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mercoledì 30 gennaio 2019

SE LE FAKE NEWS VENGONO DAL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE

SU 150 RECESSIONI IN 30 ANNI, SAPETE QUANTE NE HA PREVISTE IL FONDO MONETARIO? DUE! HA UN TASSO DI ERRORE DEL 100% SUI SUOI TEMUTI ''FORECAST'', SAREBBE STATO PIÙ ACCURATO TIRARE UNA MONETINA 

LO STUDIO È DI UN ECONOMISTA DEL FMI: ECCO I GRAFICI DEL ''FINANCIAL TIMES'' CON TUTTE LE TOPPE PRESE DALL'ISTITUTO GUIDATO DA MADAME LAGARDE

Fabrizio Pessani per “Italia Oggi
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
Un recente sondaggio Gallup sulla credibilità e fiducia nei media degli Stati Uniti evidenzia un crollo raggiungendo il punto più basso dal 1972; il crollo della fiducia diminuita del 50% negli ultimi anni viene continuamente alimentata da una guerra mediatica fatta di false informazioni (fake news) che la realtà smentisce rapidamente in un rincorrersi di accuse reciproche. In questo gioco alla disinformazione il Fondo monetario internazionale (Fmi) sta diventando sempre più un problema per gli evidenti errori previsionali smentiti dai fatti ma considerati come verità incontrovertibile da media ciechi ed interessati .
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Il Fmi nel tempo è diventato un Organismo Geneticamente Modificato (Ogm) e le sue finalità istituzionali di tipo keynesiano definite nel 1945 durante gli accordi di Bretton Wood hanno lasciato la dominanza ad una cultura monetaria staccata dalla realtà ma funzionale ad altri interessi diversi dal «Promuovere la cooperazione internazionale monetaria» ( Art. 1.) Il problema era stato sollevato da Strauss Khann alla Brooking Institution di Washington nell' aprile del 2011 esortando il Fmi al ritorno di quei principi, aiutando Grecia, Portogallo ed Irlanda; incarcerato per un crimine poi dichiarato inesistente aveva dovuto rassegnare le sue dimissioni da presidente dal Fmi .
christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
A conferma di quanto sopra, un economista del Fmi, Prakash Loungani, ha compiuto ricerche circa l' accuratezza delle previsioni degli analisti-economisti. Utilizzando dati tratti da una pubblicazione chiamata Consensus Forecasts (pubblicata dal Consensus Economics), Loungani ha dimostrato che per oltre tre decenni tra le 150 recessioni registrate solo due sono state previste, il tasso di errore è poi salito al 100% nonostante il continuo aggiornamento dei modello previsionali. Paradossalmente avrebbero avuto una maggiore probabilità di previsione affidandosi al testa o croce con una moneta.
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Le proiezioni sono fatte con modelli matematici e deterministici applicando allo studio dell' economia, scienza sociale , l' abito mentale di chi studia le scienze esatte in cui ciò che conta è solo il misurabile che rappresenta la minima parte di ciò che serve come ricordava F. von Hayek nel discorso di accettazione («La pretesa di sapere») del premio Nobel nel 1974: «Questa visione ha conseguenze paradossali..., infatti riguardo al mercato ed alle strutture sociali abbiamo una grande quantità di fatti non misurabili che come tali vengono semplicemente trascurati considerando come rilevante solo ciò che è misurabile che rappresenta la minima parte delle informazioni che servono... Come professione abbiamo combinato un grande pasticcio». Aveva perfettamente ragione ma rimase inascoltato.
dati economici vs previsioni del fondo monetario internazionaleDATI ECONOMICI VS PREVISIONI DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
Il problema di fondo è legato strettamente all' idea di potere esaminare un mondo probabilistico con criteri deterministici; i modelli previsionali degli analisti finanziari e del Fmi non possono funzionare in quanto asimmetrici alla realtà che hanno la presunzione si debba adattare ai loro modelli stessi astrali mentre la logica suggerisce l' ovvio contrario e cioè che siano i modelli ad adattarsi alla realtà.
La presunzione di volere che la realtà si adatti ai modelli e non viceversa è la manifestazione più evidente di quanto un modello socioculturale che ha per decenni dominato il nostro mondo sia fallito nei fatti.
Abbiamo creato con la finanza razionale, ma inesistente, un dualismo estraneo all' avventura dell' uomo in questo mondo ed il Fmi ha contribuito con la sua azione-non azione a fare passare tutti i comportamenti illeciti che in questi anni hanno eroso e cancellato i diritti fondamentali dell' uomo scritti nel 1948, tra questi il principio di uguaglianza e solidarietà trova nei dati Oxfam la più deprecabile evidenza mostrando come metà della popolazione mondiale ha la stessa ricchezza delle 50 persone più ricche del pianeta .

fmiFMI
In tutte queste drammatiche situazioni dov' era il Fmi? Da che parte stava il Fmi pronto a misure di austerità senza regolamentare, come era suo dovere istituzionale fare, i prodotti tossici che ci hanno avvelenato ( lo stesso Juncker dichiara l' errore verso la Grecia oggi)? Dov' era a fronte delle azioni fraudolente di una finanza condannata dal Dipartimento di Giustizia Usa? Dove è ora il Fmi a fronte di una massa monetaria di dollari sterminata e di criptovalute mai seriamente condannate? Ma se non svolge la sua autorità di vigilanza «istituzionale» assumendosene le responsabilità a cosa serve il Fmi e che cosa ci sta a fare? È giunta l' ora di farsi queste domande e provare a dare delle risposte , per il bene di tutti , in grado di rimettere giustizia in un mondo che l' ha dimenticata.
Fonte: qui

domenica 19 marzo 2017

SITUAZIONE MPS: TITOLO SOSPESO, VORAGINE DI CREDITI MARCI, UE IMPONE 5.000 LICENZIAMENTI E BANCA A UN PASSO DAL DEFAULT

Le ultime notizie sul Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo portata sull’orlo del baratro per opera di manager da sempre vicini al principale partito della sinistra italiana, parlano di un intervento pubblico più “leggero” rispetto a quanto previsto, con un esborso di circa 6 miliardi rispetto ai 6,6 inizialmente preventivati.

Ciò che non viene detto da molti mezzi d’informazione è che è lievitato il numero degli esuberi, giunto alla spaventosa cifra di 6.000 unità. 6.000 famiglie che, a differenza, dei “poveri” sedicenti “profughi”, non fanno notizia, non sono nei titoli di testa dei notiziari televisivi o in prima pagina dei quotidiani.
No, 6.000 famiglie italiane che rischiano di finire in miseria a causa di scellerate decisioni manageriali fatte il più delle volte per compiacere i propri referenti politici non hanno la stessa dignità dei “nuovi italiani” tanto cari proprio al partito che ha portato alla rovina la banca di Rocca Salimbeni.

Non solo: i 6 miliardi di euro che lo stato potrebbe iniettare in MPS non potranno comunque essere utilizzati per appianare le perdite già accertate su derivati i crediti incagliati, in quanto questo si configurerebbe come indebito aiuto di stato secondo gli oligarchi di bruxelles, ma solo come ricapitalizzazione precauzionale, ovverosia una dotazione per le future perdite al momento non prevedibili: una sorta di “ombrello” precauzionale per tenere la banca immune da assalti speculativi.

E non va dimenticato che il titolo Mps è sospeso dalle contrattazioni in Borsa a Milano, le obbligazioni Mps spaventano i mercati (provate a venderle e ve ne accorgerete) e la banca ha il capitale praticamente ridotto a briciole, con in più il governo che con il decreto "salva risparmio" del dicembre 2016 ha impegnato 20 miliardi di euro - che non ha, quindi a debito (pubblico). Siamo alla rovina completa.

Tuttavia questa è solo una parte della battaglia che si sta combattendo sulle banche italiane, battaglia, è bene ricordare, nata a causa delle scellerate politiche adottate dal governo Monti in poi e che hanno distrutto il tessuto industriale italiano. Infatti tanto gli oligarchi di bruxelles quanto i vertici della BCE stanno caldeggiando il governo italiano affinchè chieda l’intervento dell’ESM, il famigerato fondo “salva stati”.

Una simile scelta, molto gradita dalle parti di Berlino, comporterebbe il commissariamento dell’italico stivale da parte della troika ue-bce-fmi, con la messa in pratica della macelleria sociale già attuata in Grecia (il famoso “caso di successo” citato da Monti). Si tratterebbe della mossa della disperazione da parte degli oligarchi al servizio di Berlino di bloccare l’Italia nella ue anche in caso di sfaldamento di quest’ultima ad opera dei partiti nazionalisti e democratici che potrebbero uscire vincenti alle prossime elezioni, come in Francia con Marine Le Pen.
L’uscita dalla moneta unica dell’Italia, cosa ormai auspicata a diversi livelli internazionali e considerata auspicabile da 8 imprenditori su 10, rappresenterebbe un pericolo mortale per le cricche affaristiche tedesche, che si troverebbero di nuovo un temibile concorrente sui mercati internazionali.
Da qui, le manovre sotterranee per utilizzare il salvataggio di MPS, e in seconda battuta delle popolari venete, come cavallo di troia per annientare quel poco che rimane del tessuto industriale italiano e renderla definitivamente una colonia tedesca.
Le prossime settimane saranno cruciali per il futuro del nostro paese. Il problema è che l’attuale governo è semplicemente la continuazione in salsa avariata dell’esecutivo Renzi, quello sonoramente bocciato il 4 dicembre dal popolo italiano, per cui non possiamo aspettarci nulla di buono. Purtroppo per noi e per i nostri figli.

venerdì 17 marzo 2017

Fonte: qui

sabato 18 febbraio 2017

Ecco il crollo degli investimenti del Sud Europa

LA PATTUGLIA DEI QUATTRO STATI (PIÙ IRLANDA) MOSTRANO UN CROLLO DAL 2008. NEL RESTO DELLA UE SONO STABILI

Un grafico che dice tutto: riguarda il livello degli investimenti in alcuni selezionati Paesi europei.

GLI INVESTIMENTI ITALIANI LANGUONO

Usando i dati della Bce e suddividendo gli Stati dell’Unione europea tra quelli del Sud Europa (con l’eccezione dell’Irlanda) e tutto il resto dell’Europa di vede chiaramente che la pattuglia dei primi Paesi ha diminuito in modo sostanziale la quantità degli investimenti a differenza di tutti gli altri che, invece, li hanno mantenuti sostanzialmente stabili.
Nella prima pattuglia di Paesi, identificati dalla linea blu, ci sono il Portogallo, l’Irlanda, Grecia, Spagna e anche l’Italia. Quattro di questi Paesi hanno anche subìto la cura della Troika negli anni scorsi. Si tratta di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. In Portogallo, addirittura, la commissione composta da Commissione Europea, Fmi e Bce, ha dovuto intervenire due volte per cercare di riottenere i 78 miliardi che il Paese aveva preso in prestito nel 2011 per uscire dalla crisi.
In Spagna le banche sono quelle che hanno trascinato verso il basso il benessere del Paese al punto che per risollevarle è stato necessario il salvataggio statale (bail-out) e la creazione di una bad bank nella quale concentrare i crediti inesigibili. L’Irlanda è quella che dalla “cura Troika”(GLI USURAI!!!è uscita meglio al punto da far registrare crescite del Pil anche del 10% annuo. Anche se questa crescita è dovuta principalmente alla concentrazione nel Paese delle proprietà intellettuali di grandi multinazionali della Internet economy che proprio a Dublino hanno deciso di accasarsi per approfittare della bassa pressione fiscale.

IL CASO DELLA GRECIA

La Grecia è un caso a sè: qui la cura della Troika non ha portato benefici in termini di crescita del Pil ed è forse, insieme all’Italia, l’unico Paese della pattuglia dei “cattivi” che non ha visto arrivare la Troika(GLI USURAI!!!), quello che più trascina verso il basso il dato sugli investimenti statali complessivi.
I dati si riferiscono al: 2000-2016
Fonte: Bce
Fonte: qui

mercoledì 15 febbraio 2017

GREXIT: IL COPIONE SI RIPETE: ATENE NON HA I SOLDI PER PAGARE I DEBITI, L’UE CHIEDERÀ ALTRA AUSTERITÀ, TSIPRAS HA PER LE MANI UN PAESE AL COLLASSO

LA DIFFERENZA STAVOLTA È CHE L’AMBASCIATORE NOMINATO DA TRUMP A BRUXELLES HA DETTO CHE LA GRECIA LASCERÀ L’EURO, IL CUI FUTURO SI DECIDERÀ NEI PROSSIMI 18 MESI 

LO STESSO DONALD TRUMP TWITTAVA CHE ATENE ‘PERDEVA TEMPO’ A SOFFRIRE PER RESTARE NELL’EUROZONA

1. LA GRECIA DI NUOVO IN BILICO SULL’EURO
tsipras junckerTSIPRAS JUNCKER
Scrive oggi Carlotta Scozzari su https://it.businessinsider.com/:

La tragedia greca del debito del paese del sud Europa torna a fare paura. Intervistato dal Welt Am Sonntag, ancora domenica 12 febbraio, il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, metteva in guardia che se il paese europeo non dovesse riuscire a trovare rapidamente un nuovo accordo sul pacchetto di riforme da attuare per lo sblocco di nuovi prestiti, l’intera Eurozona rischierebbe di dovere sopportare un nuovo periodo di instabilità finanziaria. E questo, secondo Dombrovskis, non è “il momento di riportare le lancette dell’orologio indietro fino alla instabilità finanziaria”. 
tsipras e tuskTSIPRAS E TUSK

“Nessuno ha interesse a rivivere la calda estate del 2015”, ha tentato di gettare acqua sul fuoco il vicepresidente al Parlamento Ue, Dimitrios Papadimoulis. E’, tuttavia, innegabile che sui mercati finanziari siano tornati a riaffacciarsi i timori di una Grexit (parole particolarmente di moda nell’estate del 2015) e di un’insolvenza del paese (default), che al momento non sembra essere in grado di fare fronte ai 6-7 miliardi di euro di debito in scadenza a luglio.


(…)

euroEURO
“Stanno giocando col fuoco”, ha avvertito nei giorni scorsi Tsipras, con chiaro riferimento al Fondo monetario, accusato appunto di essere troppo rigido nei confronti del paese ed eccedere nelle richieste, visto che per raggiungere quel 3,5% di avanzo serviranno altri 4 miliardi di tagli. Dal 2010 i creditori hanno concesso ad Atene oltre 300 miliardi (la maggior parte dei quali sono serviti a rimborsare prestiti concessi dagli stessi creditori), chiedendo misure di austerity pari al 30% del Pil.

christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
E’ evidente, quindi, che Tsipras guidi un paese allo stremo. Stando alle previsioni di inverno della Commissione Ue, la Grecia avrebbe chiuso il 2016 con il debito al 179,7% del Pil (contro il 132,8% dell’Italia, tanto per fare un paragone) mentre il rapporto nel 2017 dovrebbe essere al 177,2% (133,3) e nel 2018 al 170,6% (133,2).

Se arriverà la nuova austerità(RICHIESTA DAGLI USURAI!!!), allora la Grecia riceverà il nuovo pacchetto di aiuti; in caso contrario no e un’uscita dall’area dell’euro diventerebbe un’ipotesi sempre più concreta. In teoria, un accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 febbraio, data in cui si riunirà il prossimo Eurogruppo e data entro la quale dovrà essere completata la revisione delle misure richieste con l’ultimo salvataggio prima di potere sbloccare i nuovi aiuti.

Se, però, non si riuscirà a trovare un accordo entro il 20, si potrà andare un po’ oltre, magari di due o tre settimane. Fondamentale, per la tenuta dell’Unione, e quindi dal punto di vista dei negoziatori europei, sarà farlo prima dell’inizio della tornata elettorale che, dall’Olanda alla Germania passando per la Francia (e probabilmente anche per l’Italia), potrebbe ridisegnare la mappa politica del Vecchio continente.
DombrovskisDOMBROVSKIS


2. “FUTURO EURO SI DECIDE NEI PROSSIMI 18 MESI. GRECIA CHIEDERÀ DI USCIRE”
Laura Naka Antonelli per http://www.wallstreetitalia.com/

La Grecia è agonizzante, e il paese sarebbe stato meglio se avesse avviato un processo per lasciare l’euro quattro anni fa. “Sarebbe stato più semplice”.

Parola di Ted Malloch, probabile prossimo ambasciatore Usa in Ue che prevede – stando a quanto riporta il Guardian -che sarà Atene stessa a chiedere di uscire dall’Eurozona.

Secondo Malloch, gli otto anni di austerità imposti al paese da Bruxelles sono stati così duri, che è arrivato il momento di chiedersi se “ciò che verrà” possa alla fine rivelarsi anche peggio.

Ted MallochTED MALLOCH
Parlando nel corso della trasmissione televisiva greca Istories, Malloch ha ricordato anche al conduttore Alexis Papahelas, che Donald Trump ha più volte pubblicato post su Twitter in cui si rivolgeva direttamente al popolo greco, facendo notare che “stava perdendo solo tempo” rimanendo nell’euro.

Credo che dobbiamo affrontare alcune questioni. La prima è che i duri programmi di austerity sono stati un fallimento completo. Ho viaggiato in Grecia, ho incontrato molti greci, ho amici professori in Grecia che dicono che questi piani di austerity stanno davvero danneggiando in modo profondo la popolazione e che la situazione, semplicemente, è insostenibile. Dunque, vale forse la pena di chiedersi se ci possa essere qualcosa di peggio rispetto a quanto sta avvenendo ora”.

Secondo Mulloch, inoltre, il futuro dell’Eurozona diventerà più chiaro nel corso dei prossimi 18 mesi:

Ted MallochTED MALLOCH
Sicuramente un’Europa ci sarà, a prescindere se l’Eurozona sopravviva o no, e penso che questo sia il vero interrogativo da porsi. Abbiamo assistito alla Brexit, e ora ci sono le elezioni in alcuni paesi europei, per cui credo che (la sopravvivenza dell’Eurozona) sarà determinata nel corso del prossimo anno, o prossimo anno e mezzo. Credo che ciò sia interessante visto dalla prospettiva della Grecia. Perchè il paese è ancora sull’orlo del collasso: sembra un deja-vu, finirà mai? Credo che questa volta esistano probabilità più alte che sia la stessa Grecia a liberarsi dall’euro”.

Concretizzando, dunque, lo scenario Grexit.


3. GRECIA FUORI DALL'EURO PER ADOTTARE IL DOLLARO, LO SOSTIENE L'AMBASCIATORE DI TRUMP

La ripresa dell’economia in Grecia è più incerta che mai, dopo che l’istituto statistico nazionale ha oggi pubblicato dati abbastanza deludenti sul pil nel quarto trimestre del 2016, contrattosi dello 0,4%, quando gli analisti avevano stimato una crescita dello 0,4%. Nel terzo trimestre dello scorso anno, si era registrata un’espansione promettente dello 0,9%. Nell’intero 2016, la crescita si sarebbe così fermata allo 0,3%. Cifre, che rendono ancora meno credibile l’ottimismo della Commissione europea sul raggiungimento dei target fiscali da parte di Atene. Bruxelles prevede che l’anno prossimo sarà raggiunto un avanzo primario del 3,7% del pil, mentre la crescita economica sarebbe quest’anno del 2,7% e nel 2018 del 3,1%.

TSIPRAS 1TSIPRAS 1
Le tensioni con i creditori europei sull’ottenimento della nuova tranche di aiuti potrebbero danneggiare la già debole e zoppicante ripresa, così come anche portare la Grecia fuori dall’euro, quando tale scenario sembrava essere scongiurato definitivamente un anno e mezzo fa.

Grecia fuori dall’euro e verso la dollarizzazione?
A rendere più minacciose le prospettive future è stato ancora una volta il Prof Ted Malloch, nominato dal presidente USA, Donald Trump, ambasciatore presso la UE. L’uomo ha già sostenuto l’elevata probabilità di una fine imminente della moneta unica, ma adesso ha aggiunto un particolare molto più specifico, ovvero che diversi economisti greci starebbero studiando il modo di lasciare l’Eurozona per adottare il dollaro quale nuova moneta nazionale, compiendo un passo, che si tradurrebbe in una palese umiliazione per la UE e, in particolare, la Germania, prima forza economica del Vecchio Continente.

Che l’amministrazione Trump possa assecondare una simile prospettiva è probabile, ma che essa sia una minaccia credibile ne dubitiamo altamente. La Grecia, semmai decidesse finalmente di uscire dall’euro, lo farebbe per l’impossibilità di rendersi competitiva in un’unione monetaria con economie più forti. L’euro è troppo apprezzato per l’economia poco dinamica di Atene e in assenza di riforme economiche, che ne rilancino la competitività, nessuna prospettiva credibile di crescita sarebbe possibile.

Fonte: qui

martedì 14 febbraio 2017

ITALIA: APPUNTAMENTO CON LA TROIKA!

Al­cu­ne set­ti­ma­ne fa dopo aver fatto il gallo con la UE per qual­che gior­no, il mi­ni­stro Padoan si è af­fret­ta­to a di­chia­ra­re che entro apri­le l’I­ta­lia avreb­be fatto una nuova ma­no­vra fi­nan­zia­ria, in modo da as­si­cu­ra­re come ac­ca­de quo­ti­dia­na­men­te in Gre­cia, qual­che mi­liar­do di tasse agli ita­lia­ni…

Conti pub­bli­ci, da­van­ti al mal­con­ten­to Ue Pa­doan tenta la mar­cia …

Il mi­ni­stro sa bene che una pro­ce­du­ra di in­fra­zio­ne “com­por­te­reb­be una ri­du­zio­ne di so­vra­ni­tà sulle scel­te di po­li­ti­ca eco­no­mi­ca e costi ben su­pe­rio­ri per la fi­nan­za pub­bli­ca” ri­spet­to ai 3,4 mi­liar­di di cor­re­zio­ne ri­chie­sta. Così, il gior­no dopo aver in­via­to a Bru­xel­les una let­te­ra vaga e am­bi­gua, cam­bia verso: l’ag­giu­sta­men­to “è in­di­spen­sa­bi­le” e “al­cu­ne mi­su­re sa­ran­no prese anche prima della sca­den­za”
Cir­co­la voce che le mi­su­re di cui si parla è una ve­lo­ce pri­va­tiz­za­zio­ne da as­si­cu­ra­re agli squa­li della fi­nan­za mon­dia­le…
(ANSA) – ROMA, 9 FEB – “La scel­ta di pro­ce­de­re ad una ul­te­rio­re col­lo­ca­zio­ne sul mer­ca­to di una quota di Poste Ita­lia­ne, avan­za­ta nelle ul­ti­me set­ti­ma­ne, ha im­pli­ca­zio­ni molto serie. Im­pli­ca­zio­ni che credo va­da­no ben pon­de­ra­te dalla mag­gio­ran­za che so­stie­ne il go­ver­no e, prima di tutto, dai grup­pi par­la­men­ta­ri del Pd”. Lo scri­ve il sot­to­se­gre­ta­rio allo Svi­lup­po Eco­no­mi­co, An­to­nel­lo Gia­co­mel­li, in una let­te­ra in­via­ta al pre­si­den­te del Pd Mat­teo Or­fi­ni, al se­gre­ta­rio Mat­teo Renzi e ai ca­pi­grup­po Pd di Ca­me­ra e Se­na­to, Et­to­re Ro­sa­to e Luigi Zanda, a pro­po­si­to del­l’i­po­te­si di pri­va­tiz­za­zio­ne della se­con­da tran­che di Poste. Pur non ne­gan­do la ne­ces­si­tà di ri­dur­re il de­bi­to pub­bli­co, “non vor­rei – sot­to­li­nea Gia­co­mel­li – che la ven­di­ta di un se­con­do pac­chet­to di azio­ni ine­vi­ta­bil­men­te fi­ni­sca per in­ci­de­re for­te­men­te sul ruolo di Poste e del suo ser­vi­zio, oltre che sul li­vel­lo oc­cu­pa­zio­na­le. Senza con­ta­re che si fi­ni­reb­be per con­se­gna­re il ri­spar­mio degli ita­lia­ni ad in­ve­sti­to­ri in­ter­na­zio­na­li, ema­na­zio­ne di ban­che d’af­fa­ri stra­nie­re”.Gia­co­mel­li, ri­schi se­con­da tran­che Poste
Ma non si trat­ta solo di Poste, ma anche delle Fer­ro­vie dello Stato e in par­ti­co­la­re l’Al­ta Ve­lo­ci­tà con le Frec­ce tri­co­lo­ri e già che ci siamo qual­cu­no sta pen­san­do ad alie­na­re anche una tran­che della no­stra Cassa De­po­si­ti e Pre­sti­ti.
Giu­sto per Ri­met­te­re una pulce nel­l’o­rec­chio a chi ci legge vi ri­por­to uno dei tanti mo­ti­vi per i quali il no­stro de­bi­to pub­bli­co è fuori con­trol­lo, gra­zie alla ge­stio­ne cri­mi­na­le di po­li­ti­ci e ban­chie­ri tra i quali sem­bra anche Mario Dra­ghi…

Derivati, ecco i contratti segreti che hanno svenduto l’Italia alle banche

Cade il se­gre­to che le isti­tu­zio­ni hanno cer­ca­to di porre per im­pe­di­re la di­vul­ga­zio­ne dei con­trat­ti de­ri­va­ti fatti dal Te­so­ro con le ban­che d’af­fa­ri, e che stan­no co­stan­do mi­liar­di di euro alle casse pub­bli­che. Nel nu­me­ro in edi­co­la do­me­ni­ca 12 feb­bra­io, L’E­spres­so pub­bli­ca in­fat­ti per la prima volta i con­trat­ti che nei primi gior­ni del 2012 hanno co­stret­to il go­ver­no di Mario Monti a ver­sa­re 3,1 mi­liar­di di euro alla banca ame­ri­ca­na Mor­gan Stan­ley, per ef­fet­to di stru­men­ti fi­nan­zia­ri ad alto ri­schio che erano stati sot­to­scrit­ti negli anni pre­ce­den­ti.
Si trat­ta di quat­tro fa­mi­glie di de­ri­va­ti molto com­ples­si, che l’i­sti­tu­to ebbe la fa­col­tà di ter­mi­na­re in largo an­ti­ci­po ri­spet­to alla data di sca­den­za pre­vi­sta, per ef­fet­to di una di­scus­sa clau­so­la di chiu­su­ra an­ti­ci­pa­ta pre­vi­sta in un vec­chio ac­cor­do del 1994, mai eser­ci­ta­ta in pre­ce­den­za.
C’è poi la no­ti­zia che se­con­do l’ex de­pu­ta­to cin­que stel­le Marco Zanni, nel Par­la­men­to Eu­ro­peo, qual­cu­no sta cer­can­do di in­tro­dur­re un pic­co­lo emen­da­men­to alla legge 507 del Re­go­la­men­to sui re­qui­si­ti pa­tri­mo­nia­li delle ban­che, una sorta di ca­val­lo di Troia che pro­ve­reb­be a de­le­ga­re l’ Au­to­ri­tà ban­ca­ria eu­ro­pea, do­tan­do­la della fa­col­tà di cam­bia­re l’ ap­proc­cio sull’ espo­si­zio­ne ban­ca­ria nei con­fron­ti degli Stati e del loro de­bi­to so­vra­no, quel­lo che ha pro­va­to più volte a fare la Ger­ma­nia con il mi­ni­stro Schau­ble negli ul­ti­mi anni…

LA GER­MA­NIA DI­CHIA­RA GUER­RA AL­L’I­TA­LIA!

Loro ci stan­no pro­van­do da tempo, non passa gior­no nel quale i loro emis­sa­ri sug­ge­ri­sco­no cosa fare al no­stro Paese a loro van­tag­gio…

L’I­ta­lia chie­da aiuto alla Troi­ka: l’uo­mo della Mer­kel lan­cia l’ap­pel­lo

… un pò come hanno fatto in que­sti anni con la Gre­cia, ma que­sta volta po­treb­be es­se­re di­ver­so visto che c’è di mezzo Trump…
Co­mun­que per il mo­men­to nes­sun pro­ble­ma fa­ran­no di tutto per smor­za­re la ten­sio­ne, ci sono le ele­zio­ni e de­vo­no an­da­re tutte nella stes­sa di­re­zio­ne, ov­ve­ro quel­la da loro au­spi­ca­ta!

Fonte: qui

giovedì 9 febbraio 2017

Crisi in Grecia, i soldi sono finiti. La bomba è pronta ad esplodere

La morsa della crisi in Grecia non accenna a lasciare il paese e il momento peggiore deve ancora arrivare: si devono ripagare i debiti.

Ecco cosa succede nella nazione messa in ginocchio dall’Unione europea.

La crisi in Grecia arriva al punto di non ritorno, con un debito insostenibile e ancora una volta senza soldi per ripagare le vecchie trance di soldi prestati. Uno schema che si ripete ormai da anni e che non sembra essere cambiato per il 2017. 

La Grecia si trova così nella condizione di dover chiedere un prestito per poter ripagare i vecchi debiti.
Una situazione si ripropone uguale ogni anno che passa: la Grecia è indebitata, deve applicare delle nuove manovre di austerity, mentre il Fondo Monetario Internazionale riflette se concedere nuovi finanziamenti.
La Grecia non sembra intenzionata a prendere in mano la situazione e ad uscire dall’Euro.
Il punto di non ritorno è però arrivato ed è proprio in questo mese di febbraio 2017 che Tsipras potrebbe finalmente decidere di cambiare le carte in tavola. L’Euro e l’Unione europea hanno infatti soffocato la Grecia, che non può riprendersi senza pensare ad una ridenominazione del debito.

Uscendo dall’Euro e tornando alla moneta nazionale la Grecia potrebbe infatti operare una grossa svalutazione della moneta che a lungo raggio potrebbe portare dei giovamenti all’economia del paese.
Viene così lanciato l’allarme e si dovranno seriamente prendere in considerazione le richieste avanzate dalla Grecia e considerare un’alleggerimento del debito. Vediamo insieme qual è la situazione al momento e cosa potrebbe succedere il 20 febbraio 2017.

Crisi in Grecia: cosa sta succedendo e perché si parla di Grexit

A febbraio 2017 si torna così a parlare di Grexit e uscita del paese dalla moneta unica, dal momento che mancano i soldi per ripagare i debiti. Non solo questo però riporta in primo piano la crisi greca, ma anche il cambiamento degli scenari economici e politici del pianeta.
A mescolare le carte in tavola è il 45° Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
In queste settimane si valuterà infatti se concedere una nuova trance di finanziamenti, in caso la risposta non fosse positiva la Grecia andrebbe in default prima dell’estate 2017. 
Per accedere agli aiuti però si devono applicare le nuove manovre di austerity e di pesanti tagli alla spesa pubblica.
La question è però complessa, dal momento che la Grecia è già in ginocchio e non ci sono delle aree della spesa pubblica che potrebbero essere tagliate. La sanità è ridotta allo stremo, le pensioni sono a dir poco ridicole e il tasso di disoccupazione non accenna a diminuire.

Bruxelles però continua a chiedere i tagli e a imporre nuove manovre che porterebbero al collasso finale la nazione.
L’Europa non guarda alla situazione economica greca, che sembra più quella di un paese appena uscito da un conflitto:
  • -30% degli investimenti rispetto al periodo precedente alla crisi (2008);
  • reddito pro capite tagliata del 20% rispetto a quello del 2008;
  • crescita stimata per il 2016 -0,3%.
Nonostante i gravissimi problemi economici la Grecia ha comunque raccolto il 2,3% del Pil, con il quale dovrà pagare il tasso di interesse del prestito richiesto. Un’operazione a quanto pare inutile dal momento che la scure di Bruxelles potrebbe ben presto tornare ad abbattersi sulla Grecia.

Crisi in Grecia: cosa vuole l’Europa?

Sebbene la Grecia si sia impegnata, abbia cercato di rispettare gli accordi presi con Bruxelles e applicato le misure di austerity dovute, tutto ciò no è bastato. Adesso i creditori (ossia gli stati membri dell’UE) chiedono di più: pretendono nuovi tagli!
Gli stessi esperti del FMI mettono in guardia dalle richieste di Bruxelles, che non sono al momento applicabili se non riducendo in povertà un’intera nazione. Le richieste sono infatti un disavanzo primario del 3,5% per il 2018 e per gli anni a venire. 
Una richiesta che Tsipras non potrà accontentare neanche imponendo pesantissimi tagli a tutti i settori.
Per ottenere tale risultati si chiedono infatti
  • tagli alle pensioni statali, già pesantemente oppresse dalle sforbiciate;
  • taglio al tetto minimo per non pagare le tasse (5.000 euro l’anno di entrate).
L’unica soluzione sarebbe far ripartire il paese e puntare su un alleggerimento del debito, in modo da invertire la rotta e provare a far ripartire l’economia. In settimana si deciderà inoltre un altro importante elemento: la partecipazione del FMI.
Nel caso in cui il Fondo si tirasse indietro definitivamente la questione potrebbe essere ben più complicata.
In questo caso infatti si passerebbe a proporre la questione al Bundestag tedesco, dove in un momento di campagna politica come questo è facile capire che le richieste della Grecia verrebbero respinte.
La questione potrebbe così diventare molto complessa e l’uscita della Grecia dall’Unione europea sempre più vicina.

Fonte: qui

venerdì 3 febbraio 2017

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un nulla da fare tutto il giorno? 38 milioni su 60 milioni...









Come al solito nell'enciclopedia da 3.700 post / 8 anni di "storico" del mio BLOG
vi anticipai anche questa devastante realtà fallitaGliana nel mitico post del 2015 che ritrovate per intero al fondo

Ma quanta gente c'è in Italia che non ha un caxxo da fare tutto il giorno??
da leggere anche i due successivi "aggiornamenti" con ulteriori dati grafici e conferme

Bene...ecco qui un'ulteriore conferma di quanto già vi anticipai "spannometricamente".

Eh sì... mi dispiace...anch'essa può essere interpretata come un'ulteriore conferma
che il Default dell'Italia è solo questione di "quando" e non di "se"...



Dunque al di là dell'euro della Troika della dittatura della Cermania (?) dell'austerity (che non c'è) della bankokrazia della finanza internazionale del Bilderberg della cavallette e dei Rettiliani
diciamo che IN OGNI CASO mantenere questo esercito di 38 milioni di "fancazzisti" risulta strutturalmente ormai INSOSTENIBILE
(nota gli over65 oggi sono ca. il 30% rispetto alla popolazione nella fascia 15-65 anni e tra 35 anni saranno circa il 60%... fate voi...).
Ed in questo caso non citiamo nemmeno la variabile "produttività" di quei 22ml che lavorano...e quanti di essi lavorino nel vero senso della parola... ;-)
(sarcasmo mode ON) A meno che naturalmente non si recuperi la "sovranità" e non si inizi a stampare dal nulla "moneta del popolo" a manetta facendo deficit spending a go-go...a quel punto sarebbe sostenibile che anche solo uno lavorasse per mantenere i restanti 60milioni 440mila...e per mantenere senza problemi tutto il super-welfare-pubblico italiano che i 4/5 del Mondo si sognano...



La Realtà che si vuole continuare a negare è una sola
ormai l'Italia è FALLITA/in Declino sia dentro che fuori dall'euro
semplicemente perchè sta raccogliendo gli amari frutti di 35 anni di scelte sbagliate/di immobilismo che configurano un contesto complesso e multi-causale di Declino Strutturale.
Solo il Declino Cognitivo oggi imperante permette a semplificazioni mono-causali di prendere piede
e dunque di trasmettere soluzioni illusorie di Replica di un Passato la cui configurazione oggi non è più replicabile in nessun modo (è stato un unicum assai ben delimitato "nel tempo e nello spazio").
Tutto questo aumenta il livello di dissociazione dalla Realtà di una maggioranza di Italopitechi.
La Soluzione dunque ormai è solo PERSONALE (scelta di nicchie ad alto valore aggiunto o che cavalchino i nuovi trend, delocalizzazione etc)
oppure è una RICETTA tanto scontata quanto dunque impossibile da attuare nel contesto attuale a maggioranza italopiteca ad altissima inerzia perchè ancora clientes con rendite di Stato (fallito) e/o con comfort zone derivante dalla ricchezza della generazioni precedenti
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Due terzi dei residenti non ha un’occupazione e 10,4 milioni di persone rifiutano di lavorare
I residenti in Italia sono 60 milioni e 441mila. Ma solo una piccola parte di questi lavora, esattamente il 37,2%. 
La maggioranza non lo fa. 
Ecco i numeri.



Quanti sono gli italiani al lavoro
Il grafico sopra mostra il totale della popolazione residente a confronto con quanti hanno un lavoro. Su 60 milioni e 441mila nel 2016 gli italiani al lavoro erano 22 milioni e 465mila, cioè, in termini percentuali, il 37,2%. 
Di questi, 16 milioni e 988mila persone sono dipendenti (pari al 28,1% della popolazione italiana) 
mentre 5 milioni 477mila (cioè il 9,1% degli italiani) sono indipendenti. (N.d.R. per questa minoranza produttiva del Paese NESSUNA SPERANZA visto che politicamente non contano una mazza...).
Ora concentriamoci solo sui dipendenti.
Il grafico sopra divide gli italiani al lavoro e che sono dipendenti in base al tipo di contratto che hanno.............................................
.



Si scopre che appena il 19,8% del totale degli italiani ha un classico contratto da lavoratore a tempo pieno e indeterminato: si tratta, cioè, di solo di 11 milioni e 973mila persone. 
Tutti gli altri occupati hanno contratti diversi: 2 milioni e 632 mila sono a tempo parziale (4,4%); 1 milione 669mila lo hanno a tempo pieno, ma a termine (2,8%); altri 714mila ce l’hanno a termine e a tempo parziale (1,2%).

Perché non lavorano
Ora vediamo i motivi per i quali 37 milioni e 976mila italiani, pari al 62,8% del totale dei residenti, non lavorano.
La maggior parte non lo fanno perché o sono troppo giovani, cioè hanno meno di 15 anni (8 milioni 371mila) oppure perché sono in pensione con più di 64 anni (12 milioni 534mila). 
Queste persone sono quindi inattive (cioè non cercano un posto di lavoro) per motivi d’età.






Poi ci sono coloro che sono inattivi ma avrebbero l’età per lavorare: sono 14 milioni e 38mila italiani pari al 23,2% della popolazione residente. 
Queste persone, in pratica, non hanno una occupazione e nemmeno la cercano. 
Infine ci sono i disoccupati veri e propri, cioè coloro che non hanno un lavoro ma lo cercano: sono una assoluta minoranza: 3 milioni e 33mila pari al 5% dei residenti.



Chi vuole un posto e chi no




L’ultimo grafico, qui sotto, considera solo le persone inattive: quante sarebbero disponibili a lavorare, ma non cercano un’occupazione magari perché sfiduciate, e quante, invece, non lo cercano perché non lo vogliono?
Il risultato è sconfortante: su un totale di 14 milioni e 380mila persone inattive quelle che sarebbero disposte a lavorare, e sono quindi una forza lavoro potenziale, sono la minoranza: appena 3 milioni 554mila. 
La stragrande maggioranza, cioè 10 milioni e 484mila italiani non vogliono proprio lavorare pur essendo nell’età per poterlo fare. 
In altre parole, sono coloro che, anche se gli venisse offerto, lo rifiuterebbero.
I dati si riferiscono al: 2016
Fonte: Istat



23Maggio 2015



 Ieri sono rimasto veramente allucinato...

Stavo vivendo una giornata di fuoco (più o meno come tutte)...
Ed eccone il resoconto:

....Mi sveglio come al solito alle 7, accompagno di corsa mia figlia a scuola...intanto rispondo a due e-mail di lavoro, corro alla mia postazione, leggo una decina di articoli e news per orientarmi sulla giornata, butto giù un post,  faccio due telefonate per organizzare Gruppi Italialtrove,
mando altre due-mail di lavoro per il Gruppo di acquisto a Berlino
ed inizio a leggermi il report ed i parametri di un'offerta immobiliare per alcuni potenziali clienti...
Poi mi devo interrompere per accompagnare mia moglie in centro città (mi capita raramente di passarci) dove espone per una "due giorni" le sue sculture in una primaria via del centro diventata pedonale (segui LINK)

Nota: allo stesso tempo mia moglie fa anche l'architetto e la "mamma"... 

Sono le 10.40 del mattino...di venerdì...e rimango allucinato: 
è pieno di gente che fa il classico passeggio della domenica, calmi, rilassati,
con bambini, senza bambini, con cagnolini e senza cagnolini,
vecchi, mezza età, giovani ed anche persone "indefinibili" che sfuggono ad una normale categorizzazione...
Insomma un po' di tutto...sono talmente tanti che dovendo spostare due sculture (faccio anche quello mentre butto un okkio su euro/usd...) da una parte all'altra della via pedonale 
devo stare attento a non urtare nessuno e che ci sia una pausa del passeggio...
del passeggio di venerdì alle 10,40 del mattino!!!
Tutti calmi...tranquilli...mentre io ero stra-affannato per tornare a finire le attività lavorative in sospeso...sulle quali sento il peso della mia responsabilità.


MA TUTTA QUESTA GENTE NON HA UN CAXXO DA FARE NELLA VITA?
Ma QUANTI CAXXO DI INOCCUPATI, DISOCCUPATI, PENSIONATI BABY, STUDENTI, STUDENTI FUORI CORSO, MALATI CRONICI, PARASSITI, MANTENUTI, RENTIERS, MAMME A TEMPO PIENO, BAMBINI, PARASSITI CORPORATIVI A BUSINESS PROTETTO,STATALI, POLITICI ED INATTIVI DI VARIO GENERE....;-) CI SONO IN ITALIA....???
70%-80% del TOTALE della Popolazione? 
E non sto sparando a caso (purtroppo)....



Ecco il tasso di "occupazione" italiano trai i 15 ed i 64 anni (dati ISTAT): 55% circa di "occupati"...

Considerate dunque TUTTI quelli sotto ai 15 e quelli sopra a 64...
e fatevi voi quattro calcoli su quante persone REALMENTE in FallitaGlia contribuiscano a CREARE VERAMENTE Ricchezza...
FONDAMENTALMENTE 4 GATTI....IPER TASSATI ED IPER AFFANNATI...
Inoltre la VERA parte PRODUTTIVA del Paese è veramente ESIGUA rispetto alle "palle al piede" (in senso meramente "economico-funzionale"....non come giudizio di valore e senza considerare altre importanti funzioni...perchè la "creazione di ricchezza" non è certamente limitabile solo ad una dimensione economica...però diciamo che "il totale dei soldini prodotti" alla fin fine non è che sia proprio una variabile trascurabile per "far tornare i conti"...)
Ed ancora:


Pertanto, al di là della Crisi, 
non soprendiamoci di QUESTO:


E non sorprendiamoci se poi le ns. socio-economie AVANZATE, ANZIANE&DECADENTI
sono in DECLINO rispetto ai cosiddetti Paesi Emergenti.... ;-)



Quando giro a Berlino alla stessa ora dello stesso giorno...non trovo nessuno in giro nelle vie pedonali da cazzeggio domenicale od al massimo vedo gente indaffarata...oppure tante mamme giovanissime con bambini perchè lì sono "coperte" da un super Welfare per poterlo fare (ed è giusto così)...
Quando giro a Bangkok alla stessa ora stesso giorno sembra di vedere un FORMICAIO di attività....tutto un indaffararsi...tutto il giorno ed anche di notte....
Che vi posso dire? 
Sarò sfigato io...saranno sfigati in Germania ed in SE Asia.... ;-)
QUI invece "evidentemente" possiamo permettercelo... ;-)




Beata questa massa di fancazzisti da passeggio pedonale alle 10,40 del mattino di un giorno lavorativo! Si vede che loro possono permetterselo ....e FallitaGLia pure...
forse anche GRAZIE A ME ed A QUALCUNO dei "4 gatti" COME ME...
Ed io la vita me la godo eccome, appena posso....e mi organizzo per farlo il più possibile...
ma il cazzeggio-passeggio alle 10.40 del mattino di un venerdì ancora non mi era riuscito di ottenerlo...anche con il massimo dell'ottimizzazione... ;-)
Ed adesso a lavorare per altre 4 ore minimo (a breve conference call con avvocato-commercialista Thai per il progetto SE Asia...)
e domani che è Sabato al lavoro almeno altre 4 ore per recuperare il tempo perso oggi in varie faccende aggiuntive alla tabella di marcia classica!
Del resto quel 70% di fancazzisti qualcuno deve pur mantenerlo...;-)
Almeno fino a quando non sarò DEL TUTTO IN #ITALIALTROVE...
lontano da questa FallitaGlia!



Del resto...con il 70% di Pressione Fiscale REALE è assolutamente normale che sempre più persone non facciano un caxxo....




Perché INFATTI dovrebbero farsi il CULO
se 7 su 10 va ad uno Stato Fallito 
che ruba, spreca e ricambia con servizi da Uganda???
Come sempre anticipai anche questo nel mio BLOG-Enciclopedia....
Supercazzola Geniale&Rivoluzionaria: in questa Italia...Fare al Meglio il Nostro Minimo

E LAFFER semplicemente sta facendo il suo corso NATURALE....;-)



Fonte: qui