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mercoledì 29 gennaio 2020

NOVE PRETI E FRATI DELLA COMUNITÀ RELIGIOSA “I DISCEPOLI DELL’ANNUNCIAZIONE” DI PRATO SONO INDAGATI PER ABUSI SESSUALI. TRA LORO C’È ANCHE IL FONDATORE DON GIGLIO GILIOLI

LE VIOLENZE SI SAREBBERO CONSUMATE PER ANNI FRA LE MURA DELLE SEDI DELL’EX COMUNITÀ, SOPPRESSA UFFICIALMENTE UN MESE E MEZZO FA - LE VITTIME ACCERTATE PER IL MOMENTO SONO DUE MINORI, MA POTREBBERO ESSERCENE MOLTE ALTRE…

don giglio gilioli 2DON GIGLIO GILIOLI 
Nove religiosi sono indagati dalla procura di Prato per presunte violenze sessuali nei confronti di due fratelli, entrambi minorenni all'epoca dei fatti contestati. Si tratta di cinque sacerdoti, un frate e altri tre religiosi, come riporta oggi il quotidiano «La Nazione».

Gli abusi sessuali, secondo quanto ipotizzano gli inquirenti, si sarebbero consumati per anni fra le mura delle sedi di Prato e di Calomini (Lucca) dell'ex comunità religiosa «I Discepoli dell'Annunciazione», soppressa ufficialmente un mese e mezzo fa, con decreto emesso dalla Congregazione per gli Istituti di vita consacrata della Santa Sede, per una serie di problemi fra i quali «forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo». Tra i nove indagati figura anche il fondatore della comunità religiosa, don Giglio Gilioli, 73 anni, sacerdote veronese trasferitosi a Prato da oltre dieci anni.

discepoli dell'annunciazione 4DISCEPOLI DELL'ANNUNCIAZIONE 
Le indagini sulla comunità religiosa che doveva accogliere e fare crescere i ragazzi, aiutarli, sostenerli, tirandoli fuori dalle difficoltà, avrebbe fatto emergere, invece, un inferno di perversione e violenza nei confronti dei minorenni ospitati. Questo almeno ipotizza la Procura pratese che ha messo nel mirino nove componenti della comunità religiosa dei «Discepoli dell'Annunciazione», realtà di ispirazione mariana, soppressa ufficialmente dal Vaticano nel mese di dicembre dopo poco più di 14 anni di attività, a seguito di una visita canonica voluta dalla Santa Sede.

don giglio gilioli 1DON GIGLIO GILIOLI 
Su quell'ex confraternita formata da sacerdoti, religiosi e consacrati, nata a Prato per volontà del fondatore don Giglio Gilioli, indagato, si è abbattuto oggi un sospetto tremendo, che sembra svelare un mondo fatto di abusi sessuali e violenze ai danni di due fratelli che furono affidati dai genitori ai «Discepoli dell'Annunciazione» perchè li crescessero nel modo migliore. Invece, sostengono gli stessi ragazzi, già ascoltati dagli investigatori, c'erano violenze ripetute e inenarrabili, anche in gruppo, per anni e anni.
discepoli dell'annunciazione pratoDISCEPOLI DELL'ANNUNCIAZIONE PRATO

Due vittime accertate finora, ma potrebbero essercene altre, almeno stando a quanto fanno emergere le testimonianze dei due fratelli, che sembrano inoltre suggerire la presenza di altri adulti, le cui identità sono ancora in corso di accertamento, in occasione degli episodi di violenza. A finire nei guai il fondatore dei «Discepoli dell'Annunciazione» insieme ad altri otto ex confratelli, fra sacerdoti e religiosi, che nei giorni scorsi sono stati sottoposti a perquisizioni.

discepoli dell'annunciazioneDISCEPOLI DELL'ANNUNCIAZIONE
L'inchiesta sarebbe partita proprio dalle dichiarazioni rese dai due fratelli a distanza di alcuni anni dalle violenze, ma anche da altre persone ascoltate dagli uomini della squadra mobile della questura di Prato. Per una delle vittime i fatti risalirebbero al periodo che va dal 2008 all'estate del 2016 e gli abusi si sarebbero consumati sia nella sede di Prato che in quella di Calomini, in provincia di Lucca. Otto dei nove indagati si sarebbero approfittati del ragazzino, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica, e costringendolo a compiere e a subire atti sessuali, anche con più persone. L'altro fratello, invece, sarebbe stato oggetto di violenze sessuali da parte di due degli indagati. Anch'egli minorenne all'epoca dei fatti, sarebbe stato costretto a compiere e a subire atti sessuali all'interno della sede dei «Discepoli dell'annunciazione» in un lasso di tempo che va dal 2009 al 2012.
don giglio gilioliDON GIGLIO GILIOLI

don giglio gilioli 3DON GIGLIO GILIOLI discepoli dell'annunciazione 3DISCEPOLI DELL'ANNUNCIAZIONE 
Gli episodi sarebbero stati confermati dalle stesse vittime, ritenute credibili dalla Procura. I magistrati nel disporre le perquisizioni personali a carico dei nove religiosi e una serie di accertamenti approfonditi nelle tre sedi dell'ex associazione religiosa (a Prato, ad Aulla e a Calomini), non esclude la possibilità di trovare documenti cartacei e informatici - comprese registrazioni audio e video - capaci di testimoniare quelle violenze. L'inchiesta è solo all'inizio e potrebbe approdare a sviluppi clamorosi: forse nuove vittime, forse nuovi aguzzini. Quel che è certo che a dicembre il Vaticano c'era andato giù pesante nelle motivazioni che accompagnavano il provvedimento di chiusura della congregazione religiosa. Indicando «forti perplessità sullo stile di governo del fondatore e sulla sua idoneità nel ricoprire tale ruolo». Ma anche «limiti nel reclutamento e nella formazione dei membri» e «deficienze nell'esercizio dell'autorità».

Fonte: qui

sabato 5 gennaio 2019

Mangiatoia migranti - Interrogata per due ore dal gip, la Giuntoli resta ai domiciliari



La presidente di Astir respinge le accuse fornendo al giudice e ai pm la sua versione sulla gestione dei centri accoglienza. Gli immigrati sono stati trasferiti tutti in altre strutture

di Francesco Albonetti
PRATO. Una gestione dell’accoglienza migranti definita "un po’ casalinga" dalla Procura, con accordi verbali per assegnare responsabilità agli operatori nelle varie strutture, ma senza un’investitura ufficiale e fissata per contratto. È quanto emerso durante l’interrogatorio di garanzia di Loretta Giuntoli, presidente di Astir e legale rappresentante delle cooperative Astirforma e Verdemela, che si trova agli arresti domiciliari dalla vigilia di Natale con l'accusa di frode nelle pubbliche forniture e di minacce nei confronti di alcuni dipendenti, nell'ambito dell'inchiesta della procura sulla gestione dei Centri di accoglienza straordinaria ai migranti.
Giuntoli ha risposto a tutte le domande del gip Francesca Scarlatti e a quelle dei pubblici ministeri Egidio Celano e Laura Canovai, un interrogatorio durato un paio di ore. Il difensore Nicola Badiani, almeno per il momento, non ha chiesto la revoca della misura cautelare, per cui Loretta Giuntoli, 72 anni, resta agli arresti domiciliari. Già si erano avvalsi della facoltà di non rispondere gli altri due indagati, il legale rappresentante della cooperativa Humanitas Roberto Baldini e il diacono Alberto Pintus, quest'ultimo vice-direttore della Caritas diocesana, interdetti per nove mesi dalla professione.
Otto sono i Cas - centri di accoglienza straordinaria - sotto la lente della Digos: tre a Prato, tre a Carmignano, due a Poggio a Caiano. Un centinaio di profuhi gestiti oltre che dalle cooperative presiedute da Loretta Giuntoli, dalla cooperativa Humanitas, anche questa riconducibile al Consorzio Astir. Le accuse riguardano una serie di violazioni sulla convenzione stipulata dalle coop sociali con la prefettura nel periodo di emergenza sbarchi, quando ai territori veniva chiesto dallo Stato un aiuto consistente sul fronte dell’accoglienza.
Quelle più gravi riguardano la fornitura di servizi ai profughi: un pasto al giorno anziché i tre previsti, pulizie inesistenti e nessun servizio di lavanderia. Alcuni richiedenti asilo sarebbero stati costretti a recuperare le lenzuola dalla spazzatura per coprirsi e ad accendere fuochi in giardino per cucinare. L’altra violazione contestata è il mancato servizio giornaliero e periodico di pulizia e igiene dei Cas. Ciliegina sulla torta: secondo quanto ricostruito dalla Procura, dei 35 euro assegnati dalla Prefettura per ciascun richiedente asilo, solo la metà sarebbe stata destinata alla gestione dei centri accoglienza.
La Giuntoli durante l’interrogatorio si è difesa puntando soprattutto sul fatto che non era lei ad occuparsi direttamente della gestione dei centri. Ha risposto anche all’altra accusa, cioè di aver minacciato i dipendenti chiamati a riferire in questura che avrebbero potuto perdere il posto. Frattanto la Prefettura negli ultimi giorni dell’anno ha trasferito in altre strutture tutti i migranti, anche gli ultimi sei rimasti a Poggio e Carmignano.


Fonte: qui