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domenica 24 novembre 2019

L'ARRESTO DEL MANDANTE DELL'OMICIDIO DI DAPHNE CARUANA GALIZIA, UCCISA CON UN'AUTOBOMBA NEL 2017, RISCHIA DI TERREMOTARE IL GOVERNO LABURISTA

IN MANETTE JORGEN FENECH, UNO DEI PIU’ IMPORTANTI UOMINI D’AFFARI DELL’ISOLA, DIRETTORE GENERALE DELLA CENTRALE ELETTRICA A GAS, SULLE CUI TANGENTI DAPHNE AVEVA COMINCIATO A LAVORARE PRIMA DI ESERE UCCISA

QUELLA SOCIETA' CON SEDE A DUBAI E LE MAZZETTE A 2 MEMBRI DEL GOVERNO LABURISTA TUTTORA IN CARICA - L'UOMO STAVA TENTANDO LA FUGA DOPO CHE...

Carlo Bonini per la Repubblica
caruana galiziaCARUANA GALIZIA

La polizia maltese ha arrestato con l'accusa di essere il mandante dell'omicidio di Daphne Caruana Galizia, uno dei più importanti uomini d'affari dell'isola. Si tratta di Jorgen Fenech, amministratore delegato del Pumas Group (holding proprietaria, tra l'altro, dei più importanti casinò dell'isola, tra cui quello di Portomaso) e direttore generale della centrale elettrica a gas di Malta, sulle cui tangenti Daphne aveva cominciato a lavorare prima di essere assassinata.

Fenech è anche il proprietario della famigerata società con sede a Dubai 17Black, quella individuata da Daphne come il veicolo utilizzato per il pagamento di tangenti a due membri del governo labourista maltese, tuttora in carica: il capo di gabinetto Keith Schembri e il ministro Konrad Mizzi.
Daphne Caruana GaliziaDAPHNE CARUANA GALIZIA

Oggetto della lunga indagine condotta da Repubblica con il Daphne Project, Fenech è stato arrestato nelle acque territoriali maltesi mentre a bordo del suo yacht stava cercando di lasciare il Paese.

Stava tentando la fuga dopo aver avuto la certezza che l'uomo arrestato giovedì della scorsa settimana, Melvin Theuma, colui che aveva fatto da intermediario con i killer di Daphne (Vincent Muscat e i fratelli George e Alfred Degiorgio) aveva fatto il suo nome come quello del mandante.

Fonte: qui






IL PREMIER MALTESE MUSCAT VERSO LE DIMISSIONI, TRAVOLTO DALLA CRISI POLITICA INNESCATA DAGLI ARRESTI LEGATI ALL'OMICIDIO DI DAPHNE CARUANA 
BONINI: ''FU OMICIDIO DI STATO, E ARRIVÒ DALL'ITALIA LA BOMBA CHE LA ARSE VIVA. DA UN ARSENALE DELLE NOSTRE MAFIE'' 

CASO CARUANA: MEDIA, PREMIER MALTA VERSO LE DIMISSIONI 

(ANSA) - Il primo ministro maltese Joseph Muscat intende annunciare le sue dimissioni a breve. Lo riferisce in apertura il Times of Malta, sottolineando che la sua decisione arriva al culmine della crisi politica generata dall'inchiesta sull'omicidio di Daphne Caruana Galizia. Muscat stamane ha incontrato il presidente della Repubblica George Vella, al quale - spiega il giornale - potrebbe aver anticipato la sua decisione. E' atteso un discorso televisivo del premier.
joseph muscatJOSEPH MUSCAT
Secondo due fonti vicine al governo maltese - riferisce sempre il Times - Muscat avvierà un processo per individuare una nuova leadership all'interno del partito laburista che dovrebbe condurre alla nomina di nuovo premier entro gennaio. Non è ancora chiaro, si aggiunge, se fino a quel momento il vicepremier Chris Fearne assumerà ad interim la guida del governo. Domenica scorsa sempre il Times of Malta aveva riferito che Muscat stava pensando di dimettersi "entro sei-nove mesi", ma sull'onda del crescente clima di "disagio, tristezza e dolore" a livello nazionale per l'omicidio della giornalista avrebbe potuto fare un passo indietro prima del previsto.
I MASNADIERI DI MALTA
Carlo Bonini per ''la Repubblica''
Fu un omicidio di Stato quello che uccise la giornalista maltese Daphne Caruana Galizia il 16 ottobre del 2017. E arrivò dall'Italia la bomba che la arse viva. Da un arsenale delle nostre mafie. Come il fucile di precisione che nel piano originale doveva essere l'arma per eliminarla.
Fu un omicidio di Stato perché, per poco meno di 400 mila euro, è un uomo di Stato ad essere accusato di averlo commissionato, l'ormai ex capo di gabinetto del Governo laburista Keith Schembri. E che, tuttavia, dopo quattro giorni, la polizia maltese decide di scarcerare nella notte, con un comunicato anonimo che dichiara il venire meno di "esigenze cautelari".
Keith Schembri JOSEPH MUSCATKEITH SCHEMBRI JOSEPH MUSCAT
Perché fu un uomo di Stato, il primo ministro Joseph Muscat, a garantire a Schembri, che era la sua ombra e il suo consigliori, la partecipazione alle riunioni riservate in cui i Servizi segreti informarono il Governo che l'indagine su Daphne stringeva su un uomo che avrebbe consentito di venire a capo dei mandanti: l'imprenditore Jorgen Fenech, la tasca di Keith Schembri. L'uomo che lo aveva corrotto e a cui lui aveva affidato l'incarico di eliminare Daphne. Mettendolo così nelle condizioni di anticipare o comunque neutralizzare ogni mossa nella ricerca della verità.
Perché sono uomini di Stato - Schembri e gli ormai ex ministri Konrad Mizzi e Chris Cardona - quelli che Yorgen Fenech promette ora di collocare nel canovaccio dell'omicidio di Daphne in cambio di una grazia chiesta direttamente al Presidente del Paese, George Vella.
malta, proteste contro la corruzione e il governo di joseph muscat 3MALTA, PROTESTE CONTRO LA CORRUZIONE E IL GOVERNO DI JOSEPH MUSCAT 3
Perché furono uomini di Stato, il 30 novembre del 2017, un giovedì, ad avvisare i tre sicari di Daphne, i fratelli Alfred e George De Giorgio e Vincent Muscat che, di lì a quattro giorni, sarebbero stati arrestati come esecutori materiali dell'omicidio. In tempo per cancellare ogni indizio che consentisse di risalire nella catena dei mandanti. Per preparare una linea di difesa, scegliere avvocati di vaglia che gli stessi mandanti dell'omicidio avrebbero provveduto a pagare. Nella certezza di una detenzione non lunga. Venti mesi. Il tempo di trascinare il processo e l'inchiesta in una secca e arrivare alla scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
daphne caruana galiziaDAPHNE CARUANA GALIZIA
Perché furono uomini di Stato, il Primo ministro Muscat e il suo gabinetto, nell'aprile del 2018, sei mesi dopo l'omicidio di Daphne, a lasciar cadere qualsiasi ipotesi di patteggiamento o di grazia con l'uomo che aveva deciso di parlare e che avrebbe consentito di venire a capo dei mandanti dell'omicidio nello spazio di poche settimane. Vincent Muscat, uno dei sicari di Daphne.
IL RACCONTO DEL SICARIO
Aprile del 2018, dunque. Vincent Muscat rompe il silenzio cui, sin lì, lo hanno costretto i suoi complici, i fratelli Alfred e George De Giorgio. Chiede di essere trasferito in un carcere dove possa essere garantita la sua sicurezza personale e racconta una storia che il tempo dimostrerà vera. Che "Repubblica" e l'agenzia "Reuters" raccolgono già allora, con l'impegno a non divulgarla, fino a quando questo avesse potuto mettere a rischio la vita di chi aveva deciso di raccontarla o compromettere l'indagine. Ebbene, Vincent Muscat racconta che l'incarico di eliminare Daphne arrivò nell'estate del 2017, ai tavoli del "Busy Bee", un bar "posh", per gente da yacht ormeggiati al Msida Marina, una delle insenature del Grand Harbour, il porto di Valletta.
Konrad MizziKONRAD MIZZI
È a quel bar, infatti, che Vincent accompagna l'amico Alfred De Giorgio, balordo come lui, e rispettato capobastone del Mondo di Sotto dell'isola, per un appuntamento con Melvin Theuma, un usuraio di Porto Maso. Noto per essere lo spicciafaccende e pusher di cocaina di Yorgen Fenech, rampollo della più potente famiglia dell'isola, amministratore delegato del Tumas Group, la tasca che nel tempo ha finanziato la politica maltese.
Theuma, per conto di Fenech, spiega ad Alfred De Giorgio che è venuto il momento di eliminare Daphne. Il committente, dice, ha fretta. E paga bene. Lui, Theuma, per il disturbo, ha avuto oltre 200 mila euro (saldati attraverso la compravendita di un garage e di alcuni immobili). Per chi dovrà sporcarsi le mani di sangue, ce ne sono centocinquantamila. In contanti. Trenta mila di anticipo e centoventi mila a lavoro fatto. Dieci giorni dopo l'omicidio. Con consegna a Zejtun, nel sud dell'isola.
Una stretta di mano condanna a morte Daphne. E il suo tempo comincia a finire. I De Giorgio e Muscat pensano di eliminarla con un fucile di precisione che arriva dall'Italia, dagli arsenali di mafia. E cominciano a seguirla per individuare dove farlo. Il 17 agosto 2017, sono dietro di lei al Phoenicia, magnifico hotel di fronte alla fontana di Poseidone che annuncia i bastioni di Valletta. Quindi, a settembre, in aeroporto. E nella sua casa di Bidnja, dove viene individuata una finestra da cui Daphne spesso si affaccia nelle pause del suo lavoro. E dove pensano di inquadrarla dall'alto di una posizione da cecchini che contano di costruire con sacchetti di sabbia. Poi, cambiano idea. Sarà un'autobomba. Con un congegno esplosivo, anche questo arrivato dall'Italia.
UNA DETENZIONE DI LUSSO
malta, proteste contro la corruzione e il governo di joseph muscat MALTA, PROTESTE CONTRO LA CORRUZIONE E IL GOVERNO DI JOSEPH MUSCAT
In quell'aprile del 2018, il racconto di Vincent Muscat è la svolta che può indirizzare un'indagine pigra, che gira in tondo, preoccupata di stare alla larga da ogni pista che la avvicini al Palazzo della Politica. E Vincent Muscat, che nulla sa di chi siano i mandanti (Fenech e Schembri, come oggi sappiamo) è dunque convinto, insieme al suo avvocato Arthur Azzopardi, che l'indicazione che porta a Theuma verrà considerata oro. Ma si illude. Il governo - e ora sappiamo il perché - decide di non barattare quella confessione (come invece farà un anno e mezzo dopo con quella di Theuma) con un patteggiamento o una grazia. La polizia dice di dubitare della sua utilità. E la faccenda si inabissa. La verità è che nessuno ha fretta di arrivare a Theuma, l'usuraio di Porto Maso.
Sicuramente non Keith Schembri, che sa bene come Theuma sia la porta di accesso a Yorgen Fenech e quindi a lui. Tanto più che il piano è un altro. Lasciare che si consumi il tempo di custodia cautelare (20 mesi) degli altri due sicari, i fratelli Alfred e George De Giorgio. Perché possano tornare in libertà prima del processo. Sono entrambi detenuti nel carcere di Corradino, a Paola, a nord di Valletta, nella sezione 5, quella considerata di massima sicurezza. Dove - per come Repubblica è in grado di ricostruire grazie a testimonianze dirette - vengono trattati non come gli assassini che sono, ma con il riguardo che si deve a uomini che contano e stanno a cuore a chi conta. Nelle loro celle singole, i fratelli De Giorgio hanno la televisione e la PlayStation.
Jorgen FenechJORGEN FENECH
Ricevono regolarmente, insieme a dvd con film e serie tv (pare vadano matti per Game of Thrones), i giornali. Acquistano per centinaia di euro e in grande quantità cibo già cucinato al di fuori del carcere. Non vengono praticamente mai perquisiti, né prima né dopo i colloqui settimanali con chi viene a trovarli. George, per molti mesi, continua a pagare in contanti (1.800 euro al mese) la retta della scuola privata, la Sant'Andrea, che frequenta il figlio. Mentre la parcella dell'avvocato è affare che riguarda Fenech e Schembri. Con gli altri detenuti, ostentano la sicurezza di chi ha la garanzia che uscire di galera è solo questione di tempo. E di una gabola con cui grippare le prove schiaccianti a loro carico. Una perizia che contesti lo sviluppo dei tabulati telefonici che li inchiodano all'omicidio di Daphne. Per la quale hanno ottenuto e pagato la disponibilità di un perito forense. Italiano, tanto per cambiare.
INTERCETTAZIONI E SERVIZI SEGRETI
Il canovaccio è chiaro. Keith Schembri continua a condizionare le mosse di Joseph Muscat. Anche quando, nel settembre del 2018, i Servizi segreti si decidono a mettere alla prova le informazioni fornite da Vincent Muscat quattro mesi prima. Il Premier li autorizza infatti a mettere sotto sorveglianza telefonica e fisica Melvin Theuma e Yorgen Fenech. Ma, nel farlo, chiede e ottiene che degli esiti di quella sorveglianza venga informato personalmente nel corso di riunioni cui partecipa regolarmente, e per lungo tempo, proprio Keith Schembri. L'uomo che di quelle informazioni ha un disperato bisogno, perché ne possano essere avvisati tempestivamente proprio Theuma e Fenech. I due anelli della catena che lo legano direttamente all'omicidio di Daphne.
l auto di daphne caruana galiziaL AUTO DI DAPHNE CARUANA GALIZIA
L'ULTIMA CAPRIOLA
Il resto è storia di queste ultime due settimane. Melvin Theuma, l'usuraio di Porto Maso che per due anni ha continuato a ricattare Fenech e Schembri esigendo da entrambi il prezzo del suo silenzio, al momento dell'arresto (10 novembre), apre immediatamente un altro tavolo. Quello che gli vale una grazia in cambio di una piena confessione. Che Joseph Muscat gli accorda in gran fretta. Con una decisione presa in solitudine perché è l'unico modo per separare il proprio destino da quello, ormai irrimediabilmente fottuto, del suo braccio destro Keith Schembri. E da quello, altrettanto fottuto, di Yorgen Fenech, che Schembri prova infatti prima a far fuggire senza fortuna. E quindi a condizionare, dopo l'arresto, pilotandone le dichiarazioni alla polizia. Almeno fino a quando anche Fenech non decide di giocare in proprio, chiedendo a sua volta la grazia. "Verrà tutto giù", è la facile profezia di un inquirente.
DAPHNE CARUANA GALIZIADAPHNE CARUANA GALIZIA
Sta venendo tutto giù, è la certezza che accompagna la notizia della convocazione di una riunione di urgenza notturna del gabinetto del Governo. Quella che qualcuno ipotizza potrebbe mettere la parola fine alla Presidenza di Joseph Muscat. E che invece regala un'ultima capriola. La scarcerazione nel cuore della notte di Keith Schembri, l'uomo accusato di essere il mandante ultimo dell'omicidio di Daphne.


Fonte: qui

domenica 10 marzo 2019

BRUXELLES CI ROMPE LE PALLE SUI CONTI, MA SUI PARADISI FISCALI IN EUROPA, CIOE’ OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, NON DICE NULLA


OLANDA, LUSSEMBURGO E IRLANDA, HANNO FATTO PERDERE ALL’ITALIA 6,5 MILIARDI DI ENTRATE FISCALI (SI TRATTA DELLO 0,36% DEL PIL, PIÙ O MENO IL COSTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA) 

CON LA LORO FISCALITA’ ED ACCORDI PRIVILEGIATI ALLE MULTINAZIONALI, HANNO DRENATO CAPITALI AGLI ALTRI PAESI (35 MILIARDI SOLO A NOI, FRANCESI E TEDESCHI) 


TRA I FURBETTI CI SONO ANCHE CIPRO E MALTA…

Marco Bresolin per “la Stampa”

I paradisi fiscali costano all' Italia 6,5 miliardi di euro l' anno. E nell' 80% dei casi si trovano all' interno dell' Unione europea. Lussemburgo, Olanda e Irlanda sono i principali Paesi destinatari dei trasferimenti di capitali delle grandi multinazionali, richiamati da un trattamento di favore che l' Ue ancora non riesce a contrastare.
paradisi-fiscaliPARADISI-FISCALI

Martedì l' Ecofin analizzerà nuovamente la situazione a poco più di un anno dalla pubblicazione del primo elenco Ue di "giurisdizioni fiscali non cooperative", la cosiddetta blacklist dei paradisi fiscali. Per l' occasione un rapporto di Oxfam fa il conto di quanto costa il "fuoco amico" per i governi europei. Soltanto nel 2015 più di 20 miliardi di euro di ricavi sono sfuggiti alla lente del Fisco italiano. E così sono sfumate imposte per 6,5 miliardi. Si tratta dello 0,36% del Pil, più o meno il costo del reddito di cittadinanza.

paradiso fiscalePARADISO FISCALE
Le perdite per Francia e Germania sono addirittura superiori in termini assoluti, visto che il rapporto di Oxfam stima minori entrate fiscali pari a 10,1 miliardi di euro per Parigi e addirittura 15 miliardi per Berlino. Se si aggiungono anche i 3,5 persi dalla Spagna si arriva a quota 35,1 miliardi di euro: soldi scippati alle prime quattro economie dell' Eurozona che in realtà non finiscono ai concorrenti, ma vanno quasi totalmente in fumo. I principali tre paradisi fiscali europei offrono "tax ruling" e accordi privilegiati alle multinazionali che trasferiscono lì i loro profitti (circa 187 miliardi di euro l' anno), applicando aliquote molto basse.

Nel dicembre del 2017 l' Ue ha adottato per la prima volta una lista nera dei paradisi fiscali, ma ha deciso di passare sotto la lente soltanto i Paesi extra-Ue. Secondo Oxfam, se la lista fosse estesa anche agli Stati membri ce ne sarebbero cinque che non rispettano i criteri utilizzati per giudicare gli altri paradisi fiscali: oltre a Lussemburgo, Olanda e Irlanda andrebbero inseriti anche Cipro e Malta.
MARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKERMARTIN SELMAYR E JEAN CLAUDE JUNCKER

La Commissione europea - attraverso raccomandazioni - ha più volte sollevato la questione con i Paesi in questione. Anche Belgio e Ungheria sono già stati oggetto di richiami, ma le politiche fiscali restano di competenza nazionale e così Bruxelles non ha strumenti per intervenire. La Commissione ha cercato di aggirare gli ostacoli, affrontando il problema dal punto di vista della concorrenza sleale.

L' Antitrust Ue è intervenuta per sanzionare le multinazionali, obbligandole a restituire le imposte dovute ai governi con cui avevano siglato accordi (emblematico il caso dei 14 miliardi che Apple è stata costretta a versare all' Irlanda). Ma questo non ristabilisce certo l' equilibrio e non aiuta gli altri Paesi a recuperare le perdite.

fiscoFISCO
Il rapporto stima che ogni anno 600 miliardi di dollari di profitti vengono portati verso paradisi fiscali, il 30% dei quali all' interno della Ue. Per i Paesi sviluppati questo si traduce in una perdita annua di circa 100 miliardi di dollari.

Al momento gli Stati sulla lista nera Ue sono soltanto cinque: Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago, Isole Vergini americane. Altri 63 sono sulla lista grigia, il che vuol dire che si sono impegnati in qualche modo per rimediare alla situazione. Secondo Oxfam, l' Ecofin dovrebbe aggiungere altri 18 Paesi alla blacklist, ma depennarne parecchi da quella grigia, che scenderebbe a quota 32. In particolare potrebbero essere cancellati nove Stati che secondo l' ong sono "dei veri e propri paradisi fiscali", tra cui le Bahamas, le Bermuda, le Cayman e Panama.

Fonte: qui

giovedì 10 gennaio 2019

Sea Watch, accordo nel governo: "Italia accoglierà una decina di migranti"


Roma, 10 gennaio 2019 - L'Italia accoglierà donne e bambini della Sea Watch, "senza dividere i nuclei familiari". Lo fanno sapere fonti di Palazzo Chigi a vertice di governo concluso. L'incontro tra il premier Conte e i vicepremier Di Maio e Salvini era stato chiesto ieri dal ministro dell'Interno al termine di una giornata di alta tensione tra le forze dell'esecutivo. "Non autorizzo nessun arrivo", aveva tuonato Salvini replicando alla notizia di un accordo europeo sulla ridistribuzione dei migranti sbarcati a Malta
IN ITALIA UNA DECINA DI PERSONE - L'Italia "mantiene l'impegno" - dicono da Palazzo Chigi - e ospiterà "poco più di 10 persone". Saranno affidate alla Chiesa Valdese "che si è offerta di accoglierli senza oneri per lo Stato".  E in attesa dei trasferimenti dei profughi "il premier Conte chiederà un incontro urgente con Avramopulos (commissario europeo per le Migrazioni ndr) per far eseguire la ricollocazione degli oltre 200 migranti che da agosto l'Italia aspetta che siano accolti dalla Germania, Olanda e altri 7 paesi europei che non hanno dato seguito agli impegni". 
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
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Passa dunque la linea di Conte, che - in accordo con Di Maio - si era detto disponibile all'accoglienza "in via eccezionale" perché "la politica del rigore ha un limite". Ma Salvini si intesta il successo diplomatico. "Non ho cambiato idea, anzi faccio due passi in avanti. Non ci sarà nessun arrivo in Italia finché l'Europa non rispetterà gli impegni presi". E ancora "il governo è compatto sulla linea rigorosa, porti chiusi, lotta agli scafisti e alle Ong. Aggiungo che ogni nuovo eventuale arrivo dovrà essere a costo zero per i cittadini Italiani". Il vicepremier si dice soddisfatto del vertice, anche se, precisa, "d'ora in poi meglio incontrarsi prima che dopo: l'immigrazione la gestisce il ministro dell'Interno". 
Fonte: qui

NELLE FILE LEGHISTE AFFIORA UNO SCENARIO CHE POTREBBE REALIZZARSI IL GIORNO DOPO LE ELEZIONI IN ABRUZZO E CHE PREVEDEREBBE UN CAMBIO DI GOVERNO 
NEL CARROCCIO PREPARANO IL PALLOTTOLIERE PER UN'OPERAZIONE CHE VEDREBBE LA ROTTURA DELL' ALLEANZA CON IL M5S: “LA QUOTA 100 CE LA APPROVIAMO IL GIORNO DOPO, E SENZA IL REDDITO POSSIAMO ANCHE FARE IL TAGLIO DELLE TASSE. BASTANO 55 RESPONSABILI ALLA CAMERA E 17 AL SENATO”
Marco Galluzzo per il “Corriere della Sera”

matteo salvini luigi di maioMATTEO SALVINI LUIGI DI MAIO
Alla fine lo scontro lo vince Giuseppe Conte, il presidente del Consiglio: la settimana prossima l' Italia, come da accordi europei, prenderà in carico 15 migranti che sono appena sbarcati a Malta, in prevalenza donne e bambini, ma con i padri, e li girerà alla Chiesa valdese, che ha promesso di farsene carico senza oneri per lo Stato.

Allo stesso tempo, nel confronto con Salvini, il premier ha garantito che chiederà un incontro urgente con il commissario Ue Avramopoulos per far eseguire la ricollocazione degli oltre 200 migranti che da agosto l'Italia aspetta di far accogliere dalla Germania, Olanda e altri 7 paesi europei che non hanno dato seguito agli impegni.
luigi di maio matteo salviniLUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI

Si conclude così, poco dopo l'una di notte, il vertice a tre fra premier e i suoi due vice sulla vicenda dei migranti, ma restano non pochi strascichi di una vicenda che è stata l' ennesimo cortocircuito in seno al governo. Che ci sia qualcosa di serio che non funziona non lo racconta solo lo scontro, ma anche la cronaca dell' appuntamento per il chiarimento.

Il ministro dell' Interno sta tornando dalla Polonia, Chigi fa sapere che i due si vedranno a cena. Quando Salvini atterra a Roma, il Viminale dice che la cena è saltata. Poi Conte chiama il suo vicepremier, evidentemente indispettito. La cena del chiarimento rivive. Ma siccome la verifica riguarda anche il reddito di cittadinanza, le pensioni di invalidità, e tanto altro, allora interviene anche Di Maio.

LUIGI DI MAIO MATTEO SALVINILUIGI DI MAIO MATTEO SALVINI
E' proprio il leader dei 5stelle a rivelare che il chiarimento sarà a tre, e a Chigi: «Io sto andando lì si farà verso le 23.15, abbiamo orario nottambuli..». In effetti di cose da chiarire ce ne sono parecchie, è anche slittato a dopodomani il Cdm che dovrebbe approvare quota 100 e reddito: «La Ragioneria ha bisogno di più tempo, è un provvedimento complesso», spiega ancora Di Maio, mentre ai piani della Lega dicono che può anche saltare tutto, se non verranno accolte le richieste, numerose, del vicepremier che dirige il Viminale.

salvini di maioSALVINI DI MAIO
Insomma in alto mare, dopo i migranti, stanno anche le comunicazioni interne al governo, il programma, e infine, ad ascoltare gli spifferi di Palazzo, addirittura la tenuta stessa dell' esecutivo. Prima del vertice Conte ha chiarito con i suoi collaboratori: «Io non torno indietro, mi sono assunto delle responsabilità che fanno parte del mio ruolo e lo spiegherò a Salvini, stiamo prendendo delle persone in una cornice di eccezionalità, per ragioni umanitarie».

conte salvini di maioCONTE SALVINI DI MAIO
Matteo Salvini ai suoi collaboratori comunica diversamente: «A Conte dirò che il Viminale resterà fuori da questa storia, li gestisca la Chiesa, la Caritas, non mi interessa, ma a questo punto, se non si può tornare indietro, significa che la Lega chiede una verifica su tutto». Vista da fuori la situazione può apparire paradossale. Si può produrre uno scontro fra il premier e il suo vice per 15 migranti? «Non sono i migranti il problema, il tema è la tenuta della maggioranza», dicono nella Lega.

Sono le stesse fonti, vicine a Salvini, per cui lo scenario di breve periodo non contempla la crisi migratoria nelle acque maltesi. A Chigi hanno fatto le ore piccole per risolvere la matassa, ma nello staff di Salvini il tono sulla materia è quasi di dileggio: «Conte si è rimangiato la parola data all' Onu sul Global compact, poteva rimangiarsi la parola data a Bruxelles sui migranti». E allora, mentre fra il premier e i due vice è in corso il chiarimento, lo stesso si dilata: nelle file della maggioranza si avvertono spifferi di crisi.
MOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLAMOAVERO DI MAIO SALVINI CONTE MATTARELLA

Affiora persino uno scenario che potrebbe schiudersi il giorno dopo le elezioni in Abruzzo e che prevederebbe un cambio di governo subito dopo. Fra i leghisti si fanno addirittura i numeri di un' operazione che vedrebbe la rottura clamorosa dell' alleanza: «La quota 100 ce la approviamo il giorno dopo, e senza il reddito possiamo anche fare il taglio delle tasse. Bastano 55 responsabili alla Camera e 17 al Senato».

Fonte: qui

mercoledì 9 gennaio 2019

Lo scontro sui migranti tra Conte e Salvini non ha precedenti

È scontro aperto nel governo sul destino dei 15 migranti che il presidente del Consiglio sarebbe pronto ad accogliere in Italia malgrado la ferma contrarietà del suo vice premier e ministro dell'Interno. Il tema divide i principali azionisti della maggioranza, M5s e Lega, da venerdì e, nella prima occasione di incontro, nel corso della riunione del consiglio dei ministri che si è tenuta ieri sera per predisporre un intervento del governo su Carige non sarebbe stato neanche accennato, tanto le divisioni sono nette tra i due partiti.
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Lacerazioni che sono maturate ed esplose oggi in un botta e risposta inedito e molto netto tra Giuseppe Conte e il suo vice Matteo Salvini, quando poco dopo le 19 è stata diffusa l'intervista del presidente del Consiglio a 'Porta a Porta'. Conte ha confermato che l'Unione europea sta sollecitando Malta a fare sbarcare i migranti a bordo di Sea Watch 3 e Sea Eye e ribadito la sua disponibilità ad accoglierli. "Non ha più senso tenere in mare quelle persone. C'è un limite oltre il quale non si può andare", ha affermato il premier. "Salvini esprime una linea condivisa dal governo. È una persona ragionevole ma se marchiamo nel segno dell'eccezionalità un intervento di questo tipo non credo che la politica del governo possa essere tacciata di incoerenza", ha insistito Conte. 

Salvini non vuole nessun "cedimento"

Tempo dieci minuti e dallo staff di Salvini è arrivato l'annuncio che il titolare del Viminale avrebbe fatto presto una diretta Facebook. Durante il live, il ministro è stato tranchant. "Non cambierò mai idea", ha scandito. "Chi ha veramente ha a cuore il futuro di migliaia di africani deve evitare che qualsiasi barcone arrivi in Italia". "Non ci sarà mai l'ok mio e di alcun ministro della Lega, anche se mi si dice è in via eccezionale", ha aggiunto, con riferimento diretto a quanto detto da Conte.
"Un cedimento oggi da parte di chiunque significherebbe riaprire le porte al traffico di essere umani gestito dai mafiosi e dagli scafisti - ha aggiunto -. Non cambierò mai idea. Chi vuole salvare vite deve bloccare gli scafisti. Chi vuole aiutare l'Africa a diventare uno splendido continente, da cui non scappare ma fermarsi a vivere e lavorare, deve bloccare gli scafisti e le navi che non rispettano le regole e battono bandiere straniere. Questo non avverrà mai con il consenso mio e degli italiani. E se qualcuno, anche all'interno del governo, accetterà di cedere alle imposizioni di scafisti, trafficanti e Ong non farà un buon servizio né a quelle donne e quei bambini, né' all'Italia, né al continente africano: Poi ognuno si prende le responsabilità delle sue scelte". A Salvini ha poi ribattuto Conte dagli studi di Bruno Vespa. Se il ministro non dichiara sicuro alcun porto, "vorrà dire che non li faremo sbarcare, li andrò a prendere con l'aereo e li riporterò".

Il fronte del reddito di cittadinanza

I leghisti hanno poi aperto un altro fronte riguardo al reddito di cittadinanza, misura bandiera dei 5 stelle. Gli ex 'lumbard' lamentano che la misura, presentata nel pre consiglio che si è tenuto stasera, in vista del cdm in programma giovedì, non contiene le risorse promesse dal vice premier pentastellato Luigi Di Maio e destinate ai disabili.  "Io conto che sia contenuto tutto quello che era previsto" nel pacchetto reddito di cittadinanza, come "il sostegno ai disabili", ha auspicato Salvini. "Io darò il mio ok" alla misura, ha proseguito, "a patto che ci siano il sostegno a tutti gli ultimi".
Ancora più esplicito il ministro per la Famiglia e la Disabilità, Lorenzo Fontana: senza un cambio di linea, il Carroccio farà mancare i suoi voti. "La Lega non voterà il reddito di cittadinanza se non ci sarà attenzione per i disabili? Mi faccia tornare al lavoro: nel reddito di cittadinanza c'è già un'attenzione ai disabili, ma se ci sono suggerimenti li analizzeremo, ci metteremo intorno a un tavolo e anche questa volta risolveremo la situazione", ha poi replicato Conte.
Fonte: qui
Salvini risponde a Conte (Mediaset)

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