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domenica 29 marzo 2020

L’EPIDEMIA TOGLIE ANCHE LA DIGNITÀ NELLA MORTE

PER I DECEDUTI NIENTE VESTIZIONE, ESCLUSE LE OPERAZIONI DI TANACOSMESI COME IL LAVAGGIO, IL TAGLIO DELLE UNGHIE, DEI CAPELLI, DELLA BARBA E DEL TAMPONAMENTO 
I CADAVERI VANNO AVVOLTI COME SI TROVANO IN UN LENZUOLO IMBEVUTO DI DISINFETTANTE, DEVONO ESSERE COMPOSTI ALL'INTERNO DI UNA DUPLICE CASSA ED ESSERE MANIPOLATE IL MENO POSSIBILE…

bare a bergamoBARE A BERGAMO
In tempi di pandemia di coronavirus, abbiamo ancora negli occhi le immagini delle bare che da Bergamo si spostavano in altri comuni perché i forni crematori erano pieni: e il tema dei defunti da Covid-19 fa riflettere, per i tanti anziani morti da soli negli ospedali senza parenti a vegliarli, per ovvi motivi di sicurezza. Per gli operatori del settore funebre sono state diffuse da Utilitalia le regole da seguire per trattare le salme di morti di coronavirus ed evitare di infettarsi.

Ne parla oggi il quotidiano Il Messaggero a firma di Franca Giansoldati, che elenca le regole da seguire: niente vestizione, escluse le operazioni di tanacosmesi come il lavaggio, il taglio delle unghie, dei capelli, della barba e del tamponamento, i cadaveri vanno avvolti come si trovano in un lenzuolo imbevuto di disinfettante. I corpi devono essere composti all'interno di una duplice cassa ed «essere manipolate il meno possibile facendo la massima attenzione».
sacerdoti mortiSACERDOTI MORTI

Il cadavere, scrive ancora Il Messaggero citando le indicazioni di Utilitalia, «non deve essere spogliato dei suoi abiti e va avvolto in un lenzuolo imbevuto di disinfettante. L'autorità può anche vietare il rito funebre in caso di diffusione epidemiologica della malattia». L'esumazione di una persona deceduta per una malattia infettiva può essere svolta solo due anni dopo la relativa inumazione.

Infine, prima di chiudere la bara, si chiede agli operatori funebri di stare attenti «agli oggetti potenzialmente contaminati dal virus, come letto, comodini», ma anche al fatto che per gli spostamenti «potrebbero aversi fuoriuscite di aria dai polmoni nonchè di materiali biologici fluidi infetti. Tutto va disinfettato anche dopo, perchè il virus resiste alle superfici e potrebbe ancora contagiare». Tra i consigli, conclude Il Messaggero, anche quello di usare tablet e telefonini per velocizzare i tempi delle pratiche e facilitare la trasmissione telematica dei documenti, per ridurre al minimo i contatti diretti con le persone.

Fonte: qui

Fonte: qui

venerdì 20 dicembre 2019

A TORINO UN UOMO È STATO CONDANNATO A DUE MESI DI GALERA PERCHÉ NON DAVA PIÙ SOLDI ALLA FIGLIA, CHE NON È PIU' UNA RAGAZZA MA UNA DONNA DI 33 ANNI

LUI L’HA ANCHE AIUTATA A TROVARE UN LAVORO COME SEGRETARIA, CHE LEI PERÒ HA PERSO. 
POI SI LAMENTANO SE LI CHIAMANO BAMBOCCIONI…
Azzurra Barbuto per “Libero Quotidiano”

bamboccione 3BAMBOCCIONE 
Li chiamiamo "bamboccioni" e "mammoni", ci lamentiamo del fatto che si comportano da eterni adolescenti pure quando entrano negli anta, ché di riuscire a schiodarli dalla casa dei genitori, più confortevole di un hotel 5 stelle, non se ne parla. Troppo comodo campare sugli altri, come fanno i parassiti. Eppure se tanti giovani italiani non diventano maturi mai e rinviano sine die decisioni e responsabilità, come quella di pagarsi da soli le bollette, la colpa è soprattutto degli adulti e di una società che, invece di favorirne la crescita, li preserva e li coccola e li giustifica e li pasce, trasformandoli in pappemolli: da soli sono persi e hanno difficoltà persino ad accendere un fornello per cucinare un uovo al tegamino.

bamboccioniBAMBOCCIONI
Codesta mentalità tipicamente italiana è talmente interiorizzata e sedimentata che conduce addirittura a sentenze che fanno accapponare la pelle a chi conserva miracolosamente un minimo di buonsenso. È accaduto a Torino: un padre, 63 anni, il quale si è dichiarato nullatenente e attualmente risulta addirittura disoccupato, è stato condannato in primo grado a due mesi di galera - pena sospesa, naturalmente - per avere smesso da qualche annetto di versare ogni mese alla figlia, la quale ha un lavoretto, la somma di 258 euro.
bamboccione 1BAMBOCCIONE 

È stata la donna, che non è mica una bimbetta, avendo 33 anni suonati e nessuna disabilità che la renda inabile alla fatica, a denunciare il babbo nel 2014, specificando che l' uomo aveva smesso di contribuire al suo sostentamento dal 2012, ossia quando la signorina era ventiseienne.

SEGRETARIA
Peraltro il papà, come ci ha spiegato il suo avvocato, Carmine Ventura, ha aiutato la ragazza ad acquisire autonomia trovandole un impiego come segretaria, attività che ella ha perduto per motivi non imputabili al babbo. La domanda sorge spontanea: ma a 33 anni, come a 26 del resto, non è il caso di smetterla di pretendere le poppate e la paghetta da chi ci ha messi al mondo?

Insomma, fino a quando su un padre ed una madre grava il dovere di provvedere materialmente ai discendenti e, soprattutto, è accettabile che codesto obbligo si protragga a vita, pure allorché il figlio diventa adulto ed il genitore versa in grave difficoltà economica, pena il ritrovarsi in gattabuia? Quando anche un tribunale riconosce ad un uomo ed una donna in buona salute e sopra i trent' anni il diritto di ricevere un assegno dal padre, si legittima, si appoggia e si avalla un atteggiamento di parassitismo sociale, il quale induce il soggetto a non darsi da fare per la propria esistenza e il proprio futuro, poiché tanto tocca a coloro che lo hanno concepito di provvedere al suo benessere, riempirgli il frigo e soddisfare i suoi capricci.

Ecco perché la sentenza del tribunale di Torino, a nostro avviso, è fortemente diseducativa non solo per la diretta interessata il cui babbo, secondo la giustizia, dovrebbe in teoria finire in cella alla stregua di un criminale, bensì per generazioni di giovani che, invece di essere riconoscenti a genitori che ne finanziano studi e passatempi, con arroganza esigeranno tutto ciò che ritengono sia loro dovuto e non fino alla laurea e all' inserimento lavorativo ma persino ben oltre.

bamboccioni 1BAMBOCCIONI 
UN PRECEDENTE
Una sentenza infatti crea un precedente, fa giurisprudenza, incide sui costumi, sulla civiltà, talvolta peggiorandola, anziché migliorandola come sarebbe opportuno. Insomma, stiamo allevando degli inetti e la nostra unica preoccupazione è come rendere loro l' esistenza ancora più comoda. In questa smania collettiva di autoflagellazione ed autocolpevolizzazione che ha preso gli italiani si è affermata la visione distorta in base alla quale se ai giovanotti mancano lavoro ed opportunità la responsabilità è delle vecchie generazioni, le quali devono pagare, anzi devono essere punite.

BAMBOCCIONIBAMBOCCIONI





Come in questo caso: il babbo merita la prigione, la figlia trentatreenne l' assegno. Nessuno osa dire a quest' ultima: "Sei abbastanza grande per provvedere da sola a te stessa". I giudici ci spieghino almeno fino a quale età corre l' obbligo di mantenere la prole che potrebbe benissimo essere autosufficiente se solo la smettesse di contare sulla "borsetta di mammà" e si rimboccasse le maniche. Purtroppo qui c' è in ballo qualcosa di molto più importante dei 200 o dei 300 euro mensili per mangiare.
bamboccione 2BAMBOCCIONE 

È in gioco la dignità della persona. E per la tutela di codesto decoro la faccenda familiare non sarebbe dovuta arrivare in aula. Invece di pagare gli avvocati e perseguitare il padre, buono o cattivo che sia stato, per ottenerne i denari, l' agguerrita signora avrebbe fatto meglio a conservare l' orgoglio e ad adoperarsi per incrementare da sé le proprie entrate, qualora reputate insufficienti. I genitori ci hanno donato la vita, non succhiamogli il sangue.

Fonte: qui

mercoledì 15 maggio 2019

DELUSIONE TRA I BENEFICIARI DEL REDDITO DI CITTADINANZA: IN MOLTI HANNO TROVATO SOLTANTO 40 O 50 EURO CARICATI NELLA CARD E ORA PENSANO DI RESTITUIRLA

I PALETTI PER AVERE LA CIFRA TONDA DI 780 EURO SONO TROPPO STRINGENTI. 

E IN VENETO CHI LO RICEVE SI VERGOGNA A MOSTRARLO E QUINDI NON LO USA…

Michela Nicolussi Moro per www.corriere.it

reddito di cittadinanza alle posteREDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
È stato caricato sulla «RDC card» di Poste Italiane il reddito di cittadinanza per le prime 500 famiglie venete sulle 3064 che l’avevano richiesto attraverso i Caf della Cgil. La maggioranza delle domande, accolte dopo il controllo dei requisiti da parte di Agenzia delle Entrate e Inps, arriva da Padova: 733. Seguono Treviso con 652, Rovigo con 486, Verona con 386, Vicenza con 372, Venezia con 359 e Belluno con 76.
DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINODI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO





Valanga di pratiche
«Altre 3mila pratiche devono ancora essere processate — spiega Claudio Zaccarin, responsabile regionale dei Caf Cgil — e di queste, stando alla media di accoglimento del 60% finora registrata, andranno a buon fine circa 1800. Le assegnazioni iniziali, erogate a partire dallo scorso 27 aprile, hanno un valore compreso tra 100 e 370 euro, ma ce ne sono anche da 40 e 50 euro. Tutte hanno suscitato una certa delusione, perché gli aventi diritto erano convinti di ricevere i 780 euro di massimale sul quale era stata impostata la campagna elettorale del M5S».

Troppe variabili
il sito per il reddito di cittadinanza 5IL SITO PER IL REDDITO DI CITTADINANZA




E invece la cifra cambia a seconda di molte variabili, non solo dei diktat di base, cioè: essere cittadini italiani, europei o risiedere in questo Paese da almeno 10 anni, di cui gli ultimi due continuativamente; avere un Isee inferiore ai 9.360 euro, un patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) non superiore ai 30mila euro e un patrimonio finanziario non maggiore ai 6mila (20mila per i disabili). «Se una persona gode già di una misura di sostegno, il reddito di cittadinanza diminuisce — avverte Alfio Calvagna, presidente del Comitato Inps Veneto — in certi casi può invece essere detratto, in altri sommato all’altro assegno. Insomma è tutto molto soggettivo e complicato anche se l’intento del governo di tendere una mano a chi è in condizioni economiche disperate è condivisibile».
meme su di maio e la card per il reddito di cittadinanza 2MEME SU DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA 2

La vergogna di spenderlo: fenomeno «veneto»
Chi l’ha ricevuto, usa il reddito di cittadinanza per pagare le bollette, le rate del mutuo, le spese condominiali, l’affitto. «Ma non la spesa al supermercato o le medicine — rivela Zaccarin — perché si vergognano a esibire al supermercato o in farmacia la tesserina gialla, la vivono come una certificazione di povertà». «Posso trovare gente che conosco, non è dignitoso — ha confessato una casalinga trevigiana di mezza età, marito disoccupato e due figli studenti —. E poi i 370 euro che ci hanno dato bastano appena per le bollette». Un senso della dignità che ha finora spinto il 10% dei destinatari di una cifra irrisoria, come i 40 euro, a rifiutarla. «E’ vero, molti l’hanno respinta ed è un fenomeno tipicamente veneto — sottolinea Calvagna —. Questa regione è fatta di piccole comunità, ci si conosce tutti, è difficile ammettere di non farcela da soli, di avere bisogno di aiuto». Al punto che pure gli anziani respingono la pensione di cittadinanza, diramazione dello stesso provvedimento. Un’ottantenne veneziana a riposo dalla pubblica amministrazione e un coetaneo padovano in quiescenza dal privato, entrambi con pensione minima di 600 euro al mese, hanno detto «no grazie» ai 200-300 euro prospettati. «Un contributo così risicato è offensivo — la motivazione — invece di darci la carità, lo Stato ci passi una pensione adeguata».
giuseppe conte luigi di maio e la card per il reddito di cittadinanzaGIUSEPPE CONTE LUIGI DI MAIO E LA CARD PER IL REDDITO DI CITTADINANZA

Navigator fermi
C’è un altro problema: il reddito di cittadinanza prevede anche un inserimento lavorativo per uno dei componenti disoccupati della famiglia del richiedente, non necessariamente per lui. Ma i «navigator», cioè i tutor incaricati dal governo di facilitare accesso e pratiche ai Centri per l’impiego, non sono ancora scesi in campo, perché il bando per il loro reclutamento è uscito nemmeno un mese fa. E poi l’accordo Stato-Regioni prevede un potenziamento del personale dei Centri per l’impiego, che è in divenire. «In più molti assegnatari della misura di sostegno non vogliono lavorare, magari perchè già lo fanno in nero — aggiunge il responsabile Cgil —. Ma al terzo no (nei primi 12 mesi si riceve un’offerta di lavoro nel raggio di 100 chilometri dalla residenza, seguita da una seconda che coprirà un raggio di 250 chilometri e da un’ultima in arrivo da qualsiasi regione, ndr), perderà l’assegno». Tuttavia in questo momento sembra il problema minore. «Il lavoro lo procuri se c’è ma se non esiste, come al Sud, che fai?», chiude il presidente del Comitato Inps.

Fonte: qui

PERCHÉ LE DOMANDE PER IL REDDITO DI CITTADINANZA SONO AL DI SOTTO DELLE ATTESE? 

LE CAUSE SONO LEGATE AL FATTO CHE UN QUARTO DELL’OLTRE UN MILIONE DI DOMANDE PRESENTATE È STATO RIGETTATO DALL’INPS “PER LA MANCANZA DI UNO O PIÙ REQUISITI” RITENUTI
“TROPPO STRINGENTI PER LA RICHIESTA DEL BENEFICIO”
Alberto Ferrigolo per www.agi.it

Si potrebbe definirle come “lettere dalla povertà”. O la testimonianza che anche un piccolo aiuto può esser utile a non farci sentire ai margini. O a uscire da una situazione di difficoltà. Non solo economica. Ma personale. Nei confronti di terzi. Una comunità, la famiglia, una moglie, un figlio, una figlia. “Per una volta non mi sono sentito un fallito per aver pagato la comunione di mia figlia” ha scritto, tra gli altri, Giorgio.

LUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINOLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA BY LUGHINO
Oppure, “Sono una donna sola con una bambina, sono in affitto e senza lavoro. Ora posso migliorare la mia situazione e garantire a mia figlia qualcosa da mangiare in più e un tetto. Ho già pagato una bolletta”, scrive Eleonora77 dalla Sicilia. “Per la prima volta grazie al Rdc, mi sento di essere aiutato e considerato dal mio Stato. Sono riuscito a pagare le bollette e gli altri soldi li ho utilizzati per fare la spesa” dice Raffaello dalla Toscana. Anche perché “difficilmente chi non ha difficoltà a comprare del cibo può capire cosa si prova”.

Sono alcune delle lettere arrivate sulla mail spesa di 'spesadicittadinanza@gmail.com' che Il Fatto ha sollecitato a inviare per raccontare come viene speso il Reddito di cittadinanza e che il quotidiano pubblica oggi in due pagine, che riassumono anche i dati delle domande finora presentate per ottenerlo 1.016.977), le domande arrivate ai Caf (748.742), il  tasso delle domande rifiutate (25%). Oltre al numero delle domande pervenute finora all’Inps, che è pari al 57% delle famiglie in povertà assoluta, con una descrizione percentuale delle differenze regionali che sono notevoli.

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
In Sardegna, ad esempio, sono state presentate 46.335 domande a fronte di 35.011 famiglie povere (il 132%), mentre in Trentino Alto Adige la sovrapposizione è solo del 23%. Anche in Abruzzo il numero di domande per il reddito di cittadinanza supera la povertà (103%) e tassi elevati si registrano in Campania (85%, pari a 172.175 individui) e Toscana (84%). Tra i valori inferiori alla media prevalgono le regioni del centro-nord, con l’eccezione di Calabria e Molise (entrambe 43%). Percentuali che rivelano come il rapporto tra domande di Reddito di cittadinanza e i poveri assoluti, nelle regioni più povere è più alto.

PERCHÉ IL REDDITO NON DECOLLA?
Il tema di cui si discute in questi giorni è infatti legato al numero delle domande pervenute, che si è rivelato per l’Inps “al di sotto delle attese” si legge nell’analisi che accompagna la pubblicazione delle testimonianze arrivate al giornale via email e ci fa interrogare sul perché il Reddito di cittadinanza non decolla? E tra le spiegazioni più in voga che si possono leggere qua e là, c’è quella secondo la quale, “siccome molti lavorano in nero, preferiscono non chiedere il sussidio per evitare controlli fiscali e sanzioni penali”.
reddito di cittadinanza alle poste 3REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE

Ciò che fa tirare le somme per dire che alla fin fine “in Italia non c’è poi tutta la povertà che pensavamo”. Ma “le famiglie povere – secondo l’Istat 1,8 milioni (5 milioni di individui) – sono quelle che spendono in maniera insufficiente per il sostentamento, a prescindere dalla fonte dei loro magri redditi. Magari questi poveri lavorano in nero, ma hanno comunque dei consumi da poveri” analizza l’articolista.

Secondo chi analizza le cause, invece, il Rdc non decolla “sono altri”.  Ad esempio sono legate al fatto che un quarto dell’oltre un milione di domande presentate è stato rigettato dalla stessa Inps “per la mancanza di uno o più requisiti” ritenuti “troppo stringenti per la richiesta del beneficio”.

reddito di cittadinanza alle poste 1REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE
E ciò che pesa di più in favore di questa “mancata corrispondenza” tra reddito di cittadinanza e povertà sarebbe da attribuire proprio ai “criteri di calcolo della scala di equivalenza del reddito che penalizzano le famiglie numerose” come lo possono essere il tetto a 6.000 euro sul conto in banca soprattutto per l’integrazione della pensione di cittadinanza oppure il requisito della residenza e dell’attestazione del patrimonio che impedisce a molti dei 500 mila nuclei di stranieri poveri (il 28% del totale) di accedere al beneficio.

LA CAUSA DELLA DISPARITÀ TERRITORIALE
Così come il motivo della disparità territoriale sarebbe da ricercare nel “diverso tasso di accettazione delle domande, con un numero di rifiuti maggiore laddove la percentuale è più alta, ma potrebbe anche risiedere nella misura statistica”. L’articolo conclude con questa riflessione: “Poiché l’obiettivo del reddito di cittadinanza è il contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’esclusione sociale e le regole rischiano di penalizzare alcune categorie di indigenti, è già chiaro che serve qualche aggiustamento”. In che modo? Forse proprio “grazie ai risparmi sullo stanziamento inizialmente previsto, che andrebbero destinati ad ampliare la platea dei beneficiari, con correttivi che permettano di raggiungere il maggior numero di poveri”.
reddito di cittadinanza alle poste 2REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE

E stando sempre in tema di povertà, lo scorso lunedì 6 maggio il Sole24Ore ha fatto un po’ di conti in tasca alla middle class, rilevando che dal 2008 ha perso il 12% del proprio reddito, con un calo che nel decennio nella fascia reddituale che sta tra i 26 mila e i 55 mila euro.

Tanto che il 43% degli italiani non riesce ad arrivare ai 15 mila euro di reddito annuo. E i più ricchi sono una quota che non supera il 5% dei contribuenti. Confronti possibili? Anche l’area Ocse non è affatto messa bene. A guardare a fondo si scopre che “il numero delle famiglie con un reddito medio è calato quasi ovunque negli ultimi trent’anni: Spagna -9,4%, Germania -5,8, Olanda -5, Italia -3,9”.
luigi di maio reddito di cittadinanzaLUIGI DI MAIO REDDITO DI CITTADINANZA

Ma in questi giorni, oltre che di povertà, sui giornali si è parlato anche molto di ricchezza. In particolare sul Sole24Ore e su Libero, che secondo dati Bankitalia-Istat “dopo tre anni di calo nel 2017 la richezza netta delle famiglie italiane e tornata a crescere (98 miliardi in piu in termini fair value; +1%) ed e arrivata a 9.743 miliardi, otto volte il loro reddito” si può leggere sul quotidiano confindustriale. “Mentre quella delle societa non finanziarie s’e ridotta a 1.053 miliardi (23 miliardi in meno sul 2016; -2,1%). Ciò che fa titolare a Libero così l’apertura della prima pagina del 10 maggio: “Ecco la verità sulla ricchezza degli italiani”. Ovvero, “siamo nababbi: superati addirittura dai tedeschi”. La verità? Forse, o come sempre, sta nel mezzo, come per i famosi polli di Trilussa… 

Fonte: qui

giovedì 11 aprile 2019

REDDITO di CITTADINANZA e QUOTA 100: impatto reale su OCCUPAZIONE


Viva l’Italia.
Anche perché è il paese dei grandi sogni. Ma a sognare sono i cittadini, il che ci può anche stare, e non solo loro. Perché anche chi ci governa probabilmente continua a sognare. O forse crede di essere in un sogno che presto si tramuterà in un incubo.
Ma la cosa bella e che riescono anche a negare la realtà che loro stessi mettono nero su bianco.
Andiamo con ordine.
Voi tutti conoscete la diatriba sul “Reddito di Cittadinanza”. Se CLICCATE QUI leggerete anche il mio parere sull’argomento, sempre se siete interessati. Oltre a questo, poi, c’è a famosa quota 100.
Insomma, tutto questo dovrebbe portare benefici al paese e soprattutto all’occupazione. Stime del Governo, in ambito di reddito di cittadinanza ci dicono quanto segue.
(…) I 6,1 miliardi che nel 2019 andranno a finanziare il reddito di cittadinanza spingeranno il pil di meno di 0,2 decimi di punto. Ma a regime la misura potrebbe dare al governo oltre 12 miliardi di spazio fiscale aggiuntivo, vale a dire maggior deficit non soggetto ai paletti della Commissione europea. (…) [Source
Impatto limitato, ci può stare anche perché si offre uno stipendio a chi non ce l’ha o magari non gli fa più comodo averlo… E in merito a quota 100 ecco l’impatto, secondo il premier Conte:
“Un’importante azienda di stato, Eni, mi ha anticipato, ma non è la sola, che nel 2019 per un lavoratore che andrà in pensione con questa riforma ne verranno occupati 2-3″.“ [G. Conte] 
Allo stesso tempo ecco cosa ha ribattuto Salvini:
“Contiamo che il diritto alla pensione per un milione di italiani possa trasformarsi in diritto al lavoro per un altro milione di italiani che non deve scappare all’estero” [M.Salvini] 
Bellissima notizia, quindi quota 100 funziona e con il reddito di cittadinanza si fa un bel passo in avanti. Già. Peccato che forse i conti non tornano un gran che.
Secondo una stima condotta dalla Fondazione Studi consulenti del lavoro, è verosimile aspettarsi l’ingresso di un giovane under 30 nel mondo del lavoro ogni tre pensionati ‘in uscita’. Il rapporto sarebbe dunque di 1 a 3. Secondo i professionisti, quindi, circa 116 mila ragazzi under 30 faranno ingresso nel mondo del lavoro in virtù di 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento. Ipotizzando tassi differenziati per fondo previdenziale, infatti, si stima una percentuale di turnover pari al 37%. Questo quindi è un altro film rispetto a quanto ci è stato paventato. E allora a questo punto, tanto vale rimanere sulla riva del fiume ed aspettare che succede. E poi tra qualche mese potremo dire chi aveva ragione.
O forse non è necessario.
Basta andarsi a prendere il DEF per capire come stanno le stime ufficiali del Governo. Ottimistiche direte voi… Ed invece no! Perché il DEF stesso dice che ci sarà un calo dell’occupazione.
‘Quota 100′ avrà effetti nulli sulla crescita e pressoché inesistenti sui consumi. E’ quanto emerge dalle tabelle, allegate al Def, che valutano l’impatto delle misure bandiera del governo M5S-Lega. L’anticipo pensionistico sostenuto dal Carroccio incide sul Pil di quest’anno per lo 0,0%; il prossimo anno e nel 2021 solo dello 0,1% per poi tornare a impatto 0 nel 2022. Sul fronte dei consumi l’impatto si gioca sempre sui decimali: 0,1% quest’anno, 0,2% nel 2020-2021; e nessun effetto nel 2022. Quanto all’occupazione, nel 2019 l’inciodenza è sotto il segno negativo nel 2019 a -0,3% e nel 2020 a -0,2%; per poi invertire la rotta nel 2021 (0,1%), come nel 2022.
Quanto al reddito di cittadinanza, l’incidenza sul pil sarà dello 0,2% nel 2019 e 2020; dello 0,1% nel 2021 e dello 0% nel 2022. Sul versante dei consumi, invece si stima un effetto positivo dello 0,5% quest’anno, poi 0,2% nel 2020, e 0,1% nel 2021 e 2022. La misura dei pentastellati impatta l’occupazione dello 0,1% quest’anno per poi salire allo 0,2% nel 2020 e allo 0,4% nel 2021 e 2022. (AdnKronos
Almeno in passato ci lasciavano col beneficio del dubbio, qui nemmeno quello. O magari speravano che nessuno se ne accorgesse?
Il è chiaro: nel 2019 e nel 2020 l’impatto sull’occupazione di reddito di cittadinanza e Quota 100 è negativo (-0,2%).
668 utenti ne stanno parlando
E forse non è nemmeno troppo un caso che proprio ieri il FMI se n’è uscito con uno studio proprio sulla crescita dei principali paesi del globo. Indovinate un po’ come è messa l’Italia? Fanalino di coda? Certo che si…
(…) The global economy has slowed sharply since last summer and will rely on a “precarious” boost from a few emerging markets to reverse the loss of momentum, the IMF has predicted in its latest economic forecast. Cutting its outlook for 2019 and 2020, the fund judged that advanced economies would “continue to slow gradually” into next year while emerging economies would play a more positive role, led by an end to crisis conditions in Turkey and Argentina and stabilisation in the all-important Chinese growth rate. (…) The forecasts came in the IMF’s twice-yearly World Economic Outlook, published on Tuesday, which suggested that financial markets had recently become too optimistic about the global outlook since the start of the year. (…) The forecasts for advanced economies suggested there would be some recovery from specific woes last year in Germany, France and Italy, but there would be no return to the rapid expansion of 2017 and instead “a return to tepid potential growth” by 2020. (FT
Forse qualcosa non quadra. Di certo a livello globale (CLICK HERE) ma se il mondo al raffreddore, il Bel Paese ha la polmonite cronica.

PS: come detto, il DEF di ieri ci ha confermato quanto temevamo. Il deficit/Pil sale a 2,4%  e il rapporto debito/Pil è dato al nuovo record di 132,6%. Ho parlato con un amico che si è spulciato i dati del DEF e secondo lui lo stesso INCLUDE già l’aumento dell’IVA che tutti oggi stanno schivando. Quindi, cari amici, siamo cornuti e mazziati. Evviva.
Fonte: qui
Lavoro e pensioni, saranno spesi 133 miliardi in più in tre anni
Mettendo insieme i due provvedimenti, «quota 100» e «reddito di cittadinanza», l'impatto resta moderatamente positivo sul Pil (+ 0,2% nel 2019 e + 0,4 nel 2020), ma negativo sull'occupazione (- 0,2% in entrambi gli anni). E questo nonostante nel Def si legga che «per il triennio 2019-21 risultano maggiori spese complessive per circa 133 miliardi.
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
In particolare si segnalano gli oneri per le due misure più qualificanti la politica del governo, Reddito e Quota 100. E' quanto si legge nel Def.Così come le stime prudenziali sul Pil fanno vedere come ottimistica la previsione dello 0,2% nel 2019, "è soggetta a rischi al ribasso, legati in particolare all'incertezza del commercio internazionale, alla minaccia del protezionismo, a fattori geopolitici e a cambiamenti di paradigma di industrie chiavi quali l'auto e la componentistica".
Quanto ai 2 miliardi congelati, la legge di Bilancio "contiene una clausola che in caso di deviazione dall'obiettivo di indebitamento netto prevede il blocco di due miliardi di spesa pubblica. Sulla base delle nuove previsioni pubblicate in questo documento tale scenario appare più probabile". Fonte: qui

LA REGIONE ALL’ULTIMO POSTO PER LE RICHIESTE DI REDDITO DI CITTADINANZA? IL VENETO! 
“CI SI VERGOGNA. SE IN PAESE SI VIENE A SAPERE…" 
CAF E INPS SPIEGANO: "SOLAMENTE UN TERZO DELLE PERSONE CON ISEE SOTTO 9.360 HA FIN QUI FATTO DOMANDA DI REDDITO. C'È ANCHE CHI SI RIFIUTA PER UNA QUESTIONE CULTURALE..."

reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA
Reddito di cittadinanza, capitolo domande per regione: Veneto all’ultimo posto per percentuale di richieste sulla popolazione, elaborando un po’ i dati diffusi due giorni fa dal ministero del Lavoro. Sono 27.248 i veneti che, tra Centri di assistenza fiscale (Caf) e uffici postali, hanno chiesto l’inserimento nel patto per il lavoro o in quello per l’inclusione sociale, come prevede la misura di sostegno voluta dal governo legastellato (dato aggiornato al 7 aprile).

La Campania, per dire del primo territorio per numero di richiedenti, ha un monte di domande oltre quattro volte più alto di quello di Venezia. É vero, la classifica domande/abitanti non stupisce: di fatto, si mette in colonna la salute economica delle varie regioni, col nord che conferma di stare molto meglio del sud. Vale, però, anche il contrario: entrando nel dato veneto, pur con una lettura ancora parziale, qualche nota diversa dalle previsioni che hanno accompagnato il cantiere e varo dell’Rdc si trova.
reddito di cittadinanzaREDDITO DI CITTADINANZA

«Qui ci si vergogna a chiedere qualcosa»
«Se il punto di partenza era l’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente,ndr) inferiore a 9.360 euro, possiamo dire che si sta raccogliendo una base piuttosto esigua», apre Lorenzo De Vecchi. Traduzione: pesando il materiale lavorato dai propri uffici, il responsabile veneto dei Caf Cisl spiega come solamente un terzo delle persone con Isee sotto 9.360 abbia fin qui fatto domanda di Reddito. «Probabilmente - riprende De Vecchi - ci sono molti che, per indicatore economico, potrebbero beneficiare della misura, ma non la chiedono, a causa degli altri paletti. Quali? Non possiamo ancora indicare un motivo certo, potremo essere più chiari quando Inps avrà completato le prime valutazioni».

Patrimonio immobiliare, prima casa esclusa, sotto i 30 mila euro; mobiliare non superiore a 6 mila, con tutte le distinzioni previste in base ai componenti dei nuclei familiari; reddito familiare inferiore alla stessa cifra: qualcosa frena la richiesta di Rdc dei veneti ma è presto per indicarla senza ombre. Sicuro, invece, che il grosso delle domande sia alle spalle:

reddito di cittadinanza alle poste 3REDDITO DI CITTADINANZA ALLE POSTE 3
«Le pratiche di reddito si lavorano su appuntamento e abbiamo pochissimi incrementi di domande per nuovi appuntamenti». Alfio Calvagna, presidente del comitato Inps del Veneto, sta sulla linea della prudenza: «Sono dati parziali, è tutto ancora molto fluido, ma se la stima dei Caf che lei mi riporta è vera siamo molto al di sotto delle percentuali attese». Come si spiega? «Secondo me, un po’ come succedeva per il vecchio Rei (il Reddito di inclusione del governo Gentiloni, sostituito dal Reddito di cittadinanza, ndr), in regione c’è anche l’aspetto per cui ci si vergogna un po’ a chiedere questi sostegni, perché poi in paese si viene a sapere, perché non sta bene...».

Caf (mezzi) vuoti
ZAIA E DI MAIOZAIA E DI MAIO
«Nei Caf Cgil del Nordest, quanto a numero di pratiche al giorno, siamo in fase discendente», dice Claudio Zaccarin, responsabile veneto dei centri di assistenza del maggiore sindacato nazionale. Fino a due settimane fa, gli uffici di Cgil hanno esaminato fino a mille posizioni al giorno: «Ora siamo a 750 e credo che non supereremo le 11 mila domande nel Nordest; come Veneto, dovremmo stare sulle 9.500». Anche Zaccarin conferma come solo poco più di un terzo dei veneti che potrebbero chiedere l’Rdc abbiano effettivamente fatto domanda:

«Abbiamo chiamato centinaia di anziani, che avrebbero diritto alla pensione di cittadinanza. Non hanno voluto fare domanda, perché hanno sì la pensione bassa, ma anche proprietà e patrimoni. Pensi soprattutto a tanti ex commercianti: “Non siamo interessati”, ci viene detto». In chiusura, va ricordato che «parliamo di domande; gli accoglimenti saranno molti meno». Poi un aspetto caratteriale: «Secondo me - termina il manager -, dietro le mancate domande c’è anche una piccola fetta di effetto culturale. Un cinque per cento di persone che si rifiuta per vergogna c’è: lo annusiamo con le interviste».

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