Visualizzazione post con etichetta mafia capitale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mafia capitale. Mostra tutti i post

martedì 3 settembre 2019

IL VIDEO SHOCK DI FABIO GAUDENZI, BRACCIO DESTRO DI CARMINATI

"SO CHI È IL MANDANTE DELL'OMICIDIO DIABOLIK" 

"NON SIAMO MAFIOSI MA FASCISTI. MI STO CONSEGNANDO AL QUESTORE E PARLERO' SOLO COL MAGISTRATO GRATTERI DEL MANDANTE DELL'ASSASSINO DI PISCITELLI PERCHÉ QUESTA È LA MAFIA VERA" 

IN UN SECONDO VIDEO GAUDENZI FA ANCHE UNA LISTA DI NOMI DI PERSONE CHE "SUBIRANNO LA VENDETTA DEL DIAVOLO SE..." – VIDEO

fabio gaudenziFABIO GAUDENZI

Foto di Ferdinando Mezzelani per Dagospia
FEDERICA ANGELI per repubblica.it

"Mi chiamo Fabio Gaudenzi, la polizia sta venendo ad arrestarmi e mi consegnerò come prigioniero politico. Dal 1992 appartengo a un gruppo elitario di estrema destra denominato "I fascisti di Roma nord" con a capo Massimo Carminati e di cui fanno parte Fabrizio Piscitelli, Luca e Fabrizio Caroccia, Maurizio Boccacci, Riccardo Brugia e Massimo Carminati".

Inizia così uno dei due video postati su Youtube da Fabio Gaudenzi, col volto travisato da un passamontagna e con in pugno una pistola. Seduto su una sedia davanti a una parete bianca, con solo dietro un quadro di "Opposta Fazione", Gaudenzi, già condannato nel processo Mafia Capitale a 2 anni e 8 mesi con rito abbreviato, si filma mentre sa già che la polizia andrà ad arrestarlo per possesso di armi. E promette rivelazioni sull'omicidio di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, ex capo ultrà della Lazio ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto scorso al Parco degli Acquedotti.
fabrizio piscitelli foto mezzelani gmt003FABRIZIO PISCITELLI FOTO MEZZELANI 

Potrebbe sembrare il messaggio di uno squilibrato, ma non lo è, almeno secondo gli inquirenti che lo hanno acquisito. "Vorrei essere processato e condannato per banda armata, come dovrebbero esserlo Carminati e Brugia (entrambi in carcere per associazione a delinquere di stampo mafioso, ndr). Non siamo mafiosi ma fascisti, lo siamo sempre stati e lo saremo sempre. La mafia e la droga ci fanno schifo. Mi sto consegnando al questore e parlerà solo col magistrato Gratteri del mandante dell'assassino di Piscitelli perché questa è la mafia vera". Così ha concluso l'intervento video Fabio Gaudenzi.
carminatiCARMINATI





La polizia ha arrestato Gaudenzi dopo che un vicino di casa aveva avvertito di aver sentito due spari provenire dal suo appartamento. Quando gli agenti sono arrivati oltre al revolver 357 che impugnava durante il video, hanno sequestrato anche una mitraglietta ritrovata in un armadio.

Nel secondo video sequestrato dalla polizia, che dura due minuti e 40 secondi, Gaudenzi fa anche una lista di nomi di persone che "subiranno la vendetta del diavolo se non lasceranno Roma". Tra questi quello di un carabiniere in servizio che, a dire del braccio destro di Carminati, "non è degno di indossare la divisa. Fonte: qui




DIETRO L’OMICIDIO DI 'DIABOLIK' CI SAREBBE IL BUSINESS DEL CONTRABBANDO DI ORO DALL'AFRICA 

NELLO STESSO AFFARE FINITO MALE COINVOLTO ANCHE FABIO GAUDENZI CHE INTERCETTATO AI TEMPI DI MONDO DI MEZZO", SPIEGÒ LE SUE PREOCCUPAZIONI PER IL DENARO CHIESTO IN PRESTITO ANCHE A CARMINATI E BRUGIA: IO DEVO PAGARE, ALTRI QUESTI MI AMMAZZANO

Michela Allegri e Camilla Mozzetti per il Messaggero - Roma
fabio gaudenziFABIO GAUDENZI

Fabio Gaudenzi aveva paura. Dopo essersi indebitato «con soggetti appartenenti ai circuiti malavitosi della Capitale», compresi il boss del Mondo di Mezzo, Massimo Carminati, il suo braccio armato Riccardo Brugia, e «gli amici di San Giovanni», i fratelli Bracci, aveva capito che lui e il suo socio, Filippo Maria Macchi, non sarebbero riusciti a restituire il denaro.

L' affare in cui avevano investito, un giro di contrabbando di oro dall' Africa, avrebbe dovuto fruttare milioni, e invece si era risolto in un buco nell' acqua. Gaudenzi era terrorizzato: «Io devo pagare, questi mi ammazzano, qui non c' è da giocare, io devo sistemare queste cose, in un modo o nell' altro», dice intercettato.
fabrizio piscitelli diabolik 9FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 9

Carminati era solo la punta dell' iceberg, e Gaudenzi, oggi, racconta di essere spaventato ormai da anni. Proprio quell' affare, ha detto ai pm della Dda, sarebbe costato la vita a Fabrizio Piscitelli, ucciso con un colpo di pistola il 7 agosto nel parco degli Acquedotti. A suo dire, avrebbe cercato di aiutarlo. Proprio come Maurizio Terminali, un altro militante dell' estrema destra morto a Brescia. Circostanza sulla quale gli inquirenti stanno indagando. I dettagli di quell' affare finito male sono negli atti dell' inchiesta Mondo di Mezzo. Intercettazioni, verbali, testimonianze.

carminati londraCARMINATI LONDRA



IL PRESTITO Tutto parte nell' aprile del 2014, quando Macchi propone a Gaudenzi l' operazione il cui costo complessivamente era di 500 mila euro.

Macchi aveva trovato quasi tutta la cifra, mancavano solo gli ultimi 60 mila euro. Proprio grazie all' intermediazione di Gaudenzi, la somma era stata messa a disposizione per metà da Raffaele Bracci e per il restante da Carminati e Brugia. Ottenuto il denaro, Gaudenzi e Macchi partono (è il 30 aprile 2014) dall' aeroporto di Ciampino con aereo privato della società Livingstone diretto in Africa.
carminatiCARMINATI

Il viaggio sarebbe dovuto durare poco, invece si protrae fino ad agosto. E in 4 mesi il prestito ottenuto non viene restituito nonostante il patto con Carminati: restituire i 30 mila euro entro un mese, più altri 10 mila euro. Una volta rientrati in Italia, però, Macchi vola in Brasile e Gaudenzi resta solo. Vani i tentativi di recuperare il denaro. Denaro che, in parte, doveva essere restituito anche all' ex moglie del Nero, Romana Rizzo. Gaudenzi si sfoga con Macchi: «Se va male qualcosa, a me qualcuno non è che me posso avere contro pure loro, cioè sennò sono morto in partenza».
fabrizio piscitelli diabolik 4FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 4

E Macchi commentava: «Loro sono quelli che non devi proprio mai avere contro». Ma loro stavano iniziando a perdere la pazienza. Intercettato il 18 agosto 2014, Carminati parlando con Brugia, dice: «Parto de martello come non porta i soldi a Romana». Le scadenze si fanno sempre più fitte:

fabio gaudenziFABIO GAUDENZI
«Mi servono i soldi Filì continua in un' altra telefonata Gaudenzi ma arriva questo bonifico? Io devo pagare, questi mi ammazzano». E ancora pochi giorni dopo: «Bisogna trovare una soluzione, dobbiamo dare i soldi a Raffaele e Riccardo entro il 30 settembre» perché dice ancora Gaudenzi «non posso avere nemici Riccardo da una parte e Raffaele dall' altra, significa essere morti a Roma». A ottobre Gaudenzi crolla e incontra Raffaele Bracci dicendogli che Macchi non riusciva a restituire il denaro e che Brugia gli ha concesso una proroga.

Il 15 novembre 2014, Gaudenzi chiama un parente di Macchi chiedendo notizie: dice che è all' estero da tre mesi e che lui ha bisogno che torni in Italia, «sta cosa non finisce bene, cioè lui mi deve dare i soldi e soprattutto agli amici miei, lo sa che persone sono». Fonte: qui

'DIABOLIK' VIDE GAUDENZI PRIMA DI MORIRE E GLI DISSE: “SO DOVE SI TROVA CHI HA RUBATO L'ORO” 
IL VERBALE DELLO “ZOPPO”: "DIABOLIK MI DISSE DI CERCARE MACCHI AD ANZIO, POI IL DELITTO” 
L’OPERAZIONE PER IL CONTRABBANDO DI ORO DALL'AFRICA E LA TRAPPOLA IN CUI ERA CADUTO GAUDENZI 
INTANTO E’ STATA BRUCIATA LA PANCHINA DOVE FU UCCISO L'ULTRÀ LAZIALE
Camilla Mozzetti e Giuseppe Scarpa per il Messaggero

fabio gaudenziFABIO GAUDENZI
«Te l' ho trovato, ha la barca ormeggiata ad Anzio. Quando mi avvisano che ci va, ti chiamo così te la vedi tu». Fabrizio Piscitelli lo aveva trovato l' uomo che Fabio Gaudenzi stava cercando: Filippo Maria Macchi. È quanto ha riferito lo zoppo ai pm. Diabolik si era anche recato di persona a casa di Gaudenzi, il 6 agosto, ventiquattro ore prima di essere freddato da un colpo di pistola alla nuca, per dirglielo.

fabio gaudenziFABIO GAUDENZI
Lo zoppo gli aveva affidato una missione: trovare Macchi che con lui aveva messo in cantiere e condotto l' operazione per il contrabbando di oro dall' Africa senza restituirgli il denaro che era riuscito a farsi prestare dagli amici camerati. In mezzo non ci sarebbe stato soltanto il mancato recupero del credito. Ma anche l' imbroglio in cui era cascato Gaudenzi per la promessa, poi disattesa, di incassare il premio che gli era stato garantito da Macchi: una buona uscita da un milione di euro per esser riuscito a farsi dare i soldi, che mancavano per avviare l' operazione di contrabbando, da Massimo Carminati, Riccardo Brugia, i fratelli Bracci. I suoi amici camerati gli avevano messo in mano il denaro senza fare troppe domande ma chiedendo che venisse poi restituito con gli interessi.

bruciata la panchina dove fu ucciso diabolikBRUCIATA LA PANCHINA DOVE FU UCCISO DIABOLIK
La partita in Africa pesava 3 quintali d' oro grezzo e avrebbe fruttato svariati milioni di euro. Gaudenzi per gli sforzi sostenuti, avrebbe dovuto ricevere alla fine una lauta ricompensa. Ma non ha mai visto né questa né i soldi che si era fatto dare in prestito: era rimasto con il debito e senza oro. L' operazione sembrava sfumata: Gaudenzi era partito con Macchi alla volta dell' Africa, l' oro era stato preso ma depositato prima in una banca di Dubai senza arrivare in Italia.

O almeno, se poi abbia varcato i confini nazionali, Gaudenzi non lo sapeva perché dall' affare era stato tagliato fuori e a distanza di tempo lo aveva capito ma, non potendo lasciare Roma poiché sottoposto alla sorveglianza speciale con l' obbligo di soggiorno e di presentazione in caserma, si era affidato a due amici di lunga data per chiedere aiuto: Maurizio Terminali e Fabrizio Piscitelli.

in ricordo di diabolik foto mezzelani gmt 18IN RICORDO DI DIABOLIK FOTO MEZZELANI 
L' ACCORDO I due erano stati incaricati dallo zoppo di trovare Filippo Maria Macchi il quale, dopo esser tornato dall' Africa e dopo un lungo soggiorno in Brasile, non si era fatto più sentire. Il viaggio era stato lungo e dispendioso: 4 mesi in giro per il Burundi, Congo, Kenya a bordo di un jet privato e un investimento complessivo di 1,5 milioni di euro.
FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIKFABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK












Da una parte Gaudenzi doveva rientrare dei soldi chiesti in prestito dall' altra si era visto negare ciò che gli era stato promesso e voleva vendicarsi. Ma non potendo lasciare Roma, aveva sollecitato prima Maurizio Terminali e poi Diabolik per essere aiutato nelle ricerche di quello che credeva essere il suo socio. Terminali è stato il primo a trovare Macchi a Siena dove la famiglia era a capo di una squadra di basket. «Va a vedere la partita la domenica», gli avrebbe detto, senza riuscire, tuttavia, a fare di più: Terminali è morto per un' overdose ma Gaudenzi crede sia stato ammazzato. Entra in gioco allora Diabolik, forse dietro un accordo economico, che si mette sulle tracce dell' uomo e lo trova. Ma dopo poco muore anche lui.
fabrizio piscitelli diabolik 9FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK

Sono questi gli ultimi dettagli che emergono dall' inchiesta sulla morte di Diabolik, il capo ultrà della Lazio ucciso da un killer camuffato da runner nel parco degli Acquedotti lo scorso 7 agosto. Gaudenzi nel corso dell' interrogatorio nel carcere di Rebibbia ha ricostruito ai pm della Dda, Giovanni Musarò e Nadia Plastina, la sua versione sui fatti dopo essersi consegnato il 2 settembre agli agenti di polizia della Squadra Mobile di Roma.
fabrizio piscitelli diabolik 4FABRIZIO PISCITELLI DIABOLIK 









Le sue parole sono ora al vaglio degli inquirenti e la Procura dovrà stabilirne l' attendibilità. Ma nel corso dell' interrogatorio-fiume, durato più di 5 ore e poi secretato, Gaudenzi ha spiegato in questo modo il ruolo di Piscitelli e dell' altro amico fascista, Maurizio Terminali, morto a Brescia all' inizio dell' estate. Intanto ieri, la panchina sulla quale Piscitelli è stato freddato e trasformata poi in un simulacro, è stata in parte bruciata dalle fiamme. Non si esclude il dolo né il messaggio intimidatorio.
Fonte: qui

martedì 11 aprile 2017

IL PM PAOLO IELO PARLA ALLA REQUISITORIA DEL PROCESSO A MAFIA CAPITALE


E RICORDA CHE I DUE PRINCIPALI IMPUTATI, BUZZI E CARMINATI, NEGLI INTERROGATORI SONO STATI “GIOCHERELLONI MA POCO CREDIBILI”


«Buzzi è un caso di scuola di inattendibilità assoluta e radicale. Per valutare ciò sarebbe sufficiente ricordare l'interrogatorio del 30 marzo. Buzzi, che quattro mesi prima era stato arrestato per gravissimi reati e a pagina 81 dice: "spenga quel registratore". Cascini gli dice questo ufficio rispetta le regole, andiamo avanti. Questo potrebbe bastare ma è davvero solo l'inizio». Così il procuratore aggiunto Paolo Ielo nel corso della requisitoria per il processo Mafia capitale, in corso nell'aula bunker di Rebibbia.

E ancora: «Non è stato un Truman show, i vari protagonisti parlavano di fatti veri. L'associazione mafiosa sta tutta qui in questa aula, è quella che è stata contestata nell'ordinanza di custodia cautelare, sbaglia chi pensa che con il decreto di archiviazione si sia sgonfiato tutto. L'accusa non è in guerra con nessuno, dal 416 bis alle frodi fiscali, questo Ufficio non ha giocato barando».

Per la requisitoria il procuratore aggiunto Paolo Ielo è il primo a prendere la parola, affiancato dai sostituti Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini. Alla sbarra 46 imputati, tra cui i "capi", secondo l'accusa, della "cupola" romana Salvatore Buzzi e Massimo Carminati con accuse che vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso alla corruzione ma anche turbativa d'asta, minacce ed estorsione.

CARMINATICARMINATI
«L'esercizio dell'azione penale si è collocato per tutte le fattispecie di reato nel solco degli orientamenti giurisprudenziali - ha aggiunto Ielo - Il cuore di questo processo sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che costituiscono una prova autonoma senza bisogno di riscontro. Ascoltatele anche voi e verificate se il tono di quelle dichiarazioni e di quelle conversazioni fosse quello di quattro amici al bar che chiacchieravano».

«La Procura - ha aggiunto - ha usato il criterio della prudenza nel valutare il contenuto delle conversazioni e nel ricercare riscontri nei confronti di terzi soggetti coinvolti. In mancanza di questi riscontri e di una prova solida, abbiamo chiesto l'archiviazione. Altrimenti si tratta di telefonate vere, spontanee, genuine, che hanno una loro logica e una loro coerenza con i luoghi in cui si svolgono, con i personaggi protagonisti di queste conversazioni, con gli eventi esterni. La pretesa di questa Procura è di basarsi su principi di par condicio sia nella valutazione delle prove sia nella ricostruzione dei reati».

BUZZIBUZZI
Mafia Capitale è una «nuova mafia che non è nuova», che affonda le sue radici «nel capitale originario» accumulato dalla commistione tra la banda della Magliana e l'eversione nera. Una mafia «diversa da tutte le altre organizzazioni, perché non è importata ma nasce in questa città» che si è evoluta passando dal «recupero crediti violento» all' «acquisizione di appalti e commesse pubbliche». Così il pubblico ministero Giuseppe Cascini, nel riprendere la requisitoria di Ielo, ha definito le caratteristiche dell'organizzazione che dominava il mondo di mezzo.

«Non dobbiamo stabilire oggi se c'è la mafia a Roma, sappiamo che c'è - dice Cascini nella sua requisitoria - Lo sappiamo dai processi celebrati ad appartenenti alle cosche e dai sequestri patrimoniali. Dunque non dobbiamo stabilire qualcosa che già si sa, dobbiamo stabilire se questa associazione rientri nel perimetro del 416 bis. La matrice dell'organizzazione, sostiene dunque la procura, trae origine da quella criminalità che ha infestato Roma a cavallo degli anni '70 e '80 in cui Carminati ha avuto un ruolo fondamentale grazie al suo capitale criminale. Questo fa sì che Mafia Capitale non ha necessità di imporre con la violenza la propria forza, perché può contare sul capitale originario« e su una città, Roma, che è diversa da tutte le altre. 

Tutti sanno bene - dice infatti Cascini - che non ci potrà mai essere nella Capitale un'unica organizzazione che comanda, non ci sarà mai un capo unico. A Roma da decenni vige un patto di convivenza tra organizzazioni autoctone e provenienti dai territori tradizionali. Con uomini che hanno fatto da garante a questa pax, in cui non si ammazza e non ci sono guerre tra bande. Questi uomini sono Carminati, Senese e Fasciani». Mafia Capitale, conclude Cascini, è una «storia che parte dai pollici spezzati dietro al benzinaio e arriva al sindaco della città. E solo guardandola nella sua dimensione unitaria noi riusciamo a coglierne la mafiosità».

Fonte: qui

mercoledì 8 febbraio 2017

IL GIP HA ARCHIVIATO 113 POSIZIONI NELL’INCHIESTA SU MAFIA CAPITALE

CADE PER ALEMANNO L’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO, RESTA IN PIEDI QUELLA PER CORRUZIONE E FINANZIAMENTO ILLECITO

ESCE DALL’INCHIESTA ANCHE IL PRESIDENTE DELLA REGIONE LAZIO, NICOLA ZINGARETTI


ALEMANNO PANZIRONIALEMANNO PANZIRONI
Il gip di Roma Flavia Costantini ha archiviato 113 posizioni di indagati a vario titoli e in vari filoni nell’inchiesta su Mafia Capitale. Tra loro l’ex sindaco Gianni Alemanno, l’attuale presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’ex capo di gabinetto Maurizio Venafro.

Archiviate anche alcune fattispecie di reato contestate a soggetti sotto processo, come Massimo Carminati, Salvatore Buzzi e Mirko Coratti. Cadute le accuse per Ernesto Diotallevi, Luca Parnasi, Gennaro Mokbel, Eugenio Patané, Alessandro Cochi.

CARMINATICARMINATI
Il gip non ha archiviato per tre indagati: l’imprenditore Salvatore Forlenza, l’ex presidente della commissione bilancio del Comune, Alfredo Ferrari e l’ex consigliere comunale (lista civica Marino Sindaco) Luca Giansanti.

SALVATORE BUZZISALVATORE BUZZI
Nei confronti di Alemanno l’accusa archiviata è di associazione per delinquere di stampo mafioso ma resta sotto processo per le accuse per corruzione e finanziamento illecito. Per Zingaretti, cadano le accuse di corruzione e turbativa d’asta mentre a Venafro viene archiviata l’accusa di corruzione.

NICOLA ZINGARETTINICOLA ZINGARETTI
Il giudice ha, inoltre, archiviato la posizione di Luigi Ciavardini, Lorenzo Alibrandi, Fabrizio e Paolo Pollak e Gianluca Ius e dei penalisti Pierpaolo Dell’Anno, Michelangelo Curti e Domenico Leto. Cadute alcune ipotesi di reato per Luca Gramazio e Francesco D’Ausilio.

Fonte: qui


giovedì 2 febbraio 2017

ODEVAINE(UOMO FIDATO DI VELTRONI) PER TRE ANNI HA INCASSATO 5 MILA EURO AL MESE DA BUZZI


LO HA AMMESSO LO STESSO EX CAPO DI GABINETTO DI VELTRONI NEL CORSO DELL’ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO “MAFIA CAPITALE”: “PER IL CARA DI MINEO HO PRESO 260 MILA EURO DAI VERTICI DELLA COOPERATIVA LA CASCINA”

ODEVAINEODEVAINE

(ANSA) - "Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al novembre del 2014. Per lui risolvevo i problemi, facilitavo gli interessi di Buzzi. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina". E' l'ammissione fatta nel corso dell'udienza del processo a Mafia Capitale, da Luca Odevaine, ex componente del tavolo nazionale sugli immigrati e imputato nel maxiprocesso per corruzione.

Nel corso dell'interrogatorio, l'ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Valter Veltroni ha spiegato di avere percepito, per la vicenda della gestione del Cara di Mineo, circa "diecimila euro, poi diventati ventimila euro" per un totale di circa "260 mila euro" dai vertici della cooperativa La Cascina. Per questa vicenda, in particolare, Odevaine ha già patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi sempre per corruzione.

INTERROGATO PER OTTO ORE NELL’AULA BUNKER DI REBIBBIA, LUCA ODEVAINE AMMETTE OGNI RESPONSABILITÀ: “QUANDO SI RIVOLGEVANO A ME PER SAPERE QUALI STRUTTURE POTESSERO OSPITARE MIGRANTI, IO MI ATTIVAVO CON LE COOPERATIVE CHE CONOSCEVO”

Federica Angeli per la Repubblica - Roma

ODEVAINEODEVAINE
«Erano prefetti e funzionari del ministero degli Interni a rivolgersi a me per sapere quali strutture potessero ospitare migranti. Così io mi attivavo con le cooperative che conoscevo». È un uomo rassegnato al proprio destino Luca Odevaine, interrogato per otto ore nell’aula bunker di Rebibbia alla 170esima udienza del processo Mafia capitale. L’uomo di potere che arrivava ovunque e aveva contatti con tutti, il Mister Wolf che risolveva problemi del mondo di sotto e di quello di sopra, ha ammesso ogni responsabilità.

LUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMALUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMA
La sua attività corruttiva la chiama «facilitare le cooperative » e le tangenti le definisce «ricompense ». Per il resto il quadro è piuttosto chiaro. «Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al 2014. Mi pagava ogni 5 del mese ed essendo stato arrestato il 2 dicembre, l’ultima volta che ho preso soldi è stato a novembre. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina, prima 10, poi 20mila euro al mese».

Per anni Luca Odevaine è stato a libro paga della holding di Buzzi e Carminati, ma anche al soldo della cooperazione sociale cattolica, la Domus Caritatis poi diventata Cascina. In aula l’ex vicecapo di gabinetto del sindaco Veltroni ha spiegato che dal 2006 si è creato una rete di rapporti con prefetti, questori e dirigenti che poi, col tempo, hanno fatto carriera. Con loro ha sempre mantenuto rapporti ottimi tanto che per loro - da quando diventò componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell’estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) - era un punto di riferimento per la questione immigrati. «Venivo remunerato dal gruppo Buzzi per la mia attività di facilitatore.

salvatore buzzi con il quarto stato alle spalleSALVATORE BUZZI CON IL QUARTO STATO ALLE SPALLE
Semplificavo i suoi rapporti con la pubblica amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante.

Intervenivo sia per i ritardi nei pagamenti che per mettere a disposizione strutture a fronte di un impennata da 20mila a 130mila immigrati entrati in Italia. Non è vero però che orientavo i flussi degli immigrati, non avrei potuto farlo». Almeno formalmente, perché a lui i big del Viminale, stando alla testimonianza in aula si rivolgevano per «delocalizzare o sistemare migranti».

Poi il passaggio sulla giunta Alemanno. «Il neoeletto sindaco mi disse che per tutto il periodo della mia permanenza al Comune le due sue persone di assoluta fiducia erano Riccardo Mancini e l’onorevole Vincenzo Piso che era stato in carcere con lui, Buzzi e Carminati negli anni Ottanta. Poi iniziò le nomine per appartenenza politica: Raffaele Marra al Patrimonio, mentre per l’Ufficio Decoro nominò Mirko Giannotta, segretario del Msi di Acca Larentia e responsabile della tentata rapina nel maggio 2006 da Bulgari. Lui distrusse tutti gli archivi del materiale di pubblica sicurezza da me raccolto e decisi di lasciare Palazzo Senatorio».

Fonte: qui

lunedì 19 dicembre 2016

A POLETTI E' FUGGITO IL CERVELLO: "CENTOMILA GIOVANI SCAPPATI ALL'ESTERO? CONOSCO GENTE CHE È BENE NON AVERE TRA I PIEDI

IL MINISTRO DEL LAVORO: QUESTO PAESE NON SOFFRIRÀ A NON AVERLI TRA I PIEDI. E SU CHI RIMANE: "NON SONO TUTTI DEI PISTOLA"


SALVATORE BUZZI E GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI E GIULIANO POLETTI -MAFIA CAPITALE
Se 100mila giovani se ne sono andati dall'Italia, "non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'". Un'uscita destinata a far discutere, quella del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a colloquio con i giornalisti a Fano. Il ministro del Lavoro, che pochi minuti prima aveva difeso il Jobs Act del governo e aperto alla possibilità di rivedere le norme sui voucher, anche alla luce dei dati Inps sulla loro costante crescita, ha lanciato il sasso sulla ormai annosa questione della fuga dei cervelli.

italiani a londraITALIANI A LONDRA
"Intanto - ha sostenuto Poletti - bisogna correggere un'opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei 'pistola'. Permettetemi di contestare questa tesi".

E ha poi aggiunto con una stilettata destinata a far discutere: "Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".

Detto questo, ha concluso il ministro del Lavoro, "è bene che i nostri giovani abbiano l'opportunità di andare in giro per l'Europa e per il mondo. E' un'opportunità di fare la loro esperienza, ma debbono anche avere la possibilità di tornare nel nostro Paese. Dobbiamo offrire loro l'opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare".
italiani a londra 5ITALIANI A LONDRA 5

Un paio di mesi fa era stato l'allora primo ministro, Matteo Renzi, a puntare il dito contro la "retorica della fuga dei cervelli", durante un intervento in Toscana. Poco prima di partire per la cena negli Stati Uniti con il presidente Barack Obama, parlando dalla Scuola Superiore Sant'Anna Renzi aveva attaccato: "Non continuiamo con la retorica della fuga dei cervelli. Il punto centrale è che bisogna trovare il modo di essere attrattivi". E ancora: "Bisogna aprirsi alla competizione internazionale, trovare il modo di essere attrattivi".

CERVELLI IN FUGACERVELLI IN FUGA

giovedì 24 novembre 2016

Carminati: «Ho preso i soldi al caveau fra un documento e l'altro»


Nel corso del processo per Mafia Capitale per cui è imputato, il 'Cecato' ammette per la prima volta di aver compiuto il furto alla Banca di Roma e di aver prelevato il contenuto delle 147 cassette di sicurezza.

I retroscena del colpo che colpì magistrati, avvocati, funzionari della Giustizia connessi con i più grandi misteri d'Italia, erano stati pubblicati in esclusiva dal nostro giornale

di Lirio Abbate                                                                                         22 novembre 2016

Per la prima volta Massimo Carminati, intervenendo in aula durante il processo a mafia Capitale in cui è imputato, ammette di aver compiuto il furto al caveau della Banca di Roma a luglio 1999, ma soprattutto rivela ai giudici del tribunale di aver portato via documenti riservati contenuti nelle cassette di sicurezza. La dichiarazione spontanea del “cecato” arriva a conclusione della deposizione fatta oggi da due ufficiali dei carabinieri, chiamati a deporre dalla difesa di Carminati, accusato di essere il capo di mafia Capitale.

L'Espresso ha pubblicato nelle scorse settimane i retroscena di questo furto, rendendo noti i nomi delle vittime titolari delle cassette di sicurezza. Fra loro vi erano magistrati importanti, avvocati, professionisti e impiegati del ministero della Giustizia. Nomi che non erano mai stati resi pubblici.

"È ovvio dal 2002 da dove proviene la mia disponibilità economica. Se c'erano tutti questi dubbi sulla mia partecipazione al colpo del caveau a piazzale Clodio (avvenuto nel luglio del 1999 ndr) potevano dirlo subito così mi assolvevano invece di condannarmi. C'erano tanti documenti in quel caveau, ma anche tanti soldi e io qualche soldo l'ho preso".




Il nostro settimanale ha titolato in copertina “Ricatto alla Repubblica”, con i segreti della lista Carminati. Perché l'ex estremista di destra che ha fondato adesso mafia Capitale aveva scelto le cassette da svuotare nel 1999 e oggi l'Espresso è stato in grado di ricostruire i misteri d'Italia ai quali sono connesse le vittime: dalla P2 alle stragi, da Andreotti al delitto di Pasolini.

vedi anche:


Oggi nell'aula bunker di Rebibbia è arrivata la svolta, accompagnata da un chiaro messaggio che è tutto da decifrare. Carminati dice: «Sulla mia disponibilità economica, tutti ci girano intorno, ma è ovvio quale fosse dal 2002: se c'erano tutti questi dubbi che io avessi partecipato al furto al caveau potevano dirlo prima così mi assolvevano invece di condannarmi». E aggiunge un particolare importante: « È vero, c'erano molti documenti, e così fra un documento e l'altro ho preso pure qualche soldo».

Poi, come ha fatto altre volte, ha puntato ancora all'inchiesta de l'Espresso sui Quattro re di Roma, sostenendo «che per me non era una fuga di notizie».

vedi anche:

Schermata-12-2456994-alle-12-58-04-png

I quattro re di Roma

Carminati, Fasciani, Senese e Casamonica. Ecco i boss che si sono spartiti il controllo della città. Mettendo a freno omicidi e fatti di sangue troppo eclatanti per garantire il silenzio sui propri traffici


Fino ad oggi Massimo Carminati non aveva mai ammesso alcuna responsabilità fra le tante che gli sono state rivolte nelle aule giudiziarie. Oggi ammette di aver preso “documenti” e soldi dal caveau che fino al giorno del suo arresto lo hanno fatto vivere al di sopra del suo tenore ufficiale di vita. Carminati è stato processato per questi furto e condannato dai giudici di Perugia.

La condanna per il colpo al caveau è diventata definitiva il 21 aprile 2010. Ma Carminati ha evitato il carcere grazie all’indulto Prodi-Berlusconi, che gli ha cancellato tre anni di pena. Quindi ottiene l’affidamento nella cooperativa sociale di Salvatore Buzzi. E, secondo l’accusa, fonda mafia Capitale.

Fonte: qui