchiLUCA SACCHI
«Ascoltami, ma se famo invece comeeee… sentime, a parte i scherzi, sto con un amico mio che conosci, bello fulminato! Ma se invece io vengo a prendeme quella cosa che mi hai detto ieri e glieli levo tutti e settanta? Vengo da te… te faccio un bel re…»: come avvenuto forse mai, l’omicidio di Luca Sacchi viene intercettato in diretta dagli investigatori.

luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYA
Chi pronuncia la frase sopra riportata è infatti Valerio Del Grosso, il 21enne che poi farà fuoco con un revolver calibro 38 contro il personal trainer, e sta annunciando a Marcello De Propris, che gli deve fornire i 15 chili di marijuana per concludere lo scambio, la sua intenzione di prendere lo zaino di Anastasiya con i settantamila euro («Glieli levo tutti e settanta...») senza consegnare la merce. Una circostanza, assieme al fatto di aver fornito a Del Grosso e Pirino l’arma poi usata contro il 24enne, che vale per De Propris l’accusa di concorso in omicidio.

L’accordo per avere la droga
anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI
Dall’analisi delle intercettazioni, spiega il gip Costantino De Robbio, «è evidente che l’incontro programmato tra Del Grosso e De Propris interessa il primo più che il secondo, poiché è Del Grosso a contattare più volte il suo interlocutore per ricordargli, quasi ossessivamente, l’incontro». Del Grosso si “raccomanda” di avere quello che ha chiesto (la droga e la pistola): «Te amo! Me raccomando» e poi lo richiama essere sicuro che l’amico non si tiri indietro «Aho! Me raccomanno, eh? Non famo scherzi eh?».

valerio del grossoVALERIO DEL GROSSO
«Stiamo a imballà il Gameboy»
I due si risentono poco prima dello scambio: «Stamo a pijà… sto a imballà», gli dice De Propris , usando la parola Gameboy come sinonimo di droga. Ancora una volta Del Grosso reitera le sue raccomandazioni: «Ok però mi ascolti un attimo? Nun famo cazzate eh? Nun famo cazzate!». Alle 21,30, 10 minuti più tardi, e in quella circostanza Del Grosso gli annuncia il suo piano che sfocerà nell’omicidio. L’«amico bello fulminato» a cui fa riferimento è Pirino, che scende dalla Smart e colpisce Anastasiya e Luca con la mazza da baseball.

«Voglio fare un casino»
valerio del grossoVALERIO DEL GROSSO
A ulteriore conferma c’è un’altra telefonata di Del Grosso a De Propris: «È un po’ ambigua la situazione, lo sai? Non poi capì Marcè quanti so… non poi capiiii…. Me sta a partì la brocca proprio de brutto…». De Propris lo schernisce, annota il gip, dichiarandosi sicuro che il Del Grosso non sarà capace di portare a termine il piano: «Te stai a cagà sotto… te stai a cagà stto…», ottenendo la reazione del killer che ribatte: «Io invece voglio fa un casino». Fonte: qui

“E’ STATA UNA ESECUZIONE” 

LE RIVELAZIONI DI UN TESTIMONE SULL'ASSASSINIO DI LUCA SACCHI: “GLI HANNO SPARATO ALLE SPALLE MENTRE ERA CHINATO” 

GLI ARRESTATI FANNO SCENA MUTA DAL GIUDICE 

ANCHE LA VITTIMA USAVA CHAT SEGRETE, IL SUO BANCOMAT SPARITO NEL NULLA 

LA MAMMA DI LUCA: "STRANI SGUARDI TRA PRINCI E ANASTASIYA" 

LA FOTOSEQUENZA DEL DELITTO RIPRESA DALLE TELECAMERE

Rory Cappelli e Francesco Salvatore per “la Repubblica”
luca sacchiLUCA SACCHI
Valerio Del Grosso si è presentato sbarbato, con i capelli corti. Paolo Pirino pieno di tatuaggi, l' aria tetra. Marcello De Propris barba lunga e capelli rasati. Giovanni Princi, vestito di nero, ossequioso e rispettoso con i giudici, unico laureato del gruppo come ha tenuto a sottolineare declinando le generalità, ha dato la mano a tutti tranne che alla pm e ha detto: «Mi scuso di non poter rispondere: ma non abbiamo avuto il tempo di leggere le carte».
luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYA
Tutti e quattro gli arrestati con varie accuse nell' ambito dell' indagine per l' omicidio di Luca Sacchi, il personal trainer ucciso con un colpo di pistola alla tempia il 23 ottobre all' Appio Latino, si sono avvalsi ieri, davanti al giudice Costantino De Robbio e alla pm Nadia Plastina, della facoltà di non rispondere. Del Grosso è stato l' unico a rendere dichiarazioni spontanee dicendo: «Non volevo uccidere nessuno, era la prima volta che prendevo un' arma in mano».
anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI
A parlare per loro, fuori dal carcere Regina Coeli dove si sono ( o meglio non si sono) svolti gli interrogatori di garanzia, i rispettivi avvocati.
«Princi - ha detto il suo difensore Massimo Pineschi - è addolorato per la morte del suo amico al quale era legatissimo. Per lui è stata una vicenda dolorosissima. Anche i genitori di Princi, con i quali ho parlato, sono sconvolti. Il mio assistito è scosso, è alla sua prima esperienza detentiva, potete immaginare come sta. Valuteremo il ricorso al Riesame dopo avere letto tutti gli atti» .
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
L' avvocato di Valerio Del Grosso ha detto che il suo assistito « non si sa dare una spiegazione a quello che è successo quella sera ed è da un mese che non pensa ad altro».
Intanto nell' informativa depositata dai carabinieri in procura a corredo dell' ordinanza cautelare, si trova l' interessante verbale reso poche ore dopo l' agguato all' Appio Latino da Domenico Costanzo Marino Munoz, studente cileno e amico di Luca, con il quale condivideva la passione per le moto. Luca, ha fatto mettere a verbale Munoz, usava l' applicazione Signal, servizio di messaggistica criptato. Si tratta della stessa app di cui si serviva la fidanzata Anastasiya. «Alle ore 22,30 del 23 ottobre - afferma l' amico di Sacchi - ho ricevuto, tramite Signal, un messaggio da parte di Luca, il quale mi comunicava che era in compagnia della sua fidanzata Anastasiya e mi invitava a raggiungerlo per bere una birra al pub di via Bartoloni».
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Altri particolari emergono dall' informativa dei carabinieri. Come quello della sparizione del bancomat di Luca, denunciata dal padre.
O come il fatto che Simone Piromalli, uno dei due mediatori di Del Grosso mandati a controllare che gli acquirenti avessero il denaro, afferma che Princi era già un cliente di Valerio Rispoli, l' altro mediatore. Un testimone sostiene che a essere colpito con la mazza da baseball sia stato Luca Sacchi: « Ho visto arrivare alle spalle del ragazzo due persone, entrambe di sesso maschile.
anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Ho visto la donna fare un movimento di scatto mentre, in contemporanea, una delle due persone impugnando qualcosa di metallico con entrambe le mani, colpiva il ragazzo che era in compagnia della donna » racconta Alessandro C. «Da come l' oggetto veniva maneggiato doveva essere pesante. Il ragazzo, sorpreso alle spalle, veniva violentemente colpito alla nuca dalla persona che impugnava l' oggetto metallico. Dopo aver ricevuto il colpo il ragazzo si è piegato in avanti, poi è stato colpito nuovamente, questa volta al centro della schiena». Poi il colpo di pistola.
Ieri sera, poi, a Porta a Porta, la madre di Luca Sacchi, Tina Galati, ha parlato di Anastasiya: « Per me era come una figlia. Ricordo come stavamo insieme, ci divertivamo e scherzavamo sempre. Oltre a Luca, mi manca quel periodo».
Oggi alle 11 Anastasiya ( indagata per droga e sottoposta all' obbligo di firma) sarà sentita dal giudice per l' interrogatorio di garanzia.

LUCA SACCHI, ECCO LA FOTOSEQUENZA RIPRESA DALLE TELECAMERE LA SERA DELL'OMICIDIO

FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHIFOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI
Messaggi criptati. Non erano solo Valerio del Grosso e Paolo Pirino, i due pusher accusati dell'omicidio di Luca Sacchi, a utilizzare canali di comunicazione non intercettabili. Anche Luca Sacchi comunicava attraverso Signal. Era successo anche il 23 ottobre, poche ore prima dell'omicidio, quando aveva comunicato l'appuntamento al pub John Cabot, al terzo amico, che insieme ad Anastasia e a Giovanni Princi (finito in carcere) avrebbe assistito alla trattativa per la droga finita male. Ieri, intanto, tutti gli indagati sono rimasti in silenzio davanti al giudice.
Hanno scelto di non dissipare le ombre che ancora si addensano intorno a questa vicenda. Oggi, invece, toccherà ad Anastasia presentarsi davanti al giudice Costantino de Robbio. La giovane compagna della vittima potrebbe chiarire i punti oscuri che hanno segnato l'omicidio di Luca. Ma è dagli atti che, invece, emergono altri dettagli che contribuiscono a rendere il quadro più confuso: è sparito il bancomat di Luca. A denunciarne la scomparsa il padre. A quattro giorni dall'omicidio.

MESSAGGI CRIPTATI
FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 1FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 
Il fatto che Luca utilizzasse Signal una chat che prevede la cancellazione automatica dei messaggi emerge dal verbale di Domenico Marino Munoz presente la sera del 23 ottobre in via Bartoloni. «Alle ore 22,30 di quella sera - dichiara a vernbale ai carabinieri - ho ricevuto sul mio telefonino cellulare, tramite applicazione Signal, un messaggio da parte di Luca, il quale mi comunicava che era in compagnia della sua fidanzata Anastasia e che mi invitava a raggiungerlo per bere una birra al pub».
L'amico assicura, inoltre, che «Luca non gli ha mai raccontato di liti, timori o minacce ricevute da terze persone: mi ha sempre detto che andava tutto bene e che l'unica cosa a cui mirava era di organizzare una gara in moto su pista». Nel verbale Munoz fa mettere nero su bianco che Sacchi pochi giorni prima della tragica morte «non sembrava affatto preoccupato: non mi risulta che Luca facesse uso di sostanze stupefacenti né che frequentasse persone poco raccomandabili».
FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 2FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI
IL SILENZIO
Marcello De Propris e Giovanni Princi, così come avevano fatto (e continuano a fare) Del Grosso e Pirino si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Del Grosso si è limitato a una breve dichiarazione spontanea ribadendo che «non voleva uccidere nessuno» e che quella sera «era la prima volta che prendeva un'arma in mano». Nessuna reazione e nessuna dichiarazione da parte di Princi, laureato in lingue e amico storico di Sacchi.
Dagli atti risulta che fino a due giorni prima dell'omicidio erano insieme in palestra. È Princi, per il pm Nadia Plastina, che fa da tramite con Del Grosso per l'acquisto di una grossa partita di droga. Il suo difensore lasciando il carcere ha affermato che Princi «è addolorato per la morte del suo amico a cui era molto legato. Per lui è stata una vicenda dolorosissima. So che anche i genitori di Giovanni sono sconvolti per quanto accaduto - aggiunge il penalista -. Il mio assistito è scosso, è alla sua prima esperienza detentiva, potete immaginare come sta».
FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 3FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 
LA CARD
È il papà di Luca, Alfonso Sacchi a presentare una denuncia ai carabinieri, lo scorso 28 ottobre. Il bancomat di suo figlio, ucciso quattro giorni prima è scomparso. Il 21 ottobre Luca si era fatto male in palestra era insieme a Princi e lui ed Anastasia lo avevano accompagnato.
Racconta il padre a verbale: «Ad oggi, però degli effetti personali presenti in quell'armadietto ho a disposizione soltanto le chiavi del motorino di Luca ed altri documenti che al momento sono sotto sequestro. A seguito della tragedia. La carta bancomat, diversamente non è stata più ritrovata, ho cercato in casa e non la ho trovata e anche su indicazione dell'avvocato che ci sta seguendo con la presente sporgo denuncia di smarrimento. Il bancomat era intestato a mio figlio Luca».
Fonte: qui

L’UOMO DEL MISTERO 
“PRINCI MANIPOLAVA TUTTI”, L’AMICO DI LUCA SACCHI ARRESTATO CON L'ACCUSA DI AVER TENTATO DI ACQUISTARE UN INGENTE QUANTITATIVO DI DROGA LA NOTTE IN CUI IL PERSONAL TRAINER E’ STATO AMMAZZATO, VIENE DESCRITTO COME UN RAGAZZO AMMALIANTE: I SUOI STUDI IN PSICOLOGIA GLI PERMETTEVANO, DI CAPIRE SUBITO LE PERSONE 
NON E’ ESCLUSO CHE LE ABILITÀ PERSUASIVE DI PRINCI ABBIANO ATTECCHITO SU ANASTASIYA…

princi con la fidanzataPRINCI CON LA FIDANZATA
Nel linguaggio del carcere c'è quasi sempre una domanda che ogni detenuto sente rivolgersi quando varca l'ingresso di una cella da chi la occupa già da tempo: «Come ci sei finito qui dentro?». Anche a Giovanni Princi, l'amico di Luca Sacchi, arrestato all'alba di una settimana fa dai carabinieri del Nucleo investigativo, è stata fatta da un suo compagno di cella rinchiuso a Rebibbia con l'accusa di spaccio. E Princi che secondo la Procura ha ricoperto il ruolo di ponte tra il gruppo dell'Appio e quello di Casal Monastero durante la trattativa per l'acquisto di 15 chili di marijuana ha risposto. Senza abbassare lo sguardo.

Al suo interlocutore avrebbe replicato: «Non mi hai visto in televisione?». Con gli occhi alti ai fotografi e una parte del viso coperta da una sciarpa mentre all'alba di venerdì scorso entrava al nucleo dell'Arma di via In Selci dopo esser stato arrestato con l'accusa di aver tentato di acquistare un ingente quantitativo di droga la notte in cui Sacchi è stato colpito dal proiettile del revolver calibro 38 impugnato da Valerio Del Grosso.
luca sacchi anastasiyaLUCA SACCHI ANASTASIYA

Nel corso di quella breve conversazione sarebbero state descritte due batterie: quella dei buoni e quella dei cattivi, quest'ultima composta dal pasticcere di Casal Monastero e dai suoi sodali. Poi è sceso il silenzio e ognuno ha continuato a farsi i fatti propri.

Di fronte al gip Costantino De Robbio e alla pm Nadia Plastina, Princi si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato, Massimo Pineschi, uscendo da Regina Coeli ha descritto un ragazzo provato che chiede sempre del suo amico Sacchi. Poi c'è l'altro Giovanni, quello descritto da coloro i quali questo ragazzo di buona famiglia, senza fratelli né sorelle, lo hanno frequentato in tante occasioni. Serate, feste, uscite collettive in giro per Roma e soprattutto tra gli angoli dell'Appio-Tuscolano.
luca sacchi festeggiato da anastasiyaLUCA SACCHI FESTEGGIATO DA ANASTASIYA

«ABILE A CONVINCERE»
Un profilo forte di un ragazzo che punta a primeggiare all'interno di un gruppo senza usare la violenza o il turpiloquio ma facendo leva sulle «proprie abilità», confida un amico. «Giovanni sa convincere gli altri, li sa ammaliare prosegue il ragazzo sfoggiando i suoi studi in Psicologia che gli permettevano, diceva, di capire subito le persone». E forse, per questo, di saperle anche conquistare o manipolare all'occorrenza.

Che ci abbia tentato con Sacchi riuscendoci poi con la sua fidanzata o con entrambi? Anastasia Kylemnyk di fronte alla pm Plastina mercoledì ha detto di non sapere di avere 70 mila euro nello zaino la notte dell'aggressione e che «Giovanni Princi mi ha dato una busta e mi ha detto di tenerla nello zaino». Chi li conosce entrambi da anni non esclude che proprio le abilità persuasive di Princi abbiano attecchito su una ragazza che potrebbe aver subito il suo fascino.
anastasiya kylemnyk. luca sacchiANASTASIYA KYLEMNYK. LUCA SACCHI

Princi sa essere convincente: il giorno dopo la sparatoria di fronte al pronto soccorso del San Giovanni ha messo in fila alcuni dettagli della sparatoria. Senza esitare un solo secondo, senza alzare il tono della voce, mostrandosi come un malcapitato spettatore di una tragedia senza senso. «Non li ho visti perché era buio diceva Princi al fianco della madre di Nastja ma sono scesi due tizi da un'auto armati, ma come si fa ad andare in giro così? Solo dei folli possono farlo».
Fonte: qui

COSA E’ E COME FUNZIONA L'APP, SIGNAL, USATA DA LUCA SACCHI E ANASTASIYA (E PRIMA ANCORA DA SNOWDEN) 

UN DETTAGLIO EMERSO IL 4 DICEMBRE DALLE CARTE DELL’INCHIESTA SULL’OMICIDIO DEL 24ENNE HA FATTO SORGERE DUBBI E PAURE SUL SISTEMA DI MESSAGGISTICA CRIPTATO 

I MOTIVI PER USARLA (ATTENZIONE: NON È L’UNICA APP CHE FORNISCE LA POSSIBILITÀ DI PROTEGGERE UNA CONVERSAZIONE)


Raffaele Angius per www.agi.it


luca sacchi anastasiyaLUCA SACCHI ANASTASIYA
Luca Sacchi e la fidanzata Anastasiya Kylemnyk comunicavano usando Signal, l’app sicura e cifrata per scambiare messaggi e telefonate. Questo è il dettaglio emerso il 4 dicembre dalle carte dell’inchiesta sull’omicidio del 24enne, la cui morte ha svelato un retroscena di traffici illeciti e minacce nella Capitale. E come spesso succede in questi casi, il mezzo diventa bersaglio di critiche e speculazioni, alimentando l’indignazione dei commentatori e dei salotti televisivi. L’equazione sembra semplice ed efficace: se hai bisogno di inviare messaggi cifrati devi avere qualcosa da nascondere. Ma davvero l’utilizzo di Signal dovrebbe essere automaticamente causa di sospetti verso chi lo utilizza? Per prima cosa, è necessario capire di cosa si tratta.

edward snowden durante un'intervista al guardian a hong kongEDWARD SNOWDEN DURANTE UN'INTERVISTA AL GUARDIAN A HONG KONG
Lanciata nel 2014, l’app offre un sistema di messaggistica del tutto simile nelle sue funzioni di base a quello di Whatsapp e Telegram, di cui è il meno fortunato concorrente. Se infatti è nota la quantità di utenti che usano i due celebri servizi - rispettivamente 1,6 miliardi e 200 milioni di utenti (fonte: Statista) -, Signal scompare addirittura dai radar delle app di messaggistica più quotate, tra le quali si annoverano anche Facebook Messenger, WeChat e Snapchat.

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Tuttavia, il successo di Signal non è da trascurare, soprattutto da quando è diventato celebre grazie all’endorsement pubblico del whistleblower Edward Snowden, noto per aver rivelato la macchina globale di sorveglianza del governo statunitense. Delle sue prese di posizione pubbliche, la più memorabile è probabilmente un tweet pubblicato nel novembre del 2015, nel quale l’informatico e attivista per la privacy ha dichiarato: “Uso Signal tutti i giorni. #AppuntiperlFbi (Spoiler: loro ne sono già al corrente”).


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Messaggio che mal cela una sfida all’agenzia investigativa federale statunitense e ai loro tentativi di intercettare le comunicazioni dell’attivista, che vive in Russia dal 2013 in conseguenza alle sue rivelazioni. Se una lista di persone che hanno qualcosa da nascondere dev’essere fatta, senz’altro in questa figurerebbe proprio Snowden, i cui contatti potrebbero esporre le persone con cui comunica e che potrebbero essere oggetto di sorveglianza per il solo fatto di averci parlato.

Ma circoscrivere il bisogno di privacy alle esigenze di attivisti e giornalisti - così come a quelle di spacciatori e criminalità organizzata - potrebbe essere un grave errore. “Sostenere che non ti importi del diritto alla privacy solo perché non hai nulla da nascondere non è diverso da dire che non ti importa della libertà di espressione perché non hai nulla da dire”, argomentava Snowden a riguardo.

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Le app a protocollo end-to-end encryption
Contrariamente a quanto hanno pensato molti commentatori, Signal non è l’unica app che fornisce la possibilità di proteggere una conversazione. Il riferimento è ai protocolli di “end-to-end encryption”, ovvero di cifratura del messaggio da un dispositivo mittente a uno ricevente. Questo tipo di protocollo fa sì che il messaggio venga cifrato - reso non intelligibile - al momento dell’invio, utilizzando una chiave che lo rende decifrabile solo dal dispositivo ricevente. Chiunque intercetti il contenuto della comunicazione, senza essere in possesso delle chiavi dei due dispositivi, non può conoscerne il contenuto. Ed è esattamente la stessa procedura che utilizzano Whatsapp e Telegram (quest’ultimo solo nella sua funzione di chat privata e non di default).

Dunque perché attaccare Signal e non le altre due, peraltro molto più utilizzate? La maggiore garanzia fornita da Signal risiede nel modo in cui è prodotta e sviluppata la app.

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
A differenza di Whatsapp - di proprietà di Facebook - e di Telegram, il codice sorgente di Signal è interamente pubblico e consultabile da chiunque. Questo vuol dire che non solo Signal garantisce un meccanismo di cifratura end-to-end, ma che permette a chiunque di verificare che all’interno del software non siano nascoste delle backdoor, cioè degli errori di codice (voluti o meno) che potrebbero permettere a un attaccante di aggirarne le funzioni di sicurezza. Inoltre, due dispositivi connessi tramite Signal hanno la possibilità di confrontare i rispettivi codici: un meccanismo che permette di fare una seconda verifica sul fatto che il sistema di cifratura stia effettivamente lavorando nel modo corretto.

Perché usare Signal
Sono state numerose le prese di posizione pubbliche e televisive contro l’uso di Signal in relazione all’omicidio di Luca Sacchi. Alcuni hanno fatto riferimento al fatto che l’uso di un meccanismo che impedisce di intercettare le conversazioni dovrebbe essere fuori legge in un Paese civile, dal momento che impedirebbe di condurre indagini serie.

anastasiya kylemnykANASTASIYA KYLEMNYK
Tuttavia, questo tipo di considerazioni arrivano proprio in seguito alla pubblicazione del contenuto di quelle chat: evidentemente la procura è riuscita a leggerle nonostante fossero assicurate al servizio di messaggistica. In questo caso il bilanciamento tra il diritto alla privacy e il dovere di condurre un’indagine trova il suo naturale equilibrio nella facoltà dell’autorità giudiziaria - e solo in questo caso - di disporre una verifica sul telefono, dal quale è possibile estrarre le informazioni. Pratica che peraltro avviene sia avendo accesso fisico al dispositivo, come nel caso di Luca Sacchi, sia tramite l’utilizzo dei cosiddetti captatori informatici, cioè di software a disposizione delle procure che permettono di estrarre il contenuto di un dispositivo o di porlo sotto intercettazione attivandone microfoni e videocamere.

Strumenti delicati, il cui utilizzo è permesso legalmente solo dalla magistratura inquirente o dai servizi segreti. Contestualmente, alcuni sono convinti che le chat criptate servano solo a chi ha qualcosa da nascondere. Eppure, argomentava Snowden, la privacy non è legata solo al bisogno di celare, quanto al diritto di essere padroni della propria sfera personale. Ambito che negli ultimi quindici anni si è legato sempre di più alla convivenza con il mondo dei dati.

luca sacchi copiaLUCA SACCHI COPIA
Cifrare una comunicazione permette di mettere al sicuro le proprie credenziali bancarie o di non far sapere all’operatore e al fornitore di un servizio il contenuto delle nostre comunicazioni. Esattamente come abbassare una serranda impedisce a una persona non autorizzata di sapere cosa succede dentro la nostra abitazione. Ma si tratta di limiti aggirabili, purché questo avvenga con le garanzie previste dalla legge: una perquisizione in casa o l’utilizzo di un software d’intercettazione.

Meno garantisti sono i regimi che impediscono l’esercizio della privacy come diritto: è il caso degli Emirati Arabi Uniti, citati nei salotti televisivi quale esempio di buon governo in quanto impediscono l’accesso a Whatsapp o ad altre app che garantiscono la cifratura end-to-end. Eppure la monarchia assoluta non manca mai nei rapporti di Amnesty International sulle violazioni dei Diritti Umani.

E proprio a Dubai, come in Egitto, Oman e Qatar, la fondazione che sviluppa Signal ha dovuto predisporre dei sistemi in grado di aggirare il blocco al download dell’app, dopo che ne è stato vietato l’utilizzo. Alla diffusione della cifratura end-to-end si oppone con maggior successo l’Iran, nel quale neanche la buona volontà della fondazione che sviluppa Signal ha ancora potuto far nulla. Ma come sempre, è questione di tempo. Fonte: qui