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domenica 26 luglio 2020

“LA LOMBARDIA HA DANNEGGIATO IL PIL DELL'INTERO PAESE”




“IL MESSAGGERO” SGANCIA UN SILURO CONTRO IL MODELLO LOMBARDIA: “DURANTE L'EMERGENZA PIÙ DURA, SI E’ SPINTO PER UN LOCKDOWN TOTALE E INTANTO DAL VERTICE DEL PIRELLONE  SECONDO I PM: SI PILOTAVANO APPALTI PER LUCRARE SULLE DISGRAZIE DEGLI ITALIANI.

L'EGOISMO SETTENTRIONALISTA È QUELLO CHE, PER FAVORIRE GLI INTERESSI DEGLI IMPRENDITORI(AMICI DEGLI AMICI!), HA RITARDATO LA CHIUSURA DELLA REGIONE, NON BLOCCANDO IN TEMPO LA FUORIUSCITA DELL'INFEZIONE…

UN’IMPOSTAZIONE ANTI-NAZIONALE DI CUI FONTANA È STATO INTERPRETE

Mario Ajello per “il Messaggero”

 

FONTANA GALLERAFONTANA GALLERA

«Ce l'hanno tutti con me e non capisco perché». È dall'inizio dell'emergenza virus, e dagli errori a catena della Regione Lombardia, che il presidente Attilio Fontana ripete questo spartito. Mentre piovevano su di lui e sul sistema che rappresenta - non erano i migliori? Non fungevano da «locomotiva d'Italia»? Ma suvvia quante fake news! - indagini per il Pio Albergo Trivulzio e per il resto degli ospizi diventati luoghi di strage con l'arrivo incontrollato di malati di Covid mischiati agli altri pazienti; polemiche per l'inadeguatezza colpevole di assessori e dirigenti sanitari; accuse per non aver chiuso in tempo il territorio ed avere così infettato il resto d'Italia. Disastro Pirellone. E adesso ci mancava soltanto il «cognato» a rendere ancora più pesante l'insostenibile leggerezza dell'essere che unisce il governatore leghista con la sua regione.

GALLERA E ATTILIO FONTANAGALLERA E ATTILIO FONTANA

 

LA VERITA' CHE MANCA

La tegola caduta sulla testa di Fontana, per la vicenda del cognato imprenditore, per il caso della moglie, dei camici, delle mascherine, al di là degli sviluppi giudiziari che potrà avere o non avere s' inserisce in una gestione dell'emergenza Coronavirus che certo Nord non ha saputo maneggiare. Facendo pagare ai cittadini del resto d'Italia un'imperizia mista a bassi interessi economico-territoriali su cui un Paese che ha disperato bisogno di riprendersi non può tacere. Perché solo sulla base della verità si può costruire il futuro.

 

ospedale pesenti fenaroli alzano lombardo 1OSPEDALE PESENTI FENAROLI ALZANO LOMBARDO

E non si tratta, ora meno che mai visto che è la magistratura ad occuparsi del caso personale, di accanirsi contro i singoli. Ma di cercare di capire un modello e tutti i danni che quel modello ha arrecato alla Penisola, imprigionandola in una gestione scellerata di una pandemia insidiosissima che tra Milano e Bergamo andava fermata subito e invece non si è deliberatamente voluto guardare, intervenire e decidere per il bene pubblico sia sopra che sotto la linea gotica.

 

nembro coronavirusNEMBRO CORONAVIRUS

Durante l'emergenza più dura, la Lombardia ha danneggiato il Pil dell'intero Paese, spingendo per un lockdown totale e intanto dal vertice del Pirellone - secondo l'accusa - si pilotavano appalti per lucrare sulle disgrazie degli italiani. L'egoismo settentrionalista è quello che, per favorire gli interessi degli imprenditori, ha ritardato la chiusura della regione lombarda, non bloccando in tempo la fuoriuscita dell'infezione.

 

Questa impostazione anti-nazionale di cui Fontana è stato interprete e questa manovra di auto-tutela economica a dispetto di tutto, a cominciare dalla salute dei cittadini, sono riassumibili in un'immagine di facile comprensione: è come se le fabbriche di marmellata del Nord temessero che le fabbriche di marmellata del Sud le sostituissero sui banchi dei supermercati e hanno fatto chiudere il Sud. Senza curarsi, anzi a spregio, di una constatazione tutt' ora validissima e inoppugnabile che è questa, firmata Giuseppe Mazzini: «L'Italia sarà quel che il Mezzogiorno sarà».

 

GALLERA E ATTILIO FONTANAGALLERA E ATTILIO FONTANA

Il sistema Fontana non solo prescinde da questo dato storico, che parla di futuro, ma ha agito in tutti i modi per ribaltarlo e proprio mentre il Paese cercava nella propria identità di destino la sua via per superare la bufera, i dolori e le morti in una tempesta non ancora del tutto superata e sempre in agguato. Quanto a Fontana e alla pioggia di indagini da questa sui camici a quelle sulle Rsa, sui test Covid al San Matteo e sull'ospedale in fiera di Milano, il presidente ripete che «tutti sanno che non mi metto in tasca un centesimo».

 

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 18IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS

Ma a un avvocato civilista di lungo corso come lui, ex presidente dell'Ordine di Varese, non sfuggirà che se i soldi non finiscono nelle proprie tasche, ma in quelle di un congiunto, non è che cambi molto né per la moralità pubblica né per il buon funzionamento della macchina amministrativa in aree che hanno sempre sbandierato a torto una presunta superiorità morale sul resto della nazione e che si autodefiniscono fattore trainante del Paese diventandone invece la zavorra. Come s' è visto in questi mesi tremendi tra la mancata zona rossa nel bergamasco, i casi Alzano e Nembro, le rianimazioni in tilt, le giravolte sui tamponi, l'assenza di indicazioni e di supporto ai medici di base, e i pasticci d'ogni ordine e grado nel governo della crisi.

il centro di milano durante l'emergenza coronavirus 26IL CENTRO DI MILANO DURANTE L'EMERGENZA CORONAVIRUS

 

LA GRANDE SLAVINA

Il sistema Lombardia ha franato da tutte le parti, insomma.


E la slavina appena abbattutasi sul presidente leghista vale come triste corollario di una storia cominciata male e che si trascina di peggio in peggio.


Ma ciò che più deve allarmare è che certo Nord continui a chiedere più autogoverno e, in particolare, una riduzione dei trasferimenti territoriali verso la Capitale e verso il resto del Paese.


Una dimostrazione insieme di irresponsabilità e di intollerabile arroganza. Fonte: qui

venerdì 24 luglio 2020

Coronavirus, decisione clamorosa del Tar: "Fuori i verbali del dialogo tra governo e comitato scientifico"

I verbali del Comitato tecnico scientifico, sulla base dei quali il governo ha deciso ha deciso le limitazioni da imporre agli italiani per contenere il contagio e ridurre l’emergenza Covid, non sono più secretati. Lo ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio pronunciata lo scorso 13 luglio e pubblicata ieri. Ne scrive Il Giornale

I giudici amministrativi della Prima sezione quater – presidente Mariangela Caminiti, consiglieri Lucia Gizzi e Ines Simona Immacolata Pisano, consigliere estensore – hanno accolto il ricorso di tre avvocati, Rocco Mauro Todero, Vincenzo Palumbo e Andrea Pruiti Ciarello, consigliere di amministrazione della Fondazione Einaudi, che avevano chiesto l’accesso civico ai verbali del Comitato tecnico scientifico anti-Covid: gli atti, in pratica, sulla base dei quali il governo ha deciso le limitazioni da imporre agli italiani per contenere il contagio e ridurre l’emergenza.

Secondo quanto scrive il Tar negare gli atti è stato un errore "perché i verbali richiesti del Cts erano prodromici all’emanazione dei Dpcm e non erano qualificabili come 'atti amministrativi generali', come invece sostenuto nella memoria difensiva da Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento della Protezione civile. Di qui l’ordine di far vedere e fare copia degli atti, entro 30 giorni".

La polemica era stata sollevata nel maggio scorso dal sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S). Il Tar nella sentenza chiarisce che "la ratio dell’intera disciplina normativa dell’accesso impone di ritenere che se l’ordinamento giuridico riconosce, ormai, la più ampia trasparenza alla conoscibilità anche di tutti gli atti presupposti all’adozione di provvedimenti individuali o atti caratterizzati da un ben minore impatto sociale, a maggior ragione deve essere consentito l’accesso ad atti, come i verbali in esame, che indicando i presupposti fattuali per l’adozione dei descritti Dpcm si connotano per un particolare impatto sociale, sui territori e sulla collettività" 

I verbali dunque non sono più secretati a meno che l’amministrazione non opponga "ragioni sostanziali attinenti ad esigenze oggettive di segretezza o comunque di riservatezza degli stessi al fine di tutelare differenti e prevalenti interessi pubblici e privati". Staremo a vedere. Fonte: qui

venerdì 3 luglio 2020

BECCHI: L’ESECUTIVO SI È RIDOTTO ALL’UNICA FUNZIONE DI GESTIRE UN’EMERGENZA DOPO L’ALTRA. IL GOVERNO NON DEVE “MANTENERE L’ORDINE”, MA GESTIRE IL DISORDINE

SALVINI SOFFRE IL PROTAGONISMO DI CONTE. HA SENSO ANDARE A MONDRAGONE PER FARE ANCORA UNA VOLTA LA VITTIMA DEI CENTRI SOCIALI? ERA PERCEPITO COME “ATIPICO”, POPOLARE.

STA DIVENTANDO COME GLI ALTRI?

VUOLE DARE UNA “SPALLATA” AL GOVERNO, MA PER FARE COSA?

“PORTI CHIUSI”? E POI?


Paolo Becchi per ''Libero Quotidiano''

 

“Il re regna, ma non governa”. Se questo azzeccato motto bene esprimeva la fine del potere regio, sostituito progressivamente da quello legislativo, prima, ed esecutivo, poi, sino a giungere allo “Stato amministrativo” tipico del XX secolo, tutto ciò non sembra più valere ai giorni nostri. Oggi vale invece il motto: “il governo non governa, ma gestisce”.

 

conte salviniCONTE SALVINI

L’esecutivo si è, infatti, ridotto all’unica funzione di gestire, e non più governare, un’emergenza dopo l’altra, un continuo flusso  emergenziale, una crisi, di qualsiasi natura essa sia, dopo l’altra. Il fenomeno, certamente, ha radici profonde. E non riguarda per certo solo il nostro Paese. Da un punto di vista giuridico questo comporta la crisi della “legge” e quindi del potere legislativo, le emergenze infatti si gestiscono  con atti amministrativi del potere esecutivo. Da un punto di vista politico questo ovviamente indebolisce la democrazia rappresentativa. Il compito del parlamento si riduce infatti a ratificare decisioni prese altrove.

 

Il  centro dell’attività politica è il governo, ma per fare cosa? Per realizzare un determinato progetto politico? Una “visione”, un “cambiamento”, una “idea di Paese”  o quello che un tempo semplicemente si chiamava un “programma” politico? Il programma “liberale”, il programma “socialdemocratico”, il programma “comunista” ecc. ecc.?  Niente di tutto questo. L’unica funzione del governo oggi è quella di garantire la sicurezza pubblica. Per ragioni di sicurezza si possono sospendere libertà, diritti, le garanzie date dalle leggi, la sicurezza viene prima di ogni cosa e diventa la tecnica del governo.

 

salvini conteSALVINI CONTE

Ma perché ci sia bisogno di sicurezza è necessario che ci sia insicurezza. Insomma, il governo non deve, per dirla in modo tradizionale, “mantenere l’ordine”, ma gestire il disordine, non deve prevenire le emergenze, una alluvione, una carestia, una epidemia, un attentato terroristico, ma deve essere in grado di gestire questi fenomeni. E il suo successo o insuccesso dipende esclusivamente da questo, dalla gestione delle emergenze. Il “laissez faire, laisses passer” è stato interpretato come un modello economico liberista, ma è anche un modello perfetto per il nuovo governo neoliberale  delle emergenze: lasciamo pure che accadano, ci penserà il governo.

 

Beninteso, gestire una emergenza, dal punto di vista del governo,  non significa necessariamente riportare la situazione in condizione di normalità nel più breve tempo possibile. Tutt’altro. L’emergenza può anche essere utilizzata per modificare la normalità. Bisogna sapere approfittare delle emergenze. Non sto  in fondo dicendo niente di nuovo per chi ha un minimo di conoscenze filosofiche.  Sui dispositivi di controllo del potere e del “biopotere” c’è già tutto, o quasi, in Michel Foucault e nei suoi successivi interpreti.   

GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI DECRETO SICUREZZAGIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI DECRETO SICUREZZA

 

 Quello che è successo in Italia negli ultimi anni spiega però in modo efficace la tesi che  in questo lungo preambolo ho cercato, un po’ astrattamente, di sostenere. Gli ultimi due governi pur formati da maggioranze diverse hanno speso se stessi nella necessità di “gestire”, di far fronte a “crisi”, emergenze che essi non hanno certo causato, ma in relazione alle quali hanno trovato la giustificazione del proprio ruolo e del proprio operato.

 

Ciò vale già per il primo Governo Conte, un esecutivo che non ha “governato” in nulla o quasi - “Quota Cento” e “reddito di cittadinanza”, sono certo entrambi dei risultati, ma su entrambe le riforme i giudizi sono piuttosto controversi - , e che ha invece costruito il proprio consenso sul tema dell’ emergenza-migranti. La fortuna di Matteo Salvini non è dovuta al programma della Lega, che per la verità è rimasto largamente indefinito - federalismo? autonomismo? nazionalismo? sovranismo? euroscetticismo? euro sì o no? -  ma soltanto ad una  “parola d’ordine” decisa, magari anche divisiva, ma chiara per tutti: “porti chiusi”.

PAOLO BECCHIPAOLO BECCHI

 

Come questa emergenza, a causa dell’emergenza sanitaria, è passata in secondo piano Salvini ha iniziato a perdere consensi. Beninteso, gli sbarchi continuano, ma l’emergenza  per il governo non c’è più, esisteva evidentemente per Salvini e sino a che lui era al governo, tanto e vero che ora il governo vuole rivedere i suoi “decreti sicurezza”.   

 

Lo stesso ragionamento vale in maniera ancora più evidente, per il Conte bis, e l’emergenza sanitaria nella quale stiamo ancora vivendo. Se all’ascesa di Conte nel gradimento degli italiani, ha fatto seguito il declino di Salvini, questo non è altro per il fatto che l’emergenza del momento è cambiata: dal pericolo della “immigrazione clandestina” si è passati a quello rappresentato dalla “pandemia”. La pandemia è il sogno del tiranno.

 

La sicurezza, trasformatasi in bio-sicurezza, nella sorveglianza dei nostri corpi, può così finalmente dominare su tutto. Pochi singoli hanno avuto il coraggio di fare reale opposizione in parlamento al governo per scelte, prolungate nel tempo, fortemente lesive delle libertà individuali. Ma si tratta di spiriti ribelli. L’unica cosa che conta per tutti è la bio-sicurezza. Mangia sano, “bio”, e porta la mascherina e i guanti, sottomettiti, e noi pensiamo a salvarti la pelle.  

 

matteo salvini a mondragone 1MATTEO SALVINI A MONDRAGONE

Salvini è rimasto spiazzato e disorientato da un tale decisionismo “biologico”, ondivago nelle prese di posizione e per questo alla fine meno credibile: quello che oggi si percepisce tra la gente non è un sentiment positivo nei suoi confronti, anzi per dirla tutta la gente pensa che con lui sarebbe potuto andare anche peggio. Se Conte, di contro, continua ad avere successo è perché non ha (ancora) un partito, non viene pertanto percepito come un politico di professione, ma come un uomo che sa gestire l’emergenza: approfittando della nostra insicurezza si è presentato come l’uomo capace di garantire sicurezza. E il gioco sinora è riuscito. Può solo sperare che l’emergenza continui. Con l’aiuto di tutti i mezzi di informazione Conte è riuscito a far passare questo  messaggio: “dareste il paese in mano a uno come Salvini”?

 

 E i sondaggi  - per quel che valgono -  parlano chiaro.  Salvini può certo ancora rifarsi, ma l’unico modo che ha a disposizione è puntare sulla nuova emergenza e sperare che Conte non riesca appunto “a gestirla”. Penso, ovviamente, all’emergenza economica e sociale che in autunno esploderà. Questa sarà la vera “seconda  ondata”. Ma  Salvini dovrebbe prepararsi ad affrontarla da Capitano di una nave che rischia di affondare. Da solo però non può farcela e dovrebbe anche cambiare qualcosa. Lo stile comunicativo pre-covid non funziona più, è inadeguato.

 

Dovrebbe evitare di disorientare i suoi sostenitori, non può, per fare un esempio, dopo aver bombardato per mesi contro il Mes dare con un tweet l’impressione che basterebbe togliere qualcosina e allora ci si potrebbe anche pensare. Qualcuno degli “addetti ai lavori” potrà certo ritenere un “tarato mentale” chi vede in questo una apertura (e nel merito ha sicuramente ragione), ma per l’opinione pubblica il messaggio che è passato è diverso.

matteo salvini a mondragone 2MATTEO SALVINI A MONDRAGONE

 

Ancora: ha senso andare a Mondragone per fare ancora una volta la vittima dei centri sociali? In ogni caso si tratta tutt’al più di tatticismi politici. Ma, ecco, il Capitano era percepito come un politico “atipico”, popolare, per cui le cose erano o bianche o nere. Per questo Salvini era amato dal popolo. Sta diventando anche lui un politico come gli altri? Vuole dare una “spallata” al governo, ma per fare che cosa? “Porti chiusi”? E poi? Flat tax? E poi? Queste alcune delle domande che in molti cominciano a farsi.

 

Come che sia, “governerà” chi saprà gestire questa o una nuova emergenza e se non ci riuscirà cadrà. I governi non governano più, si limitano ad approfittare di stati emergenziali continui per legittimarsi, e se non ci sono bisogna, per sopravvivere, inventarseli. Un po’ come sta succedendo ora che il virus ormai è sotto controllo, ma dobbiamo prepararci ad una sicura “seconda ondata” autunnale che provocherà milioni di morti. E intanto abbiamo già ipotecato l’inizio del prossimo anno scolastico e universitario. Il governo la chiama “rivoluzione digitale”. Io dico che in questo modo, grazie all’emergenza, stiamo semplicemente dando il colpo di grazia all’istruzione  pubblica. Ma  cosa conta  l’istruzione rispetto alla sicurezza?

 

matteo salvini a mondragoneMATTEO SALVINI A MONDRAGONE

Il 2 giugno no, solo manifestazione simbolica, il 4 luglio in piazza, sì, ma rispettando rigorosamente tutti i limiti imposti dalla bio-sicurezza. L'opposizione scende in piazza con numeri contingentati, con distanziamento sociale, mascherina e misurazione della temperatura. Non sono previsti i guanti e l’obbligo di aver scaricato l’app Immuni. È del tutto evidente il tentativo di imbrigliare Salvini. In questo modo il governo vincerà ancora una volta. Nessun piccolo gesto di ribellione e di liberazione, restiamo non più a casa,  ma sottomessi alla legge e all’ordine. Anche se non c’è più nessuna legge e nessun ordine. C’è ormai soltanto il disordine e la gestione per decreto dell’emergenza.


Fonte: qui

giovedì 21 maggio 2020

DIECI ARRESTI A PALERMO PER CORRUZIONE NELLA SANITÀ: TRA QUESTI ANCHE IL COORDINATORE PER L’EMERGENZA CORONAVIRUS ANTONINO CANDELA, CHE PER ANNI HA VISSUTO SOTTO SCORTA PER AVER DENUNCIATO AFFARI E MAZZETTE





ORA SAREBBE LUI AD AVER INCASSATO UNA TANGENTE DA 260 MILA EURO PER UN APPALTO

Salvo Palazzolo per www.repubblica.it

antonino candela 2 antonino candela 
Per anni ha vissuto sotto scorta, dopo aver denunciato affari e tangenti nella sanità siciliana, adesso è lui accusato di corruzione e stamattina è finito agli arresti domiciliari. Antonino Candela, l'ex manager dell'Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l'emergenza coronavirus in Sicilia, è uno dei dieci arrestati di una maxi inchiesta della procura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo che ha svelato un sistema di mazzette attorno a quattro appalti della sanità siciliana.

Gare, per un valore di 600 milioni di euro, che sono state aggiudicate dal 2016 in poi dalla "Centrale unica di committenza della Regione" e dall'Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e per servizi di pulizia. Candela è accusato di avere intascato in più trance una mazzetta da 260 mila euro dagli imprenditori che hanno gestito uno di quegli appalti. Sono intercettazioni choc quelle che lo hanno portato in manette. Diceva: "Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango". Il gip ricorda: "Si atteggiava a strenuo paladino della legalità", ma quello che è emerso invece dall'indagine è una "pessima personalità".

Un vero e proprio terremoto giudiziario, che secondo l'accusa avrebbe avuto due centri di potere: uno legato a Candela e all'imprenditore Giuseppe Taibbi, anche lui ai domiciliari per aver fatto da tramite con gli imprenditori per la consegna del denaro; l'altro, gestito da Fabio Damiani, ex responsabile della Centrale unica di committenza della Regione, oggi dirigente generale dell'Asp 9 di Trapani, che è invece finito in carcere, come il suo faccendiere di riferimento, l'imprenditore Salvatore Manganaro.
Palermo, la mazzetta del 5% sugli appalti della sanità: "Abbiamo cambiato la busta"

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L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Gianluca Angelini, coinvolge anche manager di aziende molto note del settore delle forniture sanitarie. Indagato a piede libero il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista "Idea Sicilia popolari Musumeci presidente", oggi è componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità: è accusato di turbativa d'asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.

TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Ai domiciliari sono andati invece Francesco Zanzi, amministratore delegato di "Tecnologie sanitarie spa"; Roberto Satta, responsabile operativo della società; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia di "Siram spa"; Crescenzo De Stasio, direttore Unità business centro sud di Siram; poi Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di "Pfe spa"; e il faccendiere Ivan Turola.

Il gip Claudia Rosini ha invece imposto il divieto di "esercitare attività professionali e imprenditoriali" a Giovanni Tranquillo, ritenuto referente occulto di alcune società e a Giuseppe Di Martino, componente di una commissione di gara.
Le accuse

L'inchiesta dei sostituti procuratori Giacomo Brandini e Giovanni Antoci contesta a vario titolo le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti. Le intercettazioni hanno sorpreso passaggi di denaro in contante, ma le mazzette sarebbero state mimetizzate anche attraverso complesse operazioni contabili instaurate fra le società aggiudicatarie degli appalti e una galassia di imprese riconducibili ai faccendieri ritenuti legati ai manager.

Dice il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo: "Le spregiudicate condotte illecite garantivano l'applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 per cento del valore della commessa aggiudicata". Probabilmente, l'inchiesta ha scoperchiato solo la punta di un iceberg: "Il quadro emerso è a dir poco allarmante - spiega il colonnello Angelini - la gestione degli appalti pubblici della sanità siciliana appare affetta da una corruzione sistemica con il coinvolgimento, con compiti e ruoli diversi di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, faccendieri e imprenditori senza scrupoli disposti a tutto pur di aggiudicarsi appalti milionari".
Il sistema della spartizione
TANGENTI SANITA' SICILIANA TANGENTI SANITA' SICILIANA
Per gli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria, "gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società a livello nazionale, erano consapevoli e partecipi alle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti".

I gruppi di potere erano due, ma avrebbero avuto lo stesso schema illecito: era l'imprenditore interessato all'appalto ad avvicinare il faccendiere che faceva da interfaccia con i due manager; raggiunto l'accordo, la società faceva la sua offerta pilotata. Le intercettazioni raccontano di buste sostituite durante le gare, di punteggi attribuiti illegittimamente, di informazioni riservate che circolavano con troppa facilità.

Fonte: qui

UN'ALTRA ICONA ANTIMAFIA SICILIANA FINISCE MALE 

L'ARRESTO DI ANTONIO CANDELA, RAMPANTE MANAGER ANTIRACKET E PER 5 ANNI SOTTO SCORTA, DA DUE MESI ALLA GUIDA DELLA TASK FORCE ANTI-COVID, ACCUSATO DI CHIEDERE IL PIZZO SUGLI APPALTI DELLA SANITÀ 

UN POZZO NERO DA 600 MILIONI DI EURO PER FORNITURE E SERVIZI, COME SINTETIZZANO GLI INQUIRENTI CHE HANNO ARRESTATO ANCHE ALTRI NOVE PERSONAGGI TRA PRESUNTI FAMELICI SUPERBUROCRATI, FACCENDIERI E IMPRENDITORI DEL SETTORE

Felice Cavallaro per il “Corriere della Sera

corruzione nella sanita l inchiesta corruzione nella sanita l inchiesta
Alla vigilia dell' anniversario di Capaci, mentre tutti parlano di legalità, l' ennesima inchiesta sulla corruzione pubblica scuote il mondo politico e la Regione Siciliana. Ma stavolta finisce agli arresti anche il paladino della trasparenza, Antonio Candela, un rampante manager antiracket per cinque anni sotto scorta come presidente dell' Azienda sanitaria di Palermo e da due mesi alla guida della task force chiamata a combattere il Covid nell' isola. Con acquisti e appalti adesso passati ai raggi X. Come ha fatto la Guardia di Finanza per gli affari di questa operazione avviata da due anni e chiamata con un pizzico di perfida ironia «Sorella Sanità».

Un pozzo nero da 600 milioni di euro per forniture e servizi, come sintetizzano gli inquirenti che hanno arrestato anche altri nove personaggi tra presunti famelici superburocrati, faccendieri e imprenditori del settore, tutti indicati come «la cricca del cinque per cento».
A Trapani è finito in carcere anche l' attuale manager dell' Azienda sanitaria provinciale Fabio Damiani, fino a non molto tempo fa responsabile della Centrale unica delle gare di appalto a livello regionale.

Indagine estesa a Milano con sette società sequestrate fra Sicilia e Lombardia, tangenti intascate da 160 mila euro, acconto di promesse fino a un milione e 800 mila euro, secondo l' accusa del procuratore Franco Lo Voi, dell' aggiunto Sergio Demontis e dei sostituti Giovanni Antoci e Giacomo Brandini. Mazzette consegnate a volte anche su borse griffate. Come si addice al look di Candela, sempre elegante, fiero della medaglia d' argento «al merito della Sanità pubblica», promossa dal ministero della Salute e consegnata al Quirinale. Ottenuta «per le circostanziate denunzie presentate alla Procura...».

D' altronde, nel paradosso di una storia che sembra ormai macchiata dall' impostura, Candela è stato considerato un esempio anche dalla magistratura contabile. Nel 2017 il procuratore generale della Corte dei conti lo ringraziò infatti pubblicamente «per avere segnalato diverse anomalie agli organi competenti». Encomi legati ai risparmi ottenuti nella gestione dell' azienda sanitaria dove era subentrato a un magistrato, Salvatore Cirignotta, a sua volta arrestato.

antonio candela l inchiesta in sicilia antonio candela l inchiesta in sicilia
Qualcosa di buono deve aver fatto, ma adesso campeggiano le intercettazioni diffuse dalle Fiamme Gialle con funzionari ignari delle microspie, come lo stesso Candela che si presentava così: «Sono il capocondomino della sanità». C' è anche la sua voce fra quelle impigliate nella rete delle cimici, parlando di gare truccate. «Una volta che poi l' hai vinta non ci vediamo più e mi mandi a dire Roberto "mi inizi a mandare i soldi, così mi tappi la bocca, mi compri con i soldi", facendomi vedere che rispetti gli impegni...Salvo fammi dire però che è il cinque netti dei contratti dei grandi impianti...».

antonio candela con mattarella e lorenzin antonio candela con mattarella e lorenzin
La scossa per il mondo politico è devastante, non solo perché fra i denunciati figura anche un deputato regionale, Carmelo Pullara, eletto nella lista «Autonomisti Musumeci presidente», ma perché lo stesso governatore e l' assessore alla Salute Ruggero Razza avevano presentato Candela come il fiore all' occhiello della battaglia anticovid. Adesso Razza parla di «quadro impietoso» e si dice «deluso per la condotta morale dei personaggi».

Turbato però anche dal presidente dell' Assemblea regionale siciliana Gianfranco Micciché, infuriato quando qualcuno mette in relazione il suo nome con quello di Fabio Damiani, il manager arrestato a Trapani, pronto al contrattacco: «Millantatori. Avvertii invece Musumeci su chi fosse Antonio Candela, nel giro di Montante-Lumia e Crocetta.

l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta l inchiesta sugli appalti in sicilia borsa con mega mazzetta
Lo sapevano tutti. Non mi diede ascolto». Sua la richiesta di una inchiesta parlamentare sulla sanità da avviare in commissione antimafia. Quella presieduta da Claudio Fava, disponibile: «Sanità, tragico bancomat a servizio della politica».
Base di partenza resterebbe la cricca descritta dal generale Antonio Nicola Quintavalle Cecere e dal colonnello Gianluca Angelini come «un centro di potere». Lo stesso che Candela definiva il suo condominio.

Fonte: qui