sabato 29 giugno 2019

BEPPE GRILLO COME FONDATORE DEL TEMPIO SOLARE

Geniale e  spassosa   l’analisi di Paolo Mieli sulle pulsioni interne  al Movimento 5 Stelle dopo la disfatta elettorale a “tornare allo spirito delle origini” :  lo paragona al  movimento del reverendo Jones, guru e fondatore della setta People’s Temple ,  che il 12  novembre  1978,  convinse i suoi  909 adepti a  suicidarsi in  massa. Col cianuro.
Era successo che un deputato del Congresso, Leo Ryan, aveva visitato il gruppo che per ordine del guru s’era ritirato nella giungla della Guyana, e ne aveva scoperto  le sopraffazioni  totalitarie   e il dominio psichico aberrante  che il “reverendo” – che adottava una forma di marxismo  mentale   di sua invenzione  – esercitava  sui suoi poveri fedeli. Jones aveva fatto uccidere Ryan; ma sentendo che ormai il mondo esterno aveva gettato uno sguardo impuro   sulla sua società   perfetta di fanatici  soggiogati, insegnò loro che  occorreva “difendersi dall’invasione del male”   con il suicidio di massa.

A  Beppe Grillo, che una volta era un comico, non  sfuggirà il ridicolo di questa evocazione sinistra: de te fabula narratur. 

Il reverendo Jones aveva composto un inno che fece cantare ai suoi soggiogati quando il gruppo ricevette la visita dell’ambasciatore sovietico della Guyana  (allora una dittatura guevarista):  «Siamo comunisti. Siamo comunisti oggi. Siamo comunisti oggi e ne siamo felici».
Abbiamo una idea dell’inno che il reverendo Beppe farà cantare ai suoi?“NO-TAV, No-ILVA;  No-Gas! no-Autostrade,  Onestà, Onestà, Onestà!”, “Crescita zero! Chiudere tutte le fabbriche!”. 
E  ciò gli farà forse recuperare i milioni di voti  che hanno perso nei primi mesi di governo? Palesemente no.   La pulsione del  ritorno alle origini è un puro intento suicida.
Finisce regolarmente così nelle sette di un certo tipo:  è accaduto a Waco  (1993),  e a quelli del Tempio Solare:  75    adepti,  psico-dipendenti da un guru belga di nome Luc Journet, si uccisero  vicendevolmente  fra la Svizzera e la Francia  e il Canada  nel nell’ottobre 1994.
“L’intrusione del male” nella setta (gnostica, neotemplare, apocalittica),  s’era manifestata poche settimane prima nella polizia elvetica, che  voleva sapere come mai quelli avessero ucciso un  neonato  (vi era entrato lo spirito di Satana);   questa infezione della volgarità alla purezza (Onestà! Onestà!”)   ostacolava ormai il programma concretissimo del gruppo, che consisteva nel combattere il  malvagio  potere di questo mondo  –  concentrato nella Massoneria, Vaticano, Opus Dei e  nel governo del Québec –     deponendo  questo corpo, piombo alchemico dal trasformare in oro, per rivestire il corpo solare  e  unirsi ai Maestri che  avevano lasciato la Terra negli anni ’30, sapendo prossima l’Apocalisse,  per cominciare una vita purissima su Giove o su Sirio, dove non ci sono acciaierie inquinanti né bisogno di treni per Lione.
Ciascuno capisce  la perfetta razionalità  di questo programma di purificazione.  Alcuni degli adepti, che faticavano a capirlo perché meno evoluti, furono  caritatevolmente  “aiutati” a deporre il corpo dagli altri,  i più illuminati e consapevoli.
Una delle sopravvissute, tale Madame  Paulais, stupì i giornalisti difendendo gli insegnamenti del guru con queste parole:  «Ho appreso un’ igiene di vita giusta e felice. Mi ha aiutato a prendere coscienza della realtà del presente, di questo mondo che va ineluttabilmente verso l’ autodistruzione. In cima alla piramide del potere c’ è qualche famiglia, la Massoneria, l’ Opus Dei, il Vaticano..».
E’ il tipo di risposta, con variazioni di toni, tra sprezzante, adirata  con aria  di sufficienza che si può ottenere da ogni militante attivista grillino. Una igiene di vita giusta e felice, l’onestà assoluta in politica  espellendo tutti quelli di cui qualcuno si vanta al telefono di voler pagare 30 mila  euro  a un senatore  per ottenere una legge a suo favore (che non ottiene), l’aria purificata dai fumi industriali, un Meridione che campa  di coltivazione  di cozze  col reddito di cittadinanza  e il riciclaggio della rumenta:  chiunque obietti è trattato col disprezzo che si deve a un  disonesto che serve interessi   ripugnanti, o  pazzo pericoloso, da eliminare – con l’aiuto del trojan e dei procuratori,  purissimi  esecutori dell’Onestà.

Perfettamente razionale.

Perché  tutto è perfettamente razionale. Quando il Movimento, nella UE, chiede prima di entrare nell’ALDE  di Verhofstadt  ultra pro-euroe pro-ue –  ricevendone un rifiuto, e adesso  chiede di entrare nel “Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke” (quella che gestisce la Sea Watch) ricevendone altrettanto rifiuto  – e rifiutandosi insomma  il movimento di allearsi con gli altri sovranisti e populisti – ,  è  in perfetta coerenza con l’idea delle Origini 5 Stelle. Chi non lo capisce va eliminato. C’è solo da ringraziare che l’eliminazione  non sia ancora fisica, non avendo i grillini il potere totale sull’Italia che sperano di riconquistare con Ritorno al Messaggio Originario.
Il punto,  suggerisce Mieli, è che quale sia il Messaggio Originario non fa unanimità  nel movimento stesso:
sembrano dimostrarlo “la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S. Fico che  attacca il governo sulla questione dei migranti, su Regeni, su tutto  – identificandosi  con la Sinistra più anti-salvinaiana ma anche più anti-grillina,   è il vero interprete delle  Origini? “Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico”, che dovrebbero essere i due capi-corrente  dell’opposizione interna.  Varie donne senatrici non fanno che esprimere dissenso dalla linea di Di Maio; che si precipita a Taranto per  cambiare i patti sottoscritti con Arcelor  allo  scopo di obbedire alla Idea dell’Origine, che notoriamente era quella di chiuderla e mettere le migliaia di operai a coltivare mitili .
Il rischio è che facciano mancare al loro stesso governo la maggioranza,  e  portare alla fine anticipata della legislatura, che  “aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati”.
Cosa tuttavia meno probabile  di quel che appare, dato che secondo le ultime notizie Salvini detesta Giorgia Meloni, la teme perché non è riuscito a inglobare  il suo elettorato – alle europee sono cresciuti  entrambi i partiti –  ed  è  per colpa sua, perché effettivamente ha spostato la Lega sullo stesso terreno  dell’ex MSI: dove la Meloni può proporre l’affondamento della Sea Watch e Salvini no  – il  che è un bel guaio.
La  cosa che rischia di   venir  dopo la crisi per  suicido di massa del Grillismo ordinato da Beppe Grillo, è il governo Draghi-Giorgetti.  O magari, anche peggio, Mario Draghi come “l’italiano”   alla Commissione UE – qualcuno adombra persino il  Capo,  sulla poltrona di Druncker   – dove avrebbe ancor più potere di un capo di  governo italiota,  non essendo soggetto ai  cambiamenti d’umore della “democrazia”. Il vile affarista sta facendo le sue abili mosse, e sta piacendo sempre più all’ala realista dei leghisti, esasperati dai progetti anti-crescita e anti-industria degli alleati. Con le sue ultime asserzioni ha fatto calare lo spread,  regalando mesi di respiro. Conte lo vedrebbe bene nella Commissione UE; e chi potrebbe dire di no? Un personaggio di tale prestigio. Il suo scopo è salvare l’euro dai tedeschi: a questo scopo, ci farà versare le cinquantine di miliardi che servono.  Altri anni di torchia  per il bene della Moneta, per tornare all’Origine della  loro idea di Europa Unita. A fondo perduto, perché i tedeschi hanno già deciso di uscirne.
Il  punto è che i fondatori delle sette non possono capire che il problema, quello che fa perder voti, adepti, senatori e governi, o  condanna interi popoli al suicidio (come nel caso dell’euro), non è “l’allontanamento” dalla Idea Originaria, ma l’Idea Originaria in sé.
Godetevi qui l’articolo di Paolo Mieli:
Dicono di voler tornare ai tempi antichi, ma nel nome del recupero dello «spirito delle origini» potrebbero fare la fine dei discepoli di Jonestown
Negli anni Settanta la setta dei People’s Temple conobbe grandi fortune in parte degli Stati Uniti. Improvvisamente, il 12 novembre 1978, a Jonestown in Guyana, il reverendo Jim Jones che di quella congregazione era il capo, convinse 909 suoi discepoli a suicidarsi in massa. Perché? Era accaduto che un deputato del Congresso, Leo Ryan, incuriosito per il fatto che Jones e i suoi si fossero trasferiti nella giungla della Guyana, aveva indagato scoprendo che l’esercizio del potere all’interno della comunità si era assai discostato dalle promesse iniziali, al punto da produrre «comportamenti irresponsabili, distruttivi» e notevoli abusi. Ryan era stato ucciso prima di poter rivelare al mondo quel che aveva visto — anche se aveva fatto in tempo a confidarne l’essenziale ad alcuni giornalisti — e Jones pensò che fosse necessario tornare allo «spirito degli inizi» e che, per «difendersi dall’invasione del male», servisse quel genere di catarsi. Persuase i suoi adepti a ingerire del cianuro, si uccise lui stesso (sparandosi) e ritenne che in quel modo il suo progetto fosse salvo. A torto. L’America commentò l’episodio con raccapriccio.
In piccolo qualcosa del genere (ancorché, ovviamente, di tipo diverso) sta accadendo qui in Italia. A Venaria Reale, comune piemontese, il pentastellato Roberto Falcone che aveva trionfato nella corsa a sindaco del 2015 con il 70 per cento dei voti, in anticipo di un anno sul successo torinese di Chiara Appendino, ha gettato la spugna.
Tre giorni fa – dieci mesi prima della regolare scadenza del mandato – è stato costretto a dimettersi a causa (parole sue) «del reiterarsi di atteggiamenti e comportamenti irresponsabili e distruttivi» della maggioranza. Maggioranza composta, beninteso, da suoi compagni di partito. Molti dei quali, secondo Falcone, affetti da «protagonismo»: la capogruppo Raffaela Cantella che aveva sbattuto la porta già nel 2017; il vicesindaco nonché assessore al Bilancio Angelo Castagno (dimessosi a maggio); il Presidente del Consiglio comunale Andrea Accorsi con i consiglieri Luca Stasi, Rosa Antico e Giovanni Battafarano che hanno fatto mancare il voto per la variazione di bilancio e se ne sono andati dalla compagine grillina (poco prima di essere espulsi). Mancava la «democrazia interna», si è giustificato Stasi. Può darsi che i ribelli avessero ragione, che Falcone si sia lasciato andare ad un atteggiamento ducesco. Ma è quasi inspiegabile come e perché abbia deciso di «suicidarsi» dal momento che è assai improbabile possa, a breve, tornare alla guida di Venaria. E non può essere una coincidenza che un episodio del genere sia accaduto nel momento in cui in tutta Italia il movimento appare terremotato.
Tali scosse telluriche – la pubblicazione di un libro di Alessandro Di Battista assai polemico tra le righe con ministri e sottosegretari del M5S, qualche roboante presa di posizione del Presidente della Camera Roberto Fico - annunciano per il Movimento Cinque Stelle una strana stagione. Strana e decisiva per le sorti della legislatura, la cui fine anticipata aprirebbe la strada a Matteo Salvini e ai partiti di destra (in primis quello di Giorgia Meloni) a lui collegati. Eppure una senatrice, Paola Nugnes, decide che è proprio questo il momento giusto per lasciare il M5S, due suoi colleghi di Palazzo Madama, Elena Fattori e Matteo Montero, che si danno ogni giorno minor cura di nascondere il proprio dissenso da Luigi Di Maio, talché la maggioranza necessaria al governo (161 voti) appare a rischio. Non si può dire neanche che si stia stabilendo un asse tra Di Battista e Fico. E neppure tra i seguaci dei due c’è unanimità: Dalila Nesci, pur devota al Presidente della Camera, protesta contro le «elucubrazioni in pubblico» all’indomani di un’intervista a Repubblica del suo supposto capocorrente. Minimo comun denominatore in questo marasma è uno solo: tutti dicono di voler tornare ai tempi antichi. Sicché potrebbe accadere che, nel nome di un recupero dello «spirito delle origini», siano proprio i parlamentari Cinque Stelle a provocare un suicidio di massa come quello di Jonestown.
Ma, reverendo Jones a parte, è realistico il ritorno al passato del M5S? A qualsiasi osservatore dell’attuale fase politica appare evidente che - ammesso sia possibile un’improvvisa, unanime riconversione dell’intero movimento agli stati d’animo dell’aprile 2008 - difficilmente i grillini ritroverebbero un elettorato disponibile a sorvolare sulla loro recente prova di governo. Quando andranno alle prossime elezioni politiche, siano esse tra qualche settimana, mese o anno, è su quel che hanno fatto (o non hanno fatto) nei ministeri che verranno giudicati.
Senza contare che – per evidenti motivi – la denuncia di un presunto inquinamento dello spirito rivoluzionario delle origini si rivelerebbe del tutto inefficace se non fosse accompagnata dall’accantonamento dei responsabili di tale misfatto (Di Maio? Ministri, sottosegretari, Presidenti di Commissione?) e alla «punizione» di chi lo ha reso possibile (Davide Casaleggio?).
Il ritorno ai tempi del V Day porrebbe poi il Movimento Cinque Stelle in contrasto con la componente «tecnica» del proprio governo (a cominciare dal Presidente del Consiglio) e in un rapporto non facile con i futuri possibili interlocutori della sinistra tutta. Forse, più agevole con la parte più radicale quella che (nell’intervista a Daniela Preziosi sul «manifesto» in cui proponeva nuovi modelli organizzativi) Stefano Fassina ha efficacemente ribattezzato «sinistra dell’1 per cento». Ma si tratta appunto di una frazione politica assai minoritaria. E dovrebbe dire qualcosa il fatto che – secondo quel che ha rivelato il quotidiano spagnolo El Diario - il Gruppo dell’estrema sinistra europea di cui fanno parte lo spagnolo Podemos, il greco Syriza, France Insoumise di Jean Luc Mélenchon e la tedesca Die Linke, abbia testé respinto la domanda di iscrizione del partito di Di Maio. Ancora più problematico – al di là delle esigenze tattiche su cui insistono Andrea Orlando, Goffredo Bettini, Elisabetta Gualmini e Gianni Cuperlo — apparirebbe il rapporto di un M5S «tornato alle origini» con la componente Pd di Paolo Gentiloni, Carlo Calenda e forse persino quella raccolta attorno a Nicola Zingaretti. Talché tra qualche tempo potremmo constatare che Di Battista, Fico e gli altri irrequieti del M5S – al di là delle intenzioni – saranno passati alla storia per aver spalancato le porte a Salvini e averle chiuse a Zingaretti. Provocando nel loro movimento un suicidio collettivo come quello della Guyana. Involontariamente, a differenza del reverendo Jones.

Paolo Mieli

Il Reverendo Bep

(Noi,  qui, ridiamo per  non  piangere)
Fonte: qui


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