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martedì 7 luglio 2020

IL MINISTRO CONTINUA A SMANTELLARE IL 41-BIS: ARRIVA UN'ALTRA CIRCOLARE CHE PERMETTERÀ DI SCARCERARE CENTINAIA DI MAFIOSI E CRIMINALI PERICOLOSI PER EVITARE LORO LA POSSIBILITÀ DI CONTRARRE IL CORONAVIRUS IN CARCERE

IL PM MARESCA: ''
PRONTO UN ALTRO LIBERI TUTTI PER I MAFIOSI''

Massimo Malpica per ''il Giornale''

 

alfonso bonafedeALFONSO BONAFEDE

A volte ritornano. Prima ancora che si placasse la polemica per la circolare del Dap sulle scarcerazioni in tempo di Covid che ha mandato ai domiciliari centinaia di detenuti pericolosi tra cui boss di mafia, camorra e ndrangheta, ecco che il ministero concede il bis. Con una nuova circolare, stavolta datata 30 giugno, firmata dal direttore generale Riccardo Turrini Vita e dal nuovo capo del Dap Bernardo Petralia. Il documento detta le «linee guida» per gli istituti penitenziari dopo il 30 giugno.

 

E allega alla circolare una bozza del protocollo per la prevenzione da Covid nelle carceri, dove si ribadisce l'importanza «di favorire l'applicazione di misure alternative alla detenzione per tutti le persone che presentano gravi patologie che possono essere significativamente complicate dal COVID-19». A parte il refuso sulla grafia del virus, come si diceva, il déjà-vu è inevitabile. Tanto che, come spiega Aldo Di Giacomo, segretario generale del sindacato di polizia penitenziaria Spp, grazie alla nuova circolare, nel caso di un colpo di coda del contagio si può ipotizzare che potranno lasciare le patrie galere «tra i 120 e i 160 detenuti pericolosi, pochi di questi si trovano al 41 bis e la gran parte in Alta sicurezza».

 

di matteo bonafedeDI MATTEO BONAFEDE

Ed è sempre Di Giacomo che sottolinea come sia «consapevolmente diabolico» non aver previsto, nonostante il precedente, «l'esclusione dei mafiosi e dei 41 bis da questa circolare, come se non esistessero». Secondo il sindacalista, peraltro, la circolare oltre a ripetere gli errori della precedente andrebbe letta «in un piano molto più ampio di distruzione del carcere duro», un percorso che per Di Giacomo, che andrà a protestare sotto Palazzo Chigi il prossimo 14 luglio, «punta a smantellare il 41 bis ed è molto preciso, come dimostra anche la riproposizione di questa circolare sul Coronavirus: come può l'amministrazione, di fronte al rischio di ritorno del contagio, ripetere l'errore già commesso mandando a casa 41 bis e alta sicurezza?».

DINO PETRALIA

 

Niente male, considerando il pasticcio che aveva prodotto la precedente circolare, le conseguenti polemiche politiche e la corsa ai ripari dello stesso Guardasigilli Alfonso Bonafede per tentare di riportare dietro le sbarre almeno i boss più in vista che erano stati scarcerati. Per quel documento sono caduti i vertici del Dap, di fronte a una trasversale sollevazione contro l'iniziativa del ministero di via Arenula, che infatti qualche settimana fa aveva addirittura «sospeso» (non revocato) la circolare incriminata. Ora, invece, via per un altro giro.

 

Tra gli increduli anche il sostituto procuratore napoletano Catello Maresca, che in un articolo su juorno.it, due giorni fa, ha lanciato l'allarme: «Con la nuova circolare, pronto un altro liberi tutti di mafiosi». La toga spiega come, nel documento, si ribadisca «il solito, assurdo, sbagliato e colpevolmente miope principio che prevede al primo posto l'importanza di proseguire ove possibile il percorso già avviato di progressiva riduzione del sovraffollamento delle strutture e all'ultimo di favorire l'applicazione di misure alternative alla detenzione per tutte le persone che presentano gravi patologie che possono essere significativamente complicate dal Covid 19».

CATELLO MARESCACATELLO MARESCA

 

A sollevare il caso, anche il responsabile nazionale Giustizia di Fdi, Andrea Delmastro, che accusa Bonafede di «ripristinare lo svuota carceri» e gli chiede l'immediata revoca della circolare, oltre a invocare la rimozione del nuovo capo del Dap, Petralia e ad auspicare che il Guardasigilli «con dignità, torni a fare ciò che sa fare: il dj».


Fonte: qui

mercoledì 6 maggio 2020

ECCO LA LISTA RISERVATA DEI 376 BOSS MANDATI AI DOMICILIARI CHE ALLARMA LE PROCURE. C’E’ ANCHE ANTONINO SACCO, L'EREDE DEI FRATELLI GRAVIANO





DAL 41 BIS SONO USCITI SOLO IN TRE: IL CAMORRISTA PASQUALE ZAGARIA, IL PALERMITANO FRANCESCO BONURA E LO 'NDRANGHETISTA VINCENZO IANNAZZO. 

L'ELENCO INVIATO SOLO UNA SETTIMANA FA ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA...


Salvo Palazzolo per “la Repubblica”

antonino sacco
antonino sacco

Ogni giorno, per le forze dell' ordine, è un lavoro complicato controllarli tutti nelle loro abitazioni.

Più volte, anche di notte. Sono 376 fra mafiosi e trafficanti di droga. A Palermo, 61. A Napoli, 67. A Roma, 44.

A Catanzaro, 41. A Milano, 38. A Torino, 16. Tutti mandati ai domiciliari per motivi di salute e rischio Covid, nell' ultimo mese e mezzo. Una lista riservata che il Dipartimento dell' amministrazione penitenziaria ha inviato solo mercoledì scorso alla commissione parlamentare antimafia, che l' aveva sollecitata più volte al capo del Dap Francesco Basentini, che alla fine si è dimesso, travolto dalle polemiche per le scarcerazioni.

Una lista che preoccupa anche i magistrati delle procure distrettuali antimafia, dalla Sicilia alla Lombardia, che continuano ad opporsi al ritorno dei boss nelle loro abitazioni, sollecitando piuttosto il trasferimento in centri medici penitenziari, che peraltro sono strutture di eccellenza della nostra sanità. «Il diritto alla salute è sacrosanto - hanno ribadito nei giorni scorsi i pm di Palermo in un' udienza in cui si discuteva dell' ennesima richiesta di scarcerazione - ma i domiciliari sono assolutamente inidonei per soggetti ad alta pericolosità». Perché resta forte il rischio che i mafiosi continuino a comunicare con il clan. Soprattutto quando così tanti, all' improvviso, si ritrovano nei propri territori.
pasquale zagaria pasquale zagaria

Ecco perché i controlli delle forze dell' ordine continuano senza sosta, come disposto dal ministro dell' Interno Luciana Lamorgese.

L' elenco Le cinque pagine della lista riservata del Dap svelano che adesso si trova ai domiciliari uno dei boss più pericolosi di Palermo: Antonino Sacco, l' erede dei fratelli Graviano, gli uomini delle stragi del 1992-1993, per i magistrati faceva parte del triumvirato che ha retto di recente il potente mandamento di Brancaccio. Ai domiciliari è tornato anche Gino Bontempo, uno dei padrini della mafia dei pascoli che fino a gennaio dettava legge sui Nebrodi: dopo aver finito di scontare un' altra condanna aveva messo in piedi una rete di insospettabili professionisti per una maxi truffa all' Unione Europea, così ha razziato finanziamenti per milioni di euro.

pasquale zagaria pasquale zagaria
Ai domiciliari, per motivi di salute, è tornato anche Francesco Ventrici, uno dei principali broker del traffico internazionale di cocaina, che trattava direttamente con i narcos colombiani. Come un altro manager a servizio della 'Ndrangheta, Fabio Costantino, della famiglia Mancuso di Limbadi. L' elenco del Dap è ordinato per carcere e per giorno in cui è stato emesso il provvedimento del giudice. Dall' inizio di marzo a qualche giorno fa. Alcuni detenuti stanno scontando una condanna definitiva, dunque la decisione è stata dei tribunali di sorveglianza.

Altri sono ancora in attesa di giudizio, su questi il ministero della Giustizia non ha alcuna competenza, tutte le valutazioni spettano a gip, tribunali e corti di d' appello. Ma sono i numeri a fare impressione. Anche se dal 41 bis sono usciti solo in tre: il camorrista Pasquale Zagaria, il palermitano Francesco Bonura e lo 'ndranghetista Vincenzo Iannazzo.

Tutti gli altri erano però inseriti nei reparti della cosiddetta "Alta sicurezza 3", il circuito che ospita l' esercito di mafie e gang della droga, 9.000 detenuti in totale. Fra loro, i "colonnelli" che secondo le procure e le forze dell' ordine hanno in mano gli affari e i segreti dei clan.

La circolare La lista arrivata alla commissione parlamentare antimafia svela anche un altro numero destinato ad alimentare le polemiche di questi giorni: per 63 detenuti dell' Alta sicurezza sono stati i direttori degli istituti penitenziari a sollecitare la magistratura ad adottare provvedimenti, così come disponeva la circolare del Dap del 21 marzo, quella che voleva preservare i detenuti con alcune patologie dal rischio Covid. E in assenza di un piano di trasferimenti predisposto dal Dap nei centri medici penitenziari i giudici non hanno potuto far altro che disporre i domiciliari per tutti. E, ora, resta quell' elenco dei 376.
basentini
Basentini
 

Dietro ogni nome, le storie di uomini e donne con problemi di salute e il loro diritto a essere curati.

Ma anche le storie di uomini e donne che hanno segnato le pagine più drammatiche delle nostre città. Storie che spesso si intrecciano con quelle di chi ha trovato il coraggio di ribellarsi alle mafie.

Ciro Quindici, del clan Mazzarella di Napoli, anche lui adesso ai domiciliari, fu denunciato da un ambulante del rione Forcella, stanco di pagare il pizzo. Anche Emilio Pisano, il cognato del boss di Arena ora tornato in Calabria, venne denunciato da un cittadino coraggioso: un imprenditore che non voleva pagare la tassa mafiosa del 5 per cento sull' appalto che si era aggiudicato. A Reggio Emilia, un commerciante aveva invece denunciato gli esattori del clan Grande Aracri, fra loro c' era Marcello Muto, un altro nome segnalato dal Dap.

Nella lista adesso al vaglio dell' Antimafia ci sono soprattutto i nomi di chi continua a conservare tanti segreti. Giosuè Fioretto era uno dei cassieri dei Casalesi. Rosalia Di Trapani non era solo la moglie del boss della Cupola Salvatore Lo Piccolo, era la sua consigliera. Nicola Capriati era un manager della droga inviato in missione dalla Sacra Corona Unita a Verona. Vito D' Angelo è uno degli anziani della nuova Cosa nostra dell' imprendibile Matteo Messina Denaro, latitante dal 1993.
alfonso bonafede francesco basentini 1 alfonso bonafede francesco basentini 

Eccola, la preoccupazione più grande di magistrati e investigatori. Ognuno di questi uomini tornati a casa conserva un pezzo di segreto. Più o meno grande. Su patrimoni mai trovati, su relazioni mai scoperte. I segreti che potrebbero diventare il terreno della riorganizzazione delle mafie.
Fonte: qui

lunedì 11 marzo 2019

COME SI È ARRIVATI ALLA CATTURA DI MARCO DI LAURO



CON L'OMICIDIO DELLA DONNA DI UN ALTRO BOSS, AMMAZZATA DAL MARITO IERI MATTINA(1 Marzo 2019) A COLPI DI PISTOLA. LUI VA A COSTITUIRSI E…

LA SUA VITA IN QUESTI ANNI: NON A DUBAI A FARE IL GAGÀ, MA A CHIAIANO A MANGIARE LA PASTA CON DUE GATTI E LA FIDANZATA, SPARITA PURE LEI QUANDO UN GIORNO ''F4'' SI DICHIARO'

Giuseppe Crimaldi per ''il Mattino''

L' operazione scatta alle 15,58.
arrestato marco di lauroARRESTATO MARCO DI LAURO
Con il codice di massima urgenza 150 uomini tra poliziotti, carabinieri e finanzieri vengono mobilitati per un' operazione speciale. Il loro obiettivo è catturare Marco Di Lauro. La presenza del superboss di Secondigliano - primula rossa da ben 14 anni e nella classifica dei più pericolosi latitanti italiani stilata dal Viminale, secondo solo a Matteo Messina Denaro - viene data per sicura in via Emilio Scaglione, a metà strada tra Chiaiano e Marianella.

LA CATTURA
Ed è proprio lì, al piano rialzato del civico 424, in quella palazzina color ocra che si nasconde il figlio 39enne di Ciruzzo o milionario, l' uomo che riuscì a trasformare Secondigliano e Scampia nella succursale del narcotraffico sull' asse Sud America-Italia e nel più imponente supermercato dello spaccio di droga. Si parte a sirene spiegate ma si giunge sul posto senza segnali acustici. Con un' operazione da manuale le forze dell' ordine accerchiano il fabbricato: in quattro si arrampicano raggiungendo un terrazzino, una ventina di loro sale le scale ed entra nel covo.

Marco Di Lauro è senza scampo. Ha appena il tempo di capire che la corsa è arrivata a capolinea: gli agenti lo ammanettano mentre è ancora seduto a tavola, dove ha appena consumato un piatto di spaghetti al pomodoro, a due passi da un angolo adibito a palestra domestica (con tanto di panca, bilanciere e pesi). Non è armato, non ha documenti, ma - soprattutto - non è protetto da guardaspalle e tanto meno da impianti di videosorveglianza. Con lui c' è una ragazza bruna in vestaglia rosa, la sua compagna. «Pensate ai miei gatti, fate che non restino da soli stanotte», è la raccomandazione che rivolge a poliziotti e carabinieri. Fine della latitanza.

L' INDAGINE
l ultimo nascondiglio di marco di lauroL ULTIMO NASCONDIGLIO DI MARCO DI LAURO
Ma come si è arrivati alla svolta inattesa e improvvisa? Chi o che cosa ha incastrato il superlatitante? A fornire un dettaglio importante sarà lo stesso questore di Napoli, Antonio De Iesu, che in conferenza stampa illustra un particolare importantissimo. Premessa: intorno a mezzogiorno di ieri a Melito si verifica un terribile fatto di sangue. Un ex sorvegliato speciale considerato tra gli uomini più fidati del clan Di Lauro - il 40enne Salvatore Tamburrino - già coinvolto nella prima faida di Scampia - uccide a pistolettate la moglie. Poi, poco dopo, va a costituirsi in Questura con l' avvocato. A questo punto accade qualcosa.

Dichiara il questore: «Nel primo pomeriggio (e cioè subito dopo il femminicidio, ndr) c' è stata una inusuale fibrillazione dell' attività investigativa che ci ha consentito di fare degli intrecci per arrivare all' abitazione dove si nascondeva Marco Di Lauro. Vi posso dire solo questo». Ciò potrebbe voler significare che dopo l' omicidio si è scatenato un vortice forsennato di telefonate tra affiliati alla cosca, che si sarebbero passati la notizia; e poiché nel giro di persone intercettate da polizia e carabinieri c' erano almeno una quarantina di soggetti considerati potenziali fiancheggiatori di Marco, il cerchio si sarebbe chiuso.

l ultimo nascondiglio di marco di lauroL ULTIMO NASCONDIGLIO DI MARCO DI LAURO
È corsa anche voce che potrebbe essere stata una telefonata compiuta dallo stesso uxoricida a far restringere il cerchio intorno a Di Lauro, mentre si verifica l' ipotesi che un paio di ore prima della sua cattura Marco sarebbe transitato a bordo di un' auto che avrebbe percorso i Colli Aminei e Capodimonte, prima di giungere nel rifugio di via Scaglione.

FACCIA D' ANGELO
Al momento della cattura appariva solo più stempiato rispetto alle foto segnaletiche che lo ritraevano, fino a ieri, con un volto da adolescente. Una «faccia d' angelo», la sua, che gli avrebbe anche garantito di confondersi per anni rimanendo per lo più sempre nei dintorni del villino natìo, Mmiezo all' Arco, nel cuore della Secondigliano antica. Ora - come hanno spiegato il questore e il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Ubaldo Del Monaco - scattano altre indagini: quelle tese a ricostruire la fitta rete di complicità che hanno garantito all' uomo di sottrarsi per tanto tempo ai conti con la giustizia; a suo carico pende una condanna definitiva a 11 anni e 4 mesi per associazione a delinquere e un' ordinanza di custodia cautelare per traffico di droga. Anche la Guardia di Finanza proseguirà a concentrarsi sugli aspetti investigativi patrimoniali.

I COMPLIMENTI
Soddisfazione per l' arresto Di Lauro è stata espressa dal presidente della Camera, Fico, dal premier Conte, dai ministri dell' Interno Matteo Salvini e della Giustizia Alfonso Bonafede, oltre che dal presidente della Commissione antimafia Nicola Morra, dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris e dal governatore della Campania Vincenzo De Luca.


LA VITA IN FUGA DI MARCO DI LAURO
Daniela De Crescenzo per ''il Mattino''

MARCO DI LAURO ARRESTATOMARCO DI LAURO ARRESTATO
Lo chiamano F4 e la sua è stata una vita in fuga. Marco Di Lauro, il quarto dei nove figli di Paolo Di Lauro, che Luigi Giuliano ironicamente soprannominò Ciruzzo O milionario, è diventato latitante a 25 anni. Per quattordici anni è stato un fantasma, ricercato dalle polizie di tutto il mondo, anche se l' accusa più terribile nei suoi confronti, quella di essere il mandante dell' omicidio di Attilio Romanò, vittima innocente della prima faida di Scampia, non è stata confermata dalla Cassazione: condannato in primo e in secondo grado, è adesso in attesa di un nuovo processo che si terrà alla terza sezione d' Assise davanti alla quale la suprema corte lo ha rinviato.

Difeso prima dall' avvocato Vittorio Giaquinto e poi da Sergio Cola, dovrebbe per ora scontare solamente 8 anni di galera per una sentenza passata in giudicato. Ma dovrà affrontare ancora molti procedimenti dall' esito incerto: il futuro che dovrà affrontare non sembra certo luminoso.

VITA NEL MISTERO
Nato nel 1980 diventò latitante nel 2005, e dal 2006 lo ricercavano le polizie di tutto il mondo. La sua è stata una vita avvolta nel mistero: fino a ieri, quando sono riusciti finalmente ad arrestarlo e a interrogarlo, gli inquirenti ritenevano che avesse un figlio a cui avrebbe dato il nome del nonno, Paolo. Poi lui e la sua compagna, Cira Marino, che era presente in casa al momento dell' arresto, hanno spiegato che quel bambino non era mai esistito.

Non ha avuto figli, il boss di Scampia. E non è nemmeno mai andato via dal suo quartiere.
Nei lunghi anni della latitanza c' è stato chi giurava fosse a Dubai, chi lo dava in Sud America, e invece lui abitava a pochi chilometri da Cupa dell' Arco, la casa di famiglia dove vive tuttora la madre, Luisa.

Marco Di LauroMARCO DI LAURO
Una cortina di fumo lo ha dunque circondato per quindici anni, probabilmente perché il suo destino è stato segnato nel giro di pochi mesi, quando, arrestati il padre e il fratello maggiore, Cosimo, morto il terzogenito, Domenico, in un incidente di moto, furono lui e Vincenzo (poi finito in manette e successivamente scarcerato per fine pena) a dover prendere le redini di un clan in guerra. A Vincenzo toccarono gli affari, a Marco la gestione delle piazze e dei soldati. Era il 2004, F4 era poco più di un ragazzino, quasi sconosciuto agli inquirenti, anche a quelli che, come la narcotici napoletana, i Di Lauro li seguono da sempre, ma per gli affiliati di Ciruzzo F4, era già un capo.

LA FAIDA
Il giovanissimo boss si era infatti trovato a gestire una situazione drammatica e a fronteggiare la coda della più sanguinosa tra le faide recenti: la prima battaglia di Scampia che costò più di cento vite, e molte vittime innocenti. Nel 2004, nella premiata società Amato-Di Lauro, capace di inondare di droga l' intero Mezzogiorno, si era aperta una crepa importante. Fino a quel momento l' impresa era stata gestita come una Spa con sette soci (Paolo Di Lauro, Raffaele Amato, Rosario Pariante, Raffaele Abbinante, Patrizio De Vitale, Antonio Leonardi, Enrico D' Avanzo) che investivano capitale per comprare e vendere direttamente la cocaina dai narcotrafficanti.

ARRESTO DI MARCO DI LAURO IL QUESTORE DI NAPOLIARRESTO DI MARCO DI LAURO IL QUESTORE DI NAPOLI
Dalla fine degli anni Novanta, in scena entrò Raffaele Imperiale, il booker della cocaina latitante a Dubai, l' uomo che ha consegnato due tele di Van Gogh rubate al museo di Amsterdam: Lelluccio Ferrarelle, come lo chiamano i suoi, comprava droga da uno stoccatore, Erich Van de Bunt, e riforniva uno degli azionisti (Amato) che da quel momento cominciò a governare un canale in proprio creando una holding capace di dominare il mercato facendo fuori tutti i concorrenti.

COSIMO
Paolo Di Lauro, uomo d' affari d' esperienza, si accorse presto che i conti non quadravano: qualcosa si era inceppato nel meccanismo accuratamente costruito in anni e anni di traffici e morti ammazzati. Per mettere Amato nell' angolo chiese di cambiare la composizione societaria della Droga Spa creando una quota per il figlio Cosimo, poi fu costretto alla latitanza per un mandato di cattura e la gestione del business di famiglia passò proprio al primogenito. F1 tentò di trasformare i soci del padre in dipendenti.

E scoppiò la guerra. Con gli arresti del padre e del fratello e la fine delle ostilità, a Marco toccò gestite un clan sempre più in difficoltà, colpito dai pentimenti, le diserzioni, i sequestri dei beni, l' ultimo proprio qualche giorno fa. Di lui si dice che non abbia una mente imprenditoriale come Vincenzo, ma che non sia nemmeno una testa calda come Cosimo.

F4 ha vissuto in fuga, ma Carlo Puca, nel libro Il Sud deve morire, racconta che non si è mai rassegnato alla solitudine. Un giorno a casa della fidanzata Cira Marino, si presentarono tre plenipotenziari del boss per farle un discorso chiarissimo: «Il tuo uomo ti ama, vuole vivere per sempre con te, solo che il suo futuro è segnato: resterà latitante per il resto dei suoi giorni. Sei pronta a nasconderti da tutto e da tutti?». La ragazza disse sì e da quel giorno sparì pure lei. Fino a ieri quando gli agenti sono entrati dalla finestra in un appartamento di via Scaglione.
MARCO DI LAUROMARCO DI LAURO



DOPO DUE FAIDE E 69 MORTI AMMAZZATI SECONDIGLIANO È IL REGNO DEI «GIRATI»
Giuseppe Crimaldi per ''il Mattino''


LO SCENARIO
Quattordici anni, eppure sembra ieri. Nella storia che racconta la ferocia criminale di una camorra nera, spietata, servirebbero più capitoli per ricostruire il ruolo del clan Di Lauro. Fino alla fine degli anni 90 Secondigliano e Scampia sono sotto il saldo dominio di Paolo, il capostipite, l' uomo che dietro le attività commerciali di pellame celava lo scettro del numero uno dei narcotrafficanti a Napoli, e non solo a Napoli. Abile, scaltro, Ciruzzo o milionario commise forse un solo errore strategico: quello di consentire a suo figlio Cosimo gli affari di famiglia.
Quelli illeciti, ovviamente.

LA MATTANZA
SECONDIGLIANOSECONDIGLIANO
Il resto è storia Tristemente nota. Con l' esplosione di una terrificante guerra di camorra dichiarata dagli «scissionisti», un tempo fedeli servitori dei Di Lauro, i quali decisero che al banchetto degli affari di droga un posto a capotavola spettasse anche a loro. Ne scaturì un bagno di sangue, con tanto di omicidi che colpirono anche degli innocenti. Due faide a distanza di poco tempo. Omicidi, ma non solo. Per riconquistare una piazza di spaccio, gli scissionisti della prima ora usarono le bombe, le micidiali «ananas», armi in dotazione agli eserciti della ex Jugoslavia, Armi che avrebbero potuto provocare una strage.

Stando alla ricostruzione fatta dalla Dda di Napoli, in tutto erano sei gli ordigni a disposizione del cartello formato dagli Abete-Abbinante-Notturno, per dare inizio alla riconquista della piazza del Lotto G nelle case celesti. In meno di dieci anni furono 69 gli omicidi.

I «GIRATI»
RIONE TERZO MONDO SECONDIGLIANO NAPOLIRIONE TERZO MONDO SECONDIGLIANO NAPOLI
Parliamo di un decennio perché nell' ottobre del 2010, quando cioè i Di Lauro apparivano relegati nella enclave del «Rione dei Fiori» ad un ruolo quasi marginale rispetto ai nemici scissionisti, scoppia la seconda faida di Scampia. Inizialmente vi fu una guerra interna tra gli scissionisti: gli Amato-Pagano da un lato, e gli Abete-Abbinante-Notturno-Aprea dall' altro.

La nuova faida vide quindi contrapposto il cartello degli scissionisti a una sua fazione interna, i cui componenti vennero ribattezzati i «Girati» (cioè traditori). Ed ecco comparire il gruppo della Vannella Grassi (dal nome della zona di Secondigliano dove il neonato clan aveva il suo quartier generale). Con il tempo i boss della compagine criminale - Petriccione, Magnetti e Mennetta - fecero una scelta di campo, alleandosi con i Di Lauro. Alla fine, gli scissionisti furono costretti ad abbandonare le Vele di Scampia riparando su Melito.

Sarebbero dunque i Girati, a gestire gli affari sporchi - droga ma anche racket - nei quartieri della periferia nord di Napoli. A riprova di ciò, proprio due giorni fa, la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Napoli ha sequestrato al solo Magnetta beni per oltre 400mila euro.

Ragazzi a SecondiglianoRAGAZZI A SECONDIGLIANO
Le indagini patrimoniali proseguono. E adesso - dopo la cattura di Marco Di Lauro - c' è chi si chiede chi comanderà a Secondigliano e Scampia.

2 Marzo 2019

Fonte: qui

LO CERCAVANO IN ASIA, MA ERA A SOTTO CASA: ARRESTATO A NAPOLI IL SUPERLATITANTE MARCO DI LAURO, AL SECONDO POSTO TRA I RICERCATI DOPO MESSINA DENARO 
VIDEO: IL SUO ULTIMO COVO E LA FOLLA DI CURIOSI 
FIGLIO DEL BOSS  PAOLO DI LAURO, DETTO CIRUZZO 'O MILIONARIO, ERA IN FUGA DAL 2004. SUL SUO CAPO PENDE UN ERGASTOLO PER OMICIDIO


arrestato marco di lauroARRESTATO MARCO DI LAURO
Asia, Sudamerica ed Europa: lo hanno cercato dovunque ma alla fine era a Napoli in un'abitazione di Chiaiano, in via Emilio Scaglione 424, a pochi chilometri dalla sua roccaforte di Secondigliano. Cosi è finita la latitanza di Marco Di Lauro, inserito nell'elenco dei ricercati del ministero dell'Interno al secondo posto subito dopo Matteo Messina Denaro.

Oggi ha 38 anni ma era solo un ragazzo quando fece perdere le sue tracce, 14 anni fa nel corso della «notte delle manette» quando mille uomini dello Stato invasero i quartieri Scampia e Secondigliano coadiuvati dagli elicotteri ed eseguirono 53 ordinanze. Ricercato anche in campo internazionale, secondo gli inquirenti, Marco Di Lauro avrebbe intrapreso la ricostruzione del clan guidato dal padre Paolo Di Lauro detto Ciruzzo 'o Milionario.

Quarto figlio del boss Paolo Di Lauro, era latitante dal 7 dicembre 2004, quando sfuggì al maxi blitz nella notte delle manette: sul suo capo pende un ergastolo per l'omicidio dell'innocente Attilio Romanò, ucciso per errore nel gennaio del 2005 nell'ambito della prima faida di Scampia.

Di Lauro non era armato e non ha opposto resistenza», ha detto il questore di Napoli, Antonio De Iesu, sceso dai suoi uffici per accogliere i suoi uomini che, insieme all'Arma dei carabinieri e alla Guardia di Finanza, hanno condotto l'operazione nel pomeriggio. Soddisfatto anche il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli, colonnello Ubaldo Del Monaco, che ha evidenziato che l'azione si è svolta sotto il coordinamento della Dda di Napoli guidata dal procuratore Melillo. «Siamo contenti», ha aggiunto Del Monaco. 

MARCO DI LAURO ARRESTATOMARCO DI LAURO ARRESTATO
Di Lauro è arrivato in questura a bordo di un'auto civetta della polizia, mentre dall'alto un elicottero sorvegliava la zona. «Bravi, bravi» è l'incitamento che si è levato dai presenti, un centinaio di persone, mentre alcuni degli agenti che hanno partecipato all'operazione si sono abbracciati manifestando soddisfazione per il lavoro svolto. 


TRE I SUPERLATITANTI RIMASTI OLTRE DI LAURO
 (ANSA) - Marco Di Lauro, latitante dal 2004, dopo un maxi blitz che passerà alla storia come la "notte delle manette" e a cui Di Lauro scampò, era tra i quattro superlatitanti di massima pericolosità inseriti in una lista redatta dal Gruppo integrato interforze per la ricerca dei latitanti più pericolosi (GIIRL) della Direzione centrale della polizia criminale e inseriti nel sito del ministero dell'Interno.

Marco Di LauroMARCO DI LAURO
Ora la lista - che fino a pochi anni fa contava numerosissimi esponenti di mafia, camorra, 'ndrangheta, Sacra Corona Unita - si è assottigliata fino a riportare solo tre nomi: per Cosa Nostra quello di Matteo Messina Denaro, ricercato dal 1993, che deve scontare l'ergastolo e di Giovanni Motisi, anche lui destinatario dell'ergastolo e ricercato dal 1998. Per l'anonima sequestri è ancora ricercato Attilio Cubeddu, latitante dal 1997, che deve scontare 30 anni in via definitiva. Curbeddu non fece rientro, al termine di un permesso, nella Casa Circondariale di Badu è Carros (NU), dove era ristretto, per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime.

Tra gli arrestati "eccellenti", catturati in questi anni e inseriti nella lista dei latitanti di massima pericolosità, spiccano i nomi di Michele Zagaria, arrestato per camorra nel 2011, di Antonio Iovine, arrestato nel 2010 a Casal di Principe e anch'egli boss di camorra; di Giovanni Strangio, esponente della 'ndrangheta arrestato nel 2009 nei Paesi Bassi, di Giuseppe Bellocco, catturato nel 2007 in Calabria e appartenente alla 'ndrangheta, di Giuseppe Morabito, preso nel 2004 in Calabria. Tra i superlatitanti c'era ovviamente anche il nome di Salvatore Riina, ricercato dal 1969 e arrestato nel 1993. E' morto nel novembre 2017.

Fonte: qui

DOPO LA CATTURA DI MARCO DI LAURO, RESTANO IN CIRCOLAZIONE MATTEO MESSINA DENARO, GIOVANNI MOTISI DETTO “U PACCHIUNI”, IL CARCERIERE DI SOFFIANTINI ATTILIO CUBEDDU E ADRIANO GIACOBONE, UNO DEI CRIMINALI PIÙ RICERCATI DEL MONDO PER REATI AMBIENTALI, BRACCONAGGIO, COMMERCIO DI SPECIE ANIMALI PROTETTE, SMALTIMENTO DI RIFIUTI TOSSICI…

Grazia Longo per “la Stampa”

MARCO DI LAUROMARCO DI LAURO
Due mafiosi di «Cosa nostra», un criminale sardo dell'«Anonima sequestri» e uno piemontese specializzato in reati ambientali e traffico di rifiuti tossici. Dopo l'arresto del camorrista Marco Di Lauro, la top 5 dei latitanti più ricercati d' Italia si è ridotta a quattro.

Il boss dei boss, il più pericoloso della lista della Direzione centrale per la polizia criminale è senza ombra di dubbio Matteo Messina Denaro. È l'unico italiano a essere stato annoverato dalla rivista Forbes, nel 2011, tra i dieci fuggitivi più ricercati al mondo. Carabinieri e polizia lavorano assiduamente per trovarlo e secondo alcuni è lui il capo assoluto di Cosa Nostra dopo l' arresto di Bernardo Provenzano del 2006.

messina denaroMESSINA DENARO
La figura di Messina Denaro - 57 anni, noto come «u siccu», «il magro», sparito nel nulla nel '93, l' anno delle bombe a Milano, Firenze e Roma - è circondata da un alone di leggende. Alcuni collaboratori di giustizia, per esempio, sono convinti che il mafioso nato in provincia di Trapani si muova indisturbato proprio nella sua terra, la Sicilia.

E c' è persino chi giura di averlo notato allo stadio Barbera mentre assisteva alla partita Palermo-Sampdoria. Mentre qualcun altro lo ha avvistato al mare in Grecia insieme alla compagna Maria. Per non parlare delle ipotesi su interventi di chirurgia estetica facciale per cambiarne i tratti fisiognomici, e di plastica sostitutiva dei polpastrelli per cancellare le impronte digitali. Secondo altri, poi, Messina Denaro si sottoporrebbe a costanti sedute di dialisi a causa di gravi problemi ai reni.

GIOVANNI MOTISI DETTO U PACCHIUNIGIOVANNI MOTISI DETTO U PACCHIUNI
Dal '98 è invece ricercato il palermitano sessantenne Giovanni Motisi, «u pacchiuni», «il grasso». Contro di lui accuse di omicidio, dal 2001 per associazione di tipo mafioso e dal 2002 per strage. Tre anni fa è stato inserito nella lista dei criminali più ricercati dall' Europol e pare sia scappato in Francia. Killer di fiducia di Totò Riina, è ritenuto tra coloro che parteciparono al primo incontro per decidere di ammazzare il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.
Attilio CubedduATTILIO CUBEDDU

L' ultimo bandito dell' Anonima Sequestri, Attilio Cubeddu, 72 anni, è latitante da 22 anni. Dopo aver preso parte in Toscana ed Emilia Romagna ai rapimenti di Cristina Peruzzi, Ludovica Rangoni Machiavelli e Patrizia Bauer, venne arrestato e condannato a 30 anni. Ma dopo un permesso premio, nel '97, non rientrò in carcere. E durante la fuga riprese a fare il sequestratore. Fu lui il custode dell' ostaggio Giuseppe Soffiantini.
Adriano GiacoboneADRIANO GIACOBONE



Chiude l' elenco della Criminalpol Adriano Giacobone, nato a Tortona in provincia di Alessandria 62 anni fa. È uno dei criminali più ricercati del mondo per reati ambientali, bracconaggio, commercio di specie animali protette, smaltimento di rifiuti tossici. È accusato anche di bancarotta fraudolenta, detenzione illegale di armi da fuoco, rapimento, furto e violenza. Si sono perse le sue tracce a metà degli Anni 80.

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