Indagato e salvato dalla prescrizione. Ma per Gaetano Manfredi, neo-ministro dell'Istruzione accusato di falsonell'inchiesta dei balconi marci a L'Aquila (prima udienza preliminare fissata solo nel febbraio 2020, a 6 anni dall'inizio delle indagini) il problema politico e di opportunità resta, eccome.
Paolo Becchi, che per primo su Twitter ha fatto notare il "dettaglio" nel silenzio sospetto dei parlamentari della maggioranza (cosa ne pensano, ad esempio, i manettari del M5s?) e dei maggiori organi di informazione, oggi ha due domandine da porre al Rettore della Federico II, nonché Presidente della CRUI. "È vero che prima della prescrizione il Rettore ha nominato come Revisore dei Conti il Procuratore della Corte dei Conti dell'Aquila?". E ancora: "È vero che il Rettore è stato denunciato da un collega della stessa Università per abuso di potere ed omissione di atti d'ufficio e che la magistratura ha archiviato la denuncia scrivendo che non sarebbe stato opportuno (!) sentire come testimoni professori citati come testi?".
Doppia poltrona, una fregatura per il Movimento 5 Stelle. I retroscena sulla nomina di Lucia Azzolina all'Istruzione e Gaetano Manfredi all'Università e Ricerca, infatti, svela il malumore dei grillini per la decisione del premier Giuseppe Conte. Sabato sera, a qualche ora dalla conferenza stampa d'annuncio a Palazzo Chigi, dal Movimento filtra un virgolettato: "Abbiamo perso la maggioranza in Consiglio dei ministri".
LUIGI DI MAIO A NATALE
La grillina Azzolina infatti sostituisce numericamente il collega (quasi ex) di partito Lorenzo Fioramonti, ma è il tecnico Manfredi (rettore dell'Università Federico II di Napoli e fratello di un ex deputato del Pd) a spostare gli equilibri: oggi, infatti, si contano 11 ministri per il centrosinistra (contando i dem e i renziani di Italia Viva) e solo 10 per il Movimento 5 Stelle, che pure è il primo partito in Parlamento ed è vitale, dunque, per la sopravvivenza della maggioranza giallorossa e di questo fragilissimo governo. Resta da capire se le conseguenze dello spacchettamento deciso dai Conte siano state sottovalutate (politicamente, fatto sconcertante) o se sia invece un disegno preciso del premier, un segnale mandato a Luigi Di Maio che nelle ultime settimane ha lanciato contro Palazzo Chigi messaggi sempre più ostili.
"Io indagato? Un atto formale". Gaetano Manfredi, neo-ministro dell'Università e Ricerca designato sabato mattina dal premier Giuseppe Conte, è subito un caso spinoso per il governo e per i manettari del M5s. Il rettore dell'Università Federico II di Napoli si difende con un'intervista al Corriere della Sera, ma Franco Bechis sul Tempo.it ricostruisce nel dettaglio il caso sollevato poche ore prima da Paolo Becchi su Twitter.
TWEET BECCHI
Su Manfredi "pende una accusa di falso come collaudatore delle case che Silvio Berlusconi fece costruire a L'Aquila", inchiesta passata alla storia come quella sui "balconi marci" della ricostruzione post-terremoto. Il neo-ministro "aveva fatto da ingegnere collaudatore la perizia sui materiali delle case scrivendo una relazione ritenuta falsa dagli inquirenti".
Tra contrattempi ed errori tecnici vari, però, il processo non è mai stato istruito e dunque per i 29 imputati rimasti (Manfredi compreso) alla luce della data prevista per la prima udienza preliminare (5 febbraio 2020) è praticamente certa la prescrizione. Altra beffa per gli intransigenti grillini che hanno dovuto ingoiare un ministro indagato e pure prescritto, alla faccia del "fine processo mai" sognato dal suo nuovo collega alla Giustizia Alfonso Bonafede. Fonte: qui
RUDY GIULIANI È INDAGATO A NEW YORK PER L’UCRAINAGATE E L’EX AMBASCIATRICE USA A KIEV MARIE YOVANOVITCH, AL CONGRESSO, HA DETTO DI SENTIRSI MINACCIATA DALLA TELEFONATA CON ZELENSKY
COME SE NON BASTASSE ROGER STONE, EX RESPONSABILE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE, È STATO DICHIARATO COLPEVOLE DI OSTRUZIONE DELLA GIUSTIZIA E FALSE DICHIARAZIONI SUL RUSSIAGATE…
L'avvocato di Donald Trump, Rudolph Giuliani, figura centrale nella vicenda dell'Ucrainagate, è indagato dalla giustizia federale nell'ambito di un'inchiesta su alcune sue operazioni finanziarie. Mentre l'ex ambasciatrice americana a Kiev, Marie Yovanovitch, testimonia al Congresso di essersi sentita minacciata dalle parole di Trump che, parlando con il presidente ucraino Voldymyr Zelensky, la descrisse come una bad news, e assicurò che presto se ne sarebbe andata. 'Nel leggere la trascrizione della telefonata ero scioccata e devastata', ha spiegato la diplomatica. Mentre lei testimoniava, il presidente Usa l'ha attaccata su Twitter: 'Ha fatta male ovunque e il nuovo presidente ucraino mi parlò male di lei. Un presidente ha tutto il diritto di nominare gli ambasciatori che vuole'.
MARIE YOVANOVITCH
MARIE YOVANOVITCH AL CONGRESSO
Ma è bufera sui tweet diffamatori postati da Trump mentre alla Camera testimoniava l'ex ambasciatrice Usa a Kiev. Lo sdegno per le intimidazioni è bipartisan, con il presidente della commissione Intelligence Adam Schiff, che coordina le indagini per l'impeachment, che ha detto a Yovanovitch: "Il presidente la sta attaccando in tempo reale e qui prendiamo molto sul serio le intimidazioni ai testimoni". Su Fox si parla addirittura di "punto di svolta", con l'intimidazione via Twitter di Trump che da sola potrà essere oggetto di uno degli articoli per l'impeachment. "L'intimidazione è un reato", accusa su Twitter la candidata dem alle presidenziali Kamala Harris. Mentre anche la deputata repubblicana Elise Stefanik, membro della commissione intelligence, ha espresso forte disaccordo con i tweet di Trump.
TWEET DI TRUMP CONTRO MARIE YOVANOVITCH
TRASCRIZIONE DELLA CHIAMATA TRUMP ZELENSKY
E novità arrivano anche dal Russiagate. Roger Stone, ex responsabile della campagna di Donald Trump e amico di vecchia data del tycoon, e' stato dichiarato colpevole di ostruzione della giustizia e false dichiarazioni al termine di un processo legato alle indagini del Russiagate. Stone viene accusato di aver mentito al Congresso sui suoi contatti con Wikileaks per tentare di avere materiale contro gli avversari del tycoon nel 2016. Fonte: qui
Una serata estiva in discoteca, terminata in una lussuosa villa di Porto Cervo. Qui, al momento è l' unica cosa certa, si consuma un rapporto sessuale di gruppo, fra una ragazza e quattro coetanei, che si erano incontrati nel locale. Secondo ciò che racconta lei, modella di origini scandinave, vent' anni ancora da compiere, si sarebbe trattato di uno stupro, forse avvenuto al termine di una notte di eccessi alcolici.
Nella versione dei quattro giovani - tutti figli di imprenditori, medici e professionisti della Genova bene - il rapporto è stato consenziente. Il teatro della vicenda è la residenza estiva di Beppe Grillo, in Costa Smeralda: uno dei giovani indagati per violenza sessuale di gruppo è infatti Ciro, 19 anni, figlio del comico fondatore del Movimento Cinque Stelle, e campione italiano di savate. Insieme a lui sono coinvolti tre amici genovesi, in Sardegna per passare le vacanze: Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. I quattro giovani ieri sono stati interrogati per ore dal magistrato Laura Bassani, pubblico ministero della Procura di Tempio Pausania, titolare del fascicolo.
BEPPE GRILLO
Nei giorni scorsi i carabinieri di Milano li hanno perquisiti, alla ricerca di indizi che confermassero la versione fornita dalla vittima. Gli investigatori hanno acquisito tutti i cellulari, alla ricerca di messaggi che facciano luce sui rapporti con la ragazza, e, soprattutto, hanno acquisito un video, al momento la prova più importante dell' inchiesta. Dal filmato, recuperato in uno dei cellulari, emergerebbero una ripresa integrale del rapporto sessuale.
La sua interpretazione, tuttavia, non è univoca. Per la vittima dimostrerebbe la violenza, per gli avvocati difensori il contrario, e cioè che la ragazza era consenziente. Le audizioni sono durate tutto il giorno. Gli inquirenti hanno interrogato i quattro studenti (assistiti dagli avvocati Paolo Costa, Enrico Grillo, Ernesto Monteverde, Romano Raimondo, Gennaro Velle), con l' obiettivo di confrontare le diverse versioni alla ricerca di concordanze o eventuali contraddizioni.
Denuncia dopo 10 giorni
I giovani si sono difesi negando ogni addebito. E i legali hanno messo in luce alcune debolezze del racconto fornito dalla ragazza alle forze dell' ordine. Tre su tutte: il ritardo della denuncia, presentata dalla modella al suo ritorno a Milano, una decina di giorni dopo i fatti; la continuazione della vacanza per un' altra settimana e la pubblicazione di foto del viaggio sui social network, anche dopo che si sarebbe consumata la presunta violenza sessuale; alcuni messaggi al vaglio degli investigatori.
PORTO CERVO
Il 16 luglio
I fatti risalgono al 16 luglio.
Una decina di giorni dopo quella serata, la giovane si presenta dai carabinieri di Milano e in una clinica lombarda.Racconta l' incontro con i ragazzi, conosciuti in una delle discoteche più note della zona, e la proposta di continuare la festa nella casa di uno di loro, poco lontano. In un primo momento si sarebbe appartata con uno dei quattro; successivamente si sarebbero aggiunti gli altri tre. E il rapporto sarebbe avvenuto contro la sua volontà.
La versione difensiva contesta questa resoconto: la modella, raccontano i quattro ragazzi, sarebbe ritornata a casa dopo quella notte, senza esprimere alcun disappunto; anzi, secondo uno di loro, avrebbe ringraziato per la serata trascorsa. Una ricostruzione che troverebbe parziale conferma nella continuazione del soggiorno da parte della ragazza e della pubblicazione delle foto di altre serate, una delle quali al Billionaire. La denuncia, stando all' interpretazione difensiva, sarebbe pretestuosa.
BEPPE GRILLO
Fra gli elementi al vaglio degli investigatori non c' è solo il video, ma anche lo stato della ragazza: c' è stato o meno un abuso di alcol o droghe? L' inchiesta si muove in un confine molto labile, che non riguarda solo l' accertamento del consenso al rapporto sessuale, ma anche un eventuale stato di minorata difesa. Legato alla predominanza fisica e numerica dei quattro ragazzi o, eventualmente, allo stato psicofisico alterato della ragazza.
Confesso che, quando ho visto che la procura si è ridotta a indagare il governatore della Lombardia Fontana per “abuso d’ufficio” ( che è cosa diversa dalle “tangenti”, titolo generale sotto cui Il Fatto mette l’intera vicenda) per aver dato al suo socio avvocato Marsico un incarico di membro esterno del Nucleo Valutazione Investimenti Pubblici, da 11.500 euro l’anno – l’ANNO! – e 180 a seduta, mi sono sentito orgoglioso della mia Regione, e di essere lombardo. Non l’ho mai particolarmente stimata, il suo proliferare e strabordare in troppi edifici oltre il grattacielo Pirelli, mi testimonia di un deplorevole eccesso di personale. So che questi politici sono generalmente dei mediocri. Ma quando leggo che Fontana ha “imbucato” l’amico e avvocato per compensarlo di non essere stato rieletto (quindi di non percepire più oltre 11 mila lordi AL MESE (lordi 6.327 euro e rimborsi per 4.218 euro), con un posto da 11 e 500 mila l’ANNO, sono fiero del mio governatore. Naturalmente la procura oppone che quell’incarico non doveva essere dato discrezionalmente; mi fa piacere che l’avvocato Marsico e socio di Fontana nello studio legale, abbia risposto: “Sono un buon avvocato e per questo ho ottenuto l’incarico”.
E’ il governatore della Regione più ricca e produttiva d’Italia; quella che fa’ meno sprechi; grande come uno Stato, con un Pil di 370 miliardi annui, e che ne dà allo Stato 54 miliardi l’anno. Non ha diritto di spendere discrezionalmente 11 mila e 500 euro l’ANNO per tenersi vicino una persona di cui si fida. Va bene, d’accordo: ma io noto con sollievo che la magistratura deve attaccarsi a quella cifra risibile, posso aver fiducia del grigio, banale insignificante Fontana.
Naturalmente il giustizialismo orgasmico del Fatto Quotidiano e dei grillini sul web puntano sull’altra cosa, quella per cui Fontana si considera parte offesa: perché ha sorvolato e non accettato i consigli corruttivi del Caianiello, condannato per concussione. “Il Governatore #Fontana(#Lega Salvini Premier) discuteva composizione giunta #Lombardia con Caianiello #ForzaItalia pregiudicato (concussione 3 anni di carcere). E gli manifestava “sua stima“: “Hai visto che tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti“.
Nel mondo dell’ideale forcaiolo, questa frase già sarebbe una prova a carico valida per la condanna definitiva. Non vogliono vedere che è una frase evasiva a una persona del partito alleato, che gestisce i pacchetti di voti di FI, e che si conoscono da trent’anni.
Avete in mente concretamente che significa far politica locale?
Un lettore stila un programma immaginario da fondamentalismo grillino “secondo me dovrebbe fare in modo che i partiti si decidano a candidare solo persone che hanno passato un attentissimo screening e delle indagini preventive anche abbastanza invasive (che includano anche i titoli di studio per evitare imbarazzanti casi tipo FiD, i precedenti penali anche remoti, le proprietà e gli affari della famiglia, financo la condotta nella vita privata, ecc.)”.
Ma questo, caro ragazzo, è un proposito di dittatura. Nemmeno reale, ma ideologica, da Guardie Rosse di Mao. Nella democrazia – sistema imperfetto – gente imperfetta liberamente si candida, sgomita, concorre per un posto di potere.E chi si candida per posti di potere?Chi ha piacere ad esercitarlo, a mettere insieme interessi e forze diverse – e conosce un sacco di persone di ogni tipo, tutte attratte dal potere perché sperano di ricavarne un vantaggio. Sennò perché lo avvicinerebbero, finanzierebbero i partiti e i candidati? Per il grillino-tipo, chi cerca vantaggi dalla politica è un criminale. Invece ha ragione Borghi: “Non puoi dire che una cosa che avvantaggia una categoria o un privato per forza danneggia il pubblico”. Anzi il buono e grande politico, lo statista, è quello che convince tante persone, categorie, sindacati, che la proposta che lui avanza “conviene” anche a loro. Una categoria e un sindacato agisce “bene” in democrazia quando dimostra alle altre categorie, ceti e sindacati, che quello che alla sua categoria è vantaggioso, avvantaggia anche le altre – o il maggior numero di esse, o ancor meglio, la collettività intera . Ovviamente ci sono persone e categorie che guardano solo ai loro interessi e li perseguono (potendo) disonestamente, collusivamente, oppure con prepotenza: ciò è imperfetto e sgradevole, perché gli uomini sono imperfetti e per di più bassamente, ottusamente egoisti.
La dittatura degli Incorruttibili
Ma non si può impedire a priori. Perché impedendo a priori, con screening invasivi, ai “cattivi” di fare politica, si vuol ottenere la “repubblica dei Buoni”, degli Incorruttibili:la peggiore delle dittature, quella di Robespierre, l’Incorruttibile. La repubblica del Terrore.
«Non esistono politici innocenti ma colpevoli su cui non sono state raccolte le prove», assevera Davigo.
Travaglio addirittura allarga la retata: “Gli incensurati in Italia sono dei ladri non ancora scoperti”.
Asserzione offensiva per tutti quelli che sgobbano onestamente, ma peggio.
Qualunque altra dittatura, fascismo, è meglio di quella degli Incorruttibili. Il fascismo è umano, nel senso che il duce ci mette la faccia, e può essere incolpato; può essere anche convinto, ammansito, essere occasionalmente generoso e clemente. L’Incorruttibile non deflette perché agisce in base a “Ideali principi” impersonali che lui crede morali.
Lo capì benissimo il grande, tonante leonino Mirabeau quando riconobbe dai primi discorsi di Robespierre, pieni di moralità intransigente, lo sciacallo: “Giovanotto” gli disse, “non prendiamo l’esaltazione dei princìpi per il sublime dei principi”. E dei giacobini che stavano per imporre alla realtà sociale le formule illuminate e perfette nelle loro teste: “Non ho mai adottato né il loro sentimentalismo, né la loro metafisica, né i loro crimini inutili”.
Che vuol dire? Che se la Democrazia è il governo della società da parte della società, l’imperfezione e la discutibilità le sono connaturate, perché la società non è fatta di angeli del cielo, ma di uomini, tutti, di dubbia moralità, e di non eccelse aspirazioni.Anche una dose di clientelismo diventa inevitabile, nell’autogoverno della società dalla società. Anche continuare a frequentare il forzista con una condanna per concussione, che gestisce pacchetti di voti, e che conosci da trent’anni quando eri sindaco a Varese.
La vostra limpida coscienza si rivolta, grillini! Volete le dimissioni di Siri perché favoriva un reuccio delle pale eoliche che ha un socio occulto che sarebbe il referente di un capo mafioso…Ancora una volta, do ragione a Borghi: “Per la teoria dei 6 gradi di separazione (https://it.wikipedia.org/wiki/Sei_gradi_di_separazione ) …tu conosci sicuramente qualcuno che conosce un altro che conosce Riina. Io non ho idea della fedina penale di chi incontro, figurati se posso averla sui suoi “soci”.
Il grillismo vuole che il politico “onesto” chieda la fedina penale delle persone che incontra, e lo metta alla porta se è sporca. E’ un ideale astratto ed una idiozia nella vita concreta – dove chiunque di noi affronta tanti rischi, fra cui quello di fidarsi di un mascalzone. Sono i rischi della vita nell’aldiquà.Evitare i mascalzoni? Chiudetevi in convento (che poi…). Abolire i mascalzoni? Vaste programme. Da ghigliottina.
La soluzione di Travaglio e del suo Procuratore di riferimento è: mettere la realtà sotto la tutela permanente dei giudici d’accusa.
Siamo sicuri che i giudici siano governati da alta moralità ed ideali superiori? Io no.Anzi sono sicuro del contrario: una categoria che si è accaparrata tanto potere insindacabile, così apertamente di parte da mostrare che per avere “potere” rinuncia senza esitare alla “autorità”, che rifiuta ogni critica e la punisce con la forza delle sue sentenze, che nessun altro potere controlla, si è data molta libertà di malfare, di essere irresponsabile (tanto non paga le conseguenze), insomma di abusare del potere indebito. Magari trascurando i Casamonica per braccare Siri o Salvini. O Fontana, per la frase: “Hai visto che i tuoi consigli li ho seguiti quasi tutti”.
Dico: loro hanno beccato frasi del genere grazie a ore, messi, giorni e notti di intercettazioni di centinaia di conversazioni e ascolti ambientali, con schiere di agenti che sbobinano le registrazioni. Se potessimo “noi” intercettare le conversazioni dei procuratori, volete che non dicano mai farsi simili, degne di sospetto, quando parlano fra loro?
Un paio di lettori meritando una risposta:
Uno: “ Mi fanno ridere quelli che dicono che il nord finanzia il sud. Intanto il nord è pieno di boss e di mafiosi di ogni genere che ormai da decenni si sono trasferiti stabilmente e praticano li la loro bella attività criminale organizzata..
Un altro: “A me sembra che Blondet cerchi un appiglio per non ammettere che il “buon governo” della Lombardia era incancrenito da corruzione ed infiltrazioni mafiose come una Calabria qualsiasi”.
No, caro, il Nord finanzia il Sud, è un fatto oggettivo. Negarlo significa essere meschini, falsi e senza spirito civico, perché almeno bisognerebbe riconoscere che ci sono cittadini che stanno lavorando e contribuendo al bene comune. Il telefonino che avete in tasca, il computer su cui scrivete, metà del grano che mangiate – ed ogni singolo litro di benzina che mettete nel serbatoio – ve lo hanno comprato gli italiani esportatoriche – esportando – hanno guadagnato la valuta estera (euro compreso) con cui si comprano le merci e le materie prime che voi non producete.
Imprenditori e “prenditori”: la differenza
Quanto alla “Lombardia è infiltrata come una Calabria qualsiasi” non solo è una calunnia ingiusta e sanguinosa, che rivela uno spirito meschino, malvagio e nichilista. E’ anche una manifestazione di ignoranza proveniente da un livello arretrato di civiltà economica e industriale: la “cultura” dei padroncini, dei palazzinari, dei papà di Di Maio e Di Battista che pagano in nero, le cui attività economiche non possono che dipendere dall’attaccarsi a qualche lavoro pubblico, da cui la calunniosa espressione di Di Maio che chiama gli imprenditori “prenditori”. Quando diffamate la Lombardia, state sputando su una realtà di cui non sapete e non capite nulla, perché non siete al livello di cultura industriale che vi servirebbe. Per esempio, pochi giorni fa il Gruppo Arvedi di Cremona (acciai) s’è aggiudicato una commessa da un miliardo vendendo in Usa (alla US Steel Corporation) un impianto per la produzione di laminati d’acciaio ultrasottili per auto ed elettrodomestici, ottenuto con un processo rivoluzionario – dalla colata alla laminata “in continuo” – secondo una tecnologia rivoluzionaria inventata in casa, la tecnologia Arvedi ESP (Endless Strip Production) con un risparmio decisivo di materiale ed energia. E tutto chiavi in mano: ingegneria, impiantistica, hardware e software per il controllo automatizzato. Anche il presidente Trump ha parlato del progetto con lode e meraviglia.
Giovanni Arvedi (a sin.) colla giubba da operaio tra i suoi lavoratori nella fabbrica di Cremona,a festeggiare.
E non c’è solo Arvedi. Andate per curiosità a vedere cosa significa “Ucimu”, http://www.ucimu.it/home/
e vedrete che il Nord – Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna ( meno il Piemonte) è ai primi posti mondiali per l robotica industriale, le macchine utensili intelligenti. Le cui industrie non hanno bisogno di lavori pubblici, esportano da sé e portano qui le decine di miliardi che guadagnano con l’export – anche per tutti voi. E vi pagano telefonino e benzina, pure.
E voi immaginate che la Lombardia sia “incancrenita dalla corruzione” piena “di boss mafiosi”. Insomma non riuscite nemmeno a immaginare che in Italia esitano regioni migliori delle vostre. Odio e invidia che non fanno onore e vi lasciano nell’arretratezza dove non esistono imprenditori ma “prenditori”.
Ma voi avete meno colpe di Marco Travaglio. Che in questi giorni scrive pezzi con la bava alla bocca, in cui si capisce che gode sconciamente, pornograficamente, delle manette.
Il centrodestra rinasce a San Vittore! – Le due retate: ce n’è per tutti! – Lombardia: 95 indagati!
Si prova ripugnanza e imbarazzo, dove vedere un uomo che eiacula per un turpe piacere che si procura immaginando la nuova Tangentopoli: “il vero cancro che si mangia l’Italia e ne blocca la crescita non sono gli immigrati, non cantieri bloccati”, sbava ma una classe politica e imprenditoriale corrotta alle radici”, scrive, in evidente delirio da voluttà.
“Nulla è cambiato rispetto a 30 anni fa….Anche a Milano i tangentisti non cambiano mai … stesse prassi, stesse facce, stessi ristoranti… Manca solo Formigoni, momentaneamente impedito dalle sbarre. Al suo posto c’è il governatore leghista Fontana, per ora non indagato, ma parte lesa di una istigazione alla corruzione a sua insaputa…”.
Nella sua orgasmica erezione, sputa sul povero Formigoni che è in prigione. Una bassezza speciale, perché il precedente presidente, sta pagando, docilmente, la condanna, a 72 anni. Paga per il sistema CL di occupazione della Regione più ricca d’Italia, con la migliore sanità e il ricco ente fiera attorno a cui, certo, girano milioni.
Le Regioni: perché nacquero corrotte
Ci sarebbe molto da dire sulle Regioni: io me lo ricordo, quando furono create senza che se ne sentisse necessità, per ordine internazionale (a volerle fu Ugo la Malfa, massonico capo del microscopico partito Repubblicano, referente degli USA e perciò da associare obbligatoriamente a tutti i governi DC) nell’ambito del progetto generale e di smantellamento degli stati nazionali e “regionalizzazione” dell’Europa Unita. Per neutralizzare la potenza dirompente che esse avrebbero esercitato sulla unità nazionale, Giulio Andreotti pensò bene di ingolfare le Regioni con la gestione della sanità pubblica: ingombrante compito e grassa mammella clientelare che – pensava – le avrebbe distratte dal coltivare impulsi separatisti. E’ per questo che il servizio sanitario “nazionale” è in realtà un servizio “regionale” di qualità molto diversa a violazione dell’uguaglianza dei cittadini. La concretezza della realtà: per salvaguardare l’unità nazionale (sempre pericolante), il divo Giulio pose scientemente le basi della corruzione, tangenti e business sanitario-ospedaliero. Le Regioni sono state altrettanti buchi nel secchio della spesa pubblica, ormai uno scolapasta da cui escono rivoli e fiumi. In Lombardia, nonostante tutto, non proprio fiumi.
E a 72 anni il governatore Formigoni della Regione meglio amministrata d’Italia s’è costituito e ora è in carcere a scontare la pena: oltre cinque anni.
Travaglio gode a pensarlo “impedito dalle sbarre”. Resta la perplessità su altri governatori di Regioni malissimo governate, che la Giustizia non ha così accanitamente voluta in galera.
Io non posso dimenticare che la Giustizia che travolge e arresta in queste ore, è quella che ha decretato che questo è stato un suicidio.
La versione autentica dell' intercettazione che sta facendo tremare il governo, a quanto risulta alla Verità, è stata sottoposta dal sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione dalla Procura di Roma, all' esame del premier Giuseppe Conte, il quale, da avvocato d' esperienza, ha potuto verificare la differenza tra quanto uscito sui giornali («Ci è costato 30.000 euro», lasciando intendere che l' uomo in vendita fosse il politico leghista) e la versione originale trascritta nelle carte.
IL CORRIERE E L'INTERCETTAZIONE SU ARMANDO SIRI
Lunedì in tarda serata il premier avrebbe visionato con attenzione la documentazione che il sottosegretario aveva portato con sé in vista dell' incontro, potendo appurare che la chiacchierata incriminata era decisamente più fumosa e ipotetica di quanto riportato dai quotidiani. Però il premier in questa fase della sua vita non è solo un uomo di legge, ma è soprattutto un politico e avrebbe spostato il discorso sull' opportunità, politica appunto, di lasciare Siri al suo posto. Lo stesso presidente del Consiglio avrebbe spiegato al suo interlocutore di essere pressato da più parti e che la decisione sul futuro del leghista non spetta solo a lui.
FEDERICA GUIDI SI DIMETTE
I più fidati consiglieri e i difensori di Siri, dopo aver letto gli atti, hanno consigliato al politico genovese di non dare le dimissioni. Qualcuno gli ha ricordato il caso dell' ex ministro Maurizio Lupi che fece un passo indietro dopo essere stato azzannato dagli stessi giornalisti che hanno modificato il virgolettato dell' intercettazione di Siri. Eppure sia Lupi che la collega Federica Guidi lasciarono i loro posti senza nemmeno essere indagati. Lo stesso era accaduto a Josefa Idem.
ARMANDO SIRI MATTEO SALVINI
Eppure i 5 stelle sono determinati a ottenere le dimissioni di Siri e solo Matteo Salvini potrà salvare il suo sottosegretario o quanto meno congelarne le dimissioni sino al giorno dell' interrogatorio.
I grillini dopo aver fallito l' assalto a Claudia Bugno, la consulente del ministro dell' Economia Giovanni Tria, stanno provando a far risventolare la stropicciata bandiera dell' onestà issandola sulla testa di Siri. Assalti politici a parte, l' inchiesta sul sottosegretario resta al momento puramente indiziaria e il virgolettato farlocco pubblicato sui quotidiani, paradossalmente, ha fatto il gioco dell' indagato.
REPUBBLICA E L'INTERCETTAZIONE SU ARMANDO SIRI
Anche Conte avrebbe constatato personalmente che la chiacchierata incriminata è decisamente più fumosa e ipotetica di quanto riportato dai giornali. Stiamo parlando della lunga conversazione tra l' imprenditore Paolo Arata e il figlio Francesco che i magistrati avrebbero depositato anche con degli omissis. Un discorso spezzettato da interruzioni, difficile da seguire anche logicamente. «Io sinceramente ci ho capito poco», ci ha detto chi l' ha letta.
ARMANDO SIRI
Non solo non vi si trova la frase «questo affare ci è costato 30.000 euro» riferita a Siri, ma nella trascrizione non ci sarebbero neanche sinonimi come «ho dato» oppure «ho offerto» o «ho promesso». Dal testo non emergerebbe né un' offerta, né una dazione a Siri. E allora di che cosa stiamo parlando? La difesa del politico leghista non l' ha ancora capito. Per questo l' avvocato del sottosegretario, Fabio Pinelli, ha ottenuto che il suo assistito sia sentito dopo Arata, il quale, quindi, avrà l' onere di spiegare che cosa intendesse dire con quel discorso bofonchiato al figlio.
ARMANDO SIRI
L' indagato dovrà spiegare perché abbia fatto riferimento a 30.000 euro da investire per qualcuno o qualcosa.
In ogni caso nell' intercettazione non si parla di pagamenti effettuati, né di soldi richiesti, come invece lasciavano intendere le libere interpretazioni che i giornali hanno dato delle parole captate dalle cimici. Nell' audio non ci sarebbe la prova di nessun accordo tra Arata e Siri e questo risulta chiaramente anche dal decreto di perquisizione con cui gli uomini della Dia hanno sequestrato apparecchi elettronici e documenti ad Arata. Alla fine alcuni quotidiani rischiano di rimanere impiccati alla loro ardita ricostruzione dell' intercettazione a cui hanno provato a inchiodare il sottosegretario Siri. Il virgolettato «Ci è costato 30.000 euro», non è mai esistito.
ARMANDO SIRI
Quella frase così perentoria, e quasi definitiva, nella lunga intercettazione depositata davanti al Tribunale del riesame non c' è, esattamente come ha scritto La Verità. Sarà per questo che ieri, sempre il Corriere, temendo che la trascrizione corretta potesse uscire nuda e cruda su qualche giornale senza la sua esegesi o sintesi maliziosa, ha messo le mani avanti: «Nessuno può escludere, visto il clima che si è creato di attacco all' inchiesta, che ci sia una "manina" pronta a far filtrare parte degli atti proprio per avvelenare ulteriormente il clima».
MAURIZIO LUPI
In sostanza quando il Corriere pubblica un' intercettazione apocrifa è giornalismo investigativo, se, invece, la conversazione doc dovesse finire su un altro quotidiano allora ci troveremmo di fronte a un complotto contro la Procura. La cosa divertente è che sul Messaggero, uno degli altri due giornali che ha sparato «il virgolettato che non c' è», hanno ipotizzato che ad aver interesse a rendere pubbliche le carte giudiziarie possa essere «quella parte del governo che non vuole rimuovere il caso Siri»: «È probabile che lo stesso premier Giuseppe Conte chieda al sottosegretario di potere avere accesso agli atti che lo riguardano.
GIUSEPPE CONTE ARMANDO SIRI
E i documenti potrebbero cominciare a circolare» ha scritto il quotidiano della capitale. Insomma da una parte sostengono che a veicolare gli atti della Procura sui giornali potrebbero essere i nemici dell' inchiesta, dall' altra i suoi tifosi. La realtà è che le uniche manine che hanno operato in questa vicenda sono quelle che hanno manipolato l' intercettazione autentica, spacciandola ai lettori come una condanna definitiva. Ma di chi è la colpa? È stato un inquirente a indurre in errore i giornalisti di Corriere, Repubblica e Messaggero, propinandogli una mezza patacca, oppure i cronisti hanno rielaborato liberamente una frase generica di un pm o di un investigatore, schiaffandola poi tra virgolette, come se fossero le vive parole di Arata? Tra poco avremo tutte le risposte. Fonte: qui