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mercoledì 15 gennaio 2020
A SESTO SAN GIOVANNI UNA 52ENNE NOMADE DI ORIGINE BOSNIACA SI METTE AL VOLANTE DI UN FURGONE E SFONDA LA RECINZIONE DI UNA CASERMA DEI CARABINIERI PER LIBERARE IL FIGLIO, UN 26ENNE PREGIUDICATO CHE STAVA PER ESSERE ESPULSO DALL'ITALIA

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martedì 14 maggio 2019
FERMATI 5 NOMADI PER LA RAPINA IN CUI HA PERSO LA VITA L’89ENNE ANNA TOMASINO, NEL QUARTIERE MONTESACRO DI ROMA

UNO DI LORO SI È COSTITUITO, MENTRE I LORO COMPLICI ERANO IN FUGA TRA CUI UN SERBO CHE DOMENICA ERA STATO ARRESTATO A VENTIMIGLIA: ERA STATO ESPULSO DALL'ITALIA MA ERA RIENTRATO
LA DONNA È STATA COLPITA ALLE SPALLE MENTRE PROVAVA A TELEFONARE ALLA VICINA...
Sono stati fermati i 5 presunti autori della rapina culminata con la morte di Anna Tomasino. Sono nomadi. A eseguire i fermi carabinieri e polizia. Secondo quanto si è appreso, tre sono stati fermati nel Lazio, uno a Ventimiglia e l'ultimo a Torino. Due di loro biondini e giovani, uno più alto, sul metro e ottanta, e l'altro più piccoletto.
Capelli corti, il tipo più tarchiato con la sfumatura sui lati. Indossavano giubbotti chiari, sul beige, di un colore simile al palazzo di mattoni su cui si sono arrampicati per entrare nell'appartamento al secondo piano. Una tonalità probabilmente scelta per mimetizzarsi e non essere notati dai vicini. Queste le tracce che hanno seguito gli investigatori.
Ad eseguire i fermi i carabinieri della Compagnia Roma Casilina insieme a personale della Squadra Mobile della Questura di Roma e delle Compagnie Carabinieri di Moncalieri (To) e Ventimiglia (Im). Si tratta di cinque nomadi - quattro di origine serba ed uno di origine bosniaca - di età compresa tra i 20 e 42 anni, ritenuti responsabili di rapina pluriaggravata in concorso e dell'omicidio di Anna Tomasino Anna.
La svolta alle indagini è arrivata quando uno dei componenti del gruppo si è costituito alla stazione carabinieri di Cinecittà. I primi elementi indiziari raccolti hanno consentito di risalire ai suoi complici che nel frattempo, in fuga, si erano allontanati dalla Capitale, ma sono stati rintracciati in poche ore. Uno di loro al campo nomadi di via Salviati, un altro nei pressi della stazione ferroviaria di Pomezia - Santa Palomba ed un terzo in provincia di Torino, grazie alla collaborazione fornita dai Carabinieri della Compagnia di Moncalieri.
Le indagini svolte su un quinto componente della banda, di nazionalità serba, hanno consentito di verificare che domenica mattina era stato arrestato dalla polizia di frontiera di Ventimiglia perché a un controllo era risultato irregolare nel territorio nazionale, nel quale aveva fatto rientro dopo essere stato espulso.
Sarebbe stata colpita alle spalle da uno dei rapinatori mentre dava l'allarme telefonando a una vicina Anna Tomasino, l'anziana morta dopo una rapina nella sua abitazione a Roma. È quanto ricostruito dagli investigatori che oggi hanno fermato i 5 presunti responsabili. Secondo le prime ammissioni rese ai Carabinieri, la sera del 5 maggio scorso i rapinatori dopo aver infranto il vetro di una finestra e aver fatto irruzione hanno sorpreso l'anziana che era riuscita ad allertare una vicina.
Le urla d'aiuto dell'anziana hanno comunque attirato l'attenzione di alcuni vicini che hanno visto due uomini scappare in auto. Nel corso delle operazioni, carabinieri e la polizia hanno recuperato e sequestrato la macchina trovata nella disponibilità di un bosniaco abitante nel campo di via Salviati.
MIKI TRAJKOVIC, L'UOMO ACCUSATO DI AVER COLPITO A MORTE L'89ENNE ANNA TOMASINO DURANTE UN FURTO IN CASA, ERA STATO GIÀ ESPULSO ALLA FINE DEL 2017 PERCHÉ IRREGOLARE, MA SI TROVAVA A ROMA DOPO ESSER RIENTRATO ILLEGALMENTE IN ITALIA
GLI ALTRI MEMBRI DELLA BANDA, CHE VENGONO DAI CAMPI ROM PIU’ PERICOLOSI DI ROMA, HANNO TUTTI PRECEDENTI PENALI ED AGIVANO INDISTURBATI…
Valentina Errante e Camilla Mozzetti per “il Messaggero”
Spregiudicati e con una lunga sfilza di precedenti alle spalle nonostante la giovane età di molti di loro. Furti, rapine in appartamento compiute tanto a Roma quanto a Milano fino ai maltrattamenti in famiglia. Non solo. L'uomo accusato di aver colpito a morte Anna Tomasino, Miki Trajkovic, era stato già espulso dall'Italia alla fine del 2017 perché irregolare, ma si trovava a Roma dopo esser rientrato illegalmente nel Paese.
«Sono rom, saranno tutti espulsi commentava subito dopo l'arresto il ministro dell' Interno Matteo Salvini li mandiamo fuori dall' Italia perché di questa gente ne abbiamo piene le scatole». Ma se un decreto di allontanamento c'era prima dell' omicidio, adesso è chiaro che i cinque responsabili della rapina e della drammatica fine di Anna, non potranno lasciare il Paese. Come prevede il codice, li aspetta un lungo processo (tutti i gradi di giudizio) e poi sconteranno una pena, che certo non sarà leggera, in Italia. Non ci sarebbe alcun motivo per estradarli. L'espulsione è dunque esclusa.
I PRECEDENTI
La lista di reati, accertati scrupolosamente dai carabinieri della compagnia Casilino, che la banda si porta dietro è lunga e datata ma non ha impedito ai cinque uomini, nomadi e provenienti per lo più da due dei campi più pericolosi della Capitale (quello di via Salviati e di via dei Gordiani), di tentare ancora il colpo. Questa volta è morta anche una donna, Anna Tomasino, 89 anni, a causa delle percosse e dei colpi inferti da uno dei due ladri, entrati nel suo appartamento nel quartiere di Montesacro, mentre gli altri tre erano fuori a fare il palo.
Darko Kostic, 31 anni, l'uomo che si è poi consegnato ai carabinieri della compagnia Casilino, quando ha capito che non sarebbe potuto scappare, era stato raggiunto mesi fa da un divieto di avvicinamento alla compagna, residente nel campo di via dei Gordiani, con l' accusa di maltrattamenti in famiglia. Dylan Trajkovic, appena 20enne, conta invece diversi precedenti per furto, alcuni dei quali compiuti anche a Milano e nel suo hinterland. E a rubare aveva imparato fin da ragazzino a tal punto da rapinare, ancora minorenne, un coetaneo.
Con lo stesso passato, in cui si contano anche diversi furti di automobili, anche Dennis Trajkovic che è stato fermato a Moncalieri. Più esperti nelle rapine in appartamento perché avevano già messo a segno diversi colpi Bidam Sulejmanovic e Miki Trajkovic.
Quest'ultimo già espulso dal territorio nazionale perché irregolare ma rientrato illegalmente è stato fermato a Ventimiglia ed è accusato di aver inferto il colpo, rivelatosi poi mortale, all'89enne che lo aveva sorpreso in casa insieme al suo complice Darko Kostic mentre gli altri tre erano rimasti fuori a controllare che nessuno arrivasse. Spavaldi e arroganti si mostrano nelle foto di alcuni profili Facebook con orologi costosi ai polsi o vestiti all' ultima moda.
IL COLPO
La rapina in quella casa al secondo piano di una palazzina borghese non era stata studiata a tavolino. I cinque membri della banda, lo scorso 5 maggio, si erano ritrovati insieme nel campo nomade di via Salviati, dove vivono parenti e amici, per festeggiare San Giorgio il patrono dei nomadi. Cibo e alcol hanno scandito la loro mattinata fino a quando, nel pomeriggio, decidono di salire tutti insieme sulla Volkswagen Bora grigia. Per andare dove? Alla ricerca di una casa da rapinare.
Così arrivano a Montesacro, vedono quella finestra aperta in casa della signora Tomasino, la luce è spenta, pensano non ci sia nessuno. Non ci vuole poi molto ad entrare, anche se il piano è alto, e si spartiscono i ruoli: tre in strada Dennis, Dylan e Bidam al volante dell' auto e gli altri due nell' appartamento.
«Eravamo riusciti ad entrare racconterà Darko ai militari ci siamo accorti della donna e ho detto a Miki di andare via, io sono fuggito lui no, poi ho sentito le urla». La banda litiga, ma poi riesce a fuggire fino a quando, a uno a uno, i militari non stringono ai loro polsi le manette. Due vengono trovati proprio nel campo di via Salviati, gli altri a Pomezia, Moncalieri e Ventimiglia. Interrogati dal pm Edmondo De Gregorio, che ha chiesto la convalida al gip, Kostic, Sulejmanovic e Trajkovic, hanno tentato di difendersi, attribuendo ai compagni l' omicidio. Oggi si terrà l' udienza di convalida del fermo. Dovranno rispondere di omicidio volontario, concorso in omicidio volontario e rapina aggravata. Fonte: qui
giovedì 24 gennaio 2019
''IL REDDITO DI CITTADINANZA ANDRÀ ANCHE A ROM E CLOCHARD''
NON DITE AI VICESINDACI LEGHISTI CHE DI MAIO NEL QUESTION TIME HA CONFERMATO CHE IL ''RDC'' SARÀ DESTINATO AI SENZA FISSA DIMORA E A CHI VIVE NEI CAMPI NOMADI
FRATELLI D'ITALIA: ''LA PLATEA DEGLI AVENTI DIRITTO AL REDDITO DI CITTADINANZA È INFARCITA DI IMMIGRATI, DI NOMADI E DI ABUSIVI A VARIO TITOLO, VOGLIAMO IL REFERENDUM ABROGATIVO''
Gian Maria De Francesco per www.ilgiornale.it
Il reddito di cittadinanza sarà erogato anche ai senza fissa dimora. Il vicepremier Luigi Di Maio, ieri durante il question time, ha confermato che il sussidio sarà appannaggio anche di coloro che vivono in condizioni di estrema marginalità come i clochard e i nomadi.
«La misura - ha evidenziato replicando a un'interrogazione di Alessio Butti (Fdi) - non esclude i senza fissa dimora considerato che l'iscrizione all'anagrafe costituisce nel nostro ordinamento un diritto soggettivo oltre che uno strumento di accesso alle prestazioni sociali e assistenziali, sanitarie nonché alle politiche del lavoro». Secondo il capo politico pentastellato, «erogarlo ai senza fissa dimora serve per andare incontro alle migliaia di italiani sfrattati e senza reddito che vivono per strada o in auto a causa di decenni di austerity».
Secondo il rapporto dell'Associazione 21 luglio pubblicato l'anno scorso, la popolazione di rom e sinti in Italia sarebbe stimabile tra le 120mila e le 180mila persone delle quali il 43% con cittadinanza italiana. Poiché sono 26mila i nomadi che vivono in condizioni di emergenza abitativa nelle baraccopoli, si può presumere che circa 11mila siano già in condizione di accedere al reddito, ma anche coloro che risiedono nelle case popolari potrebbero essere in grado di aspirare alla carta Rdc. Per gli homeless il discorso è molto simile anche se le statistiche sono un po' datate: sarebbero oltre 50mila il 58% dei quali di origine straniera.
«Ora abbiamo la certezza che la platea degli aventi diritto al reddito di cittadinanza è infarcita di immigrati, di nomadi e di abusivi a vario titolo», ha commentato sottolineando che secondo Fdi «la misura deve essere riservata interamente agli italiani e che i poveri debbano essere messi nella condizione di lavorare» perché «l'assistenza va riservata alle famiglie con bambini, ai nostri disabili, ai nostri anziani e a tutte quelle categorie che per diversi motivi non possono lavorare».
Ecco perché la leader di Fdi, Giorgia Meloni, ha promesso battaglia. «In Parlamento lavoreremo per modificare questo provvedimento e se non dovessimo farcela e quando usciranno le graduatorie scoprissimo che sono piene di nomadi, immigrati e parcheggiatori abusivi, allora raccoglieremo le firme per un referendum abrogativo del reddito di cittadinanza», ha dichiarato rimarcando come «il reddito di cittadinanza non risolve il problema della povertà e non aiuta a trovare un posto di lavoro: noi pensiamo che l'Italia abbia bisogno del lavoro di cittadinanza, ovvero di mettere chi è in condizione di povertà nella possibilità di crescere e avere un proprio reddito».
Queste polemiche si sono sviluppate proprio nel giorno in cui la commissione Lavoro della Camera ha dato il via libera alla nomina di Mimmo Parisi a presidente dell'Anpal, l'agenzia statale delle politiche attive per il lavoro che dovrà occuparsi di reclutare i navigator.
Come evidenziato dall'esperto di politiche del lavoro, Giuliano Cazzola, «in passato i dipendenti in cassa integrazione o titolari di indennità come la Naspi (che è cumulabile al reddito; ndr) non erano disponibili a inserirsi in un piano formativo o ad avventurarsi alla ricerca di un lavoro prima della scadenza del sussidio stesso». Emblematico in questo senso è il caso di 950 dipendenti Alitalia in cassa integrazione a zero ore inseriti dall'Anpal in un piano di formazione. «Come si è saputo che la compagnia poteva essere nazionalizzata sono rimasti in diciotto», ha ricordato Cazzola. Il rischio di fallimento è, perciò, molto elevato.
Fonte: qui
domenica 19 marzo 2017
Rom gli spezzano il dito per rubare la fede nuziale
Aggressione choc a Roma. Un anziano è stato derubato da due rom. Per sottrargli la fede gli hanno rotto un dito
Volevano rubargli la fede a tutti i costi. Per togliergli dal dito quel segno prezioso dell'amore con la moglie, due rom hanno spezzato il dito ad un anziano di 80 anni nella pineta di Ostia
Una violenza senza senso e che ha ferito non solo il corpo ma anche il cuore del pensionato.
I due rapinatori, secondo i primi elementi raccolti dalla polizia, sarebbero appunto due nomadi. I quali non si sono fatti scrupoli nel "ripulire" l'80enne dei pochi spiccioli che aveva addosso.
Quando hanno scoperto che nel portafoglio c'erano solo 5 euro, i due rom hanno tirato così forte il dito della vittima allo scopo di sfilargli l'anello da spezzarglielo.
L'uomo ha avvertito le forze dell'ordine e ha fornito una descrizione dei due banditi. La polizia sta già setacciando la zona di Ostia per assicurare alla giustizia i due malviventi.
Non è la prima volta che Ostia registra casi di aggressioni e rapine violente da parte di bande di nomadi residenti in zona. Nei giorni scorsi si era diffusa la notizia di alcuni podisti della Roma-Ostia derubati dei loro telefono poi ritrovati nel campo nomadi.
"A Lido di Ostia il nostro autobus è stato completamente ripulito di tutti i nostri averi lasciandoci praticamente con quello che si aveva addosso durate la gara - avevano scritto sulla loro pagina Facebook gli sportivi Podistica Luco dei Marsi - Attendiamo l'arrivo di tutti gli atleti e nel mentre ci mettiamo in comunicazione con le forze dell'ordine che, probabilmente avvezze a questo tipo di "servizio" offerto da allegre comunità indipendenti rispetto alla legge italiana, ci dicono che molto probabilmente i nostri averi sono già in mano a chissà chi.
"A Lido di Ostia il nostro autobus è stato completamente ripulito di tutti i nostri averi lasciandoci praticamente con quello che si aveva addosso durate la gara - avevano scritto sulla loro pagina Facebook gli sportivi Podistica Luco dei Marsi - Attendiamo l'arrivo di tutti gli atleti e nel mentre ci mettiamo in comunicazione con le forze dell'ordine che, probabilmente avvezze a questo tipo di "servizio" offerto da allegre comunità indipendenti rispetto alla legge italiana, ci dicono che molto probabilmente i nostri averi sono già in mano a chissà chi.
La fortuna/sfortuna vuole che i moderni dispositivi consentono la geolocalizzazione da remoto, per cui l'esatta posizione di alcuni smartphones era palese e facilmente raggiungibile rispetto alla nostra posizione.
Temerari? Folli? Sconsiderati? Non lo sapremo mai...fatto sta che l'intero autobus si è diretto nei pressi del campo nomadi a reclamare quanto indebitamente sottratto.
Sopraggiungono alcune volanti della Polizia di Stato. Arrivano due mezzi stracolmi di agenti in tenuta antisommossa. Stranamente escono fuori i borsoni, l'abbigliamento tecnico e parte dei documenti. I podisti faticano fino in fondo e, fra quel che resta di anni di espedienti di questi galantuomini sparsi fra campagne, immondizia ed auto bruciate, riescono a recuperare parte della refurtiva. E' a dir poco scontato che denaro e telefoni non sono usciti fuori. Noi non ci fermiamo, noi urliamo con forza che questo scempio non può continuare”.
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