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martedì 13 agosto 2019

SALVINI ESCE DAL GOVERNO E RITIRA TUTTA LA SQUADRA: “NON CREDO CHE CONTE POTRÀ IGNORARLO. MOLTI M5S MI CHIAMANO, SONO PERSONE CON CUI HO LAVORATO BENE. E MI DICONO: 'NON VOGLIAMO PASSARE DALLA RIVOLUZIONE A MORIRE RENZIANI'”


DA ZOPPAS A RIELLO, DA BRIATORE A TONINO LAMBORGHINI, ECCO IL FRONTE DI IMPRENDITORI CHE SOSTIENE IL LEGHISTA…

Marco Cremonesi per www.corriere.it
DI MAIO SALVINI CONTEDI MAIO SALVINI CONTE

Il dado è tratto, le «notti insonni» di Matteo Salvini per le incognite della crisi sono finite. Con ogni probabilità, quella di oggi sarà la sua ultima giornata da vicepremier e ministro dell’Interno, e lo stesso vale per tutti i ministri e sottosegretari leghisti. Confortato dal sostegno anche di un cospicuo numero di imprenditori, l’idea è ritirare l’intera delegazione leghista: «Non credo che Giuseppe Conte possa ignorare l’assenza di quasi la metà del governo» confida prima di far perdere le tracce nella notte romana. Anche per togliere ai Cinque Stelle uno degli argomenti polemici di giornata: «I leghisti sfiduciano Conte ma non si dimettono».

salvini conteSALVINI CONTE
Il capo leghista suona la carica ai suoi parlamentari, confluiti dalle vacanze in una sala dell’hotel Palatino, con il nuovo spettro, il governo Renzi-Fico-Boschi: «Sarò grato a Renzi per la vita intera della sua uscita a favore dei grillini, ora tutti sanno che chi non vuole il voto è per il Salva-Renzi», e cioé l’uscita dal Parlamento dei fedelissimi dell’ex premier. Lui, Salvini, anche se al mattino a Genova sono previste le celebrazioni per il crollo del ponte Morandi, non recederà dalla sua richiesta di discussione in Senato già domani. Anche a costo di perderla: «Si capirà chi vuole votare per iniziare subito a lavorare alla manovra e chi vuole fare flanella...».

conte salviniCONTE SALVINI
E ancora, e qui torna a commuoversi come già era accaduto nel comizio di Pescara, «sono orgoglioso del lavoro fatto, ora bisogna scongiurare il ritorno della politica dei no, della giustizia forcaiola e della presunzione di colpevolezza» che arriverà «con il governo Renzi-Boschi-Fico». E se si formasse un esecutivo politico?

«Nei prossimi mesi andranno al voto Veneto, Emilia-Romagna, Umbria, Puglia e Calabria. Saranno gli italiani a cacciare il governo dell’imbroglio agli italiani», definito con i suoi anche «un’ammucchiata di disperati e di stelle cadenti». Anche se su La7 dice che «molti M5S mi chiamano, sono persone con cui ho lavorato bene. E mi dicono: “non vogliamo passare dalla rivoluzione a morire renziani...”».

TONINO LAMBORGHINITONINO LAMBORGHINI
Resta il fatto che nuove elezioni porterebbero alla rinascita del centrodestra, da Salvini fin qui archiviato a fatto solamente locale. E invece utilissimo a conquistare i seggi nei collegi uninominali del Sud. Probabilmente Salvini incontrerà Silvio Berlusconi questa mattina, fino ad ora i rapporti sono stati tenuti soprattutto da Licia Ronzulli. Ma qui, sia lui che i leghisti diventano elusivi: «È chiaro — dice un deputato — che il tema è sul tavolo e ci sono posizioni che si sono ritrovate. Ma è certo che non imbarcheremo riciclati o gente che insulta».

In ogni caso, per Salvini è stato un balsamo la raffica di dichiarazioni da parte di imprenditori importanti a sostegno delle sue mosse. Aveva iniziato Flavio Briatore, poi è stata la volta di Tonino Lamborghini, il figlio del creatore delle dream car, che ha detto di «non vedere l’ora» del ritorno alle urne. Secondo il numero 1 di Confindustria Veneto, Matteo Zoppas, nel governo «una rottura ci voleva» e «Salvini si è preso questa responsabilità». Molte delle attestazioni sono state raccolte da affaritaliani.it, tra cui quella del presidente di Aermec Sandro Riello. E poi, quella di Angelo Maci, il patron di Due Palme, gigante del vino pugliese, Gimmi Baldinini della omonima azienda produttrice di scarpe, il presidente degli imprenditori ippici Enrico Tuci («Auspico a breve un governo Salvini») e Luigi Bravi, dell’Orva, secondo produttore nazionale di pani morbidi. Annunciata anche la presa di posizione di Carla Spagnoli, nipote della grande stilista Luisa.

Fonte: qui 

sabato 23 marzo 2019

L'Ue ha offerto due opzioni per la Brexit

LA PREMIER CHIEDE UNA PROROGA DELLA DATA DI DIVORZIO AL 30 GIUGNO

LA UE DETTA LE CONDIZIONI: SOLO SE LA CAMERA DEI COMUNI VOTA L' ACCORDO 

A SERA L’APPELLO IN TV DELLA MAY: “È IL MOMENTO DI UNA DECISIONE, IL PARLAMENTO HA FATTO DI TUTTO FINORA PER NON DECIDERE” 



Antonio Pollio Salimbeni per il Messaggero

theresa mayTHERESA MAY
«È il momento di una decisione, il Parlamento ha fatto di tutto finora per non decidere». La premier britannica Theresa May si presenta in tv a sera per un discorso alla nazione. «Vogliono uscire con un accordo, vogliono senza un accordo o non vogliono uscire affatto? È il momento di una decisione». A otto giorni dalla fatidica data della Brexit si gioca con tre carte. 

La prima è quella della proroga breve chiesta dalla premier britannica. 

La seconda è una proroga lunga se Theresa May sbatterà per la terza volta contro il muro della Camera dei Comuni.

La terza carta è il temutissimo no deal, Brexit senza accordo, scenario che in tutte le capitali Ue viene visto come il peggiore dei mali possibili.

Questa è la situazione dopo un anno e mezzo di negoziati, di inconcludenze del governo di Londra che ha portato a una gravissima crisi politica, istituzionale e perfino di senso del sistema politico britannico. Oggi e domani a Bruxelles si riuniscono i capi di Stato e di governo e alla vigilia, la nuova richiesta britannica, l' ennesima del questo defatigante ping pong da teatro dell' assurdo:

theresa mayTHERESA MAY
May ha chiesto una proroga della data di divorzio al 30 giugno, in modo da non dover partecipare alle elezioni per il parlamento europeo e che la Ue approvi l' accordo sancito un mese e mezzo fa nel quale si chiarisce che la clausola per garantire confini aperti tra Repubblica d' Irlanda e Irlanda del Nord sarà temporanea in attesa di un accordo sulle relazioni commerciali Ue-Regno Unito.

In tal Modo May può giustificare un terzo voto sull' accordo di ritiro perché contiene delle novità rispetto alla versione precedente.

THERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNITHERESA MAY ALLA CAMERA DEI COMUNI
GIRO TELEFONICO Dopo un giro telefonico con i responsabili politici di governo e degli Stati membri, il presidente della Ue Donald Tusk ha risposto così: pronti ad accettare la proroga breve (che però si limiti a maggio) e a ratificare l' accordo di Strasburgo a condizione che la Camera dei Comuni si pronunci con un voto a favore dell' accordo di divorzio concordato con Theresa May, accordo che i parlamentari britannici hanno già respinto due volte. Così la palla torna in campo britannico. Di conseguenza, al Vertice Ue non saranno prese delle decisioni: si resterà ancora appesi fino a martedì o mercoledì prossimi, quando May affronterà l' ultima prova della sua tortuosa gincana. Tre gli scenari possibili.

Westminster approva l' accordo con la Ue e tutti si mettono il cuore in pace. Il voto europeo non interferirà perchè il nuovo parlamento Ue si insedierà dal primo luglio. È una ipotesi sulla quale a Bruxelles non punta quasi nessuno. 
Il secondo scenario è che, sconfitta nuovamente a Westminster, May chiederà un rinvio lungo, almeno per tutto l' anno. E qui si apriranno le danze nella Ue: una richiesta del genere deve essere motivata, deve essere chiaro il percorso politico che Londra intende seguire.
theresa mayTHERESA MAY

In sostanza deve essere chiaro se il Regno Unito andrà a nuove elezioni politiche, se si tornerà sulla questione di un secondo referendum. Una proroga lunga non potrà essere al buio. Comporta da un lato che i britannici dovranno partecipare al voto europeo del 23-26 maggio, prospettiva che i brexiteers vedono come il fumo negli occhi, dall' altro lato farà correre ai 27' il rischio di restare ancora ostaggi degli umori' politici prevalenti a Londra, di mettere in discussione il funzionamento delle istituzioni.

In quanto Stato membro, il Regno Unito sempre in procinto di andarsene - avrebbe diritto di voto e intervento su tutte le politiche Ue come prima. Si pensa a un impegno formale di non belligeranza su decisioni che hanno effetto nel periodo successivo alla Brexit.

theresa mayTHERESA MAY
APPETITO 

In ogni caso «non c' è grande appetito nelle capitali per una hard Brexit che nonostante tutto viene considerata il guaio peggiore», indica una fonte diplomatica europea. Tusk l' ha spiegato così: «Anche se la speranza di un successo finale può sembrare fragile, persino illusoria, e sebbene la fatica della Brexit sia sempre più visibile e giustificata, non possiamo rinunciare a cercare - fino all' ultimo momento - una soluzione positiva». L' incertezza sulla Brexit starebbe portando le persone a fare incetta di farmaci, temendo difficoltà d' importazione di prodotti stranieri in caso di divorzio traumatico dall' Ue. Secondo un reportage della Bbc c' è difficoltà a trovare ben 160 prodotti.
TUSK JUNCKERTUSK JUNCKER

Intanto il governo italiano gioca d' anticipo e per evitare effetti destabilizzanti di un' eventuale uscita non disciplinata della Gran Bretagna ha varato un decreto ad hoc per «garantire la stabilità e integrità del sistema finanziario». Alle banche d' investimento della City, in particolare a quelle che partecipano alle aste di titoli di Stato, viene concessa una proroga di 18 mesi per continuare a operare in Italia. In assenza di un accordo tra Londra e Bruxelles gli istituti di credito perderanno infatti il passaporto Ue, con il rischio di un «pregiudizio alla liquidità dei mercati» che il governo punta ad evitare.

22 Marzo 2019

Fonte: qui

martedì 26 febbraio 2019

IL CEP DI FRIBURGO CERTIFICA CHE OGNI ITALIANO HA PERSO 73.000 EURO DA QUANDO È STATA INTRODOTTA LA MONETA UNICA

SOLO LA GERMANIA E L’OLANDA HANNO GUADAGNATO CON L'INTRODUZIONE DELL'EURO: I LORO CITTADINI HANNO ACCRESCIUTO I LORO PATRIMONI DI ALMENO 21 MILA EURO...



Roberta Amoruso per “il Messaggero”

italia in europaITALIA IN EUROPA
Non è un caso se a vent' anni dall' introduzione dell' euro gli italiani sono meno entusiasti di avere scelto la moneta unica di altri europei. Così come non è un caso se Germania e Olanda sono i due partner che hanno maggiormente spinto per l' ortodossia di bilancio e criticato il salvataggio dei partner più indebitati. Tedeschi e olandesi sono infatti i veri e unici beneficiari di quella scelta: in questi vent' anni ogni cittadino tedesco ha infatti guadagnato in media oltre 23 mila euro, mentre l' olandese ha accresciuto il suo patrimonio di 21.000 euro.

Lo rivela l'ultimo studio del Centrum für europäische Politik (Cep). Lo studio aggiunge che in vent' anni gli italiani hanno invece perso ben 73.000 euro a testa. E poco meglio è andata ai francesi (in rosso di 56.000 euro). Come si è arrivati a tanto? Seguendo il ragionamento del think tank tedesco, che arriva a un tale risultato applicando un algoritmo molto particolare e forse eccessivamente temerario, si giunge alla conclusione che certi risultati negativi non sono dovuti soltanto all' arrivo dell' euro, che però da subito - si sottolinea - ha spinto «il Pil in una fase di ristagno»; sono dovuti, sostiene il Cep, soprattutto all' incapacità di alcuni Paesi «di diventare competitivi all'interno del sistema euro».
Italia CracITALIA CRAC

Per esempio, si sostiene, è pur vero che l'Italia «non ha più potuto svalutare la sua moneta» come aveva fatto in passato, ma non ha nemmeno fatto «le riforme necessarie», come invece «ha fatto puntualmente la Spagna» (i cui cittadini in vent' anni hanno perso solo 5.000 euro).

Ora, è difficile negare che qualcosa non ha funzionato in Paesi come l' Italia negli stessi anni in cui la Germania ha continuato a macinare punti di Pil. Ma per capire come il Centro studi di Friburgo è arrivato a questo risultato, occorre descrivere il metodo di controllo utilizzato. Ed è qui che sorge qualche dubbio sulla bontà delle conclusioni.

IL METODO DI CONFRONTO
Il report di Alessandro Gasparotti e Matthias Kulas misura i guadagni e le perdite di Pil legati all' ingresso nell' area euro con un metodo definito di «controllo sintetico». Di fatto viene confrontata la performance dei Paesi entrati nell' euro con quella di altri Stati che, oltre a non adottare l' euro, negli anni precedenti avevano evidenziato andamenti economici vicini a quelli del Paese considerato.

EURO CRACEURO CRAC
Lo studio si concentra su otto paesi dei 19 dell' area euro, ma non tiene conto di eventuali riforme messe in campo nei Paesi considerati. Sicché l' Italia si trova in un gruppo di controllo costituito da Gran Bretagna, Australia, Israele e Giappone, tutti Paesi che nel periodo pre-euro avevano Pil pro capite abbastanza simili a quelli italiani. La Germania è stata messa invece a confronto con un paniere che comprendeva il Bahrain, il Giappone e di nuovo la Gran Bretagna. Il risultato è che «in nessun altro Paese come l' Italia», sostiene lo studio del Cep, «l' euro ha causato simili perdite di prosperità».

Lo studio ha anche analizzato quanto sarebbe stato alto il Pil pro capite se i Paesi analizzati non avessero introdotto l'euro. Ebbene, senza la moneta unica, calcolano i ricercatori del Cep, oggi il Pil di Roma sarebbe stato più alto di 530 miliardi, che corrisponde a 8.756 euro in più per ogni cittadino italiano. Dunque, l'algoritmo utilizzato sarà anche un po' temerario, ma certi numeri fanno impressione. E spiegano in larga parte perché tanto sospetto da parte di numerosi italiani verso l'Europa.
COPERTINA ECONOMIST ITALIA EUROCOPERTINA ECONOMIST ITALIA EURO

Non bastasse il rapporto del Cep, a mettere di cattivo umore il cittadino italiano ieri ci ha pensato anche l' Eeag, un gruppo di sette economisti internazionali guidato da Giuseppe Bertola costituito dall' Istituto tedesco per la ricerca economica (Ifo). «Se lo scontro con tra Italia e Ue dovesse riaccendersi e se i premi al rischio (ossia i rendimenti dei titoli di Stato, ndr) non dovessero scendere - ha avvertito Bertola - alla lunga sarebbe a rischio la solvibilità dello Stato italiano».

Fonte: qui

L’ERRORE CRUCIALE DEL GOVERNO GRILLINO. 

Non ha ascoltato Sinn & Fuest

I giornali pro-governo sono stati contenti  per un giorno  che Fitch   non ci ha declassato del tutto. Non ancora.  Possiamo indebitarsi   sui mercati  a tassi d’interesse da paese del terzo mondo (alla faccia dell’ “euro che ci protegge”); ma  Fitch ci dà previsione di peggioramento – il che significa che i mercati, per prestarci i soldi, ci chiederanno tassi più alti. Sempre più alti. Da bancarotta. Perché?
Perché questa è la prima fase del progetto che enunciò (non fatemi cercare  l’esatta citazione, non ho tempo)  Hans  Werner Sinn, capintesta del  Centro Studi IFO di Monaco, considerato uno dei massimi consiglieri economici del governo tedesco: “Se non si riesce coi mercati [a fare cadere il governo ‘sovranista’ italiano] bisognerà pensare ad uscire”: ossia che la Germania esca dall’euro.
Sì, è così. Sinn è uno dei tedeschi ragionevoli,  di quelli che affermano la necessità  di una clausola che permetta l’uscita dall’euro. Per l’Italia, e lo dice sinceramente.
Da quando è  stato introdotto l’euro, ha detto in  sostanza  in una conferenza lo scorso dicembre, la perdita di competitività del sistema economico italiano rispetto a quello germanico è aumentata del 38%.
Ed ha aggiunto, con sincera compassione: “ Ditemi voi se c’è  una sola  economia che possa sopravvivere ad un tal genere di apprezzamento rispetto al suo principale partner commerciale. E’ Impossibile, Impossibile:  nulla di quanto abbiamo discusso può essere la soluzione;  possiamo redistribuire fondi [ossia trasferire miliardi dall’area euro tedesca a quella del Mediterraneo, come si deve fare in una vera zona monetaria ], ma nulla di questo è la soluzione. Quando   si pensa  alla soluzione  si deve pensare a Paolo Savona. Quando parlate di come aiutare gli italiani, dovete pensare di come fare, dovete pensare a Paolo Savona: bisogna permettere l’uscita dall’Euro.  Naturalmente la decisione è degli italiani, ma  soluzione non può esservi all’interno dell’area euro. Sono passati 10 anni e la svalutazione necessaria non ha avuto luogo all’interno dell’area euro e questo non solo verso la Germania, ma verso nessuno dei paesi dell’Eurozona. Abbiamo aspettato dieci anni, dobbiamo aspettare altri 10 anni? Ed a quel punto sarà la Lega che è già il partito più forte”.
Capito? Hans W. Sinn dice che Savona ha ragione – e il nostro governo ha di fatto cacciato Savona.  Sinn dice che per riguadagnare la competitività  perduta, l’Italia dovrebbe  ”fare le riforme”  che gli chiedono la BCE e Bruxelles,  che consistono  nel taglio –  svalutazione – dei salari  del  38 per cento o giù di lì, o  nel tollerare una disoccupazione del 25% – e riconosce (al contrario  degli “europeisti” nostrani ed  esteri) che  ciò  è inumano socialmente  e impossibile politicamente.
Quindi, Sinn dice che bisogna inserire  un  codicillo che consenta l’uscita dall’eurozona ad un paese che non ce la fa.

Se i nostri governanti avessero la cultura adeguata (e il  coraggio  necessario) avrebbero  notato – ed approfittato – di questa  diversa posizione di Sinn   rispetto  agli “europeisti” che ci premono e minacciano a “fare le riforme”.  Questi “europeisti”, da Draghi a Dombroski da Moscovici a Mattarella, sono pronti  a sacrificare all’ultimo italiano  pur di salvare l’euro. Sinn   (e Berlino) non  vogliono salvare l’euro ad ogni costo, con l’Italia dentro.
Certo, prima che dell’Italia, Sinn si preoccupa della  Germania.  Dei mille miliardi di euro di pseudo-crediti  – di cui 500 contratti dall’Italia – che i tedeschi credono di reclamare nei   nostri confronti,  il cosiddetto Target 2. Sinn e il suo gruppo scrivono che se un  paese si ritira dall’euro,  il paese creditore (Germania) dovrà assumersi queste perdite; ma ciò avverrà anche se uno stato resta nella zona euro “ma il suo sistema finanziario nazionale collassa” e va in bancarotta.  Come nel caso dell’Italia se lo spread sale alle stelle o addirittura non trova più investitori  disposti a prestarle un soldo.
Ecco cosa scrive  lo IFO:
#Target balances may lead to massive losses for creditor countries not only when countries leave the #Eurozone, but also in the event of a national financial system collapsing when a state remains in the Eurozone #CESifo Forum @FuestClemens @HansWernerSinnhttp://www.ifo.de/w/4JTYyGSEx 

La  soluzione di Sinn e il suo gruppo è passare al Target 3: in succo, che un paese europeo, quando compra qualcosa (per esempio una BMW)  alla  Germania ,  mostri di poter pagare  –   conferendo un attivo reale –  per esempio oro.
Ovviamente, questo ucciderebbe immediatamente l’euro  come moneta comune (il’IFO giunge a chiedersi perché mai un euro in Italia dovrebbe valere quanto un euro in Germania) e ciò rivela la vera mira tedesca: è Berlino che  “deve” (vuole) uscire dall’euro, per sottrarsi alla necessità di fare dell’euro una zona monetaria “perfetta” il che significa pagare trasferimenti miliardari ai paesi meridionali; ma dando la  colpa all’Italia, con la scusa di sottrarsi all’insolvenza italiana, e recuperando quel che può dei suoi “crediti” –  con l’oro che  il nostro governo ha riaffermato essere nella piena disponibilità della BCE.
E  tuttavia, bisogna ammettere che Sinn poi ci lascerebbe liberi di tornare alla nostra moneta  e svalutare, anzi ce lo consiglia; una posizione molto più “umana” di quella degli europeisti nostrani, da  Mattarella a  Draghi, ai Prodi  allo stato maggiore  PD, che  vogliono salvare l’euro ad ogni costo: ossia fino alla morte dell’ultimo italiano.
Certo, dice, “naturalmente, la decisione spetta agli italiani”, che significa chiaramente: mica potete aspettarvi che facciamo noi la scelta politica che spetta a voi. Noi facciamo il nostro interesse nazionale; a voi spetta fare il vostro.
Se i grillini avessero un’attenzione a questa proposta – ma l’hanno mai saputa? Hanno la cultura generale per capirla? Hanno osservatori del dibattito tedesco?   Hanno una politica estera a parte il Venezuela? – l’avrebbero dovuta cogliere al volo. Invece  si sono liberati di Paolo Savona, che   Sinn  ha appena riconosciuto come valido interlocutore.  Che  messaggio po’ aver colto Berlino?  Che restiamo nell’euro fino alla morte dell’ultimo italiano.
Auguri.
Essi stanno preparando il loro elettorato all’uscita. Lo dicono alcuni titoli de DWN:
“Reddito troppo basso: un tedesco su tre  non ha riserve.  Gli altri hanno più risparmi”
I tedeschi infatti sono relativamente poveri perché  hanno accettato la deflazione salariale –  per aumentare la competitività  contro i paesi intra-euro  e nel mondo.
Ma questi piangere miseria  è  assurdo, visto che  non  solo la Germania ha un surpplus comemriciale (Export) vergognoso (superiore alla Cina) grazie al fatto che l’euro è per  essa  una moneta sottovalutata; per il quinto anno consecutivo anche  il bilancio dello stato è in attivo (58 miliardi)  per il quinto anno consecutivo,  a riprova che  lo stato tedesco ricava in  tasse più di quanto spende,  e quindi ha lesinato sulla spesa sociale.  Ma questo pianger miseria ha uno scopo:
“Gli italiani hanno più risorse dei tedeschi – le loro attività finanziarie nette pro capite sono 58.610 euro, quelle dei cittadini tedeschi sono 52.390


La Corte dei conti federali mette in guardia contro [la creazione di]  un Fondo Monetario Europeo  [che presti ai paesi in crisi ndr.] perché ciò eliminerebbe le rigide condizioni per le operazioni di salvataggio da parte delle  banche e degli Stati – a spese del contribuente tedesco”

Il punto è che la doppiezza tedesca sull’Europa comincia a essere criticata sempre più ad alta voce  sul piano internazionale:
In Germania, i politici elevano lodi alla “Europa”, ma intanto silenziosamente usano  le strutture della UE per  affermare i loro interessi nazionali”:
Germany’s European Empire: In today’s Germany, Wolfgang Streeck argues, politicians laud “Europe” — while quietly using EU structures to advance German national interests.



Le soluzioni “europee” imposte dai tedeschi hanno portato ad un disastro economico e politico”

O come il Wall Street Journal:
























Crescita dal 2009: Cina 139%; India 96%; US 34%. Zona euro-2%. Questi numeri raccontano la storia del declino europeo.
Carica file e-shrinking-europe-11549928481">https://www.wsj.com/articles/incrediblCarica filee-shrinking-europe-11549928481
Ma queste critiche sono tali che meritano un pezzo tutto per loro.
Fonte: qui

sabato 29 dicembre 2018

“IL RITIRO DALL’EURO NON PUÒ PIÙ ESSERE UN TABÙ”

SECONDO OTMAR ISSING, TEDESCO ED EX CAPO ECONOMISTA DELLA BCE, LE AUTORITÀ EUROPEE DOVREBBERO ESTROMETTERE DALLA MONETA UNICA TUTTI I PAESI CHE NON RISPETTANO LE REGOLE 
“L’ITALIA NON SOLO VIOLA GLI IMPEGNI, MA GONGOLA DELLA SUA DELIBERATA VIOLAZIONE”
Alberto Battaglia per www.wallstreetitalia.com

otmar issing 2OTMAR ISSING 
“L’euro è irreversibile”: questo è sempre stato il mantra della Bce nei momenti di massima crisi della moneta unica. Del resto, i trattati non prevedono alcuna procedura di uscita dall’euro, proprio per evitare che si sollevino problemi di fiducia sulla solidità dell’area valutaria. Eppure, ora è un ex economista dell’Eurotower a riaprire la questione, ribaltando l’assioma dell’irreversibilità e ammettendo che l’ipotesi di uscita dall’euro potrebbe essere contemplata. Quando? Nei casi in cui le regole di bilancio pubblico vengano deliberatamente violate.

MATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTEMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE


Lo ha detto Otmar Issing, ex capo economista della Banca centrale europea ed ex membro del suo Consiglio direttivo. Intervistato dal giornale Der Tagesspiegel, Issing ha sostenuto che l’euro “può sopravvivere solo se tutti i Paesi rispettano i propri impegni (…) Finora, non è prevista l’uscita di un paese dall’unione monetaria, in quanto l’adesione è considerata irreversibile, ‘eterna’, per così dire”. Ma non sarebbe la condizione più desiderabile, in alcuni casi.Se i conflitti diventano estremi a causa della cattiva condotta di un paese o di più paesi, la questione del ritiro [dall’euro] non può più essere un tabù“, ha dichiarato l’economista.
otmar issing 1OTMAR ISSING 

Questo pensiero ha una relazione esplicita con l’attuale condotta del governo italiano, intenzionato a restare nell’euro, ma deciso a sforare le regole di bilancio sulla spinta del suo consenso elettorale. L’Italia, ha affermato Issing, “non solo viola gli impegni che il paese ha assunto con la Commissione europea, ma gongola anche della sua deliberata violazione delle regole“.
conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO






Seguendo il ragionamento di Issing, le autorità europee dovrebbero prendere in condizione l’ipotesi di estromettere dall’euro (o quantomeno sollevare tale minaccia) per tutti i Paesi che intendano beneficiare della moneta unica senza preoccuparsi dell’equilibrio della politica economica.

L’idea, con ogni evidenza, è che gli investitori si posizionino scontando il rischio concreto di uscita dall’euro, anche per volontà delle autorità Ue. Il risultato sarebbe un controllo più efficace sul rispetto delle regole Ue, guidato dalla “razionalità” dei mercati in fuga dal rischio Italexit.

Fonte: qui

venerdì 3 marzo 2017

FINANCIAL TIMES: ''INDIPENDENTEMENTE DALLA VITTORIA IN FRANCIA E GERMANIA DEGLI EUROPEISTI UE E EURO CROLLERANNO A BREVE''

LONDRA - Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, riferisce l'editoriale di Tony Barber sul Financial Times di oggi, ha prospettato cinque possibili scenari nel suo "libro bianco" sul futuro dell'Unione Europea: "tirare avanti", "nient'altro che il mercato unico", "fare di piu' per quelli che lo vogliono", "fare di meno con piu' efficienza" e "fare molto di piu' insieme".

"La vaghezza - osserva l'editorialista - e' comprensibile, con le elezioni alle porte in diversi paesi membri. Al di la' delle caute proposte dei politici su un'Ue a piu' velocita' e sul rafforzamento della cooperazione nella difesa, tuttavia, alcuni analisti indipendenti stanno cominciando a pensare l'impensabile. Ad esempio, un rapporto di MacroGeo, societa' di consulenza presieduta da Carlo De Benedetti, dal titolo Europe in the Brexit and Trump Era: Disintegration and Regrouping, arriva a conclusioni radicali, prevedendo che l'Ue nell'attuale forma e' destinata a dissolversi, anche con la vittoria degli europeisti in Francia e Germania".

"Tendenze geopolitiche di medio termine, infatti, stanno portando l'Unione all'atrofia: sfide multiple ai confini orientali e meridionali, immigrazione, crisi degli Stati, cambiamento climatico, revisionismo russo e disimpegno degli Stati Uniti, sempre piu' concentrati sulla Cina e l'area Asia-Pacifico. La Germania -prosegue l'analisi - non sostituira' gli Usa come potenza indispensabile per l'Europa e non lascera' che l'area dell'euro si trasformi in un servizio di trasferimento di denaro verso stati deboli come l'Italia".

"E non basta: nonostante l'apertura di un dibattito su un deterrente nucleare tedesco, a causa delle vicende storiche del Novecento ne' il paese stesso ne' i suoi vicini vogliono che diventi una potenza militare dominante nel continente. La disgregazione dell'Ue potrebbe scatenare i demoni nazionalisti del passato? Gli autori di MacroGeo non prevedono una competizione anarchica tra gli Stati nazione, ma l'emergere di "un nucleo geo-economico tedesco", comprendente la Germania e i paesi della sua catena di fornitura, a loro agio con la sua cultura monetaria e fiscale".

"Se l'Italia dovesse andare in pezzi, la sola Italia settentrionale potrebbe unirsi al gruppo, insieme all'Olanda, alla Polonia, alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia e ad alcuni paesi scandinavi. Cio' implicherebbe una rottura dell'eurozona, che secondo i ministri delle finanze e i banchieri centrali sarebbe devastante per l'economia e la stabilita' finanziaria".

Questo aspetto dell'analisi pubblicata dal Financial Times di oggi è discutibile. Intanto, nè la Polonia, nè la Repubblica Ceca nè la Slovacchia e tanto meno gli Stati scandinavi vogliono l'euro, e su questo proprio non si discute. Inoltre, l'idea che si possa spaccare in due l'Italia col Nord che si accoderebbe alla Germania diventandone un vassallo è semplicemente campata in aria. Vero è invece che l'eurozona è prossima alla disgregazione proprio perchè da un alto la Germania non vuole trasferire la propria ricchezza a Stati come l'Italia che hanno enormi problemi di bilancio per colpa dell'euro, dall'altro l'euro porta ricchezza solo alla Germania ed è dimostrato essere tossico per le economie delle altre nazioni che lo usano, inclusa l'Olanda.

"Dell'ipotesi di rottura dell'eurozona e di dissoluzione della Ue, tuttavia, si comincia a parlare anche fuori della cerchia del Fronte nazionale francese. La banca di investimenti italiana Mediobanca, ad esempio, - conclude il Financial Times - ha pubblicato a gennaio 2017 uno studio sull'uscita dall'unione monetaria, suggerendo che l'Italia non ne risentirebbe eccessivamente in termini di debito pubblico, mentre il parlamento olandese ha votato quattro giorni fa per l'istituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare sui pro e contro dell'euro per decidere se rimanere o uscire dall'eurozona".
Redazione Milano. 
venerdì 3 marzo 2017
Fonte: qui

mercoledì 15 febbraio 2017

GREXIT: IL COPIONE SI RIPETE: ATENE NON HA I SOLDI PER PAGARE I DEBITI, L’UE CHIEDERÀ ALTRA AUSTERITÀ, TSIPRAS HA PER LE MANI UN PAESE AL COLLASSO

LA DIFFERENZA STAVOLTA È CHE L’AMBASCIATORE NOMINATO DA TRUMP A BRUXELLES HA DETTO CHE LA GRECIA LASCERÀ L’EURO, IL CUI FUTURO SI DECIDERÀ NEI PROSSIMI 18 MESI 

LO STESSO DONALD TRUMP TWITTAVA CHE ATENE ‘PERDEVA TEMPO’ A SOFFRIRE PER RESTARE NELL’EUROZONA

1. LA GRECIA DI NUOVO IN BILICO SULL’EURO
tsipras junckerTSIPRAS JUNCKER
Scrive oggi Carlotta Scozzari su https://it.businessinsider.com/:

La tragedia greca del debito del paese del sud Europa torna a fare paura. Intervistato dal Welt Am Sonntag, ancora domenica 12 febbraio, il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, metteva in guardia che se il paese europeo non dovesse riuscire a trovare rapidamente un nuovo accordo sul pacchetto di riforme da attuare per lo sblocco di nuovi prestiti, l’intera Eurozona rischierebbe di dovere sopportare un nuovo periodo di instabilità finanziaria. E questo, secondo Dombrovskis, non è “il momento di riportare le lancette dell’orologio indietro fino alla instabilità finanziaria”. 
tsipras e tuskTSIPRAS E TUSK

“Nessuno ha interesse a rivivere la calda estate del 2015”, ha tentato di gettare acqua sul fuoco il vicepresidente al Parlamento Ue, Dimitrios Papadimoulis. E’, tuttavia, innegabile che sui mercati finanziari siano tornati a riaffacciarsi i timori di una Grexit (parole particolarmente di moda nell’estate del 2015) e di un’insolvenza del paese (default), che al momento non sembra essere in grado di fare fronte ai 6-7 miliardi di euro di debito in scadenza a luglio.


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euroEURO
“Stanno giocando col fuoco”, ha avvertito nei giorni scorsi Tsipras, con chiaro riferimento al Fondo monetario, accusato appunto di essere troppo rigido nei confronti del paese ed eccedere nelle richieste, visto che per raggiungere quel 3,5% di avanzo serviranno altri 4 miliardi di tagli. Dal 2010 i creditori hanno concesso ad Atene oltre 300 miliardi (la maggior parte dei quali sono serviti a rimborsare prestiti concessi dagli stessi creditori), chiedendo misure di austerity pari al 30% del Pil.

christine lagardeCHRISTINE LAGARDE
E’ evidente, quindi, che Tsipras guidi un paese allo stremo. Stando alle previsioni di inverno della Commissione Ue, la Grecia avrebbe chiuso il 2016 con il debito al 179,7% del Pil (contro il 132,8% dell’Italia, tanto per fare un paragone) mentre il rapporto nel 2017 dovrebbe essere al 177,2% (133,3) e nel 2018 al 170,6% (133,2).

Se arriverà la nuova austerità(RICHIESTA DAGLI USURAI!!!), allora la Grecia riceverà il nuovo pacchetto di aiuti; in caso contrario no e un’uscita dall’area dell’euro diventerebbe un’ipotesi sempre più concreta. In teoria, un accordo dovrebbe essere raggiunto entro il 20 febbraio, data in cui si riunirà il prossimo Eurogruppo e data entro la quale dovrà essere completata la revisione delle misure richieste con l’ultimo salvataggio prima di potere sbloccare i nuovi aiuti.

Se, però, non si riuscirà a trovare un accordo entro il 20, si potrà andare un po’ oltre, magari di due o tre settimane. Fondamentale, per la tenuta dell’Unione, e quindi dal punto di vista dei negoziatori europei, sarà farlo prima dell’inizio della tornata elettorale che, dall’Olanda alla Germania passando per la Francia (e probabilmente anche per l’Italia), potrebbe ridisegnare la mappa politica del Vecchio continente.
DombrovskisDOMBROVSKIS


2. “FUTURO EURO SI DECIDE NEI PROSSIMI 18 MESI. GRECIA CHIEDERÀ DI USCIRE”
Laura Naka Antonelli per http://www.wallstreetitalia.com/

La Grecia è agonizzante, e il paese sarebbe stato meglio se avesse avviato un processo per lasciare l’euro quattro anni fa. “Sarebbe stato più semplice”.

Parola di Ted Malloch, probabile prossimo ambasciatore Usa in Ue che prevede – stando a quanto riporta il Guardian -che sarà Atene stessa a chiedere di uscire dall’Eurozona.

Secondo Malloch, gli otto anni di austerità imposti al paese da Bruxelles sono stati così duri, che è arrivato il momento di chiedersi se “ciò che verrà” possa alla fine rivelarsi anche peggio.

Ted MallochTED MALLOCH
Parlando nel corso della trasmissione televisiva greca Istories, Malloch ha ricordato anche al conduttore Alexis Papahelas, che Donald Trump ha più volte pubblicato post su Twitter in cui si rivolgeva direttamente al popolo greco, facendo notare che “stava perdendo solo tempo” rimanendo nell’euro.

Credo che dobbiamo affrontare alcune questioni. La prima è che i duri programmi di austerity sono stati un fallimento completo. Ho viaggiato in Grecia, ho incontrato molti greci, ho amici professori in Grecia che dicono che questi piani di austerity stanno davvero danneggiando in modo profondo la popolazione e che la situazione, semplicemente, è insostenibile. Dunque, vale forse la pena di chiedersi se ci possa essere qualcosa di peggio rispetto a quanto sta avvenendo ora”.

Secondo Mulloch, inoltre, il futuro dell’Eurozona diventerà più chiaro nel corso dei prossimi 18 mesi:

Ted MallochTED MALLOCH
Sicuramente un’Europa ci sarà, a prescindere se l’Eurozona sopravviva o no, e penso che questo sia il vero interrogativo da porsi. Abbiamo assistito alla Brexit, e ora ci sono le elezioni in alcuni paesi europei, per cui credo che (la sopravvivenza dell’Eurozona) sarà determinata nel corso del prossimo anno, o prossimo anno e mezzo. Credo che ciò sia interessante visto dalla prospettiva della Grecia. Perchè il paese è ancora sull’orlo del collasso: sembra un deja-vu, finirà mai? Credo che questa volta esistano probabilità più alte che sia la stessa Grecia a liberarsi dall’euro”.

Concretizzando, dunque, lo scenario Grexit.


3. GRECIA FUORI DALL'EURO PER ADOTTARE IL DOLLARO, LO SOSTIENE L'AMBASCIATORE DI TRUMP

La ripresa dell’economia in Grecia è più incerta che mai, dopo che l’istituto statistico nazionale ha oggi pubblicato dati abbastanza deludenti sul pil nel quarto trimestre del 2016, contrattosi dello 0,4%, quando gli analisti avevano stimato una crescita dello 0,4%. Nel terzo trimestre dello scorso anno, si era registrata un’espansione promettente dello 0,9%. Nell’intero 2016, la crescita si sarebbe così fermata allo 0,3%. Cifre, che rendono ancora meno credibile l’ottimismo della Commissione europea sul raggiungimento dei target fiscali da parte di Atene. Bruxelles prevede che l’anno prossimo sarà raggiunto un avanzo primario del 3,7% del pil, mentre la crescita economica sarebbe quest’anno del 2,7% e nel 2018 del 3,1%.

TSIPRAS 1TSIPRAS 1
Le tensioni con i creditori europei sull’ottenimento della nuova tranche di aiuti potrebbero danneggiare la già debole e zoppicante ripresa, così come anche portare la Grecia fuori dall’euro, quando tale scenario sembrava essere scongiurato definitivamente un anno e mezzo fa.

Grecia fuori dall’euro e verso la dollarizzazione?
A rendere più minacciose le prospettive future è stato ancora una volta il Prof Ted Malloch, nominato dal presidente USA, Donald Trump, ambasciatore presso la UE. L’uomo ha già sostenuto l’elevata probabilità di una fine imminente della moneta unica, ma adesso ha aggiunto un particolare molto più specifico, ovvero che diversi economisti greci starebbero studiando il modo di lasciare l’Eurozona per adottare il dollaro quale nuova moneta nazionale, compiendo un passo, che si tradurrebbe in una palese umiliazione per la UE e, in particolare, la Germania, prima forza economica del Vecchio Continente.

Che l’amministrazione Trump possa assecondare una simile prospettiva è probabile, ma che essa sia una minaccia credibile ne dubitiamo altamente. La Grecia, semmai decidesse finalmente di uscire dall’euro, lo farebbe per l’impossibilità di rendersi competitiva in un’unione monetaria con economie più forti. L’euro è troppo apprezzato per l’economia poco dinamica di Atene e in assenza di riforme economiche, che ne rilancino la competitività, nessuna prospettiva credibile di crescita sarebbe possibile.

Fonte: qui