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sabato 22 febbraio 2020

COLPO DI SCENA NEL CASO LUCA SACCHI: ARRESTATA UNA DONNA, IN CASA AVEVA DOCUMENTI (FALSI) DI DE PROPRIS


LA PISTA CHE PORTA ALLA ‘NDRANGHETA: DALLE INDAGINI SONO EMERSI COLLEGAMENTI DELLA DONNA CON LA CRIMINALITÀ E IN PARTICOLARE CON LA FAMIGLIA PELLE DI SAN LUCA 
NELLA ABITAZIONE DI FRANCA GRANATA, ARRESTATA PER SPACCIO E ETORSIONE, ANCHE OTTO CHILI E MEZZO DI DROGA. USAVA UN’AUTO MEDICA PER VENDERE HASHISH

Otto chili e mezzo di droga in casa e documenti falsi tra cui uno intestato a Marcello De Propris, in carcere per l’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso davanti al John Cabot, pub in zona Appio, a Roma. Questo quanto hanno trovato i poliziotti del commissariato Primavalle in casa di Franca Granata, arrestata per droga ed estorsione.

FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI 3FOTOSEQUENZA OMICIDIO LUCA SACCHI
La donna, secondo quanto si apprende, utilizzava l’auto medica per trasporto sangue per spacciare hashish. A denunciarla sono stati alcuni suoi colleghi che non volevano lavorare con lei.

Dalle indagini sono emersi collegamenti con la criminalità e in particolare con la famiglia Pelle di San Luca. Secondo quanto si apprende, gli investigatori invieranno un’informativa in procura per quanto riguarda il rinvenimento del documento di Marcello De Propris. Quest’ultimo è in carcere con l’accusa di concorso in omicidio per aver fornito l’arma del delitto a Valerio Del Grosso Paolo Pirino. Fonte: qui

domenica 2 febbraio 2020

IN INDONESIA UNA DONNA È STATA PUNITA CON DECINE DI FRUSTATE PER AVER FATTO SESSO PRIMA DEL MATRIMONIO: ERA STATA SORPRESA IN UNA CAMERA D’ALBERGO INSIEME A UN UOMO


A INFLIGGERE LA PUNIZIONE, SECONDO LA SHARIA, E' STATA UN DONNA BOIA CHE…
Davide Falcioni per "www.fanpage.it" 
Punita con decine di frustate alla schiena per aver fatto sesso prima del matrimonio. E' successo nella provincia di Aceh, in Indonesia, dove una donna è stata sorpresa nella stanza di un hotel insieme a un uomo.
I due stavano avendo un rapporto sessuale senza essere ancora sposati e questo ha motivato la denuncia da parte delle autorità e la successiva condanna: a infliggere le fustigate una boia, donna anche lei, con il volto coperto da un velo per ragioni di sicurezza.
La colpa della condannata – come detto – è stata quella di essere stata sorpresa in una camera d'albergo insieme a un uomo: lei non è sposata e per la Sharia avere rapporti sessuali prima del matrimonio è un "crimine morale" che va punito con le frustate. I colpi sferrati dalla donna mascherata sono scanditi da un militare della Sharia. 
Le frustate in pubblico sono diffuse ad Aceh, sull'isola di Sumatra, per reprimere diversi reati tra i quali il gioco d'azzardo, l'adulterio, il consumo di alcol, i rapporti sessuali omosessuali o pre coniugali. Fino a pochi mesi fa a punire le donne erano gli uomini: il governo indonesiano ha però deciso di costituire una squadra femminile.
donna frustata in indonesia 1DONNA FRUSTATA IN INDONESIA 
Sempre più donne, spiega Afp, sono accusate ad Aceh di avere rapporti sessuali prima delle nozze: internet e i social network rendono ancora più evidente il contrasto tra le leggi e il modo di vivere degli altri paesi.
La conseguenza è che stanno aumentando le violazioni della "legge islamica" e di conseguenza anche le fustigazioni. Secondo la sharia le donne devono essere frustate da altre donne, come già succede nella vicina Malesia e adesso anche in Indonesia. Reperire personale che accettasse di svolgere questo compito non è stato però semplice per le autorità del paese asiatico. Fonte: qui

mercoledì 15 gennaio 2020

A SESTO SAN GIOVANNI UNA 52ENNE NOMADE DI ORIGINE BOSNIACA SI METTE AL VOLANTE DI UN FURGONE E SFONDA LA RECINZIONE DI UNA CASERMA DEI CARABINIERI PER LIBERARE IL FIGLIO, UN 26ENNE PREGIUDICATO CHE STAVA PER ESSERE ESPULSO DALL'ITALIA

LA DONNA SI ERA FATTA ACCOMPAGNARE DALLA SORELLA E DALLA NUORA PER…
Paola Fucilieri per “il Giornale”

L'amore per i figli può far compiere gesti inconsulti. Ce lo dimostra una nomade di origine bosniaca fermata ieri all' alba dai carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni con l' accusa di danneggiamento alle strutture militari. Dopo che lei, questa signora di 52 anni - decisa al tutto per tutto pur di liberare il figlio, ma anche in preda a una clamorosa crisi di nervi - aveva schiacciato in maniera decisamente indelicata il piede sull' acceleratore.

SESTO SAN GIOVANNI - NOMADE BOSNIACA SFONDA CON IL FURGONE IL CANCELLO DELLA CASERMASESTO SAN GIOVANNI - NOMADE BOSNIACA SFONDA CON IL FURGONE IL CANCELLO DELLA CASERMA
Per andare a sbattere, alla guida di un furgone «Fiat Iveco» e del tutto consapevolmente, contro la recinzione metallica della caserma dei carabinieri. Una rete alta tre metri e rinforzata dietro la quale veniva, a suo parere, «ingiustamente trattenuto» il figlio 26enne. Un pregiudicato che i militari avevano appena fermato e avrebbero a breve espulso dal territorio italiano.

Il giovanottone in questione e che la mamma desiderava far fuggire costi quel che costi, infatti era già stato espulso dal territorio nazionale tre mesi fa con un provvedimento della questura di Torino, ma poi, in qualche modo era rientrato in Italia dove fino a due giorni fa ha scorrazzato, seppur clandestinamente, come un qualsiasi libero cittadino.

Ora che il ragazzo rischiava di rientrare in patria e di doverci restare a lungo, la genitrice, a bordo del mezzo e in compagnia della moglie e alla sorella del nomade, ha messo in atto la sua personalissima strategia. Rischiando una tragedia che solo i militari di Sesto, con grande equilibrio e professionalità, sono riusciti a evitare. Bloccando le tre donne dopo averle circondate, ma soprattutto senza essere costretti a sparare un colpo. Che, contro tre donne imbufalite e disposte a tutto, è un risultato da palmares.

carabinieriCARABINIERI
Il giovane era stato bloccato dai militari intorno alle 2 della notte tra lunedì e martedì durante un controllo. In stato di fermo in caserma e in attesa di essere riavviato all' espulsione, il bosniaco aveva chiesto ai familiari di portargli alcuni vestiti per i giorni che avrebbe trascorso nelle strutture dell' Arma.

In caserma si sono presentate così la madre 52enne, la sorella e la moglie dell' arrestato, giunte a bordo del furgone. Dopo aver consegnato gli effetti personali ai carabinieri, le tre donne sono rimaste nel parcheggio, a bordo del furgone, un paio di ore. Rimuginando tutta la loro rabbia fino a partorire l' ardito e folle piano. Alle 4 il furgone è stato messo in moto e la madre del giovane, alla guida, lo ha lanciato a tutta velocità contro la recinzione. I carabinieri sono usciti nel piazzale davanti alla caserma e hanno fermato le tre responsabili. «Qui i delinquenti hanno vita breve» ha commentato il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano (Forza Italia) ringraziando i carabinieri.

Fonte: qui

venerdì 20 dicembre 2019

A TORINO UN UOMO È STATO CONDANNATO A DUE MESI DI GALERA PERCHÉ NON DAVA PIÙ SOLDI ALLA FIGLIA, CHE NON È PIU' UNA RAGAZZA MA UNA DONNA DI 33 ANNI

LUI L’HA ANCHE AIUTATA A TROVARE UN LAVORO COME SEGRETARIA, CHE LEI PERÒ HA PERSO. 
POI SI LAMENTANO SE LI CHIAMANO BAMBOCCIONI…
Azzurra Barbuto per “Libero Quotidiano”

bamboccione 3BAMBOCCIONE 
Li chiamiamo "bamboccioni" e "mammoni", ci lamentiamo del fatto che si comportano da eterni adolescenti pure quando entrano negli anta, ché di riuscire a schiodarli dalla casa dei genitori, più confortevole di un hotel 5 stelle, non se ne parla. Troppo comodo campare sugli altri, come fanno i parassiti. Eppure se tanti giovani italiani non diventano maturi mai e rinviano sine die decisioni e responsabilità, come quella di pagarsi da soli le bollette, la colpa è soprattutto degli adulti e di una società che, invece di favorirne la crescita, li preserva e li coccola e li giustifica e li pasce, trasformandoli in pappemolli: da soli sono persi e hanno difficoltà persino ad accendere un fornello per cucinare un uovo al tegamino.

bamboccioniBAMBOCCIONI
Codesta mentalità tipicamente italiana è talmente interiorizzata e sedimentata che conduce addirittura a sentenze che fanno accapponare la pelle a chi conserva miracolosamente un minimo di buonsenso. È accaduto a Torino: un padre, 63 anni, il quale si è dichiarato nullatenente e attualmente risulta addirittura disoccupato, è stato condannato in primo grado a due mesi di galera - pena sospesa, naturalmente - per avere smesso da qualche annetto di versare ogni mese alla figlia, la quale ha un lavoretto, la somma di 258 euro.
bamboccione 1BAMBOCCIONE 

È stata la donna, che non è mica una bimbetta, avendo 33 anni suonati e nessuna disabilità che la renda inabile alla fatica, a denunciare il babbo nel 2014, specificando che l' uomo aveva smesso di contribuire al suo sostentamento dal 2012, ossia quando la signorina era ventiseienne.

SEGRETARIA
Peraltro il papà, come ci ha spiegato il suo avvocato, Carmine Ventura, ha aiutato la ragazza ad acquisire autonomia trovandole un impiego come segretaria, attività che ella ha perduto per motivi non imputabili al babbo. La domanda sorge spontanea: ma a 33 anni, come a 26 del resto, non è il caso di smetterla di pretendere le poppate e la paghetta da chi ci ha messi al mondo?

Insomma, fino a quando su un padre ed una madre grava il dovere di provvedere materialmente ai discendenti e, soprattutto, è accettabile che codesto obbligo si protragga a vita, pure allorché il figlio diventa adulto ed il genitore versa in grave difficoltà economica, pena il ritrovarsi in gattabuia? Quando anche un tribunale riconosce ad un uomo ed una donna in buona salute e sopra i trent' anni il diritto di ricevere un assegno dal padre, si legittima, si appoggia e si avalla un atteggiamento di parassitismo sociale, il quale induce il soggetto a non darsi da fare per la propria esistenza e il proprio futuro, poiché tanto tocca a coloro che lo hanno concepito di provvedere al suo benessere, riempirgli il frigo e soddisfare i suoi capricci.

Ecco perché la sentenza del tribunale di Torino, a nostro avviso, è fortemente diseducativa non solo per la diretta interessata il cui babbo, secondo la giustizia, dovrebbe in teoria finire in cella alla stregua di un criminale, bensì per generazioni di giovani che, invece di essere riconoscenti a genitori che ne finanziano studi e passatempi, con arroganza esigeranno tutto ciò che ritengono sia loro dovuto e non fino alla laurea e all' inserimento lavorativo ma persino ben oltre.

bamboccioni 1BAMBOCCIONI 
UN PRECEDENTE
Una sentenza infatti crea un precedente, fa giurisprudenza, incide sui costumi, sulla civiltà, talvolta peggiorandola, anziché migliorandola come sarebbe opportuno. Insomma, stiamo allevando degli inetti e la nostra unica preoccupazione è come rendere loro l' esistenza ancora più comoda. In questa smania collettiva di autoflagellazione ed autocolpevolizzazione che ha preso gli italiani si è affermata la visione distorta in base alla quale se ai giovanotti mancano lavoro ed opportunità la responsabilità è delle vecchie generazioni, le quali devono pagare, anzi devono essere punite.

BAMBOCCIONIBAMBOCCIONI





Come in questo caso: il babbo merita la prigione, la figlia trentatreenne l' assegno. Nessuno osa dire a quest' ultima: "Sei abbastanza grande per provvedere da sola a te stessa". I giudici ci spieghino almeno fino a quale età corre l' obbligo di mantenere la prole che potrebbe benissimo essere autosufficiente se solo la smettesse di contare sulla "borsetta di mammà" e si rimboccasse le maniche. Purtroppo qui c' è in ballo qualcosa di molto più importante dei 200 o dei 300 euro mensili per mangiare.
bamboccione 2BAMBOCCIONE 

È in gioco la dignità della persona. E per la tutela di codesto decoro la faccenda familiare non sarebbe dovuta arrivare in aula. Invece di pagare gli avvocati e perseguitare il padre, buono o cattivo che sia stato, per ottenerne i denari, l' agguerrita signora avrebbe fatto meglio a conservare l' orgoglio e ad adoperarsi per incrementare da sé le proprie entrate, qualora reputate insufficienti. I genitori ci hanno donato la vita, non succhiamogli il sangue.

Fonte: qui

lunedì 21 ottobre 2019

A TORINO UNA 42ENNE SCOPRE CHE IL FIDANZATO TUNISINO AVEVA UCCISO L'AMANTE NEL 2008, PROVA A LASCIARLO E LUI QUASI LA SGOZZA

L’UOMO, MOHAMED SAFI, ERA FUORI CON UN PERMESSO DI LAVORO: “MI CHIEDEVO PERCHÉ DI GIORNO NON FOSSE RAGGIUNGIBILE E PERCHÉ AVESSE SEMPRE ORARI STRANI. POI UN GIORNO SU INTERNET HO SCOPERTO CHE…”

Carlotta Rocci per “la Repubblica”

MOHAMED SAFIMOHAMED SAFI
Mohamed Safi, 36 anni, aveva già ucciso una donna e per questo era stato condannato a 12 anni di carcere da scontare a Torino. Concetta, 42 anni, però non lo sapeva quando lo ha conosciuto, non aveva mai sentito il nome di Alessandra Mainolfi, amante di Mohamed che all' epoca era sposato, uccisa a Bergamo con due coltellate al petto, il 9 giugno 2008 perché, come lei, aveva deciso di lasciarlo. Lo ha scoperto per caso, trovando su internet il nome e la storia dell' uomo con cui aveva una relazione da metà aprile.
«Mi chiedevo perché di giorno non fosse raggiungibile e perché avesse sempre orari strani», ha spiegato alla polizia. Poi ha scoperto che quelli erano gli orari disposti dal carcere per permettere al detenuto di svolgere la sua attività lavorativa fuori dal penitenziario in un bistrò alla periferia di Torino. È allora che ha avuto paura e ha deciso di troncare la relazione ma ieri notte lui ha cercato di ucciderla. Ha provato a sgozzarla con un coccio di bottiglia trovato in strada. «Mi ha salvato la sciarpa o sarei morta», ha detto la donna, ma niente le ha protetto il volto completamente sfigurato dai colpi di Mohamed che l' ha aggredita a due passi da casa, in corso Giulio Cesare.

ALESSANDRA MAINOLFIALESSANDRA MAINOLFI
È l' una di notte e lui dovrebbe essere già sulla via di ritorno verso il carcere dove deve rientrare entro le 2 e invece la coppia è sul tram numero 4, il più lungo della città che però non porta al penitenziario. Lui l' aggredisce appena scendono. Una volante del commissariato Barriera di Milano diretto dal vicequestore Alice Rolando arresta l' uomo per tentato omicidio pochi minuti dopo, con i vestiti completamente imbrattati di sangue, mentre cerca di scappare.
Concetta viene operata, il vetro le ha reciso il nervo facciale: «Una brutta lesione dal punto di vista estetico e funzionale», spiega Giorgio Merlino, primario del reparto di chirurgia estetica del Maria Vittoria che le ha ricostruito il nervo. In ospedale ci sono i parenti di Concetta, i figli e i genitori. «Non sapevamo nemmeno che quell' uomo esistesse, è un incubo, un fulmine a ciel sereno», dice il padre. C'è tanto dolore ma soprattutto rabbia verso chi ha provato a togliere a Concetta la possibilità di sorridere e verso una giustizia che «fa schifo e non ci protegge».
Mohamed godeva della possibilità di lavorare dentro al carcere dal 2015,e dal 2017, su proposta del direttore con il benestare del magistrato di sorveglianza, era stato assegnato al lavoro esterno come cameriere. Aveva un' ora e mezza di tempo per raggiungere il bistrò e altrettanto tempo per tornare in cella con i mezzi pubblici. Da un anno e mezzo si muoveva in autonomia senza che nessuno lo accompagnasse.
Tutte le carte che riguardano il detenuto sono state acquisite dalla procura e il guardasigilli Antonio Bonafede ha annunciato l' invio degli ispettori in carcere per controllare se l' uomo avesse tutti i requisiti per godere della possibilità di lavorare, un percorso che serve per il reinserimento sociale dei detenuti in vista della fine della pena e che normalmente - spiega Marco Ferrero, responsabile di Pausa Caffé, la cooperativa che aveva accolto Mohamed - abbattono il rischio di recidiva dei reati».
I datori di lavoro del killer di Bergamo, sconvolti dall' accaduto, ieri non hanno aperto il ristorante. L'aggressione a Concetta solleva, intanto, le polemiche dei sindacati di polizia e penitenziaria che denunciano un «eccessivo permessivismo» nella concessione di margini di libertà ai detenuti. Tre donne, la sindaca di Torino Chiara Appendino, la vicepresidente del Senato Anna Rossomando e la cantante Fiorella Mannoia tornano a parlare di emergenza in fatto di violenza sulle donne.
Fonte: qui

lunedì 31 dicembre 2018

E' MORTA LA 70ENNE DELLO SRI LANKA FOTOGRAFATA RICOPERTA DI FORMICHE IN UN OSPEDALE DI NAPOLI

L’AVVOCATO DELLA DONNA: “LA MANCANZA DI CURE CHE LE HA PROVOCATO PIAGHE DA DECUBITO PROFONDISSIME CHE LE HANNO LESO LA CUTE E LA CARNE”, MA LA DIREZIONE SALUTE CAMPANIA ATTACCA: "DIFFAMATORIO ASSOCIARE IL DECESSO DELLA PAZIENTE ALLA VICENDA DELLE FORMICHE"

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
E' morta la donna dello Sri Lanka che, ricoverata in un ospedale di Napoli, era stata trovata e fotografata ricoperta di formiche, poco più di un mese fa, mentre era intubata. Thilakawathi Dissianayake non ce l'ha fatta, è deceduta. La Direzione Salute regionale spiega che non vi è un collegamento tra il decesso e il "caso formiche".

L'avvocato della donna, Hillary Sedu, negli scorsi giorni ha presentato denuncia alla Procura di Napoli: "La mancanza di cure - sostiene - ha provocato nella donna piaghe da decubito profondissime che le hanno leso la cute e la carne fino a quasi far intravedere le ossa. Il 21 dicembre era stata trasferita con urgenza nel reparto di Rianimazione dell'Ospedale del Mare, dove purtroppo è deceduta". Versione smentita con forza dalla Regione.

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
Regione: "Nulla a che fare con caso formiche"
La Direzione Salute della Regione Campania ha diffuso una nota per precisare alcune questioni.

“In merito al decesso della paziente T. D., originaria dello Sri Lanka, avvenuto nella serata del 29 dicembre all’Ospedale del Mare di Napoli, a fronte delle notizie apparse sugli organi di informazioni, inesatte e diffamatorie, e che associano il decesso alla vicenda delle formiche (sulla quale è in corso un’indagine della Procura per accertare la verità dei fatti) e addirittura alla presunta “mancanza di cure” ricevute, l’Asl Napoli 1, presenterà una denuncia a tutela del lavoro svolto dal personale medico sanitario e dell’immagine stessa della Sanità campana, ancora una volta oggetto di strumentali attacchi mediatici", si legge nella nota.

donna sommersa dalle formicheDONNA SOMMERSA DALLE FORMICHE
"La paziente, 70 anni, era affetta da doppio ictus cerebrale con tetraparesi, triplice by pass aorto coronarico, insufficienza respiratoria trattata con tracheotomia. Il quadro clinico complesso registrava inoltre diabete e ipertensione arteriosa.

Per queste gravissime patologie è stata curata con tutte le attenzioni mediche e umane del caso all’Ospedale del Mare, dove la paziente era stata trasferita dal San Giovanni Bosco, dove era stata accolta a causa del previsto compassionevole rimpatrio in aereo, negato dalla compagnia di volo per la gravità delle sue condizioni.

Il quadro generale ne consigliava il trasferimento a una struttura di accoglienza permanente, non accettato dalla famiglia. Per un ulteriore peggioramento del già gravissimo quadro clinico i medici del San Giovanni Bosco hanno richiesto il 21 dicembre scorso il trasferimento presso l’Ospedale del Mare dove si è assistito ad un ulteriore decadimento della funzionalità cardiaca e respiratoria per cui, nonostante trattamenti massimali e intensivi si è avuto il decesso della paziente. Questi sono i fatti”, conclude la nota della Direzione Salute regionale.“

Fonte: qui