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mercoledì 15 gennaio 2020

ARRESTATI OTTAVIO RIZZUTO, ATTUALE PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA BANCA DI CREDITO COOPERATIVO IN PROVINCIA DI CROTONE, ALFONSO SESTITO, CARDIOLOGO AL POLICLINICO GEMELLI DI ROMA E L'IMPRENDITORE ROSARIO LE ROSE: I TRE SONO FINITI IN MANETTE NELL'AMBITO DI UN'INCHIESTA SULLE INGERENZE DELLA COSCA DI 'NDRANGHETA “GRANDE ARACRI” SUL COMUNE DI CUTRO...

OTTAVIO RIZZUTOOTTAVIO RIZZUTO
(ANSA) - La Guardia di finanza di Crotone ha arrestato tre persone nell'ambito di un'inchiesta della Dda di Catanzaro, denominata "Thomas", sulle presunte ingerenze della cosca di 'ndrangheta Grande Aracri sulle attività del Comune di Cutro. Gli arrestati sono Ottavio Rizzuto, attuale Presidente del Consiglio di amministrazione della Banca di Credito cooperativo del Crotonese e già dirigente, dal 2007 al 2015, dell'Area tecnica del Comune di Cutro; Alfonso Sestito, medico cardiologo al Policlinico Gemelli di Roma e l'imprenditore Rosario Le Rose.

I tre arresti sono stati fatti in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip distrettuale di Catanzaro su richiesta dei pm della Dda Paolo Sirleo e Domenico Guarascio su direttive del capo della Procura, Nicola Gratteri. La Guardia di finanza di Crotone, nel corso dell'indagine e dell'esecuzione degli arresti, si é avvalsa del concorso del Nucleo speciale Polizia valutaria.

ALFONSO SESTITOALFONSO SESTITO
Le persone coinvolte nell'operazione sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere di tipo mafioso e di estorsione, abuso d'ufficio, traffico di influenze illecite, omessa denuncia di reato da parte del pubblico ufficiale, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, reati questi ultimi tutti aggravati dalle modalità mafiose. "Le indagini consentono di asserire - é detto in una nota stampa della Dda di Catanzaro - come negli anni la cosca di 'ndrangheta capeggiata dal Nicola Grande Aracri abbia esercitato la sua influenza sul Comune di Cutro gestendo di fatto numerosissimi appalti e traendone diretto e cospicuo giovamento economico. Figura centrale di questa metastasi criminale era Ottavio Rizzato.

La Guardia di finanza, nell'ambito dell'operazione, ha eseguito una serie di perquisizioni nella sede legale e nelle filiali di Cutro e di Isola di Capo Rizzuto della Banca di credito cooperativo del Crotonese. Il quadro probatorio acquisito ha consentito di far luce sulle agevolazioni ed i favoritismi che Rizzuto ha effettuato a vantaggio delle cosche di 'ndrangheta locali in ragione delle funzioni ricoperte nel tempo, con particolare riferimento all'imprenditore Rosario Le Rose. Quest'ultimo, attraverso l'attività commerciale Idro Impianti srl, è risultato essere affidatario di tutte le commesse del Comune di Cutro, dal 2007 al 2015, operando in sostanziale regime di monopolio". Fonte: qui

sabato 16 novembre 2019

RUBAVA I SOLDI DELLE BOLLETTE DELL'ACQUA: IN MANETTE L'AVVOCATO DEL COMUNE DI TAORMINA

ERA STATO INCARICATO DI RECUPERARE GLI ARRETRATI DAI MOROSI, HA RAZZIATO 800MILA EURO 
DURANTE LE PERQUISIZIONI NELL'ABITAZIONE DELL'EX DIRIGENTE COMUNALE, E' STATO TROVATO E SEQUESTRATO UN PIZZINO CHE LO INCASTREREBBE 
DIVIETO DI DIMORA IN CITTA' PER UN EX DIRIGENTE SUO COMPLICE...

SALVO PALAZZOLO per repubblica.it 
Il Comune di Taormina gli aveva affidato il compito delicato di recuperare i soldi dei tanti morosi che non pagavano l’acqua. Lui si era dedicato giorno e notte all’incarico, era riuscito a incassare quasi un milione di euro, però quei soldi li ha versati sul suo conto.
Questa mattina, i finanzieri del comando provinciale di Messina hanno arrestato l’avvocato Francesco La Face, 60 anni, il gip gli ha imposto i domiciliari ritenendolo responsabile dei reati di peculato e corruzione. L’indagine coordinata dalla procura diretta da Maurizio de Lucia ha fatto scattare anche un secondo provvedimento, per il dirigente comunale oggi in pensione Giovanni Coco, 67 anni: per lui il giudice delle indagini preliminari ha disposto il divieto di dimora a Taormina.
Arriva pure un maxi sequestro di beni, per recuperare quanto sottratto alle casse pubbliche: sigilli a tre immobili dell’avvocato e ad alcuni conti bancari del dirigente in pensione, che avrebbe intascato una mazzetta da 26 mila euro per non segnalare quanto avveniva.
guardia di finanza taormina pizzinoGUARDIA DI FINANZA TAORMINA PIZZINO
L’inchiesta del comando provinciale oggi diretto dal colonnello Gerardo Mastrodomenico è nata casualmente, dopo una verifica fiscale nello studio del professionista di Taormina. Nell’abitazione del dirigente comunale è stato invece trovato un “pizzino” che per l’accusa prova i rapporti illeciti fra i due indagati.
Ma anche molti altri sapevano e tacevano. Scrive la Guardia di finanza in una nota diffusa stamattina: “Questa strutturata ed indisturbata attività di sistematica appropriazione di denaro pubblico risultava nota a molti impiegati, come emerge dal contenuto delle intercettazioni, purtroppo però, come spesso le cronache giudiziarie registrano, l’omertà e la connivenza dei pubblici dipendenti sono diventati il volano del perpetrarsi nel tempo delle condotte illecite”.
15 Novembre 2019
Fonte: qui

venerdì 30 dicembre 2016

SENTENZA DELLA CASSAZIONE - PER I GIUDICI, IL LICENZIAMENTO DI UN DIRIGENTE E’ LEGITTIMO SE L'AZIENDA VUOLE AUMENTARE I PROFITTI

LA CORTE RIBALTA IL GIUDIZIO DI APPELLO E FA GIURISPRUDENZA:

NON E’ NECESSARIO ESSERE IN PRESENZA DI UNA CRISI AZIENDALE, UN CALO DI FATTURATO O CONTI IN ROSSO PER SILURARE UN DIRIGENTE

Luca Pagni per www.repubblica.it
CASSAZIONECASSAZIONE

Il datore di lavoro può licenziare un dipendente non solo in caso di difficoltà economiche e in situazioni di ristrutturazioni aziendali dettate da una congiuntura negativa, ma anche per "una migliore efficienza gestionale" e per determinare "un incremento della reddittività". In altre parole: per cercare di aumentare i profitti.

La Corte di Cassazione, con una sentenza depositata il 7 dicembre scorso (segnalata dal quotidiano ItaliaOggi), scrive una nuova pagina bel campo del diritto del lavoro. Destinata a fare giurisprudenza e quindi a essere presa come riferimento anche dai tribunali di primo e secondo grado chiamati a decidere sulle controversie tra imprenditori e dipendenti.

CASSAZIONECASSAZIONE
La Cassazione è intervenuta sul caso di un dirigente messo alla porta dalla azienda dove lavorava, dopo due sentenze tra di loro in contrasto. Il giudice di primo grado aveva stabilito che il licenziamento era legittimo in quanto "effettivamente motivato dall'esigenza tecnica di rendere più snella la catena di comando e quindi la gestione aziendale".

Giudizio ribaltato in appello, dove il giudice ha ritenuto illegittimo il provvedimento in quanto non era stato motivato dalla necessità economica e dalla presenza di eventi sfavorevoli, ma essendo stato "motivato soltanto dalla riduzione dei costi e quindi dal mero incremento del profitto".

LICENZIAMENTOLICENZIAMENTO
Appellandosi anche all'articolo 41 della Costituzione che prevede la libera iniziativa economica dei privati, citando le direttive comunitarie sul tema, ma anche riferendosi a decisioni del passato, la Cassazione ha ritenuto che non sia necessario essere in presenza necessariamente di una crisi aziendale, una calo di fatturato o i conti in rosso per procedere a un licenziamento.

Il provvedimento può essere così giustificato anche per miglioare l'efficenza di impresa o per la soppressione di una posizione o anche per adeguarsi alle nuove tecnologie. In poche parole, se l'attività dei privata è libera, deve esserlo anche la possibilità di organizzarla al meglio.  Rimane, ovviamente, potestà del giudice verificare l'effettiva ragione presentata dall'azienda per giustificare il licenziamento per riorganizzazione e il nesso di casualità tra i due eventi (così come lo è in caso di licenziamento per motivi economici).
DISOCCUPATIDISOCCUPATI

Il passaggio destinato a fare giurisprudenza - nonché a far discutere - è il seguente: "Ai fini della legittimità del licenziamento individuale intimato per giustificato motivo oggettivo - si legge nel dispositivo - l'andamento economico negativo dell'azienda non costituisce un presupposto fattuale che il datore di lavoro debba necessariamente provare ed il giudice accertare, essendo sufficiente che le ragioni inerenti all'attività produttiva ed all'organizzazione del lavoro, tra le quali non è possibile escludere quelle dirette ad una migliore efficienza gestionale ovvero ad un incremento della redditività dell'impresa, determinino un effettivo mutamento dell'assetto organizzativo attraverso la soppressione di una individuata posizione lavorativa; ove però il licenziamento sia stato motivato richiamando l'esigenza di fare fronte a situazioni economiche sfavorevoli ovvero a spese notevoli di carattere straordinario ed in giudizio si accerti che la ragione indicata non sussiste, il recesso può risultare ingiustificato per una valutazione in concreto sulla mancanza di veridicità e sulla pretestuosità della causale addotta dall'imprenditore".

Fonte: qui
DISOCCUPATIDISOCCUPATI