Visualizzazione post con etichetta Salvatore Buzzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Salvatore Buzzi. Mostra tutti i post

martedì 11 aprile 2017

IL PM PAOLO IELO PARLA ALLA REQUISITORIA DEL PROCESSO A MAFIA CAPITALE


E RICORDA CHE I DUE PRINCIPALI IMPUTATI, BUZZI E CARMINATI, NEGLI INTERROGATORI SONO STATI “GIOCHERELLONI MA POCO CREDIBILI”


«Buzzi è un caso di scuola di inattendibilità assoluta e radicale. Per valutare ciò sarebbe sufficiente ricordare l'interrogatorio del 30 marzo. Buzzi, che quattro mesi prima era stato arrestato per gravissimi reati e a pagina 81 dice: "spenga quel registratore". Cascini gli dice questo ufficio rispetta le regole, andiamo avanti. Questo potrebbe bastare ma è davvero solo l'inizio». Così il procuratore aggiunto Paolo Ielo nel corso della requisitoria per il processo Mafia capitale, in corso nell'aula bunker di Rebibbia.

E ancora: «Non è stato un Truman show, i vari protagonisti parlavano di fatti veri. L'associazione mafiosa sta tutta qui in questa aula, è quella che è stata contestata nell'ordinanza di custodia cautelare, sbaglia chi pensa che con il decreto di archiviazione si sia sgonfiato tutto. L'accusa non è in guerra con nessuno, dal 416 bis alle frodi fiscali, questo Ufficio non ha giocato barando».

Per la requisitoria il procuratore aggiunto Paolo Ielo è il primo a prendere la parola, affiancato dai sostituti Luca Tescaroli e Giuseppe Cascini. Alla sbarra 46 imputati, tra cui i "capi", secondo l'accusa, della "cupola" romana Salvatore Buzzi e Massimo Carminati con accuse che vanno dall'associazione per delinquere di stampo mafioso alla corruzione ma anche turbativa d'asta, minacce ed estorsione.

CARMINATICARMINATI
«L'esercizio dell'azione penale si è collocato per tutte le fattispecie di reato nel solco degli orientamenti giurisprudenziali - ha aggiunto Ielo - Il cuore di questo processo sono le intercettazioni telefoniche e ambientali, che costituiscono una prova autonoma senza bisogno di riscontro. Ascoltatele anche voi e verificate se il tono di quelle dichiarazioni e di quelle conversazioni fosse quello di quattro amici al bar che chiacchieravano».

«La Procura - ha aggiunto - ha usato il criterio della prudenza nel valutare il contenuto delle conversazioni e nel ricercare riscontri nei confronti di terzi soggetti coinvolti. In mancanza di questi riscontri e di una prova solida, abbiamo chiesto l'archiviazione. Altrimenti si tratta di telefonate vere, spontanee, genuine, che hanno una loro logica e una loro coerenza con i luoghi in cui si svolgono, con i personaggi protagonisti di queste conversazioni, con gli eventi esterni. La pretesa di questa Procura è di basarsi su principi di par condicio sia nella valutazione delle prove sia nella ricostruzione dei reati».

BUZZIBUZZI
Mafia Capitale è una «nuova mafia che non è nuova», che affonda le sue radici «nel capitale originario» accumulato dalla commistione tra la banda della Magliana e l'eversione nera. Una mafia «diversa da tutte le altre organizzazioni, perché non è importata ma nasce in questa città» che si è evoluta passando dal «recupero crediti violento» all' «acquisizione di appalti e commesse pubbliche». Così il pubblico ministero Giuseppe Cascini, nel riprendere la requisitoria di Ielo, ha definito le caratteristiche dell'organizzazione che dominava il mondo di mezzo.

«Non dobbiamo stabilire oggi se c'è la mafia a Roma, sappiamo che c'è - dice Cascini nella sua requisitoria - Lo sappiamo dai processi celebrati ad appartenenti alle cosche e dai sequestri patrimoniali. Dunque non dobbiamo stabilire qualcosa che già si sa, dobbiamo stabilire se questa associazione rientri nel perimetro del 416 bis. La matrice dell'organizzazione, sostiene dunque la procura, trae origine da quella criminalità che ha infestato Roma a cavallo degli anni '70 e '80 in cui Carminati ha avuto un ruolo fondamentale grazie al suo capitale criminale. Questo fa sì che Mafia Capitale non ha necessità di imporre con la violenza la propria forza, perché può contare sul capitale originario« e su una città, Roma, che è diversa da tutte le altre. 

Tutti sanno bene - dice infatti Cascini - che non ci potrà mai essere nella Capitale un'unica organizzazione che comanda, non ci sarà mai un capo unico. A Roma da decenni vige un patto di convivenza tra organizzazioni autoctone e provenienti dai territori tradizionali. Con uomini che hanno fatto da garante a questa pax, in cui non si ammazza e non ci sono guerre tra bande. Questi uomini sono Carminati, Senese e Fasciani». Mafia Capitale, conclude Cascini, è una «storia che parte dai pollici spezzati dietro al benzinaio e arriva al sindaco della città. E solo guardandola nella sua dimensione unitaria noi riusciamo a coglierne la mafiosità».

Fonte: qui

giovedì 30 marzo 2017

COMPROMESSO STORICO DEL 'FINANZIAMENTO'. BUZZI HA DATO DENARO A VELTRONI E AL TANDEM PANZIRONI-ALEMANNO

COMPROMESSO STORICO DEL 'FINANZIAMENTO'. BUZZI HA DATO 150 MILA EURO A VELTRONI (“MAI IN NERO”) E 850 MILA AL TANDEM PANZIRONI-ALEMANNO ("NON SMETTEVA MAI DI CHIEDERMI SOLDI") 

BUZZI: “SONO SEMPRE STATO COMUNISTA, MA SE UN GATTO ME PIJA ER SORCIO, IO PAGO…”

1. PER FINANZIARE VALTER IL LIMITE ERA 5 MILA EURO
Il.Sa. per il Corriere della Sera
salvatore buzzi con il quarto stato alle spalleSALVATORE BUZZI CON IL QUARTO STATO ALLE SPALLE

Le rivelazioni in progress di Salvatore Buzzi colpiscono di nuovo il Partito Democratico. Nel corso dell' esame, il fondatore della 29 giugno aveva già sparato a zero sui suoi ex colleghi di partito (salvandone una parte) ma ora, durante il controesame, Buzzi sembra voler condurre l' affondo.

walter veltroniWALTER VELTRONI
E, per la prima volta, l' imputato chiama in causa l' ex sindaco Walter Veltroni, sostenendo di averlo finanziato durante la campagna elettorale attraverso il sistema delle coop. «Tirammo fuori 150mila euro. Finanziamenti in chiaro e mai in nero» aggiunge, come se questo fosse sufficiente a ridimensionare la portata dell' accusa. E anche se il nome di Veltroni non compare nell' elenco dei finanziati, prodotto dai suoi difensori gli avvocati Alessandro Diddi e Piergerardo Santoro, è chiaro che ormai Buzzi va a ruota libera. Precisano dall' allora comitato elettorale di Veltroni: «Il limite al finanziamento era rigorosamente di 5mila euro...»
SALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI - GIULIANO POLETTI

É la sua parola contro quella degli altri ma il re della «29 giugno» conta anche sul rimbalzo mediatico delle sue affermazioni. A stretto giro il senatore Maurizio Gasparri decide di rincarare la dose: «Possibile che un illustre esponente della sinistra come Veltroni non voglia dare un contributo di verità sulla vicenda? Perché non smentisce?».

SALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNOSALVATORE BUZZI - LUCIANO CASAMONICA - GIANNI ALEMANNO
Buzzi ne ha anche per Franco Panzironi e Gianni Alemanno: «Non smetteva mai di chiedermi soldi - dice - complessivamente gli abbiamo dato 867 mila euro, molti erano per la campagna elettorale di Alemanno». In pressing anche Francesco Storace ma su Nicola Zingaretti: «Bugie ai giudici». Oggi toccherà a Massimo Carminati offrire la sua versione.

Il Nero, in collegamento da Parma, risponderà alle domande dei difensori ma non sarà ripreso dalle televisioni: «Rispetto ad altri più o meno celebri processi che lo hanno visto imputato - dice l' avvocato Ippolita Naso - questo si presta ad un suo intervento in quanto è condito di una serie di ricostruzioni fantasiose e suggestive che meritano di essere chiarite una volta per tutte».



2. BUZZI E PANZIRONI "TI HO DATO PURE UN OROLOGIO PER LAVORARE"
Federica Angeli per la Repubblica - Roma

SALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONISALVATORE BUZZI FRANCO PANZIRONI
«OTTOCENTOSETTANTA-CINQUEMILA euro più un orologio scelto da lui in una gioielleria: ecco quanto ho dato negli anni a Panzironi per vincere le gare. Perché se volevi lavorare in Ama bisogna pagare Panzironi: non c' erano pasti gratis in Ama con lui e anche quando se n' è andato ha continuato a gestire tutto». Salvatore Buzzi grida dal carcere di Tolmezzo nel corso dell' interrogatorio dell' avvocato Bartolo, difensore di Franco Panzironi, l' ex ad Ama in quota Alemanno «a libro paga» del ras delle coop. 

E l' avvocato Bartolo urla a sua volta, parlando sempre al plurale e non per conto del suo assistito, come fanno gli altri penalisti. «Noi siamo da due anni in galera ha capito Buzzi?» o anche «siamo accusati di associazione di stampo mafioso».
franco panzironiFRANCO PANZIRONI

Le tangenti "tracciate" dall' accusa ammontano a 200mila euro ma per Buzzi è il quadruplo quello che ha dovuto dare a Panzironi e di cui non vi è prova se non la sua parola. «Perchè il suo cliente è un delinquente! », grida il ras delle coop nell' aula bunker di Rebibbia.

E l' avvocato Bartolo esplode: «Non si permetta! Piuttosto ci spieghi per quale motivo sta coprendo Alemanno e Visconti: non sarà mica un discorso di regole tra vecchi camerata?». Ormai il gioco è a chi indispettisce di più l' altro. E di fronte alla orgogliosa rivendicazione di Buzzi di essere sempre stato un comunista, il legale di Panzironi, come se la tensione non fosse già alta, soffia sul fuoco. Sempre urlando, chiede: «Lei che si definisce comunista non si vergogna ad aver finanziato le campagne elettorali del 2013 di Alemanno? ».

BUZZI CARMINATIBUZZI CARMINATI
La domanda, seppur ammessa dal tribunale, solleva sdegno da parte di alcuni suoi stessi colleghi. L' avvocato Ippolita Naso di Carminati, dal banco dietro, di fronte all' aggressività del collega, spalanca le braccia e dice: «è una domanda sul piano etico », «ma chi è lei: un moralizzatore? », chiosa il difensore di Buzzi Piergerardo Santoro.

La giudice riporta ordine e il ras delle coop non si sottrae neanche a questa ultima domanda. «Le rispondo in termini marxiani: tu non devi guardare se il gatto è bianco o nero, se me pia er sorcio io lo pago». Una parabola, una delle tante enunciate da Buzzi (come quella «la verità è che io sono stato un argine alla corruzione a Roma»), che chiude gli 8 giorni dedicati a lui. Da oggi tocca a Carminati.

Fonte: qui

giovedì 2 febbraio 2017

ODEVAINE(UOMO FIDATO DI VELTRONI) PER TRE ANNI HA INCASSATO 5 MILA EURO AL MESE DA BUZZI


LO HA AMMESSO LO STESSO EX CAPO DI GABINETTO DI VELTRONI NEL CORSO DELL’ULTIMA UDIENZA DEL PROCESSO “MAFIA CAPITALE”: “PER IL CARA DI MINEO HO PRESO 260 MILA EURO DAI VERTICI DELLA COOPERATIVA LA CASCINA”

ODEVAINEODEVAINE

(ANSA) - "Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al novembre del 2014. Per lui risolvevo i problemi, facilitavo gli interessi di Buzzi. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina". E' l'ammissione fatta nel corso dell'udienza del processo a Mafia Capitale, da Luca Odevaine, ex componente del tavolo nazionale sugli immigrati e imputato nel maxiprocesso per corruzione.

Nel corso dell'interrogatorio, l'ex capo di gabinetto del sindaco di Roma Valter Veltroni ha spiegato di avere percepito, per la vicenda della gestione del Cara di Mineo, circa "diecimila euro, poi diventati ventimila euro" per un totale di circa "260 mila euro" dai vertici della cooperativa La Cascina. Per questa vicenda, in particolare, Odevaine ha già patteggiato una pena a 2 anni e 8 mesi sempre per corruzione.

INTERROGATO PER OTTO ORE NELL’AULA BUNKER DI REBIBBIA, LUCA ODEVAINE AMMETTE OGNI RESPONSABILITÀ: “QUANDO SI RIVOLGEVANO A ME PER SAPERE QUALI STRUTTURE POTESSERO OSPITARE MIGRANTI, IO MI ATTIVAVO CON LE COOPERATIVE CHE CONOSCEVO”

Federica Angeli per la Repubblica - Roma

ODEVAINEODEVAINE
«Erano prefetti e funzionari del ministero degli Interni a rivolgersi a me per sapere quali strutture potessero ospitare migranti. Così io mi attivavo con le cooperative che conoscevo». È un uomo rassegnato al proprio destino Luca Odevaine, interrogato per otto ore nell’aula bunker di Rebibbia alla 170esima udienza del processo Mafia capitale. L’uomo di potere che arrivava ovunque e aveva contatti con tutti, il Mister Wolf che risolveva problemi del mondo di sotto e di quello di sopra, ha ammesso ogni responsabilità.

LUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMALUCA ODEVAINE DURANTE LE OPERAZIONI DI SGOMBERO DEL CAMPO ROM DI VIA TROILI A ROMA
La sua attività corruttiva la chiama «facilitare le cooperative » e le tangenti le definisce «ricompense ». Per il resto il quadro è piuttosto chiaro. «Ho percepito cinquemila euro al mese da Salvatore Buzzi da fine 2011 al 2014. Mi pagava ogni 5 del mese ed essendo stato arrestato il 2 dicembre, l’ultima volta che ho preso soldi è stato a novembre. Ho preso soldi anche dalla cooperativa La Cascina, prima 10, poi 20mila euro al mese».

Per anni Luca Odevaine è stato a libro paga della holding di Buzzi e Carminati, ma anche al soldo della cooperazione sociale cattolica, la Domus Caritatis poi diventata Cascina. In aula l’ex vicecapo di gabinetto del sindaco Veltroni ha spiegato che dal 2006 si è creato una rete di rapporti con prefetti, questori e dirigenti che poi, col tempo, hanno fatto carriera. Con loro ha sempre mantenuto rapporti ottimi tanto che per loro - da quando diventò componente del Tavolo di coordinamento sugli immigrati del Viminale (struttura creata nell’estate del 2014 ma informalmente esistente due anni prima) - era un punto di riferimento per la questione immigrati. «Venivo remunerato dal gruppo Buzzi per la mia attività di facilitatore.

salvatore buzzi con il quarto stato alle spalleSALVATORE BUZZI CON IL QUARTO STATO ALLE SPALLE
Semplificavo i suoi rapporti con la pubblica amministrazione. Svolgevo un funzione di raccordo tra le sue cooperative, il ministero degli Interni e i funzionari della Prefettura, un mondo con il quale le coop faticavano ad avere un dialogo costante.

Intervenivo sia per i ritardi nei pagamenti che per mettere a disposizione strutture a fronte di un impennata da 20mila a 130mila immigrati entrati in Italia. Non è vero però che orientavo i flussi degli immigrati, non avrei potuto farlo». Almeno formalmente, perché a lui i big del Viminale, stando alla testimonianza in aula si rivolgevano per «delocalizzare o sistemare migranti».

Poi il passaggio sulla giunta Alemanno. «Il neoeletto sindaco mi disse che per tutto il periodo della mia permanenza al Comune le due sue persone di assoluta fiducia erano Riccardo Mancini e l’onorevole Vincenzo Piso che era stato in carcere con lui, Buzzi e Carminati negli anni Ottanta. Poi iniziò le nomine per appartenenza politica: Raffaele Marra al Patrimonio, mentre per l’Ufficio Decoro nominò Mirko Giannotta, segretario del Msi di Acca Larentia e responsabile della tentata rapina nel maggio 2006 da Bulgari. Lui distrusse tutti gli archivi del materiale di pubblica sicurezza da me raccolto e decisi di lasciare Palazzo Senatorio».

Fonte: qui

lunedì 19 dicembre 2016

A POLETTI E' FUGGITO IL CERVELLO: "CENTOMILA GIOVANI SCAPPATI ALL'ESTERO? CONOSCO GENTE CHE È BENE NON AVERE TRA I PIEDI

IL MINISTRO DEL LAVORO: QUESTO PAESE NON SOFFRIRÀ A NON AVERLI TRA I PIEDI. E SU CHI RIMANE: "NON SONO TUTTI DEI PISTOLA"


SALVATORE BUZZI E GIULIANO POLETTISALVATORE BUZZI E GIULIANO POLETTI -MAFIA CAPITALE
Se 100mila giovani se ne sono andati dall'Italia, "non è che qui sono rimasti 60 milioni di 'pistola'". Un'uscita destinata a far discutere, quella del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a colloquio con i giornalisti a Fano. Il ministro del Lavoro, che pochi minuti prima aveva difeso il Jobs Act del governo e aperto alla possibilità di rivedere le norme sui voucher, anche alla luce dei dati Inps sulla loro costante crescita, ha lanciato il sasso sulla ormai annosa questione della fuga dei cervelli.

italiani a londraITALIANI A LONDRA
"Intanto - ha sostenuto Poletti - bisogna correggere un'opinione secondo cui quelli che se ne vanno sono sempre i migliori. Se ne vanno 100mila, ce ne sono 60 milioni qui: sarebbe a dire che i 100mila bravi e intelligenti se ne sono andati e quelli che sono rimasti qui sono tutti dei 'pistola'. Permettetemi di contestare questa tesi".

E ha poi aggiunto con una stilettata destinata a far discutere: "Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi".

Detto questo, ha concluso il ministro del Lavoro, "è bene che i nostri giovani abbiano l'opportunità di andare in giro per l'Europa e per il mondo. E' un'opportunità di fare la loro esperienza, ma debbono anche avere la possibilità di tornare nel nostro Paese. Dobbiamo offrire loro l'opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare".
italiani a londra 5ITALIANI A LONDRA 5

Un paio di mesi fa era stato l'allora primo ministro, Matteo Renzi, a puntare il dito contro la "retorica della fuga dei cervelli", durante un intervento in Toscana. Poco prima di partire per la cena negli Stati Uniti con il presidente Barack Obama, parlando dalla Scuola Superiore Sant'Anna Renzi aveva attaccato: "Non continuiamo con la retorica della fuga dei cervelli. Il punto centrale è che bisogna trovare il modo di essere attrattivi". E ancora: "Bisogna aprirsi alla competizione internazionale, trovare il modo di essere attrattivi".

CERVELLI IN FUGACERVELLI IN FUGA