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sabato 7 settembre 2019

CHI È LUCIANA LAMORGESE, CHE SOSTITUIRÀ SALVINI AL MINISTERO DELL’INTERNO?


FIGLIA PREDILETTA DEL VIMINALE, DOVE HA LAVORATO 40 ANNI, È STATA CAPO DI GABINETTO DI ALFANO E POI SE NE ANDÒ QUANDO ARRIVÒ MINNITI 

DA PREFETTO DI MILANO IMPOSE AI LEGHISTI DI ACCOGLIERE I MIGRANTI E ORA DOVRÀ NORMALIZZARE LE POLITICHE DI ACCOGLIENZA, SENZA REGALARE LA RETORICA DEGLI SBARCHI A SALVINI. IL TUTTO CON LEU AL GOVERNO (AUGURI)
Francesco Grignetti per “la Stampa”

luciana lamorgese 11LUCIANA LAMORGESE 
Fuori il ciclone iper-politico Salvini, al ministero dell' Interno è il momento di un tecnico, anzi una tecnica. Si apre la stagione di Luciana Lamorgese, 66 anni, prefetto in pensione, sconosciuta ai più, laconica e proprio per questo motivo perfetta per tirare fuori il ministero dell' Interno dalle lotte di partito.

angelino alfano luciana lamorgeseANGELINO ALFANO LUCIANA LAMORGESE










Lamorgese ha il curriculum migliore allo scopo. Figlia prediletta del Viminale dove ha lavorato continuativamente per quasi quarant' anni, scalando tutte le posizioni fino a diventare capo di gabinetto del ministro Angelino Alfano nel 2013. Da quel momento, per i successivi quattro anni, fu lei l' anima del ministero, gestendo i momenti difficili degli sbarchi di massa. Di quel periodo si ricorda la freddezza, la lucidità, l' energia sia pure condita dai modi impeccabili. Il tipico pugno di ferro in guanto di velluto.

Venne poi Marco Minniti, uno a cui piaceva fare tutto in prima persona, e nemmeno un mese dopo Lamorgese era già alla prefettura di Milano, dove si è confrontata con i problemi di una grande città, e a dire di tutti ha fatto benissimo. Non per caso, al saluto di commiato c' erano il sindaco Beppe Sala come il Governatore Attilio Fontana, Bobo Maroni e Matteo Salvini.

luciana lamorgese matteo salvini 1LUCIANA LAMORGESE MATTEO SALVINI
Eppure era stata lei la prefetta che aveva imposto ai sindaci del Milanese, molti i leghisti, sempre con il sorriso sulle labbra e un tono super-istituzionale, di fare la loro parte nell' accoglienza dei richiedenti asilo. Una delle prime mosse fu un protocollo d' intesa con gli enti locali. «Se ognuno fa la sua parte - predicava - avremo un' accoglienza equilibrata e sostenibile». Dove già in queste parole si coglie l' aspirazione alla via di mezzo, pragmatica, senza forzature che siano la chiusura totale o l' aperturismo assoluto.

matteo salvini saluta il personale prima di lasciare il viminale 1MATTEO SALVINI SALUTA IL PERSONALE PRIMA DI LASCIARE IL VIMINALE 
Non l' attende una stagione facile, con Lega e FdI già sulle barricate. Toccherà infatti al ministro Lamorgese di emendare i decreti Sicurezza, scrivere una nuova legge sull' immigrazione, e gestire la quotidianità che verrà. A lei, l' onere di trovare una formula (legando i permessi di soggiorno a un lavoro, non regolare, ma certificato in qualche modo? ) che possa sanare la situazione di clandestinità in cui si trovano decine di migliaia di stranieri e allo stesso tempo tenere ferma la lotta all' immigrazione clandestina.
luciana lamorgese matteo salviniLUCIANA LAMORGESE MATTEO SALVINI



A Milano, Lamorgese non s' è tirata indietro quando s' è trattato di sgomberare edifici occupati, ripristinare l' ordine alla stazione Centrale, usare le maniere forti con le interdittive antimafia. E' una donna di legge e ordine che non ha paura di esprimere le sue idee. «Oggi assistiamo a rigurgiti di antisemitismo e di razzismo, anche in relazione ai flussi migratori. Io dico che bisogna accogliere nelle regole e non respingere il diverso che può essere un arricchimento per il territorio», diceva a una cerimonia in prefettura. Ed erano i giorni in cui si insediava Salvini. Fonte: qui

lunedì 5 agosto 2019

GLI ADDII DA NABABBI DEI COMMISSARI EUROPEI: JUNCKER È IL PIÙ FORTUNATO, A LUI DOVREBBERO SPETTARE ALMENO 22MILA EURO DI ASSEGNO (SOLO DALL’UE) QUANDO DECIDERÀ DI RITIRARSI

IN ATTESA DELLA PENSIONE PERÒ, I MEMBRI DEL GOVERNO UE SI BECCANO UNA BELLA “INDENNITÀ DI TRANSIZIONE, CHE VA DAL 40 AL 65% DELLO STIPENDIO PER 2 ANNI…

E I FESSI PAGANO!!!

Andrea Valdambrini per “il Fatto Quotidiano”
Juncker MogheriniJUNCKER MOGHERINI
In Europa il 2019 è un anno di addii ma anche di soldi per chi se ne va, da Jean-Claude Juncker a molti dei suoi commissari. I più anziani godranno di una eccellente pensione, i più giovani di un generoso paracadute. Discorso simile per gli europarlamentari: le elezioni di maggio ne ha "licenziati" il 60% (450). Che faranno? A quanti soldi avranno diritto?
juncker URSULA VON DER LEYENJUNCKER URSULA VON DER LEYEN
Per calcolare la pensione dei commissari alla soglia dei 66 anni, bisogna partire dai loro stipendi.
jean claude juncker 5JEAN CLAUDE JUNCKER 
Le cariche di vertice sono le più pagate in Ue: il presidente della Commissione guadagna, secondo le regole, il 138% dello stipendio del funzionario Ue più alto in grado, quindi oltre 27mila euro al mese. Seguono l' Alto rappresentante per la politica estera, i 7 vicepresidenti dell' esecutivo Ue e gli altri 21 commissari con almeno 22mila euro mensili.
junckerJUNCKER
Cifre che non considerano i benefit da mandato e da cui si ricava l' indicazione della pensione maturata. Il presidente uscente Jean-Claude Juncker , che ha quasi 70 anni ed è stato in carica per cinque, dovrebbe ricevere circa 22mila euro. La pensione che spetterà in futuro (ora ha 45 anni) a Federica Mogherini , invece, sarà di almeno 20mila euro. Gli altri commissari uscenti avranno diritto a trattamenti non inferiori ai 18mila euro. Per molti si tratterà di un assegno fra gli altri. Juncker, per esempio, è stato anche primo ministro del Lussemburgo e ha ricoperto varie cariche in Ue.
BARROSOBARROSO
In attesa degli assegni da pensionati, invece, per il ricollocamento nel normale mondo del lavoro le regole Ue prevedono una "indennità di transizione", che va dal 40 al 65% dello stipendio base per un periodo fino a 24 mesi. Così, l' ex ministro Ue può arrivare a percepire anche 200mila euro complessivi in due anni. Un paracadute molto discusso. In attesa di vedere chi della commissione Juncker sarà riconfermato e chi invece "licenziato" (con buonuscita), è utile guardare al passato.
jean claude juncker giuseppe conte 3JEAN CLAUDE JUNCKER GIUSEPPE CONTE
Nel 2016, il settimanale tedesco Die Zeit segnalava che, dopo un anno e mezzo dalla fine dell' esecutivo Barroso, 16 ex commissari erano ancora a carico dei contribuenti Ue per una cifra media di 8.330 euro di indennità mensile. Nelle intenzioni di chi lo aveva predisposto, l' assegno doveva servire a mantenere l' indipendenza dei politici ed evitare conflitti d' interesse. Non fu però il caso di Karel de Gucht , ex commissario belga al Commercio, che nel 2016 era già nel consiglio di grandi aziende come Arcelor Mittal e Proximus.
URSULA VON DER LEYEN E FEDERICA MOGHERINIURSULA VON DER LEYEN E FEDERICA MOGHERINI
O la danese Connie Hedegaard , già responsabile Ue per l' Ambiente, poi consigliere dell' energetica Danfoss. Lo stesso ex presidente della Commissione, José Manuel Barroso , passò in meno di due anni dal vertice Ue a quello di Goldman Sachs.
Nell' elenco degli ex commissari pagati ancora con l' indennità transitoria c' erano anche Dacian Ciolos , nel frattempo diventato primo ministro in Romania, e l' italiano Ferdinando Nelli Feroci , il diplomatico che aveva sostituito Antonio Tajani al Commercio, quando quest' ultimo era stato eletto eurodeputato.
FEDERICA MOGHERINI A SANTA SEVERAFEDERICA MOGHERINI A SANTA SEVERA
I deputati di Strasburgo hanno invece riformato da alcuni anni il loro sistema pensionistico. Fino al 2009 potevano ottenere una baby pensione dai 50 anni, oggi devono aspettare i 63. Anche per loro c' è un' indennità transitoria pari al salario base mensile che gli permette per altri due anni di accantonare 200mila euro. lo stipendio base è di 8.758 euro lordi al mese, 6.825 netti. Sulla base di questa cifra, si ricava l' importo della pensione. L' intera legislatura produce un assegno di circa 20mila euro all' anno, ma si matura anche per un periodo breve. I veterani invece possono contare su assegni molto generosi. Nigel Farage , al suo quinto mandato, ha già maturato una pensione di almeno 70mila euro all' anno. Matteo Salvini , con tre legislature e mezzo, lo segue poco distante.
Fonte: qui

giovedì 6 giugno 2019

QUOTA CENTO: CALANO LE DOMANDE PER I NUOVI PENSIONAMENTI. SOLO 15MILA NELL'ULTIMO MESE.

LA MAGGIOR PARTE DELLE RICHIESTE ARRIVA DA LAVORATORI DIPENDENTI (51.644), A SEGUIRE QUELLI PUBBLICI (46.099), GLI ARTIGIANI (12.408), I COMMERCIANTI (11.965), GLI ISCRITTI AI FONDI SPECIALI (7.036) I COLTIVATORI DIRETTI (2.883)

INPS QUOTA 100INPS QUOTA 100
Sono poco più di 142mila le domande presentate al 3 giugno all’Inps per quota 100, l’uscita anticipata dal lavoro con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Nell’ultimo mese ne sono arrivate circa 15mila. Rispetto a febbraio, il primo mese in cui furono presentate un quarto del totale delle domande attese (circa 77mila su un totale di 290mila previste per il 2019) il rallentamento è evidente. Se a marzo - mettendo sotto la lente i “bollettini” dell’Inps su quota 100 - risultano presentate circa 33mila domande, le richieste sono drasticamente calate ad aprile (circa 18mila) e poi a maggio (circa 15mila, come detto in precedenza).

La maggior parte delle richieste arriva da lavoratori dipendenti (51.644), a seguire quelli pubblici (46.099), gli artigiani (12.408), i commercianti (11.965), gli iscritti ai fondi speciali (7.036) i coltivatori diretti (2.883) e in misura più marginale iscritti alla gestione separata e lavoratori dello spettacolo e sport.

Sono 50.164 le domande arrivate da persone con meno di 63 anni e 63.578 le richieste di persone tra i 63 e i 65 anni.
pasquale tridico 1PASQUALE TRIDICO 


Si conferma poi la prevalenza di richieste da parte di uomini con il 74% delle domande rispetto al 26% di quelle inviate da lavoratrici.

Sul territorio le province che hanno registrato il maggior numero di domande, in valore assoluto, sono Roma (10.784), Milano (6.444), Napoli (5.968), Torino (4.999), Palermo (3.458). All’opposto troviamo Vibo Valentia (354), Isernia (321), Aosta (307), Fermo (300) e Sondrio (283). Fonte: qui

martedì 26 marzo 2019

TARANTINI E LE CENE ELEGANTI QUEL FILO LUNGO 10 ANNI CHE LEGA IL GENERALE BARDI A BERLUSCONI

FINÌ NELL'INCHIESTA SULLA P4 E IN QUELLA SULLE CORRUZIONI DI ALCUNI FINANZIERI (WOODCOCK). HA SUBITO PERQUISIZIONI VIOLENTE E ONTE MEDIATICHE. 

MA PER LUI LA PROCURA HA DOVUTO POI SEMPRE CHIEDERE L'ARCHIVIAZIONE. 

QUELLE INCHIESTE BLOCCARONO LA SUA CARRIERA NELLA GUARDIA DI FINANZA. ORA LA SUA RIVALSA

Giuliano Foschini per ''la Repubblica''

vito bardi con silvio berlusconiVITO BARDI CON SILVIO BERLUSCONI
C' è un filo lungo dieci anni che unisce il generale della Guardia di Finanza in pensione, Vito Bardi, e l' ex premier, Silvio Berlusconi. Una storia che parte a giugno del 2009 da Bari e arriva oggi qui a Potenza, dove Bardi è in pole per diventare il nuovo governatore della Basilicata. Fortemente voluto proprio dal Cavaliere.

Bardi è stato al cuore di uno dei passaggi più drammatici e delicati di quella fase che segnò l' inizio della fine dell' avventura politica di Silvio Berlusconi. Fu l' alto ufficiale che per primo conobbe, in un pomeriggio di giugno del 2009, quando poteva essere ancora depotenziato, l' affaire di Patrizia D' Addario, Gianpaolo Tarantini e della sua scuderia di ragazze per "l' utilizzatore finale".

Silvio Berlusconi, appunto. Un segreto, quello, che Bardi ha custodito per anni anche davanti ai magistrati di Lecce che, quando gli chiesero come fossero andate le cose, si sentirono rispondere soltanto un elenco infinito di "non so" e "non ricordo".

vito bardi 20120310 5072189VITO BARDI 20120310 5072189
26 Giugno 2009, quindi. L' Italia aveva appena scoperto Tarantini: dopo le interviste di Patrizia D' Addario prima e Barbara Montereale poi, si era aperto lo scrigno delle "cene eleganti" a Palazzo Grazioli. Dell' inchiesta nei palazzi romani nessuno sapeva nulla, e tutti avevano un disperato bisogno di sapere. Da Bari temevano fughe di notizie e per questo avevano tenuto il massimo riserbo fino alle uscite pubbliche delle due ragazze. Nella Legione allievi di Bari viene così convocata una riunione tra i magistrati e i finanzieri che stanno conducendo l' indagine, il procuratore appena nominato dal Csm, Antonio Laudati. E Bardi, appunto. Che arriva a riunione in corso.

foto visita generale vito bardiFOTO VISITA GENERALE VITO BARDI
Perché c' è Bardi? «Per riprendere aspramente e con toni assai duri il colonnello del nucleo di Polizia tributaria che aveva omesso di tenerlo aggiornato sul contenuto e lo sviluppo delle indagini» scrivono i magistrati di Lecce. Ai quali il pm che conduceva l' inchiesta, Giuseppe Scelsi raccontò: «La durezza dell' intervento dell' ufficiale aveva poi determinato uno stato di intimidazione e di tensione del personale». Perché Bardi voleva sapere? E soprattutto perché lui, che all' epoca era comandante interregionale del Sud, e non il comandante regionale, Luciano Inguaggiato, che in linea gerarchica avrebbe dovuto gestire la cosa?

I pm di Lecce hanno provato a fare questa domanda a Bardi ma «non soltanto - scrivono- si è trincerato dietro una serie di non ricordo ma, per giustificare la sua cattiva memoria, ha addirittura prospettato il dubbio di non essere stato presente a quella riunione».
Come andarono effettivamente le cose quel giorno, e soprattutto perché, non si è quindi mai riuscito a ricostruire con certezza.
vito bardiVITO BARDI

Certo è che Bardi poco dopo diventò vice comandante generale della Finanza, esponente di quella corrente di generali dalle ottime relazioni (Niccolò Pollari, Michele Adinolfi, per non parlare di Emilio Spaziante, arrestato per tangenti nell' inchiesta del Mose) che ha scritto la pagina nera degli ultimi anni delle Fiamme gialle in Italia.

E che anche tanti polveroni giudiziari ha sollevato, seppur come nel caso di Bardi poi finiti nel nulla: il generale è finito per due volte - nell' inchiesta sulla P4 e in quella sulle corruzioni di alcuni finanzieri - nel registro degli indagati del pm John Henry Woodcock. Ha subito perquisizioni violente e onte mediatiche. Ma è stato vittima di due errori giudiziari: per lui la procura ha dovuto poi sempre chiedere l' archiviazione. Quelle inchieste bloccarono però inevitabilmente la sua carriera nell' arma. Ora, dieci anni dopo, grazie al Cavaliere, è arrivato il tempo della politica.

Fonte: qui

martedì 8 gennaio 2019

VUOI LA LIQUIDAZIONE? TE LA FINANZI DA SOLO

GLI STATALI CHE VANNO IN PENSIONE CON QUOTA 100 POTRANNO FARSI ANTICIPARE IL TFR DA UNA BANCA, MA GLI INTERESSI SARANNO A LORO CARICO 

IL GOVERNO LAVORA A UN ACCORDO QUADRO CON ABI E ANIA: VUOLE METTERE UN TETTO AL TASSO DI INTERESSE, CHE SI DOVREBBE AGGIRARE INTORNO A…

Rosario Dimito per ''Il Messaggero''

pensionati in piazza contro la manovra 4PENSIONATI IN PIAZZA CONTRO LA MANOVRA
Serve un accordo quadro complessivo tra ministeri e banche per regolare l' erogazione anticipata del trattamento di fine servizio (Tfs). Non bastano gli accordi bilaterali tra singole amministrazioni pubbliche e singoli istituti. Ecco che dal negoziato in pieno svolgimento tra Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro, e i vertici Abi, sarebbe spuntata la necessità di procedere a qualche ritocco della bozza del decreto su Quota 100.

MISURA GENERALISTA
In particolare una modifica del punto 2 dell' articolo 23 dove, nella stesura attuale, si fa riferimento alla stipula di convenzioni tra i vari enti della pubblica amministrazione e le varie banche. Dagli ultimi colloqui fra le parti si sarebbe appurato che trattandosi di misure con carattere di generalità non si può demandare ad accordi singoli che potrebbero pertanto differire tra loro creando ulteriore disagio, più di quanto ne abbia già provocato la prospettiva di non poter incassare subito la liquidazione con l' uscita dal lavoro.
 
E' confermato, come ha spiegato anche Durigon in un' intervista a Il Messaggero, che i lavoratori in uscita con Quota 100 potranno beneficiare di un prestito messo a disposizione dalle banche. Non è detto però che il tasso di interesse sia integralmente a carico dei beneficiari.

Di sicuro accordi bilaterali tra comuni, regioni, ministeri e singoli istituti di credito non sarebbero efficienti. Trattandosi di un intervento generale, Durigon e i vertici dell' Abi stanno stendendo la bozza di una convenzione complessiva. Dovrà essere sottoscritta dai ministeri dell' Economia, del Lavoro, della Pa con l' Associazione bancaria per identificare un prodotto standardizzato: una modalità omogenea in tutta Italia e per tutte le tipologie di dipendenti pubblici.

CHI NE FA PARTE
In più il Mef, con la Ragioneria generale dello Stato e l' Inps, sta conducendo una valutazione sui requisiti minimi per l' accesso al finanziamento di Quota 100. E' necessario infatti individuare la platea complessiva di coloro che potrebbero lasciare e le ipotesi di eventuali utilizzi dell' anticipo bancario.
pensioniPENSIONI

Quanto al tasso di interesse, è naturalmente ancora fluido come non è scontato che questo tasso, inizialmente a carico del lavoratore in uscita, alla fine lo sopporti soltanto lui.
La proposta iniziale del governo di fissare un tetto massimo all' 1% deve essere commisurata con varie componenti dell' operazione.

Una di queste è la durata del finanziamento che potrebbe oscillare tra 2 e 6 anni e l' altra è l' ammontare complessivo del Tfs, a sua volta strettamente correlato al numero dei beneficiari di Quota 100 ma anche a quanto ciascuno potrebbe ricevere: se un dipendente, infatti, dovesse avere titolo per un Tfs di 60 mila euro, potrebbe richiederne una parte per soddisfare alcune esigenze economiche impellenti di famiglia mentre per incassare la parte residua, attendere la conclusione dell' iter ordinario.

durigon salviniDURIGON SALVINI
C' è da dire che l' accordo quadro rappresenta la cornice entro la quale poi i singoli istituti devono inserirsi, recependo o meno gli accordi.
Tale accordo quadro su Quota 100 dovrebbe ricalcare i due analoghi accordi stipulati tra Abi, Ania, Ministero dell' Economia e ministero del Lavoro per l' anticipo pensionistico.

Fonte: qui

domenica 29 gennaio 2017

IN GRECIA IL 49,2 PERCENTO DELLE FAMIGLIE HA COME UNICO REDDITO UNA PENSIONE

Keep Talking Greece pubblica un breve aggiornamento sulla situazione finanziaria dei nuclei familiari in Grecia. Quasi la metà delle famiglie vive della sola pensione di un familiare, i tre quarti hanno subìto un peggioramento delle proprie condizioni economiche nel 2016, e quasi altrettanti si aspettano ulteriori peggioramenti nell’anno in corso, a testimonianza di un paese che ha perso ogni speranza nel futuro (ma che noi non vogliamo dimenticare nemmeno per un attimo).
di KeepTalkingGreece, 25 gennaio 2017
La metà dei nuclei familiari in Grecia dichiara che l’unica fonte di reddito di cui dispone è la pensione di un membro della famiglia. Secondo il sondaggio condotto dall’Istituto delle Piccole Imprese della Confederazione Ellenica dei Professionisti, Artigiani e Commercianti (IME GSEVEE), il 49,2 percento delle famiglie vive della pensione di un familiare e non ha alcuna altra fonte di reddito.
Altri dati rilevati:
  • il 75,3 % dei nuclei familiari ha subìto un declino significativo del proprio reddito nel corso dell’anno 2016;
  • il 37,1 % dei nuclei familiari dice di vivere con meno 10.000 euro all’anno;
  • per il 37,9 % dei nuclei familiari i salari sono la principale fonte di reddito;
  • il 9 % dei nuclei familiari dice di dipendere principalmente dai redditi provenienti da attività commerciali;
  • un nucleo familiare su tre ha [almeno] un componente della famiglia disoccupato – ciò significa una stima di 1,1 milioni di famiglie in Grecia;
  • i disoccupati di lungo periodo contano per il il 73,3 % di tutti i senza lavoro;
  • il 22,4 % dei nuclei familiari ha un componente occupato della famiglia che guadagna meno del salario mensile minimo, pari a 586 euro lordi;
  • il 9,7 % degli intervistati ha detto che almeno un membro della sua famiglia ha lasciato la Grecia;
  • il 73,5 % degli intervistati ha detto di aspettarsi un peggioramento ulteriore della propria situazione finanziaria;
  • il 5,1 % dice invece di aspettarsi un miglioramento;
  • il 21,3 % dei nuclei familiari ha tasse da pagare in arretrato;
  • il 34 % delle famiglie stima che non sarà in grado di adempiere ai suoi obblighi verso il fisco nel corso dell’anno 2017;
  • il 21,3 % dei titolari di mutui è in arretrato sui pagamenti alle banche.
Il report suggerisce che:
La crisi finanziaria di lungo periodo, la cui vittima principale è la classe media, non sta portando solo a un ulteriore declino dei redditi e a un ampliamento delle disuguaglianze, ma minaccia apertamente la coesione sociale.
La cosiddetta terapia, che consiste nel continuo aumento delle tasse, dirette e indirette, può anche portare a un avanzo fiscale primario, ma questo non si riflette in alcun beneficio per i contribuenti in termini di qualche forma di servizio pubblico, e anzi al tempo stesso viene ridotta la spesa per la sanità e l’istruzione
Il sondaggio è stato condotto tra il 14 e il 26 novembre 2016 su 1.000 famiglie distribuite in tutto il paese.
Fonti: qui e qui
PS. E tenete conto che ci sono persone che non hanno neppure una piccola pensione di cui vivere.

Fonte: qui

martedì 13 settembre 2016

LA PREVIDENZA BY RENZI: CHI VA IN PENSIONE ANTICIPATA PERDE ALMENO 25 MILA EURO

SOTTOSEGRETARIO NANNICINI SVELA I PIANI DEL GOVERNO PER CHI VUOLE RITIRARSI DAL LAVORO IN ANTICIPO: 

SARANNO COINVOLTI PURE AUTONOMI E PARTITE IVA (MA PER OGNI ANNO SI PERDERÀ IL 5% DELL'ASSEGNO)

Tobia De Stefano per “Libero Quotidiano”

RENZI PADOANRENZI PADOAN

Finalmente è arrivata l' ora dell' Ape. O meglio, è arrivata l' ora di mettere un po' di sostanza nel meccanismo elaborato dal governo per consentire ai lavoratori di anticipare la pensione. Si sapeva, per dire, che avrebbe riguardato i nati tra il 1951 e il 1953. Che i soldi sarebbero stati versati dalle banche. E che la decurtazione non sarebbe stata uguale per tutti.


Tommaso NanniciniTOMMASO NANNICINI

Ora Tommaso Nannicini, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, che da mesi sta curando il dossier, ci mette i numeri. Che di certo faranno discutere. In un'intervista a Presadiretta, infatti, ammette che è stato indispensabile «coinvolgere il sistema bancario. È stata l'unica strada percorribile» perché le altre sarebbero costate allo Stato dai 7 ai 10 miliardi. E spiega che a un lavoratore con una pensione potenziale da 1.000 euro «un anno d' anticipo costerà una cifra che va da 50 a 60 euro al mese per 20 anni, mentre tre anni di anticipo costeranno dai 150 a 200 euro al mese».

INPS PENSIONIINPS PENSIONI
Parliamo di un taglio all'assegno di circa il 5% per ogni anno di anticipo. Che diventano 13 mila e 200 euro (55 euro per 20 anni) per chi vuole smettere di lavorare un anno prima. E 42 mila euro per chi invece intende godersi la vecchiaia 36 mesi prima rispetto a quanto previsto dall' attuale normativa (in media siamo intorno ai 25 mila euro). Difficile definirlo un affarone. Non solo. Nannincini ha spiegato anche che «l' anticipo pensionistico è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale.

Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, gli artigiani e i commercianti». E che le richieste non dovranno essere garantite dall' auto o dall' immobile del pensionando. Non rischiano neanche gli eredi (pensione di reversibilità) perché tutto sarà coperto da un' assicurazione.
PENSIONEPENSIONE

Nessun numero, invece, per chi dovrebbe pagare poco o nulla. «Poi ci sarà una platea importante di agevolati - spiega Nannicini - che riceveranno un bonus fiscale, e questo coprirà non solo gli interessi e l'assicurazione, ma anche il capitale anticipato se sei particolarmente meritevole di tutela, in condizioni di bisogno e hai un reddito basso». Secondo le ultime indiscrezioni non ci dovrebbero essere penalizzazioni per chi prenderà un assegno fino a 1.500 euro lordi al mese.

Quindi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio precisa che sulle minime «ci sarà un intervento anche sui redditi da pensione sotto i 1.000 euro, agganciandosi prevedibilmente all' istituto della 14esima, con un bonus che è legato ai contributi versati. Si arriva fino a 400 euro».

pensioni1PENSIONI1
Mentre stronca definitivamente la proposta del presidente dell' Inps Tito Boeri, che chiedeva un sacrificio a chi riceve un assegno molto più di ricco rispetto ai contributi versati. «Questo tipo di ricalcoli non sono semplicissimi - spiega Nannicini - richiedono molte ipotesi e molti dati. E devi stare molto attento perché non si riesce a fare con il bisturi del chirurgo questa distinzione un pò intellettualistica. Rischi di fare danni e di tagliare anche pensioni alte ma meritate...» Insomma: «Potevamo mettere le mani nelle tasche sbagliate, abbiamo deciso di fermarci».

Fonte: qui