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domenica 11 agosto 2019

BEPPE GRILLO APRE AL "PALLONARO" RENZI: "SALVIAMO L'ITALIA DAI BARBARI!"


PUR DI RICACCIARE SALVINI ALL'INFERNO, E MANTENERE LE POLTRONE, BEPPE-MAO APRE ALL'ALLEANZA CON IL PD RENZISTA: "ALTRO CHE ELEZIONI! SALVIAMO IL PAESE DAL RESTYLING IN GRIGIOVERDE DELL'ESTABLISHMENT" 

L'ULTIMA BATTAGLIA DEI GRILLINI: " ATTACCARSI CON OGNI SCUSA ALLE POLTRONE!"

Mi eleverò per salvare l'Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo. Un complesso di Edipo in avvitamento che è soltanto un'illusione. Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile". Lo scrive Beppe Grillo(LEVATEGLI IL VINO!!!!) sul blog.

"Il mondo politico europeo ha un "punto fisso rispetto alle stelle": il M5S è biodegradabile(ma si ancora alle poltrone come le cozze agli scogli!!!), e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire? Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilita' con l'essere dei kamikaze".

(LaPresse) - "Il mondo politico europeo ha un 'punto fisso rispetto alle stelle': il MoVimento 5 Stelle è biodegradabile, e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. Perchè non sanno neppure cosa significhi biodegradabile. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire?".

Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog. Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilità con l’essere dei kamikaze. Noi ci muoviamo sinuosi nel mondo e i nostri nemici pregano che la coerenza, solo la nostra, sia una sorta di colonna vertebrale di cristallo: 'non vi preoccupate… sono talmente coerenti che si spezzano piuttosto che sopravvivere!' Questo pensano, pure molti sprovveduti al nostro interno", aggiunge.

matteo salvini a termoli 6MATTEO SALVINI A TERMOLI 
Grillo: Salvare Paese da restyling establishment, altro che elezioni-2-

Roma, 10 ago. (LaPresse) - "Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile", dice ancora.

Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle. 

Fonte: qui

DALLE STELLE ALLE STALLE 

LUIGINO GONGOLA DOPO LE PAROLE DI GRILLO, CHE HA APERTO ALLA POSSIBILITÀ DI FARE NUOVE ALLEANZE E NON ANDARE A ELEZIONI: “IL VERO CAMBIAMENTO È IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI. LE VERE ELEZIONI SI FANNO CON 345 POLTRONE IN MENO”. 
E LUI INCATENATO ALLA SUA, PER EVITARE DI TORNARE DISOCCUPATO…

Di Maio: Beppe Grillo è con noi, vero cambiamento è taglio poltrone
(LaPresse) - "Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno. Serve cambiare. E subito!". Così Luigi Di Maio su facebook postando l'articolo pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog.
LUIGI DI MAIO MATTEO RENZILUIGI DI MAIO & MATTEO RENZI IN "I NUOVI PALLONARI" By CAMBIAMENTO A 5 STELLE
Fonte: qui

















Il "piano Ursula von der Leyen" che farebbe evitare le elezioni

L'unico modo per non tornare alle urne è una convergenza tra i tre partiti che hanno sostenuto la nomina di Von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea: M5s, Forza Italia e Pd (dove a dare le carte non sarebbe Zingaretti ma Renzi, che controlla ancora i gruppi parlamentari). Uno scenario non impossibile ma che potrebbe dare ulteriore impulso alla campagna elettorale di Salvini.

Lo scenario più probabile, dopo la decisione di Matteo Salvini di staccare la spina al governo Conte, rimane quella delle elezioni anticipate. Si affaccia però, sullo sfondo, un’alternativa che, allineando alcuni interessi, potrebbe costituire un’opzione B in grado di prolungare l’attuale legislatura, evitando il voto a ottobre.


elezioni anticipate crisi governo

Perché "Ursula"?

Intendiamo qui con "piano Ursula" un’ipotesi di convergenza dei tre partiti – o di loro settori, come vedremo – che a livello europeo hanno sostenuto la nomina di Ursula von der Leyena presidente della Commissione Ue. Vale a dire Pd, Movimento 5 Stelle e Forza Italia.
  • Il Pd
Partendo dal Pd, non si può non notare la cautela di Matteo Renzi, che in queste ore sembra sostenere con forza la parlamentarizzazione della crisi, rifiutando ogni accelerazione salviniana verso le urne anticipate. In questo scenario, porzioni rilevanti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico potrebbero avere l’interesse a posticipare elezioni in cui non solo il Pd probabilmente finirebbe nuovamente all’opposizione, ma in cui soprattutto le liste dei candidati del partito sarebbero messe a punto dal segretario Nicola Zingaretti. I gruppi parlamentari oggi sono ancora in larga parte espressione della ex maggioranza renziana e l’incentivo a prolungare la legislatura evitando il ‘turnover’ zingarettiano sembra rilevante.
D’altra parte, una soluzione parlamentare alla crisi potrebbe essere giustificata politicamente dal primo partito del centrosinistra come un "cordone sanitario" per contenere il pericolo di un Salvini al governo da solo, potenzialmente con una maggioranza schiacciante. Ciò che non fa gioco a Zingaretti (che infatti sostiene con forza la necessità di voto anticipato) potrebbe insomma far gioco a Renzi e a molti degli attuali deputati e senatori democratici. E se il "piano Ursula" prendesse slancio, potremmo registrare una replica del 2011, quando Bersani inizialmente invocò le elezioni anticipate ma si convinse poi a sostenere il governo Monti caldeggiato dal presidente Napolitano.
  • Il M5S
Venendo al Movimento 5 Stelle, questi 14 mesi di governo hanno messo in evidenza che il M5S punta a evitare con ogni mezzo l’eventualità di elezioni anticipate. L’attuale rappresentanza parlamentare (323 tra deputati e senatori) verrebbe plausibilmente almeno dimezzata e gran parte degli eletti cinquestelle avrebbe ben poche chance di rielezione. Di Maio ha già messo sul tavolo la questione del taglio dei parlamentari. Una misura che ha anche il pregio tattico di essere facilmente comunicabile, e molto coerente con il messaggio storico ‘anti-casta’ del Movimento.
Il sì definitivo alla riforma costituzionale che riduce i deputati a 400 e i senatori a 300 era stato calendarizzato per settembre. Ma attendere questo passaggio – anche anticipandolo ad agosto, come proposto oggi dal vicepremier del M5S – potrebbe giocare a favore dell’opzione Ursula, allungando i tempi di un appuntamento elettorale già molto “al limite” con le scadenze di politica economica di fine anno. Le date più probabili per elezioni anticipate in caso di rapido scioglimento delle Camere sono infatti tra il 20 ottobre e il 3 novembre, con una finestra temporale che renderebbe difficile approntare la legge di bilancio in tempo e favorirebbe la scivolosa ipotesi dell’esercizio provvisorio.
  • Forza Italia
Infine, Forza Italia. È difficile attendersi un’adesione generale del partito allo "schema Ursula", ma sembra ragionevole immaginare che molti tra i 166 attuali parlamentari azzurri (tanti eletti nei collegi uninominali con i voti anche di Lega e Fdi) abbiano motivo di preferire una continuazione della legislatura e possano dunque appoggiare soluzioni che evitino lo scenario di un voto anticipato con Salvini in chiara posizione di forza. Lo stesso Salvini sembra infatti intenzionato a correre da solo, sacrificando gli alleati di centrodestra e giocando tutte le sue fiches sul voto utile da destra.
Se oggi la Lega è circa al 37% secondo la Supermedia YouTrend/Agi, con una proiezione di 283 seggi alla Camera e 143 al Senato, è lecito attendersi che con qualche punto di ‘voto utile’ e un 40% circa dei voti Salvini potrebbe arrivare a 320-330 seggi alla Camera e 160-165 al Senato, cioè una maggioranza assoluta. Senza scartare l’ipotesi di accordi post-elettorali con Fratelli d’Italia o Forza Italia in caso di maggioranza risicata.
In questo schema, il partito di Berlusconi, al suo minimo storico nei sondaggi e lacerata da frizioni intestine, rischierebbe di fare la fine del vaso di coccio e molti dei suoi attuali eletti rischierebbero di non rientrare in Parlamento. È abbastanza perché qualcuno tra gli oltre 160 parlamentari di Fi possa immaginare un ‘soccorso responsabile’ allo schema Ursula?

I numeri in Parlamento

La "coalizione Ursula" potrebbe far gola anche ad alcuni parlamentari del gruppo misto (fuoriusciti ed esponenti di liste minori) che potrebbero preferire l’inerzia della continuità ai rischi dello scioglimento delle Camere.
Vediamo nel dettaglio i numeri: alla Camera il M5S è il primo gruppo, con 216 deputati; 111 sono quelli del Pd. La somma è 327, ovvero 11 seggi sopra al quorum di 316. Gli eletti di Forza Italia sono 104, quelli aderenti al gruppo misto 27. Anche immaginando corpose defezioni, sembra sussistere una base numerica.
Al Senato, dove i numeri sono più risicati, diventerebbe ancora più cruciale l’apporto eventuale di fuoriusciti da Fi o di pattuglie dal gruppo misto. La soglia di maggioranza è infatti a quota 158, ma sale a 161 conteggiando nel quorum i senatori a vita. Il M5S conta 107 senatori, il Pd 51 (la somma di Pd e 5S è proprio 158), Forza Italia 62 e ben 25 si trovano tra gruppo misto e gruppo degli autonomisti.

I rischi (e la legge elettorale)

Lo scenario Ursula si inserisce su una strada molto stretta. È uno sbocco improbabile, ma è ragionevolmente l’unica alternativa a imminenti elezioni anticipate. Perché lo schema Ursula si concretizzi è infatti necessario che qualcosa si sblocchi nei prossimi giorni, per evitare una crisi-lampo con scioglimento immediato (che non a caso è l’opzione invocata da Matteo Salvini). Inoltre, per ciascuno dei tre soggetti (Pd, M5S e Fi) non sarebbe semplice giustificare agli occhi del proprio elettorato una scelta del genere, a meno che l’iniziativa non appaia favorita dal Quirinale (e Sergio Mattarella sembra fin qui aver adottato un approccio meno interventista del suo predecessore).
Si aggiunga che comunque il taglio dei parlamentari, se approvato, metterebbe a rischio la rielezione di molti. Soprattutto, è probabile che se l’evoluzione della crisi si indirizzasse verso una "conventio ad excludendum"che metta all’opposizione il primo partito italiano (alle europee e nei sondaggi dell’ultimo anno), cioè la Lega, un comunicatore abile come Salvini potrebbe efficacemente cavalcare l’indignazione per una "manovra di palazzo", guadagnando ulteriori consensi. Proprio a questo punto del ragionamento si inserisce la carta decisiva, quella della legge elettorale.
Il Rosatellum, come illustrato qui con Salvatore Vassallo e Matteo Cavallaro, è infatti solo all’apparenza un sistema proporzionale. L’arma numero uno di Matteo Salvini, allo stato attuale, è data da quel 36% di seggi eletti con collegi uninominali che amplificherebbe significativamente la portata di una sua affermazione elettorale. Le simulazioni YouTrend certificano che con circa il 50% dei voti il centrodestra unito potrebbe conseguire ben il 67% dei seggi, e che con il 37% dei voti la Lega da sola potrebbe arrivare al 46% dei seggi. È l’effetto ‘disproporzionale’ del Rosatellum, prodotto dal grande distacco che oggi i sondaggi registrano tra la prima coalizione (il centrodestra, nelle sue varie possibili versioni) e la seconda (il centrosinistra). Un effetto disproporzionale mascherato, nel risultato del 4 marzo 2018, dalla peculiare distribuzione geografica del voto, con il centrodestra dominante al Nord e il 5 Stelle dominante al Sud, che hanno così finito per compensarsi a vicenda.
Se la coalizione Ursula immaginasse di rivedere la legge elettorale in senso proporzionale, smusserebbe l’arma oggi in mano a Salvini, a cui non basterebbe più il 37% e neanche il 40%, ma che dovrebbe plausibilmente avvicinarsi al 50% dei voti da solo. Si renderebbe così molto più difficile da conseguire un risultato elettorale netto e ‘monocolore’ come quello oggi ipotizzabile con il Rosatellum, favorendo invece un sistema politico più ‘consociativo’, punteggiato di alleanze e intese post-elettorali. Uno scenario che Matteo Salvini vuole evitare a ogni costo. Fonte: Agi

“GRILLO PRONTO A ELEVARSI PER SALVARE L’ITALIA DAI NUOVI BARBARI? 
PASSATO IL SENSO DEL RIDICOLO, C’È LA CROCE VERDE” 
MARCO BENEDETTO: "FOSSE VIVO GILBERTO GOVI, SOPRA L’ULTIMO DELIRIO DI GRILLO, CI COSTRUIREBBE UNA GAG, LA POLITICA GIUSTIFICA TUTTO, PER CARITÀ, MA C’È SEMPRE UN LIMITE. DI DANNI BEPPE NE HA GIÀ FATTI TANTI, ANZI TROPPI…"
Marco Benedetto per https://www.blitzquotidiano.it
BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO
Davanti all’ultimo delirio di Beppe Grillo, cosa avrebbe fatto un genovese di una volta? Avrebbe telefonato a una Croce Bianca, Verde, Azzurra che offrono assistenza e ambulanza da vari punti della Riviera che circonda Sant’Ilario. E avrebbero chiesto ai portantini di chiuderlo in luogo sicuro.
Rileggete le parole del blog di Grillo: “Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo”. Elevato, così si è auto definito Grillo da quando il figlio di Casaleggio lo ha emarginato, preferendogli Giggino Di Maio, quello che Grillo descriveva così: “Quando lo abbiamo preso, in provincia di Napoli, parlava come Bassolino. Io gli dicevo: Luigi come va? E lui: O nun me romp u cazz”.
grillo no tavGRILLO NO TAV
Fosse vivo Gilberto Govi, il comico genovese che Grillo non è mai riuscito a emulare, ci costruirebbe una gag, tipo quella del manager. Il nipote faceva il ciclista e aveva un manager. Govi gli chiede: “E questo chi o l’é?”. “O mae menagger”. “Menagger? E ti ti vae con un coscì?”. Pensate i giochi di parole, i doppi sensi, le battute che Enrico Bassano avrebbe potuto mettere a disposizione di Govi. Invece, cosa strabiliante, nessuno sembra fare una piega. Forse pensano che sia solo una battuta. Eppure di danni Grillo ne ha già fatti tanti, anzi troppi.
Ora siamo all’emergenza. Se si va alle elezioni il Movimento 5 stelle rischia una batosta biblica. Grillo è costretto a rimangiarsi i suoi anatemi. Ricordate quando inveiva sul Pd-meno-elle? Ora dicono le cronache, “al voto preferisce un accordo che, vista la situazione potrebbe essere solo con il Pd, magari con Renzi”.
La politica giustifica tutto, per carità, ma c’è sempre un limite. D’altra parte se pensate che al povero Papa Francesco sono arrivati a far dire che Salvini è come Hitler e la Lega è erede del partito nazista… Se il giovane Bergoglio avesse studiato un po’ meglio la storia europea invece di perdersi nella ammirazione del dittatore fascista Peron oggi si renderebbe conto che la base elettorale nazista e fascista è più simile a quella del Movimento 5 stelle che a quella della Lega.
DI MAIO SALVINI CONTEDI MAIO SALVINI CONTE
Per anni Grillo ha diffuso e coltivato odio sociale, invidia dei fannulloni verso chi lavora, un nichilismo insensato in nome di una decrescita felice mal metabolizzata che ci vorrebbe far tornare al primo Medio Evo se non all’età della Pietra, la guerra ai vaccini. Nessuno mi toglie dalla testa che se Grillo non avesse scatenato il finimondo contro la Gronda di Genova (dando sponda ai miseri e fallimentari calcoli elettorali della sinistra), il ponte Morandi sarebbe stato chiuso in tempo per evitare la catastrofe. Invece un suo candidato sindaco arrivò a dire che l’ipotesi di un collasso del Ponte Morandi era una “favoletta” messa in giro per spingere la soluzione della Gronda. Era il 2013.
MARCO BENEDETTOMARCO BENEDETTO
La pericolosità dell’ideologia grillina è stata confermata nell’ultimo anno dal Governo guidato da Giuseppe Conte. Hanno votato alcune leggi di pura demagogia per rafforzare la loro base elettorale nel Meridione, come il reddito di cittadinanza. E non sono stati nemmeno capaci di fare le cose per bene. Ora, la crisi di Governo è stata annunciata anche se non formalmente aperta. Ma lo sarà davvero? Fate un po’ i conti: stando ai sondaggi, tutti i partiti tranne Lega, FdI e Pd perderebbero metà dei seggi, ma nel Pd dove in Parlamento domina Renzi, le nuove liste saranno da pulizia etnica. Perché Renzi e i suoi dovrebbe immolarsi? E con lui i 5 stelle. E Berlusconi poi? Come fa a fidarsi di Salvini? Forse nemmeno se gli promettesse di chiudere la Rai e fare di Mediaset la sola rete nazionale italiana,
BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO
Eppure, di fronte al problema di fondo, la burocrazia che stritola l’Italia, le tasse (concentrate su pochi) che la affondano, tutto quello che sa proporre Di Maio come misura qualificante è la riduzione del numero dei parlamentari. In Italia, dove si legifera su tutto, anche sulla lunghezza del collare dei cani, senza un organico adeguato di Deputati e Senatori l’attività legislativa si incaglierà del tutto.
di maio grillo casaleggioDI MAIO GRILLO CASALEGGIO
Certo sarebbe meglio snellire le procedure, escludere il Senato dal processo legislativo, magari non alla maniera arronzata nel bar del borgo sull’Arno che voleva Renzi, piuttosto con una definizione di ruoli come negli Usa. Ma i 5 stelle il Senato hanno lottato per conservarlo e per conservare l’attuale complesso iter legislativo. A loro, in nome dell’odio sociale che è il loro carburante, preme togliere qualche stipendio sopra i mille euro. Ecco perché i sondaggi anticipano la giusta disgregazione elettorale del Movimento.
Grillo Di Maio Di BattistaGRILLO DI MAIO DI BATTISTA
Che poi il Pd vada dietro a Di Maio, riesumando il sogno di Bersani, è segno che la tabe è rimasta ben radicata, come un virus maligno, nel cervello della auto proclamata sinistra. Di fronte all’emergenza, hanno riesumato anche Beppe Grillo. I genovesi una volta amavano definirsi così:
“Strinzo i denti, riso raeo, son zeneize, parlo ciaeo” (Stringo i denti, rido poco, sono genovese, parlo chiaro).  Forse è il momento che riesumino il loro mantra. E prendano le Pagine Gialle nazionali, forse il male è molto più diffuso.
Fonte: qui

Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini

Quella di Matteo Salvini è una mossa disperata, ma l’unica possibile: il leader della Lega ha capito che sarebbe stato stritolato entro fine anno. «E’ stato isolato dai 5 Stelle, che hanno votato in modo nazista Ursula von der Leyen, candidata del potere Ue, ed è spaventato dall’inchiesta sul Russiagate: un imprenditore italiano in Russia lo ha tradito, raccontando che gli incontri a Mosca erano stati più d’uno». 
Ancora una volta Gianfranco Carpeoro, massone, già a capo del “rito scozzese” italiano e con salde relazioni tra i piani alti della massoneria progressista europea, offre clamorose rivelazioni sulla crisi italiana. La scorsa estate aveva svelato la manovra francese, condotta con la collaborazione di Napolitano e Berlusconi per sbarrare l’accesso a Marcello Foa alla presidenza della Rai: denuncia che di fatto ha “smontato” il complotto, aiutando Foa. Ora, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, Carpeoro afferma: «L’unica possibilità per Salvini è che riesca a mobilitare gli italiani, riempiendo le piazze per reclamare le elezioni. E’ una corsa contro il tempo: se non ce la fa, è finito. Ha contro Berlusconi, che rappresenta poteri forti. E ha contro Grillo, che salì sul Britannia e deve riconoscenza a quell’establishment». Salvini ha contro anche Renzi, a cui quegli stessi ambienti (supermassonici reazionari, in contatto con Berlusconi e Grillo) hanno fatto una promessa: «Gli daranno una chance per tornare in campo, se riuscirà a evitare le elezioni». E Zingaretti? «E’ un altro agnello sacrificale, come Salvini».
Carpeoro non ha particolare simpatia per il leader della Lega: «Non ha visione politica e vive solo di emergenze, così come Di Maio e lo stesso Renzi, il cui consenso esplose solo con gli 80 euro». Una qualità di Salvini? «L’intuito: ha compreso che la Carpeorotrappola attorno a lui era scattata: politica, mediatica, giudiziaria. E ha agito con una tempestività che ha spiazzato tutti: contavano di “friggerlo” lentamente, per farlo cadere entro la fine dell’anno». Perché il super-potere non si fida di Salvini? «Forse perché il suo consenso è stato così rapido, e perché l’uomo è capace di colpi di testa come quello che ha appena fatto. E forse, anche, perché non ha ancora trovato un “burattinaio” che lo gestisca». L’eminenza grigia leghista Giancarlo Giorgetti? «Ha grande esperienza, ma è leale con Salvini». Secondo Carpeoro, la partita è apertissima. Tenendo conto che Mattarella è notoriamente contrario alle elezioni anticipate, l’espediente decisivo per evitarle è quello architettato da Di Maio: «Il taglio dei parlamentari richiederebbe un iter di almeno 8 mesi, quindi comporterebbe la costituzione di un governo “istituzionale”». Attenzione: «Il candidato naturale è Giuseppe Conte, che ha anche dimostrato di avere gli attributi». Se invece lo spread dovesse precipitare, potrebbe emergere un governo più “tecnico”, fatalmente affidato a Mario Draghi: «A quel punto il governo durerebbe ben più di 8 mesi, dopodiché Draghi finirebbe al Quirinale: prima premier e poi presidente, come l’altro banchiere centrale Carlo Azeglio Ciampi».
Il tema di fondo? Infliggere all’Italia il massimo rigore previsto dalla cupola massonica reazionaria che ha in mano l’Ue. Minaccia formidabile: l’incubo dell’esercizio provvisorio e l’Iva al 25%. C’è puzza di finti “salvatori della patria” in arrivo: lo stesso Renzi (reduce dal Bilderberg) potrebbe appoggiare un governo Conte-bis insieme a Grillo, mentre per aggregare nell’operazione anche Berlusconi servirebbe Draghi. E se invece Salvini riuscisse a farsi appoggiare dal Cavaliere nella corsa verso le elezioni? «Sarebbe uguale, perché Berlusconi in cambio rinsalderebbe l’alleanza con la Lega allo scopo di “sterilizzare” Salvini, come chiede il potere oligarchico Ue». Unica via d’uscita: «Se vuole salvarsi, il leader della Lega deve battere tutti sul tempo – come ha iniziato a fare – ottenendo le elezioni. E può farcela solo se gli italiani riempiranno le piazze, ammesso che siano d’accordo con lui». Che l’euro-potere sia stato comunque colto in contropiede, secondo Carpeoro, lo conferma il silenzio della Germania, della Francia e delle autorità Ue. «A proposito: se il piano anti-Salvini vince, alla Commissione Europea perSalvinil’Italia andrà un personaggio il cui nome sorprenderà tutti», annuncia Carpeoro, senza però fornire dettagli: allude a Urbano Cairo, patron de “La7” e del “Corriere della Sera”?
«In questi giorni i telefoni sono caldissimi, perché la mossa di Salvini – accerchiato – ha colto tutti in contropiede», aggiunge Carpeoro. L’ex avvocato, dirigente milanese del Movimento Roosevelt e autore di saggi e romanzi di successo, fa nomi e cognomi degli uomini-chiave che starebbero allestendo la trappola per Salvini. In pole position c’è il politologo statunitense Michael Ledeen, vicino a Di Maio e a Renzi. Massone, esponente di Ur-Lodges reazionarie e membro del potente Jewish Institute, Ledeen è affiliato al B’nai B’rith, esclusiva massoneria israeliana contingua al Mossad. Da Parigi, collabora attivamente all’operazione-Salvini un altro supermassone oligarchico come Jacques Attali, mentore di Macron. «Ma non sentirete dichiarazioni, dall’Eliseo – aggiunge Carpeoro – perché i francesi non hanno ancora capito chi la vincerà, quest’ultima sfida italiana». 
Sempre secondo Carpeoro, Salvini non può fidarsi nemmeno di Steve Bannon, già ideologo di Trump e del sovranismo europeo anti-Ue. Massone, Bannon è stato formato dai gesuiti alla Georgetown University. E’ stato il primo, nei giorni scorsi, ad annunciare l’imminente divorzio gialloverde: «Non perché stesse davvero con Salvini, ma solo perché sapeva quello che Salvini stava per fare». Bannon? «E’ in relazione con potenti massonerie reazionarie di segno diverso». Carpeoro non ha dubbi: è in arrivo l’ennesimo governo imposto dall’estero. «Solo gli elettori italiani, se lo vorranno, potranno salvare il leader della Lega». Il potere Ue lo vuole morto. E i suoi terminali nostrani – da Renzi a Grillo – sono pronti a “cucinarlo”. Fonte: qui

martedì 30 luglio 2019

Curzio Nitoglia: “Non Abbiamo Fratelli Maggiori”

INVITO ALLA LETTURA
Curzio Nitoglia: “Non abbiamo Fratelli Maggiori ~ L’Antica Alleanza è stata revocata e gli Ebrei hanno bisogno di Gesù per salvarsi”

Prologo
Il 28 ottobre del 1965, poco prima della fine del Concilio Vaticano II (8 dicembre 1965), venne promulgata la Dichiarazione conciliare Nostra aetate (d’ora in poi NA) sui rapporti tra Giudaismo[1] postbiblico o talmudico (ben distinto dal Vecchio Testamento) e Cristianesimo. A partire da essa vi è stata una vera “sovversione” della dottrina cattolica sul tema della contro/religione giudaica/postcristiana.Giovanni Paolo II (1978-2005) ha fatto di NA il “cavallo di battaglia” del suo lungo Pontificato e l’ha diffusa dappertutto. Egli – appena due anni dopo la sua elezione pontificia – ha dichiarato, alla luce di NA, che “l’Antica Alleanza non è stata mai revocata” (Discorso di Magonza, 17 novembre 1980) e, sei anni dopo,  che “gli Ebrei sono fratelli maggiori dei Cristiani nella fede di Abramo” (Discorso alla sinagoga Roma, 13 aprile 1986).

A partire da queste due asserzioni (oggettivamente contrarie alla fede cattolica), sia Benedetto XVI (2005-2013) sia papa Francesco (2013), non solo hanno ribadito i medesimi errori, ma ne hanno esplicitati dei nuovi (“gli Ebrei postbiblici non hanno bisogno di Gesù per salvarsi”), già contenuti virtualmente in esse e in NA.
La dottrina cattolica insegna, al contrario, che 1°) gli Ebrei sono fratelli maggiormente separati dei Cristiani e non loro fratelli maggiori nella fede; 2°) che l’Antica Alleanza è stata rimpiazzata dalla Nuova ed Eterna Alleanza; 3°) ed infine che tutti gli uomini (Ebrei compresi) hanno bisogno di Gesù (unico Redentore universale dell’umanità) per salvarsi.
Infine recentissimamente – nei primi mesi dell’anno 2019 – è stato pubblicato il libro 1°)La Bibbia dell’Amicizia. Brani della Torah/Pentateuco commentati da Ebrei e Cristiani (Cinisello Balsamo, San Paolo) con una “Prefazione” a cura di papa Bergoglio e 2°) sùbito dopo – verso la Pasqua del medesimo anno – è uscito un secondo libro sullo stesso tema, titolato Ebrei e Cristiani, redatto dal “papa/emerito” Benedetto XVI (Cinisello Balsamo, San Paolo) in collaborazione col rabbino-capo di Vienna Arie Folger.
In questi due libri papa Francesco e il “papa-emerito” Benedetto XVI spargono numerosi errori, se non eresie vere e proprie materiali, riguardo alla fede nella divinità di Cristo, alla SS. Trinità, ai rapporti tra Antico e Nuovo Testamento, alla Redenzione universale di Gesù e al Dogma “Extra Ecclesiam[2] nulla salus!”.
Perciò ho ritenuto doveroso affrontarli in un volume, il quale – Deo volente – vedrà la luce il mese di settembre del 2019 con le “Edizioni Radio Spada” (Cermenate – Como[3]).
Gli errori di papa Ratzinger e Bergoglio riguardano a) in generale il problema ebraico/talmudico e b) in maniera specifica 1°) la questione del “Deicidio”; 2°)  il problema se i Giudei crocifissori di Gesù sapessero che Egli era Dio; 3°) quale sia l’atteggiamento di Dio nei confronti del Giudaismo religione postbiblica dopo il Deicidio; 4°) il grave problema di fede che la Dichiarazione NA pone alla coscienza dei cattolici fedeli; ed infine – studiando questi quattro quesiti alla luce della Teologia cattolica tradizionale –– ci s’imbatte inevitabilmente nella 5°) questione del Giudeo/Cristianesimo e dei Cristiani Giudaizzanti, purtroppo convogliati, “autorizzati” e spinti a giudaizzare tranquillamente da Bergoglio in maniera esplicita e ancor più da Ratzinger in maniera quasi occulta o occultata.
In questa presentazione affronto, in breve, i suddetti cinque problemi, che sviscero in maniera ampia e approfondita nel volume, di cui sopra.
Capitolo 1° – Il Deicidio
La Dichiarazione conciliare Nostra aetate (28. X. 1965) al n. 4-g scrive: “La morte di Cristo è dovuta ai peccati di tutti gli uomini. E se le autorità ebraiche con i propri seguaci si sono adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la Passione, non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo”.
Le cose non stanno esattamente così, anzi occorre distinguere bene: 1°) Cristo è morto perriscattare i peccati di tutti gli uomini, ossia la causa finale della morte di Cristo è la Redenzione di tutto il genere umano; però 2°) la causa efficiente, che ha prodotto la morte di Cristo non furono i peccati degli uomini, ma a) il Giudaismo postbiblico, nella persona di “Anna & Caifa” in quanto “Sommo Sacerdote & Sommo Sacerdote/emerito” del Sinedrio, il quale, negando la divinità di Cristo, lo condannò a morte, poi fece eseguire la sentenza dai Romani e infine b) anche la maggior parte del popolo ebraico ά) vivente ai tempi di Gesù, che ratificò la condanna del Sinedrio gridando: “Crucifige, crucifige eum” (Mt., XXVII, 22 ss.[4]); e β) i suoi discendenti nella misura in cui, non credendo alla divinità e messianicità di Cristo, partecipano alla richiesta dei propri avi: “Sanguis ujussuper nos et super filios nostros” (Mt., XXVII, 25), secondo la loro legge (Lev., XXIV, 10-16).
Per tutti i Padri della Chiesa – già dal I secolo sino a S. Agostino (V secolo)[5] – la causa efficiente e volontariamente responsabile della morte di Gesù è in primis il Giudaismo farisaico/talmudico tramite i suoi capi, e, in secundis mediante i semplici fedeli. Quindi nella morte di Cristo è implicata inequivocabilmente la comunità religiosa dell’Israele post-biblico, che ha rifiutato la divinità e messianicità di Gesù e persevera tuttora nel rifiuto perpetrato dai propri padri, ma (attenzione!) non tutta la stirpe fisica. Infatti, un “piccolo resto d’Israele” (Rom., IX, 27-28) fu fedele a Cristo: i Dodici Apostoli e qualche migliaio di Discepoli, anche se la maggior parte del popolo prese parte attiva alla condanna a morte di Gesù.
Il consenso “moralmente unanime” dei Padri è segno di Tradizione divino/apostolica. Nel nostro caso (il Deicidio) i Padri ecclesiastici sono matematicamente concordinell’insegnare che la gran parte (infedele a Cristo) del popolo ebraico, ossia il Giudaismo talmudico in sé, in quanto religione anticristiana e antitrinitaria, è responsabile, come causa efficiente, della morte di Cristo e ha dato luogo a una nuova religione scismatica ed eretica nei confronti dell’Antico Testamento: il Talmudismo, che si distacca dal Mosaismo – il quale credeva, come Abramo, nel Messia venturo, annunziato anche dalle Profezie veterotestamentarie, avverate poi  da Gesù di Nazareth – e che ancor oggi rifiuta la divinità di Cristo e lo condanna come idolatra, poiché “da uomo ha preteso farsi Dio” (Mt., XVI, 65; Mc., XIV, 63; Lc., XXII, 71; Giov., X, 36). Il problema da risolvere, perciò, è uno solo: Gesù è sì o no Dio? Tertium non datur. Se è Dio crolla il Giudaismo talmudico, se non è Dio il Cristianesimo è un imbroglio.
Per quanto riguarda la colpevolezza del Giudaismo rabbinico/talmudico, nella morte di Gesù, bisogna distinguere tra ά) i capi, i quali sapevano chiaramente – come insegna S. Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 47, aa. 5-6; Ibid., II-II, q. 2, aa. 7-8) – che Gesù era il Messia e volevano ignorare o non ammettere che era Dio (ignoranza affettata o voluta, che aggrava la colpevolezza); e β) il popolo, il quale nella maggior parte ha seguìto i capi (mentre solo un “piccolo resto” ha seguìto Cristo) e ha avuto un’ignoranza non voluta, ma vincibile, quindi una colpa meno grave dei capi, ma oggettivamente o in sé grave; mentre soggettivamente, ossia nel cuore d’ogni singolo uomo, solo Dio vi entra, noi non possiamo di nulla e neppure conoscerlo. Il popolo, che pur aveva visto i miracoli di Cristo, ha l’attenuante di aver seguìto il Sommo Sacerdote del momento (anche allora erano due, di cui uno “emerito”…), il Sinedrio, i Capi d’Israele (Scribi, Dottori della Legge, Farisei e Sadducei); il suo peccato è grave in sé, anche se è diminuito in parte, non cancellato totalmente, da ignoranza vincibile, ma non voluta (S. Th., II-II, q. 2, aa. 7-8).
Il Giudaismo rabbinico odierno, nella misura in cui è la libera prosecuzione del Giudaismo postbiblico talmudico dei tempi di Gesù e si ostina a non accettarlo come Messia-Dio, partecipa oggettivamente alla responsabilità del Deicidio poiché un uomo che si proclama Dio “merita la morte” (Mt., XXVI, 66) secondo la legge della religione giudaica (Deut., XIII, 6; Lev., XXIV, 10-16).
L’ex-rabbino capo di Roma, convertitosi al Cattolicesimo nel 1944/45, Israel Eugenio Zolli, scrive: “Il principio di corresponsabilità era diffusissimo nell’antico Oriente […] e si estende non solo alla famiglia del trasgressore, ma anche alla sua città, e quando si tratta di un re, persino a tutto il suo Paese e a tutta la sua Nazione. […] Il principio di corresponsabilità trova la sua applicazione persino nel giure romano[6]” (Antisemitismo, Roma, AVE, 1945; rist. Cinisello Balsamo, San Paolo, 2005, p. 56). Onde “L’uccisione di Gesù grava sugli Ebrei considerati come collettività etnica e religiosa” (E. Zolli, ibidem, p. 90).   Quindi non si può escludere la corresponsabilità del Giudaismo postbiblico dei tempi di Gesù come quella dei suoi figli: i Giudei increduli che rifiutano il Cristo, sino a che non diranno: “Benedictus qui venit in nomine Domini” (Sal., CVI, 8; CXIII, 2; CXVIII, 26; Mt., XXI, 9; Mc., XI, 9; Lc., XIX, 37; Giov., XII, 13) e: “Fisseranno lo sguardo in Colui che crocifissero” (Mt., XXIII, 38; Lc., XIII, 35) .
Capitolo 2° – Crocifissione di Gesù, Divinità di Cristo e SS. Trinità
  1. Tommaso d’Aquino (S. Th., III, q. 47, a. 6, ad 1um) si chiede “se i Capi dei Giudei sapevano che la Persona che crocifiggevano era Dio stesso Incarnato, la seconda Persona della SS. Trinità”. Egli risponde che quando Dio parlò ad Adamo del matrimonio gli spiegò che era una figura dell’unione di Cristo e della Chiesa; gli dovette spiegare, quindi, allora il mistero della Trinità ed Unità di Dio e quello dell’Incar­nazione del Verbo (S. Th., II-II, q. 2, a.7, in corpore).
Inoltre l’Angelico specifica che i Prìncipi dei Giudei avevano una conoscenza esplicita del mistero dell’Incarnazione, Passione e Morte del Verbo Incarnato. Quanto poi al mistero della Trinità, S. Tommaso risponde: “Prima di Cristo il mistero della Trinità fu creduto come il mistero dell’Incarnazione e cioè esplicitamente dai maggiorenti ed in maniera implicita e quasi velata dalle persone semplici” (S. Th., II-II, q.2, a 8, in corpore).
Capitolo 3° – Il Giudaismo talmudico è “rigettato” da Dio e “sostituito” dalla Chiesa?
La Dichiarazione NA n. 4-h scrive: «Gli ebrei non devono essere presentati come rigettatida Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Scrittura».
Innanzitutto bisogna specificare che si sta parlando di Ebraismo religione post-biblica e dei fedeli di essa, ossia gli Ebrei che seguono la Càbala e il Talmùd e non dell’etnia ebraica (NA equivoca sofisticamente – quando usa la parola “Ebrei” in due significati totalmente diversi – parlando dei “rapporti tra stirpe di Abramo, che avrebbe legami spirituali molto stretti con la Chiesa di Cristo”. Ora non si può coniugare la “stirpe” con lo “spirituale” e con la “Chiesa”; la carne e il sangue con lo spirito e il Corpo Mistico di Cristo come se fossero concetti univoci, i quali hanno il medesimo significato, mentre sono equivoci, ossia hanno significati totalmente diversi.
Poi occorre precisare i termini teologici e biblici di riprovazione e maledizione; a) Riprovare: significa rigettare, reputare inutile, disapprovare, rompere un’amicizia. Ora la Sinagoga talmudica, che l’Apostolo S. Giovanni chiama ben due volte “Sinagoga di Satana” (Apoc., II, 9; III, 9), dopo l’uccisione di Cristo, è stata disapprovata, rigettata da Dio, che ha costatato la sua infedeltà al Vecchio Patto stretto da Lui con Abramo/Mosè (1900 a. C./1300 a. C.) e l’ha ripudiata per stringere una Nuova Alleanza con il “piccolo resto” o “reliquia” d’Israele fedele a Cristo e a Mosè (Cfr. Salvatore Garofalo, La nozione profetica del “Resto d’Israele”, Roma, Lateranum, nn. 1-4, 1962), e con tutte le Genti pronte ad accogliere il Vangelo (le quali in massima parte hanno corrisposto al dono di Dio, mentre solo una “reliquia” di Gentili lo ha rifiutato, per adorare se stessa tramite gli idoli pagani che si era costruiti, narcisisticamente, a mo’ di specchio). Dio ha sconfessato chi ha rinnegato il suo Figlio unigenito e consustanziale, “Dio vero da Dio vero”. Quindi la sana Teologia ha interpretato la Scrittura e ha insegnato che il Giudaismo post-biblico è riprovato o disapprovato da Dio, ossia sino a che permane nel rifiuto ostinato di Cristo, non è unito spiritualmente a Dio, non è caro a Lui, non è in grazia di Dio, non avendo la fede e “senza la fede è impossibile piacere a Dio”[7] (Ebr., XI, 6); b) Maledire: significa condannare, non è una “maledizione formale” scagliata da Dio (simile a quella contro il serpente infernale nell’Eden) come un’imprecazione a fin di male, ma è una “maledizione oggettiva”, ossia una situazione che è costatata come disordinata e, quindi, condannata da Dio, della quale Egli dice male o “male-dice”. Infatti, Dio non può approvare, dir bene o “bene-dire” il rifiuto di Cristo. Dio Padre, avendo constatato la sterilità del Giudaismo farisaico e rabbinico, che ha ucciso i Profeti, suo Figlio e infine gli Apostoli, la condanna, disapprova e ne “dice-male” o “male-dice”: “Si quis non amat Dominus Nostrum Jesum Christum anathema sit” (I Cor., XVI, 22). Come Gesù che, constatata la sterilità di un fico, lo maledisse (Mt., XXI, 19), ossia non lo apprezzò, ma lo condannò in quanto infruttuoso ad essere sradicato e bruciato.
Nella S. Scrittura questa maledizione d’Israele da parte di Dio, in conseguenza della sua disobbedienza al Vecchio Patto stretto con Lui, è rivelata formalmente: “Io [il Signore, ndr] vi offro benedizioni e maledizioni. Benedizioni se obbedite ai comandamenti divini…, maledizioni se disobbedite” (Deut., XI, 28).
I “Padri apostolici” e la Dottrina della “sostituzione”
Nella Teologia del “periodo sub-apostolico il tratto particolarmente caratteristico è la polemica col Giudaismo contemporaneo. Alla pretesa del Giudaismo postbiblico di essereancora il popolo eletto e il solo detentore delle promesse di Dio, da parte cristiana viene contrapposta la dottrina secondo cui, in séguito all’infedeltà del popolo ebraico al Vecchio Patto con Dio, i Cristiani sono il Verus Israel, che ha accolto l’eredità del popolo rigettato da Dio e lo ha soppiantato. Ciò è espresso nel modo più categorico da S. Ignazio d’Antiochia e nella Lettera di Barnaba” (H. Jedin, Storia della Chiesa, Milano, Jaca Book, 1975, vol. I, pp. 183-184)[8].
I Padri apostolici sono (cronologicamente) i primi Padri della Chiesa che hanno avuto rapporti con gli Apostoli, i cui scritti sono le testimonianze più antiche della Tradizione divino/apostolica. Essi sono il primo anello della catena di trasmissione del Messaggio di Cristo dopo la scomparsa degli Apostoli, sono perciò i primi organi della Tradizione apostolica. Il loro obiettivo principale fu quello di trasmettere fedelmente l’insegnamento ricevuto dagli Apostoli direttamente da parte Cristo e consegnato dagli Apostoli direttamente ai Padri apostolici (I-II secolo), seguiti dai Padri apologisti (II-III secolo) e dai Padri ecclesiastici (III-VIII secolo).
Monsignor Luigi Carli (Vescovo di Segni e poi Arcivescovo di Gaeta) ha scritto a conferma della dottrina tradizionale contraddetta da NA: «Occorre distinguere il Giudaismo dell’Antico Testamento dal Giudaismo post-cristiano. Il primo (Antico Testamento), è una preparazione del Cristianesimo; il secondo invece (Giudaismo post-cristiano), ha negato la messianicità di Gesù e continua a rifiutare il Messia Gesù Cristo. In questo senso vi è un’opposizione di contraddizione tra Cristianesimo e Giudaismo attuale. L’Antica Alleanza è basata anche sulla cooperazione degli uomini. Mosè riceve la dichiarazione di Dio, contenente le condizioni del Patto bilaterale. Infatti l’Alleanza non è incondizionata(Deut., XI, 1-28), ma è sottomessa all’obbedienza del popolo d’Israele: “Io vi offro benedizioni e maledizioni. Benedizioni se obbedite ai comandamenti divini…, maledizionise disobbedite” (Deut., XI, 28). L’Alleanza Antica dipende anche dal comportamento d’Israele e Dio minaccia più volte di romperla a causa delle infedeltà del popolo ebreo, che Egli, in alcune circostanze, vorrebbe persino distruggere completamente (Deut., XXVIII; Lev., XXVI, 14 ss.; Ger., XXVI, 4-6; Os., VII, 8 e IX, 6).
Dopo la morte di Cristo, il perdono di Dio non è accordato a tutto Israele, ma solo a “un piccolo resto / reliquia” fedele a Cristo e a Mosè, che preannunciava Gesù. In séguito all’infedeltà del popolo d’Israele, nel suo complesso, verso Cristo e l’Antico Testamento che Lo annunciava, il perdono di Dio si restrinse solo ad “un piccolo resto / reliquia”.
Da parte di Dio, diversamente che da parte dell’uomo, non vi è rottura del Suo piano di Alleanza, della Sua chiamata o vocazione, ma solo sviluppo e perfezionamento del Patto Antico, nell’Alleanza Nuova e definitiva, che darà al “piccolo resto” dei Giudei fedeli al Messia un “cuore nuovo” (Ez., XVIII, 31; XXXVI, 26) e si aprirà all’umanità intera […]. Gesù non ha instaurato una nuova religione, ha insegnato che Dio voleva la salvezza di tutta l’umanità e che la venuta del Cristo era la condizione di tale salvezza […]. La comunità cristiana è rimasta fedele alla Tradizione veterotestamentaria, riconoscendo in Gesù il Cristo-Messia annunciato dai Profeti del Vecchio Testamento e misconosciuta dal Giudaismo talmudico. Per i Cristiani è il Giudaismo post-biblico ad essere infedele all’Antico Testamento, ma vi è un “piccolo resto” fedele, che entrando nella Chiesa di Cristo garantisce la continuità dell’Alleanza (Antica-Nuova), in vista di Cristo venturo e venuto. Egli è la “pietra d’angolo” (Mt., XXI, 42) che “ha fatto di due [popoli: Giudei e Gentili] una sola cosa” [Cristiani]»[9].
Per fare un esempio, Dio ha chiamato Giuda ad essere Apostolo, Lucifero ad essere Angelo, ma essi non hanno corrisposto al dono e alla chiamata di Dio, che non se ne è pentito, ma ne ha preso atto e ha abbandonato coloro che per primi lo avevano abbandonato. “Deus non deserit nisi prius deseratur / Dio abbandona solo se prima viene abbandonato” (S. Agostino, ripreso dal Concilio di Trento). Tuttavia “si Deus deseratur, tunc deserit / se Dio viene abbandonato, allora Egli abbandona chi già lo ha lasciato”. Così è stato per Lucifero, Adamo, Caino, Giuda e per Israele.
Capitolo 4° – La Dichiarazione Nostra aetate su “Le relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane”
Abbiamo visto che fra Tradizione divino/apostolica cattolica (i Padri apostolici/apologisti/ecclesiastici e il Magistero pontificio da San Pietro sino a Pio XII[10]) e NA (28 ottobre 1965) vi è difformità. Ora la Tradizione cattolica è una delle due Fonti della Rivelazione assieme alla S. Scrittura, essa consiste nell’insegnamento unanimemente comune dei Padri, che è infallibile; mentre NA ha un valore unicamente prudenziale o “pastorale” – per esplicita volontà di Giovanni XXIII e Paolo VI, che indissero e conclusero il Concilio Vaticano II come “Concilio pastorale”[11] – poiché esso consiste non nella definizione di qualche verità dogmatica o morale, ma nell’applicazione della dottrina al caso pratico. Quindi non è infallibile né irreformabile ed essendo in rottura o in difformità con l’unanime e costante Tradizione apostolica (almeno dal I al V secolo, come ha documentato l’ebrea convertita ed esperta di Patrologia, Denise Judant[12]), deve essere corretto e riformato.
I due dogmi principali del Cristianesimo (la SS. Trinità e la divinità di Gesù Cristo), per l’Ebraismo attuale o post-biblico (che non è l’Antico Testamento, ma il Talmudismo rabbinico/cabalistico), sono una “bestemmia” (Mt., XXVI, 65; Mc., XIV, 63; Lc., XXII, 71; Giov., X, 36) come disse Caifa, per la quale Cristo fu crocifisso “poiché da uomo, si faceva Dio” (Gv., X, 33) e S. Stefano fu condannato alla lapidazione (Atti degli Apostoli, VII, 1-59).
L’ambiguità di NA, consiste nel far passare tutti coloro che discendono geneticamente da Abramo, come aventi legami spirituali o di fede con la Chiesa di Cristo, mentre il sangue o la razza non ha nulla a che vedere con lo spirito e la fede e non può fungere da ponte logico, legame o “Termine Medio” tra Giudaismo e Cristianesimo nel ragionamento teologico sul Giudeo/Cristianesimo.
Al n. 4-e, NA insegna: “Secondo S. Paolo gli Ebrei, in grazia dei padri, rimangono ancoracarissimi a Dio, i cui doni e la cui vocazione sono senza pentimento”. Invece S. Paolo dice solo che la vocazione (chiamata o dono) da parte di Dio non muta: “Ego sum Dominus et non mutor” (Mal., III, 6). Mentre la risposta alla chiamata di Dio può cambiare da parte dell’uomo, com’è stato per Lucifero, inizialmente per Adamo/Eva che poi tornarono a Dio, per Caino, per Esaù, per Giuda Iscariota e per la maggior parte del popolo d’Israele, che durante la vita di Gesù, ha malamente corrisposto alla chiamata e al dono di Dio, uccidendo prima i Profeti del Vecchio Testamento, poi Cristo stesso ed infine i Suoi Apostoli del Nuovo Testamento (S. Stefano nel 30 circa, S. Giacomo il Maggiore nel 42 e S. Giacomo il Minore nel 62); onde sono cari a Dio, ossia stanno in grazia di Dio, solo “il piccolo resto” di coloro che hanno accettato il Messia-Cristo venuto (Nuovo Testamento), come lo accettarono venturo i loro padri nell’Antico Testamento. Infatti dopo il martirio di S. Giacomo il Minore (anno 62), gli Apostoli lasciarono la Palestina e si recarono a evangelizzare i Pagani dietro ispirazione divina.
Sempre secondo la dottrina conciliare (cfr. NA: “i doni di Dio sono irrevocabili”) e postconciliare (cfr. Giovanni Paolo II, Magonza, 17 novembre 1980: “L’Antica Alleanza mai revocata”) l’Ebraismo attuale sarebbe ancòra titolare dell’Alleanza con Dio. Invece la Tradizione cattolica (S. Scrittura interpretata unanimemente dai Padri apostolici/ecclesiastici e dal Magistero costante e tradizionale della Chiesa) insegna che c’è una prima e c’è una seconda Alleanza: irrevocabile è ciò che dalla prima passa alla seconda, subentrata all’altra, quando questa “antiquata e soggetta ad invecchiamento ulteriore, sta ormai per scomparire” (Ebr., VIII, 8-13). Se non che la grazia promessa ai titolari dalla prima Alleanza non muore con essa, ma viene elargita ai titolari della seconda: questo, infatti, si verificò, quando quasi tutti i titolari della prima, rifiutando Cristo, non riconobbero il tempo in cui Dio li aveva visitati (Lc., XIX, 44). “A quelli, però, che l’accolsero” il Visitatore “fece il dono della figliolanza divina” (Giov., I, 12), strinse con essi (la “piccola reliquia” del popolo ebraico che accettò Cristo) la seconda Alleanza e l’aprì a quanti (i Pagani) sarebbero sopraggiunti “dall’oriente e dall’occidente, da settentrione e da mezzogiorno” (Lc., XIII, 29), trasferendo alla seconda tutti i doni già in possesso della prima. Quindi molti membri del popolo eletto rifiutarono Cristo, ma “un piccolo resto” (Apostoli e Discepoli) Lo accolse (Rom., XI, 1-10). Inoltre, prima della fine del mondo, S. Paolo prevede e rivela, divinamente ispirato, la conversione finale e in massa, della moltitudine degli Ebrei (Rom., XI, 26: “Et sic omnis Israel salvus fieret”). Questa parola “conversione”, “salvezza” non piace agli Ebrei attuali, purtroppo dispiace anche ai prelati conciliari e post-conciliari, “sed Verbum Domini manet in aeternum”.
La Dichiarazione NA non reca una sola citazione di un solo Padre della Chiesa, di un solo pronunciamento del Magistero ecclesiastico, come mai? Semplice, perché non ve ne sono! Come si fa allora a dire che essa deve essere accettata poiché in continuità con la Tradizione (cfr Benedetto XVI e “l’ermeneutica della continuità” tra Tradizione e Vaticano II) e non in rottura con essa?
Attenzione: il Vangelo ci ammonisce, come ammonì i Farisei duemila anni fa: “Il Regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato ad altri”. L’Alleanza con Dio è Nuova ed Eterna e perciò definitiva, ma solo per quanto riguarda la Chiesa di Cristo; per quanto riguarda gli altri (anche il Giudaismo postbiblico e la Vecchia Alleanza) presuppone una corrispondenza al piano divino. Da qui nasce il problema della vera Dottrina vivificata dalla Carità soprannaturale, che occorre professare con fede soprannaturale, vivere integralmente e senza annacquamenti per essere “veramente figli di Dio”. Infatti, rivela San Paolo, “senza la fede è impossibile piacere a Dio” (Ebr., XI, 6).
Capitolo 5° – Giudaizzanti e Giudeo/Cristianesimo
I Giudaizzanti, teologicamente parlando, sono “i Gentili convertiti al Cristianesimo, che imitavano i costumi ebraici […] e ritenevano obbligatoria per salvarsi l’osservanza, totale o parziale, della Legge cerimoniale mosaica però – praticamente – furono quasi tutti Cristiani di sangue ebraico”[13]. Mentre il termine Giudeo/Cristianesimo si applica in senso stretto ai “Cristiani nati Ebrei, i quali ritenevano che la Legge cerimonialedell’Antico Testamento non fosse stata abrogata e sono entrati così in conflitto non solo con san Paolo, ma con il Cristianesimo stesso”[14].
Questo tema ci pone di fronte al “mistero d’iniquità già operante in questo mondo” (II Tess., II, 7) delle infiltrazioni dei Giudaizzanti all’interno dell’ambiente ecclesiale a partire da Giovanni XXIII sino a papa Bergoglio.
Ad esempio, il quotidiano della “Conferenza Episcopale Italiana” Avvenire (26. I. 2011, p. 26) riporta un articolo di Enzo Bianchi, “Intorno al Concilio la convergenza tra le Fedi” in cui spiega che «Giovanni Paolo II […], il 17 novembre 1980 a Magonza pronuncia una formula inedita, anzi contraddittoria a diciannove secoli di esegesi e Teologia cristiana, in cui gli Ebrei sono definiti “il popolo di Dio dell’Antica Alleanza che non è stata mai revocata”. […]. Si può notare la novità e l’audacia rispetto a tutto il Magistero ecclesiastico precedente. […]. La Teologia della sostituzione è così abbandonata per sempre».
Le pretese dei Giudaizzanti si fondano – materialmente ed erroneamente – sul fatto che il Messia, nato dalla razza ebraica, avrebbe stabilito sulla terra un Regno temporale, che sarebbe quello di Israele. Il Giudeo/Cristianesimo vorrebbe così “ricalcare il Cristianesimo sul Giudaismo, chiedendo ai popoli di affiliarsi – tramite la circoncisione [e l’osservanza della Legge cerimoniale, ndr] – alla nazione ebraica”[15].
Il Giudeo/Cristianesimo (condannato dal Concilio di Gerusalemme nel 49 e fatto proprio dal Concilio Vaticano II nel 1965) è l’annullamento radicale e totale del valore salvifico del Sacrificio di Gesù sulla croce e della grazia cristiana che ne deriva; in breve è l’apostasia (ossia il passare da una religione ad un’altra sostanzialmente diversa) e la distruzione del Cristianesimo apostolico, che oggi viene rimpiazzato dalla holocaustica religio, che “sostituisce” l’Olocausto  di Gesù con la shoah giudaica[16]. In questo caso si può dire, senza tema di sbagliare, che “l’Antico Olocausto di Cristo non è mai stato abrogato” dal nuovo “olocausto” del popolo ebraico (1942/45) e che la “Nuova Alleanza è  ancora valida e irrevocabile”, per cui la dottrina giudaizzante di NA della “sostituzione” della Chiesa da parte della “Sinagoga di Satana” (Apoc., II, 9; III, 9) non sta in piedi, è la famosa vecchia “menzogna di Ulisse” che ritorna nel corso della storia.
Lo studio attento dei due libri di papa Francesco e di Benedetto XVI porta immancabilmente a queste conclusioni, terribili, ma vere. Siamo entrati in pieno nella “grande Apostasia universale” (II Tess., II, 3), che precede il Regno dell’Anticristo finale (I Giov., II, 19; IV, 3).
Certamente il Papa non deve e non può cambiare il Deposito rivelato, ma lo deve conservare integro e trasmetterlo fedelmente. Ora si costata che da Giovanni XXIII sino a Ratzinger/Bergoglio sia il dogma che la morale sono stati adulterati dai neomodernisti giudaizzanti. Il cattolico fedele non può seguirli, come gli Apostoli non obbedivano al Sommo Sacerdote del Tempio, oramai rabbinico/talmudico e non più mosaico, dopo il Deicidio, ma si mantenevano fedeli all’Antico e al Nuovo Testamento nella Persona divina di Cristo.
Ora, se 1°) non si deve obbedire a ordini illegittimi, che spingerebbero al peccato contro la fede e i costumi; 2°) non si può nemmeno far deporre dall’Episcopato (riunito in Concilio imperfetto o disperso nel mondo) il Papa legittimamente eletto e nominarne un altro al suo posto. Significherebbe ritenere i Vescovi superiori al Papa e negare implicitamente il Primato di Giurisdizione del Pontefice romano, definito di “fede rivelata e cattolica” dal Concilio Vaticano I (DB, 1823, 1831). Quindi sarebbe eretico. Ora un errore (Modernismo bergogliano) non si corregge con un altro errore (Conciliarismo gallicano e Veterocattolicesimo). Bisogna, quindi, mantenere la fede di sempre e chiedere a Dio di aprire o “chiudere” gli occhi al Pontefice, che proferisce eresie e non vuol ascoltare le monizioni fattegli, giustamente, da alcuni Cardinali e Vescovi.
Queste righe e le pagine del libro che seguirà possano aiutare i cattolici fedeli a vedere la gravità degli errori, soprattutto quelli nascosti e occulti di Ratzinger, essendo quelli di Bergoglio per sé evidenti, e a tenersene lontani per mantenere il Vangelo predicato da Cristo e dagli Apostoli e non il “contro/vangelo del ghetto” e della “contro/chiesa” o “Sinagoga di Satana”, predicato dai “sommi pontefici” giudaizzanti del Concilio/Sinedrio Vaticano II e del postconcilio o neomodernismo postcristiano o “meta-cristiano”, come lo chiamava Teilhard de Chardin.
(Presentato da Carlo Natalini)
Fonte: qui
NOTE:
[1] Cfr. F. Spadafora, Cristianesimo e Giudaismo, Caltanissetta, Crinon, 1987.
[2] Cfr. F. Spadafora, Fuori della Chiesa non c’è salvezza, Caltanissetta, Crinon, 1988.
Il libro – Curzio Nitoglia, Non abbiamo Fratelli Maggiori. L’Antica Alleanza è stata revocata e gli Ebrei hanno bisogno di Gesù per salvarsi, Cermenate – Como, Radio Spada, 2019, – conta circa 200 pagine e costa 15 euro.
[4] S. Agostino, quanto ai Giudei viventi al tempo di Cristo, osserva: «O Giudei, quando uccideste Cristo? Quando, aguzzando la vostra lingua come una spada bene affilata, gridaste: “Crocifiggilo, crocifiggilo”» (Comm. in Matt., XXVII, 22). Per quanto riguarda i Giudei vissuti e viventi dopo la morte di Gesù, se essi – ritenendolo un impostore che da uomo si è fatto Dio – lo reputano degno di morte come i Sommi Sacerdoti (Mt., XXVI, 66; Mc., XIV, 64), secondo la loro antica legge (Lev., XXIV, 10-16), partecipano anch’essi alla condanna a morte di Cristo a parte post.
[5] Da S. Ignazio d’Antiochia († 107) sino a S. Agostino († 430) e a S. Cirillo d’Alessandria († 444). Come si vede si tratta di oltre 300 anni d’insegnamento patristico di origine sub-apostolica.
[6] Per esempio, se l’Imperatore romano perde la guerra contro i Barbari, assieme a lui e sotto di lui, tutto il popolo romano ha perso la guerra barbarico/romana.
[7] In San Paolo è divinamente Rivelato: “I quali [Giudei] hanno messo a morte il Signore Gesù [“Dominum occiderunt Jesum”] e i Profeti ed hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio [“Deo non placent”] e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai Pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma oramai l’ira di Dio è arrivata al colmo sul loro capo” (I Tess., II, 15-16).
[8] Si noti che il professor Jedin era tedesco di origine ebraica e perse i suoi genitori in un Lager del III Reich, ma quando seppe che Hitler era morto celebrò, privatamente, una Messa per lui.
[9] Cfr. Monsignor Luigi Maria Carli, La questione giudaica davanti al Concilio Vaticano II, in «Palestra del Clero», n. 4, 15 febbraio 1965, pp. 192-203.
[10] Tanto per fare un esempio, si pensi all’Enciclica Mit brennender Sorge, promulgata il 14 marzo 1937 da Pio XI, alla cui stesura collaborò l’allora card. Eugenio Pacelli futuro Pio XII nel 1939, ove si condanna il razzismo materialista e puramente biologico e si afferma anche che “Il Verbo avrebbe preso carne presso un Popolo che poi Lo avrebbe confitto in Croce”. Quindi la dottrina della responsabilità collettiva, nello spazio e nel tempo, del Giudaismo talmudico nella morte di Cristo è stata insegnata formalmente dal Magistero pontificio sino al 1937.
[11] L’allora Cardinal Joseph Ratzinger nel Discorso alla Conferenza Episcopale Cilena, Santiago del Cile, 13 luglio 1988 (riportato in “Il Sabato”, n. 31, 30 luglio-5 agosto 1988) ha affermato: «Il Concilio Vaticano II si è imposto di non definire nessun dogma, ma ha scelto deliberatamente di restare ad un livello modesto, come semplice Concilio puramente pastorale».
[12] Denise Judant, Judaisme et Christianisme, éd. du Cèdre, Paris, 1969; Id., Jalons pour une théologie chrétienne d’Israel, éd. du Cèdre, Paris, 1975.
[13]  F. Vernet, in «Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique»,  Paris, Beauchesne, 1911, vol. II, col. 1654, voce «Juifs et Chrétiens».
[14] Ivi.
[15]  Ibidem, col. 1655.
[16] È innegabile che all’origine della Rivoluzione teologica del Vaticano II c’è la “religione olocaustica” o il “mito della shoah”, la quale sarebbe stata preparata e favorita dalla Teologia preconciliare (sulla intrinseca malvagità del Giudaismo postbiblico, infedele a Cristo e all’ Antico Testamento, che Lo annunziava), la quale avrebbe armato la mano al III Reich. Quindi il problema della shoah è un problema non solo storico/politico (in base al quale è nato lo Stato d’Israele nel 1948), economico (grazie al quale Israele ha ottenuto miliardi di dollari di risarcimento da mezzo mondo), ma soprattutto teologico (grazie al quale Israele ha ottenuto la piena riabilitazione religiosa da parte di alcuni uomini di Chiesa ancor più falsi e traditori di Giuda Iscariota). Non si può capire la Teologia modernistica e giudaizzante del Vaticano II se non si è capito il mito della shoah che è il principio e fondamento del Concilio Vaticano II.