Visualizzazione post con etichetta Walter Veltroni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Walter Veltroni. Mostra tutti i post

giovedì 30 marzo 2017

COMPROMESSO STORICO DEL 'FINANZIAMENTO'. BUZZI HA DATO DENARO A VELTRONI E AL TANDEM PANZIRONI-ALEMANNO

COMPROMESSO STORICO DEL 'FINANZIAMENTO'. BUZZI HA DATO 150 MILA EURO A VELTRONI (“MAI IN NERO”) E 850 MILA AL TANDEM PANZIRONI-ALEMANNO ("NON SMETTEVA MAI DI CHIEDERMI SOLDI") 

BUZZI: “SONO SEMPRE STATO COMUNISTA, MA SE UN GATTO ME PIJA ER SORCIO, IO PAGO…”

1. PER FINANZIARE VALTER IL LIMITE ERA 5 MILA EURO
Il.Sa. per il Corriere della Sera
salvatore buzzi con il quarto stato alle spalleSALVATORE BUZZI CON IL QUARTO STATO ALLE SPALLE

Le rivelazioni in progress di Salvatore Buzzi colpiscono di nuovo il Partito Democratico. Nel corso dell' esame, il fondatore della 29 giugno aveva già sparato a zero sui suoi ex colleghi di partito (salvandone una parte) ma ora, durante il controesame, Buzzi sembra voler condurre l' affondo.

walter veltroniWALTER VELTRONI
E, per la prima volta, l' imputato chiama in causa l' ex sindaco Walter Veltroni, sostenendo di averlo finanziato durante la campagna elettorale attraverso il sistema delle coop. «Tirammo fuori 150mila euro. Finanziamenti in chiaro e mai in nero» aggiunge, come se questo fosse sufficiente a ridimensionare la portata dell' accusa. E anche se il nome di Veltroni non compare nell' elenco dei finanziati, prodotto dai suoi difensori gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, è chiaro che ormai Buzzi va a ruota libera. Precisano dall' allora comitato elettorale di Veltroni: «Il limite al finanziamento era rigorosamente di 5mila euro...»
SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI

É la sua parola contro quella degli altri ma il re della «29 giugno» conta anche sul rimbalzo mediatico delle sue affermazioni. A stretto giro il senatore Maurizio Gasparri decide di rincarare la dose: «Possibile che un illustre esponente della sinistra come Veltroni non voglia dare un contributo di verità sulla vicenda? Perché non smentisce?».

SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNOSALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO
Buzzi ne ha anche per Franco Panzironi e Gianni Alemanno: «Non smetteva mai di chiedermi soldi - dice - complessivamente gli abbiamo dato 867 mila euro, molti erano per la campagna elettorale di Alemanno». In pressing anche Francesco Storace ma su Nicola Zingaretti: «Bugie ai giudici». Oggi toccherà a Massimo Carminati offrire la sua versione.

Il Nero, in collegamento da Parma, risponderà alle domande dei difensori ma non sarà ripreso dalle televisioni: «Rispetto ad altri più o meno celebri processi che lo hanno visto imputato - dice l' avvocato Ippolita Naso - questo si presta ad un suo intervento in quanto è condito di una serie di ricostruzioni fantasiose e suggestive che meritano di essere chiarite una volta per tutte».



2. BUZZI E PANZIRONI "TI HO DATO PURE UN OROLOGIO PER LAVORARE"
Federica Angeli per la Repubblica - Roma

SALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONISALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONI
«OTTOCENTOSETTANTA-CINQUEMILA euro più un orologio scelto da lui in una gioielleria: ecco quanto ho dato negli anni a Panzironi per vincere le gare. Perché se volevi lavorare in Ama bisogna pagare Panzironi: non c' erano pasti gratis in Ama con lui e anche quando se n' è andato ha continuato a gestire tutto». Salvatore Buzzi grida dal carcere di Tolmezzo nel corso dell' interrogatorio dell' avvocato Bartolo, difensore di Franco Panzironi, l' ex ad Ama in quota Alemanno «a libro paga» del ras delle coop. 

E l' avvocato Bartolo urla a sua volta, parlando sempre al plurale e non per conto del suo assistito, come fanno gli altri penalisti. «Noi siamo da due anni in galera ha capito Buzzi?» o anche «siamo accusati di associazione di stampo mafioso».
franco panzironiFRANCO PANZIRONI

Le tangenti "tracciate" dall' accusa ammontano a 200mila euro ma per Buzzi è il quadruplo quello che ha dovuto dare a Panzironi e di cui non vi è prova se non la sua parola. «Perchè il suo cliente è un delinquente! », grida il ras delle coop nell' aula bunker di Rebibbia.

E l' avvocato Bartolo esplode: «Non si permetta! Piuttosto ci spieghi per quale motivo sta coprendo Alemanno e Visconti: non sarà mica un discorso di regole tra vecchi camerata?». Ormai il gioco è a chi indispettisce di più l' altro. E di fronte alla orgogliosa rivendicazione di Buzzi di essere sempre stato un comunista, il legale di Panzironi, come se la tensione non fosse già alta, soffia sul fuoco. Sempre urlando, chiede: «Lei che si definisce comunista non si vergogna ad aver finanziato le campagne elettorali del 2013 di Alemanno? ».

BUZZI CARMINATIBUZZI CARMINATI
La domanda, seppur ammessa dal tribunale, solleva sdegno da parte di alcuni suoi stessi colleghi. L' avvocato Ippolita Naso di Carminati, dal banco dietro, di fronte all' aggressività del collega, spalanca le braccia e dice: «è una domanda sul piano etico », «ma chi è lei: un moralizzatore? », chiosa il difensore di Buzzi Piergerardo Santoro.

La giudice riporta ordine e il ras delle coop non si sottrae neanche a questa ultima domanda. «Le rispondo in termini marxiani: tu non devi guardare se il gatto è bianco o nero, se me pia er sorcio io lo pago». Una parabola, una delle tante enunciate da Buzzi (come quella «la verità è che io sono stato un argine alla corruzione a Roma»), che chiude gli 8 giorni dedicati a lui. Da oggi tocca a Carminati.

Fonte: qui

giovedì 2 febbraio 2017

ODEVAINE(UOMO FIDATO DI VELTRONI) PER TRE ANNI HA INCASSATO 5 MILA EURO AL MESE DA BUZZI


LO HA AMMESSO LO STESSO EX CAPO DI GABINETTO DI VELTRONI NEL CORSO DELL’ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO “MAFIA CAPITALE”: “PER IL CARA DI MINEO HO PRESO 260 MILA EURO DAI VERTICI DELLA COOPERATIVA LA CASCINA”

ODEVAINEODEVAINE

(ANSA) - "Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al novembre del 2014. Per lui risolvevo i problemi, facilitavo gli interessi di Buzzi. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina". E' l'ammissione fatta nel corso dell'udienza del processo a Mafia Capitale, da Luca Odevaine, ex componente del tavolo nazionale sugli immigrati e imputato nel maxiprocesso per corruzione.

Nel corso dell'interrogatorio, l'ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Valter Veltroni ha spiegato di avere percepito, per la vicenda della gestione del Cara di Mineo, circa "diecimila euro, poi diventati ventimila euro" per un totale di circa "260 mila euro" dai vertici della cooperativa La Cascina. Per questa vicenda, in particolare, Odevaine ha già patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi sempre per corruzione.

INTERROGATO PER OTTO ORE NELL’AULA BUNKER DI REBIBBIA, LUCA ODEVAINE AMMETTE OGNI RESPONSABILITÀ: “QUANDO SI RIVOLGEVANO A ME PER SAPERE QUALI STRUTTURE POTESSERO OSPITARE MIGRANTI, IO MI ATTIVAVO CON LE COOPERATIVE CHE CONOSCEVO”

Federica Angeli per la Repubblica - Roma

ODEVAINEODEVAINE
«Erano prefetti e funzionari del ministero degli Interni a rivolgersi a me per sapere quali strutture potessero ospitare migranti. Così io mi attivavo con le cooperative che conoscevo». È un uomo rassegnato al proprio destino Luca Odevaine, interrogato per otto ore nell’aula bunker di Rebibbia alla 170esima udienza del processo Mafia capitale. L’uomo di potere che arrivava ovunque e aveva contatti con tutti, il Mister Wolf che risolveva problemi del mondo di sotto e di quello di sopra, ha ammesso ogni responsabilità.

LUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMALUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMA
La sua attività corruttiva la chiama «facilitare le cooperative » e le tangenti le definisce «ricompense ». Per il resto il quadro è piuttosto chiaro. «Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al 2014. Mi pagava ogni 5 del mese ed essendo stato arrestato il 2 dicembre, l’ultima volta che ho preso soldi è stato a novembre. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina, prima 10, poi 20mila euro al mese».

Per anni Luca Odevaine è stato a libro paga della holding di Buzzi e Carminati, ma anche al soldo della cooperazione sociale cattolica, la Domus Caritatis poi diventata Cascina. In aula l’ex vicecapo di gabinetto del sindaco Veltroni ha spiegato che dal 2006 si è creato una rete di rapporti con prefetti, questori e dirigenti che poi, col tempo, hanno fatto carriera. Con loro ha sempre mantenuto rapporti ottimi tanto che per loro - da quando diventò componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell’estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) - era un punto di riferimento per la questione immigrati. «Venivo remunerato dal gruppo Buzzi per la mia attività di facilitatore.

salvatore buzzi con il quarto stato alle spalleSALVATORE BUZZI CON IL QUARTO STATO ALLE SPALLE
Semplificavo i suoi rapporti con la pubblica amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante.

Intervenivo sia per i ritardi nei pagamenti che per mettere a disposizione strutture a fronte di un impennata da 20mila a 130mila immigrati entrati in Italia. Non è vero però che orientavo i flussi degli immigrati, non avrei potuto farlo». Almeno formalmente, perché a lui i big del Viminale, stando alla testimonianza in aula si rivolgevano per «delocalizzare o sistemare migranti».

Poi il passaggio sulla giunta Alemanno. «Il neoeletto sindaco mi disse che per tutto il periodo della mia permanenza al Comune le due sue persone di assoluta fiducia erano Riccardo Mancini e l’onorevole Vincenzo Piso che era stato in carcere con lui, Buzzi e Carminati negli anni Ottanta. Poi iniziò le nomine per appartenenza politica: Raffaele Marra al Patrimonio, mentre per l’Ufficio Decoro nominò Mirko Giannotta, segretario del Msi di Acca Larentia e responsabile della tentata rapina nel maggio 2006 da Bulgari. Lui distrusse tutti gli archivi del materiale di pubblica sicurezza da me raccolto e decisi di lasciare Palazzo Senatorio».

Fonte: qui

venerdì 25 novembre 2016

CIALTRONI ITALIANI: IL VOLO DI STATO DI BENIGNI E LE TRASMISSIONI IN RAI DI VELTRONI


LA DIVINA COMMEDIA DEL VOLO SU UN FALCON PRIVATO PER PORTARE NEL 2011 ROBERTO BENIGNI A BRUXELLES A SPESE DELL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA, COSTATO BEN 16MILA EURO

LA CORTE DEI CONTI RITIENE UNO SPRECO AVERE UTILIZZATO COSÌ TANTI SOLDI PER UNA TRASFERTA E ACCUSA LA MINISTRA STEFANIA GIANNINI, EX RETTORE DELL’ATENEO PERUGINO

PERCHE’ E’ STATO AFFITTATO UN JET PRIVATO? LA GIANNINI SI DIFENDE: ''ERA UN'INIZIATIVA ISTITUZIONALE (150 DELLA REPUBBLICA) E POI BENIGNI AVEVA UNA GAMBA INGESSATA''

Italo Carmignani e Federico Fabrizi per www.ilmessaggero.it


Un ministro, Stefania Giannini, un premio Oscar, Roberto Benigni, la Divina Commedia, il Parlamento europeo e un Falcon in volo da Roma a Bruxelles.

Sono gli elementi della storia riassunta in un invito a dedurre notificato in queste ore dalla Procura della Corte dei Conti di Perugia per una vicenda di cinque anni fa. Destinatarie del provvedimento, arrivato sul filo della prescrizione, lo stesso ministro e il direttore generale dell' Università per Stranieri Antonella Bianconi ai tempi in cui la Giannini era rettore dell' ateneo perugino.

STEFANIA GIANNINISTEFANIA GIANNINI
Nel documento in cui si chiede di spiegare i motivi di una spesa costata quanto un viaggio ministeriale è riportata la cifra di 16mila euro utilizzata per affittare un Falcon, un jet privato, per portare Roberto Benigni da Ciampino a Bruxelles a tempi di record.

LA TRASFERTA A pagare fu l' Università di Perugia. E se la Corte dei Conti, attraverso il sostituto procuratore contabile Pasquale Principato, ritiene uno spreco avere utilizzato così tanti soldi per una trasferta, al tempo stesso la Giannini spiega in due passaggi la sua linea difensiva. Primo, si trattava di un' iniziativa istituzionale legata alle celebrazioni dei 150 anni della Repubblica.

BENIGNIBENIGNI
Secondo, per avere Benigni a Bruxelles era necessario utilizzare un jet perché il comico aveva una gamba ingessata. Probabilmente era stato lo stesso Benigni, costretto a spostarsi in stampelle, a porre la condizione del volo privato.
Passo indietro di cinque anni.

È il nove novembre 2011, l' anno delle celebrazioni dei 150 anni, l' Università per Stranieri organizza a Bruxelles un incontro con i parlamentari per la divulgazione della lingua italiana. Il programma prevede un recital di Benigni, un paio d' ore da dedicare alla lettura del di un canto dell' Inferno, il XXVI, di fronte ai parlamentari europei. Titolo dell' evento: La lingua italiana come fattore d' identità e unità nazionale.
FALCON JETFALCON JET
Benigni raccoglie un mare di applausi. E tutti paiono felici.

L' ALTRO PROCESSO Al ritorno in patria, però, i revisori dei conti dell' Università segnalano un problema: quella spesa disposta dalla Giannini con tanto di modifica del bilancio per giustificarla, non piace. I revisori informano la Corte dei Conti. E i magistrati contabili avviano subito gli accertamenti. Sul filo dei cinque anni dalla prescrizione, arriva l' invito a dedurre per l' attuale ministro e l' ex direttore che avrebbe solo obbedito a un ordine.

TAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLITAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLI
Non è la prima volta che la Giannini deve misurarsi con la magistratura contabile per il periodo in cui era rettore. Già in un altro processo i giudici hanno ravvisato uno spreco relativo a un affitto non incassato.

L' affitto mancato sarebbe dovuto arrivare da una società che gestiva un pub. In questo caso, condanna in primo grado per la Giannini e i componenti del cda per complessivi 60mila euro. Strano, ma vero, a non accontentarsi della sentenza è stata proprio la Procura contabile che in appello ha chiesto altri 210mila euro di sanzione. In fondo l' inchiesta era predestinata, il canto dell' Inferno declamato da Benigni parla di Ulisse. Guarda caso, un viaggiatore.

Fonte: qui

VELTRONI VIENE RICOMPENSATO PER IL FLOP DI ‘DIECI COSE’ CON SEI DOCUMENTARI SU RAISTORIA. E RICORDA CHE ‘L’AUDITEL NON È IMPORTANTE’. NO, SE TI CHIAMI UOLTER! (E TI SCHIERI PER IL SÌ) - 

PER QUANTI ANNI LA TELEVISIONE DI STATO (OVVERO NOI) DOVRÀ FINANZIARE IL SUO PENSIONAMENTO DORATO PRODUCENDO PRODOTTI DI M....?

1. VELTRONI EVITA L’AUDITEL
Da “il Giornale

Secondo Walter Veltroni «la Rai non può scambiare la qualità con la quantità».
CAMPO DALLORTO veltroniCAMPO DALLORTO VELTRONI
Insomma la tv di Stato non dovrebbe badare al fatto che un programma faccia o meno ascolti. Insomma a viale Mazzini non dovrebbero preoccuparsi che la trasmissione da lui ideata, «Le dieci cose», abbia ottenuto uno share bassissimo per gli obiettivi di rete di Raiuno.

Insomma secondo Veltroni il fatto che gli spettatori non vogliano vedere il suo programma, non significa che sia brutto. Messaggio recepito da viale Mazzini: gli hanno affidato anche sei documentari in onda su Raistoria da fine dicembre. Argomento: la Rai e la storia italiana. Tanto lui la tv la conosce davvero bene.


2. VELTRONI HA TROVATO LAVORO: CONVERTIRSI AL SÌ
Francesco Bonazzi per la Verità

Alzarsi ogni mattina e andare a lavorare è una sfida.
Ma alzarsi ed essere Walter Veltroni è un piacere. E anche un' arte.
VELTRONIVELTRONI
Lui non è un personaggio acido, disegnato con lo spray come il suo ex compagno Massimo D' Alema, ma somiglia a uno di quegli acquerelli delle elementari di fronte ai quali i genitori si chiedono se il pupo sia un angelo o un potenziale serial killer. Uolter, come lo chiamano per il suo americanismo casareccio, è caotico, ma levigato come un pavimento di graniglia degli anni Sessanta.

Di quelli che cambiano a seconda della luce e ti possono piacere, ma anche non piacere, e comunque, alla fine, ti dici che si tratta solo di un pavimento. Ma intanto lui è lì. È sempre lì. Tu invece chissà.

walter veltroni paolo del debbio alessandro sallustiWALTER VELTRONI PAOLO DEL DEBBIO ALESSANDRO SALLUSTI
Ci sono le grandi migrazioni, il terrorismo di matrice islamica (anzi «islamista», direbbe il nostro), il cambio di presidente alla Casa bianca, Renzi al quale stanno esplodendo in mano le banche, il Sud ormai lasciato a se stesso, milioni di cittadini disoccupati o disperatamente aggrappati a posti di lavoro sempre più traballanti. E poi c' è Veltroni, 61 anni, abbronzato, levigato, sorridente, rilassato, sempre garbato. La dimostrazione vivente che il lavoro nobilita, ma gli hobby sono meglio. I suoi sono il calcio, l' impegno politico, la lettura, il cinema, i vernissage e, naturalmente, la televisione.

Perché il padre Vittorio lavorava alla Rai e la mamma anche. Che fuori ci sia un' Italia che campa d' altro, studiando, producendo e vendendo cose che si toccano, è una miseria che non l' ha mai sfiorato. Vuoi mettere tra una cava di ghiaia sul Ticino e certi tramonti sulla terrazza Caffarelli, ripassando la formazione del Catanzaro dei miracoli?
veltroni michele emiliano ravetto ginefraVELTRONI MICHELE EMILIANO RAVETTO GINEFRA

Ebbene, ieri il Corriere della Sera gli ha concesso una pagina di intervista così titolata: «La Rai non pensi solo all' Auditel. Paghiamo il canone per avere qualità». Una summa perfetta di quel geniale «ma anche» che Maurizio Crozza gli ha affibbiato anni fa.

Perché Veltroni riconosce che lo share non può essere misura di tutta le cose, ma non trova il coraggio di contestarlo apertamente, né come sostituto della linea editoriale né come indice davvero attendibile. E poi si mette sul divano insieme al popolo, che notoriamente paga il canone «per avere qualità», e ci ricorda che anche lui, che è stato vicepremier e segretario dei Ds e del Pd ai tempi in cui Silvio Berlusconi gli faceva uno share così, insomma, anche lui ha dei diritti in quanto pagatore di canone.
walter veltroniWALTER VELTRONI

Il diritto naturalmente è quello di vedere sulla televisione di Stato programmi come il suo «Le dieci cose», che in prima serata su Raiuno ha racimolato un misero 12% di ascolto. L' intervistatore del Corriere, Paolo Conti, glielo ricorda con garbo: «C' è chi ha parlato di flop» (La Verità, per esempio). E l' uomo, che diventò giornalista dirigendo l' Unità, prende le distanze da se stesso: «Io ho fornito l' idea, senza ovviamente interferire nelle scelte autoriali».

«Autoriale sarà lei», gli risponderebbe Totò, anche a nome della lingua italiana, ma sono minuzie. Anche se «chi parla male, pensa male», come diceva uno dei massimi filosofi di riferimento di Uòlter, Nanni Moretti, in Palombella rossa. E tanto per pensar male, se il programma Rai dell' ideatore Veltroni è costato la bellezza di un milione a puntata, ha ancora un senso pagare un canone? O non faremmo meglio a dirgli: «A Valterì, quanto vuoi per fare solo lo spettatore?»

E invece no. Quest' uomo sfuggito abilmente a qualsiasi lavoro per quasi mezzo secolo, e che ha saputo anche farsi una cultura evitando licei e università (però frequenta Giovanna Melandri e il Maxxi), si prepara a dimostrarci che anche la storia, in fondo, non è altro che un grande budino.
chicco testa veltroni e bettiniCHICCO TESTA VELTRONI E BETTINI

«Su richiesta di Rai Storia ho lavorato per mesi a sei documentari dedicati al rapporto tra programmazione Rai e storia italiana», ha annunciato al Corriere.
Casualmente, ha trovato anche il modo di dire che la Rai del direttore generale Antonio Campo dall' Orto «sta cercando di cambiare passo» e certi nuovi programmi non sono niente male, anzi.

Anche «su richiesta di Rai Storia» è una di quelle for mule che ti fanno capire che la Rai sta cercando di cambiare passo. Basta con i raccomandati! Adesso la sedicente «prima azienda culturale del paese» sceglie per i sudditi televisivi solo le teste migliori, in totale autonomia dalla politica.

Certo, Veltroni ormai è uno storico, ma è pur sempre un ex politico. E che cosa penserà del referendum del 4 dicembre? La scorsa settimana è andato a Otto e mezzo su La7 a fare il suo bravo spottino di regime: «Voterò sì, contro l' instabilità».

OCCHETTO VELTRONIOCCHETTO VELTRONI
Ora, non è ancora chiaro, neppure allo storico e documentarista Veltroni, se i filmati dei telegiornali di 10 anni fa siano già «Storia» con la «s» maiuscola, ma su Youtube si gode da giorni con il video di un certo «Vincenzo», che dimostra come perfino un concetto vuoto come quello di servizio pubblico possa improvvisamente prendere vita se si adopera la prima delle virtù civili: la memoria.

Nel filmato si vedono tre personaggi della sinistra, che oggi sono per il «sì», arringare le folle contro la riforma costituzionale di Berlusconi, bocciata dal referendum del 2006. Si contempla Anna Finocchiaro, che per diventare il primo presidente della Repubblica donna avrebbe adottato anche la costituzione della Corea del Nord, travestirsi da Nilde Iotti del nuovo millennio: «Siamo qui per difendere la costituzione, quel patto che è nato dalla Resistenza e che io credo che ancora oggi sia uno degli esempi più straordinari e moderni di costituzione del mondo intero».

VELTRONIVELTRONI
Si ammira Dario Franceschini, oggi ministro della cultura con Renzi, stracciarsi le grisaglie: «Abbiamo un Berlusconi che disprezza i principi della nostra democrazia e che offende la costituzione». Ma soprattutto c' è un UMlter già pronto per le teche Rai: «Diremo no al tentativo di Berlusconi di mettere in discussione la Costituzione e di revocarne le radici, trasferendo tutto il potere nelle mani di una sola persona». Perché essere Veltroni, alla fine, è soprattutto un' esperienza paracula.

Fonte: qui