Una serata estiva in discoteca, terminata in una lussuosa villa di Porto Cervo. Qui, al momento è l' unica cosa certa, si consuma un rapporto sessuale di gruppo, fra una ragazza e quattro coetanei, che si erano incontrati nel locale. Secondo ciò che racconta lei, modella di origini scandinave, vent' anni ancora da compiere, si sarebbe trattato di uno stupro, forse avvenuto al termine di una notte di eccessi alcolici.
Nella versione dei quattro giovani - tutti figli di imprenditori, medici e professionisti della Genova bene - il rapporto è stato consenziente. Il teatro della vicenda è la residenza estiva di Beppe Grillo, in Costa Smeralda: uno dei giovani indagati per violenza sessuale di gruppo è infatti Ciro, 19 anni, figlio del comico fondatore del Movimento Cinque Stelle, e campione italiano di savate. Insieme a lui sono coinvolti tre amici genovesi, in Sardegna per passare le vacanze: Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria. I quattro giovani ieri sono stati interrogati per ore dal magistrato Laura Bassani, pubblico ministero della Procura di Tempio Pausania, titolare del fascicolo.
BEPPE GRILLO
Nei giorni scorsi i carabinieri di Milano li hanno perquisiti, alla ricerca di indizi che confermassero la versione fornita dalla vittima. Gli investigatori hanno acquisito tutti i cellulari, alla ricerca di messaggi che facciano luce sui rapporti con la ragazza, e, soprattutto, hanno acquisito un video, al momento la prova più importante dell' inchiesta. Dal filmato, recuperato in uno dei cellulari, emergerebbero una ripresa integrale del rapporto sessuale.
La sua interpretazione, tuttavia, non è univoca. Per la vittima dimostrerebbe la violenza, per gli avvocati difensori il contrario, e cioè che la ragazza era consenziente. Le audizioni sono durate tutto il giorno. Gli inquirenti hanno interrogato i quattro studenti (assistiti dagli avvocati Paolo Costa, Enrico Grillo, Ernesto Monteverde, Romano Raimondo, Gennaro Velle), con l' obiettivo di confrontare le diverse versioni alla ricerca di concordanze o eventuali contraddizioni.
Denuncia dopo 10 giorni
I giovani si sono difesi negando ogni addebito. E i legali hanno messo in luce alcune debolezze del racconto fornito dalla ragazza alle forze dell' ordine. Tre su tutte: il ritardo della denuncia, presentata dalla modella al suo ritorno a Milano, una decina di giorni dopo i fatti; la continuazione della vacanza per un' altra settimana e la pubblicazione di foto del viaggio sui social network, anche dopo che si sarebbe consumata la presunta violenza sessuale; alcuni messaggi al vaglio degli investigatori.
PORTO CERVO
Il 16 luglio
I fatti risalgono al 16 luglio.
Una decina di giorni dopo quella serata, la giovane si presenta dai carabinieri di Milano e in una clinica lombarda.Racconta l' incontro con i ragazzi, conosciuti in una delle discoteche più note della zona, e la proposta di continuare la festa nella casa di uno di loro, poco lontano. In un primo momento si sarebbe appartata con uno dei quattro; successivamente si sarebbero aggiunti gli altri tre. E il rapporto sarebbe avvenuto contro la sua volontà.
La versione difensiva contesta questa resoconto: la modella, raccontano i quattro ragazzi, sarebbe ritornata a casa dopo quella notte, senza esprimere alcun disappunto; anzi, secondo uno di loro, avrebbe ringraziato per la serata trascorsa. Una ricostruzione che troverebbe parziale conferma nella continuazione del soggiorno da parte della ragazza e della pubblicazione delle foto di altre serate, una delle quali al Billionaire. La denuncia, stando all' interpretazione difensiva, sarebbe pretestuosa.
BEPPE GRILLO
Fra gli elementi al vaglio degli investigatori non c' è solo il video, ma anche lo stato della ragazza: c' è stato o meno un abuso di alcol o droghe? L' inchiesta si muove in un confine molto labile, che non riguarda solo l' accertamento del consenso al rapporto sessuale, ma anche un eventuale stato di minorata difesa. Legato alla predominanza fisica e numerica dei quattro ragazzi o, eventualmente, allo stato psicofisico alterato della ragazza.
PUR DI RICACCIARE SALVINI ALL'INFERNO, E MANTENERE LE POLTRONE, BEPPE-MAO APRE ALL'ALLEANZA CON IL PD RENZISTA: "ALTRO CHE ELEZIONI! SALVIAMO IL PAESE DAL RESTYLING IN GRIGIOVERDE DELL'ESTABLISHMENT"
L'ULTIMA BATTAGLIA DEI GRILLINI: " ATTACCARSI CON OGNI SCUSA ALLE POLTRONE!"
Mi eleverò per salvare l'Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo. Un complesso di Edipo in avvitamento che è soltanto un'illusione. Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile". Lo scrive Beppe Grillo(LEVATEGLI IL VINO!!!!) sul blog.
"Il mondo politico europeo ha un "punto fisso rispetto alle stelle": il M5S è biodegradabile(ma si ancora alle poltrone come le cozze agli scogli!!!), e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire? Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilita' con l'essere dei kamikaze".
(LaPresse) - "Il mondo politico europeo ha un 'punto fisso rispetto alle stelle': il MoVimento 5 Stelle è biodegradabile, e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. Perchè non sanno neppure cosa significhi biodegradabile. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire?".
Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog. Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilità con l’essere dei kamikaze. Noi ci muoviamo sinuosi nel mondo e i nostri nemici pregano che la coerenza, solo la nostra, sia una sorta di colonna vertebrale di cristallo: 'non vi preoccupate… sono talmente coerenti che si spezzano piuttosto che sopravvivere!' Questo pensano, pure molti sprovveduti al nostro interno", aggiunge.
MATTEO SALVINI A TERMOLI
Grillo: Salvare Paese da restyling establishment, altro che elezioni-2-
Roma, 10 ago. (LaPresse) - "Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile", dice ancora.
Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle.
LUIGINO GONGOLA DOPO LE PAROLE DI GRILLO, CHE HA APERTO ALLA POSSIBILITÀ DI FARE NUOVE ALLEANZE E NON ANDARE A ELEZIONI: “IL VERO CAMBIAMENTO È IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI. LE VERE ELEZIONI SI FANNO CON 345 POLTRONE IN MENO”.
E LUI INCATENATO ALLA SUA, PER EVITARE DI TORNARE DISOCCUPATO…
Di Maio: Beppe Grillo è con noi, vero cambiamento è taglio poltrone
(LaPresse) - "Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno. Serve cambiare. E subito!". Così Luigi Di Maio su facebook postando l'articolo pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog.
LUIGI DI MAIO & MATTEO RENZI IN "I NUOVI PALLONARI" By CAMBIAMENTO A 5 STELLE
Il "piano Ursula von der Leyen" che farebbe evitare le elezioni
L'unico modo per non tornare alle urne è una convergenza tra i tre partiti che hanno sostenuto la nomina di Von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea: M5s, Forza Italia e Pd (dove a dare le carte non sarebbe Zingaretti ma Renzi, che controlla ancora i gruppi parlamentari). Uno scenario non impossibile ma che potrebbe dare ulteriore impulso alla campagna elettorale di Salvini.
Lo scenario più probabile, dopo la decisione diMatteo Salvini di staccare la spina al governo Conte, rimane quella delle elezioni anticipate. Si affaccia però, sullo sfondo, un’alternativa che, allineando alcuni interessi, potrebbe costituire un’opzione B in grado di prolungarel’attuale legislatura, evitando il voto a ottobre.
Perché "Ursula"?
Intendiamo qui con "piano Ursula" un’ipotesi di convergenza dei tre partiti – o di loro settori, come vedremo – che a livello europeo hanno sostenuto la nomina di Ursula von der Leyena presidente della Commissione Ue. Vale a dire Pd, Movimento 5 Stelle e Forza Italia.
Il Pd
Partendo dal Pd, non si può non notare la cautela di Matteo Renzi, che in queste ore sembra sostenere con forza la parlamentarizzazione della crisi, rifiutando ogni accelerazione salviniana verso le urne anticipate. In questo scenario, porzioni rilevanti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico potrebbero avere l’interesse a posticipare elezioni in cui non solo il Pd probabilmente finirebbe nuovamente all’opposizione, ma in cui soprattutto le liste dei candidati del partito sarebbero messe a punto dal segretario Nicola Zingaretti. I gruppi parlamentari oggi sono ancora in larga parte espressione della ex maggioranza renziana e l’incentivo a prolungare la legislatura evitando il ‘turnover’ zingarettiano sembra rilevante.
D’altra parte, una soluzione parlamentare alla crisi potrebbe essere giustificata politicamente dal primo partito del centrosinistra come un "cordone sanitario" per contenere il pericolo di un Salvini al governo da solo, potenzialmente con una maggioranza schiacciante. Ciò che non fa gioco a Zingaretti (che infatti sostiene con forza la necessità di voto anticipato) potrebbe insomma far gioco a Renzi e a molti degli attuali deputati e senatori democratici. E se il "piano Ursula" prendesse slancio, potremmo registrare una replica del 2011, quando Bersani inizialmente invocò le elezioni anticipate ma si convinse poi a sostenere il governo Monti caldeggiato dal presidente Napolitano.
Il M5S
Venendo al Movimento 5 Stelle, questi 14 mesi di governo hanno messo in evidenza che il M5S punta a evitare con ogni mezzo l’eventualità di elezioni anticipate. L’attuale rappresentanza parlamentare (323 tra deputati e senatori) verrebbe plausibilmente almeno dimezzata e gran parte degli eletti cinquestelle avrebbe ben poche chance di rielezione. Di Maio ha già messo sul tavolo la questione del taglio dei parlamentari. Una misura che ha anche il pregio tattico di essere facilmente comunicabile, e molto coerente con il messaggio storico ‘anti-casta’ del Movimento.
Il sì definitivo alla riforma costituzionale che riduce i deputati a 400 e i senatori a 300 era stato calendarizzato per settembre. Ma attendere questo passaggio – anche anticipandolo ad agosto, come proposto oggi dal vicepremier del M5S – potrebbe giocare a favore dell’opzione Ursula, allungando i tempi di un appuntamento elettorale già molto “al limite” con le scadenze di politica economica di fine anno. Le date più probabili per elezioni anticipate in caso di rapido scioglimento delle Camere sono infatti tra il 20 ottobre e il 3 novembre, con una finestra temporale che renderebbe difficile approntare la legge di bilancio in tempo e favorirebbe la scivolosa ipotesi dell’esercizio provvisorio.
Forza Italia
Infine, Forza Italia. È difficile attendersi un’adesione generale del partito allo "schema Ursula", ma sembra ragionevole immaginare che molti tra i 166 attuali parlamentari azzurri (tanti eletti nei collegi uninominali con i voti anche di Lega e Fdi) abbiano motivo di preferire una continuazione della legislatura e possano dunque appoggiare soluzioni che evitino lo scenario di un voto anticipato con Salvini in chiara posizione di forza. Lo stesso Salvini sembra infatti intenzionato a correre da solo, sacrificando gli alleati di centrodestra e giocando tutte le sue fiches sul voto utile da destra.
Se oggi la Lega è circa al 37% secondo la Supermedia YouTrend/Agi, con una proiezione di 283 seggi alla Camera e 143 al Senato, è lecito attendersi che con qualche punto di ‘voto utile’ e un 40% circa dei voti Salvini potrebbe arrivare a 320-330 seggi alla Camera e 160-165 al Senato, cioè una maggioranza assoluta. Senza scartare l’ipotesi di accordi post-elettorali con Fratelli d’Italia o Forza Italia in caso di maggioranza risicata.
In questo schema, il partito di Berlusconi, al suo minimo storico nei sondaggi e lacerata da frizioni intestine, rischierebbe di fare la fine del vaso di coccio e molti dei suoi attuali eletti rischierebbero di non rientrare in Parlamento. È abbastanza perché qualcuno tra gli oltre 160 parlamentari di Fi possa immaginare un ‘soccorso responsabile’ allo schema Ursula?
I numeri in Parlamento
La "coalizione Ursula" potrebbe far gola anche ad alcuni parlamentari del gruppo misto (fuoriusciti ed esponenti di liste minori) che potrebbero preferire l’inerzia della continuità ai rischi dello scioglimento delle Camere.
Vediamo nel dettaglio i numeri: alla Camera il M5S è il primo gruppo, con 216 deputati; 111 sono quelli del Pd. La somma è 327, ovvero 11 seggi sopra al quorum di 316. Gli eletti di Forza Italia sono 104, quelli aderenti al gruppo misto 27. Anche immaginando corpose defezioni, sembra sussistere una base numerica.
Al Senato, dove i numeri sono più risicati, diventerebbe ancora più cruciale l’apporto eventuale di fuoriusciti da Fi o di pattuglie dal gruppo misto. La soglia di maggioranza è infatti a quota 158, ma sale a 161 conteggiando nel quorum i senatori a vita. Il M5S conta 107 senatori, il Pd 51 (la somma di Pd e 5S è proprio 158), Forza Italia 62 e ben 25 si trovano tra gruppo misto e gruppo degli autonomisti.
I rischi (e la legge elettorale)
Lo scenario Ursula si inserisce su una strada molto stretta. È uno sbocco improbabile, ma è ragionevolmente l’unica alternativa a imminenti elezioni anticipate. Perché lo schema Ursula si concretizzi è infatti necessario che qualcosa si sblocchi nei prossimi giorni, per evitare una crisi-lampo con scioglimento immediato (che non a caso è l’opzione invocata da Matteo Salvini). Inoltre, per ciascuno dei tre soggetti (Pd, M5S e Fi) non sarebbe semplice giustificare agli occhi del proprio elettorato una scelta del genere, a meno che l’iniziativa non appaia favorita dal Quirinale (e Sergio Mattarella sembra fin qui aver adottato un approccio meno interventista del suo predecessore).
Si aggiunga che comunque il taglio dei parlamentari, se approvato, metterebbe a rischio la rielezione di molti. Soprattutto, è probabile che se l’evoluzione della crisi si indirizzasse verso una "conventio ad excludendum"che metta all’opposizione il primo partito italiano (alle europee e nei sondaggi dell’ultimo anno), cioè la Lega, un comunicatore abile come Salvini potrebbe efficacemente cavalcare l’indignazione per una "manovra di palazzo", guadagnando ulteriori consensi. Proprio a questo punto del ragionamento si inserisce la carta decisiva, quella della legge elettorale.
Il Rosatellum, come illustrato qui con Salvatore Vassallo e Matteo Cavallaro, è infatti solo all’apparenza un sistema proporzionale. L’arma numero uno di Matteo Salvini, allo stato attuale, è data da quel 36% di seggi eletti con collegi uninominali che amplificherebbe significativamente la portata di una sua affermazione elettorale. Le simulazioni YouTrend certificano che con circa il 50% dei voti il centrodestra unito potrebbe conseguire ben il 67% dei seggi, e che con il 37% dei voti la Lega da sola potrebbe arrivare al 46% dei seggi. È l’effetto ‘disproporzionale’ del Rosatellum, prodotto dal grande distacco che oggi i sondaggi registrano tra la prima coalizione (il centrodestra, nelle sue varie possibili versioni) e la seconda (il centrosinistra). Un effetto disproporzionale mascherato, nel risultato del 4 marzo 2018, dalla peculiare distribuzione geografica del voto, con il centrodestra dominante al Nord e il 5 Stelle dominante al Sud, che hanno così finito per compensarsi a vicenda.
Se la coalizione Ursula immaginasse di rivedere la legge elettorale in senso proporzionale, smusserebbe l’arma oggi in mano a Salvini, a cui non basterebbe più il 37% e neanche il 40%, ma che dovrebbe plausibilmente avvicinarsi al 50% dei voti da solo. Si renderebbe così molto più difficile da conseguire un risultato elettorale netto e ‘monocolore’ come quello oggi ipotizzabile con il Rosatellum, favorendo invece un sistema politico più ‘consociativo’, punteggiato di alleanze e intese post-elettorali. Uno scenario che Matteo Salvini vuole evitare a ogni costo. Fonte: Agi
“GRILLO PRONTO A ELEVARSI PER SALVARE L’ITALIA DAI NUOVI BARBARI?
PASSATO IL SENSO DEL RIDICOLO, C’È LA CROCE VERDE”
MARCO BENEDETTO: "FOSSE VIVO GILBERTO GOVI, SOPRA L’ULTIMO DELIRIO DI GRILLO, CI COSTRUIREBBE UNA GAG, LA POLITICA GIUSTIFICA TUTTO, PER CARITÀ, MA C’È SEMPRE UN LIMITE. DI DANNI BEPPE NE HA GIÀ FATTI TANTI, ANZI TROPPI…"
Davanti all’ultimo delirio di Beppe Grillo, cosa avrebbe fatto un genovese di una volta? Avrebbe telefonato a una Croce Bianca, Verde, Azzurra che offrono assistenza e ambulanza da vari punti della Riviera che circonda Sant’Ilario. E avrebbero chiesto ai portantini di chiuderlo in luogo sicuro.
Rileggete le parole del blog di Grillo: “Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo”. Elevato, così si è auto definito Grillo da quando il figlio di Casaleggio lo ha emarginato, preferendogli Giggino Di Maio, quello che Grillo descriveva così: “Quando lo abbiamo preso, in provincia di Napoli, parlava come Bassolino. Io gli dicevo: Luigi come va? E lui: O nun me romp u cazz”.
GRILLO NO TAV
Fosse vivo Gilberto Govi, il comico genovese che Grillo non è mai riuscito a emulare, ci costruirebbe una gag, tipo quella del manager. Il nipote faceva il ciclista e aveva un manager. Govi gli chiede: “E questo chi o l’é?”. “O mae menagger”. “Menagger? E ti ti vae con un coscì?”. Pensate i giochi di parole, i doppi sensi, le battute che Enrico Bassano avrebbe potuto mettere a disposizione di Govi. Invece, cosa strabiliante, nessuno sembra fare una piega. Forse pensano che sia solo una battuta. Eppure di danni Grillo ne ha già fatti tanti, anzi troppi.
Ora siamo all’emergenza. Se si va alle elezioni il Movimento 5 stelle rischia una batosta biblica. Grillo è costretto a rimangiarsi i suoi anatemi. Ricordate quando inveiva sul Pd-meno-elle? Ora dicono le cronache, “al voto preferisce un accordo che, vista la situazione potrebbe essere solo con il Pd, magari con Renzi”.
La politica giustifica tutto, per carità, ma c’è sempre un limite. D’altra parte se pensate che al povero Papa Francesco sono arrivati a far dire che Salvini è come Hitler e la Lega è erede del partito nazista… Se il giovane Bergoglio avesse studiato un po’ meglio la storia europea invece di perdersi nella ammirazione del dittatore fascista Peron oggi si renderebbe conto che la base elettorale nazista e fascista è più simile a quella del Movimento 5 stelle che a quella della Lega.
DI MAIO SALVINI CONTE
Per anni Grillo ha diffuso e coltivato odio sociale, invidia dei fannulloni verso chi lavora, un nichilismo insensato in nome di una decrescita felice mal metabolizzata che ci vorrebbe far tornare al primo Medio Evo se non all’età della Pietra, la guerra ai vaccini.Nessuno mi toglie dalla testa che se Grillo non avesse scatenato il finimondo contro la Gronda di Genova (dando sponda ai miseri e fallimentari calcoli elettorali della sinistra), il ponte Morandi sarebbe stato chiuso in tempo per evitare la catastrofe. Invece un suo candidato sindaco arrivò a dire che l’ipotesi di un collasso del Ponte Morandi era una “favoletta” messa in giro per spingere la soluzione della Gronda. Era il 2013.
MARCO BENEDETTO
La pericolosità dell’ideologia grillina è stata confermata nell’ultimo anno dal Governo guidato da Giuseppe Conte. Hanno votato alcune leggi di pura demagogia per rafforzare la loro base elettorale nel Meridione, come il reddito di cittadinanza.E non sono stati nemmeno capaci di fare le cose per bene. Ora, la crisi di Governo è stata annunciata anche se non formalmente aperta. Ma lo sarà davvero? Fate un po’ i conti: stando ai sondaggi, tutti i partiti tranne Lega, FdI e Pd perderebbero metà dei seggi, ma nel Pd dove in Parlamento domina Renzi, le nuove liste saranno da pulizia etnica. Perché Renzi e i suoi dovrebbe immolarsi? E con lui i 5 stelle. E Berlusconi poi? Come fa a fidarsi di Salvini? Forse nemmeno se gli promettesse di chiudere la Rai e fare di Mediaset la sola rete nazionale italiana,
BEPPE GRILLO
Eppure, di fronte al problema di fondo, la burocrazia che stritola l’Italia, le tasse (concentrate su pochi) che la affondano, tutto quello che sa proporre Di Maio come misura qualificante è la riduzione del numero dei parlamentari. In Italia, dove si legifera su tutto, anche sulla lunghezza del collare dei cani, senza un organico adeguato di Deputati e Senatori l’attività legislativa si incaglierà del tutto.
DI MAIO GRILLO CASALEGGIO
Certo sarebbe meglio snellire le procedure, escludere il Senato dal processo legislativo, magari non alla maniera arronzata nel bar del borgo sull’Arno che voleva Renzi, piuttosto con una definizione di ruoli come negli Usa. Ma i 5 stelle il Senato hanno lottato per conservarlo e per conservare l’attuale complesso iter legislativo. A loro, in nome dell’odio sociale che è il loro carburante, preme togliere qualche stipendio sopra i mille euro.Ecco perché i sondaggi anticipano la giusta disgregazione elettorale del Movimento.
GRILLO DI MAIO DI BATTISTA
Che poi il Pd vada dietro a Di Maio, riesumando il sogno di Bersani, è segno che la tabe è rimasta ben radicata, come un virus maligno, nel cervello della auto proclamata sinistra. Di fronte all’emergenza, hanno riesumato anche Beppe Grillo. I genovesi una volta amavano definirsi così:
“Strinzo i denti, riso raeo, son zeneize, parlo ciaeo” (Stringo i denti, rido poco, sono genovese, parlo chiaro). Forse è il momento che riesumino il loro mantra. E prendano le Pagine Gialle nazionali, forse il male è molto più diffuso.
Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini
Quella di Matteo Salvini è una mossa disperata, ma l’unica possibile: il leader della Lega ha capito che sarebbe stato stritolato entro fine anno. «E’ stato isolato dai 5 Stelle, che hanno votato in modo nazista Ursula von der Leyen, candidata del potere Ue, ed è spaventato dall’inchiesta sul Russiagate: un imprenditore italiano in Russia lo ha tradito, raccontando che gli incontri a Mosca erano stati più d’uno».
Ancora una volta Gianfranco Carpeoro, massone, già a capo del “rito scozzese” italiano e con salde relazioni tra i piani alti della massoneria progressista europea, offre clamorose rivelazioni sulla crisi italiana. La scorsa estate aveva svelato la manovra francese, condotta con la collaborazione di Napolitano e Berlusconi per sbarrare l’accesso a Marcello Foa alla presidenza della Rai: denuncia che di fatto ha “smontato” il complotto, aiutando Foa. Ora, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, Carpeoro afferma: «L’unica possibilità per Salvini è che riesca a mobilitare gli italiani, riempiendo le piazze per reclamare le elezioni. E’ una corsa contro il tempo: se non ce la fa, è finito. Ha contro Berlusconi, che rappresenta poteri forti. E ha contro Grillo, che salì sul Britannia e deve riconoscenza a quell’establishment». Salvini ha contro anche Renzi, a cui quegli stessi ambienti (supermassonici reazionari, in contatto con Berlusconi e Grillo) hanno fatto una promessa: «Gli daranno una chance per tornare in campo, se riuscirà a evitare le elezioni». E Zingaretti? «E’ un altro agnello sacrificale, come Salvini».
Carpeoro non ha particolare simpatia per il leader della Lega: «Non ha visione politica e vive solo di emergenze, così come Di Maio e lo stesso Renzi, il cui consenso esplose solo con gli 80 euro». Una qualità di Salvini? «L’intuito: ha compreso che la trappola attorno a lui era scattata: politica, mediatica, giudiziaria. E ha agito con una tempestività che ha spiazzato tutti: contavano di “friggerlo” lentamente, per farlo cadere entro la fine dell’anno». Perché il super-potere non si fida di Salvini? «Forse perché il suo consenso è stato così rapido, e perché l’uomo è capace di colpi di testa come quello che ha appena fatto. E forse, anche, perché non ha ancora trovato un “burattinaio” che lo gestisca». L’eminenza grigia leghista Giancarlo Giorgetti? «Ha grande esperienza, ma è leale con Salvini». Secondo Carpeoro, la partita è apertissima. Tenendo conto che Mattarella è notoriamente contrario alle elezioni anticipate, l’espediente decisivo per evitarle è quello architettato da Di Maio: «Il taglio dei parlamentari richiederebbe un iter di almeno 8 mesi, quindi comporterebbe la costituzione di un governo “istituzionale”». Attenzione: «Il candidato naturale è Giuseppe Conte, che ha anche dimostrato di avere gli attributi». Se invece lo spread dovesse precipitare, potrebbe emergere un governo più “tecnico”, fatalmente affidato a Mario Draghi: «A quel punto il governo durerebbe ben più di 8 mesi, dopodiché Draghi finirebbe al Quirinale: prima premier e poi presidente, come l’altro banchiere centrale Carlo Azeglio Ciampi».
Il tema di fondo? Infliggere all’Italia il massimo rigore previsto dalla cupola massonica reazionaria che ha in mano l’Ue. Minaccia formidabile: l’incubo dell’esercizio provvisorio e l’Iva al 25%. C’è puzza di finti “salvatori della patria” in arrivo: lo stesso Renzi (reduce dal Bilderberg) potrebbe appoggiare un governo Conte-bis insieme a Grillo, mentre per aggregare nell’operazione anche Berlusconi servirebbe Draghi. E se invece Salvini riuscisse a farsi appoggiare dal Cavaliere nella corsa verso le elezioni? «Sarebbe uguale, perché Berlusconi in cambio rinsalderebbe l’alleanza con la Lega allo scopo di “sterilizzare” Salvini, come chiede il potere oligarchico Ue». Unica via d’uscita: «Se vuole salvarsi, il leader della Lega deve battere tutti sul tempo – come ha iniziato a fare – ottenendo le elezioni. E può farcela solo se gli italiani riempiranno le piazze, ammesso che siano d’accordo con lui». Che l’euro-potere sia stato comunque colto in contropiede, secondo Carpeoro, lo conferma il silenzio della Germania, della Francia e delle autorità Ue. «A proposito: se il piano anti-Salvini vince, alla Commissione Europea perl’Italia andrà un personaggio il cui nome sorprenderà tutti», annuncia Carpeoro, senza però fornire dettagli: allude a Urbano Cairo, patron de “La7” e del “Corriere della Sera”?
«In questi giorni i telefoni sono caldissimi, perché la mossa di Salvini – accerchiato – ha colto tutti in contropiede», aggiunge Carpeoro. L’ex avvocato, dirigente milanese del Movimento Roosevelt e autore di saggi e romanzi di successo, fa nomi e cognomi degli uomini-chiave che starebbero allestendo la trappola per Salvini. In pole position c’è il politologo statunitense Michael Ledeen, vicino a Di Maio e a Renzi. Massone, esponente di Ur-Lodges reazionarie e membro del potente Jewish Institute, Ledeen è affiliato al B’nai B’rith, esclusiva massoneria israeliana contingua al Mossad. Da Parigi, collabora attivamente all’operazione-Salvini un altro supermassone oligarchico come Jacques Attali, mentore di Macron. «Ma non sentirete dichiarazioni, dall’Eliseo – aggiunge Carpeoro – perché i francesi non hanno ancora capito chi la vincerà, quest’ultima sfida italiana».
Sempre secondo Carpeoro, Salvini non può fidarsi nemmeno di Steve Bannon, già ideologo di Trump e del sovranismo europeo anti-Ue. Massone, Bannon è stato formato dai gesuiti alla Georgetown University. E’ stato il primo, nei giorni scorsi, ad annunciare l’imminente divorzio gialloverde: «Non perché stesse davvero con Salvini, ma solo perché sapeva quello che Salvini stava per fare». Bannon? «E’ in relazione con potenti massonerie reazionarie di segno diverso». Carpeoro non ha dubbi: è in arrivo l’ennesimo governo imposto dall’estero. «Solo gli elettori italiani, se lo vorranno, potranno salvare il leader della Lega». Il potere Ue lo vuole morto. E i suoi terminali nostrani – da Renzi a Grillo – sono pronti a “cucinarlo”. Fonte: qui
MARCO CANESTRARI, EX GRILLINO PENTITO E AUTORE DEL ''SISTEMA CASALEGGIO'':
''LA TATTICA È STATA INVENTATA DA GIANROBERTO: CERCARE MOVIMENTI ORGANIZZATI PER BATTAGLIE PERSE, MEGLIO SE FREQUENTATI DA GENTE POCO ISTRUITA E MANIPOLABILE. CONVINCERLI DI POTERLI AIUTARE RACCATTANDO VOTI CHE NESSUNO VOLEVA. E POI…''
Vi sono dei simpatici barzellettieri che spiegano come la #TAV sia la più grossa sconfitta del #m5s. È vero il contrario: è il suo più grande successo.
La tattica è stata inventata da Gianroberto Casaleggio ed è sempre la stessa da più di dieci anni. 1/n
NICOLA BIONDO MARCO CANESTRARI IL SISTEMA CASALEGGIO
Vi sono dei simpatici barzellettieri che spiegano come la #TAV sia la più grossa sconfitta del #m5s. È vero il contrario: è il suo più grande successo.
La tattica è stata inventata da Gianroberto Casaleggio ed è sempre la stessa da più di dieci anni.
Cercare movimenti organizzati per battaglie perse, meglio se frequentati da gente poco istruita e facilmente manipolabile, e convincerli di poterli aiutare raccattando voti che nessuno voleva. Ovviamente non sarebbero mai riusciti a mantenere le promesse, ma no problem.
Quei voti erano solo un catalizzatore. La massa di consenso è arrivata dopo, e a nessuno più frega nulla di quelle battaglie o presunte tali. Ora l’obiettivo è stare al potere più a lungo, in ogni modo: dal governo col coprofago al mandato zero e altre simili puttanate.
In breve, contava sedersi al tavolo per spartirsi la torta. Chi si è preso un pezzo di Chigi, chi la presidenza di Montecitorio, chi indirettamente i soldi del MISE tramite le consulenze a certe piccole aziende milanesi.
Per uno sgabello al tavolo il pizzo è di 300€/mese al grande capo, al boss. Con quei soldi un po’ tiene in piedi l’ufficio di collocamento per mentecatti, un po’ si autocolloca, per par condicio. Questo è il #SistemaCasaleggio
Geniale e spassosa l’analisi di Paolo Mieli sulle pulsioni interne al Movimento 5 Stelle dopo la disfatta elettorale a “tornare allo spirito delle origini” : lo paragona al movimento del reverendo Jones, guru e fondatore della setta People’s Temple , che il 12 novembre 1978, convinse i suoi 909 adepti a suicidarsi in massa. Col cianuro.
Era successo che un deputato del Congresso, Leo Ryan, aveva visitato il gruppo che per ordine del guru s’era ritirato nella giungla della Guyana, e ne aveva scoperto le sopraffazioni totalitarie e il dominio psichico aberrante che il “reverendo” – che adottava una forma di marxismo mentale di sua invenzione – esercitava sui suoi poveri fedeli. Jones aveva fatto uccidere Ryan; ma sentendo che ormai il mondo esterno aveva gettato uno sguardo impuro sulla sua società perfetta di fanatici soggiogati, insegnò loro che occorreva “difendersi dall’invasione del male” con il suicidio di massa.
A Beppe Grillo, che una volta era un comico, non sfuggirà il ridicolo di questa evocazione sinistra: de te fabula narratur.
Il reverendo Jones aveva composto un inno che fece cantare ai suoi soggiogati quando il gruppo ricevette la visita dell’ambasciatore sovietico della Guyana (allora una dittatura guevarista): «Siamo comunisti. Siamo comunisti oggi. Siamo comunisti oggi e ne siamo felici».
Abbiamo una idea dell’inno che il reverendo Beppe farà cantare ai suoi?“NO-TAV, No-ILVA; No-Gas! no-Autostrade, Onestà, Onestà, Onestà!”, “Crescita zero! Chiudere tutte le fabbriche!”.
E ciò gli farà forse recuperare i milioni di voti che hanno perso nei primi mesi di governo? Palesemente no. La pulsione del ritorno alle origini è un puro intento suicida.
Finisce regolarmente così nelle sette di un certo tipo: è accaduto a Waco (1993), e a quelli del Tempio Solare: 75 adepti, psico-dipendenti da un guru belga di nome Luc Journet, si uccisero vicendevolmente fra la Svizzera e la Francia e il Canada nel nell’ottobre 1994.
“L’intrusione del male” nella setta (gnostica, neotemplare, apocalittica), s’era manifestata poche settimane prima nella polizia elvetica, che voleva sapere come mai quelli avessero ucciso un neonato (vi era entrato lo spirito di Satana); questa infezione della volgarità alla purezza (Onestà! Onestà!”) ostacolava ormai il programma concretissimo del gruppo, che consisteva nel combattere il malvagio potere di questo mondo – concentrato nella Massoneria, Vaticano, Opus Dei e nel governo del Québec – deponendo questo corpo, piombo alchemico dal trasformare in oro, per rivestire il corpo solare e unirsi ai Maestri che avevano lasciato la Terra negli anni ’30, sapendo prossima l’Apocalisse, per cominciare una vita purissima su Giove o su Sirio, dove non ci sono acciaierie inquinanti né bisogno di treni per Lione.
Ciascuno capisce la perfetta razionalità di questo programma di purificazione. Alcuni degli adepti, che faticavano a capirlo perché meno evoluti, furono caritatevolmente “aiutati” a deporre il corpo dagli altri, i più illuminati e consapevoli.
Una delle sopravvissute, tale Madame Paulais, stupì i giornalisti difendendo gli insegnamenti del guru con queste parole: «Ho appreso un’ igiene di vita giusta e felice. Mi ha aiutato a prendere coscienza della realtà del presente, di questo mondo che va ineluttabilmente verso l’ autodistruzione. In cima alla piramide del potere c’ è qualche famiglia, la Massoneria, l’ Opus Dei, il Vaticano..».
E’ il tipo di risposta, con variazioni di toni, tra sprezzante, adirata con aria di sufficienza che si può ottenere da ogni militante attivista grillino. Una igiene di vita giusta e felice, l’onestà assoluta in politica espellendo tutti quelli di cui qualcuno si vanta al telefono di voler pagare 30 mila euro a un senatore per ottenere una legge a suo favore (che non ottiene), l’aria purificata dai fumi industriali, un Meridione che campa di coltivazione di cozze col reddito di cittadinanza e il riciclaggio della rumenta: chiunque obietti è trattato col disprezzo che si deve a un disonesto che serve interessi ripugnanti, o pazzo pericoloso, da eliminare – con l’aiuto del trojan e dei procuratori, purissimi esecutori dell’Onestà.
Perfettamente razionale.
Perché tutto è perfettamente razionale. Quando il Movimento, nella UE, chiede prima di entrare nell’ALDE di Verhofstadt ultra pro-euroe pro-ue – ricevendone un rifiuto, e adesso chiede di entrare nel “Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke” (quella che gestisce la Sea Watch) ricevendone altrettanto rifiuto – e rifiutandosi insomma il movimento di allearsi con gli altri sovranisti e populisti – , è in perfetta coerenza con l’idea delle Origini 5 Stelle. Chi non lo capisce va eliminato. C’è solo da ringraziare che l’eliminazione non sia ancora fisica, non avendo i grillini il potere totale sull’Italia che sperano di riconquistare con Ritorno al Messaggio Originario.
Il punto, suggerisce Mieli, è che quale sia il Messaggio Originario non fa unanimità nel movimento stesso:
sembrano dimostrarlo “la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S. Fico che attacca il governo sulla questione dei migranti, su Regeni, su tutto – identificandosi con la Sinistra più anti-salvinaiana ma anche più anti-grillina, è il vero interprete delle Origini? “Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico”, che dovrebbero essere i due capi-corrente dell’opposizione interna. Varie donne senatrici non fanno che esprimere dissenso dalla linea di Di Maio; che si precipita a Taranto per cambiare i patti sottoscritti con Arcelor allo scopo di obbedire alla Idea dell’Origine, che notoriamente era quella di chiuderla e mettere le migliaia di operai a coltivare mitili .
Il rischio è che facciano mancare al loro stesso governo la maggioranza, e portare alla fine anticipata della legislatura, che “aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati”.
Cosa tuttavia meno probabile di quel che appare, dato che secondo le ultime notizie Salvini detesta Giorgia Meloni, la teme perché non è riuscito a inglobare il suo elettorato – alle europee sono cresciuti entrambi i partiti – ed è per colpa sua, perché effettivamente ha spostato la Lega sullo stesso terreno dell’ex MSI: dove la Meloni può proporre l’affondamento della Sea Watch e Salvini no – il che è un bel guaio.
La cosa che rischia di venir dopo la crisi per suicido di massa del Grillismo ordinato da Beppe Grillo, è il governo Draghi-Giorgetti. O magari, anche peggio, Mario Draghi come “l’italiano” alla Commissione UE – qualcuno adombra persino il Capo, sulla poltrona di Druncker – dove avrebbe ancor più potere di un capo di governo italiota, non essendo soggetto ai cambiamenti d’umore della “democrazia”. Il vile affarista sta facendo le sue abili mosse, e sta piacendo sempre più all’ala realista dei leghisti, esasperati dai progetti anti-crescita e anti-industria degli alleati. Con le sue ultime asserzioni ha fatto calare lo spread, regalando mesi di respiro. Conte lo vedrebbe bene nella Commissione UE; e chi potrebbe dire di no? Un personaggio di tale prestigio. Il suo scopo è salvare l’euro dai tedeschi: a questo scopo, ci farà versare le cinquantine di miliardi che servono. Altri anni di torchia per il bene della Moneta, per tornare all’Origine della loro idea di Europa Unita. A fondo perduto, perché i tedeschi hanno già deciso di uscirne.
Il punto è che i fondatori delle sette non possono capire che il problema, quello che fa perder voti, adepti, senatori e governi, o condanna interi popoli al suicidio (come nel caso dell’euro), non è “l’allontanamento” dalla Idea Originaria, ma l’Idea Originaria in sé.
Godetevi qui l’articolo di Paolo Mieli:
Dicono di voler tornare ai tempi antichi, ma nel nome del recupero dello «spirito delle origini» potrebbero fare la fine dei discepoli di Jonestown
Negli anni Settanta la setta dei People’s Temple conobbe grandi fortune in parte degli Stati Uniti. Improvvisamente, il 12 novembre 1978, a Jonestown in Guyana, il reverendo Jim Jones che di quella congregazione era il capo, convinse 909 suoi discepoli a suicidarsi in massa. Perché? Era accaduto che un deputato del Congresso, Leo Ryan, incuriosito per il fatto che Jones e i suoi si fossero trasferiti nella giungla della Guyana, aveva indagato scoprendo che l’esercizio del potere all’interno della comunità si era assai discostato dalle promesse iniziali, al punto da produrre «comportamenti irresponsabili, distruttivi» e notevoli abusi. Ryan era stato ucciso prima di poter rivelare al mondo quel che aveva visto — anche se aveva fatto in tempo a confidarne l’essenziale ad alcuni giornalisti — e Jones pensò che fosse necessario tornare allo «spirito degli inizi» e che, per «difendersi dall’invasione del male», servisse quel genere di catarsi. Persuase i suoi adepti a ingerire del cianuro, si uccise lui stesso (sparandosi) e ritenne che in quel modo il suo progetto fosse salvo. A torto. L’America commentò l’episodio con raccapriccio.
In piccolo qualcosa del genere (ancorché, ovviamente, di tipo diverso) sta accadendo qui in Italia. A Venaria Reale, comune piemontese, il pentastellato Roberto Falcone che aveva trionfato nella corsa a sindaco del 2015 con il 70 per cento dei voti, in anticipo di un anno sul successo torinese di Chiara Appendino, ha gettato la spugna.
Tre giorni fa – dieci mesi prima della regolare scadenza del mandato – è stato costretto a dimettersi a causa (parole sue) «del reiterarsi di atteggiamenti e comportamenti irresponsabili e distruttivi» della maggioranza. Maggioranza composta, beninteso, da suoi compagni di partito. Molti dei quali, secondo Falcone, affetti da «protagonismo»: la capogruppo Raffaela Cantella che aveva sbattuto la porta già nel 2017; il vicesindaco nonché assessore al Bilancio Angelo Castagno (dimessosi a maggio); il Presidente del Consiglio comunale Andrea Accorsi con i consiglieri Luca Stasi, Rosa Antico e Giovanni Battafarano che hanno fatto mancare il voto per la variazione di bilancio e se ne sono andati dalla compagine grillina (poco prima di essere espulsi). Mancava la «democrazia interna», si è giustificato Stasi. Può darsi che i ribelli avessero ragione, che Falcone si sia lasciato andare ad un atteggiamento ducesco. Ma è quasi inspiegabile come e perché abbia deciso di «suicidarsi» dal momento che è assai improbabile possa, a breve, tornare alla guida di Venaria. E non può essere una coincidenza che un episodio del genere sia accaduto nel momento in cui in tutta Italia il movimento appare terremotato.
Tali scosse telluriche – la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S, qualche roboante presa di posizione del Presidente della Camera Roberto Fico - annunciano per il Movimento Cinque Stelle una strana stagione. Strana e decisiva per le sorti della legislatura, la cui fine anticipata aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati. Eppure una senatrice, Paola Nugnes, decide che è proprio questo il momento giusto per lasciare il M5S, due suoi colleghi di Palazzo Madama, Elena Fattori e Matteo Montero, che si danno ogni giorno minor cura di nascondere il proprio dissenso da Luigi Di Maio, talché la maggioranza necessaria al governo (161 voti) appare a rischio. Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico. E neppure tra i seguaci dei due c’è unanimità: Dalila Nesci, pur devota al Presidente della Camera, protesta contro le «elucubrazioni in pubblico» all’indomani di un’intervista a Repubblica del suo supposto capocorrente. Minimo comun denominatore in questo marasma è uno solo: tutti dicono di voler tornare ai tempi antichi. Sicché potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello «spirito delle origini», siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown.
Ma, reverendo Jones a parte, è realistico il ritorno al passato del M5S? A qualsiasi osservatore dell’attuale fase politica appare evidente che - ammesso sia possibile un’improvvisa, unanime riconversione dell’intero movimento agli stati d’animo dell’aprile 2008 - difficilmente i grillini ritroverebbero un elettorato disponibile a sorvolare sulla loro recente prova di governo. Quando andranno alle prossime elezioni politiche, siano esse tra qualche settimana, mese o anno, è su quel che hanno fatto (o non hanno fatto) nei ministeri che verranno giudicati.
Senza contare che – per evidenti motivi – la denuncia di un presunto inquinamento dello spirito rivoluzionario delle origini si rivelerebbe del tutto inefficace se non fosse accompagnata dall’accantonamento dei responsabili di tale misfatto (Di Maio? Ministri, sottosegretari, Presidenti di Commissione?) e alla «punizione» di chi lo ha reso possibile (Davide Casaleggio?).
Il ritorno ai tempi del V Day porrebbe poi il Movimento Cinque Stelle in contrasto con la componente «tecnica» del proprio governo (a cominciare dal Presidente del Consiglio) e in un rapporto non facile con i futuri possibili interlocutori della sinistra tutta. Forse, più agevole con la parte più radicale quella che (nell’intervista a Daniela Preziosi sul «manifesto» in cui proponeva nuovi modelli organizzativi) Stefano Fassina ha efficacemente ribattezzato «sinistra dell’1 per cento». Ma si tratta appunto di una frazione politica assai minoritaria. E dovrebbe dire qualcosa il fatto che – secondo quel che ha rivelato il quotidiano spagnolo El Diario - il Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke, abbia testé respinto la domanda di iscrizione del partito di Di Maio. Ancora più problematico – al di là delle esigenze tattiche su cui insistono Andrea Orlando, Goffredo Bettini, Elisabetta Gualmini e Gianni Cuperlo — apparirebbe il rapporto di un M5S «tornato alle origini» con la componente Pd di Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e forse persino quella raccolta attorno a Nicola Zingaretti. Talché tra qualche tempo potremmo constatare che Di Battista, Fico e gli altri irrequieti del M5S – al di là delle intenzioni – saranno passati alla storia per aver spalancato le porte a Salvini e averle chiuse a Zingaretti. Provocando nel loro movimento un suicidio collettivo come quello della Guyana. Involontariamente, a differenza del reverendo Jones.