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mercoledì 15 gennaio 2020

UN MAGISTRATO IN SERVIZIO ALLA CORTE D'APPELLO DI CATANZARO, E DUE AVVOCATI, UNO DEL FORO DI CATANZARO E L'ALTRO DI LOCRI, SONO STATI ARRESTATI DALLA GUARDIA DI FINANZA SU DISPOSIZIONE DELLA DDA DI SALERNO PER CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI…



MANETTEMANETTE
(ANSA) - Un magistrato in servizio alla Corte d'Appello di Catanzaro, e due avvocati, uno del foro di Catanzaro e l'altro di Locri sono stati arrestati dalla Guardia di finanza su disposizione della Dda di Salerno per corruzione in atti giudiziari. I destinatari dei provvedimenti sono otto sette dei quali con custodia cautelare in carcere e uno ai domiciliari. Le indagini, avviate nel 2018 e coordinate dalla Dda di Salerno, hanno permesso di ricostruire "una sistematica attività corruttiva" nei confronti del magistrato. 

Fonte: qui


Arrestato magistrato: soldi per «aggiustare» le sentenze, sesso per diventare avvocate

Marco Petrini era il presidente di sezione della Corte d’appello e presidente della commissione provinciale tributaria. In manette anche due avvocati, un medico e altre quattro persone

CATANZARO - Prestazioni sessuali, soldi, vacanze. Tutto questo in cambio di sentenze favorevoli. Il magistrato Marco Petrini, presidente della II sezione della Corte d’appello di Catanzaro, nonché presidente della commissione provinciale tributaria è stato arrestato con l’accusa di corruzione in atti giudiziari su ordine della procura di Salerno. Con lui sono finiti in manette altre sette persone, si tratta di Vincenzo Arcuri, Giuseppe Caligiuri, Marzia Tassone (avvocato del foro di Catanzaro), Luigi Falzetta, Emilio Santoro (ex dirigente dell’Azienda ospedaliera di Cosenza), Giuseppe Tursi Prato (ex consigliere regionale), Francesco Saraco (avvocato del foro di Locri, ai domiciliari). Nel corso della perquisizione in casa di Petrini i finanzieri hanno rinvenuto in una busta 7 mila euro in contanti.

L’inchiesta

L’inchiesta avviata nel 2018 dalla Procura di Catanzaro è poi passata, per competenza, alla procura di Salerno, proprio perché tra le persone indagate figurava il magistrato della Corte d’appello. Personaggio chiave dell’inchiesta era il medico che avrebbe avuto a libro paga il magistrato, a cui si rivolgeva per cambiare l’esito di sentenze che in primo grado si erano concluse con la condanna dell’imputato. Inoltre, Marco Petrini avrebbe fatto ottenere il vitalizio a un ex politico calabrese che nella quinta legislatura ricopriva la carica di consigliere regionale. Lo stesso esponente politico nel 2004 era stato condannato a sei anni di reclusione e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici e per questo motivo non aveva diritto all’assegno vitalizio.

Sesso in cambio di favori

Il magistrato della Corte d’appello, ancora, si sarebbe prodigato per far passare al concorso per l’abilitazione alla professione di avvocato alcuni candidati donne. Che ripagavano la raccomandazione con prestazioni sessuali. Nel ruolo di presidente della commissione provinciale tributaria, il magistrato Petrini avrebbe favorito, in cambio di danaro, molti contribuenti che si rivolgevano a lui per ribaltare l’esito della sentenza di primo grado. Tutta l’attività corruttiva del magistrato è stata documentata dalla Guardia di finanza con accertamenti bancari e riprese video. Fonte: qui


domenica 15 dicembre 2019

LA GUARDIA DI FINANZIA A ROMA HA PIZZICATO 37 FURBETTI CHE CONTINUAVANO A PERCEPIRE LA PENSIONE DI NONNI E GENITORI, NONOSTANTE FOSSERO MORTI DA ANNI

GLI INDAGATI NON INCASSAVANO SOLAMENTE PENSIONI ORDINARIE, MA ANCHE ASSEGNI SOCIALI, INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO E, ADDIRITTURA, PENSIONI DI GUERRA 
IL BILANCIO DELLA TRUFFA AMMONTEREBBE A PIÙ DI…
Michela Allegri per “il Messaggero”

pensione parente morto 1PENSIONE PARENTE MORTO
Hanno continuato a percepire la pensione di nonni e genitori, nonostante fossero morti ormai da mesi. E ora sono finiti sotto inchiesta con l'accusa di indebita percezione di erogazioni pubbliche a seguito di dichiarazioni mendaci e di truffa aggravata ai danni dello Stato.

I casi sono decine: la nipote di una donna morta nel 1991 che fino al 2017 ha continuato a incassare la pensione della nonna, accumulando addirittura 300mila euro; un uomo che non aveva comunicato la morte del padre, avvenuta nel 1993, e fino al 2016 ha continuato a incassare dal ministero la pensione «di guerra» del genitore, per più di 267mila euro.
guardia di finanzaGUARDIA DI FINANZA

Sono trentasette i furbetti pizzicati dai Finanzieri del comando provinciale di Roma, denunciati all'autorità giudiziaria. Cifre che ora sono state sequestrate e che dovranno essere restituite.

IL RAGGIRO
Gli indagati non incassavano solamente pensioni ordinarie, ma anche assegni sociali, indennità di accompagnamento e, addirittura, pensioni «di guerra», appunto. Un escamotage che ha permesso loro di arrotondare lo stipendio ma che ora rischia di farli finire sul banco degli imputati.

inps 3INPS 
Anche perché il danno per le casse dello Stato non è di poco conto: secondo le Fiamme gialle, il buco nelle casse dell'Inps e per il ministero dell'Economia e delle finanze, cioè il bilancio della truffa, ammonterebbe a più di 3 milioni di euro.

Le indagini sono partite dagli accertamenti del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di finanza. Da una serie di controlli, i militari si sono accorti che i conti non tornavano.
pensione parente morto 2PENSIONE PARENTE MORTO 

Così, hanno approfondito le verifiche. Hanno acquisito dall'Inps e dal ministero dell'Economia i nominativi di titolari di pensione e indennità di accompagnamento, avviando un monitoraggio «a tappeto».

I risultati sono stati incrociati con le informazioni contenute nelle banche dati disponibili, per verificare l'eventuale decesso dell'avente diritto al sussidio. E così sono emerse le anomalie: in decine di casi soggetti terzi, che non avevano diritto all'emolumento, percepivano i soldi.
inps 2INPS 

LA CAPITALE
L'inchiesta è stata avviata in tutta l'Italia e solo nella Capitale sono emersi 37 casi sospetti di indebita percezione di prestazioni previdenziali e assistenziali. I dati dell'Inps sono stati infatti incrociati con quelli forniti dalle sedi locali dell'istituto di previdenza e della Ragioneria Territoriale dello Stato di Roma, consentendo ai finanzieri di stilare una lista di furbetti che sono poi stati denunciati.

inps 1INPS 
In molti casi gli inquirenti hanno già disposto il sequestro delle somme incassate in modo irregolare, congelandole sui conti correnti degli indagati. Nel frattempo, l'Inps e la Ragioneria Territoriale dello Stato hanno subito sospeso l'erogazione dei trattamenti. Fonte: qui

lunedì 25 novembre 2019

LA GUARDIA DI FINANZA STA EFFETTUANDO ACCERTAMENTI SU “14 SEGNALAZIONI DI OPERAZIONI SOSPETTE” SU ALCUNI SOGGETTI IN ORBITA LEGHISTA

NOVITÀ ANCHE DALLE CARTE DELL’INCHIESTA SUL TESORIERE CENTEMERO. 
DALLE CHAT ESTRAPOLATE DAL CELLULARE DI PARNASI CI SONO ALCUNI MESSAGGI TELEGRAM CHE…
Ferruccio Sansa e Valeria Pacelli per "il Fatto quotidiano”

La Guardia di Finanza di Genova sta svolgendo accertamenti su "14 segnalazioni di operazioni sospette" riguardanti alcuni soggetti in orbita leghista. Sono tutte contenute in un' annotazione del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza che ha analizzato i flussi finanziari tra una serie di società. L' annotazione è agli atti della procura di Roma che ha indagato Giulio Centemero per finanziamento illecito. Il tesoriere della Lega è finito sotto accusa per i 250 mila euro che la Immobiliare Pentapigna (società che era riconducibile all' imprenditore Luca Parnasi) ha versato nel 2015 alla onlus leghista Più Voci.
alberto di rubbaALBERTO DI RUBBA

Nulla a che vedere quindi con le operazioni sospette. L' informativa della Finanza però è stata inviata dai magistrati capitolini ai colleghi di Genova, che da mesi danno la caccia ai 49 milioni spariti dai conti della Lega. È nell' ambito di questo fascicolo che lo scorso 10 dicembre la Finanza ha perquisito gli uffici dei commercialisti bergamaschi Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba (non indagati), revisori legali del Carroccio al Senato e alla Camera.

parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO









Di Rubba è amministratore unico di alcune delle società citate nell' analisi pre-investigativa del Nucleo Valutario, riversata poi in un' informativa dei colleghi del gruppo investigativo criminalità economico-finanziaria. Per esempio ricopre questa carica nella Studio Dea Consulting srl (poi divenuta Partecipazioni Srl).
GIULIO CENTEMEROGIULIO CENTEMERO

Questa società viene citata sia tra i soggetti sui quali la società Sdc srl, "ha girato i fondi provenienti da Radio Padania, tramite bonifici con causale riferita a fatture". Poi nell' annotazione è scritto: "A tal proposito si rappresenta che la Studio Dea consulting risulta aver versato il capitale sociale della Sdc srl (costituita a febbraio 2016) e della Vadoline Srl, nonostante la sua formale estraneità alla compagine societaria di entrambe".

parnasi e salvini allo stadioPARNASI E SALVINI ALLO STADIO









In un altro passaggio invece è scritto che l' operatività finanziaria delle società riconducibili a Studio Dea Consulting "evidenzia come su tali società siano confluiti flussi finanziari provenienti dalla Lega Nord o comunque da altri soggetti collegati a tale partito (tra cui radio Padania)".

Intanto altre novità emergono dalle carte depositate nell' inchiesta romana su Centemero.
alberto di rubbaALBERTO DI RUBBA
Dalle chat estrapolate dal cellulare di Parnasi - anticipate ieri da L' Espresso - vi sono i messaggi scambiati con Giulio Centemero. È il 9 dicembre e Parnasi scrive al tesoriere della Lega utilizzando l' applicazione Telegram: "Sto organizzando il 19 a casa mia.
LUCA PARNASILUCA PARNASI
Che ne dici?". "Direi ottimo", risponde Centemero. Che il giorno dopo scrive di nuovo: "Viene anche Giancarlo ok?". E ancora: "Per Iban et similia facciamo de visu o vuoi tutto in anticipo?". Non è chiaro a cosa si riferisse.

luca parnasiLUCA PARNASI
Qualche giorno dopo i due si sentono di nuovo. "Alle 20.30 siamo da te, ok? - scrive Centemero - è ok se c' è (Andrea) il ragazzo che segue Matteo in campagna. Scusami davvero l' agenda di Salvini è sempre in divenire". Il 20 dicembre il tesoriere ringrazia l' imprenditore: "Ciao Luca, volevo ringraziarti molto per la cena. () Hai messo al tavolo delle persone di valore e sono contento Matteo ci si sia confrontato". Chi siano le persone presenti alla cena non lo dicono.
centemeroCENTEMERO
Ma in quello scambio di messaggi a un certo punto Parnasi chiede: "Grazie a te di cuore. Ma come fa Francesco Storace a sapere della cena con Matteo?". "Storace? - risponde Centemero - O glielo ha detto Matteo o l' addetta stampa di Matteo. Indago oppure Storace ha contatti in questura (Matteo gira con la scorta)".

Lo stesso giorno Centemero parla anche di altro con Parnasi. Ad un certo punto infatti scrive: "Ieri ho capito che Banca Igea sta costituendo un fondo immobiliare per i tuoi progetti. Se ti può interessare posso sondare una paio di famiglie emiratine con cui lavoro per investirci. Pensaci, nel caso mi muovo volentieri".

Fonte: qui

sabato 16 novembre 2019

RUBAVA I SOLDI DELLE BOLLETTE DELL'ACQUA: IN MANETTE L'AVVOCATO DEL COMUNE DI TAORMINA

ERA STATO INCARICATO DI RECUPERARE GLI ARRETRATI DAI MOROSI, HA RAZZIATO 800MILA EURO 
DURANTE LE PERQUISIZIONI NELL'ABITAZIONE DELL'EX DIRIGENTE COMUNALE, E' STATO TROVATO E SEQUESTRATO UN PIZZINO CHE LO INCASTREREBBE 
DIVIETO DI DIMORA IN CITTA' PER UN EX DIRIGENTE SUO COMPLICE...

SALVO PALAZZOLO per repubblica.it 
Il Comune di Taormina gli aveva affidato il compito delicato di recuperare i soldi dei tanti morosi che non pagavano l’acqua. Lui si era dedicato giorno e notte all’incarico, era riuscito a incassare quasi un milione di euro, però quei soldi li ha versati sul suo conto.
Questa mattina, i finanzieri del comando provinciale di Messina hanno arrestato l’avvocato Francesco La Face, 60 anni, il gip gli ha imposto i domiciliari ritenendolo responsabile dei reati di peculato e corruzione. L’indagine coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare anche un secondo provvedimento, per il dirigente comunale oggi in pensione Giovanni Coco, 67 anni: per lui il giudice delle indagini preliminari ha disposto il divieto di dimora a Taormina.
Arriva pure un maxi sequestro di beni, per recuperare quanto sottratto alle casse pubbliche: sigilli a tre immobili dell’avvocato e ad alcuni conti bancari del dirigente in pensione, che avrebbe intascato una mazzetta da 26 mila euro per non segnalare quanto avveniva.
guardia di finanza taormina pizzinoGUARDIA DI FINANZA TAORMINA PIZZINO
L’inchiesta del comando provinciale oggi diretto dal colonnello Gerardo Mastrodomenico è nata casualmente, dopo una verifica fiscale nello studio del professionista di Taormina. Nell’abitazione del dirigente comunale è stato invece trovato un “pizzino” che per l’accusa prova i rapporti illeciti fra i due indagati.
Ma anche molti altri sapevano e tacevano. Scrive la Guardia di finanza in una nota diffusa stamattina: “Questa strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultava nota a molti impiegati, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, purtroppo però, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti sono diventati il volano del perpetrarsi nel tempo delle condotte illecite”.
15 Novembre 2019
Fonte: qui

sabato 19 ottobre 2019

ARRESTATO L'EX AUTORE DELLA ISOARDI, CASIMIRO LIETO, ACCUSATO DI CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI

AVREBBE FATTO ASSUMERE IL FIGLIO DI UN GIUDICE TRIBUTARIO IN CAMBIO DI SENTENZE PILOTATE. CON LUI SONO STATE ARRESTATE 14 PERSONE, TRA MAGISTRATI, FUNZIONARI, COMMERCIALISTI E IMPRENDITORI, TRA GLI EPISODI CONTESTATI LA CANCELLAZIONE DI UN DEBITO CON L'ERARIO DI OLTRE 35 MILIONI DI EURO 
SALINI STOPPO' LA SUA NOMINA PER LA DIREZIONE DI RAI1 E POI RAI2 IN QUOTA LEGA, POI ''VITA IN DIRETTA'', OGGI A RAI2 CON LA VENTURA
SENTENZE PILOTATE: ARRESTATO IL MANAGER TELEVISIVO CASIMIRO LIETO

C’è anche l’autore e produttore tv Casimiro Lieto, in passato tra i papabili alla guida di Raiuno, tra gli arrestati questa mattina dalla Guardia di Finanza di Salerno. L’accusa è di corruzione in atti giudiziari.

CASIMIRO LIETOCASIMIRO LIETO
Sono in tutto sette i destinatari della misura di custodia cautelare in carcere. Si tratta di giudici tributari, funzionari, commercialisti e imprenditori. Lo scorso 15 maggio l’operazione della Guardia di Finanza di Salerno, coordinata dalla Procura della Repubblica, aveva portato all’arresto di 14 persone. Al centro delle nuove indagini, ulteriori 10 sentenze di secondo grado pronunciate dalla commissione tributaria regionale – sezione distaccata di Salerno, il cui iter procedimentale risulterebbe essere “pilotato” a favore dei ricorrenti in cambio di somme di denaro corrisposte a titolo corruttivo.

Casimiro Lieto arrestato assieme a giudici e manager
ELISA ISOARDI E CASIMIRO LIETOELISA ISOARDI E CASIMIRO LIETO
Tra gli arrestati eccellenti, come riporta il sito locale Orticalab, c’è anche Antonio Mauriello. Quest’ultimo dopo aver ricoperto l’incarico di Giudice Tributario a Salerno, fa parte, da circa un anno, del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. I fatti contestatigli riguardano il presunto concorso in 5 episodi di corruzione in atti giudiziari condotta, secondo la Procura, in qualità di intermediario. Tra gli arrestati, inoltre, ci sono imprenditori e commercialisti.

Tra gli episodi contestati ci sono la cancellazione di un debito con l’Erario di oltre 35 milioni di euro ottenuto da una società di Sarno (Salerno); per un’altra società di Angri (Salerno), l’indebito vantaggio ottenuto supererebbe i cinque milioni di euro; per una terza società di Avellino, invece, la somma annullata raggiungerebbe il milione di euro.

Nelle intercettazioni uno dei beneficiari di una sentenza pilotata parlando con un giudice tributario, si complimenta così per il risultato ottenuto: “Grandissimo Presidente, presidente un gol, un gol da campionato del mondo, ma io lo sapevo che lo poteva fare solo un presidente sto gol”.

Stando a quanto emerge dall’inchiesta, inoltre, una mazzetta da 10 mila euro sarebbe stata elargita per aggiustare una sentenza su un ricorso da 35 milioni di euro presentato da un imprenditore dell’Agro nocerino sarnese.
francesca fialdini tiberio timperi fabrizio salini casimiro lietoFRANCESCA FIALDINI TIBERIO TIMPERI FABRIZIO SALINI CASIMIRO LIETO

Ma non è tutto. Ci sono infatti anche promesse di posti di lavoro a figli e parenti di giudici tributari da parte di imprenditori per aggiustare sentenze tributarie. E’ il caso di un rappresentante di una azienda conserviera dell’Agro nocerino sarnese. Ha offerto a un giudice un posto di lavoro al figlio e alla nuora, oltre ad un regalo economico di 7 mila euro.


SALERNO, SENTENZE PILOTATE: TRA GLI ARRESTATI C'È ANCHE L'AUTORE TV CASIMIRO LIETO
Antonio Di Costanzo per www.repubblica.it

C’è anche Casimiro Lieto tra i sette arrestati nell’ambito delle indagini sulla Commissione Tributaria di Salerno che vede indagati giudici tributari e imprenditori per corruzione in atti giudiziari. Imprenditore televisivo di Avellino, Casimiro Lieto per anni ha curato i programmi di Elisa Isoardi ed è stato autore tra l’altro della "Prova del Cuoco". Vicino alla Lega è stato in ballo per diventare direttore di Rai 2, in quota Matteo Salvini.

CASIMIRO LIETOCASIMIRO LIETO
Lieto è accusato di essersi messo d’accordo con Antonio Mauriello, membro del consiglio nazionale della giustizia tributaria, per dare un posto di lavoro al figlio di Fernando Spanò, presidente della IV sezione della commissione tributaria regionale di Salerno, per condizionare favorevolmente un procedimento tributario nei confronti dell’imprenditore di 230 mila euro.

"Dopo l'arresto di Lieto, la Rai dica cosa intende fare", dice il deputato del Pd Michele Anzaldi.

Fonte: qui

venerdì 5 luglio 2019

LA GUARDIA DI FINANZA HA SEQUESTRATO 538 KG DI COCAINA AL PORTO DI GENOVA

LA DROGA SI TROVAVA IN UN CONTAINER PROVENIENTE DALLA COLOMBIA, ERA CONTENUTA IN 19 BORSONI E SUDDIVISA IN 493 PANETTI 
LA DROGA ERA DIRETTA A NAPOLI E, SE FOSSE STATA IMMESSA NEL MERCATO, AVREBBE FRUTTATO PIÙ DI 200 MILIONI DI EURO

operazione nevischio sequestrati 500 kg di cocaina a genovaOPERAZIONE NEVISCHIO SEQUESTRATI 500 KG DI COCAINA A GENOVA
Uomini della Guardia di finanza e personale dell'Agenzia delle dogane hanno sequestrato a Sampierdarena 538 kg di cocaina purissima durante un'operazione che è stata definita «Nevischio». 

operazione nevischio sequestrati 500 kg di cocaina a genova 2OPERAZIONE NEVISCHIO SEQUESTRATI 500 KG DI COCAINA A GENOVA 






Il sequestro della cocaina è avvenuto in porto. Lo stupefacente era contenuto in 19 borsoni diviso in 493 panetti all'interno di un container proveniente dal porto colombiano di Cartagena e diretto a Napoli.

operazione nevischio sequestrati 500 kg di cocaina a genova 1OPERAZIONE NEVISCHIO SEQUESTRATI 500 KG DI COCAINA A GENOVA




La cocaina, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato oltre 200 milioni di euro. Il servizio nasce dall'attività di monitoraggio dei flussi commerciali marittimi che interessano l'hub portuale di Genova, scenario, negli ultimi tempi, di ingenti sequestri di droga. Nel gennaio scorso sempre nel porto a Sampierdarena Gdf e Dogane sequestrarono oltre 2 tonnellate di cocaina. L'operazione, a cui hanno collaborato le autorità francesi, è stata coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo della Procura di Genova. Fonte: qui

domenica 30 giugno 2019

LO SFOGO DEI FINANZIERI CHE HANNO RISCHIATO LA PELLE PER COLPA DELLE MANOVRE DI CAROLA RACKETE

“NOI ABBIAMO INTIMATO L’ALT. IL COMANDANTE, DELIBERATAMENTE, NON HA FERMATO LA NAVE E CI È VENUTA ADDOSSO, SENZA CURARSI DELLE CONSEGUENZE. ABBIAMO PASSATO TRE GIORNI A BORDO SENZA DORMIRE PER CONTRASTARE I TENTATIVI DI AVVICINAMENTO, AGENDO NEL RISPETTO DELLE NORME.
“SE NON FOSSIMO RIUSCITI A COMPIERE UNA MANOVRA VELOCE SAREMMO MORTI” 



Virginia Piccolillo per www.corriere.it

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Entrano nel “bar dell’amicizia” e ordinano cinque caffè. Amarissimi. Hanno appena «rischiato di morire» i cinque finanzieri che hanno tentato di fermare la Sea Watch 3 nel porto di Lampedusa e hanno visto arrivarsi contro prima la nave da 650 tonnellate. E poi le accuse(dei pidioti!!!) di aver «messo a repentaglio al vita dei passeggeri della mega imbarcazione del soccorso migranti».

«Noi? Abbiamo solo intimato l’alt. È il comandante che, deliberatamente, non ha fermato la nave e ci è venuta addosso, senza curarsi delle conseguenze. Se non fossimo riusciti a compiere una manovra veloce probabilmente saremmo morti», si sfogano, al termine della notte più lunga della loro vita. Mentre i parlamentari che erano a bordo lanciano accuse sulla loro manovra durante l’attracco del comandante Carola Rackete.

LA BARCA DELLA GUARDIA DI FINANZA CHE RISCHIAVA DI ESSERE AFFONDATO DA CAROLA RACKETELA BARCA DELLA GUARDIA DI FINANZA CHE RISCHIAVA DI ESSERE AFFONDATO DA CAROLA RACKETE
«Noi siamo uomini dello Stato», spiegano con un velo di commozione negli occhi. -«Abbiamo il dovere di far rispettare le leggi. E rispettare noi stessi le direttive che ci vengono date. Abbiamo passato tre giorni a bordo senza dormire un attimo per contrastare i tentativi di avvicinamento. E abbiamo agito nel profondo rispetto di tutte le norme. Senza preoccuparci di mettere a repentaglio la nostra vita perché in quell’incidente potevamo essere morti».

La dinamica i cinque finanzieri la spiegano con semplicità: «Ci sono le immagini. La nave non ha rispettato l’alt e ha schiacciato la motovedetta contro il molo. I parabordi hanno causato una sorta di movimento elastico e hanno per un attimo allontanato la nave. Con una mossa rapidissima siamo riusciti a sfruttare quell’istante e a sfuggire via prima che il rimbalzo tornasse indietro, perché a quel punto la Sea Watch avrebbe distrutto la motovedetta e noi saremo rimasti tutti schiacciati».

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
A bordo c’erano il comandante, il direttore di macchina, il motorista e due radaristi: due in plancia, uno a poppa e due a prua. In due, con le mani, hanno allontanato la motovedetta dalla banchina. Sono tutti lì a consumare questa ritardata colazione, mentre i clienti pranzano ad arancini e gelati. Anche il finanziere saltato sul molo. Perchè quello scatto? «Dovevo capire se ci fosse spazio sufficiente per una via di fuga. Al mio grido c’è stata l’accelerata. Ha funzionato prima che fosse troppo tardi».

Ma perché frapporvi tra la Sea Watch e l’attracco? «Ci siamo messi a protezione della banchina. Il nostro compito è non far attraccare le navi prive di autorizzazione e la Sea Watch si è avvicinata manovrando con le eliche di prua, spinta dal vento. Da bordo ci hanno detto “spostatevi” e nient’altro, il comandante non ha fatto nulla per evitarci».
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

Dalla nave fanno sapere che non c’era intenzione di speronarli e rendono note le scuse del comandante. Ma si è ventilata l’ipotesi di contestare il tentato naufragio. Eccessivo? «Sarà il magistrato a valutare le ipotesi. Noi siamo fortunati che oggi non si parli di omicidio». Dalla tv nel locale Salvini parla di «atto di guerra». I militari si sottraggono a commenti politici: «Siamo grati a chi ci difende». Fonte: qui


L’EX MAGISTRATO CARLO NORDIO: “CHIUNQUE ABBIA UN MINIMO DI RISPETTO PER IL NOSTRO PAESE NON PUÒ CHE REAGIRE SDEGNATO DAVANTI A TANTA VITUPEREVOLE E SFRONTATA PREPOTENZA”
L'EX PM NICOLA QUATRANO: “LA RACKETE NON E’ UN’EROINA. SECONDO ME DOVREBBE RISPONDERE ANCHE DI VIOLENZA PRIVATA DAVANTI AL GIUDICE…LA RISPOSTA AI FLUSSI MIGRATORI NON PUÒ ESSERE L'ACCOGLIENZA TOUT COURT E BASTA”

L’OLTRAGGIO DI CAROLA
Carlo Nordio per “il Messaggero”

Due giorni fa, scrivemmo su queste pagine che la plateale violazione di legge della Sea Watch costituiva una provocazione programmata verso il nostro Paese. Non pensavamo che l'irresponsabile arroganza della sua capitana sarebbe giunta al punto di sfidare una nostra imbarcazione militare con un gesto che, in altri Paesi, le sarebbe costato ben peggio di un comodo arresto domiciliare sotto il cielo di Lampedusa.
intervento di carlo nordioINTERVENTO DI CARLO NORDIO

E' sufficiente vedere le immagini in rete per capire che, se la nostra motovedetta non si fosse fortunosamente sfilata dalla banchina, le conseguenze dell'attracco illecito e sconsiderato sarebbero state ben più gravi di un semplice danneggiamento all'imbarcazione. Ora sarà la Magistratura a definire le responsabilità penali di Carola Rackete, per la quale qualche anima bella ha evocato l'esempio di Antigone, che vìola consapevolmente le norme del tiranno contrarie alle leggi non scritte - i famosi àgrafoi nòmoi - scolpite nella coscienza di ciascuno.

Esempio improprio e inconsistente, perché Antigone vìola, appunto, le leggi di un tiranno, mentre le nostre sono state promulgate dal Parlamento con la procedura prevista dalla Costituzione «più bella del mondo», e poi perché Antigone, come Socrate, si sottomette tranquillamente al supplizio, senza volerne uscire con un'aureola politica. In ogni caso, chiunque abbia un minimo di rispetto per il nostro Paese - e non si limiti a sgolarsi con l'Inno Nazionale durante i campionati - non può che reagire sdegnato davanti a tanta vituperevole e sfrontata prepotenza.

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
IL QUESITO GIURIDICO E L'ASPETTO POLITICO
Riservato dunque il quesito giuridico agli addetti ai lavori, resta l'aspetto politico. E qui le considerazioni da fare sono due.  La prima è l'esito del conflitto tra il Capitano e la Capitana. Noi avremmo preferito, e lo abbiamo scritto, che il ministro dell'Interno, davanti a una così grave violazione della nostra sovranità nazionale, avesse reagito con compunta severità istituzionale, magari chiedendo al Parlamento - e successivamente all'Europa - di pronunciarsi in modo chiaro e distinto sulla tollerabilità o meno di questa impresa piratesca. Sarebbe anche stato utile chiarire se molti parlamentari, che impartiscono quotidianamente lezioni sulla legalità, fossero schierati con il nostro ordinamento positivo o con il volatile solidarismo dell'esuberante tedesca.

LA PROCESSIONE PENITENZIALE A BORDO
Temevamo anche che Salvini - non certo in quanto leader di un partito ma siccome rappresentante dello Stato - declassasse al rango di un'avventurosa bravata dannunziana quella che secondo noi era un'evidente sfida alla nostra dignità. E molte ragioni giustificavano questi nostri timori, non ultime la consueta indifferenza dell'Europa, la sfacciata risposta dell'Olanda, e - peggio di tutte - l'incredibile processione penitenziale a bordo della nave di alcuni nostri esponenti politici.
CAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIOCAROLA RACKETE E GRAZIANO DELRIO

Alla fine la situazione è stata risolta dalla stessa Capitana, che ha dimostrato di non perseguire l'estetizzante decadentismo eroico del Vate, ma una vera e propria azione di forza a costo di rischiare un naufragio.

Così, il consenso che auspicavamo arrivasse alle nostre Istituzioni dal Parlamento e dall'Europa, è arrivato direttamente a Salvini proprio dalla Rackete, che non avrebbe potuto inventarsi espediente migliore per provare al mondo sia le frottole precedentemente diffuse sullo stato dell'imbarcazione (dove «il cuoco di bordo ha distribuito - così abbiamo letto ieri - couscous, zuppa allo zenzero e panzerotti fritti al formaggio») sia le sue reali intenzioni provocatorie e violente.

Qualcuno potrà ora compiacersi perché lo sbarco, alla fine, è avvenuto. Ma d'ora in avanti, con questo precedente, sarà ben difficile che una Ong possa accostarsi alle coste italiane. Così, mentre sembrava impantanato in una situazione senza uscita, Salvini ha trionfato su tutta la linea.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

Non così si può dire del Partito Democratico. E questa è la seconda considerazione politica. Questo partito, con l'abile ed efficiente Minniti, aveva dimostrato di aver avuto cervello, coraggio e volontà: Minniti aveva infatti capito benissimo il problema, aveva altrettanto bene scelto la strada della collaborazione con la Libia, e vi aveva dato attuazione con l'encomiabile fermezza di un vecchio comunista. Questo patrimonio non solo di severità, ma di serietà, è stato clamorosamente dissipato con la cerimonia della sfilata dei suoi compagni a bordo della Sea Watch.

Ed è motivo di profonda delusione constatare che, ogniqualvolta questo partito prova ad affrancarsi dal massimalismo grezzo delle sue vecchie utopie, viene inevitabilmente risospinto nella palude dell'irenismo inconcludente e confusionario. Come altrimenti si potrebbe definire questa benevolenza cortigiana verso una comandante che aveva già violato le nostre leggi, e proclamato di volerle ancora violare, quando, fino a pochi mesi prima, si era avallata una strategia completamente diversa?

CAROLA RACKETECAROLA RACKETE
Possiamo supporre un estremo tentativo di captazione di consensi tra qualche grillino deluso. Ma possiamo anche immaginare la desolazione del povero Minniti, che avrà contemplato, come Geremia nel noto quadro di Rembrandt, la distruzione della sua Gerusalemme mediterranea costruita con tanta abilità e tanta fatica.

LA SINISTRA DISORIENTATA
Concludo. Sarebbe un errore se, ancora una volta, affidassimo alla Magistratura la soluzione di questa vicenda. Carola Rackete è, per principio costituzionale, presunta innocente, come son tutti gli indagati, anche quelli arrestati in flagranza di reato. Gli addebiti saranno specificati solo dopo un'attenta lettura degli atti, e la concomitanza di leggi succedutesi nel tempo può prospettare varie soluzioni. Ma al di là del giudizio penale - dal quale ci auguriamo che la Capitana non esca come una paladina ma nemmeno come una terrorista - resta la perniciosa confusione politica che questa storia ha creato.
LA BARCA DELLA GUARDIA DI FINANZA CHE RISCHIAVA DI ESSERE AFFONDATO DA CAROLA RACKETELA BARCA DELLA GUARDIA DI FINANZA CHE RISCHIAVA DI ESSERE AFFONDATO DA CAROLA RACKETE

A fronte di un governo che - almeno in questo - ha dimostrato una responsabile unità, sta un'opposizione, ovviamente quella di sinistra, disorientata e sconcertante, che non si accredita come alternativa credibile né oggi né probabilmente domani. La parata dei compagni di Renzi, che un tempo avevano dimostrato moderazione e realismo, è naufragata - come rischiava di naufragare la motovedetta della Finanza - davanti alle sconsiderate manovre di Carola Rackete. E quella che nelle loro intenzioni voleva essere un'operazione di salvataggio, si è convertita in un involontario soccorso a Salvini.

NICOLA QUATRANO "CAROLA È UNA BULLA, SULLA PELLE DEI PROFUGHI"
Vincenzo Iurillo per il “Fatto quotidiano”

È una "toga rossa" in pensione e collabora con l' Osservatorio Internazionale offrendo assistenza legale gratuita ai perseguitati politici e religiosi del Nordafrica. Dunque, Nicola Quatrano non può certo essere tacciato di simpatie salviniane o sentimenti sovranisti. Eppure l'ex pm della Tangentopoli partenopea degli anni '90, non le manda a dire a Carola Rackete, a Sea Watch e a una sinistra che "non capisce niente di quel che sta accadendo e si riduce a fare il tifo pro o contro il personaggio del momento".

NICOLA QUATRANONICOLA QUATRANO
Hanno fatto bene ad arrestare la capitana?
In flagranza di reato, l'arresto ci può stare. Dubito che possano ravvisarsi esigenze cautelari che ne consentano la prosecuzione, ma non mi pare che Carola Rackete sia un'eroina.

Pd e sinistra l'hanno difesa, fino a salire sulla Sea Watch.
Da uomo di sinistra dico che è sconfortante l'incapacità della sinistra di proporre un ragionamento sensato sui temi della gestione dei flussi migratori, limitandosi a fare il tifo da stadio pro la capitana e contro Salvini, sulla pelle dei poveri 42 profughi.

Perché la capitana Rackete non è un' eroina?
Premessa: le Ong nella maggior parte dei casi sono organizzazioni che ricevono finanziamenti dai governi. Non è il caso della Sea Watch, della quale mi sono andato a leggere i bilanci. Però tutte le Ong hanno una loro agenda politica ben precisa e la capitana Rackete, in nome della sua Ong, ha deciso come una bulla di imporre l'agenda politica della sua Ong: costringere l'Italia ad accogliere i 42 profughi. Altrimenti non si spiega perché, pur sapendo che il porto di Lampedusa sarebbe stato chiuso per chissà quanto tempo, non si è diretta a Tunisi, in Grecia, in Turchia o in Israele. Nossignore: ha girato intorno all'isola per 14 giorni fino a quando gli eventi in qualche modo non l'avrebbero costretta a entrare in Italia. E anche questo è un reato.
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Quale?
Dal punto di vista penalistico, si chiama violenza privata. È il reato che si commette quando si costringe qualcuno a fare qualcosa che non vuole fare. E secondo me dovrebbe rispondere anche di questo davanti al giudice.

Come giudica l' operato del ministro Salvini?
Anche lui si è mosso come un bullo, il capo ultrà di una curva. Al ricatto della capitana ha reagito animando un braccio di ferro, senza capire che un vero statista, come lui pretende di essere e non è, non gioca sulla pelle di 42 profughi e che ci sono ricatti ai quali bisogna cedere, quelli che riguardano la vita delle persone. Un comportamento irresponsabile.

Come invece giudica il comportamento della sinistra?
Non ha capito niente. Se bisogna accettare i ricatti quando in ballo ci sono vite umane, bisogna però chiamare le cose col loro nome. E un ricatto va chiamato ricatto. La sinistra ha sbagliato nell' ergere a ruolo di eroina una ragazza che ha compiuto un ricatto, compatibile con la mission della sua Ong e basta: prendere i profughi e portarli in Italia, e solo in Italia. Lo hanno deciso loro, quelli della Sea Watch, e basta. Contribuendo anche loro a mettere a repentaglio la vita dei 42 profughi.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

Nessuno ne esce bene.
Tranne per fortuna i 42 profughi, finalmente al sicuro.

Politicamente chi ne esce meno peggio?
Temo che questa vicenda abbia fatto guadagnare a Salvini molti punti percentuali in più nei consensi.

E perché vanno peggio i tifosi della capitana?
Perché la risposta ai temi complessi della gestione dei flussi migratori non può essere l' accoglienza tout court e basta. Nessun Paese al mondo può dire "venite tutti qui", per la semplice ragione che non è possibile. Bisogna riaprire una vertenza con l' Ue, ridiscutere la redistribuzione dei migranti, e una trattativa seria non si può aprire attraverso ricatti e ricattini, forzando i blocchi tra gli applausi dei parlamentari Pd. Fonte: qui

LA PROCURA DI AGRIGENTO INTERROGHERÀ CAROLA RACKETE NON SOLO PER L’INGRESSO NEL PORTO DI LAMPEDUSA, MA ANCHE PER RICOSTRUIRE LE DINAMICHE DEL “SALVATAGGIO” DEI MIGRANTI 
LA “SEA WATCH” POTREBBE AVER AVUTO CONTATTI CON GLI SCAFISTI 
LA GUARDIA COSTIERA LIBICA AVEVA ASSUNTO IL COORDINAMENTO DELL’OPERAZIONE, MA…


Michela Allegri per “il Messaggero”

sea watchSEA WATCH
Il sospetto è che quella effettuata dalla Sea Watch 3 non sia stata un'operazione di salvataggio in situazione di emergenza, ma che possa esserci stata una regia più ampia: gli inquirenti vogliono stabilire se la nave della Ong tedesca, prima di caricare a bordo i 53 migranti soccorsi al largo delle coste libiche, abbia avuto contatti con gli scafisti. Per questo motivo, il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, e l'aggiunto Salvatore Vella, l'8 luglio interrogheranno di nuovo la comandante dell'imbarcazione, Carola Rackete.
patronaggioPATRONAGGIO

Si tratta di un'inchiesta parallela a quella costata alla capitana l'arresto in flagranza di reato per avere fatto ingresso nel porto di Lampedusa, violando i divieti e speronando una motovedetta della Guardia di finanza. In questo secondo fascicolo, la Rackete è indagata per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

MEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINIMEME - CAROLA RACKETE COME LA ISOARDI IN BRACCIO A SALVINI
Gli inquirenti la ascolteranno per ricostruire con esattezza le dinamiche della vicenda, dopo avere studiato i documenti sequestrati sulla nave della Ong, a partire dal libro di bordo e da tutte le comunicazioni - via mail, telex e audio - intercorse tra la comandante e le autorità dal momento dei soccorsi fino alla decisione entrare nel porto, sfondando il posto di blocco della polizia giudiziaria.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

Non è tutto. I magistrati verificheranno anche le condizioni della zona Sar libica ed effettueranno accertamenti per stabilire se la Ong abbia avuto contatti con i trafficanti di esseri umani. «Andremo a verificare se i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno - ha detto il Patronaggio - e andremo a vedere se la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica, andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio».

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Lo scopo, specifica ancora il capo della procura di Agrigento, è capire «se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto sia avvenuto in modo fortuito o ricercato. Tutta una serie di elementi che servono a verificare se si è trattato di un'azione di salvataggio in mare, oppure un'azione concertata».

GLI AEREI
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I magistrati faranno verifiche anche sui due aerei utilizzati per le ricognizioni in mare: Colibrì e Moonbird, che sorvolano il Mediterraneo per andare alla ricerca ed eventualmente segnalare la presenza di barconi carichi di migranti. È stato proprio l'aereo Colibrì, il 12 giugno scorso, a comunicare alla Sea Watch 3 la presenza del gommone con a bordo i 53 migranti finiti al centro dell'ultimo scontro internazionale e politico.
CAROLA RACKETECAROLA RACKETE

Il salvataggio è stato effettuato in acque internazionali, a circa 47 miglia dalle coste libiche, in zona Sar di Tripoli. Dalla nave della Ong tedesca parte una segnalazione che viene inoltrata ai centri di coordinamento dei soccorsi in mare di Italia, Malta, Olanda e Libia. Poi, la Rackete si dirige verso il barcone. Alle 11,53 la Guardia costiera libica invia alla nave della Ong una comunicazione via mail con cui dichiara di assumere il coordinamento dell'operazione. Ma la Sea Watch 3 procede comunque al salvataggio.

patronaggioPATRONAGGIO
Al termine dei soccorsi, arriva una motovedetta libica, che si allontana senza dare nessuna indicazione alla comandante. «La motovedetta risultava montare una mitragliatrice a prua», si legge nell'esposto presentato dalla Ong alle procure di Agrigento e Palermo. Ora, gli inquirenti dovranno verificare se la ricostruzione dei fatti esposta dalla capitana e dall'equipaggio sia credibile. Fonte: qui