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giovedì 12 dicembre 2019

RENZI IN MODALITÀ ''CRAXI '93'' FA UN DISCORSO IN SENATO SUI SOLDI AI PARTITI: ECCO IL TESTO INTEGRALE



Il discorso integrale di Renzi pubblicato da www.linkiesta.it

Signor Presidente, onorevoli colleghi, non stiamo discutendo di una singola inchiesta della magistratura, alla quale rinnoviamo un rispetto non formale, ma sostanziale in quest'Assemblea. Non stiamo neanche parlando, a mio avviso, semplicemente del finanziamento ai partiti e meno che mai stiamo discutendo in quest'Assemblea di una polemica mediatica. A mio avviso questo dibattito, del quale ringrazio la Presidenza del Senato e i Capigruppo, affronta la grande questione della democrazia liberale oggi e parte dal principio della separazione dei poteri tra il legislativo, l'esecutivo e il giudiziario.

In tempi di Facebook parlare di Montesquieu non va di moda, ma è un dovere particolarmente vero farlo quando alcuni tra i più autorevoli leader politici del mondo utilizzano, dalle colonne del «Financial Times», la visibilità della democrazia liberale per contestarne l'imminente fine. Insomma, non stiamo discutendo di una piccola questione bagatellare, ma stiamo riflettendo sulla questione se secoli di civiltà giuridica e politica abbiano ancora un senso o no.

Discutiamo qui oggi della separazione dei poteri. Tutti noi siamo potere legislativo, tutti, nessuno escluso. Chi tra di noi ha avuto l'altissimo onore di guidare pro tempore anche il potere esecutivo ha una responsabilità in più, che vorrei assolvere in quest'Aula innanzitutto prendendo spunto da precedenti discorsi parlamentari. Non è la prima volta in cui un ex presidente del Consiglio in un'Aula del Parlamento affronta questo tema; era accaduto nel 1977, quando il presidente Aldo Moro alla Camera dei Deputati utilizzò parole notevoli nei confronti di altre forze politiche e di chi voleva processare nelle piazze il suo partito: «Non ci lasceremo processare nelle piazze». Andò così?

Andò così? Impariamo dalla storia: andò così?
Le parole di Aldo Moro le ripetiamo costantemente; ce le diciamo, ma in realtà quella vicenda - lo scandalo Lockheed - ha segnato la storia istituzionale del Paese, non già per il processo che venne fatto ad alcuni Ministri, ma per la conseguenza più alta: le dimissioni del presidente della Repubblica. Giovanni Leone fu infatti costretto a lasciare il Quirinale anzitempo non perché coinvolto - paradosso dei paradossi - egli, professore di procedura penale, ma in ragione di uno scandalo montato ad arte da una parte dei media e da una parte della politica, che trovo doveroso che venga ricordato qui.

Proprio qui, infatti, vi è chi ebbe il coraggio e l'onestà intellettuale, la senatrice Emma Bonino, vent'anni dopo, di scrivere una lettera di scuse, assieme al compianto onorevole Marco Pannella, proprio a Giovanni Leone in occasione dei suoi novant'anni. Onorevoli colleghi, per distruggere la reputazione di un uomo, di un esponente delle istituzioni, può bastare una copertina di qualche settimanale (che poi, i tempi cambiano ma i settimanali rimangono!); quello che serve per ricostruire quella reputazione sono anni e anni. Forse - lo dico con il rispetto che ella conosce - neanche la lettera della senatrice Bonino e dell'onorevole Pannella riuscì a recuperare fino in fondo il prestigio e l'onore che il presidente Leone aveva il dovere di vedersi riconosciuto.

Nel 1992, il presidente Bettino Craxi parlò a Montecitorio. So già che basta pronunciare questo nome - per le note vicende giudiziarie - per aprire subito un dibattito reso particolarmente attuale dal fatto che siamo nell'imminenza del ventennale della tragica scomparsa di Craxi. Non voglio, tuttavia, aprire adesso qui un dibattito su un argomento che non riguarda l'oggetto della nostra discussione, vale a dire la figura politica di Bettino Craxi.

Mi limito a dire che il 3 luglio del 1992, intervenendo per la fiducia al Governo guidato da Giuliano Amato, Bettino Craxi pronunciò un discorso anche in questo caso molto citato e poco letto, come spesso accade ai discorsi dei politici. Egli, infatti, chiamò in causa tutto l'arco costituzionale, compresi i partiti di recente formazione allora, quei partiti che esibivano il cappio, ma che erano stati già coinvolti in vicende di finanziamento illecito, e disse che larga parte del finanziamento ai partiti era - parole testuali di Craxi - illecito o irregolare. Un'assunzione di responsabilità per tutto il sistema costituzionale, non soltanto per qualcuno. Ebbene, di quel discorso di Craxi pochi ricordano l'incipit. Craxi disse: «Ho imparato ad avere orrore del vuoto politico».

Di questo discutiamo, signor Presidente, non del finanziamento illecito semplicemente; stiamo discutendo della debolezza della politica davanti a una oggettiva necessità: quella di porre il sistema in condizioni di essere un sistema efficace. Voglio essere molto chiaro: non mi sento minimamente paragonabile alla statura di due leader quali quelli che ho appena citato.

Condivido con loro soltanto l'altissimo onore rivestito, ma non ho alcun dubbio sul fatto che tra me e loro c'è una differenza profonda di levatura, indipendentemente dal giudizio che si possa avere sulle singole persone. Contemporaneamente, non vi è chi in quest'Aula non riconosca che anche nel merito delle contestazioni delle recenti vicende c'è una profonda diversità. Nello scandalo Lockheed si parlava di una tangente, vera o presunta, milionaria; nel 1992 si poneva in discussione il finanziamento di tutto il sistema dei partiti. È bene dire con forza qui che la vicenda dalla quale abbiamo preso spunto, e che certo non può essere esaustiva nella nostra discussione, è un'ipotesi di reato totalmente diversa.

Qui non si parla di dazioni di denaro nascoste o illecite, si parla di contributi regolarmente registrati, bonificati e, come tali, tracciabili, evidenti e trasparenti, per la presenza di un bilancio che viene reso pubblico. Le fondazioni non sono infatti tutte uguali. Mi rivolgo ai colleghi che lo sanno meglio di me: ci sono fondazioni che rendono pubblico il proprio bilancio e fondazioni che non lo fanno o perlomeno non lo facevano prima dell'entrata in vigore della nuova normativa. Questa fondazione di cui si parla aveva il bilancio totalmente pubblico e cosa è accaduto? È accaduta una cosa molto semplice e, se volete, molto complicata.

Questi contributi regolari dati alla fondazione sono stati improvvisamente trasformati in potenziali contributi irregolari non perché si è discusso della definizione del contributo medesimo, ma perché si è cambiata la definizione della fondazione. Si è in altri termini deciso che quella fondazione non era più una fondazione, ma un partito. Il punto di discussione, per il quale io ritengo che vi sia un'invasione di campo, è che la magistratura ha deciso autonomamente non già cosa è un finanziamento illecito. Questo è il suo lavoro; la magistratura deve capire, studiare e verificare cosa è illecito. Ha preteso invece di comprendere cosa è un partito e cosa non lo è.

Questo è il punto fondamentale che vorrei fosse chiaro al Parlamento perché ciascuno faccia le proprie valutazioni e non perché cambi qualcosa a noi. Noi non abbiamo alcun tipo di problema. Deve però essere chiaro che se al pubblico Ministero affidiamo non già la titolarità dell'azione penale, ma la titolarità dell'azione politica, decidendo cosa è partito e cosa non lo è, quest'Aula, insieme alla Camera e alla politica, fanno un passo indietro per pavidità, per paura, per mediocrità, e lascia l'azione giudiziaria responsabile di ciò che è politica e ciò che non lo è.

Onorevoli colleghi, è di questo che stiamo discutendo. Se su questo non è chiaro il punto, sappiate che non riguarda la vicenda specifica dei contributi trasparenti e regolari; no, riguarda quello che può avvenire a ciascuno di voi. Ciascuna cosa può infatti diventare finanziamento illecito alla politica, non soltanto una Srl, come provocatoriamente ha detto il senatore Saccone nell'intervento introduttivo. Anche, ma è qualsiasi atto che ha a che fare con la politica che diventa potenzialmente sanzionabile.

Penso che questo sia il punto di cui stiamo discutendo. Dopo di che, signor Presidente, la magistratura decide cosa è partito e cosa non lo è e, di conseguenza, manda circa 300 finanzieri la mattina, all'alba, a casa di cittadini non indagati, la cui fedina penale è intonsa, con strumenti tipici più di una retata che non di una richiesta. Per sapere infatti se il bonifico è stato fatto o meno c'è un meccanismo molto più semplice della perquisizione mattutina alle sei e mezzo di fronte ai figli sconvolti; c'è l'ordine di esibizione. Mi volete raccontare che questo tipo di intervento è fatto a tutela degli indagati? No. Abbiate il coraggio di dire che questo tipo di intervento è finalizzato a descrivere come criminale non già il comportamento dei singoli, ma qualsiasi tipo di finanziamento privato che venga fatto attraverso le forme regolari e lecite previste dalla legge sulla fondazione, dalla legge sui partiti e da tutto il resto. È questo il punto ed è su di esso che si discute. Le conseguenze quali sono?

Anzitutto se 300 finanzieri vanno nelle case di persone che hanno finanziato la politica o, perlomeno, che hanno finanziato una fondazione, e si arriva al presupposto che il processo sarà per capire se la Leopolda era un'iniziativa di partito o meglio un'articolazione di partito o, come dicevano gli organizzatori, un'iniziativa slegata alla singola vita di partito, se il processo penale si fa su che cosa sia la Leopolda, noi abbiamo evidentemente un dato di fatto: quei 300 finanzieri prendono dei telefonini, alcuni dei quali ancora non sono stati restituiti - ancora non restituiti - prendono dei dati e vanno a strascico, come si dice per quelle indagini nelle quali si parte da un reato cosiddetto presupposto, per poi andare a verificare se c'è dell'altro.

Chi si permette di dire che questo atteggiamento affronta la vita politica delle persone viene censurato dai togati del CSM. Vorrei sommessamente dire che, nella mia esperienza personale, ho avuto elementi di discussione con l'autorità giudiziaria, per la quale provo rispetto sostanziale, non solo formale. Ho avuto discussioni per le ferie dei magistrati: sono stato criticato per aver proposto la riduzione delle ferie dei magistrati; ho avuto discussioni con larga parte della magistratura per il referendum costituzionale (non solo con larga parte della magistratura), ma rispetto sia la posizione sul referendum che quella sulle ferie, perché sono due posizioni che, a mio giudizio, in un Paese democratico, sono totalmente libere e legittime.

Dico tuttavia ai membri togati del Consiglio superiore della magistratura, che censurano un senatore - quale esso sia - per l'espressione delle sue idee politiche, che non mi risulta che sia stato abrogato dall'articolo 68 della Costituzione, che, al comma primo, recita testualmente: «I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse».

Spero che il CSM - o meglio i componenti togati - non dimentichino che questo articolo della Costituzione non è stato cancellato da nessuno. Le altre conseguenze sono che, in un Paese nel quale la politica costa, una perquisizione a tappeto di tutte le persone che in passato hanno concorso alle iniziative politiche e culturali di una determinata fondazione reca un dato di fatto evidente: nessuno finanzierà più un centesimo di quella parte culturale o politica. Aggiungo io - mi sia consentito dire - che fanno anche bene. Infatti, se un cittadino perbene finanzia la politica (perché io rivendico l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e penso di essere ormai minoranza in quest'Assemblea) ma, accanto all'abolizione del finanziamento pubblico, il finanziamento privato viene criminalizzato, è evidente che quel cittadino, quell'imprenditore non finanzierà più la cosa pubblica.

Guardate che quando Kamala Harris (nome sconosciuto ai più, ma uno dei più interessanti del panorama democratico americano degli ultimi dieci anni) è costretta a ritirarsi perché non ha più risorse si dimostra che è soltanto un ipocrita chi dice che non servono i soldi per fare la politica. Servono soldi regolari, legittimi, puliti, trasparenti. Ma servono. Secondo punto. In questa vicenda c'è un reato di cui nessuno vuole occuparsi, signor Presidente: è il reato ex articolo 326 del codice penale, vale a dire la violazione sistematica del segreto d'ufficio. Riguarda, in particolar modo, vicende personali del sottoscritto, per le quali non ho alcuna difficoltà a dire che noi utilizziamo il noto principio giuridico «male non fare, paura non avere». Quindi non è un problema personale, ma se nelle stesse ore della perquisizione, del tutto casualmente, la violazione del segreto d'ufficio porta a pubblicare, non con un giornalismo di inchiesta, ma con un giornalismo a richiesta, i dati sensibili, che soltanto Banca d'Italia o la procura o la Guardia di Finanza hanno, siamo consapevoli che le casualità e le coincidenze esistono, ma c'è un corto circuito tra gli strumenti della comunicazione e gli strumenti della battaglia giuridica?

Siamo consapevoli che la violazione del segreto d'ufficio, ex articolo 326, non può essere derubricata a reato minore? Si perquisiscono quelli non indagati e non si perquisisce il potenziale autore del reato, perché si dà per scontato, come ha detto qualcuno, che la privacy per un politico non esista. Guardate che questa affermazione è molto importante. Io credo che ci siano delle regole di trasparenza doverose ed è sacrosanto che noi presentiamo tutti i dati relativi alla nostra attività: è uno dei principi cardine della democrazia liberale.

Ciò che non è sacrosanto, perché corrisponde ai dettami dello Stato etico, è sostenere che tutto possa essere totalmente privo di qualsiasi limite. Io non ci sto nello Stato etico di chi vuole trasformare in un processo principi di opportunità politica. Si può dire che si è d'accordo o no, ma non si può trasformare in processo ciò che è elemento di opportunità politica perché, nel processo alle intenzioni, anche se vi credete assolti, siete comunque coinvolti, per utilizzare le espressioni del poeta. Non è soltanto Stato etico, ma diventa addirittura Stato etilico quello di chi dice che i figli del politico non possono avere diritto alla privacy, per cui si fanno le foto dentro le case, dentro le camerette e si sta tutti zitti per mediocrità, paura e pavidità. Non è uno Stato di diritto questo. Chi dice poi che la privacy vale soltanto per qualcuno e non per altri, abbia il coraggio di dire che siamo alla barbarie.

Signor Presidente, non parlo per me, non parlo per noi. Penso che avere rispetto per la magistratura in questo Paese significhi innanzitutto riconoscere che ci sono donne e uomini che hanno perso la vita per fare i giudici e i magistrati: a loro, a tutti loro, va il sentimento di riconoscenza più grande che la massima espressione della volontà popolare, il Parlamento, deve avere. Noi ci inchiniamo davanti a queste storie e davanti al lavoro straordinariamente perbene di migliaia e migliaia di magistrati e di giudici. A chi però oggi volesse immaginare che questo inchino diventa una debolezza del potere legislativo davanti al potere giudiziario, si abbia la forza e il coraggio di dire che dovrà contestarci per le nostre idee, per ciò che abbiamo fatto quando governavamo da soli, per ciò che stiamo facendo governando ora: contestateci per il jobs act e per la battaglia sulle tasse.

Ma a chi volesse contestarci o, peggio ancora, eliminarci per via giudiziaria, sappia che dalla nostra parte abbiamo il coraggio e la voglia di dire che il diritto e la giustizia sono cosa diversa dal peloso giustizialismo e dalla connessione con certi strumenti di comunicazione e di stampa. Italia Viva riconosce il profondo rispetto per la magistratura. Italia Viva crede che il potere legislativo di questo Paese debba essere difeso innanzitutto da se stesso. Fonte: qui

domenica 11 agosto 2019

BEPPE GRILLO APRE AL "PALLONARO" RENZI: "SALVIAMO L'ITALIA DAI BARBARI!"


PUR DI RICACCIARE SALVINI ALL'INFERNO, E MANTENERE LE POLTRONE, BEPPE-MAO APRE ALL'ALLEANZA CON IL PD RENZISTA: "ALTRO CHE ELEZIONI! SALVIAMO IL PAESE DAL RESTYLING IN GRIGIOVERDE DELL'ESTABLISHMENT" 

L'ULTIMA BATTAGLIA DEI GRILLINI: " ATTACCARSI CON OGNI SCUSA ALLE POLTRONE!"

Mi eleverò per salvare l'Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo. Un complesso di Edipo in avvitamento che è soltanto un'illusione. Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile". Lo scrive Beppe Grillo(LEVATEGLI IL VINO!!!!) sul blog.

"Il mondo politico europeo ha un "punto fisso rispetto alle stelle": il M5S è biodegradabile(ma si ancora alle poltrone come le cozze agli scogli!!!), e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire? Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilita' con l'essere dei kamikaze".

(LaPresse) - "Il mondo politico europeo ha un 'punto fisso rispetto alle stelle': il MoVimento 5 Stelle è biodegradabile, e ci contano così tanto che non resta da fare altro: deluderli. Perchè non sanno neppure cosa significhi biodegradabile. La vita scorre per cicli: prima eri uno che tentava di tenere duro con Salvini e adesso, solo perché lui è nel pieno del suo ciclo di vuoto intamarrimento tu devi morire?".

Lo scrive Beppe Grillo sul suo blog. Io non vorrei che la gente abbia confuso la biodegradabilità con l’essere dei kamikaze. Noi ci muoviamo sinuosi nel mondo e i nostri nemici pregano che la coerenza, solo la nostra, sia una sorta di colonna vertebrale di cristallo: 'non vi preoccupate… sono talmente coerenti che si spezzano piuttosto che sopravvivere!' Questo pensano, pure molti sprovveduti al nostro interno", aggiunge.

matteo salvini a termoli 6MATTEO SALVINI A TERMOLI 
Grillo: Salvare Paese da restyling establishment, altro che elezioni-2-

Roma, 10 ago. (LaPresse) - "Lasciamoci quindi alle spalle Psiconani, Ballerine e Ministri Propaganda a galleggiare come orridi conglomerati di plastica nei mari: per loro quella è vita, una gran vita, per noi soltanto sporcizia non biodegradabile", dice ancora.

Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni, salviamo il paese dal restyling in grigioverde dell’establishment, che lo sta avvolgendo! Come un serpente che cambia la pelle. 

Fonte: qui

DALLE STELLE ALLE STALLE 

LUIGINO GONGOLA DOPO LE PAROLE DI GRILLO, CHE HA APERTO ALLA POSSIBILITÀ DI FARE NUOVE ALLEANZE E NON ANDARE A ELEZIONI: “IL VERO CAMBIAMENTO È IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI. LE VERE ELEZIONI SI FANNO CON 345 POLTRONE IN MENO”. 
E LUI INCATENATO ALLA SUA, PER EVITARE DI TORNARE DISOCCUPATO…

Di Maio: Beppe Grillo è con noi, vero cambiamento è taglio poltrone
(LaPresse) - "Beppe è con noi ed è sempre stato con noi! Il vero cambiamento è il taglio dei parlamentari. Le vere elezioni si fanno con 345 poltrone in meno. Serve cambiare. E subito!". Così Luigi Di Maio su facebook postando l'articolo pubblicato da Beppe Grillo sul suo blog.
LUIGI DI MAIO MATTEO RENZILUIGI DI MAIO & MATTEO RENZI IN "I NUOVI PALLONARI" By CAMBIAMENTO A 5 STELLE
Fonte: qui

















Il "piano Ursula von der Leyen" che farebbe evitare le elezioni

L'unico modo per non tornare alle urne è una convergenza tra i tre partiti che hanno sostenuto la nomina di Von der Leyen alla presidenza della Commissione Europea: M5s, Forza Italia e Pd (dove a dare le carte non sarebbe Zingaretti ma Renzi, che controlla ancora i gruppi parlamentari). Uno scenario non impossibile ma che potrebbe dare ulteriore impulso alla campagna elettorale di Salvini.

Lo scenario più probabile, dopo la decisione di Matteo Salvini di staccare la spina al governo Conte, rimane quella delle elezioni anticipate. Si affaccia però, sullo sfondo, un’alternativa che, allineando alcuni interessi, potrebbe costituire un’opzione B in grado di prolungare l’attuale legislatura, evitando il voto a ottobre.


elezioni anticipate crisi governo

Perché "Ursula"?

Intendiamo qui con "piano Ursula" un’ipotesi di convergenza dei tre partiti – o di loro settori, come vedremo – che a livello europeo hanno sostenuto la nomina di Ursula von der Leyena presidente della Commissione Ue. Vale a dire Pd, Movimento 5 Stelle e Forza Italia.
  • Il Pd
Partendo dal Pd, non si può non notare la cautela di Matteo Renzi, che in queste ore sembra sostenere con forza la parlamentarizzazione della crisi, rifiutando ogni accelerazione salviniana verso le urne anticipate. In questo scenario, porzioni rilevanti dei gruppi parlamentari del Partito Democratico potrebbero avere l’interesse a posticipare elezioni in cui non solo il Pd probabilmente finirebbe nuovamente all’opposizione, ma in cui soprattutto le liste dei candidati del partito sarebbero messe a punto dal segretario Nicola Zingaretti. I gruppi parlamentari oggi sono ancora in larga parte espressione della ex maggioranza renziana e l’incentivo a prolungare la legislatura evitando il ‘turnover’ zingarettiano sembra rilevante.
D’altra parte, una soluzione parlamentare alla crisi potrebbe essere giustificata politicamente dal primo partito del centrosinistra come un "cordone sanitario" per contenere il pericolo di un Salvini al governo da solo, potenzialmente con una maggioranza schiacciante. Ciò che non fa gioco a Zingaretti (che infatti sostiene con forza la necessità di voto anticipato) potrebbe insomma far gioco a Renzi e a molti degli attuali deputati e senatori democratici. E se il "piano Ursula" prendesse slancio, potremmo registrare una replica del 2011, quando Bersani inizialmente invocò le elezioni anticipate ma si convinse poi a sostenere il governo Monti caldeggiato dal presidente Napolitano.
  • Il M5S
Venendo al Movimento 5 Stelle, questi 14 mesi di governo hanno messo in evidenza che il M5S punta a evitare con ogni mezzo l’eventualità di elezioni anticipate. L’attuale rappresentanza parlamentare (323 tra deputati e senatori) verrebbe plausibilmente almeno dimezzata e gran parte degli eletti cinquestelle avrebbe ben poche chance di rielezione. Di Maio ha già messo sul tavolo la questione del taglio dei parlamentari. Una misura che ha anche il pregio tattico di essere facilmente comunicabile, e molto coerente con il messaggio storico ‘anti-casta’ del Movimento.
Il sì definitivo alla riforma costituzionale che riduce i deputati a 400 e i senatori a 300 era stato calendarizzato per settembre. Ma attendere questo passaggio – anche anticipandolo ad agosto, come proposto oggi dal vicepremier del M5S – potrebbe giocare a favore dell’opzione Ursula, allungando i tempi di un appuntamento elettorale già molto “al limite” con le scadenze di politica economica di fine anno. Le date più probabili per elezioni anticipate in caso di rapido scioglimento delle Camere sono infatti tra il 20 ottobre e il 3 novembre, con una finestra temporale che renderebbe difficile approntare la legge di bilancio in tempo e favorirebbe la scivolosa ipotesi dell’esercizio provvisorio.
  • Forza Italia
Infine, Forza Italia. È difficile attendersi un’adesione generale del partito allo "schema Ursula", ma sembra ragionevole immaginare che molti tra i 166 attuali parlamentari azzurri (tanti eletti nei collegi uninominali con i voti anche di Lega e Fdi) abbiano motivo di preferire una continuazione della legislatura e possano dunque appoggiare soluzioni che evitino lo scenario di un voto anticipato con Salvini in chiara posizione di forza. Lo stesso Salvini sembra infatti intenzionato a correre da solo, sacrificando gli alleati di centrodestra e giocando tutte le sue fiches sul voto utile da destra.
Se oggi la Lega è circa al 37% secondo la Supermedia YouTrend/Agi, con una proiezione di 283 seggi alla Camera e 143 al Senato, è lecito attendersi che con qualche punto di ‘voto utile’ e un 40% circa dei voti Salvini potrebbe arrivare a 320-330 seggi alla Camera e 160-165 al Senato, cioè una maggioranza assoluta. Senza scartare l’ipotesi di accordi post-elettorali con Fratelli d’Italia o Forza Italia in caso di maggioranza risicata.
In questo schema, il partito di Berlusconi, al suo minimo storico nei sondaggi e lacerata da frizioni intestine, rischierebbe di fare la fine del vaso di coccio e molti dei suoi attuali eletti rischierebbero di non rientrare in Parlamento. È abbastanza perché qualcuno tra gli oltre 160 parlamentari di Fi possa immaginare un ‘soccorso responsabile’ allo schema Ursula?

I numeri in Parlamento

La "coalizione Ursula" potrebbe far gola anche ad alcuni parlamentari del gruppo misto (fuoriusciti ed esponenti di liste minori) che potrebbero preferire l’inerzia della continuità ai rischi dello scioglimento delle Camere.
Vediamo nel dettaglio i numeri: alla Camera il M5S è il primo gruppo, con 216 deputati; 111 sono quelli del Pd. La somma è 327, ovvero 11 seggi sopra al quorum di 316. Gli eletti di Forza Italia sono 104, quelli aderenti al gruppo misto 27. Anche immaginando corpose defezioni, sembra sussistere una base numerica.
Al Senato, dove i numeri sono più risicati, diventerebbe ancora più cruciale l’apporto eventuale di fuoriusciti da Fi o di pattuglie dal gruppo misto. La soglia di maggioranza è infatti a quota 158, ma sale a 161 conteggiando nel quorum i senatori a vita. Il M5S conta 107 senatori, il Pd 51 (la somma di Pd e 5S è proprio 158), Forza Italia 62 e ben 25 si trovano tra gruppo misto e gruppo degli autonomisti.

I rischi (e la legge elettorale)

Lo scenario Ursula si inserisce su una strada molto stretta. È uno sbocco improbabile, ma è ragionevolmente l’unica alternativa a imminenti elezioni anticipate. Perché lo schema Ursula si concretizzi è infatti necessario che qualcosa si sblocchi nei prossimi giorni, per evitare una crisi-lampo con scioglimento immediato (che non a caso è l’opzione invocata da Matteo Salvini). Inoltre, per ciascuno dei tre soggetti (Pd, M5S e Fi) non sarebbe semplice giustificare agli occhi del proprio elettorato una scelta del genere, a meno che l’iniziativa non appaia favorita dal Quirinale (e Sergio Mattarella sembra fin qui aver adottato un approccio meno interventista del suo predecessore).
Si aggiunga che comunque il taglio dei parlamentari, se approvato, metterebbe a rischio la rielezione di molti. Soprattutto, è probabile che se l’evoluzione della crisi si indirizzasse verso una "conventio ad excludendum"che metta all’opposizione il primo partito italiano (alle europee e nei sondaggi dell’ultimo anno), cioè la Lega, un comunicatore abile come Salvini potrebbe efficacemente cavalcare l’indignazione per una "manovra di palazzo", guadagnando ulteriori consensi. Proprio a questo punto del ragionamento si inserisce la carta decisiva, quella della legge elettorale.
Il Rosatellum, come illustrato qui con Salvatore Vassallo e Matteo Cavallaro, è infatti solo all’apparenza un sistema proporzionale. L’arma numero uno di Matteo Salvini, allo stato attuale, è data da quel 36% di seggi eletti con collegi uninominali che amplificherebbe significativamente la portata di una sua affermazione elettorale. Le simulazioni YouTrend certificano che con circa il 50% dei voti il centrodestra unito potrebbe conseguire ben il 67% dei seggi, e che con il 37% dei voti la Lega da sola potrebbe arrivare al 46% dei seggi. È l’effetto ‘disproporzionale’ del Rosatellum, prodotto dal grande distacco che oggi i sondaggi registrano tra la prima coalizione (il centrodestra, nelle sue varie possibili versioni) e la seconda (il centrosinistra). Un effetto disproporzionale mascherato, nel risultato del 4 marzo 2018, dalla peculiare distribuzione geografica del voto, con il centrodestra dominante al Nord e il 5 Stelle dominante al Sud, che hanno così finito per compensarsi a vicenda.
Se la coalizione Ursula immaginasse di rivedere la legge elettorale in senso proporzionale, smusserebbe l’arma oggi in mano a Salvini, a cui non basterebbe più il 37% e neanche il 40%, ma che dovrebbe plausibilmente avvicinarsi al 50% dei voti da solo. Si renderebbe così molto più difficile da conseguire un risultato elettorale netto e ‘monocolore’ come quello oggi ipotizzabile con il Rosatellum, favorendo invece un sistema politico più ‘consociativo’, punteggiato di alleanze e intese post-elettorali. Uno scenario che Matteo Salvini vuole evitare a ogni costo. Fonte: Agi

“GRILLO PRONTO A ELEVARSI PER SALVARE L’ITALIA DAI NUOVI BARBARI? 
PASSATO IL SENSO DEL RIDICOLO, C’È LA CROCE VERDE” 
MARCO BENEDETTO: "FOSSE VIVO GILBERTO GOVI, SOPRA L’ULTIMO DELIRIO DI GRILLO, CI COSTRUIREBBE UNA GAG, LA POLITICA GIUSTIFICA TUTTO, PER CARITÀ, MA C’È SEMPRE UN LIMITE. DI DANNI BEPPE NE HA GIÀ FATTI TANTI, ANZI TROPPI…"
Marco Benedetto per https://www.blitzquotidiano.it
BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO
Davanti all’ultimo delirio di Beppe Grillo, cosa avrebbe fatto un genovese di una volta? Avrebbe telefonato a una Croce Bianca, Verde, Azzurra che offrono assistenza e ambulanza da vari punti della Riviera che circonda Sant’Ilario. E avrebbero chiesto ai portantini di chiuderlo in luogo sicuro.
Rileggete le parole del blog di Grillo: “Mi eleverò per salvare l’Italia dai nuovi barbari, non si può lasciare il paese in mano a della gente del genere solo perché crede che senza di loro non sopravviveremmo”. Elevato, così si è auto definito Grillo da quando il figlio di Casaleggio lo ha emarginato, preferendogli Giggino Di Maio, quello che Grillo descriveva così: “Quando lo abbiamo preso, in provincia di Napoli, parlava come Bassolino. Io gli dicevo: Luigi come va? E lui: O nun me romp u cazz”.
grillo no tavGRILLO NO TAV
Fosse vivo Gilberto Govi, il comico genovese che Grillo non è mai riuscito a emulare, ci costruirebbe una gag, tipo quella del manager. Il nipote faceva il ciclista e aveva un manager. Govi gli chiede: “E questo chi o l’é?”. “O mae menagger”. “Menagger? E ti ti vae con un coscì?”. Pensate i giochi di parole, i doppi sensi, le battute che Enrico Bassano avrebbe potuto mettere a disposizione di Govi. Invece, cosa strabiliante, nessuno sembra fare una piega. Forse pensano che sia solo una battuta. Eppure di danni Grillo ne ha già fatti tanti, anzi troppi.
Ora siamo all’emergenza. Se si va alle elezioni il Movimento 5 stelle rischia una batosta biblica. Grillo è costretto a rimangiarsi i suoi anatemi. Ricordate quando inveiva sul Pd-meno-elle? Ora dicono le cronache, “al voto preferisce un accordo che, vista la situazione potrebbe essere solo con il Pd, magari con Renzi”.
La politica giustifica tutto, per carità, ma c’è sempre un limite. D’altra parte se pensate che al povero Papa Francesco sono arrivati a far dire che Salvini è come Hitler e la Lega è erede del partito nazista… Se il giovane Bergoglio avesse studiato un po’ meglio la storia europea invece di perdersi nella ammirazione del dittatore fascista Peron oggi si renderebbe conto che la base elettorale nazista e fascista è più simile a quella del Movimento 5 stelle che a quella della Lega.
DI MAIO SALVINI CONTEDI MAIO SALVINI CONTE
Per anni Grillo ha diffuso e coltivato odio sociale, invidia dei fannulloni verso chi lavora, un nichilismo insensato in nome di una decrescita felice mal metabolizzata che ci vorrebbe far tornare al primo Medio Evo se non all’età della Pietra, la guerra ai vaccini. Nessuno mi toglie dalla testa che se Grillo non avesse scatenato il finimondo contro la Gronda di Genova (dando sponda ai miseri e fallimentari calcoli elettorali della sinistra), il ponte Morandi sarebbe stato chiuso in tempo per evitare la catastrofe. Invece un suo candidato sindaco arrivò a dire che l’ipotesi di un collasso del Ponte Morandi era una “favoletta” messa in giro per spingere la soluzione della Gronda. Era il 2013.
MARCO BENEDETTOMARCO BENEDETTO
La pericolosità dell’ideologia grillina è stata confermata nell’ultimo anno dal Governo guidato da Giuseppe Conte. Hanno votato alcune leggi di pura demagogia per rafforzare la loro base elettorale nel Meridione, come il reddito di cittadinanza. E non sono stati nemmeno capaci di fare le cose per bene. Ora, la crisi di Governo è stata annunciata anche se non formalmente aperta. Ma lo sarà davvero? Fate un po’ i conti: stando ai sondaggi, tutti i partiti tranne Lega, FdI e Pd perderebbero metà dei seggi, ma nel Pd dove in Parlamento domina Renzi, le nuove liste saranno da pulizia etnica. Perché Renzi e i suoi dovrebbe immolarsi? E con lui i 5 stelle. E Berlusconi poi? Come fa a fidarsi di Salvini? Forse nemmeno se gli promettesse di chiudere la Rai e fare di Mediaset la sola rete nazionale italiana,
BEPPE GRILLOBEPPE GRILLO
Eppure, di fronte al problema di fondo, la burocrazia che stritola l’Italia, le tasse (concentrate su pochi) che la affondano, tutto quello che sa proporre Di Maio come misura qualificante è la riduzione del numero dei parlamentari. In Italia, dove si legifera su tutto, anche sulla lunghezza del collare dei cani, senza un organico adeguato di Deputati e Senatori l’attività legislativa si incaglierà del tutto.
di maio grillo casaleggioDI MAIO GRILLO CASALEGGIO
Certo sarebbe meglio snellire le procedure, escludere il Senato dal processo legislativo, magari non alla maniera arronzata nel bar del borgo sull’Arno che voleva Renzi, piuttosto con una definizione di ruoli come negli Usa. Ma i 5 stelle il Senato hanno lottato per conservarlo e per conservare l’attuale complesso iter legislativo. A loro, in nome dell’odio sociale che è il loro carburante, preme togliere qualche stipendio sopra i mille euro. Ecco perché i sondaggi anticipano la giusta disgregazione elettorale del Movimento.
Grillo Di Maio Di BattistaGRILLO DI MAIO DI BATTISTA
Che poi il Pd vada dietro a Di Maio, riesumando il sogno di Bersani, è segno che la tabe è rimasta ben radicata, come un virus maligno, nel cervello della auto proclamata sinistra. Di fronte all’emergenza, hanno riesumato anche Beppe Grillo. I genovesi una volta amavano definirsi così:
“Strinzo i denti, riso raeo, son zeneize, parlo ciaeo” (Stringo i denti, rido poco, sono genovese, parlo chiaro).  Forse è il momento che riesumino il loro mantra. E prendano le Pagine Gialle nazionali, forse il male è molto più diffuso.
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Renzi, Grillo e Draghi: piano massonico per far fuori Salvini

Quella di Matteo Salvini è una mossa disperata, ma l’unica possibile: il leader della Lega ha capito che sarebbe stato stritolato entro fine anno. «E’ stato isolato dai 5 Stelle, che hanno votato in modo nazista Ursula von der Leyen, candidata del potere Ue, ed è spaventato dall’inchiesta sul Russiagate: un imprenditore italiano in Russia lo ha tradito, raccontando che gli incontri a Mosca erano stati più d’uno». 
Ancora una volta Gianfranco Carpeoro, massone, già a capo del “rito scozzese” italiano e con salde relazioni tra i piani alti della massoneria progressista europea, offre clamorose rivelazioni sulla crisi italiana. La scorsa estate aveva svelato la manovra francese, condotta con la collaborazione di Napolitano e Berlusconi per sbarrare l’accesso a Marcello Foa alla presidenza della Rai: denuncia che di fatto ha “smontato” il complotto, aiutando Foa. Ora, in web-streaming su YouTube con Fabio Frabetti di “Border Nights”, Carpeoro afferma: «L’unica possibilità per Salvini è che riesca a mobilitare gli italiani, riempiendo le piazze per reclamare le elezioni. E’ una corsa contro il tempo: se non ce la fa, è finito. Ha contro Berlusconi, che rappresenta poteri forti. E ha contro Grillo, che salì sul Britannia e deve riconoscenza a quell’establishment». Salvini ha contro anche Renzi, a cui quegli stessi ambienti (supermassonici reazionari, in contatto con Berlusconi e Grillo) hanno fatto una promessa: «Gli daranno una chance per tornare in campo, se riuscirà a evitare le elezioni». E Zingaretti? «E’ un altro agnello sacrificale, come Salvini».
Carpeoro non ha particolare simpatia per il leader della Lega: «Non ha visione politica e vive solo di emergenze, così come Di Maio e lo stesso Renzi, il cui consenso esplose solo con gli 80 euro». Una qualità di Salvini? «L’intuito: ha compreso che la Carpeorotrappola attorno a lui era scattata: politica, mediatica, giudiziaria. E ha agito con una tempestività che ha spiazzato tutti: contavano di “friggerlo” lentamente, per farlo cadere entro la fine dell’anno». Perché il super-potere non si fida di Salvini? «Forse perché il suo consenso è stato così rapido, e perché l’uomo è capace di colpi di testa come quello che ha appena fatto. E forse, anche, perché non ha ancora trovato un “burattinaio” che lo gestisca». L’eminenza grigia leghista Giancarlo Giorgetti? «Ha grande esperienza, ma è leale con Salvini». Secondo Carpeoro, la partita è apertissima. Tenendo conto che Mattarella è notoriamente contrario alle elezioni anticipate, l’espediente decisivo per evitarle è quello architettato da Di Maio: «Il taglio dei parlamentari richiederebbe un iter di almeno 8 mesi, quindi comporterebbe la costituzione di un governo “istituzionale”». Attenzione: «Il candidato naturale è Giuseppe Conte, che ha anche dimostrato di avere gli attributi». Se invece lo spread dovesse precipitare, potrebbe emergere un governo più “tecnico”, fatalmente affidato a Mario Draghi: «A quel punto il governo durerebbe ben più di 8 mesi, dopodiché Draghi finirebbe al Quirinale: prima premier e poi presidente, come l’altro banchiere centrale Carlo Azeglio Ciampi».
Il tema di fondo? Infliggere all’Italia il massimo rigore previsto dalla cupola massonica reazionaria che ha in mano l’Ue. Minaccia formidabile: l’incubo dell’esercizio provvisorio e l’Iva al 25%. C’è puzza di finti “salvatori della patria” in arrivo: lo stesso Renzi (reduce dal Bilderberg) potrebbe appoggiare un governo Conte-bis insieme a Grillo, mentre per aggregare nell’operazione anche Berlusconi servirebbe Draghi. E se invece Salvini riuscisse a farsi appoggiare dal Cavaliere nella corsa verso le elezioni? «Sarebbe uguale, perché Berlusconi in cambio rinsalderebbe l’alleanza con la Lega allo scopo di “sterilizzare” Salvini, come chiede il potere oligarchico Ue». Unica via d’uscita: «Se vuole salvarsi, il leader della Lega deve battere tutti sul tempo – come ha iniziato a fare – ottenendo le elezioni. E può farcela solo se gli italiani riempiranno le piazze, ammesso che siano d’accordo con lui». Che l’euro-potere sia stato comunque colto in contropiede, secondo Carpeoro, lo conferma il silenzio della Germania, della Francia e delle autorità Ue. «A proposito: se il piano anti-Salvini vince, alla Commissione Europea perSalvinil’Italia andrà un personaggio il cui nome sorprenderà tutti», annuncia Carpeoro, senza però fornire dettagli: allude a Urbano Cairo, patron de “La7” e del “Corriere della Sera”?
«In questi giorni i telefoni sono caldissimi, perché la mossa di Salvini – accerchiato – ha colto tutti in contropiede», aggiunge Carpeoro. L’ex avvocato, dirigente milanese del Movimento Roosevelt e autore di saggi e romanzi di successo, fa nomi e cognomi degli uomini-chiave che starebbero allestendo la trappola per Salvini. In pole position c’è il politologo statunitense Michael Ledeen, vicino a Di Maio e a Renzi. Massone, esponente di Ur-Lodges reazionarie e membro del potente Jewish Institute, Ledeen è affiliato al B’nai B’rith, esclusiva massoneria israeliana contingua al Mossad. Da Parigi, collabora attivamente all’operazione-Salvini un altro supermassone oligarchico come Jacques Attali, mentore di Macron. «Ma non sentirete dichiarazioni, dall’Eliseo – aggiunge Carpeoro – perché i francesi non hanno ancora capito chi la vincerà, quest’ultima sfida italiana». 
Sempre secondo Carpeoro, Salvini non può fidarsi nemmeno di Steve Bannon, già ideologo di Trump e del sovranismo europeo anti-Ue. Massone, Bannon è stato formato dai gesuiti alla Georgetown University. E’ stato il primo, nei giorni scorsi, ad annunciare l’imminente divorzio gialloverde: «Non perché stesse davvero con Salvini, ma solo perché sapeva quello che Salvini stava per fare». Bannon? «E’ in relazione con potenti massonerie reazionarie di segno diverso». Carpeoro non ha dubbi: è in arrivo l’ennesimo governo imposto dall’estero. «Solo gli elettori italiani, se lo vorranno, potranno salvare il leader della Lega». Il potere Ue lo vuole morto. E i suoi terminali nostrani – da Renzi a Grillo – sono pronti a “cucinarlo”. Fonte: qui