Visualizzazione post con etichetta Irlanda. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Irlanda. Mostra tutti i post

domenica 10 marzo 2019

BRUXELLES CI ROMPE LE PALLE SUI CONTI, MA SUI PARADISI FISCALI IN EUROPA, CIOE’ OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, NON DICE NULLA


OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, HANNO FATTO PERDERE ALL’ITALIA 6,5 MILIARDI DI ENTRATE FISCALI (SI TRATTA DELLO 0,36% DEL PIL, PIÙ O MENO IL COSTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA) 

CON LA LORO FISCALITA’ ED ACCORDI PRIVILEGIATI ALLE MULTINAZIONALI, HANNO DRENATO CAPITALI AGLI ALTRI PAESI (35 MILIARDI SOLO A NOI, FRANCESI E TEDESCHI) 


TRA I FURBETTI CI SONO ANCHE CIPRO E MALTA…

Marco Bresolin per “la Stampa”

I paradisi fiscali costano all' Italia 6,5 miliardi di euro l' anno. E nell' 80% dei casi si trovano all' interno dell' Unione europea. Lussemburgo, Olanda e Irlanda sono i principali Paesi destinatari dei trasferimenti di capitali delle grandi multinazionali, richiamati da un trattamento di favore che l' Ue ancora non riesce a contrastare.
paradisi-fiscaliPARADISI-FISCALI

Martedì l' Ecofin analizzerà nuovamente la situazione a poco più di un anno dalla pubblicazione del primo elenco Ue di "giurisdizioni fiscali non cooperative", la cosiddetta blacklist dei paradisi fiscali. Per l' occasione un rapporto di Oxfam fa il conto di quanto costa il "fuoco amico" per i governi europei. Soltanto nel 2015 più di 20 miliardi di euro di ricavi sono sfuggiti alla lente del Fisco italiano. E così sono sfumate imposte per 6,5 miliardi. Si tratta dello 0,36% del Pil, più o meno il costo del reddito di cittadinanza.

paradiso fiscalePARADISO FISCALE
Le perdite per Francia e Germania sono addirittura superiori in termini assoluti, visto che il rapporto di Oxfam stima minori entrate fiscali pari a 10,1 miliardi di euro per Parigi e addirittura 15 miliardi per Berlino. Se si aggiungono anche i 3,5 persi dalla Spagna si arriva a quota 35,1 miliardi di euro: soldi scippati alle prime quattro economie dell' Eurozona che in realtà non finiscono ai concorrenti, ma vanno quasi totalmente in fumo. I principali tre paradisi fiscali europei offrono "tax ruling" e accordi privilegiati alle multinazionali che trasferiscono lì i loro profitti (circa 187 miliardi di euro l' anno), applicando aliquote molto basse.

Nel dicembre del 2017 l' Ue ha adottato per la prima volta una lista nera dei paradisi fiscali, ma ha deciso di passare sotto la lente soltanto i Paesi extra-Ue. Secondo Oxfam, se la lista fosse estesa anche agli Stati membri ce ne sarebbero cinque che non rispettano i criteri utilizzati per giudicare gli altri paradisi fiscali: oltre a Lussemburgo, Olanda e Irlanda andrebbero inseriti anche Cipro e Malta.
MARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKERMARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKER

La Commissione europea - attraverso raccomandazioni - ha più volte sollevato la questione con i Paesi in questione. Anche Belgio e Ungheria sono già stati oggetto di richiami, ma le politiche fiscali restano di competenza nazionale e così Bruxelles non ha strumenti per intervenire. La Commissione ha cercato di aggirare gli ostacoli, affrontando il problema dal punto di vista della concorrenza sleale.

L' Antitrust Ue è intervenuta per sanzionare le multinazionali, obbligandole a restituire le imposte dovute ai governi con cui avevano siglato accordi (emblematico il caso dei 14 miliardi che Apple è stata costretta a versare all' Irlanda). Ma questo non ristabilisce certo l' equilibrio e non aiuta gli altri Paesi a recuperare le perdite.

fiscoFISCO
Il rapporto stima che ogni anno 600 miliardi di dollari di profitti vengono portati verso paradisi fiscali, il 30% dei quali all' interno della Ue. Per i Paesi sviluppati questo si traduce in una perdita annua di circa 100 miliardi di dollari.

Al momento gli Stati sulla lista nera Ue sono soltanto cinque: Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane. Altri 63 sono sulla lista grigia, il che vuol dire che si sono impegnati in qualche modo per rimediare alla situazione. Secondo Oxfam, l' Ecofin dovrebbe aggiungere altri 18 Paesi alla blacklist, ma depennarne parecchi da quella grigia, che scenderebbe a quota 32. In particolare potrebbero essere cancellati nove Stati che secondo l' ong sono "dei veri e propri paradisi fiscali", tra cui le Bahamas, le Bermuda, le Cayman e Panama.

Fonte: qui

sabato 18 febbraio 2017

Ecco il crollo degli investimenti del Sud Europa

LA PATTUGLIA DEI QUATTRO STATI (PIÙ IRLANDA) MOSTRANO UN CROLLO DAL 2008. NEL RESTO DELLA UE SONO STABILI

Un grafico che dice tutto: riguarda il livello degli investimenti in alcuni selezionati Paesi europei.

GLI INVESTIMENTI ITALIANI LANGUONO

Usando i dati della Bce e suddividendo gli Stati dell’Unione europea tra quelli del Sud Europa (con l’eccezione dell’Irlanda) e tutto il resto dell’Europa di vede chiaramente che la pattuglia dei primi Paesi ha diminuito in modo sostanziale la quantità degli investimenti a differenza di tutti gli altri che, invece, li hanno mantenuti sostanzialmente stabili.
Nella prima pattuglia di Paesi, identificati dalla linea blu, ci sono il Portogallo, l’Irlanda, Grecia, Spagna e anche l’Italia. Quattro di questi Paesi hanno anche subìto la cura della Troika negli anni scorsi. Si tratta di Portogallo, Grecia, Spagna e Irlanda. In Portogallo, addirittura, la commissione composta da Commissione Europea, Fmi e Bce, ha dovuto intervenire due volte per cercare di riottenere i 78 miliardi che il Paese aveva preso in prestito nel 2011 per uscire dalla crisi.
In Spagna le banche sono quelle che hanno trascinato verso il basso il benessere del Paese al punto che per risollevarle è stato necessario il salvataggio statale (bail-out) e la creazione di una bad bank nella quale concentrare i crediti inesigibili. L’Irlanda è quella che dalla “cura Troika”(GLI USURAI!!!) è uscita meglio al punto da far registrare crescite del Pil anche del 10% annuo. Anche se questa crescita è dovuta principalmente alla concentrazione nel Paese delle proprietà intellettuali di grandi multinazionali della Internet economy che proprio a Dublino hanno deciso di accasarsi per approfittare della bassa pressione fiscale.

IL CASO DELLA GRECIA

La Grecia è un caso a sè: qui la cura della Troika non ha portato benefici in termini di crescita del Pil ed è forse, insieme all’Italia, l’unico Paese della pattuglia dei “cattivi” che non ha visto arrivare la Troika(GLI USURAI!!!), quello che più trascina verso il basso il dato sugli investimenti statali complessivi.
I dati si riferiscono al: 2000-2016
Fonte: Bce
Fonte: qui