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lunedì 29 giugno 2020

A PALERMO ANCHE ESSERE SEPPELLITI È UN LUSSO

AL CIMITERO DEI ROTOLI SONO 480 LE SALME ACCATASTATE IN ATTESA DI UNA DEGNA SEPOLTURA

A FEBBRAIO IL DIRETTORE SE NE ANDÒ ALLA CHETICHELLA DOPO LA RIMOZIONE DI UN DIRIGENTE ACCUSATO DI CORRUZIONE INSIEME AD ALTRE 9 PERSONE: NON È ANCORA STATO SOSTITUITO E LE BARE CONTINUANO AD ACCATASTARSI

IL FORNO CREMATORIO, L’UNICO IN SICILIA INSIEME A QUELLO DI MESSINA, È PERENNEMENTE ROTTO E…

Riccardo Arena per "La Stampa"

 

bare al cimitero dei rotoli a palermo 1BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

Il direttore se ne andò alla chetichella ai primi di febbraio, prima del lockdown e dopo avere ricevuto un avviso di garanzia, dicendo che «quello del cimitero dei Rotoli è un brutto ambiente». Da quando Cosimo Elio De Roberto ha lasciato il camposanto palermitano, per le dimissioni e per l'inevitabile rimozione di un dirigente accusato di corruzione con altre nove persone, non è stato sostituito.

 

cimitero dei rotoli a palermo 1CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

Né la situazione è migliorata: c'erano allora circa 300 bare in deposito, ora ce ne sono 480, che giacciono accatastate un po' dappertutto, dove e come capita: nelle stanze degli uffici, negli impalcati, sotto tettoie improvvisate, come raccontato ieri dalla Stampa. C'è un dirigente ad interim, si chiama Antonino Pavia ma il portiere all'ingresso della struttura del quartiere Arenella, zona non facile perché ad alta densità mafiosa, dice che lì al cimitero non si vede quasi mai.

bare al cimitero dei rotoli a palermo 7BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

 

Situazione complicata, a Palermo morire è un lusso che non ci si può permettere facilmente: sono tre i cimiteri comunali, due monumentali e piccolini, i Cappuccini e Santa Maria di Gesù, il più grande è Santa Maria dei Rotoli, per i palermitani più semplicemente «i Rotoli», incuneato sotto il monte Pellegrino. Il forno crematorio, che potrebbe assottigliare il numero delle bare in attesa di tumulazione (ma che comunque a pieno regime potrebbe incenerire 7-8 casse al giorno) è sempre rotto ed è l'unico in Sicilia, assieme a quello di Messina, un po' troppo lontano e costoso da raggiungere.

 

bare al cimitero dei rotoli a palermo 4BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

Il Covid qui non ha picchiato duro come altrove, ma anche senza i morti per via del virus la situazione del cimitero ricorda la Bergamo martoriata e costretta a ricorrere ai camion dell'Esercito. «Sì, è un ambiente difficile - conferma l'assessore comunale al Patrimonio, Roberto D'Agostino - in cui stiamo cercando di intervenire in tempi più rapidi possibile». Non è facile, ma il componente della giunta dell'eterno Leoluca Orlando non si dà per vinto: e se il sindaco, molto colpito dal pezzo di Gianluigi Nuzzi su questo giornale, annuncia «soluzioni straordinarie», di fatto per seppellire le 480 bare in attesa ci vorranno almeno dieci settimane, al netto dei nuovi ingressi, perché la morte conosce intermittenze solo nei romanzi di Saramago, non nella realtà.

bare al cimitero dei rotoli a palermo 3BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

 

«Non c'è spazio, in realtà - dice l'assessore - perché non possiamo allargare i campi di inumazione e dobbiamo verificare lo stato delle salme che già vi si trovano, operazione complicata, perché dobbiamo rintracciare e chiedere l'intervento dei parenti, del medico legale. Se sono mineralizzate si mettono i resti in una cassettina e si può inumare un'altra salma». Proprio attorno a questa storia è saltato De Roberto, il vecchio direttore: la Procura indaga - anche su due medici legali che sarebbero stati un po' compiacenti - sulla mancata «scomposizione» di una salma, che invece sarebbe stata intatta o quasi. Da lì gli accertamenti a tappeto dei carabinieri, che hanno portato a trasferire anche due impiegati e quattro operai, pure loro indagati. Il sospetto è che se ci sono tante difficoltà qualcuno potrebbe marciarci e fare affari a spese dei parenti dei morti.

bare al cimitero dei rotoli a palermo 2BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

 

A San Martino delle Scale, nel cimitero di un Comune vicino, Monreale, sono state arrestate sei persone per orrori legati alla «liberazione» dalle vecchie salme, con le cattive più che con le buone, di spazi da rivendere. «Vogliamo liberare circa 1500 nicchie assegnate con concessioni trentennali in scadenza - spiega ancora D'Agostino -. Così riusciremo a toglierne dai depositi da 35 a 40 a settimana». E i nuovi arrivi? «Sono 15-16 al giorno». I conti non tornano, insomma.

 

bare al cimitero dei rotoli a palermo 6BARE AL CIMITERO DEI ROTOLI A PALERMO

Ma le difficoltà sono create ad arte? D'Agostino lo esclude, però il Comune per il «revamping», sostanzialmente un lifting del malandato forno crematorio, ha dovuto prelevare 220 mila euro dal fondo di riserva. E ad andare bene, riprenderà a funzionare dopo l'estate. Progetto più lontano, il nuovo cimitero di Ciaculli: ci vorranno anni, è un'opera epocale, che sorgerà in una zona in cui la mafia per seppellire le proprie vittime non chiedeva tutte le autorizzazioni di cui oggi ha bisogno il Comune. Fonte: qui

giovedì 21 maggio 2020

DIECI ARRESTI A PALERMO PER CORRUZIONE NELLA SANITÀ: TRA QUESTI ANCHE IL COORDINATORE PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS ANTONINO CANDELA, CHE PER ANNI HA VISSUTO SOTTO SCORTA PER AVER DENUNCIATO AFFARI E MAZZETTE





ORA SAREBBE LUI AD AVER INCASSATO UNA TANGENTE DA 260 MILA EURO PER UN APPALTO

Salvo Palazzolo per www.repubblica.it

antonino candela 2 antonino candela 
Per anni ha vissuto sotto scorta, dopo aver denunciato affari e tangenti nella sanità siciliana, adesso è lui accusato di corruzione e stamattina è finito agli arresti domiciliari. Antonino Candela, l'ex manager dell'Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l'emergenza coronavirus in Sicilia, è uno dei dieci arrestati di una maxi inchiesta della procura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo che ha svelato un sistema di mazzette attorno a quattro appalti della sanità siciliana.

Gare, per un valore di 600 milioni di euro, che sono state aggiudicate dal 2016 in poi dalla "Centrale unica di committenza della Regione" e dall'Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e per servizi di pulizia. Candela è accusato di avere intascato in più trance una mazzetta da 260 mila euro dagli imprenditori che hanno gestito uno di quegli appalti. Sono intercettazioni choc quelle che lo hanno portato in manette. Diceva: "Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango". Il gip ricorda: "Si atteggiava a strenuo paladino della legalità", ma quello che è emerso invece dall'indagine è una "pessima personalità".

Un vero e proprio terremoto giudiziario, che secondo l'accusa avrebbe avuto due centri di potere: uno legato a Candela e all'imprenditore Giuseppe Taibbi, anche lui ai domiciliari per aver fatto da tramite con gli imprenditori per la consegna del denaro; l'altro, gestito da Fabio Damiani, ex responsabile della Centrale unica di committenza della Regione, oggi dirigente generale dell'Asp 9 di Trapani, che è invece finito in carcere, come il suo faccendiere di riferimento, l'imprenditore Salvatore Manganaro.
Palermo, la mazzetta del 5% sugli appalti della sanità: "Abbiamo cambiato la busta"

antonino candela 3 antonino candela
L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Gianluca Angelini, coinvolge anche manager di aziende molto note del settore delle forniture sanitarie. Indagato a piede libero il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista "Idea Sicilia popolari Musumeci presidente", oggi è componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità: è accusato di turbativa d'asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.

TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Ai domiciliari sono andati invece Francesco Zanzi, amministratore delegato di "Tecnologie sanitarie spa"; Roberto Satta, responsabile operativo della società; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia di "Siram spa"; Crescenzo De Stasio, direttore Unità business centro sud di Siram; poi Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di "Pfe spa"; e il faccendiere Ivan Turola.

Il gip Claudia Rosini ha invece imposto il divieto di "esercitare attività professionali e imprenditoriali" a Giovanni Tranquillo, ritenuto referente occulto di alcune società e a Giuseppe Di Martino, componente di una commissione di gara.
Le accuse

L'inchiesta dei sostituti procuratori Giacomo Brandini e Giovanni Antoci contesta a vario titolo le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Le intercettazioni hanno sorpreso passaggi di denaro in contante, ma le mazzette sarebbero state mimetizzate anche attraverso complesse operazioni contabili instaurate fra le società aggiudicatarie degli appalti e una galassia di imprese riconducibili ai faccendieri ritenuti legati ai manager.

Dice il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo: "Le spregiudicate condotte illecite garantivano l'applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 per cento del valore della commessa aggiudicata". Probabilmente, l'inchiesta ha scoperchiato solo la punta di un iceberg: "Il quadro emerso è a dir poco allarmante - spiega il colonnello Angelini - la gestione degli appalti pubblici della sanità siciliana appare affetta da una corruzione sistemica con il coinvolgimento, con compiti e ruoli diversi di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, faccendieri e imprenditori senza scrupoli disposti a tutto pur di aggiudicarsi appalti milionari".
Il sistema della spartizione
TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Per gli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria, "gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società a livello nazionale, erano consapevoli e partecipi alle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti".

I gruppi di potere erano due, ma avrebbero avuto lo stesso schema illecito: era l'imprenditore interessato all'appalto ad avvicinare il faccendiere che faceva da interfaccia con i due manager; raggiunto l'accordo, la società faceva la sua offerta pilotata. Le intercettazioni raccontano di buste sostituite durante le gare, di punteggi attribuiti illegittimamente, di informazioni riservate che circolavano con troppa facilità.

Fonte: qui

UN'ALTRA ICONA ANTIMAFIA SICILIANA FINISCE MALE 

L'ARRESTO DI ANTONIO CANDELA, RAMPANTE MANAGER ANTIRACKET E PER 5 ANNI SOTTO SCORTA, DA DUE MESI ALLA GUIDA DELLA TASK FORCE ANTI-COVID, ACCUSATO DI CHIEDERE IL PIZZO SUGLI APPALTI DELLA SANITÀ 

UN POZZO NERO DA 600 MILIONI DI EURO PER FORNITURE E SERVIZI, COME SINTETIZZANO GLI INQUIRENTI CHE HANNO ARRESTATO ANCHE ALTRI NOVE PERSONAGGI TRA PRESUNTI FAMELICI SUPERBUROCRATI, FACCENDIERI E IMPRENDITORI DEL SETTORE

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera”

corruzione nella sanita l inchiesta corruzione nella sanita l inchiesta
Alla vigilia dell' anniversario di Capaci, mentre tutti parlano di legalità, l' ennesima inchiesta sulla corruzione pubblica scuote il mondo politico e la Regione Siciliana. Ma stavolta finisce agli arresti anche il paladino della trasparenza, Antonio Candela, un rampante manager antiracket per cinque anni sotto scorta come presidente dell' Azienda sanitaria di Palermo e da due mesi alla guida della task force chiamata a combattere il Covid nell' isola. Con acquisti e appalti adesso passati ai raggi X. Come ha fatto la Guardia di Finanza per gli affari di questa operazione avviata da due anni e chiamata con un pizzico di perfida ironia «Sorella Sanità».

Un pozzo nero da 600 milioni di euro per forniture e servizi, come sintetizzano gli inquirenti che hanno arrestato anche altri nove personaggi tra presunti famelici superburocrati, faccendieri e imprenditori del settore, tutti indicati come «la cricca del cinque per cento».
A Trapani è finito in carcere anche l' attuale manager dell' Azienda sanitaria provinciale Fabio Damiani, fino a non molto tempo fa responsabile della Centrale unica delle gare di appalto a livello regionale.

Indagine estesa a Milano con sette società sequestrate fra Sicilia e Lombardia, tangenti intascate da 160 mila euro, acconto di promesse fino a un milione e 800 mila euro, secondo l' accusa del procuratore Franco Lo Voi, dell' aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Mazzette consegnate a volte anche su borse griffate. Come si addice al look di Candela, sempre elegante, fiero della medaglia d' argento «al merito della Sanità pubblica», promossa dal ministero della Salute e consegnata al Quirinale. Ottenuta «per le circostanziate denunzie presentate alla Procura...».

D' altronde, nel paradosso di una storia che sembra ormai macchiata dall' impostura, Candela è stato considerato un esempio anche dalla magistratura contabile. Nel 2017 il procuratore generale della Corte dei conti lo ringraziò infatti pubblicamente «per avere segnalato diverse anomalie agli organi competenti». Encomi legati ai risparmi ottenuti nella gestione dell' azienda sanitaria dove era subentrato a un magistrato, Salvatore Cirignotta, a sua volta arrestato.

antonio candela l inchiesta in sicilia antonio candela l inchiesta in sicilia
Qualcosa di buono deve aver fatto, ma adesso campeggiano le intercettazioni diffuse dalle Fiamme Gialle con funzionari ignari delle microspie, come lo stesso Candela che si presentava così: «Sono il capocondomino della sanità». C' è anche la sua voce fra quelle impigliate nella rete delle cimici, parlando di gare truccate. «Una volta che poi l' hai vinta non ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto "mi inizi a mandare i soldi, così mi tappi la bocca, mi compri con i soldi", facendomi vedere che rispetti gli impegni...Salvo fammi dire però che è il cinque netti dei contratti dei grandi impianti...».

antonio candela con mattarella e lorenzin antonio candela con mattarella e lorenzin
La scossa per il mondo politico è devastante, non solo perché fra i denunciati figura anche un deputato regionale, Carmelo Pullara, eletto nella lista «Autonomisti Musumeci presidente», ma perché lo stesso governatore e l' assessore alla Salute Ruggero Razza avevano presentato Candela come il fiore all' occhiello della battaglia anticovid. Adesso Razza parla di «quadro impietoso» e si dice «deluso per la condotta morale dei personaggi».

Turbato però anche dal presidente dell' Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, infuriato quando qualcuno mette in relazione il suo nome con quello di Fabio Damiani, il manager arrestato a Trapani, pronto al contrattacco: «Millantatori. Avvertii invece Musumeci su chi fosse Antonio Candela, nel giro di Montante-Lumia e Crocetta.

l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta
Lo sapevano tutti. Non mi diede ascolto». Sua la richiesta di una inchiesta parlamentare sulla sanità da avviare in commissione antimafia. Quella presieduta da Claudio Fava, disponibile: «Sanità, tragico bancomat a servizio della politica».
Base di partenza resterebbe la cricca descritta dal generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere e dal colonnello Gianluca Angelini come «un centro di potere». Lo stesso che Candela definiva il suo condominio.

Fonte: qui

giovedì 16 gennaio 2020

SCOPERTO UN OSPIZIO LAGER IN CUI GLI ANZIANI VENIVANO PICCHIATI E UMILIATI

UN SIGNORE DI 84 ANNI CHIEDE DI ESSERE PORTATO IN BAGNO E INVECE GLIELA FANNO FARE ADDOSSO: “PUZZI DI MERDA, MAIALE CHE SEI, MALEDETTO VECCHIO, TESTA DI MINCHIA, VATTI AD AMMAZZARE” 
CENTO GIORNI DI VESSAZIONI REGISTRATE DALLE TELECAMERE NASCOSTE: I TITOLARI DELLA STRUTTURA NON AVEVANO NEANCHE I REQUISITI PROFESSIONALI…
Estratto dell’articolo di Renato Farina per “Libero quotidiano”

A Palermo è stato scoperto il solito lager per anziani. In una struttura chiamata "Anni Azzurri", un signore di 84 anni, invalido, è stato sottoposto per chissà quanto tempo a ogni tipo di umiliazione, trattato come se fosse uno straccio sudicio di escrementi, e schifato con lo stesso disgusto, ostinatamente, ossessivamente, fino all' intervento della polizia.
OSPIZIO LAGER A PALERMOOSPIZIO LAGER A PALERMO

Questo ospizio dell' orrore è stato chiuso, gli anziani restituiti alle famiglie, i presunti colpevoli sono stati semplicemente denunciati, con l' obbligo di residenza nel loro Comune. Non avevano requisiti professionali, una badante era pagata in nero ed è inquisita perché riscuoteva il reddito di cittadinanza. Forse rischia di più per quello che per quel che i video documentano quanto a infamia.

[…] Il titolare della struttura era affiancato da padre, madre e fratello nella gestione quotidiana dell' attività. Specie di notte si aggiungeva la citata badante, in nero, a cui hanno sequestrato la tessera del reddito di cittadinanza. Il filmato spaventa. Quell' uomo capisce tutto, ma non può muoversi. A 84anni, mendica di essere portato in bagno. Invece no. Gliela fanno fare dentro. Dopo di che parte l' umiliazione che tocca agli incontinenti, trattati come immondizia. La badante è spiccia, la parlata chiara e netta. Gli dice: «Puzzi di merda, maiale che sei, maledetto vecchio, testa di minchia, vatti ad ammazzare».

CENTO GIORNI
OSPIZIO LAGER A PALERMOOSPIZIO LAGER A PALERMO
Cento giorni di vessazioni registrate dalle telecamere nascoste. Imbavagliato, percosso, dice l' ordinanza del giudice. Ci domandiamo, ma forse non abbiamo capito bene: cento giorni? Ma come si fa a lasciar continuare la tortura? La flagranza doveva scattare al primo istante. Si voleva vedere in quanti si accanissero? Un signore anziano non può essere considerato una cavia umana per catturare tutta la banda. O forse sono ingenuo e ignoro la necessità burocratica che i carabinieri primi passino le carte ai pm e poi questi attendano che il gip legga e poi scriva le sue pagine esecutive?

Attenzione. Uno dice: Palermo, struttura sociale degradata. Non è così. Andando a ritroso si trovano casi recentissimi a Udine, a Rovigo, nel Bolognese, a Siracusa, a Besana Brianza, a Rimini. Quest' ultimo episodio dimostra che non necessariamente le strutture sono fatiscenti e lerce. Nella città romagnola si vede una anziana che con voce tremante cerca di dire qualcosa e viene zittita con un cucchiaio di legno martellatogli sulla canizie, si sente il toc toc sul cranio, e la carnefice intima: «Non ti muovere altrimenti prendiamo la mazza». E la vecchina che cinguetta, povero usignolo dall' ala spezzata: «Non sculacciarmi più». E quella: «Ti spezzo le gambe».

OSPIZIO LAGER A PALERMOOSPIZIO LAGER A PALERMO
Ma poi le immagini mostrano l' ingresso. Spalliere di fiori, luminosità, sembra una casa adatta per la regina madre. E invece... C' è qualcosa di più profondo del disagio sociale a determinare questo stato di cose. È cambiato l' universo mentale, che si somma all' originaria cattiveria della stirpe umana. Ribaltando il lascito della civiltà biblica (onora il padre e la madre), il dizionario dei luoghi comuni contemporanei recita: «I vecchi sono cattivi». E così circolano dicerie a confermare questo dogma post-cristiano. Negli uffici postali, passano davanti alle code imprecando. Hanno il potere e non lo cedono, se non crepando, ma chi li ammazza quelli lì? I vecchi sono avari, non mollano la grana. Soprattutto i vecchi sono tanti, e tendono ad ammalarsi senza morire, riempiendoci di spese croniche e scatarranti.

Bisognerebbe rilanciare, come basamento di una cultura alternativa a quella disumana che si è affermata, due pensieri che sono dinamite per aprire radure nella giungla.
Benedetto XVI, 12 novembre 2012: «La sapienza di vita di cui siamo portatori (noi vecchi) è una grande ricchezza. La qualità di una società, vorrei dire di una civiltà, si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comune. Chi fa spazio agli anziani fa spazio alla vita!». Wolfgang Goethe: «Quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo per possederlo».

11 Gennaio 2020

Fonte: qui

sabato 28 dicembre 2019

PALERMO: UN UOMO È MORTO NELLA CITTÀ SICILIANA DOPO ESSERE STATO FERITO A UNA GAMBA CON UN’ARMA DA FUOCO

L’UOMO, UN CARPENTIERE DI 47 ANNI, È USCITO DI CASA PER DARE UN’OCCHIATA ALLA SUA AUTO, È STATO COLPITO ALL’INGUINE E POI…

spari in strada a palermoSPARI IN STRADA A PALERMO
Un uomo è morto ieri sera a Palermo dopo essere stato ferito a una gamba da colpi d'arma da fuoco. Francesco Paolo Lombardino, 47 anni, carpentiere, era a casa, in via Zumbo, nel quartiere al Cep quando, secondo il racconto dei familiari, è sceso in strada per dare un'occhiata alla sua macchina parcheggiata vicino all'abitazione.
spari in strada a palermo 4SPARI IN STRADA A PALERMO 

spari in strada a palermo 5SPARI IN STRADA A PALERMO 
L'uomo è stato colpito all'altezza dell'inguine e i colpi gli hanno provocato un'emorragia all'aorta. Portato all'ospedale Cervello, è morto per dissanguamento. Indaga la polizia. Fonte: qui
spari in strada a palermo 3SPARI IN STRADA A PALERMO 

domenica 28 luglio 2019

PALERMO: SMANTELLATO UN ''SUPERMARKET DELLO SPACCIO'' APERTO H24

DA ASPORTO O A DOMICILIO, UNA RETE ORGANIZZATISSIMA RIFORNIVA DI COCAINA MEZZA CITTÀ, CONTROLLANDO RIGIDAMENTE L'ATTIVITÀ DI SPACCIO DEI PROPRI PUSHER, UTILIZZANDO ANCHE DINAMICHE CONFLITTUALI TRA LORO PER METTERLI IN COMPETIZIONE E FARGLI AUMENTARE IL BACINO DI CLIENTI
(ANSA) - Nell'ambito dell'operazione "H24 Evolution", con arresti e perquisizioni, dalle prime luci dell'alba, la Polizia di Stato sta smantellando una fitta rete di spaccio, gestita da due associazioni a delinquere, che, nel corso degli ultimi anni, hanno fatto circolare lungo le strade del capoluogo palermitano fiumi di cocaina. Tra i promotori dell'organizzazione di spacciatori arrestato nella notte anche il congiunto di un noto pregiudicato mafioso del mandamento della "Noce".

L'operazione è un approfondimento ed "evoluzione" di una precedente analoga che, nel febbraio del 2017, portò all'esecuzione di alcuni provvedimenti custodiali a carico di pusher del rione Zisa. Si scoprì allora che i malviventi, tramite ordinazioni telefoniche, effettuavano continue cessioni di stupefacente ad acquirenti della "Palermo bene".
 
Le ultime indagini, svolte dalla Sezione Antidroga della Squadra Mobile di Palermo e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, hanno registrato le illecite attività di altri soggetti, sempre del rione Zisa che, appartenenti a organizzazioni strutturate e con un servizio h24, offrivano droga a tutte le ore, non soltanto take away ma anche a domicilio in zone diverse del centro cittadino. L'associazione controllava rigidamente l'attività di spaccio dei propri pusher, utilizzando anche dinamiche conflittuali tra loro per metterli in competizione e fargli aumentare il bacino di clienti, assicurandosi un'attività redditizia che consentiva di guadagnare svariate centinaia di euro al giorno.

Fonte: qui

martedì 23 luglio 2019

“PEZZOTTO”: ARRESTATO IL 35ENNE PALERMITANO CHE PIRATAVA I CANALI SKY PER 11 MILA CLIENTI IN TUTTA ITALIA

SI FACEVA PAGARE 11 EURO AL MESE PER UN ABBONAMENTO CHE NE COSTA 100 CON PAGAMENTI CASH O BITCOIN 
NASCOSTI A CASA SUA, SONO STATI TROVATI 57 DECODER SKY, USATI COME "SORGENTE" PER IL SEGNALE, E 186 MILA EURO IN CONTANTI…
Riccardo Arena per “la Stampa”

pezzotto iptvPEZZOTTO IPTV
L'offerta Sky completa, il pacchetto più ricco possibile, che costa oltre 100 euro mensili, a 11 euro. Pagamento cash, per gli utenti geograficamente più vicini. Ma anche online, con l' accumulazione delle "quote" in bitcoin. Prezzi pazzi, anche perché gli accessi erano del tutto taroccati, ma in maniera quasi perfetta, con undicimila abbonati sparsi per l' Italia, che approfittavano delle favolose offerte di un trentacinquenne palermitano, autentico mago dell' informatica, ma individuato e denunciato dagli uomini della polizia postale del capoluogo siciliano.

Da piazza Tenente Anelli, nel popolare rione Medaglie d' Oro, a tutto il Paese, per questa piattaforma pirata, che consentiva l'accesso al palinsesto Sky, con cinema, calcio, sport, intrattenimento a prezzi stracciati. Rischiano anche gli utenti: una multa o conseguenze penali.
il pezzotto decoder illegaleIL PEZZOTTO DECODER ILLEGALE

L'OMBRA DELLA MAFIA
La denuncia è per adesso con l' accusa di violazione dei diritti d' autore, ma gli uomini coordinati dal dirigente della Polpost Vincenzo Di Piazza, divisione contro il Financial and cyber crime, sono alla ricerca di eventuali complicità e non escludono che ci sia la mano della mafia.

Al centro di tutto la piattaforma Ip Tv ZSat, individuata al termine di indagini complesse, nate da denunce della società, che ha subito danni difficilmente quantificabili. Basti pensare che, nascosti nell' abitazione, sono stati trovati 186.900 euro in contanti, i probabili introiti per gli "abbonamenti" di chi pagava cash, mentre le chiavette di accesso (wallet) alla cryptomoneta virtuale devono essere ancora aperte.

il pezzotto decoder illegaleIL PEZZOTTO DECODER ILLEGALE
E lì potrebbe esserci qualche altra sorpresa, come i due lingotti d' oro trovati sempre durante la perquisizione e le macchinette contasoldi. Il sistema parte da 57 decoder Sky assolutamente leciti. Sono le "sorgenti" da cui arriva il segnale satellitare, poi trasformato, attraverso una trentina di "encoder", in segnale dati, dunque accessibile via internet, grazie a un indirizzo Ip.

Gli abbonamenti pirata erano gestiti attraverso codici e password che lasciano comprendere come difficilmente chi si "abbonava" potesse essere inconsapevole di fare qualcosa di non molto lecito, visti i prezzi irrisori. Per completare il passaggio, il segnale poteva essere ulteriormente trasmesso dai pc alle televisioni, grazie a un dispositivo domestico di uso quasi comune, il «pezzotto», col quale, senza smartcard e decoder, si poteva vedere l' intero palinsesto nazionale e internazionale delle emittenti satellitari a pagamento. A un prezzo decisamente modico. Fonte: qui

sabato 18 maggio 2019

I veri professori insegnano, non manipolano

La cosa più difficile da imparare è ragionare con la propria testa. È necessario il coraggio, l'autostima, la conoscenza.

Il coraggio, come spiegava Don Abbondio, o ce l'hai o nessuno te lo può dare; ma autostima e conoscenza si possono apprendere, e gli artefici di questo apprendimento arrivano dalla scuola e dalla famiglia. In questo caso, è più importante la scuola, sia perché è una realtà di socializzazione più complessa di quella che può provenire dalla famiglia, sia perché il suo ruolo essenziale è quello di insegnare, dunque di far conoscere e di sviluppare l'autostima di un giovane attraverso l'apprendimento, attraverso il sapere. Compito molto difficile, certo, ma gli insegnanti vengono pagati per svolgere questo compito.
Ciò che ha fatto l'insegnante palermitana, i cui alunni in una video hanno accostato le leggi razziali nazifasciste al decreto sicurezza del ministro dell'Interno Matteo Salvini, è drammatico e grottesco al tempo stesso.
Credo profondamente nella libertà di pensiero, quindi se l'insegnante in questione ritiene Salvini non diverso da Hitler, Mussolini, mettiamoci anche Stalin, padrona di pensarlo e di dirlo ma a casa sua, tra gli amici, al bar, anche in un dibattito televisivo. Cioè, libertà di pensiero: poi spetterà ai suoi interlocutori capire, se lo volessero, quali siano i fondamenti di quel pensiero. A scuola assolutamente no, il comportamento deve essere diverso: qui la propria idea politica deve rimanere dietro le modalità dell'insegnamento, perché il compito dell'insegnante è di far conoscere cercando lo sviluppo di una coscienza critica da parte del giovane.
L'insegnante palermitana, che Salvini si augura torni presto a scuola («giovedì sono a Palermo e vorrei incontrarla», ha detto) ha fatto questo? No, quindi è stata una pessima docente.
Tenere separato il proprio punto di vista dall'insegnare la storia, l'italiano è difficilissimo, ma un insegnante è tanto più bravo quanto più riesce a tenere distinte le due posizioni (come dovrebbe fare un magistrato). Drammatica e grottesca l'insegnante palermitana. Drammatica perché rovina la testa dei suoi studenti, quando dovrebbe proteggerla e aiutarla a svilupparsi nell'autonomia di giudizio: cosa del tutto trasgredita con un'ignorante illustrazione della realtà che non rispetta la storia. Capisco che nel mondo della politica, del dibattito televisivo le associazioni tra passato e presente, tra le vicende storiche di un tempo e la realtà presente possano con semplicistica comunicazione essere mistificate per provocare. Ma a scuola no; questo è il luogo deputato alla comprensione scientifica dei fatti, all'approfondimento del sapere: le banalità non devono trovare spazio tra le mura della scuola, diversamente non è una scuola, ma un bar, un talk televisivo, anche.
Poi, dicevo, grottesca: l'insegnante palermitana è una penosa figura grottesca. È la nostalgia del Sessantotto e dei successivi Anni di piombo, quando si era inventato «l'antifascismo militante». Nel suo nome, veniva picchiato o ammazzato chiunque non si schierasse per l'antifascismo militante, che di antifascismo non aveva nulla, ma era il pretesto per l'esercizio della violenza contro un nemico designato. Non è un caso che, chi si è schierato a favore della professoressa palermitana, evochi l'antifascismo militante: cinquant'anni fa tragico, rievocato oggi grottesco. Fonte: IlGiornale

mercoledì 30 gennaio 2019

REDDITO DI CITTADINANZA: CORSA ALLE POSTE, DELEGAZIONI COMUNALI AFFOLLATE, CAF STRACOLMI. CAOS IN ALCUNI UFFICI DI PALERMO, PRESI D’ASSALTO PER RICHIEDERE DOCUMENTI E INFORMAZIONI

MOLTI IN CODA PER CAMBIARE RESIDENZA SAPENDO BENE CHE IL COMUNE NON HA IL PERSONALE PER FARE I CONTROLLI SULLE RESIDENZE FITTIZIE. 
E DI MAIO DENUNCIA UN CAF CHE “CONSIGLIAVA ALLE PERSONE COME ELUDERE I PALETTI…”

Antonio Fraschilla per “la Repubblica”

Le Poste prese d' assalto, le delegazioni comunali affollate, i Caf stracolmi. A Palermo è salita la febbre da reddito di cittadinanza e l'altro ieri in alcuni uffici è stato il caos. Anche se ancora non c' è il decreto definitivo pubblicato in Gazzetta, e anche se gli stessi operatori dei Caf e dei Patronati non sanno bene cosa dire, comunque nel capoluogo della regione che ha almeno un milione di persone possibili beneficiari del sussidio ( 342 mila famiglie secondo la Svimez) la macchina si è messa in moto e le aspettative sono enormi.

Alle Poste del centro storico la fila è iniziata fin dalla prima mattina. Tutti in coda per chiedere la certificazione della giacenza media nei conti correnti, necessaria poi per avere l' Isee familiare al Caf: «Ho accompagnato mia madre per avere il certificato, la scorsa settimana le Poste ci hanno detto che avevano un problema tecnico, sono in fila qui da due ore», racconta Giovanna Caruso.

reddito cittadinanzaREDDITO CITTADINANZA
Ma ad essere prese d' assalto sono anche le delegazioni anagrafiche del Comune. In quella nel cuore di Palermo, a piazza Marina, solitamente vuota, ieri la fila arrivava fino in strada. Il motivo? «Abbiamo bisogno del certificato di stato di famiglia, ci hanno detto che è necessario per avere il reddito di cittadinanza » , racconta Giusi, 22 anni, disoccupata.

Ma molti sono in coda anche per cambiare la residenza. Il reddito di cittadinanza viene distribuito in base all' Isee familiare, e chi ha figli a carico maggiorenni e disoccupati spera di poter chiedere due sussidi con uno stratagemma: trasferire la residenza del figlio altrove, in un altro immobile magari non di proprietà ma di parenti.

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Sapendo bene che il Comune non ha il personale per fare i controlli sulle residenze fittizie. Un' evenienza che preoccupa il governo, tanto che ieri sera il vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato di aver denunciato il Caf Alpa affiliato alla Flai-Cgil: «Consigliavano alle persone come eludere i paletti del rettito di cittadinanza. Adesso arriverà un accertamento della Finanza».

« Molti vengono da noi per chiedere informazioni, da stamattina abbiamo già calcolato 150 Isee - dice Marco Cannata, addetto allo sportello del Caf Asia - ma c' è anche chi chiede informazioni per fare il furbo. Non solo con cambi fasulli di residenza, ma anche con divorzi. Si proprio così: il divorzio consensuale costa 200 euro e qualcuno pensa di fare finte separazioni per chiedere due sussidi ».
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Ma davvero si può utilizzare un trucco del genere? «In passato molti facevano separazioni fittizie per avere la pensione sociale dell' Inps - dice l' avvocato Fabio Gagliano, consulente di diversi Caf - però l' Inps ora fa controlli stringenti e verifica se i due separati vivono sotto lo stesso tetto. Il timore però è che con l' impennata di furbetti i controlli vadano in tilt».
REDDITO DI CITTADINANZA BY VAUROREDDITO DI CITTADINANZA BY VAURO

Di certo c' è che i Caf sono presi d' assalto: « Ma il vero problema è che noi non sappiamo bene cosa rispondere - dice Enzo Campo, segretario della Camera del lavoro di Palermo - e non solo. In città ci sono troppi patronati "autonomi", alcuni in mano alla politica locale.

Qui è usanza di consiglieri comunali o di circoscrizione avere un proprio ente di riferimento. Insomma, il rischio clientele è dietro l' angolo » . Nei quartieri non si parla d' altro, tutti vogliono il reddito di cittadinanza.

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